Il Capolavoro di Francesco Borromini
Pubblicato da fidest su domenica, 12 aprile 2009
Roma. San Carlo alle Quattro Fontane http://www.sancarlino-borromini.it I più fedeli amici del Borromini: I Trinitari di San Carlino Secondo la Regola propria dei Trinitari, ogni loro dimora viene chiamata Casa della Santa Trinità. Con questo nome familiare si fa riferimento non tanto alle mura dell’edificio quanto alla comunità dei frati che vi abita, cercando di costituire una famiglia, una fraternità, presieduta e animata da Dio Trinità. L’espressione Casa di San Carlino evoca quindi innanzitutto la vita, le attività, i progetti dei frati trinitari che vi abitano. Fin dalla fondazione della Casa di San Carlino (1609), i religiosi trinitari l’hanno abitata ininterrottamente e tuttora vi risiedono. È l’unica Casa che i Trinitari non hanno mai perduta in questi ultimi quattro secoli. Francesco Borromini costruì il complesso architettonico perfettamente rispondente allo spirito e alla missione dei Trinitari; infatti, esso è nell’emblema della povertà un inno di gloria alla Santissima Trinità: il Dio di Gesù Cristo che ascolta e fa suo il grido dei poveri, degli emarginati e degli oppressi. Attraverso il genio dell’artista si fondono in un tutt’uno povertà di materiali, spazi ridotti e arte in modo tale che anche i Superiori Maggiori hanno riconosciuto che l’opera del Borromini risponde al dettato della propria Regola di Vita: Omnes Ecclesiae istius Ordinis sint ‘plani operis’. La ragione del ‘plani operis’ (chiese semplici e povere) deriva dal fatto che i soldi raccolti dai Trinitari devono essere utilizzati non per l’edificazione di monumenti, ma per il riscatto degli schiavi. In questa logica ha agito il genio di Francesco Borromini. (foto facciata)