Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

Se fossi un editore

Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 giugno 2009

Editoriale fidest Il lungo braccio di ferro tra editori e giornalisti per il rinnovo contrattuale di questi ultimi mesi non sembra avere mai fine. A questo punto mi chiedo “ma se io fossi un editore cosa farei per prima cosa se volessi pubblicare un quotidiano o gestirne uno già con una tiratura accertata che vada sulle centomila copie?” Cercherei, innanzitutto, di limitare al massimo i costi fissi come quelli del personale, dei locali, delle spese di rappresentanza, ecc. Dall’altra cercherei di abbonarmi a due o tre agenzie stampa che vanno per la maggiore per attingervi le notizie da pubblicare e cercherei un numero ristretto di collaboratori che mi servirebbero solo per “leggere e riprendere “impolpandoli” i flash d’agenzia”. Nello stesso tempo “razzolerei” i  vari comunicati stampa che mi pervengono dalla rete internet e promuoverei una campagna pubblicitaria per sviluppare, nello specifico, gli articoli redazionali. In questo modo scriverei per gli altri alcuni “pezzi” e mi farei pagare il servizio come elaborato e per i conseguenti spazi acquisibili sulla testata e oltre questo va, ovviamente, ad aggiungersi la pubblicità tradizionale. Nello stesso tempo mi cercherei uno spazio “politico” sia a livello territoriale sia nazionale, se le mie pretese editoriali vanno oltre i confini regionali, ma senza corrispondenti locali o recapiti se non quelli virtuali. In pratica oggi le notizie del posto si possono agevolmente attingere o dai lanci d’agenzia o dai comunicati che i movimenti locali, da quelli della politica al volontariato, già forniscono le redazioni in abbondanza. Per i “fattacci” di grande richiamo si possono sempre utilizzare i “free lance”. A questo punto anche i pochi collaboratori “fissi” possono benissimo lavorare da casa e trasmettere i “pezzi” via e-mail in tipografia con spazi prefissati che un paio di collaboratori distaccati in loco si faranno premura di comporre nel menabò. In questo modo i Centri studi della Fidest hanno valutato, in comparazione, che il rapporto tra una pubblicazione in carta stampata per una tiratura di centomila copie con il sistema tradizionale e quello di “nuova ideazione” consente un risparmio non inferiore al 40%. Se poi il giornale va solo su internet il risparmio è ancora maggiore in quanto dobbiamo sottrarre dai costi di gestione anche quelli della distribuzione e si può anche invertire il processo riducendo la tiratura della carta stampata per utilizzarla solo in distribuzione gratuita per fare pubblicità del proprio portale su internet. Questo può essere un criterio alquanto discutibile sul piano professionale ma tende, se non altro, a dimostrare che i tempi sono cambiati anche per la professione giornalistica e il suo modo d’essere. Già oggi vale molto di più, invece di prendere penna e taccuino, mettersi a tracollo una videocamera e tenere in mano un microfono per trasmettere in diretta in televisione e in internet. Oggi già funzionano egregiamente molti uffici stampa (mi dicono che non sono meno di 500 in Italia e per lo più concentrati a Milano) che già inviano “gratuitamente” alle testate una serie di notizie che possono coprire i più disparati eventi. Con molta probabilità la mancanza di un accordo tra editore e giornalisti dipende anche, se non soprattutto, dalla consapevolezza che del “giornalista tradizionale” si può benissimo fare a meno. Basta non fare come le tradizionali tre scimmiette: non leggere, non vedere, non udire. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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