Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 21 n° 350

Archivio per 4 Giugno 2009

In nome della democrazia

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Rosario Amico Roxas in un suo articolo ci ripropone una nota di politica internazionale in occasione della  visita di Stato di Obama nel mondo islamico. E’ una svolta, dopo la disastrosa politica di G.W.Bush, si chiede l’articolista? “Potrebbe – osserva – rivelarsi un successo storico, ma rischia di rimanere un fallimento, se verrà privilegiata l’esigenza di nascondere la verità per salvare la faccia della nazione più potente del mondo”. Non possiamo, d’altra parte, dimenticare che “La democrazia è stata mortificata diventando prepotenza, violenza, torture, cieca e brutale distribuzione di distruzione e di morte.  Fu sempre in nome di questa democrazia del profitto, da raggiungere subito e a tutti i costi, che si conquistarono gli obiettivi economici con l’uso della forza, inscenando tragedie belliche barbariche in un’orgia di sangue e di morte”. E’ a nostro avviso la “prova provata” del concetto che si ha della democrazia fatta di parole e priva di fatti in specie se va applicata fuori dai propri confini. Non solo. E’ nella logica del capitalismo quella dei facili arricchimenti, dello sfruttamento, del consumismo, del disprezzo per chi non ha un corposo conto in banca. Lo vediamo riflesso nelle manifestazioni delinquenziali che attraversano le strade delle città americane, e non solo, dove si cerca la propria identità attraverso la conquista di uno status sociale fatto essenzialmente di lauti guadagni anche a costo di eliminare fisicamente il proprio avversario. E’ una feroce aggressività che finisce con l’avere il suo banco di prova più congeniale, e meno gravido di conseguenze di natura penale, all’estero. Gli Stati Uniti oggi si sentono ricacciati all’angolo avendo persa “la sfida sulla competitività con l’Europa e il Giappone, e, in tempi recenti, anche con la Cina. Sommando, infatti, i debiti contratti con l’estero, quelli delle famiglie e delle imprese si arriva ad oltre il 300% del Pil. Sempre più dipendente per i suoi fabbisogni energetici dal petrolio internazionale (70%) e bisognosa di tre miliardi di dollari il giorno per fare fronte alle necessità di finanziamento dei suoi apparati economico-produttivi, tra cui quello militare che appare  una voragine senza fine, l’America non ha trovato di meglio che imporsi con la forza su tutti i terreni d’interesse vitale”. “L’occasione, sottolinea Roxas, ha preso le mosse dall’11 settembre. Per il governo Bush diventa la causa prima di ogni reazione, la madre di tutte le legittimazioni, il perno attorno al quale  ruota  la lotta al terrorismo internazionale. Il primo passo armato è stato quello della guerra in Afghanistan, già decisa ben prima dell’11 settembre, il secondo quello contro il regime di Saddam Hussein, che con il terrorismo internazionale e con al Qaeda non aveva legami di sorta. Da quel tragico momento, nell’esecuzione del quale le responsabilità del governo americano e delle sue maggiori Intelligence sono apparse chiaramente, ogni atto d’opposizione alla ferocia militare dell’imperialismo americano è stata etichettata di terrorismo”. Ciò ha significato, per Roxas che “Fatta l’equazione: terrorismo uguale al male assoluto, ogni opposizione agli obiettivi strategici di Washington si configurò come terrorismo, quindi ne discese  la legittimità di combatterlo e di annientarlo con tutti i mezzi possibili, legittimi e illegittimi, in una sorta di delirio d’onnipotenza militare dietro la quale si nasconde l’enorme debolezza di un sistema economico e sociale in verticale decadenza”. Oggi questa debolezza è stata messa a nudo. “Oggi l’America – conclude Roxas – non ha più la forza e il potere di imporre la “sua” pace e il suo nuovo ordine, deve arrendersi all’evidenza di una sconfitta innanzitutto morale, prima che militare. Alla luce di questa realtà, che è sotto gli occhi di tutti, Obama potrà aspirare alla pacificazione, che vale molto più di una pace imposta con la forza; ma la pacificazione, per emergere dalla distruzione che ha creato la stessa America di Bush, non può non essere sostenuta dalla verità e dal riconoscimento pubblico delle nefandezze di Bush e dei suoi inetti alleati”.

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Maratona romana

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Roma 7 giugno 2009, ore 9.00, Stadio della Farnesina – si svolgerà la II edizione della Maratona Municipio XX. L’evento sarà ancora una volta organizzato e curato dall’Olimpus Events in collaborazione con l’Ente di Promozione Sportiva ACSI, con il patrocinio ed il contributo del Municipio Roma XX e della Provincia di Roma. Inoltre, sarà patrocinato dal Comune di Roma, dalla Regione Lazio e dal Comitato Provinciale di Roma del CONI. I primi classificati maschili e femminili della manifestazione vinceranno biglietti aerei andata e ritorno ed un’iscrizione ad un’importante maratona europea. I secondi ed i terzi classificati assoluti ed i vincitori delle categorie Under 25 ed Over 40 riceveranno come premio materiale tecnico Asics. Saranno anche assegnate due opere gentilmente messe in palio dall’artista Gino Tonello. La manifestazione sarà completamente gratuita e aperta a tutti. L’arrivo della gara è previsto nella suggestiva cornice di Ponte Milvio mentre il percorso si snoderà attraverso lo Stadio Olimpico e i bianchi marmi del Foro Italico. Ad ogni partecipante verrà consegnato un pacchetto gara comprensivo di T-Shirt ricordo e chip. Coloro che vorranno partecipare potranno iscriversi entro sabato 6 giugno attraverso l’apposito form del sito ufficiale della manifestazione www.olimpusevents.it oppure presso l’Olimpus Events, situato in Via Martiri de La Storta 40, o presso l’ACSI, sito in Via Montecatini 5.

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Cappato: la Rai protegge l’accoppiata Franceschini-Berlusconi

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Dichiarazione di Marco Cappato, Capolista nazionale della Lista Bonino-Pannella L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con la delibera 106/09/CSP, ha ordinato alla Rai di portare a compimento il riequilibrio dell’informazione nei confronti della lista Bonino-Pannella, sia nei telegiornali che nei programmi di approfondimento informativo. Mentre relativamente ai telegiornali la RAI non ci ha fornito alcuna garanzia delle interviste ai radicali necessarie da qui sino al termine della campagna elettorale, la Concessionaria non ha nessuna volontà di ottemperare all’orine dell’Agcom relativo ai programmi di approfondimento. Dopo aver infatti garantito di nuovo al sodalizio Franceschini-Berlusconi l’ennesima puntata di Porta  a Porta interamente dedicata, trasformando un programma di informazione in una tribuna politica nella forma dell’intervita senza contraddittorio, non si prevede alcunché per rispettare i provvedimenti Agcom. Attendiamo di conoscere quali spazi ad hoc verranno predisposti, e come l’Autorità vorrà intervenire per far rispettare i suoi ordini.

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Gli organismi di conciliazione

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socio economica ha lanciato un forte allarme  sull’attuale sistema giustizia  e le sue disfunzionalità le quali  “continuano a rappresentare per l’Italia un pesante costo per le imprese e un ostacolo allo sviluppo. Se il cattivo funzionamento del sistema giudiziario rappresenta un fattore di penalizzazione per le imprese nel fronteggiare il complesso scenario della competizione internazionale, a ciò contribuisce, significativamente, anche l’alto livello di conflittualità che caratterizza i rapporti tra le aziende. A fronte degli elevati costi, il ricorso a soluzioni di tipo extragiudiziale, rappresenta un indiscutibile strumento di contenimento di tempi e oneri economici”. A questo allarme lanciato  dal Censis, fa seguito la risposta del ministro della giustizia, Angelino Alfano, che nel suo intervento al convegno “Giustizia e competitivita” tenutosi di recente a Roma,  ha dichiarato “Quello che noi stiamo proponendo  e’ un modo per evitare di mandare tutto in tribunale cioe’ il tentativo di far si’ che alla giustizia contribuiscano anche le associazioni di categoria e che i cittadini non debbano per forza litigare davanti ad un giudice ma provare una mediazione di fronte a ORGANISMI preposti e qualificati per dare giustizia con l’obiettivo, attraverso la mediazione civile e le forme alternative rispetto al tribunale, di arrivare alla soluzione delle controversie e di riuscire a erogare giustizia in soli quattro mesi”. Ma chi e dove sono accentrate le controversie che intasano i tribunali? Secondo Censis- Euriskos, sono le imprese: con una litigiosita globale del  48,8%  della quale  il 59,4% riguarda  imprese con 10-49 addetti- 58,8% imprese con 50-199 addetti?- 50,1% imprese con più di 200 addetti?- 41,1% aziende con meno di 10 addetti.  Le  maggiore concentrazione poi riguarda le aziende del Sud. Al Nord sono circa il 46% le imprese che hanno innestato un contenzioso con altre imprese, di natura commerciale o finanziaria, di queste il 47% al Nord Ovest e il 45,7% al Nord Est, al Centro  sono il 42,8%, al Sud e nelle Isole, il tasso di litigiosità sale al 54,9%. Sempre secondo CENSIS la media di durata di un processo  è di  1210 giorni,  mentre il costo di incidenza  sulle imprese  è dello 0,8% sul fatturato annuo aziendale, che tradotto in cifre  vuol dire che ogni impresa  spende  in media  3.832 euro per spese di giustizia, che  a sua volta conduce ad un costo complessivo  per le imprese  in contenzioso di 22, 9 miliardi di euro. Come fare? il Dott. Giovanni Pecoraro, presidente dell’Organismo Internazionale di Conciliazione & Arbitrato, il Governo,  che ha già reso  obbligatorio  il tentativo di conciliazione,  dovrebbe rendere obbligatoria la conciliazione su  alcune materie  oggetto di litigiosità, che riguardano la tutela di diritti disponibili di cittadini, fermo restante la facoltà delle parti di ricorrere alla magistratura ordinaria per materie e casi più complessi.

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Somali People can solve their own Problems

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Washington, DC-U.S. African Chamber of Commerce asked the U.N to Stop Creating More Political Misery and instability in Somali for their Fund Raising Game and UN Job Creation. Who is running this country Somali People or Ahmed Ould- Abdallah reintroducing the Somali Warlords again. Give Me Break! Former Somali senior military officials will convene on the 4 and 5 June in Washington DC at a meeting organized by the United Nations Political Office for Somalia (UNPOS) under the auspices of the Somali Ministry of Defence. The meeting will serve as a preparatory forum that will solicit support and participation from prominent Somali military leaders with follow-up meetings expected to be held in late July. In keeping with the Djibouti Agreement and the Government’s commitment to build up security institutions, the meeting will look at the structures of Somalia’s military before the collapse of the state and the best ways to address the current and future security needs. “We are expecting this to be the first of several fruitful meetings,” UN Special Representative for Somalia Ahmedou Ould-Abdallah said. “The senior military officials that will participate in this meeting are respected for their past professional experience during a period in Somalia’s history when it was called upon to help train soldiers from other African nations.” During the meeting, the participants will discuss best practices and the way forward for security sector development. “This is a great opportunity for Somalis to find within their past some solutions to their future,” Mr. Ould-Abdallah said. The USACC is the leading advocacy organization for U.S. African relations and emerging African markets. The USACC is the umbrella organization for African chambers of commerce and professional trade and business associations throughout the United States and abroad

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Sondaggi: lista Pannella al 3%

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Silvio Berlusconi, l’uomo più ricco e potente d’Italia, usa i sondaggi d’opinione come meglio crede, anche se lo vietano precise disposizioni di legge, peraltro assai discutibili ma che egli è comunque è tenuto a rispettare. Per questo, essendo sicuramente a conoscenza del sondaggio Euromedia-Ghisleri che vede la lista Bonino-Pannella, in costante crescita, avvicinarsi “pericolosamente”alla soglia del 4% – anche grazie a molti elettori del Pdl delusi dalle mancate riforme liberali – Berlusconi ha esortato nei giorni scorsi gli elettori a non votare i partiti “piccoli”. Egli giustamente teme i Radicali, assai più dei suoi antagonisti/compromissori del Pd, pronti a qualsiasi baratto, e dell’avversario di comodo Antonio Di Pietro. Per queste ragioni, come forma di disobbedienza civile e assumendosene la responsabilità, gli europarlamentari radicali Marco Pannella e Marco Cappato, dai microfoni di Radio Radicale, hanno diffuso i risultati del sondaggio citato, che fino a un paio di settimane fa dava la lista Bonino-Pannella all’1,1% e lunedì scorso al 3%.

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La Bei non finanzia la diga di Gibe 3 in Etiopia

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha annunciato che non ha intenzione di fornire la copertura finanziaria per il progetto della diga di Gilgel Gibe 3, in Etiopia. Sebbene non siano state specificate le ragioni di tale decisione, appare evidente che la Banca di sviluppo dell’Unione europea ha giudicato troppo negativi gli impatti correlati alla costruzione della diga. Gilgel Gige 3, infatti, qualora completata devasterebbe l’ecosistema della valle dell’Omo e del lago Turkana, in Kenya, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di almeno 500mila persone.  I lavori di realizzazione dell’impianto idroelettrico, i cui costi sono stimati intorno al miliardo e mezzo di euro, sono affidati alla compagnia italiana Salini, che ha ricevuto l’appalto dall’esecutivo etiope senza che si svolgesse nessuna gara formale.   La CRBM, la coalizione Counterbalance, Friends of Lake Turkana e International Rivers hanno accolto con grande soddisfazione il provvedimento della BEI, però al contempo spingono affinché il governo italiano e la Banca africana di sviluppo non eroghino fondi per il progetto. L’esecutivo di Addis Abeba ha già richiesto all’Italia un prestito di 250 milioni di euro per la nuova diga, sebbene la nostra agenzia di credito all’export, la SACE, abbia già declinato ogni forma di sostegno. Val la pena ricordare che la diga Gilgel Gibe 2, in fase di completamento per opera della Salini, fu a suo tempo finanziata sia dalla nostra cooperazione che dalla BEI. “La decisione della BEI va nella direzione giusta e ci auguriamo che questo sia il primo passo verso il sostegno ad un nuovo modello energetico rispettoso dell’ambiente e delle popolazioni locali nei Paesi del sud del mondo” ha dichiarato Caterina Amicucci della CRBM. “Il progetto ha già incassato il consenso politico del governo Berlusconi, che dopo aver dimezzato i fondi della cooperazione allo sviluppo intende destinare 250 milioni ad un’opera che potrebbe creare una vera e propria crisi umanitaria nella regione e che è ha collezionato numerose irregolarità procedurali” ha continuato l’Amicucci. “La cooperazione italiana non deve finanziare questo progetto, la società civile internazionale è pronta a portare il caso al Consiglio dei diritti Umani dell’ONU e anche a intraprendere una battaglia legale, qualora necessario” ha concluso l’Amicucci. Secondo la Ong statunitense International Rivers qualora la Banca africana di sviluppo dovesse garantire un prestito per Gilgel Gibe 3 violerebbe le sue stesse politiche sugli impatti socio-ambientali, sulla riduzione della povertà, sul reinsediamento e sulla gestione transfrontaliera delle risorse idriche.

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Interwetten prosegue il legame con l’Espanyol Barcelona

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Vienna Austria, Interwetten rimane anche per i prossimi due anni il principale sponsor del club spagnolo. Il contratto è stato sottoscritto il 3 giugno a Barcellona.  Interwetten, partner del club Espanyol Barcelona dal 2004/2005, era il principale sponsor del club anche nella scorsa stagione e continuerà ad esserlo per altri due anni come è stato siglato ufficialmente oggi a Barcellona.  Dalla prossima stagione l’Espanyol Barcelona giocherà nel massimo campionato in uno degli stadi più moderni d’Europa. Ancor prima dell’inizio del campionato il nuovo stadio verrà inaugurato ufficialmente il prossimo 2 agosto con una amichevole con il Liverpool. “Il trasferimento nel nuovo stadio ha entusiasmato positivamente sia i tifosi sia la squadra, spingendo l’Espanyol Barcelona verso risultati sportivi ai massimi livelli nella prossima stagione”, ha dichiarato convinto Thomas Daubek, CEO di Interwetten, principale sponsor della squadra.  Un importante aspetto della collaborazione è anche l’impegno comune nel sociale che riguarderà alcuni eventi e progetti caritativi.  Bildtext: Interwetten resta lo sponsor principale dell’Espanyol Barcelona: Il contratto é stato firmato nello stadio Olimpico: Adolfo Bara direttore del marketing Espanyol, Thomas Daubek amministratore delegato di Interwetten, Collet Divi vice presidente e Marc Torrejón giocatore dell’Espanyol.
Il Gruppo Interwetten é uno dei maggiori offerenti nel campo delle scommesse sportive su internet a livello mondiale. La sede operativa e fiscale dell’azienda è a Malta, con l’aiuto di Interwetten AG (con sede a Vienna) per il servizio clienti.  Fondata nel 1990 come promotore di scommesse sportive via telefonica, Interwetten ha attualmente 110 impiegati e ha raggiunto l’ammontare di 320 milioni di euro in scommesse piazzate. L’azienda ha circa 1.000.000 clienti registrati in 200 paesi. Solo nel 2008, sono state piazzate più di 11 milioni di scommesse su 90.000 diversi eventi sportivi in 70 paesi nel mondo.  Nell’attuale anno d’esercizio, Interwetten si aspetta ulteriore successo – grazie alla forte espansione in campo internazionale. Il numero delle scommesse che saranno piazzate é pronosticato a 12 milioni circa e l’importo piazzato dovrebbe salire a 345 milioni di euro.

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Unioni omosessuali e ingerenze

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, credo che mai come in questo periodo nel nostro Paese i valori cristiani siano stati messi da parte, se non calpestati. Per fortuna a favore degli emarginati, sempre più emarginati, si leva ogni tanto la voce della Chiesa. Ma fa abbastanza?  Quando si prospettava la possibilità del riconoscimento legale tra persone omosessuali, la Congregazione per la Dottrina della Fede scriveva: “Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge” (Documento del 28 marzo 2003, approvato da Giovanni Paolo II e firmato dal cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto, e da Angelo Amato, Segretario.). Una vera ingerenza nello Stato. Un paio d’anni dopo, in occasione del referendum sulla procreazione assistita, la Chiesa invitava apertamente i fedeli ad astenersi dal voto. Altra ingerenza. Non sarebbe urgente oggi  fare un altro piccolo strappo alla regola? Un pacato invito ai parlamentari cattolici a non approvare leggi che calpestano il Vangelo, e ai fedeli a non votare per chi quelle leggi approva? (Attilio Doni)

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Laurea honoris causa a Gheddafi

Pubblicato da fidest su Giovedì, 4 Giugno 2009

Dichiarazione di Antonella Casu, Segretaria di Radicali italiani e candidata per la Lista Bonino-Pannella nella circoscrizione isole per le europee del 6-7 giugno prossimi “563 professori universitari hanno già sottoscritto il nostro appello che chiede al Senato accademico dell’Università di Sassari di non dar seguito alla proposta di conferire la laurea honoris causa in giurisprudenza al colonnello Gheddafi. Allo stesso tempo decine di iniziative spontanee di docenti sassaresi e non hanno rafforzato il fronte di chi pratica l’onestà intellettuale contro le accondiscendenze di Regime. Conferire la massima onorificenza accademica italiana a un leader non democratico sarebbe una ferita alla tradizione e reputazione dell’Università italiana nonché un elogio della dittatura! Auspichiamo che il preside della facoltà di legge di Sassari, forte delle motivazioni espresse da un così consistente numero di colleghi, decida di soprassedere. Invieremo l’appello con la lista dei sottoscrittori per conoscenza anche al Rettore dell’Università di Sassari e ai ministri Gelmini e Frattini a cui tre settimane fa i Senatori Radicali hanno rivolto un’interrogazione parlamentare che ancora attende risposta”. L’elenco completo dei firmatari è disponibile sul sito www.radicali.it

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