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Quotidiano di informazione – Anno 21 n° 322

I precari nell’esercito

Pubblicato da fidest su Giovedì, 25 Giugno 2009

Sono in trentamila. Secondo il ministro Brunetta essi, come tutti i precari, vanno considerati una “categoria di personale” che deve “lasciare il servizio” in quanto l’accesso, secondo la legge vigente nel pubblico impiego, è previsto solo tramite concorso. Un ragionamento che non avrebbe nulla da eccepire se non si trattasse del fatto che ha fatto comodo alle istituzioni pubbliche aggirare l’ostacolo dei pubblici concorsi per “sfruttare” migliaia di giovani e di meno giovani offrendo loro un lavoro senza avvenire. E questo dato è ancora più sconfortante se parliamo di precari nell’esercito con compiti di alta specializzazione e di esposizione al pericolo in delicate missioni di protezione del territorio. Vorremmo che per lo meno si procedesse alla stessa maniera di quanto accade nel settore sanitario dove è stata organizzata una assemblea di precari in gruppi di lavoro tematici per affrontare le  questioni del precariato, per provvedere a un censimento del personale, distinguendolo per tipologia di contratto e profilo professionale, per la promozione della trasparenza di tutti gli atti amministrativi di governo dell’Ente che possono riguardarli e per la comunicazione afferente gli argomenti affrontati e discussi nei gruppi di lavoro. Dobbiamo fare in modo che si possa offrire ai precari un possibile sbocco lavorativo nella società civile e a coloro che intendono restare sotto le armi la possibilità di regolarizzare la loro posizione con un concorso pubblico nel quale sia previsto un particolare riconoscimento per chi ha maturato esperienze professionali in tale ambito. Gli alti comandi dell’esercito e dei vari corpi di polizia e la stessa nazione rappresentata dalle varie istituzioni hanno un dovere di giustizia e di civiltà nell’evitare che migliaia di giovani si trovino da un giorno all’altro in mezzo alla strada dopo che hanno dedicato anni preziosi della loro vita al servizio del paese svolgendo una professione dove il dovere, la dedizione, la disponibilità sono stati gli elementi fondanti della loro cultura e del loro impegno quotidiano. (servizio fidest)