La conferenza Onu sulla crisi snobbata dai paesi ricchi
Pubblicato da fidest su Venerdì, 26 Giugno 2009
Si è aperta al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, nell’indifferenza dei governi dei Paesi ricchi, la conferenza indetta per discutere della crisi finanziaria e economica e dei suoi impatti sullo sviluppo. Un momento di grande importanza per la maggioranza degli Stati del Sud, ma trascurata da quelli del Nord. A testimoniare questa situazione, a New York sono attesi oltre trenta capi di Stato in provenienza da Paesi dell’Africa, Asia e Sud America, mentre la quasi totalità delle delegazioni dall’Europa e dagli altri Paesi del Nord sarà di basso profilo. Negli ultimi giorni i negoziatori hanno lavorato febbrilmente per trovare un compromesso per un testo finale. Le voci che circolano nei corridoi dell’ONU confermano una divergenza, se non una vera e propria spaccatura, tra Nord e Sud del mondo. Da una parte, i Paesi del Sud chiedono di poter avere voce nel processo di elaborazione di soluzioni per uscire dalla peggiore crisi finanziaria dal dopoguerra a oggi, e hanno lavorato per un testo finale forte, che desse al sistema delle Nazioni Unite un ruolo importante per il prossimo futuro. Dall’altra, i Paesi più ricchi che tendono a sminuire questo ruolo, e che di conseguenza sembrano volere lavorare per un testo “al ribasso”, così da poter discutere di proposte concrete in altri luoghi, dal G20 al FMI. In questa situazione il rischio è quello che la conferenza di New York rappresenti un’altra occasione persa, l’ennesima, da due punti di vista. Da una parte è difficile che verranno assunte nel testo finale le decisioni operative che sarebbero necessarie e urgenti per cercare di aiutare i Paesi più deboli, che non hanno nessuna responsabilità nella crisi ma che ne pagano pesantemente le conseguenze. Dall’altra, in maniera ancora forse più grave, si perderà l’opportunità di rinforzare un processo democratico e multilaterale che solo l’ONU, con tutti i suoi limiti, può oggi garantire. Nelle parole di Martin Khor, del South Centre, “le nazioni della terra sono qui a New York per cercare delle soluzioni alla peggiore crisi degli ultimi decenni a poche centinaia di metri dall’epicentro della crisi stessa”. E’ questa la distanza che separa il Palazzo di vetro dell’ONU da Wall Street, cuore pulsante della finanza mondiale. Un modo per sottolineare come siano gli Stati più ricchi a portare l’intera responsabilità di questa crisi.