Berlin until 13/9/2009 Akademie der Künste Hanseatenweg 10 Telling Time. Contemporary Photography and Video Works from Russia, Ukraine, Belarus, Georgia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan and Germany. curated by Jule Reuter (Berlin) in cooperation with local curators in participating countries The exhibition, -Turbulent World – Telling Time-, looks at the far-reaching processes of change symbolized by the fall of the Berlin Wall in 1989, through the eyes of artists from the former Soviet Union. It focuses on an artistic reflection on this -turbulent- period, and is to be viewed as an empirical approach to a complex theme. Developed by Jule Reuter together with local curators, the exhibition presents 16 photographic and video positions: diverse reflections on processes and experiences of change in seven former Soviet states (today counted as part of Eastern Europe, Central Asia and the Caucasus) and in Germany. Four important themes come to the fore: family, identity, urban change and politics. The central theme of family is exemplified in the documentary photographic series of Irina Abzhandadze and Christian Borchert. Other artists (Erbossyn Meldibekov/ Nurbossyn Oris, Vladimir Kupriyanov, Igor Savchenko) use photographs from old family albums as a point of departure for their artistic work. Using the biographies of their parents’ generation, these artists raise questions about the time, place and style of photography, and prompt reflection about the role of this medium in both private and public contexts. The exhibition includes about 200 photographic works and five video works. Participating artists: Irina Abzhandadze (Georgia), Viktor An (Uzbekistan), Talgat Asyrankulov (Kyrgyzstan), Tina Bara/Alba D’Urbano (Germany, Italy), Christian Borchert (Germany), Olga Chernysheva (Russia), Shailo Djekshenbaev (Kyrgyzstan), Alevtina Kakhidze (Ukraine), Vladimir Kupriyanov (Russia), Viktor Marushchenko (Ukraine), Erbossyn Meldibekov/ Nurbossyn Oris (Kazakhstan), Koka Ramishvili (Georgia), Igor Savchenko (Belarus), Oksana Shatalova (Kazakhstan) Catalogue: A tri-lingual catalogue (German, Russian and English) contains brief texts by the curators on works from their countries, as well as introductory essays by historian and Slavist Barbara Christophe and head curator Jule Reuter. (Image: Erbossyn Meldibekov)
Archivio per 10 Luglio 2009
1989-2009: Turbulent World
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
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Two exhibitions
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
London,until 13/9/2009 Camden Arts Centre, Arkwright Road, Alexandre da Cunha / Johanna Billing Johanna Billing I’m Lost Without Your Rhythm Swedish artist Johanna Billing has been commissioned to make a new film which is the second project in the 3 Series; a collaboration between Camden Arts Centre, Modern Art Oxford and Arnolfini. Shown alongside other work, this exhibition is Billing’s first major solo exhibition in a public gallery in London. Johanna Billing’s videos reflect on routine, rehearsal and ritual with an emphasis on the fragility of individual performance and power of collective experience. Her new work is based around the recording of a live performance of dance -learned’ or performed by amateur Romanian dancers in Iasi (pronounced -yash’), during Periferic 8 Biennial of Contemporary Art “Art as Gift” in October 2008.
Alexandre da Cunha Laissez-Faire Camden Arts Centre has commissioned London-based Brazilian artist Alexandre da Cunha to create a new sculptural installation for Gallery 3. His dynamic, large-scale sculptures improvise on the concept of the readymade by reusing everyday objects: job lots from pound shops, surplus fabrics and recycled goods, reflecting on their specific histories and aesthetics. (Image: Johanna)
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Il “Sacro Codice” al RomaFictionFest
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
Chiuse le porte del Multisala Adriano, e per i fortunati che sono riusciti a prendere il biglietto in tempo, è iniziato il viaggio verso il sacro. Chi si era preoccupato di trovarsi di fronte all’ennesimo film religioso si sbagliava di grosso! Un viaggio verso la vita e la sacralità dell’esistenza umana, l’esplorazione nell’adimensionale, lanciati a 3.000 anni fa all’epopea magno greca ricostruita in 3d e l’umanizzazione quasi per assurdo di un essere ‘mostro-angelo’, realizzato anch’esso interamente in computer grafica (e battezzato dai suoi creatori con il nome Lùghin). Questo è il film ‘Sacro Codice’ – regia di Jordan River, di cui si sono presentate in anteprima assoluta al RomaFictionFest nella sezione ‘Lavori in corso’ le prime scene ultimate. Finita la proiezione, in sala seguono un istante di quasi sacro silenzio ed un forte applauso, trasportato dalle emozioni. Ed ecco che partono gli interventi degli autori presenti in sala. Il regista, sulla scia del film, inizia a parlare della magia del sacro facendo riflettere ed affascinando i presenti. Solo dopo aver visto le scene proiettate e parlato poi di trascendenza, ecco infatti che la spiritualità si stratifica e s’intreccia con il fantasy, discostandosi dalla religione senza allontanarsi dai temi che appartengono comunque all’uomo. Intervenuti alcuni degli interpreti: al suo esordio la splendida attrice Maya Francione (italiana di radici maltesi), l’attore Antonello Lombardo ed il caratterista Adolfo Adamo (che danno anima e voce a Lùghin), l’attore calabrese Salvatore Audia nonché il supervisore agli effetti speciali Gianfranco Confessore e il compositore della colonna sonora Angelo Talocci, che con la sua musica studiata per il sacro codice (che non ha nulla da invidiare alle colonne sonore dei kolossal americani) ha lasciato tutti stupiti in sala. Dopo questo esordio romano, per il “Sacro Codice” attese e sfide produttive molto interessanti: con budget contenuti, le due società italiane coinvolte (la Corbec Film e l’Advanced Virtual Research), con la scelta di aprire l’ingresso a nuove società, intendono orientare la realizzazione del film anche in stereoscopia (con visione attraverso occhiali 3D elettronici), un primato storico in Italia per un progetto di alto spessore. (sacro codice)
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Arte: Palermo
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
La mostra, allestita in due sedi vicine tra loro, Palazzo Riso e la Cavallerizza di Palazzo Sambuca (sede della Fondazione Sambuca), traccia un percorso nel centro storico di Palermo collegando due esempi di valorizzazione del patrimonio storico artistico attraverso l’arte contemporanea. La collezione di Riso e oltre”, a cura di Paolo Falcone e Valentina Bruschi, è visitabile fino al 4 ottobre La collezione Riso comprende circa quaranta opere di riferimento dell’avanguardia e della nuova generazione di artisti siciliani: Carla Accardi, Alessandro Bazan, Pietro Consagra, Francesco De Grandi, Andrea Di Marco, Fulvio Di Piazza, Emilio Isgrò, Laboratorio Saccardi, Domenico Mangano, Salvo, Antonio Sanfilippo, Francesco Simeti, Croce Taravella; ed opere realizzate da artisti internazionali quali Giovanni Anselmo, Christian Boltanski, Jannis Kounellis, Richard Long, Paola Pivi, Luca Vitone e altri, che si sono espressi nell’isola con iniziative di rilievo internazionale. In mostra inoltre le opere commissionate e realizzate in occasione degli eventi programmati dal Museo, durante il suo primo anno di attività, canecapovolto, Loredana Longo, Giuliana Lo Porto, Giulia Piscitelli e Lili Reynaud-Dewar. Per tracciare le linee delle più interessanti tendenze artistiche internazionali, che hanno caratterizzato la recente storia espositiva siciliana, sono in mostra anche venti opere in prestito che rappresentano, secondo i curatori, un possibile sviluppo della collezione del museo: Marina Abramovic, Rosa Barba, Vanessa Beecroft, John Bock, Maurizio Cattelan, Tony Cragg, Martin Creed, Tacita Dean, Luciano Fabro, Stefania Galegati, Fausto Melotti, Aleksandra Mir, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Anri Sala, Tomas Saraceno, Thomas Struth, e Cy Twombly. In modo complementare e in collegamento ideale con la mostra precedente, “Sicilia 1968-2008. Lo Spirito del tempo”, qui si vuole presentare, insieme alla collezione del Museo, alcune opere di collezionisti siciliani, protagonisti del sistema dell’arte contemporanea internazionale, Gianfranco Benedetti e Valentina Moncada di Paternò, che hanno lasciato l’isola da tempo, ma che continuano a seguire da vicino lo sviluppo recente del Museo. Valentina Moncada di Paternò ha prestato un’opera storica di Tony Cragg, Aeroplane (1979), e Gianfranco Benedetti Balcone (1988) di Luciano Fabro e Scultura A (I Pendoli) di Fausto Melotti, del 1968. Infine, la mostra presenta due opere della Collezione Gruppo Unicredit che ha sostenuto la realizzazione dell’iniziativa. Il catalogo è edito da Skira con testi di Valentina Bruschi, Mario Codognato, Martin Creed, Paolo Falcone e Ida Parlavecchio. La mostra è realizzata anche con il sostegno di UniCredit Group, Planeta e Angala Hotels. (Alessandro Bazan)
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Event Overview
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
On 23rd-26th November 2009 On the Cruise liner Serenade of the Sea Berthed in the Harbour Port of Spain, Trinidad & Tobago The Commonwealth Business Forum 2009 will be held on the cruise liner Serenade of the Seas. The Forum promotes practices and policies for the enhancement of global trade and investment. It provides new opportunities for business networking and partnerships, drawing on the Commonwealth’s comparative advantage in areas such as services, information and communications technology, banking and financial services, manufacturing, agriculture and natural resources. The last two CBFs were held in Malta (2005) and Uganda (2007), and each constituted the biggest business conferences ever held in those countries. Speakers at previous CBFs have included CEOs and Chairpersons from leading global companies as well as past and current government leaders such as Tony Blair, PM UK; John Howard, PM Australia; Jean Chretien, PM Canada; Thabo Mbeki, President South Africa; Helen Clark, PM New Zealand; Goh Chok Tong, PM Singapore; Olusegun Obasanjo, President of Nigeria; Yoweri Museveni, President of Uganda; Owen Arthur, PM Barbados; Patrick Manning, PM Trinidad & Tobago; and Hubert Ingraham, PM Bahamas. (ship)
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La guerra giusta
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
Dopo la guerra Usa-Iraq del 2003-2009, ci si è chiesti se essa fosse lecita o meno. La dottrina cattolica ci permette di poter rispondere anche a questo interrogativo, dacché la nozione di guerra giusta è stata affrontata sin dai primi tempi del cristianesimo. Non ci resta che studiarla e trarre le conclusioni pratiche dai principi esposti. La pace assoluta è possibile su questa terra? Il buon senso e l’esperienza rispondono di no. S. Agostino d’Ippona gettò le prime fondamenta alla soluzione del problema della guerra giusta.. Il santo insegnò che il fine di ogni guerra è la pace. Inoltre abbozzò la teoria delle tre condizioni perché si abbia una guerra giusta: 1ª) essa deve esser dichiarata dall’autorità competente. 2ª) Chi è attaccato deve aver commesso una colpa da punire. 3ª) L’intenzione di chi dichiara la guerra deve essere pura, cioè essa deve esser fatta non per odio, ma per evitare un male maggiore e ottenere un bene. Inoltre nel Contra Faustum, s. Agostino insegna che “un soldato che uccide un nemico per obbedire alla legittima autorità, non è colpevole di omicidio; anzi se non obbedisse, sarebbe colpevole di aver disertato il suo dovere”. Papa Leone IV (nel IX secolo) dichiarò che “ai soldati che sarebbero morti in battaglia contro i saraceni, per difendere la Chiesa, sarà spalancato il Regno dei Cieli”. S. Tommaso perfezionò tali basi agostiniane nella Somma Teologica (II-II, q. 29). L’Angelico spiega: “si richiede una causa giusta, affinché coloro che sono attaccati, mèritino di esserlo a causa di una certa colpa grave” ([3]). In breve ciò che rende giusta la guerra è la legittima difesa (come per il singolo): vim vi repellere licet. Vi può essere il caso di una guerra apparentemente offensiva, ma realmente difensiva, come quando, per esempio, una guerra “offensiva” è motivata da una colpa contro il diritto, commessa dallo Stato che si attacca. Nel Vangelo s. Giovanni Battista, non comanda ai soldati di abbandonare le armi, ma di combattere legittimamente, senza giungere a vendette ingiuste. Quindi si ha il diritto di condurre la guerra nel modo tale che lo Stato in torto sia ridotto – mediante la lotta – alla sottomissione allo Stato aggredito ingiustamente. “Le rappresaglie si distinguono dalle guerra per parecchi aspetti; questa è l’ultimo mezzo al quale lo Stato può far ricorso dopo aver esperiti tutti i diritti di composizione pacifica e, come tale, richiede un causa proporzionata ai gravi danni che suole produrre. La rappresaglia non raggiunge – scrive padre Antonio Messineo S.J. nell’Enciclopedia Cattolica – l’intensità della guerra nell’esercizio della coazione, e può quindi essere adoperata per una causa meno grave. (…). Anche con l’intervento la rappresaglia ha una spiccata somiglianza; si può tuttavia tracciare tra i due istituti una linea di divisione. Gli antichi giuristi e moralisti, come anche i moderni, concordano nell’ammettere in linea di principio la liceità della rappresaglia. (…) Qualche autore moderno… ricalca ancora le vestigia della dottrina antica [per es. nel caso delle Fosse Ardeatine dopo l’attentato proditorio di Via Rasella, la morale cattolica non condanna ipso facto la rappresaglia fatta sui civili, in quanto corresponsabili con il loro capo, Vittorio Emanuele III che tradì il suo vecchio alleato e fuggì vergognosamente; e non sentènzia che chi eseguì l’ordine di fucilare i prigionieri abbia commesso ipso facto un peccato mortale, e che per non commetterlo doveva non eseguirlo a costo di farsi fucilare; tenendo anche conto della circostanza del moetus che diminuisce e può anche togliere del tutto, se è molto forte, la volontarietà dell’atto, nda] altri, invece, escludono in modo categorico, che si possano colpire direttamente i privati. (…) La regola generale, è che devono essere ritenute sempre illecite le rappresaglie che lèdono il diritto umano e fondamentale; lécite al contrario, saranno quelle poste in deroga al diritto positivo, il cui valore dipende unicamente dalla volontà contrattuale degli Stati. (…) Per rendere chiara questa divisione, possono servire come esempio la legge di guerra italiana dell’8 luglio 1938 e gli annessi della convenzione dell’Aja del 18 settembre 1907 (Don Curzio Nitoglia in sintesi) http://www.doncurzionitoglia.com/la_guerra_giusta.htm (guerra giusta)
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Fotovoltaico: + 27% a giugno 2009!
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
Paolo Rocco Viscontini, Amministratore di Enerpoint, traccia lo spaccato di uno dei pochi settori in crescita in Italia: 102,5 MWp collegati alla rete da gennaio a giugno. “Analizzando gli ormai tradizionali dati forniti periodicamente dal GSE notiamo che rispetto agli ultimi mesi del 2008 si è registrato un calo delle connessioni, – afferma Paolo Rocco Viscontini, Amministratore Delegato Enerpoint, azienda di punta del settore fotovoltaico – che però risultano comunque superiori a quelle rilevate nello stesso periodo dell’anno scorso. In pratica, a fine giugno si sono raggiunti circa 520 MWp di connessioni, che significa 102,5 MWp collegati da gennaio a giugno. Nello stesso periodo dell’anno scorso il collegato alla rete è stato di circa 81 MWp. Il mercato è quindi cresciuto del 27% rispetto all’anno scorso, ma è certo che, se non ci fosse stata la grave crisi finanziaria, tale crescita sarebbe stata molto superiore. Sarà interessante vedere cosa succederà nel secondo semestre alla luce dei dati del 2008: nello stesso periodo dell’anno scorso si sono infatti registrate connessioni tra i 20 e i 30 MWp al mese, a parte il mese di dicembre in cui si è avuta l’impennata che ha portato la quota mensile a 137 MWp per effetto dell’imminente riduzione annuale della tariffa. Se quindi applicassimo lo stesso trend di crescita ai mesi che stanno arrivando, confermando sempre il picco di dicembre, risulterebbe una potenza collegata alla rete di ulteriori 330 MWp, a cui vanno aggiunti i 102,5 MWp del primo semestre. Il totale dell’anno, se i trend verranno confermati, sarà di circa 435 MWp. Si tratta però solo di una stima, visto che gli effetti della crisi finanziaria, sempre più evidenti a più livelli, potrebbero determinare scenari diversi: da un lato potrebbe verificarsi un calo delle installazioni ma, dall’altro, le connessioni soprattutto degli impianti di grande taglia (sono infatti tanti i sistemi da 500 – 1000 kWp in costruzione, qualcuno anche di potenza maggiore) potrebbero determinare invece una crescita ulteriore dei numeri. La valutazione precedente ci fa capire, senza ombra di dubbio, che il fotovoltaico è sicuramente uno dei pochi settori in crescita in Italia in questo momento. Ciò significa che l’attuale legge del Conto Energia, in vigore fino alla fine del 2010, sta funzionando e che occorre prestare la massima attenzione affinché la revisione di tale legge non causi rallentamenti allo sviluppo del settore. E’ ormai opinione comune che il settore delle energie rinnovabili rappresenti il perno dello sviluppo dei prossimi anni per le economie di molti Paesi. L’Italia, per una volta, è in prima linea e speriamo che ci rimanga a lungo.”
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Cattivo sonno e depressione post-parto
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
Il cattivo sonno è connesso alla depressione post-parto indipendentemente da altri fattori di rischio. E’ dunque importante chiedere alle neo-madri che lamentano astenia che influenza abbia la cattiva qualità del sonno sulla loro funzionalità diurna, e se vi siano nella loro vita altri fattori che potrebbero contribuire alla mancanza di energie. Vi sono anche utili questionari per lo screening della depressione che possono essere compilati durante un consulto: i medici dovrebbero infatti fornire a queste pazienti un’occasione di discutere di modi di sentire difficili da gestire. Il cattivo sonno può aumentare il rischio di depressione in alcune donne, ma dato che ad essa sono associati anche altri fattori di rischio precedentemente noti, le madri con depressione post-parto non riportano semplicemente sintomi di deprivazione cronica di sonno. Il sonno di donne con un’anamnesi di depressione potrebbe essere più sensibile alle variazioni psicobiologiche associate al parto: il sonno potrebbe agire da moderatore fra fattori di rischio di depressione e precipitazione della depressione stessa nelle donne vulnerabili a queste variazioni nei ritmi del sonno dopo il parto. Sono necessari studi longitudinali per valutare se il trattamento di problemi del sonno materni possa ridurre la depressione e se il trattamento della depressione materna migliori o meno la qualità del sonno. (Sleep. 2009; 32: 847-55)
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Sono bilingue e imparo meglio
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
Ricercatori della Sissa spiegano su Science i vantaggi cognitivi derivanti dal crescere in un ambiente dove si parla più di una lingua Lo spiega su Science Jacques Mehler insieme ad Agnes Melinda Kovàcs, della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. «Ancora prima di iniziare a parlare, un bambino che è esposto a due idiomi fin dalla nascita sa distinguere la lingua materna da quella paterna e riesce ad apprendere regolarità linguistiche più velocemente di un bambino monolingue – illustra Mehler, direttore del Laboratorio “Linguaggio, cognizione e sviluppo” della Sissa, figura di spicco internazionale negli studi sull’apprendimento linguistico –. Il cervello di un bambino esposto a due lingue, infatti, è più duttile perché è allenato a distinguere gli stimoli verbali della lingua paterna da quelli della lingua materna, senza che le due lingue interferiscano tra loro. Questo non significa che sia più intelligente, ma come un maestro di scacchi è più veloce di un neofita nel memorizzare diverse configurazioni sulla scacchiera, così un bilingue è in grado di acquisire più velocemente e distinguere diverse strutture linguistiche rispetto a un coetaneo monolingue. Perchè è allenato a farlo. E il suo sviluppo cognitivo ne trae vantaggio. Insomma, se un bambino cresce fin dalla culla in un ambiente bilingue apprenderà in maniera naturale due differenti idiomi grazie a una proprietà generale del cervello, la plasticità. E grazie alla ricchezza dell’ambiente linguistico, migliorano alcuni meccanismi di apprendimento. Il bilinguismo infatti è positivo per lo sviluppo cognitivo. Ma ciò non vuol dire che bisogna forzare l’apprendimento di una seconda lingua per rendere tutti i bambini dei bilingui». Nella situazione sperimentale, ai bambini sono stati presentati stimoli verbali diversi. Ovvero sequenze trisillabiche aventi differenti strutture: alcune dalla struttura linguistica ABA, come “lobalo” o “mubamu”, in cui la prima sillaba è diversa dalla seconda, ma è uguale alla terza, altre invece dalla struttura linguistica AAB, come per esempio “loloba” e “mimifu”, in cui la prima sillaba è uguale alla seconda, che è diversa dalla terza. Subito dopo l’ascolto dello stimolo sonoro, sullo schermo appariva un pupazzo: a sinistra se la struttura era del tipo AAB, a » destra se era del tipo ABA. L’esperimento era finalizzato a testare la capacità dei bambini di anticipare il lato dello schermo cui sarebbe apparso il pupazzo in seguito allo stimolo sonoro. Per riuscire correttamente nel compito, dunque, i bambini dovevano cogliere le regolarità strutturali presenti negli stimoli verbali e associare a ciascuna struttura linguistica un lato dello schermo su cui spostare lo sguardo. Il vantaggio dei bambini bilingui può essere ricondotto alle abilità di selezionare e monitorare gli stimoli, che li rende capaci di prendere in considerazione solo ciò che ha importanza in un determinato contesto.
Jacques Mehler è professore di neuroscienze cognitive alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, dove dal 2001 dirige il Laboratorio “Linguaggio, cognizione e sviluppo”. Il Language, Cognition and Development Lab che dirige alla Sissa è un luogo di ricerca dove con il suo team è impegnato a comprendere i meccanismi attraverso i quali impariamo, memorizziamo e acquisiamo il linguaggio. Conduce studi con i neonati, con i bambini monolingui e bilingui e anche con gli adulti.
Agnes Melinda Kovàcs a maggio 2008 ha conseguito il dottorato in neuroscienze cognitive alla Sissa di Trieste e ora continua la sua attività di ricerca al Central European University di Budapest e presso l’Hungarian Academy of Sciences.
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Assunzioni di falsi invalidi
Pubblicato da fidest su Venerdì, 10 Luglio 2009
A consuntivo degli illeciti consumati in favore dei “falsi invalidi”, non si constata solo la sistematica violazione di norme di legge a tutela di chi è risultato penalizzato dalla vita: viene in evidenza la sottrazione, o il ritardo, della fruizione del vantaggio riconosciuto dalla legge (assunzione presso gli uffici pubblici e possibilità di una vita professionale) da parte dei veri invalidi. Nella vicenda giudicata dalla Corte dei Conti, inoltre, i pubblici dipendenti coinvolti hanno operato in diretta lesione dei principi costituzionali (nella fattispecie di immediata applicazione) recati dalla Carta Costituzionale della Repubblica agli artt. 2 (solidarietà), 3 (uguaglianza), 4 (diritto al lavoro) e 97 (buon andamento della pubblica Amministrazione). Da ciò l’esigenza di riparazione del pregiudizio “diffuso” alla finanza pubblica. L’accertato danno erariale trova due indici in relazione ai quali operare una quantificazione: 1. oneri finanziari ricadenti sulla collettività per l’assistenza degli invalidi civili – derivanti dalla mancata assunzione di questi ultimi, posto che l’illecita occupazione di un posto di invalido determina, in sostanza, l’effetto del mantenimento a carico dell’assistenza pubblica di un invalido “vero”, sicché, dal punto di vista meramente finanziario, un pregiudizio va già rinvenuto nell’erogazione del trattamento assistenziale spettante all’invalido non chiamato all’impiego (che continua ad essere corrisposto in luogo del trattamento di attività, stante il complesso di assunzioni impiegatizie in frode alla legge); 2. riflessi della voluta distorsione dell’apparato amministrativo per finalità ripugnanti alla pubblica coscienza, sul piano diffuso dell’economia nazionale. (Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net)
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