Fidenza. Via Francigena dal 21 agosto, ripartono i pellegrini per la camminata evento per la terza edizione di Cammina Cammina, il progetto itinerante che unisce comuni, Province, Regioni, Enti e Associazioni, nella volontà di rendere nuovamente fruibile a tutti l’antico tratto della Via Francigena che da Fidenza porta a Lucca, curandone la segnaletica, riscrivendone i percorsi, allestendo, dove necessario, forme di ristoro e ospitalità notturna. Dal 21 al 30 agosto e dal 24 settembre al 3 ottobre, la camminata evento rimette in marcia la formula vincente che ha permesso di affermare un nuovo modo di fare turismo all’aria aperta, al passo con tutti: quattro partenze, dieci giorni e dieci tappe, ma anche diversi pacchetti, dal weekend all’esperienza di una sola giornata. Su un cammino di 210 chilometri, con la possibilità di alzare il livello della sfida raggiungendo Altopascio, capitanati da guide esperte, agevolati da trasporto zaini e posti letto riservati, privilegiati ai quali vengono concesse visite d’arte, momenti d’animazione a cura degli Enti Locali e l’accesso a paesaggi –anche dentro se stessi – straordinari, i viandanti muoveranno il passo attraverso 10 affascinanti tratte che già nelle prime due edizioni hanno attirato molte gambe: Fidenza-Costamezzana, Costamezzana-Fornovo, Fornovo-Cassio, Cassio-Passo della Cisa, Passo della Cisa-Pontremoli, Pontremoli-Terrarossa, Terrarossa- Sarzana, Sarzana-Marina di Massa, Marina di Massa-Camaiore, Camaiore-Lucca, Lucca-Altopascio. Inoltre, per il secondo anno consecutivo, anche l’Associazione Boscaglia, che ha inserito la Via Francigena nel catalogo “Viaggi a piedi nella natura 2008’, propone Cammina Cammina in una versione ‘medium’ da 7 giorni da Fidenza a Sarzana. Patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, e ideato da Provincia di Parma e Parma Turismi, con il supporto diretto della Regione Toscana, la partecipazione delle province di Massa-Carrara, La Spezia, Lucca e dell’Associazione europea delle Vie Francigene, Cammina Cammina è ancora una volta la proposta di un modo diverso per ritrovare un dialogo con la natura, ripercorrendo l’esperienza di pellegrinaggi millenari attraverso gastronomia, storia e arte.
Archivio per 18 agosto 2009
Un’estate con Cammina Cammina 2009
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
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Piscine. Consigli per l’uso
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Con il caldo per rinfrescarsi non c’e’ di meglio che farsi un bel bagno in piscina. Occorre attenzione perche’ il rischio di prendersi una dermatite, cioe’ un’infiammazione della pelle causata da muffe, batteri e virus, c’e’ poiche’ le superfici e l’acqua di piscina possono provocare qualche problema dovuto alla scarsa igiene. L’acqua della piscina contiene microrganismi che si nutrono delle varie sostanze organiche in essa contenuti. Per questo e’ filtrata e disinfettata. L’operazione avviene essenzialmente con il cloro, che elimina il problema ma che a sua volta puo’ provocare irritazione del naso, delle orecchie e degli occhi; per questo motivo, chi fa uso frequente e prolungato della piscina, e’ bene che usi occhiali, tappi per le orecchie e pinzette per il naso. Contrariamente a quanto i piu’ credono, un forte odore di cloro non e’ un buon indicatore della mancanza di inquinamento dell’acqua di piscina; il motivo e’ dovuto al fatto che il cloro si lega alle sostanze organiche presenti nell’acqua stessa ed e’ da questi composti che emana il caratteristico odore. Quindi, tanto piu’ si sente l’odore di cloro tanto meno occorre immergersi. A maggior odore maggior inquinamento. Altro motivo di rifiuto del bagno e’ ovviamente la quantita’ di persone nella vasca, piu’ sono numerose meno e’ opportuno fare il bagno: troppe sostanze organiche in acqua. Girare a piedi scalzi e’ del tutto sconsigliabile: funghi, lieviti e virus sono in agguato e per evitare verruche, anche dolorose, vesciche e irritazioni varie l’uso di sandali e’ obbligatorio. Una doccia iniziale e una dopo il bagno e’ buona misura igienica. Per se’ e per gli altri. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc Associazione per i diritti degli utenti e consumatori)
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Festival dei Sensi in Masseria
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Martina Franca (TA) 21-23 agosto la Masseria Pavone Immergersi nella verità e nella storia dei luoghi è il passo necessario per capirne veramente il significato. C’è qualcosa nella pietra della Masseria Pavone di Martina Franca (TA) che parla come animato da una voglia incontenibile di raccontare ciò che un tempo scorse davanti alle pareti bianche e che ad esse volle consegnare la propria memoria. E’ come se su questo poggio, in un’area tutelata dalla Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Culturali, che negli ultimi 200 anni non ha subito nessuna aggiunta a deturparne la facciata, si parlasse sempre la lingua dei sapori e degli sguardi, dei profumi e delle forme di una Regione intera e delle sue sfumature delicate. Come quelle della Valle d’Itria, terra dei sensi che lancia, con i suoi trulli, infinite e bianchissime sfide al cielo. Sembra quindi naturale scegliere la Masseria Pavone come base e punto di partenza privilegiato per non perdere neanche uno degli appuntamenti del Festival dei Sensi, il primo grande festival culturale del Sud in programma dal 21 al 23 agosto. Organizzata in collaborazione con i comuni di Cisternino (BR), Locorotondo (BA) e Martina Franca (TA), che ospitano la manifestazione, la tre giorni propone lezioni, dibattiti, conferenze itineranti, degustazioni, induzioni olfattive, tour panoramici su treni d’epoca e mostre all’insegna dei 5 sensi. Un’attenzione particolare è riservata ai bambini, per i quali sono stati organizzati laboratori dell’infanzia alla scoperta dei colori e della vita in fattoria oltre a curiosi giochi scientifici. Dalla gastronomia all’arte, dalla storia alla natura, tutti potranno scoprire profumi, sapori, colori di Puglia in un contesto storico-paesaggistico d’eccezione, la Valle d’Itria, conosciuta nel mondo per i suoi caratteristici trulli. Per l’occasione verranno aperte al pubblico masserie private solitamente non accessibili, ma teatro delle iniziative saranno anche chiostri e piazze dei centri storici, belvedere panoramici e percorsi naturalistici al di fuori degli itinerari turistici più conosciuti. Tra questi teatri d’eccezione, non poteva mancare la Petra Nevara, una antica Neviera, sempre di proprietà della Masseria Pavone e a 500 metri dai trulli. Si tratta di una particolare camera molto profonda, una fabbrica di ghiaccio appartenuta al duca di Martina Franca che ne aveva il monopolio di produzione. Utilizzato per scopi medici e dai signori per produrre sorbetti, il ghiaccio era molto prezioso, e veniva realizzato sotterrando la neve durante l’inverno. In questa struttura, composta da una parte superiore con due grandi ambienti, e da una parte sotterranea profonda 14 metri e rimasta tale e quale al ‘600, è stata realizzata una ampia sala per ricevimenti, dal fascino unico. Ecco dunque un ulteriore motivo per immergersi nel territorio dei sensi tra le pareti della Masseria Pavone.
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Vegetariani: meno infarti e tumori
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Meno infarti e meno tumori per i vegetariani: nelle persone adulte il rischio di infarto diminuisce del 30% e quello di tumore del 40%. Sono stime ormai consolidate nella letteratura scientifica -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc- che occorre valutare “cum grano salis”, cioe’ con discernimento. Ci sono tipologie diverse di vegetariani, dai crudisti (mangiano solo verdure crude) a coloro che accettano il pesce, le uova, il latte, i formaggi, le carni bianche, ecc. C’e’ un dato comunque che caratterizza coloro che rifiutano la carne rossa: lo stile di vita. Il vegetariano, piu’ o meno integrale, in genere fa attivita’ fisica, non fuma, beve poco o per niente alcolici (soprattutto i superalcolici), insomma e’ piu’ attento al proprio corpo e conduce una vita piu’ sana. Questo stile di vita concorre certamente ad allontanare, o perlomeno a rendere meno probabili, certi rischi. Si pensi ai benefici di una moderata attivita’ fisica quale e’ la passeggiata di mezz’ora al giorno. In definitiva una alimentazione varia, ricca in frutta e verdura, e una misurata attivita’ fisica non possono che far bene al nostro corpo e migliorarne le prestazioni. Senza eccedere ovviamente, come fanno molti tifosi della corsa, che’ arrivare alla consunzione delle cartilagini non migliora affatto la qualita’ della vita (fonte http://www.aduc.it)
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L’oblio dei cristiani
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Il primo oblio, secondo Alain Besançon, per i cristiani è virtuoso e si radica nella fede. Sono e si sentono peccatori. Il peccato è immanente nella loro natura tanto ab origine della vita quanto dopo, in conseguenza di azioni individuali, che essi procedono dalla croce di Cristo, ovvero da una storia in cui tutti gli uomini insieme hanno fatto il massimo male concepibile, mettendo a morte l’innocente, il verbo di Dio incarnato, e che tuttavia, grazie a quella stessa croce, essi sono stati perdonati, sebbene siano soggetti a peccare ancora e sempre. Per questa ragione i cristiani si aspettano sempre sia il peccato sia il perdono. E’ il loro senso virtuoso della Fede. Il secondo tipo di oblio non è virtuoso. Il perdono vale unicamente se è chiesto a Dio e alla vittima. Se queste condizioni non sono rispettate è probabile che il perdono unilaterale è nullo. Pensiamo alla straordinaria amnistia che ha goduto il crimine comunista. Si tratta di un oblio della giustizia e delle complicità di cui si avvale. Questo vale anche per l’oblio giudaico del comunismo.
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Turismo e risorse umane
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
In tema di globalizzazione e di nuove tecnologie anche il turismo ha cambiato volto in particolare dal punto di vista economico nel rappresentare uno dei settori più importanti per il mondo intero e, per ciò che ci riguarda da vicino, per l’Italia. Nel nostro Paese, lo scorso anno, ha rappresentato circa il 10% del Pil, hanno trovato occupazione oltre tre milioni di persone e registrato tassi sostenuti di crescita (+13% fra il 2004 ed il 2008) sicuramente più elevati di quanto si possa riscontrare in altri comparti. La struttura reticolare turistica italiana parte da tre tipi di conduttori: tour operator, enti pubblici ed agenzie viaggi e si indirizza verso hotel, camping, villaggi ed agriturismo. Ma il segreto del successo sta nel fatto che la proposta turistica deve tenere in massima considerazione le condizioni del mercato di fronte a turisti sempre più consapevoli ed esigenti e che impongono un’offerta a loro maggiormente orientata, rinnovata, ricca di prodotti sempre più appetibili e validi dal punto di vista qualitativo. Uno dei fattori che più spinge nella direzione di questi cambiamenti è indubbiamente quello tecnologico. Su questo piano si giocheranno molte delle possibilità di trasformazione e di crescita delle aziende turistiche in un prossimo futuro. Non dimentichiamo, ad esempio, che il tasso di penetrazione delle tecnologie internet per le famiglie italiane è cresciuto nel 2006 dell’8% rispetto all’anno precedente ed un analogo incremento, se non superiore, si prevede nel corso d’anno. Questo nel quadro di una crescita media mondiale che procede intorno al 4,9%. Diciamo, quindi, che oggi il 51% delle famiglie italiane possiede un personal computer ed il 35% usa regolarmente internet. Per quanto riguarda il turismo circa il 60% dei navigatori consulta la rete alla ricerca di informazioni di vario genere prima di mettersi in viaggio e la predisposizione all’uso di queste tecnologie è ancora migliore: il 78% la ritiene utile come strumento di comunicazione e-mail, soprattutto ed il 46% lo userebbe per trovare informazioni su alberghi. Ne deriva che i contenuti dei siti web turistici italiani sono composti essenzialmente di quattro componenti: e-commerce, contenuti informativi, assistenza al cliente e servizi. La filosofia di fondo è quella di anticipare la propria audience proponendo una realizzazione che tenga conto dei desideri e delle esigenze, ma anche delle effettive capacità tecnologiche del pubblico cui si rivolge.
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Il vivere sociale ed asociale
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
In un dibattito di questi giorni avviato dal Centri studi della Fidest è emerso questo aspetto sempre più evidente, per quanto contraddittorio, tra chi si identifica nella comunità e cerca di viverla immedesimandosi in essa e chi la respinge sdegnosamente ed anche in forma arrogante. Il tema è d’attualità. Il sociologo polacco Zygmund Barman in un suo lavoro titolato la “modernità liquida” ne ha fatto oggetto di attenta osservazione ed ha lanciato un inquietante avvertimento: “Attenti o faremo la fine dei topi di Hamelin”. In pratica egli esteriorizza il problema di fondo affermando che la società deve farsi una convinzione che è quella che si cresce tutti insieme. In difetto, se ciascuno va per conto suo, si va verso la rovina. Ed accadrà proprio come i topi di Hamelin: inseguendo la sirena di un individualismo esasperato, preoccupato solo di se stesso, capace solo di autolalimentarsi si chiuderà per sempre il capito dell’uomo sociale, della civiltà tale in quanto condivisa e compartecipe.
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L’Islam e l’occidente cristiano
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Esistono degli spigoli acuminati che tendono più al conflitto che alla conciliazione. Non vi è dubbio che ci troviamo al cospetto di due forme di civiltà che tendono a misurare le loro potenzialità e lo stesso primato volto ad escludere l’una a beneficio dell’altra. Non basta, a questo punto, avere la comune matrice monoteistica. Nessuna religione può farvi da scudo. Esiste un problema sociale che non può essere più a lungo disatteso. La rinascita dei paesi islamici alla modernità implica risposte precise e non dilatorie. Per essi si tratta di una rinascita dialettica, di contrasto e di crescente contrapposizione con l’Occidente visto nelle sue negatività più che positività. Sta ora da capire come questo contrasto ideologico, razziale, di civiltà, riesce a risolversi senza dover pagare il suo scotto in un bagno di sangue e in immani distruzioni. La riflessione non è teorica. Quanto è avvenuto di recente in Russia che per liberare settecento ostaggi in mano ai Ceceni musulmani sono morti circa 200 persone tra gli ostaggi ed i terroristi, ci mostra una faccia del “terrore” che si può agevolmente identificare con le armi di distruzione di massa che sono sempre più potenti, ma che anche il loro uso è sempre più disponibile ed applicato con cinismo e freddezza
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Il tema Europa nella didattica delle scuole italiane
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
La mondializzazione della cultura e della storia, come sta avvenendo in economia e nella finanza, è una visione del mondo che impegna a fondo le generazioni future. L’Italia, in questo contesto, ha la pretesa, e a nostro avviso a ragione, di considerarsi in prima fila nella costruzione del “Nuovo Mondo” europeo: ha da offrire un immenso patrimonio di storia e di cultura. E’ tempo, quindi, che ognuno, per quanto di competenza, se ne faccia parte integrante per avviare un discorso che va maturato a fondo e sviluppato per un suo uso più appropriato nella ricerca di una identità comune che sappia fare da paio alla concezione universalistica del mondo. Un aspetto, questo, che ha diverse implicazioni ed anche nodi non ancora risolti ma che vanno dipanati in gran fretta: pensiamo alla fame nel mondo, alla povertà diffusa, al rischio di grosse epidemie, alla espansione delle tecnologie e dell’informatica e dell’istruzione in senso lato. Oggi le stesse fonti del “sapere” si sono dilatate grazie ai media e ad internet. Se vogliamo, quindi, restituire alla scuola tradizionale il suo primato dobbiamo anche renderla competitiva e innovativa per un confronto più serrato e dialettico delle opposte opinione e che costituiscono il sale di una crescita culturale e civile più al passo con i tempi.
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Chiesa e società
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Nel convegno organizzato dai Centri studi della Fidest è stato posto l’accento da parte degli intervenuti di un riesame critico sul rapporto esistente tra cultura religiosa e laica per meglio valorizzare quel reticolo pluralista che si scontra con la crisi della politica e dei soggetti politici e che si identifica nella impossibilità di governare dal centro la complessità della società e le sue articolazioni. In questo senso c’è un patrimonio comune da rivalutare, che tale rimane, anche se non sufficientemente approfondito durante tutto il percorso che ha visto incontrarsi ed anche scontrarsi le due anime della società civile e religiosa. Questo aspetto è significativo per quelle culture laiche che più delle altre hanno insistito nella loro identificazione edonistica e mercantilistica della società a svantaggio di un ruolo più sensibile ed attento che proviene dalla cultura religiosa, correttamente intesa, ovvero purgata dalle sue logiche integraliste e settarie. L’argomento è stato poi affrontato con maggiore realismo dal Papa nelle sue ripetute invocazioni ad una giustizia sociale più rispondente alle attese degli emarginati di tutto il Mondo che le stesse democrazie e talune culture religiose sembrano voler ignorare o, per lo meno, sottovalutarne la gravità e l’urgenza e per assumersi un impegno corale, più rispondente alle necessità contingenti. Al termine del meeting è stato stilato un documento nel quale è stato ribadito l’invito espresso nei vari interventi per un’azione più decisa per la creazione di una società più attenta ai valori emergenti dalle classi più deboli.
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La visione dell’uomo di San Tommaso d’Aquino
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Egli affermava che la persona umana non è isolata. E’ in relazione reale, come dicevano gli scolastici, e quindi non soltanto volontaria con gli altri e si articola organicamente; si sviluppa, cioè organicamente in una serie ordinata e crescente di entità sociali che vanno dalla famiglia alla comunità religiosa, dagli organismi di classe alle comunità di lavoro e che si coordinano nello Stato, il quale non è tutta la società, ne è una delle forme sociali nelle quali si articola l’organismo sociale. C’è lo Stato, la società politica, ma c’è anche la società economica, c’è la società religiosa e familiare e così via. Lo Stato a questo riguardo non la integra ma la dirige, la coordina, la integra e dove è necessario la sostituisce. Ma la funzione statale, in questa concezione, è rispettosa sia della realtà della persona, come creatura libera avente questo valore trascendente, sia della realtà di tutti questi enti, che questa creatura libera crea e che hanno perciò un loro originario statuto giuridico. A tale riguardo si pensava, soprattutto, alla famiglia, alla Chiesa, alle comunità territoriali, ai sindacati, alle comunità di lavoro, all’impresa, alle comunità politiche, la scuola e la comunità internazionale. Furono riflessioni importanti che resero più coesa l’azione politica e le consentirono un dialogo più costruttivo pur nella diversità ideologica esistente. Rimase questo forse il momento più alto della proposta cattolica riguardante il corretto rapporto fra individui, società e Stato.
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Uno Stato per i cattolici italiani
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Fu uno studio condotto dall’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano che accentrò la sua attenzione sugli accadimenti che ebbero origine a partire dal 1945 in poi. I suoi modelli furono Giorgio La Pira, Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Antonio Amorth. Per quanto riguarda la tematica della sussidiarietà un ruolo determinante fu svolto da Aldo Moro. Il compito organico di esporre il pensiero cattolico fu affidato a Giorgio La Pira. Lo fece nella relazione presentata in Sottocommissione il 9 settembre del 1946. I punti caratterizzanti furono diversi ma quello più significativo si può così riassumere: una più marcata dichiarazione dei diritti dell’uomo accogliendo, nella fattispecie, la teoria dei “diritti riflessi”: non vi sono, per l’uomo, diritti naturali ed originari; vi sono soltanto concessioni, diritti riflessi che possono essere in qualunque momento totalmente o parzialmente ritirati, secondo il beneplacito di colui dal quale soltanto tali diritti derivano, lo Stato. Ne consegue la riaffermazione solenne dei diritti naturali, imprescindibili, sacri, originari della persona umana e per costruire la struttura dello Stato in funzione di essi. Ciò che bisognava abbandonare era “l’inesatta valutazione della libertà individuale, frutto di concezioni filosofiche errate, in particolare Rousseau, che ispirava la dichiarazione del 1789.” (si faceva riferimento, nello specifico a due di esse: atomistica la prima nella quale gli individui si contrappongono allo Stato come singoli, rivendicando i loro assoluti diritti di libertà e totalitaria la seconda in cui lo stato nega ogni originaria libertà dei singoli e si pone come unico centro creatore di diritti e di funzioni). La contrapposizione che ne scaturì con la componente laica fu mediata da Giuseppe Dossetti cercando di separare le enunciazioni lapiriane da ogni particolarismo ideologico e, principalmente, dal collegamento con i fondamenti filosofico-religiosi del cattolicesimo. Fu una lettura che ci richiama Jacques Maritain, che assegnava al marxismo la dignità di un materialismo non volgare. Questo umanesimo, non metafisico, diventava il piano ideale su cui sembrava effettivamente possibile incontrare il consenso di parte almeno del Partito Comunista, e di cui Togliatti fu il più attento uditore. Questo fu il background che diede il via all’approvazione dell’art. 2 della Costituzione italiana e di cui Aldo Moro fu attivo protagonista unitamente a Giorgio La Pira.
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I flussi migratori di ieri e di oggi in Italia
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Gabriele De Rosa su Storia e Società si sofferma sulla storia dell’emigrazione italiana a cavallo dei due secoli: il XIX ed il XX. Non esiste una causa unica per tutti gli espatri. Il tema dell’emigrazione è dilagato. Ha varcato la soglia di un’anonima storia di contadini, ha ribaltato quella visione omogeneizzante delle emigrazioni, che datava la nascita del fenomeno dalla crisi agraria di fine secolo, dai processi di urbanizzazione sempre più intensi, dalle leggi del mercato capitalistico. Una storia che si svolge secondo condizionamenti e secondo periodizzazioni di più lunga durata, che non si legano solo alle vicende dei contadini e delle loro famiglie, ma anche a quelle dei profughi e dei fuoriusciti dell’emigrazione politica risorgimentale e, più in là, degli antifascisti, veri e propri esuli. Non c’erano, insomma, solo emigranti di origine rurale, ma anche professionisti, artigiani, imprenditori che abbandonavano l’Italia anche per ragioni politiche ed ideologiche. Ora che l’Italia è diventata un paese che ospita immigrati altri problemi si intersecano e rendono altrettanto complesso questo nuovo approccio con una realtà in un certo senso affine ed altrettanto diversa per molti aspetti. Accomuna il fenomeno migratorio la ricerca di una opportunità lavorativa maggiore, un bisogno di ricercare spazi vitali più conformi al proprio modo di concepire la vita, i rapporti sociali e civili tra il cittadino e le istituzioni. Ma li divide il conflitto sempre latente tra le culture che in taluni punti diventano inconciliabili ed anche conflittuale. E’ la ricerca non sempre garantista di diritti condivisi senza pregiudizi razziali e religiosi. E’ la difficoltà di farsi capire per le diversità linguistiche. E’ la incapacità di adeguarsi in tempi brevi al diverso modo di acquisire una tecnologia più avanzata ed una forma d’istruzione che si finisce con il subire ma si accetta del tutto. Se non si sciolgono questi nodi diventa senza dubbio più difficile un inserimento del “forestiero” con l’autoctono.
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Il mondo tra fiumi di parole e rivoli di fatti
Pubblicato da fidest su martedì, 18 agosto 2009
Prendiamo ad esempio la parola che è stata più inflazionata in tutti i tempi della storia umana: la democrazia. Nella sua traduzione letterale essa significa “comando del popolo”. E’ un concetto, se vogliamo, piuttosto deviante rispetto al punto essenziale, perché il problema vero della democrazia è un altro:è quello d’impedire la dittatura, ovvero la libertà di impedire la il libertà, ogni tipo di comando che non sia lo Stato di diritto. Lo avevano già capito, nell’antichità, i greci. Non si trattava del comando di un popolo ma della preoccupazione intesa ad evitare il pericolo della tirannia. Quando affermiamo che tutti sono uguali davanti alla legge, che nessuno può essere considerato criminale finché non sia stato provato che lo sia davvero affermiamo principi insiti nello Stato di diritto. Il che significa che la democrazia è un modo di preservare lo Stato di diritto. Ma non c’è in democrazia il principio che la maggioranza ha ragione, perché la maggioranza può commettere i più gravi errori, può introdurre un tiranno, può votare per la tirannia come è accaduto in Austria dove Hitler, che per altro in Germania non ha avuto la maggioranza, fu votato da più del 90% degli elettori. (estratto da Karl Popper, La lezione di questo secolo, intervista con Giancarlo Borsetti, Ed. Marsilio).
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