Università: La pausa di riflessione
Pubblicato da fidest su domenica, 23 agosto 2009
Le università hanno chiuso i battenti per le vacanze estive e le notizie che di solito i loro uffici stampa diffondono stanno subendo un sostanziale esaurimento. Sembra che tutti, studenti, docenti, amministrativi hanno staccato la spina per qualche settimana a ridosso di ferragosto e non hanno nessuna intenzione di parlare di scuola, di insegnamenti di problemi contingenti. Forse è il momento di divagare portando la riflessione dentro noi stessi, senza esternarla. E il pensiero vola su ciò che avremmo voluto da questa scuola e che non abbiamo, e come sarebbe possibile ottenerlo in qualche modo. Una scuola fonte del sapere, ma anche un edificio costruito per prepararci ad una migliore conoscenza del mondo che ci circonda e ci compenetra, con i suoi problemi e su quelli che diventeranno ben presto nostri, se non lo sono di già, in qualche misura. Forse siamo sin troppo esigenti, eccessivamente perfezionisti. Forse. Sta di fatto che il primario ruolo dell’insegnamento è quello di mettere i discenti nelle condizioni di conoscere in maniera ordinata e metodica i fatti della vita e che essi non avrebbero senso se escludessimo il loro passato. Ma vi è anche, in pari tempo, una risposta che si proietta nel futuro e ci impone determinate scelte di vita di relazione e di lavoro. Abbiamo imparato a stare insieme per conoscere ed ora dobbiamo imparare a stare insieme per vivere in comunità avendo la consapevolezza che l’unico modo per dirimere i possibili contrasti sta nel dialogo tra le parti che si contendono un qualsivoglia primato. Ed allora impariamo a vivere insieme non per censo o per colore della pelle, ma per i valori di cui siamo i titolari indiscussi e capaci di trasfonderli negli altri. Se nella scuola e con la scuola impariamo ad essere solidali con noi stessi, perciò che siamo e non certo per quello che rappresentiamo, potremo aspirare a diventare buoni cittadini nei nostri rapporti sociali. Ed anche a comprendere meglio il significato di certe parole e a respingerle, se del caso, sostituendole con altre più appropriate come ad esempio la solidarietà in luogo della carità, il garantismo in luogo del giustizialismo, e via di questo passo. Anche le parole hanno una “storia”, ma è pure vero che per talune vi è meno futuro rispetto ad altre.