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Quotidiano di informazione – Anno 24 n° 213

Archivio per settembre 2009

I musei aprono a Gogol

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

GOGOL’ E ROMA_01GOGOL_ALIMOV_071 ottobre – 29 novembre 2009 Musei di San Salvatore in Lauro nel Complesso  Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni Mostra “Gogol’ e Roma” dalle collezioni del Museo Nazionale della Storia – Mosca, a cura di Natalia Kargapolova, ricercatrice senior del Museo. 1 ottobre – 29 novembre 2009 Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo Mostra “Gogol’ nelle illustrazioni di Sergej Alimov”, dalle collezioni del Museo Nazionale del Teatro di “A.A. Bachrušin” – Mosca, a cura di Karina Ogandžanova, vice-direttrice della casa-museo di A.N. Ostrovskij. 1 – 29 ottobre 2009 Biblioteca Museo Teatrale del Burcardo Mostre “Gogol’ – il Teatro – l’Avanguardia russa”, a cura di Galina Beskina, e “Nikolaj Gogol’ nelle fotografie di Šapiro (1840 – 1900)”, curata da Svetlana Semikolenova, Vice Direttrice delle attività scientifiche del Museo di Bachrušin.

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Gogol sale in cattedra

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

GOGOL_SAPIRO_02Roma 1° ottobre ore 11.00 via Columbia 1,  Sala Riunioni, Edificio B, IV piano presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata conferenza su: “Che ne è stato del secondo volume delle Anime Morte?” a cura di Jurij Mann, professore emerito, membro dell’Accademia Russa di Scienze Estetiche, collaboratore scientifico dell’Istituto di Letteratura Mondiale, professore dell’Università RGGU di Mosca, uno dei massimi esperti al mondo di Gogol’ di cui sta curando la pubblicazione di tutta la sua immensa opera. Presentazione del Prof. Cesare De Michelis, docente di Lingua e Letteratura russa, interviene il Prof. Alfredo Eduardo Bellingeri, direttore del Dipartimento di Beni Culturali, Musica e Spettacolo dell’Università di Tor Vergata.
N. V. Gogol’ nacque il 20 marzo (1° aprile, secondo il calendario gregoriano) del 1809 nel villaggio di Velikie Soročincy, a trenta chilometri da Vasil’evka, la tenuta della famiglia Gogol’-Janovskij. Il bambino fu battezzato in onore di San Nicola Taumaturgo, poiché la madre dello scrittore aveva pregato davanti all’icona del Santo di donarle un figlio. Dalle pagine del racconto Possidenti di antico stampo traspare il modo di vivere della famiglia Gogol’-Janovskij, lento e patriarcale: “Mi piace tanto la vita modesta di quei solitari possidenti di remoti villaggi, che nella Piccola Russia si sogliono chiamare ‘possidenti di antico stampo’…”. La villa padronale con la sua pianta, le decorazioni in stile dorico o toscano, il frontone classico che incorniciava il mezzanino, gli elementi di architettura popolare ucraina – tutto caratterizzava un tipo di edificio capace di soddisfare le esigenze del possidente ucraino medio. Gogol’ partecipò attivamente alla costruzione della villa della sua famiglia: componeva bozzetti, schizzava finestre con vetrate, disegnava orlature, mazzi di fiori e arabeschi. Nelle stanze erano appesi alle pareti, oppure adagiati per terra, tappeti ispirati ai disegni dello scrittore. Dal 1821 al 1827 Nikolaj Gogol’ studiò a Nežin, in quel ginnasio di scienze superiori, che secondo il disegno del suo fondatore, il cortigiano di Caterina II principe A. A. Bezborod’ko, sarebbe dovuto diventare il centro di istruzione, scienze e morale della regione.  A Nežin il giovane Gogol’ sognava grandi opere. Scelse per la sua vita il cammino della giustizia e decise di studiare giurisprudenza, perché credeva che proprio in quel campo ci fossero ancora tante cose da fare e, proprio in quel campo, egli si sarebbe reso veramente utile all’umanità.  Dal 1829, Nikolaj ricoprì cariche di funzionario che “non facevano invidia a nessuno”, ma non restò a lungo nei dipartimenti e nei collegi “dove tutto era soffocato, tutto era impantanato in lavori inutili, miseri: a farli, la vita si consumava senza dare frutti”. L’amore per le arti figurative portò Gogol’ nelle classi dell’Accademia di Belle Arti: ne fu allievo uditore dal 1830 al 1833. Lì fece conoscenza con molti artisti, e rimase colpito dal carattere democratico dei rapporti tra di loro. Gogol’ dimostrava particolare interesse per la pittura, per la specificità del mestiere del pittore, per la vita quotidiana degli uomini al servizio dell’arte.  Gogol’ si cimentò anche nel campo della didattica.  La prima prova letteraria del giovane Gogol’ fu il componimento poetico Italia, pubblicato sulla rivista “Il Figlio della Patria e Archivio del Nord” nel 1829: “Italia – paese rigoglioso! A te l’anima anela, colma di desiderio”.  Nel 1831 uscì in un volume la prima parte delle Veglie alla fattoria presso Dikan’ka, nel 1832 seguì la seconda. Proprio grazie al tema popolare il nome di Gogol’ diventò famoso in tutta la Russia.  La prima dell’Ispettore generale ebbe luogo il 19 aprile del 1836 al Teatro Aleksandrinskij, recentemente inaugurato in onore della zarina Aleksandra Fëdorovna.  Gogol’ andò all’estero per lavorare sulle Anime morte, cominciate nell’autunno del 1835.  Dopo aver visitato numerose città europee, il 25 marzo del 1837 Gogol’ arrivò a Roma. In quella città dove “l’uomo è più vicino al cielo di una versta intera”, sotto quel cielo sempre splendente, respirando un’aria che “faceva venire voglia di trasformarsi in un gigantesco naso, con narici grosse come secchi” per “farci entrare almeno 700 angeli”, crebbe il libro sulla vita russa. Secondo il disegno dell’autore, la prima parte del poema Le anime morte, pubblicata nel 1842, avrebbe dipinto l’immagine dell’inferno, la seconda avrebbe dovuto rappresentare il purgatorio e la terza una sorta di paradiso. Mentre il lavoro al primo volume proseguiva, Gogol’ aveva già cominciato la stesura del secondo. “Le anime morte sono un cortile sporco attraverso il quale si arriva a un edificio elegante” – queste parole di Gogol’ a proposito della prima parte del suo poema si leggono nelle memorie della principessa V. N. Repnina, entusiasta dell’opera dello scrittore dopo aver ascoltato la lettura dei primi due capitoli della seconda parte. Tra tutti i conoscenti moscoviti, Gogol’ andava più volentieri a trovare il noto slavofilo A. S. Chomjakov, confidando che nella casa dell’amico la sua anima trovava riposo. Chomjakov aveva sistemato nella sua abitazione una stanza “per la conversazione” ammobiliata con divani verdi. In quel piccolo salotto, slavofili e occidentalisti discutevano sul destino della Russia, sul suo percorso originale e sul legame reciproco con l’Occidente. Lì si riunivano, parlavano e “facevano il tifo” per la causa comune i più importanti rappresentanti dell’ “élite intellettuale” russa: gli Aksakov, i Kireevskij, T. Granovskij, P. Čaadaev, A. Herzen, M. Pogodin, Ju. Samarin, A. Tolstoj, A. Košelev. www.bicentenariogogol.it

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“Gogol nel Cinema”

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

Ritratto Karbauskis_registaPomeshik_08Roma. Non mancherà il cinema con una rassegna “Gogol’ nel Cinema” organizzata con Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, alla Sala Trevi dal 1° al 4 ottobre. Nella programmazione film di registi russi e italiani tratti delle opere di Gogol’: “Taras Bulba” (1909) di Aleksander Drankov; “Portret” (1915) di Vladislav Starevic; “Šinel’” (Il cappotto), (1959) di Aleksiej Batalov;  “Il cappotto” (1952) di Alberto Lattuada; “Revizor” (L’ispettore generale, 1952) di Vladimir Petrov, “La passeggiata” (1953) di Renato Rascel, “La maschera del demonio” (1960) di Mario Bava; “Anni ruggenti” (1962) di Luigi Zampa; “Vij” (Il Vij, 1969) di A. Ptuško;  “Il naso” (2003) di Francesco Lagi.
La rassegna, organizzata dalla Fondazione Internazionale Accademia Arco e Art interforum, ha il patrocinio dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, del Comune di Roma e dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, della Società Italiana Autori ed Editori, del Dipartimento dei Beni Culturali, Musica e Spettacolo dell’Università di Tor Vergata.  Molte le istituzioni che hanno collaborato alla realizzazione: ETI – Teatro Valle, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, Caffè Greco, Biblioteca Museo Teatrale del Burcardo, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Musei di San Salvatore in Lauro nel Complesso  Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni,Teatro d’Arte “Cechov” di Mosca, Teatro Opera da Camera Pokrovskij, Museo Nazionale della Storia – Mosca, Museo Nazionale del Teatro di “A.A. Bachrušin” – Mosca, Gosfil’mofond.

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Gogol: “Possidenti di Antico Stampo”

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

GOGOL_TEATRO_08GOGOL_TEATRO_15Al Teatro Valle il 1° e il 2 ottobre è in programma “Possidenti di Antico Stampo”, messo in scena dal Teatro d’Arte “Cechov” di Mosca,  considerato il primo palcoscenico di Russia, dove la pièce va in scena con immutato successo dal 2001. Lo spettacolo, diretto da Mindaugas Karbauskis, che è considerato uno dei più talentuosi registi russi contemporanei, riproduce un universo vario e multiforme di personaggi gretti e meschini, protagonisti di vicende al limite del nonsenso, narrate con uno stile straordinariamente originale e moderno. Per Gogol’ il teatro era un’arte sublime, di grande rilievo sociale ed è per questo che tra gli eventi per il “Bicentenario di Gogol’ ” a Roma ampio spazio viene riservato all’opera teatrale, con le due mostre, complementari tra loro, ospitate dal 1° al 29 ottobre alla Biblioteca Museo Teatrale del Burcardo della SIAE, con opere provenienti dal Museo Nazionale del Teatro di “A.A. Bachrušin” – Mosca: “Gogol’ – il Teatro – l’Avanguardia russa”, a cura di Galina Beskina, e “Nikolaj Gogol’ nelle fotografie di Šapiro (1840 – 1900)”, curata da Svetlana Semikolenova, Vice Direttrice delle attività scientifiche del Museo diБахрушина Светлана  Семиколенова. Bachrušin. Il racconto possidenti di antico stampao di Nicolaj Gogol è un idillio campestre che, insieme ad altre tre novelle, appartiene alla raccolta “Racconti di Mirgorod” pubblicati nel 1845, dove affiora la consapevolezza gogoliana dei mali che tormentano l’umanità e che, in capo ad una inevitabile deriva, ne causeranno la disfatta. E’ la storia si un’anziana coppia di coniugi che vive in campagna in una solitudine tranquilla e misurata, e in uno stato di assoluta felicità. Ma tutto questo, improvvisamente, è destinato a finire. L’anziana donna muore e il marito infermo resta in balia dei servitori che prendono il sopravvendo nella casa e lo abbandonano al suo destino. Non c’è consolazione. Non c’è sollievo. Così una morte chiama l’altra e la moglie torna dall’aldilà per portare via con se l’amato consorte.

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Bicentenario di Gogol – Roma 2009

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

GOGOL’ E ROMA_05GOGOL’ E ROMA_02GOGOL’ E ROMA_07Il 25 marzo del 1837 Gogol’ arriva a Roma e il grande scrittore russo s’innamora della città eterna e come lui stesso dichiara trova “la patria della sua anima”, il luogo dove “la sua anima viveva prima ancora che [venisse] alla luce”. A Roma – dove “l’uomo è più vicino al cielo di una versta intera”, sotto il cielo sempre splendente, respirando l’aria che “faceva venire voglia di trasformarsi in un gigantesco naso, con narici grosse come secchi” per “farci entrare almeno 700 angeli” – Gogol’ è veramente felice come scrittore e come uomo, perché viveva in pace con se stesso. Ama sia la Roma storica sia quella contemporanea, ama il popolo italiano, dotato di grandissimo senso estetico, ammira la natura dell’Italia e la sua arte. Partecipa al carnevale romano, che riuniva in un’allegria e in emozioni comuni tutti i ceti sociali. Buongustaio e buona forchetta, si gode la cucina italiana. Roma e l’Italia sono fonti di ispirazione senza fine, infatti “leggendo” Roma, facendo proprio lo spirito della Città eterna, Gogol’ abbozza l’idea più importante per tutta la letteratura russa successiva, così come per la coscienza nazionale russa: l’idea della purificazione e della resurrezione dell’uomo e della sua anima. Secondo il disegno dell’autore, la prima parte del poema Le anime morte, pubblicata nel 1842, avrebbe dipinto l’immagine dell’inferno, la seconda avrebbe dovuto rappresentare il purgatorio e la terza una sorta di paradiso. Nel bicentenario della nascita di Gogol’ la Russia ha organizzato moltissime iniziative in tutto il paese e per celebrare il grande scrittore e drammaturgo russo e soprattutto il suo legame con Roma e l’Italia, il Ministero della Cultura della Federazione Russa e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano presentano a Roma una rassegna ricca di eventi. Curata da Natalia Kargapolova, ricercatrice senior del Museo, la mostra “Gogol’ e Roma” (1 ottobre – 29 novembre 2009) con centosessanta oggetti, provenienti dal Museo Nazionale della Storia – Mosca esposti nei Musei di San Salvatore in Lauro nel Complesso  Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni, “racconta”  la figura del grande scrittore russo e il suo rapporto con la città eterna. Al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo sempre dal 1 ottobre al 29 novembre la grande esposizione  “Nikolaj Gogol’ nelle illustrazioni di Sergej Alimov”, a cura di Karina Ogandžanova,  vice-direttrice della casa-museo di A.N. Ostrovskij, mette in mostra 42 disegni originali del pluripremiato illustratore Sergej Alimov, tutti ispirati all’universo delle opere gogoliane, molte delle quali furono scritte a Roma, come il primo volume de “Le anime morte”, “Il cappotto”, “Il ritratto” e altre. Per Gogol’ il teatro era un’arte sublime, di grande rilievo sociale ed è per questo che tra gli eventi per il “Bicentenario di Gogol’ ” a Roma ampio spazio viene riservato all’opera teatrale, con le due mostre, complementari tra loro, ospitate dal 1° al 29 ottobre alla Biblioteca Museo Teatrale del Burcardo della SIAE, con opere provenienti dal Museo Nazionale del Teatro di “A.A. Bachrušin” – Mosca: “Gogol’ – il Teatro – l’Avanguardia russa”, a cura di Galina Beskina, e “Nikolaj Gogol’ nelle fotografie di Šapiro (1840 – 1900)”, curata da Svetlana Semikolenova, Vice Direttrice delle attività scientifiche del Museo di Bachrušin.

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Modigliani, una storia segreta

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

Jeune femmeMilano fino al 20/11/2009 Foro Buonaparte 67 Museo Fondazione Luciana Matalon L’esposizione ripercorre un episodio personale della vita del pittore livornese, presentando, per la prima volta a Milano, il ritratto di Simone Thiroux, la donna con la quale, nel 1916, l’artista ebbe una fugace relazione da cui nacque Ge’rald, mai riconosciuto dal padre. Accanto al dipinto, disegni, schizzi e alcune sculture d’apre’s dell’artista, ritratti e opere dei suoi amici italiani e francesi, oltre a lettere e fotografie di familiari.  L’iniziativa, dal titolo Modigliani, una storia segreta, curata da Massimo Riposati e organizzata in collaborazione con il Modigliani Institut Archives Legales Paris-Rome, presieduto da Christian Parisot, ruota attorno a un’opera che viene presentata per la prima volta nel capoluogo lombardo.  Si tratta del dipinto a olio Jeune femme à la guimpe blanche che ritrae Simone Thiroux, giovane donna medico che, nell’inverno del 1916, ebbe una fugace relazione con l’artista livornese e da cui nacque un figlio, Ge’rald, mai riconosciuto dal padre. Di questo episodio della vita di Modi’ non si ha quasi traccia nella sua biografia. Per Simone e Ge’rald non ci fu spazio nella sua complicata esistenza; in quegli anni l’artista, infatti, incontro’ la donna piu’ importante della sua vita, Jeanne Hebuterne, da cui avrà, nel 1918, la figlia Jeanne.  Completano il percorso espositivo lettere e fotografie di familiari e amici che documentano l’aspetto piu’ intimo della vita di Modigliani. Sullo sfondo, una Parigi di inizio secolo, allora capitale della pittura di avanguardia europea e lontana dalle lacerazioni della Grande Guerra, dove Modigliani sviluppo’ un proprio personale linguaggio figurativo, in bilico tra innovazione e classicità e che ha saputo aprire nuove strade alle generazioni future di artisti. Catalogo: Edizioni Carte Segrete (Immagine: Jeune femme)

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Mostra di Diego Iaia

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

iaiaRoma  fino al 30/11/2009 Via della Barchetta, 11 The Gallery Apart Le Brigate Rosse hanno ucciso Alighiero Noschese The Gallery Apart apre la stagione 2009-2010 con la prima mostra personale di Diego Iaia. È anzi l’esordio assoluto di un artista che per molti anni ha prodotto molti cicli di opere di cui il progetto “Le Brigate rosse hanno ucciso Alighiero Noschese” e’ solo il piu’ recente e maturo esempio.  Tutto nasce da una fascinazione, l’irresistibile attrazione verso una figura che, moltiplicandosi in innumerevoli rappresentazioni dell’altro, e’ riuscito paradossalmente ad interpretare un unicum, l’Imitatore per eccellenza, senza confronti e condivisioni. Alle trame ancora oscure che segnano la tragica fine dell’attore, Iaia sovrappone una suggestiva interpretazione che travalica il limite della fantapolitica.  Dopo quattro anni di inspiegabile assenza dagli schermi televisivi, nel 1978 Noschese partecipa al programma -Ma che sera-, condotto da Raffaella Carrà, che pero’ va in onda durante i giorni del rapimento Moro. Tra gli sketch preparati vi e’ anche l’imitazione dello statista democristiano, che ovviamente non puo’ andare in onda. Il declino di Noschese si acuisce e sconfina nella depressione e il 3 dicembre 1979, a soli 47 anni, si suicida con un colpo di pistola alla tempia nella cappella della clinica romana Villa Stuart, dove e’ ricoverato. Da qui, la fantasiosa interpretazione di Iaia che, in virtu’ della proprietà transitiva, attribuisce alle Brigate Rosse la responsabilità della morte di Alighiero Noschese. La vita dell’imitatore Noschese si sovrappone a quella dell’imitato Moro: -Ora l’immagine non puo’ piu’ immaginare il reale, poiche’ coincide con esso.- (J. Baudrillard, Il delitto perfetto). (Iaia)

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Subodh Gupta: Solo show

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

1254240658bLondon until 31/10/09 Hauser & Wirth 196A Piccadilly In his new works Gupta moves away from composite sculptures towards objects that possess an auratic quality. Readymade commodities experience transformations in scale and material, transmogrifying from factory-produced items into extraordinary artefacts. Employing such culturally loaded mediums as bronze, steel and marble, he presents subject matters whose symbolism varies from the universal to the enigmatic, and whose emotional impact ranges from menace to nostalgia. Appropriated icons from the canon of Western art share company with replicas of perishable, interchangeable goods associated with India, and items whose import is specific to the artist. Gupta’s work treats unlike things with equal respect, embodying the clash between impersonal and individual experience in contemporary society. He tests the ways in which meaning and value are constructed, exploring art’s capacity to withstand and channel the effects of expansion, displacement and translation. Subodh Gupta was born in 1964 in Khagaul, Bihar, India. He studied at the College of Art, Patna (1983 – 1988) before moving to New Delhi where he currently lives and works. Trained as a painter, he went on to experiment with a variety of media, which culminated in his first installation in 1996 entitled ’29 Mornings’. His work has been prominent in major international biennials and has been the subject of numerous solo exhibitions across Asia, Europe and America. Recent group exhibitions include The Garage (GCCC Moscow)’s ‘A Certain State of the World?’, works from the Pinault Collection (2009) curated by Caroline Bourgeois; ‘Altermodern: Tate Triennial 09′, curated by Nicolas Bourriaud; ‘Indian Highway’ (2008), curated by Julia Peyton-Jones and Hans Ulrich Obrist, Serpentine Gallery, London, currently on show at Astrup Fearnley Museum of Modern Art, Oslo and touring to other venues; and ‘Where in the World’ (2008), curated by Kavita Singh, Shukla Sawant and Naman Ahuja, Devi Art Foundation, New Delhi. (Image: Et tu, Duchamp?)

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Lorenzo Puglisi: Pitture

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

puglisiMilano fino al 31/10/2009Vicolo Lavandai 4, Galleria Obraz A cura di Emanuele Beluffi  La pittura, ancora. Una mostra sulla pittura in quanto pratica espressiva che parla da se’. E, dall’universale al particolare, sulle pitture di Lorenzo Puglisi, che ha adottato la disciplina come organo dell’intelletto. Mezzo linguistico privilegiato per fissare la realtà oltre il velo delle apparenze. Dimostrazione che la pittura pensa.  E in un rovesciamento dell’abiura platonica delle arti visive, la pittura del Puglisi poggia su una dottrina pratico-razionalizzante realizzata non da un filosofo ma da un pittore – o un pittore filosofo, fate voi. Che difende la teoria della pittura come strumento conoscitivo i cui presupposti sono la negazione della verità di Platone, che vedeva la pittura come un depotenziamento del vero in quanto imitazione di un’imitazione (puglisi)

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Cerith Wyn Evans: New works

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cerithRoma until 31/10/2009 via Orti D’Alibert, 1e Galleria Lorcan O’Neill On Wednesday, 30 September 2009, Galleria Lorcan O’Neill Roma will open the autumn season with an exhibition of new works by the British artist Cerith Wyn Evans. In the gallery’s two spaces in the center of Rome, the show will feature newly made drawings, paintings, neons, and sculptural pieces using mirror.  Born in Llanelli, Wales, in 1958, Wyn Evans grew up speaking Welsh. He graduated in film and video from the Royal College of Art in London in 1984, and soon after began working as an assistant to filmmaker Derek Jarman. He made his own short, experimental films, which were screened throughout Europe, and began to collaborate with artists and friends like the choreographer Michael Clark, the performance artist Leigh Bowery, and the musical group The Smiths. During this period, he was also a frequent sitter for the painter Lucian Freud.  His work shifted direction in the early 1990′s, when Wyn Evans began to explore the phenomenology of language, perception, and communication. He began a series of works where large hanging chandeliers -read’ texts in flashing Morse code by philosophers and poets whose ideas interested him (Guy Debord, William Blake, and Maurice Merleau-Ponty, among others). He began to use neon (a famous early work is a sign that spells EXIT backwards) and fireworks to literally illuminate certain phrases or texts. He made a firework text on the site of Pier Paolo Pasolini’s murder at Ostia, near Rome, setting ablaze lines of dialogue from the filmmaker’s Oedipus Rex.  Cerith Wyn Evans has participated in solo and important group exhibitions, at institutions around the world, such as: Museum of Fine Arts, Boston (2004), Centre Georges Pompidou, Paris (2004), Istanbul Biennial (2005), Bawag Foundation, Vienna (2005), Institute of Contemporary Arts, London (2006), Yokohama Biennale (2008), Venice Biennale (1995, 2003 and 2009), and Mori Art Museum, Tokyo (2009). He currently lives and works in London. (cerith)

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A ottobre visite gratis dal dentista

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

Anche quest’anno ottobre sarà il mese dedicato alla prevenzione dentale. In particolare a quella dei bambini dai 6 ai 12 anni. Grazie all’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi), in collaborazione con Mentadent, sarà possibile prenotare una visita gratuita al numero verde 800.600.110. Lo comunica l’Andi in una nota. “E’ sempre utile ricordare – spiega il segretario culturale Nicola Esposito – che una buona salute orale è importante per mantenere sano tutto l’organismo. Ed è necessaria per evitare successivi interventi più invasivi e quindi più costosi”. Per conservare a lungo un sorriso bello e sano bisogna prendersi cura fin da bambini dell’igiene della bocca. Per questo, sottolinea l’Andi, è importante condividere con i più piccoli i gesti di prevenzione, come lavare i denti mattina e sera. Quest’anno i bambini, durante la visita, riceveranno un trattamento al fluoro in gel per rinforzare i denti e proteggere il loro sorriso. Inoltre l’Andi, insieme alla Società italiana di odontostomatologia per l’handicap, vuole promuovere la sensibilizzazione degli operatori verso i pazienti con speciali necessità. Per questo i centri odontoiatrici specializzati per soggetti con disabilità, che hanno aderito all’iniziativa, forniranno assistenza e supporto nel caso si presentino cittadini con necessità terapeutiche che richiedono un ambiente protetto.

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Riduzione del traffico al centro di Roma

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

Al via il piano di riduzione del traffico al centro storico della Capitale che prevede “in primis” la resa in atto in aerea pedonale dell’ intera zona del cosiddetto “Tridente”, vale a dire le tre strade principali che collegano Piazza del Popolo a Piazza Venezia quali via Ripetta, via del Corso e via del Babbuino. Il vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori Oscar Tortosa dichiara:”Sono proposte presentate già da tempo. Ultimamente si parla tanto di grandi iniziative su tutti i settori. In questo caso – prosegue – mi auguro che riescano a trovare un accordo con i commercianti. Vorrei sapere inoltre, in quale modo riuscirebbero ad ovviare alla congestione del traffico nelle zone limitrofe al centro”. Entro il 2010 è previsto anche un allontanamento dei jumbobus per essere sostituiti da autobus più moderni, a basso impatto ambientale e di misura decisamente più adeguata ai vicoli delle strade del centro. Alcuni capolinea dell’autobus di piazza San Silvestro e piazza Augusto Imperatore verranno trasferiti. Come se non bastasse, l’attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno, sembrerebbe determinato a chiudere l’accesso perfino alle macchine blu. La realizzazione di un piano del genere, dovrà necessariamente essere supportata da diversi servizi quali il completamento del parcheggio a villa Borghese e l’ultimazione della linea C della metropolitana. Di ampio respiro saranno inoltre le iniziative di mobilità alternativa come il metodo dello “sharing” per auto, furgoni e biciclette, diffondendo anche l’utilizzo di veicoli elettrici e ibridi. Tortosa aggiunge:”Per quanto riguarda il piano di ampliamento del parcheggio di villa Borghese visti i trascorsi, credo saranno diverse le complicazioni da affrontare. I cittadini si aspettano proposte serie dal sindaco e dell’assessore Marchi”. L’esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro conclude:” Mi auguro non si commetta l’errore di sanare da una parte per mortificare dall’altra”.

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Rugby Cochi: Celtic League a Roma

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

“Ribadiamo, come già espresso più volte, il pieno sostegno del Comune alla realizzazione del progetto Flaminio – Casa del Rugby. L’assegnazione in affidamento dello Stadio Flaminio alla Federazione Italiana Rugby, per ospitare le due o tre partite annuali del Torneo delle 6 Nazioni e le partite della Magners Celtic League, sta procedendo secondo i tempi preventivati dagli Uffici del Comune, fermo restando una rapida risposta nell’accettazione del Disciplinare di concessione, così come da Regolamento Comunale, per i rapporti che legano l’ente capitolino con i singoli concessionari, sui circa 130 impianti sportivi di proprietà comunale come il Flaminio. E’ questo un grande progetto per il rugby, per il quale il Comune sta investendo, che trova giustificazione nella popolarità in continua crescita di questa disciplina sportiva”. E’ quando dichiara il delegato allo Sport, Alessandro Cochi “È importante però che un impianto come il Flaminio possa vivere il rugby con continuità e non solo occasionalmente. A tal proposito il Comune di Roma è disponibile a vagliare ipotesi che consentano alla Federugby di sostenere gli onerosi costi di gestione e manutenzione dell’impianto che coinvolge anche altre 5 Federazioni Sportive, facendo sì che, al tempo stesso, il volto dell’intera area possa proseguire quel processo di miglioramento innescato dalla presenza dell’Auditorium. In virtù di tutto questo il Comune ha particolarmente apprezzato l’assegnazione alla città di Roma della Magners Celtic League che garantisce la continuità di cui un progetto come questo ha necessariamente bisogno”, conclude Cochi.

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Etichette alimentari in dialetto e italiano?

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

Il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, voce autorevole nel settore e quindi da prendere sempre in seria considerazione qualunque cosa dica, oggi, durante la trasmissione TvKlausCondicio, ha fatto sapere di avere intenzione di rendere obbligatorio, sulle etichette alimentari, la dicitura in italiano e nello specifico dialetto, per cui -secondo il nostro ministro- dovrebbero esserci indicazioni di questo tipo: radicchio di Treviso / radicio de Treviso; focaccia ligure / fugassa; il pane biscottato campano /fresella; gli gnocchi sardi / malloreddus. Che ci siano dei produttori che per meglio specificare il proprio prodotto usano termini dialettali, non e’ una novita’: ovunque si trovano freselle e malloreddus (come li chiamano a Cagliari, mentre a Sassari gli identici gnocchetti li chiamano cicciònese… chissa’ quale dovrebbe essere obbligatorio…). Ed e’ altrettanto noto a chiunque produca usando un termine gergale per l’etichetta che, o si tratta di un marchio su cui si investono milioni per farlo conoscere, oppure ci si limita ad un mercato territorialmente ristretto. Ognuno e’ libero e valuta alla bisogna. Altro e’ cio’ che ha intenzione di fare il ministro Zaia, cioe’ l’obbligatorieta’: cioe’ tutti i produttori sono condannati o ad investire milioni sui propri marchi o ad essere aziende con mercati limitati.  Su questa storia del dialetto, se si va oltre la tradizionale boutade estiva per tenere le pagine dei giornali, si corre il rischio di farsi male. Se, come auspica il ministro Zaia, il dialetto fosse reso obbligatorio a scuola, avremo schiere di ragazzi che parleranno un italiano stentoreo, un presunto buon dialetto e continueranno ad essere gli ultimi in Europa a conoscere l’inglese. E comunque, visto che se volessero diventare produttori di alimentari sarebbero obbligati ad altrettanta etichetta in dialetto, non ne avrebbero grande nocumento linguistico, ma sicuramente dovrebbero limitarsi al mercato locale. Altro che Pmi (piccole e medie imprese) coi loro giganteschi problemi proprio perche’ Pmi, il nostro ministro auspica un’economia legata al quartiere (i dialetti sono diversi anche da quartiere a quartiere nel medesimo centro abitato). Altro che “made in Italy”, il ministro del Governo sta lavorando per il “made in Forcella”, “made in San Frediano”, “made in Testaccio”, “made in Niguarda”, “made in Mirafiori”, etc.

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Il discorso di Benedetto XVI a Praga

Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 settembre 2009

Lettera al direttore. Gentile direttore, Benedetto XVI nell’ultimo giorno del suo viaggio nella Repubblica Ceca, riferendosi agli uomini che governano i popoli, ha detto che “c’è bisogno di persone credenti e credibili, dedite non al proprio interesse egoistico ma al bene comune”. Mi sembra un discorso giustissimo, ed è comprensibile che queste parole siano dette da un credente per eccellenza. Però, a ben riflettere, l’affermazione del Pontefice sembra escludere la possibilità che possano esserci buoni governanti non credenti e credibili. Non è il fatto di credere o non credere a determinare l’onestà, l’intelligenza, e la capacità di una persona. (Elisa Merlo)

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