A Copenhagen per il clima
Pubblicato da fidest su Sabato, 7 Novembre 2009
I leader dell’Unione Europea non possono più aspettare gli Usa se intendono raggiungere un accordo ambizioso a Copenhagen. Continuare ad attendere una svolta degli Usa, infatti, significa rischiare di perdere l’occasione per siglare un accordo equo sul clima dopo due anni di lavoro. Così Oxfam International e Ucodep commentano l’esito dei negoziati Onu sul clima di Barcellona, gli ultimi prima del vertice decisivo di Copenhagen. “In questo momento, la lunga ombra degli Usa aleggia sui negoziati. I paesi ricchi stanno chiaramente usando gli Stati Uniti come una scusa per mettere i loro interessi nazionali prima delle sofferenze di milioni di persone. Persone che, a causa dei cambiamenti climatici, perdono la vita, soffrono la fame, perdono la casa e vivono in condizioni non dignitose”, dichiara Elisa Bacciotti, portavoce di Ucodep e Oxfam International. “E’ deludente vedere quanto sta accadendo a un blocco di paesi come l’Ue. L’Europa è stata in prima linea nella lotta contro i cambiamenti climatici e ha investito significativamente per preparare la strada a un accordo globale senza precedenti. Ora, tutti questi sforzi sono presi in ostaggio dalle politiche interne degli Usa”, conclude la Bacciotti. Durante i colloqui di Barcellona, i paesi industrializzati non sono riusciti a trovare un accordo sul taglio delle emissioni di CO2, né a mettere sul tavolo impegni sicuri sulle risorse finanziarie per il clima. Non c’è stato inoltre nessun miglioramento su una questione cruciale: il rischio che i fondi per combattere i cambiamenti climatici siano prelevati dall’aiuto pubblico allo sviluppo. Secondo Oxfam e Ucodep, cresce perciò la preoccupazione che per affrontare la sfida del clima siano deviati fondi destinati a costruire scuole e ospedali nei paesi poveri. Uno scambio inaccettabile, che si può evitare in un solo modo: i fondi per il clima devono essere addizionali. A Barcellona, le nazioni africane hanno bloccato i colloqui per l’assenza di una seria discussione sul problema centrale della riduzione delle emissioni dei paesi ricchi. Una mossa che ha dimostrato in modo chiaro che questi paesi non accetteranno un accordo debole, che non avrebbe alcun significato per le persone che vivono in prima linea i cambiamenti climatici. Nonostante le battute d’arresto, i negoziati tecnici a Barcellona hanno fatto registrare anche progressi in alcune aree: la possibilità di raccogliere nuovi fondi per aiutare i paesi poveri a fronteggiare i cambiamenti climatici dai controlli sulle emissioni dell’aviazione internazionale e della navigazione commerciale; gli impegni dei governi per ridurre la deforestazione; un maggiore riconoscimento della necessità che i paesi poveri decidano quello di cui hanno bisogno per adattarsi ai cambiamenti climatici.