I ragazzi nella shoah
Pubblicato da fidest su giovedì, 14 gennaio 2010
Roma 19 gennaio alle ore 18.00 alla Casa della Memoria e della Storia – in via S. Francesco di Sales, 5 presentazione del libro che racconta come i bambini vissero l’Olocausto attraverso le loro lettere, i racconti e le testimonianze. «Avevo cinque anni quando nel 1938 furono promulgate le leggi razziali. La persecuzione antiebraica cominciò anche contro di me». Così Luciana Tedesco, classe 1933, ebrea, racconta nel suo libro cosa fu per lei, bambina, la Shoah. E cosa fu per tanti bambini, cresciuti in fretta tra urla, disperazione e campi di sterminio. All’incontro saranno presenti Anna Dalla Mura, che commenterà le immagini del volume e Giuliano Compagno, dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma e Vera Michelin, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati, che porterà la sua testimonianza. Ad arricchire l’incontro la lettura di alcuni brani e dei video che racconteranno quel periodo buio e triste. Il volume ci accompagna ricostruendo quei terribili anni: la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, l’apertura nel 1940 del campo Auschwitz-Birkenau, le sperimentazioni, la gassificazione degli zingari. Dopo quel 2 agosto 1944 il silenzio mortale dell’intero lager divenne davvero definitivo perché l’unica cosa in grado di spezzarlo erano stati i canti e i giochi dei piccoli zingari. Intanto le lettere dei bambini, alcune mai spedite, ci raccontano quel pianto soffocato, l’ansia per i genitori scomparsi, la paura della solitudine, il bisogno di affetto. Ma anche la sensazione della brezza mattutina sulla pelle che lava pensieri terribili, il latte caldo con pane e marmellata offerto da qualche contadino che offre riparo e rifugio. «E poi i prati, i fiori, il cielo, il sole faceva sentire che non tutti erano nemici, c’erano anche degli amici», come si legge in una lettera. Nei crematori di Auschwitz-Birkenau, che erano in funzione giorno e notte, venivano bruciati circa 1500 corpi alla volta e le loro ceneri utilizzate nella fertilizzazione dei campi oppure gettate negli stagni, o nei corsi d’acqua circostanti. Fino a quel 27 gennaio 1945 quando i soldati sovietici liberarono il campo di Auschwitz-Birkenau. Oggi, grazie ad una legge del 20 gennaio 2000, il Parlamento italiano ha stabilito che il giorno 27 gennaio sia riconosciuto come Giorno della Memoria. Questa una delle lettere presenti nel volume: “Sono Roberto e ho sette anni. Ho saputo dal mio papà la storia di mia nonna. Anche lui l’ha saputa da poco, perché nonna non aveva mai voluto raccontarla. Però, prima di morire, ha lasciato ai suoi sei figli uno scritto di venti pagine… Mia nonna Grazia nel 1943 abitava al Portico d’Ottavia, nel ghetto di Roma. Nell’estate del 1943 aveva sedici anni e per sfuggire ai bombardamenti di Roma trovò rifugio con la famiglia a Sutri e così sfuggì alla tragica retata tedesca del 16 ottobre 1943. Ma un certo giorno del 1944 il podestà di Sutri chiamò il mio bisnonno Leone e gli raccomandò di lasciare Sutri al più presto perché era arrivata una circolare che gli ordinava di denunciare tutti gli ebrei presenti nel Paese. La famiglia di mia nonna andò via subito e si salvò. So che mio padre e i miei zii hanno piantato alberi in Israele per ricordare il podestà di Sutri e onorarlo. Anche io lo ringrazio perché, salvando mia nonna, mi ha dato la possibilità di nascere e di vivere questi sette anni”. L’incontro ha il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, delle Biblioteche di Roma e della Casa della Memoria e della Storia.
MEMORIA DI UN POPOLO — Marina Gersony detto
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