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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

Calamità nel messinese e il ping pong istituzionale

Pubblicato da fidest su martedì, 22 giugno 2010

Mentre il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, afferma che << in otto anni L’Aquila sarà più bella e sicura di prima >>, nei paesi dei Nebrodi colpiti dal nubifragio dell’ottobre 2009 e dalla frana del febbraio 2010 si continua a “giocare” con le vite della gente e a cercare in giro per l’Italia le ordinanze che dovrebbero stanziare i fondi per la ricostruzione dei territori colpiti. L’ordinanza che stanzia i fondi per il Comune di San Fratello, ad esempio, dovrebbe essere ferma a Palermo o a Roma, ancora non si riesce ad individuarne le responsabilità. Intanto le famiglie hanno dovuto abbandonare non solo i luoghi di provenienza, perché rimaste senza le proprie abitazioni, ma anche gli alberghi in cui erano alloggiate perché indisponibilità di fondi. Nel messinese, si è preso atto, che non è possibile rifondare le città colpite dalle calamità per carenza di spazi disponibili e la messa in sicurezza degli edifici esistenti disastrati è troppo onerosa. San Fratello, Scaletta Zanclea e Giampilieri sono destinati a scomparire del tutto? Nella questione si inserisce con rabbia il Presidente del Movimento per il Sud, Antonino Calì, sostenendo che << la risposta sta in quella “maledetta” ordinanza che, partendo da San Fratello, dovrebbe dare il via libera alla ricostruzione dei comuni franati. All’ordinanza, che stanzierebbe 30 milioni di euro per tutti i comuni interessati (ce ne vorrebbero 60 milioni solo per San Fratello), si dice che manchi solamente la firma del Presidente del Consiglio, quel Presidente che nel messinese e in Sicilia ha conseguito eclatanti risultati elettorali. Altre fonti sostengono che, invece, manchi la firma del Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. Un rimbalzo di responsabilità, insomma, che non fa altro che aumentare sempre di più quel divario di sociale che ha sempre contraddistinto il perire del Sud e della Sicilia in particolare. Le cose qui non funzionano perché non c’è la volontà di farle funzionare. Anziché pensare a rimpasti di Giunta e a strategie di potere varie, il nostro caro Presidente della Regione dovrebbe battere i pugni per ottenere il dovuto rispetto per la Sicilia, quel rispetto che i siciliani si sono guadagnati rispondendo sempre per primi alle raccolte dei fondi da inviare alle altre regioni colpite dalle calamità naturali >>. (fonte Movimento per il Sud)

Una Risposta a “Calamità nel messinese e il ping pong istituzionale”

  1. Si continua a pianger miseria, ma si continua a sprecare,sostenendo le discariche e gli inceneritori,che oltre che inquinanti sono molto costosi. Con un nuovo sistema brevettato di smaltimento dei r.s.u.,che li incorpora in blocchi di cemento,si spenderebbe meno delle discariche e degli inceneritori,non si inquinerebbe e si potrebbero sistemare in economia molti siti a rischio idrogeologico o dissestati
    Darò spiegazioni dettagliate sul nuovo sistema, a chi ne sia seriamente interessato.
    Genova – aldocannavo@fastwebmail.it

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