Trabia (Pa), 3 e Martedì 4 gennaio, presso l’Hotel Torre Artale si terrà il Convegno organizzato dall’Ufficio Regionale per la Dottrina della fede e la Catechesi sul tema “Educare alla vita Buona del Vangelo. Compiti e finalità per una catechesi che inizi alla vita cristiana”. Obiettivo dell’incontro, destinato ai direttori e alle Equipe degli uffici catechistici diocesani, è “dare un apporto, alla luce degli orientamenti pastorali della CEI per il decennio 2010-2020 “Educare alla vita buona del Vangelo”, alla formazione degli educatori-catechisti nelle Chiese di Sicilia: prendere consapevolezza che la relazione educativa implica la gratuità del dono, mettere se stessi – il tempo, le capacità, le competenze, tutta intera la propria vita- a servizio della crescita dell’altro; abilitare i catechisti ad accompagnare l’uomo, con una relazione empatica, a diventare sempre più se stesso”. Saranno presenti mons. Salvatore Muratore, vescovo delegato dalla CESi per la Dottrina della fede e la Catechesi,il direttore dell’Ufficio don Giuseppe Alcamo, il vicedirettore regionale don Pasquale La Milia, il giornalista G. Savagnone e il prof. G. Costa dell’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina.
Archivio per 2 gennaio 2011
Educare alla vita Buona del Vangelo
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
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Libertà di pensiero
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
L’art. 21 della costituzione italiana afferma: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ma la prima obiezione che ci poniamo è il chiederci se è proprio così. Lo abbiamo sperimentato scrivendo un articolo indirizzandolo singolarmente a tutte le testate quotidiane della carta stampata, ma nessuna di esse lo ha pubblicato né si è fatto premura di motivare la ragione. Siamo passati alle emittenti radio e televisive con un messaggio in versione video youTube, ma inutilmente. Alla fine ci siamo rivolti ai periodici ma il risultato non è cambiato. Abbiamo scritto, in pratica, ad oltre 4000 testate e il silenzio è rimasto tombale. Dobbiamo, dunque, dedurre, pur nel nostro modesto angolo di visuale, che l’art.21 è inapplicabile. Qualcuno potrà obiettare: l’argomento posto all’attenzione dei media era irrilevante, è stato scritto male, ecc. Ma abbiamo avuto l’opportunità di una controprova: lo stesso articolo lo abbiamo pubblicato sul nostro blog. In poche ore abbiamo avuto più di cento visitatori e ben 15 commenti. Ad un mese di distanza i lettori sono saliti a mille e i commenti a circa 50. E precisiamo: non si è trattato di un articolo unico. Abbiamo avuto una media di 60 articoli pubblicati al giorno e in un anno abbiamo raggiunto i 22mila con oltre 800.000 visitatori. E c’è da dire di più. Tutte le notizie ci sono pervenute da singoli individui, da associazioni no-profit mentre le grandi assenti sono state le istituzioni (per loro scelta) e i partiti politici (tranne qualcuno). Le stesse lettere al direttore sono state numerose e le abbiamo pubblicate nella loro quasi totalità.
Ora se vogliamo trarre una riflessione conclusiva ciò che si cerca di fare non solo è il non informare correttamente ma di censurare sistematicamente la “libera informazione” e impedendo di fatto che la “formazione del libero pensiero” si possa costituire con la circolazione delle idee e per informare per ciò che è e non certo per ciò che si vuole capziosamente far sapere. Ora le cose sembrano mutare e diciamo grazie alla rete web che ci permette di far circolare quelle stesse idee che sono state sistematicamente ignorate dagli organi d’informazione tradizionali. Ma, purtroppo, anche sulla rete incominciano a funzionare particolari contromisure da parte di chi teme questa libera diffusione delle idee. Ci riferiamo alla diramazione di notizie “spazzatura” e ad una “disinformazione” sistematica studiata a tavolino per generare dubbi e falsi convincimenti. Ciò significa, a nostro avviso, che tutti noi dobbiamo armarci di una conoscenza maggiore dei fatti e di verificare le notizie visionate attraverso varie fonti. E’ vitale se vogliamo crescere nella verità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Militari lontani e separati dalla società civile
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Da una riflessione di Francesco Santoro. Dal punto di vista delle scienze sociali, le Forze armate accentuano la separazione dalla società di cui fanno parte al fine di svolgere compiti impopolari all’interno di essa. Specchio e metro di misura del livello di civiltà di una società, esse incrementano il controllo e la subordinazione dei loro appartenenti all’aumentare della conflittualità dell’ambiente in cui operano. Da qui è stato desunto che le Forze armate diventano sempre più separate e marginali in quanto centrali per il funzionamento di una società più conflittuale, dove diminuisce il ricorso al consenso per gestire le tensioni. In una società in cui si assiste all’emersione di tensioni sociali di tipo economico, ecologico ed etnico e dove la disponibilità di risorse per farvi fronte diminuisce, c’è il rischio che le politiche conseguenti siano sempre più di tipo repressivo. In quest’ottica non è un caso la normalizzazione dell’utilizzo di militari nelle più svariate emergenze, anche di ordine pubblico, proposti mediaticamente come una panacea per i mali dell’Italia. Indicativo a riguardo è stato l’intervento del Capo della Polizia Manganelli di alcuni giorni fa (13 novembre), che ha parlato di ”una deriva patologica di fenomeni che dovevano essere risolti da chi è pagato per farlo”, e che invece sfociano in emergenze di ordine pubblico. Per sintetizzare, il concetto è: accentuazione della separazione e del controllo interno degli organismi a struttura militare come passaggio e prerequisito verso una società dotata di un’architettura sempre più autoritaria. Da qui, l’interesse del cittadino che ha a cuore la democrazia del proprio paese a far sì che il percorso s’inverta e che i cittadini militari non siano isolati dalla società democratica, ma pratichino la democrazia che proteggono contribuendo attivamente alla sua vitalità. (Francesco Santoro Componente Direttivo Nazionale Ficiesse)
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Conferenza Consorzio bonifica Sud
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Vasto 3 gennaio, alle ore 11, presso il Consorziodi Bonifica Sud, in Cont.da Sant’Antonio Abate, è convocata una conferenza stampa dove verranno trattati i seguenti argomenti: – Attuazione finanziamenti del Piano irriguo nazionale; – Verifica dell’intesa Stato – Regioni per opere ricadenti nel territorio del Consorzio di Bonifica Sud;- Verifica attuazione finanziamento CIPE per opera di completamento per la Diga di Chiauci;- Verifica attuazione Prove di Invaso alla Diga di Chiauci. Alla conferenza stampa parteciperà l’assessore regionale Mauro Febbo, presidente del Consorzio Fabrizio Marchetti e l’ing. Buda resp. proc. Diga di Chiauci
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Onore a Matteo Miotto: soldato italiano belligerante
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Con grande coerenza e consapevolezza, Matteo Miotto ha lasciato il suo testamento morale, nel quale chiede, come in un tragico presentimento, di essere sepolto tra i “cauti in guerra”. Chiede, quindi, il riconoscimento ufficiale del suo “status” di soldato belligerante, altro che “missione di pace!” Uno status che coinvolge indistintamente tutti i militari in quel teatro di guerra. Il ministro La Russa vorrebbe seppellire questa scomoda salma sotto un simulacro di parole idonee a proseguire nell’itinerario della menzogna, ma si ritrova davanti un’accusa pesantissima che deve riconoscere oppure continuare a mistificare. Onore a Matteo Miotto, soldato italiano belligerante, vittima di guerra! ( Rosario Amico Roxas)
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Capodanno di sangue ad Alessandria d’Egitto
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Ma si è trattato di un attentato a fini religiosi? Non credo proprio ! La religione, nel suo contenuto trascendente, non c’entra nulla, piuttosto è da ricercare il contenuto immanente che identifica il cattolicesimo con questo Occidente che vanta possedere le “sole radici” del cattolicesimo cristiano.
Il cattolicesimo è visto come emanazione di questo Occidente in perenne stato di belligeranza, in chiave colonialista e neo. Sorge il dubbio che l’andamento attuale non sia frutto di spontanea reazione nazional-popolare, ma sia frutto di una ben studiata strategia da parte del pianeta Occidente, per giustificare il soffocamento delle istanze che premono verso una migliore qualità della vita di popoli che vengono mantenuti in condizioni sub-umane, da qui la “paura” del mondo islamico verso questo Occidente sfruttata per rilanciare allo stesso Occidente la medesima “paura” che è stata inseminata con la continuità delle guerre, come in un sanguinoso tavolo di ping-pong. Allora emerge una nuova esigenza di analisi; un’angolazione diversa della visuale che si vuole imporre di un mondo Occidentale minacciato, costretto a difendersi con “azioni preventive”, cioè guerre esterne di difesa, certezza di una guerra per scongiurare l’ipotesi di una guerra. colonialista. Non c’è dubbio che l’elemento più importante da studiare è quello del fondamentalismo islamico e il suo accreditarsi come movimento nazionalista e autonomista, in contrasto con il neo-colonialismo che vorrebbe mantenere, in tutta l’area del Medio Oriente e del Nord-Africa, un predominio politico, sociale che diventa predominio economico, che prevede una sudditanza dei popoli mediorientali e il mantenimento di manodopera a basso costo e sfruttamento delle materie prime. (a commento di un articolo apparso su Il Messaggero del 2 gennaio 2011) (Rosario Amico Roxas)
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La catena alimentare
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Un interessante saggio edito dalla Fidest qualche anno fa era incentrato sulle ragioni che possono spingere gli esseri umani ad uccidere i propri simili e le altre specie viventi e a distruggere sistematicamente l’ecosistema. Due furono le tesi sostenute. La prima fu che essendo l’uomo al vertice della catena alimentare occorresse un elemento di autodistruzione controllato che ne limitasse la prolificità. In natura, infatti, questo equilibrio tra specie diverse è proprio stabilito dalla legge della sopravvivenza uccidendo le specie meno dotate. La seconda ipotesi si allacciava alla prima ipotizzando la possibilità che esistesse una programmazione controllata che partisse dal codice genetico e si concretizzasse invertendo i valori etici. In altre parole per questi soggetti il concetto di morale era capovolto. Per essi era morale uccidere e non viceversa. Ciò potrebbe spiegare come la maggior parte degli esseri viventi non uccide e non ha mai ucciso, mentre per una, sia pur limitata, componente è l’esatto contrario. Vi sono state poi delle varianti culturali richiamate dalle grandi figure filosofiche da Platone in poi (vedasi la Repubblica Ideale) dove, ad esempio, la guerra è considerata il fatto fondamentale della vita politica e tanto che sia Platone sia Aristotele non escludevano la presenza permanente della letalità militare. Riflessione che è stata ripresa sia da Macchiavelli sia Thomas Hobbes nel Leviatano e ancora da John Locke nei “Due trattati del governo”. Jean-Jacques Rosseau nel suo “Contratto sociale” fu ancora più esplicito affermando che “Quando il principe gli dice: “Occorre allo stato che tu muoia, egli deve morire; perché (…) la sua vita non è più soltanto un beneficio della natura, ma un dono condizionale dello Stato.” Che dire poi quando l’atto di uccidere diventa il motivo conduttore per la nascita di una grande nazione? E’ la storia degli Stati Uniti. Si impose l’integrazione nazionale con una guerra civile uccidendo circa 75mila confederati e 140mila dell’Unione e altre morti si ebbero per il controllo delle Hawai, di Puerto Rico, Guam e Filippine e via di questo passo, ma con un crescendo impressionante. Oggi gli Stati Uniti hanno accresciuto la loro capacità ad uccidere sino ad abbracciare il mondo intero. Dispone di un milione e mezzo di uomini e donne in armi e di 23mila pianificatori del Pentagono che costituiscono la punta di diamante di una macchina di guerra tra le più avanzate nel mondo. E non è ancora tutto. A livello tecnologico la forza d’uccidere si è affinata oltremodo concependola dall’ingegno umano tanto che taluni scienziati paventano la possibilità che si possa creare un virus letale per ridurre la popolazione mondiale. E intanto già si lasciano morire nel mondo milioni di bambini per denutrizione e mancanza di assistenza sanitaria. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Boom usura in Italia
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
“Nel 2011 rischia di proliferare la diffusione del fenomeno dell’usura a seguito della grave situazione di difficoltà economica in cui versano le famiglie italiane. Il sovra indebitamento delle famiglie italiane, nel 2010, è cresciuto del 129,8%, rispetto al 2009 e la propensione all’usura nel 2011 sale del 92,3%”. Lo studio commissionato dall’Associazione Contribuenti Italiani a KRLS Network of business ethics per conto del magazine “Contribuenti.it” ha preso in considerazione i dati rilevati dallo Sportello Antiusura nel periodo 2005-2010.
“Abbiamo svoltato l’anno con 1.978.000 famiglie a rischio d’usura – afferma Vittorio Carlomagno presidente dell’ Associazione Contribuenti Italiani – Nel 2010 il livello medio del debito delle famiglie italiane ha raggiunto la cifra di 33.620 euro mentre quello dei piccoli imprenditori ha raggiunto il tetto dei 52.730 euro”. Nel 20 11 al primo posto tra le regioni maggiormente esposte al rischio usura troviamo la Campania, seguita dal Veneto, Valle d’Aosta, Sicilia, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Puglia, Calabria, Liguria, Friuli V-Giulia, Umbria, Trentino-A.Adige, Sardegna, Basilicata, Marche e Molise. ”La crescita impressionante della riscossione fiscale a rate unitamente all’aumento dei giochi d’azzardo legalizzati, il boom delle carte di credito revolving e l’impossibilità di accesso al credito bancario – continua Carlomagno – stanno trascinando migliaia di famiglie e piccole imprese nelle mani agli usurai”.
”Purtroppo – prosegue Carlomagno – dati statistici confermano che il fenomeno sta aumentando e che la punta dell’iceberg potrebbe essere raggiunta a giugno 2011 in concomitanza con il pagamento delle tasse. In passato, ogni qual volta l’economia ha segnato brusche frenate, l’usura ha subito delle forti crescite. Ora c’e’ un ulteriore problema: oltre la poca propens ione alla elargizione del credito, associata a commissioni insopportabili applicate dalle esattorie e dalle banche, si sta registrando una aggressione al patrimonio familiare da parte del fisco, sia direttamente mediante la riscossione coattiva, che indirettamente attraverso l’uso spregiudicato dei giochi d’azzardo legalizzati, costringendo numerose famiglie monoreddito a richiedere prestiti”.
L’Associazione Contribuenti Italiani chiede per il 2011 al Governo di sospendere la riscossione delle imposte nei confronti delle famiglie e dei piccoli imprenditori assistite dalle Fondazioni antiusura, di bloccare il proliferare del gioco d’azzardo che sta diventando l’altra faccia di un’Italia sempre più povera e, soprattutto, di riformare il fisco e la riscossione delle imposte, rendendoli più equi, ponendo al centro del sistema la famiglia al posto dell’impresa e del profitto”. (Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani)
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Altro sangue italiano in Afghanistan
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Lettera al direttore. Alla volte rimango incantata dalle parole piene di umanità, sincere, senza la minima ombra d’ipocrisia, dei nostri uomini politici. L’originalità delle espressioni è prova della spontaneità. Un cecchino ha ucciso una bravissima persona, un militare italiano, in Afghanistan, e i nostri politici hanno manifestato tutto il loro dolore. Giorgio Napolitano ha appreso “con profonda commozione”. Berlusconi ha “appreso con dolore”. Gianfranco Fini non solo con “dolore” ma anche con “preoccupazione”. Schifani parla di “una pagina dolorosa per l’Italia”. Tutti molto vicini alla disperazione della famiglia della persona uccisa. Nessuno ovviamente pensa all’unico modo per evitare che altro sangue italiano venga versato in terra straniera. Ed è giustissimo. Bisogna prima stanare uno per uno i terroristi che si nascondono in Afghanistan, altrimenti quelli vengono in Italia e fanno saltare le nostre case e le nostre chiese. E poi bisogna che in quel paese martoriato si instauri la democrazia. Altri militari, altre brave persone italiane saranno uccise, ma è il prezzo da pagare sino a che in Afghanistan non ci sarà la pace. Solo allora i soldati torneranno, quando le donne, se lo vorranno, getteranno il burka alle ortiche, quando gli uomini le rispetteranno, affidando magari proprio a loro il governo del paese, quando non si coltiverà più l’oppio, quando…Solo allora i soldati italiani torneranno. Bisogna aspettare. Ci vuole pazienza. Tanta pazienza. Oppure torneranno non appena sarà Obama, il premio Nobel per la pace, a decidere di ritirare i marines? (Veronica Tussi)
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Roma: Camerata Corto Maltese
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Roma, 14 gennaio alle 21 nella storica sede occupata di Roma, in via Napoleone III 8 Corto Maltese? Fascista, anche di là di se stesso. La provocazione è di CasaPound Italia, che, proprio alla figura del marinaio disegnato da Hugo Pratt e al suo geniale creatore, dedicherà un incontro. Artefice del proprio destino, padrone di se stesso, ironico, beffardo, ma fedele al senso dell’onore e al valore dell’amicizia: sono questi gli elementi che fanno di Corto Maltese un ‘camerata’. Ed esattamente ‘Camerata Corto Maltese’ si intitola la conferenza del 14, che, moderata da Domenico Di Tullio, vedrà gli interventi di Roberto Alfatti Appetiti e Maurizio Cabona. http://www.casapounditalia.org
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Opere religiose scritte nei Lager
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Roma, 22 gennaio 2011 alle ore 20:00 Basilica S. Anselmo All’Aventino Piazza dei Cavalieri di Malta, 5 il concerto sarà registrato da Radio Vaticana
Alessandria, 23 gennaio 2011 alle ore 20:00 Cattedrale di S. Pietro Piazza Giovanni XXIII. Il programma delle esecuzioni è il seguente: Pfarre Theodor Schwake O.S.B. (Dachau) Dachauer Messe per coro maschile, quartetto d’ottoni e organo Regina Pacis, Hymnus Dachoviensis per coro maschile e organo Motette Da pacem per coro maschile
Pietro Feletti (Füllen) 8 pezzi per il Libro di Fullen per baritono, coro maschile e organo praecentor e baritono Angelo De Leonardis Consort Vocale Diapente Roma Vocalia Consort Roma organista Antonio Varriano ottoni Nicola Ferri, Rosario Calabrese, Luciano Pischetola, Gianfranco Labroca direttore Lucio Ivaldi ricerca filologica e produzione artistica di Francesco Lotoro
Chiamasi musica concentrazionaria l’intero corpus musicale creato in tutti i Campi di prigionia, transito, lavori forzati, concentramento, sterminio, penitenziari militari, POW Camps, Stalag e Oflag aperti sia da Terzo Reich, Italia, Giappone, Repubblica di Salò, regime di Vichy e altri Paesi dell’Asse che da Gran Bretagna, Francia, Unione Sovietica e altri Paesi Alleati in Europa, Africa settentrionale e coloniale, Asia e Oceania dal 1933 al 1945.
L’Istituto di Letteratura musicale concentrazionaria (già Istituto Musica Judaica) con sede a
Barletta è da oltre 20 anni impegnato nella ricerca, catalogazione e registrazione discografica dell’intera produzione musicale creata nei Campi di concentramento (l’Enciclopedia discografica KZ MUSIK, pubblicata dalla Musikstrasse Roma, è sinora giunta al 18esimo CD-volume).
In occasione del Giorno della Memoria 2011 l’Istituto produce in prima esecuzione italiana una ampia scelta di opere musicali di ispirazione religiosa cristiana scritte da sacerdoti, cappellani militari e membri di ordini monastici, militari italiani deportati presso Stalag e Oflag tedeschi, penitenziari e siti carcerari durante la 2a Guerra Mondiale.
Tale particolare filone di ricerca è il risultato della decennale collaborazione tra il pianista Francesco Lotoro di Barletta e il Prof. Guido Fackler dell’Università di Würzburg (due tra i più autorevoli ricercatori della musica concentrazionaria), la musicologa tedesca Eleonore Philipp di Markt Indersdorf (tra i maggiori studiosi della musica religiosa a Dachau), il Dr. Johannes Pickers di Münster (curatore dell’opera musicale di Schwake) e, più recentemente, il Dr. Jacopo Feletti di Ferrara (nipote del musicista Pietro Feletti). Autentico gioiello della produzione musicale religiosa concentrazionaria è la Dachauer Messe (altresì conosciuta con il nome latino di Missa Dachoviensis) per coro maschile, responsorio all’unisono, quartetto di ottoni e organo scritta dal monaco benedettino Pfarre Gregor (al secolo Theodor) Schwake nel Lager di Dachau.
Dei 2.720 ecclesiastici deportati a Dachau, la maggior parte erano polacchi (ben 868), tedeschi e austriaci (447) oltre a francesi, cecoslovacchi, olandesi, italiani, ungheresi e di altri nazioni europee; di essi, 1034 morirono per inedia, malattia, impiccagione o fucilazione; circa 300 di essi furono sottoposti a brutali esperimenti medici o perirono sotto tortura. Tra le personalità ecclesiastiche decedute a Dachau è doveroso segnalare il carmelitano olandese Titus Brandsma, il fondatore della Chiesa Unitariana cecoslovacca Norbert Čapek, i sacerdoti Gerhard Hirschfelder e Stefan Grelewski e il pastore della Chiesa riformata olandese Nanne Zwiep (questi ultimi due morti di inedia).
Tra i religiosi musicisti a Dachau vanno segnalati Pfarre Joseph Moosbauer (scrisse O esca viatorum per coro maschile e organo, Introitus für Christkönig, Mein Weg bist nur Du im Leiden und Lieben), Pfarre Anton Kraehenheide M.S.C. (pianista e tenore, nel 1944 scrisse la Dachauer Singmesse per coro maschile e organo), Pfarre Karl Schrammel (diresse il coro dei sacerdoti a Dachau, ivi scrisse il Graduale Locus iste per coro maschile; accusato di spionaggio, fu trasferito a Buchenwald e impiccato), Pfarre Johann Lenz, Pfarre Richard Bohm, Pfarre Dyonisius Zoehren e altri.
Nondimeno va segnalata la produzione musicale di ispirazione religiosa ad opera degli IMI (Internati Militari Italiani) ossia soldati e ufficiali italiani che, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e vennero internati in Stalag e Oflag presso Czestochowa, Benjaminowo, Sandbostel, Wietzendorf, Gross Haesepe e altri.
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Arriva la Befana del Ponte del Diavolo
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Tolentino 5 e 6 gennaio 2011. Dopo il successo conseguito lo scorso anno il prossimo 5 gennaio, alle 18, la Befana si calerà dal Ponte del Diavolo creando una particolare suggestione. Armata di corda e scopa con un carico di dolciumi, la Befana scenderà,
volando sopra le acque del fiume Chienti, con l’ausilio dei vigili del fuoco di Macerata e Tolentino. Ad allietare l’arrivo della Befana ci sarà il gruppo di Pollenza “I ruspanti”. I cantori insieme alla Befana raggiungeranno poi in corteo piazza della Libertà per continuare a salutare i più piccoli. La “vecchietta” con il carico di doni la sera del 5 gennaio si recherà al ristorante Chiaroscuro di Belforte del Chienti per distribuire ai bambini i regali offerti dall’associazione “I Ponti del Diavolo” e dal Consiglio di contrada Pianciano – Ributino – Ancaiano – Calcavenaccio – Parruccia durante il Veglione della Befana dove le sorprese non mancheranno. Tutti possono partecipare basta prenotare entro il 4 gennaio al presidente dell’associazione Carla Passacantando. Seguirà poi il 6 gennaio, alle 16.00, la partenza al Ponte del Diavolo del corteo delle Befane per il raduno in piazza della Libertà di Tolentino, dopo una breve tappa alla casa di riposo per salutare gli anziani. Di Befane ce ne saranno per tutti i gusti. Ci sarà anche la Befana equilibrista che scenderà dal municipio con l’ausilio dei vigili del fuoco di Macerata e Tolentino. In entrambi i casi a vestire i panni della Befana sarà Vincenzo Brancaccio. Per l’occasione verrà allestito il laboratorio giochi Clementoni alla sala Nerpiti di palazzo Sangallo, nonchè la mostra con i lavori realizzati dagli alunni degli istituti comprensivi “Don Bosco” e “Lucatelli” di Tolentino.(befana)
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Africani nel Sinai
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
L’anno nuovo comincia così, con un progetto che germoglia in un mondo bruciato, sotto l’aspetto dei diritti dell’uomo. Esistono troppi bambini, troppe donne, troppi uomini senza diritti e il mondo democratico, concentrato sulla propria idea di benessere e sicurezza, ha scelto di assistere con indifferenza alla loro tragedia. La situazione dei migranti africani nel nord del Sinai è sempre più grave. Da qualche giorno il gruppo di 250 giovani e bambini è
stato diviso in due. Circa 140 persone sono ancora a Rafah, nel frutteto vicino alla moschea, alla chiesa trasformata in scuola, all’edificio governativo. Le autorità sanno dove si trova e chi sono i rapitori. Ma non agiscono. Altre 90/100 persone sono state spostate in un’altra località. Abbiamo ricordato all’organizzazione israeliana che 8 eritrei sono stati assassinati dai trafficanti, mentre 4 sono stati portati in una clinica clandestina, dove hanno tolto loro i reni. Solo chi paga il riscatto grazie ai parenti in Europa, viene liberato al confine con Israele. 24 africani hanno raggiunto Israele e sono stati identificati. Altri sono stati arrestati dalla polizia di frontiera egiziana. Non sappiamo quanti. E’ probabile inoltre che gruppetti di profughi siano riusciti a entrare nello Stato di Israele, perché non sempre i controlli al confine sono impermeabili e i trafficanti conoscono i punti deboli della sicurezza alla frontiera. Tutti i prigionieri hanno subito violenze e torture. Ognuno ha pagato 2000 dollari quando è entrato in Egitto, ma i rapitori ne hanno chiesti altri 8000. Alcuni di loro hanno il cellulare e continuano a chiamare i parenti per supplicare loro di versare il denaro. I versamenti vengono fatti con Western Union o attraverso un conto corrente bancario in Egitto. Il governo egiziano e le Nazioni Unite hanno ricevuto da noi e dall’Agenzia Habeshia nomi e cognomi di alcuni trafficanti (Abu Khaled di Hamas e l’etiope Fatawi Mahari, residente a Rafah, per esempio). Hanno ricevuto anche i numeri di telefono dei predoni. Però non agiscono. Il ministro degli Interni della Repubblica Araba d’Egitto sostiene che non può mandare l’esercito o la polizia nel covo dei trafficanti per un accordo con Israele. Afferma che non è possibile attuare un’operazione contro predoni armati fino ai denti, visto che l’Egitto ha sottoscritto un patto con Israele, impegnandosi a non portare armi pesanti vicino al confine. I trafficanti sono armati con armi moderne. Abbiamo spiegato al nostro nuovo partner in questa difficile missione che può risultare estremamente utile chiedere al governo di Israele di consentire all’Egitto l’uso di armi pesanti per liberare gli ostaggi e magari di partecipare alle operazioni, mettendo a frutto un’esperienza senza uguali di lotta al terrorismo. Sarebbe un modo di avvicinarsi, per i due Paesi. Oltre a gruppo di 250 africani, sembra che nel Sinai egiziano vi siano tanti altri migranti ridotti in schiavitù. Si parla di 2000 persone. (shapeimage)
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Iran: Nuove esecuzioni prigionieri politici?
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Nella lettera al Segretario Generale dell’ONU, al Presidente degli Stati Uniti e leader dell’Unione europeo, Maryam Rajavi, presidente eletto della resistenza iraniana, ha messo in guardia contro ulteriori esecuzioni politiche in Iran. Il regime dei mullah’”, scrive, esasperato
dalla grande sostegno nazionali ed internazionali per i diritti dei residenti di Ashraf, colpito da una profonda crisi economica e sociale, le crisi interne tra fazioni e spaventati dal luogo della protesta popolare, i piani per eseguire più prigionieri politici, in particolare tra i familiari dei residenti di Ashraf.
Nella sua lettera, la signora Rajavi ha scritto: La comunità internazionale deve affrontare una prova cruciale. Il silenzio e la mancanza di una corretta posizione internazionale ha solo incoraggiato il regime per torture, l’esecuzione e l’omicidio. Ha aggiunto: La comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, gli Stati Uniti e l’Unione europea dovrebbe condannare con la fermezza le gravi violazioni dei diritti umani, le esecuzioni arbitrarie e le atrocità in Iran. Essi decono adottare le misure urgenti ed efficaci contro il regime dei mullah. Un gran numero di familiari residenti di Ashraf sono già stati arrestati e alcuni condannati a morte come, Signora Almira Vazehan, 48 anni, Sig. Jaafar Kazemi, 47 anni, Mohsen Daneshpour Moqadam, 67 anni, e suo figlio Ahmad, Javad Lari, 55 anni, e Mohammad Haj-Aghai, 62 anni. Gli agenti del Ministero di intelligence del regime hanno ripetutamente minacciato la famiglia di Ali Saremi che non devono svolgere alcuna cerimonia commemorativa dopo 4 giorni dopo la sua esecuzione. Le guardie hanno circondato la loro casa impedendo alla gente di avvicinarsi. Nel frattempo, alcuni gruppi di detenuti nelle carceri di Evin, Gohardasht, hanno tenuto una cerimonia di omaggio ad Ali Sarami. Nella sezione 3 della prigione di Gohardacht, i detenuti sono stati impediti di uscire all’aria aperta per l’aria fresca dopo aver tenuto una cerimonia. Le guardie hanno convocato Mansour Ossanlo, presidente del sindacato dei conducenti di autobus è stato convocato per i servizi di intelligence della prigione dove è stato minacciato di aprire un nuovo dossier contro di lui. [Mahmoud Hakamian, Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana]
Dans des lettres adressées au Secrétaire général de l’ONU, au président des Etats-Unis et aux dirigeants de l’UE, Maryam Radjavi, présidente élue de la Résistance iranienne, met en garde contre de nouvelles exécutions politiques en Iran. Le régime des mollahs, écrit-elle, excédé par le vaste soutien national et international aux droits des résidents d’Achraf, frappé par une crise économique et sociale profonde, déchiré par des hostilités internes et effrayé par la montée des protestations populaires, envisage d’exécuter davantage de prisonniers politiques, en particulier parmi les parents d’Achrafiens. Madame Radjavi ajoute dans sa lettre : La communauté internationale est confrontée à une épreuve cruciale. Le silence et l’absence de position internationale correcte n’a fait qu’encourager ce régime à torturer, exécuter et tuer. La communauté internationale, précise-t-elle, en particulier le Conseil de Sécurité de l’ONU, les Etats-Unis et l’UE doivent condamner fermement ces crimes, en raison des violations aggravées des droits de l’homme en Iran et des exécutions arbitraires. Ils doivent prendre des mesures pratiques urgentes contre ce régime. Par ailleurs, les forces répressives refusent toujours de restituer à la famille quatre jours après son exécution, le corps d’Ali Saremi, de l’organisation des Moudjahidines du peuple d’Iran, pour son enterrement. Les agents de renseignement ne cessent de menacer la famille pour qu’elle n’organise pas de funérailles. Ils ont encerclé le domicile familial pour empêcher les visites et tout rassemblement devant la maison. Un grand nombre de parents d’Achrafiens ont été arrêtés et certains comme Mme Elmira Vazehan, 48 ans, Jafar Kazemi, 47 ans, Mohsen Daneshpour Moghadam, 67ans et son fils Ahmad, Javad Lari, 55ans, ainsi que Mohamad-Ali Haj-Aghaï, 62 ans, ont été condamnés à la peine capitale. Pendant ce temps, de nombreux groupes de détenus à Gohardacht et Evine ont réussi à tenir des cérémonies en hommage à Ali Saremi, qui incarnait un symbole et un modèle. En représailles, les prisonniers de la section 3 de Gohardacht ont été privés de promenade. Mansour Ossanlou, président du syndicat des chauffeurs de bus a été convoqué aux services de renseignement de la prison où on l’a menacé d’ouvrir un nouveau dossier contre lui. (Maryam Rajavi)
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Teatro: Ricordati di chiudere bene la porta
Pubblicato da fidest su domenica, 2 gennaio 2011
Roma dal 6 al 9 gennaio 2011 ore 21 domenica ore 17.00 TeatroLoSpazio.it via Locri, 42 (traversa di via Sannio) – Metro San Giovanni prenotazioni 0677076486 – 0677204149 ore 16-20,30 Ricordati di chiudere bene la porta vita in Palestina di Marina Sorrenti e Chiara de Bonis con Marina Sorrenti e Ada Totaro Regia di Nadia Baldi Spettacolo vincitore del premio “Donna mostra donna”
Le chiavi di una casa lontana che non esiste più. Il rumore dei bombardamenti, e il silenzio del coprifuoco. Occhi sgranati, corpi tesi. Il desiderio di una terra da vivere. Territori Occupati. Palestina. La storia di un incontro -…reale o immaginato?- tra due donne, una palestinese e una israeliana. Una possibilità di vita, in un luogo dove di vita ne è rimasto un niente. Attraverso la loro voce, una moltitudine di storie. Mentre sullo sfondo il tragico racconto di una guerra sempre in atto va avanti, il quotidiano, con i suoi piccoli, semplici accadimenti si manifesta, a tratti goffo, ironico, leggero… Un incontro possibile…impossibile…desiderato…temuto? Per un attimo due vite si intrecciano, e si apre la porta dell’immaginario, che annienta le nostre certezze di avere tutto nel palmo di una mano. Bianco o nero. E ci dona uno stupore confuso, meravigliato, incredulo, di fronte alla complessità della storia. Tutto e il suo opposto in una sottile lingua di terra.
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