Lettera aperta ai parlamentari
Pubblicato da fidest su martedì, 27 settembre 2011
Egregio onorevole, mi consenta rivolgerle una mia riflessione. Esiste un disagio diffuso nell’opinione pubblica che non può essere sottaciuto. Lo riscontriamo non solo tra chi sdegnosamente dichiara di non voler andare a votare (e siamo già al 30% dell’elettorato), ma anche tra chi non vuole sottrarsi dal diritto-dovere di votare. In tutti questi casi si guarda al “palazzo” (dalle aule parlamentari a Palazzo Chigi) come ad un qualcosa di estraneo alla volontà popolare. Tutto ciò mi appare un non senso se è vero, come è vero, che chi siede sugli scranni delle aule parlamentari e lì per esplicita volontà popolare. E allora, mi chiedo, cosa ci sta accadendo? Cosa non sta funzionando? Di certo vi è uno scollamento di costume prima ancora dall’essere politico. Ed è una morale che non è solo frutto di un’etica religiosa. E allora è d’obbligo chiederci se esiste in questa nostra società un partito che vuole sposare il malcostume per calcolo e farne un porta bandiera ed indirizzarci ad un diverso modo d’interpretare l’etica della vita. Sarebbe, per davvero, una velenosa e insidiosa mistificazione della verità, contrabbandata per gli spiriti semplici come una invenzione mediatica, e che sta minando nel profondo le coscienze, i valori che sono la parte costituente del nostro essere e del nostro divenire. Occorre spezzare questa spirale che produce “comportamenti licenziosi e relazioni improprie e determina un danno sociale e ne ammorba l’aria…” Sono le parole del cardinale Bagnasco e non è per questo richiamo dell’autorità religiosa che si risveglia in me un profondo disagio quanto nella convinzione che non esistono confini laici o confessionali nel rispetto della persona umana, nella sacralità dei valori, nell’etica della politica e del sociale. Allora egregio onorevole, se vuole che si riconcili con la politica quella parte che la vede snaturata ne tragga le conseguenze e compia quel passo verso il riavvicinamento del rapporto eletto-elettore restituendo dignità alle istituzioni se non altro perché noi tutti abbiamo una forte responsabilità nel dover consegnare il testimone alle generazioni future senza lordarlo di infamie e di miserie e questo dovere non possiamo subordinarlo al calcolo, alla plageria e alla cortigianeria per 30 miseri denari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
