“Le parole di Cicchitto sulle elezioni della Polverini sono omissive e reticenti, in realtà il Pdl nel Lazio non riuscì a presentare nemmeno le liste. Renata Polverini vinse le elezioni soltanto perché riuscì, in quel momento, a incarnare la fortissima spinta di rinnovamento che saliva dall’elettorato, e non solo quello tradizionalmente di centrodestra. L’ostinazione con cui il Pdl alimenta la polemica su Fini e i finiani è segno di immaturità politica e di incapacità di andare oltre il racconto demagogico del berlusconismo che ha sempre ragione”. Lo dichiara in una nota la deputata di Futuro e Libertà per l’Italia, Flavia Perina, coordinatrice del partito a Roma.
Archivio per novembre 2011
Cicchito e il berlusconismo
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
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Salvate i profughi di Ferah
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
L’organizzazione umanitaria ha trasmesso ai media e alle istituzioni internazionali ed egiziane i dati personali del trafficante di schiavi e organi umani che nel Sinai del Sud tiene in ostaggio 59 migranti eritrei, torturandoli quotidianamente assieme ai fratelli. Una foto di Abu Musa inviata alle autorità egiziane e alle Nazioni Unite “Abbiamo identificato il covo di Abu Musa, il trafficante beduino di esseri umani più spietato, potente e organizzato che operi nel Sinai egiziano”. Lo annunciano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne. “Abu Musa tiene attualmente in ostaggio 59 migranti eritrei, suddivisi in due stanze (rispettivamente con 37 e 22 persone ciascuna). Nel gruppo di 37 profughi – di età tra i 17 e i 38 anni -, con cui siamo in contatto telefonico costante, vi sono 8 donne, alcune delle quali incinte. Il covo ove sono rinchiusi si trova a Ferah, località nei pressi del monte Sinai, a un’ora d’auto da Israele, nel Protettorato di Santa Caterina (Sinai del Sud). Parlando direttamente con gli ostaggi e con lo zio di uno dei sequestrati, che fa da interprete in lingua tigrina per noi dalla Germania,” spiegano gli attivisti, “e grazie a indagini sul territorio, sappiamo ora che il luogo dove si trovano gli eritrei, tutti incatenati in un container interrato, profondo tre metri e mezzo, è simile a un hotel con dei ‘tucul’ intorno, ha due porte rosse d’ingresso ed è presidiato da 4 uomini armati giorno e notte. Nei pressi, vi sono altri tre edifici moderni in costruzione, anch’essi con i tetti rossi. Abu Musa vive in una casa a tre piani poco lontano dal covo, dietro la quale vi è un magazzino, un alto pino e fichi d’india. I trafficanti usano per spostarsi un pick-up Toyota del 2011 (probabilmente un Toyota Cruise) di colore bianco e blu con una striscia rossa, targato 5726”. I co-presidenti del Gruppo EveryOne hanno inoltre diffuso alle autorità di polizia egiziane e internazionali il profilo del trafficante e la sua presunta foto, riconosciuta dagli ostaggi: “Abu Musa ha tra i 45 e i 50 anni, è magro, di carnagione scura e fa parte della tribù beduina dei Muzeina. Parla inglese e alterna ai traffici criminali il lavoro di guida turistica nel deserto, assieme al padre e ai fratelli. E’ soprannominato ‘Samih’ ed ‘El Baah’ (il Profondo). Youssuf, fratello di Abu Musa di soli 19 anni, ha già ucciso almeno 4 migranti. Tre maschi, di soli 18 anni,” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, “sono stati assassinati alle ore 19 del 9 novembre scorso e un giovane questa notte. Il suo corpo senza vita è rimasto esposto a lungo alla vista dei suoi compagni. Un altro prigioniero è invece stato prelevato dai trafficanti giorni or sono e di lui non si hanno più notizie”. Anche gli altri due fratelli di Abu Musa sono predoni, al comando di una banda.
EveryOne riferisce inoltre che vengono praticate sevizie e torture ai migranti imprigionati. Un giovane di 22 anni è stato torturato con scosse elettriche ai piedi ed è rimasto paralizzato; a un altro è stato amputato il mignolo della mano; i prigionieri vengono ustionati sulla schiena con plastica fusa, mentre le donne sono ripetutamente stuprate e bruciate con mozziconi di sigaretta. Numerosi prigionieri hanno ferite infette. “L’ultima minaccia è che se i familiari degli ostaggi non pagheranno il riscatto, che oscilla tra i 25 e i 30mila dollari a testa, i loro cari saranno uccisi” denunciano ancora i membri di EveryOne. “Ci rivolgiamo con urgenza alle autorità di polizia egiziane, ma anche alle Nazioni Unite agli organismi europei” scrivono in un atto di denuncia inoltrato anche a tutte le rappresentanze diplomatiche egiziane nel mondo, “affinché Abu Musa sia arrestato con i suoi complici e i giovani migranti vengano liberati e tutelati nei loro diritti fondamentali alla vita, alla salute e alla libertà”.
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Giornata mondiale delle Epatiti
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
La giornata è stata scandita da due eventi: in mattinata la “Conferenza sulle Epatiti” organizzata dal Ministero della Salute, e nel pomeriggio la “Rome Celebration” in collaborazione tra il Comune di Roma e Alleanza contro l’Epatite, presso la Sala Protomoteca del Campidoglio. Ivan Gardini, Presidente EpaC Onlus, Associazione di pazienti epatopatici, che, alla Conferenza sulle Epatiti, ha presentato una sintesi del progetto “prevenzione epatite” finanziato dal Centro Nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattia (CCM), afferma: ‘’Con la risoluzione 63.18 sulle epatiti, l’OMS chiede agli stati membri di ufficializzare e celebrare la giornata mondiale sull’epatite. E’ stata riconosciuta e premiata l’insistenza di centinaia di associazioni sparse in tutto il mondo che hanno chiesto a gran voce impegni chiari e precisi per ridurre il peso economico e sociale di questa temibile patologia. L’associazione EpaC onlus, che tutela i malati di epatite virale italiani, plaude a questa prima giornata organizzata dal Ministero della Salute in collaborazione con Società scientifiche, Istituzioni e Associazioni di pazienti. Nel nostro paese, l’epatite coinvolge 4-5 milioni di persone, contando pazienti e familiari. Stiamo vivendo un momento importante e delicato per la cura del malati di epatite virale: anno prossimo saranno commercializzati nuovi farmaci innovativi per curare gran parte dei pazienti. L’impatto economico sarà particolarmente elevato, e potrebbe condizionare l’accesso alle cure per molti ammalati. Per molti pazienti – quelli più a rischio – provare i nuovi farmaci è fondamentale: può fare la differenza tra vivere o morire. Parliamo di pazienti con cirrosi avanzate, in lista per il trapianto, trapiantati di fegato, coinfetti con HIV. Decine di migliaia di persone, un vero esercito. I nuovi farmaci devono essere approvati dall’Agenzia del Farmaco con urgenza. Non è tollerabile che in altri paesi come America, Canada, Germania,Inghilterra, e anche Spagna i pazienti si possano già curare con questi farmaci e in Italia no. L’epatite può evolvere in cirrosi e cancro del fegato. Nonostante la crisi mondiale, dobbiamo fare subito qualcosa per mettere nelle migliori condizioni i medici di prescrivere le cure più appropriate e i pazienti di poter disporre delle terapie migliori come diritto riconosciuto. E’ quindi arrivato il momento di agire e dare spazio ad una patologia da sempre trascurata. Serve con urgenza un piano sulle epatiti virali, coordinato dalle Istituzioni, che includa attività sull’informazione, prevenzione, cura e ricerca.’’ Alla “Conferenza sulle Epatiti” sono intervenuti il prof. Raffaele Bruno, il prof. Antonio Craxì ed il prof. Stefano Fagiuoli per illustrare rispettivamente i dati epidemiologici, la storia naturale ed i costi associati delle malattie epatiche in Italia. Il prof. Raffaele Bruno Segretario dell’AISF (Associazione Italiana Studio Fegato) commenta che le motivazione che hanno indotto l’AISF alla produzione del Libro Bianco ed enfatizza i dati epidemiologici riguardanti l’epatite B e C: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità il 19 Maggio 2010 ha riconosciuto per la prima volta l’epatite virale come un problema sanitario di impatto globale e ha approvato la prima risoluzione sull’epatite, al fine di creare un forte sistema di collaborazione tra gli Stati nella lotta a questa priorità sanitaria e che il TECHNICAL REPORT Hepatitis B and C in the EU neighbourhood: prevalence, burden of disease and screening policies September 2010 riporta che l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di soggetti HCV positivi e detiene il triste primato di mortalità in Europa per tumore primitivo del fegato (HCC). Globalmente le malattie di fegato incidono per il 5% dei rimborsi spettanti alle regioni per l’attività ospedaliera per una remunerazione teorica superiore al miliardo di euro. Questo è quanto emerge dal LIBRO BIANCO AISF 2011. Questi numeri fanno capire quanto siano onerosi per il nostro SSN i ricoveri per malattie di fegato. La gestione dei pazienti epatologici è caratterizzata da un’ampia variabilità territoriale. Come dimostrato dalla “Analisi di variabilità delle prestazioni ospedaliere. Dati SDO 2008” il tasso di ospedalizzazione per 100.000 abitanti varia da meno dello 0,5 del Piemonte al 3,2 della Campania con un’ulteriore disomogeneità nelle diverse aggregazioni territoriali. Queste differenze riflettono, oltre alla ovvia variabilità degli approcci clinici, l’esistenza di contesti organizzativi molto diversi.’’ Il Dr. Stefano Fagiuoli, che ha condotto lo studio COME, afferma: ‘’Per chi come noi spende le sue giornate nel cercare di contribuire alla gestione delle problematiche cliniche di pazienti epatopatici ed in particolare di quelli affetti da epatopatie croniche HBV e HCV, è cruciale poter contare sul riconoscimento istituzionale che le malattie del fegato rientrano nelle priorità di allocazione delle risorse in sanità. Il presupposto affinché ciò avvenga non può non basarsi sull’inclusione di tali patologie nel PSN. Detto ciò, è certamente una piena responsabilità di noi clinici dedicare in massimo sforzo per ottimizzare la gestione di tali patologie complesse. I dati dello studio COME (COsti delle Malattie Epatiche), che stiamo attualmente elaborando, indicano chiaramente che i costi di gestione delle malattie epatiche (in particolare quelle virali) si incrementano in
modo esponenziale con l’aggravarsi della patologia. Diventa pertanto prioritaria un strategia volta all’identificazione precoce della malattia, per un precoce e diffuso trattamento mirato a prevenirne l’evoluzione. Si tratta di modificare l’ottica fin qui dominante, che identifica l’assistenza sanitaria come una spesa: ritengo sia già giunto da tempo il momento di considerarla invece un investimento in salute. Infine, il nostro studio è volto anche a dimostrare che in tutte le analisi relative ai costi non deve essere considerato il solo costo diretto delle cure, bensì va incluso tutto il complesso dei cosiddetti costi indiretti (perdita di produttività, di reddito, di tempoe qualità della vita del paziente e dei congiunti che lo assistono): solo con una ottica di lungo periodo ed un’attenta analisi globale dei costi e dell’outcome si potrà immaginare una soluzione adeguata al problema delle malattie di fegato virus correlate.’’ Nel pomeriggio, la Rome Celebration ha invece voluto essere un incontro tra medici, pazienti ed Istituzioni, organizzata da ACE ed il Comune di Roma, alla presenza dell’onorevole Marco Siclari, Vice Presidente della Speciale per le Politiche Sanitarie del Comune di Roma, in rappresentanza del Sindaco Gianni Alemanno e della Governatrice Polverini. L’onorevole Siclari ha asserito: “Oggi più che mai per noi amministratori è fondamentale tenere un filo diretto con i protagonisti del mondo della salute, poiché l’obiettivo del medico è lo stesso dell’amministratore: migliorare la qualità di vita e lo stato di salute dei cittadini. E’ evidente come le ricerche dell’Associazione permettano di indagare approfonditamente lo stato di salute dei cittadini e di evidenziare dove la politica debba intervenire per migliorare il servizio e ottimizzare la prevenzione. Inoltre, un dialogo costante tra l’amministratore e il medico permette alla politica di lavorare sui dati aggiornati e concreti di chi è a contatto con i cittadini ogni giorno. Ben venga pertanto questa iniziativa in cui si fa prevenzione e che facilita il dialogo continuo tra le parti. Lodevole è l’impegno di chi ha svolto questo progetto, completato anche dalla scelta di approfondire il rapporto di collaborazione con chi amministra.”Ad aprire l’incontro, dopo i saluti delle Istituzioni, il prof. Antonio Gasbarrini, Presidente FIRE Onlus, e Ivan Gardini hanno spiegato il Significato della Giornata mondiale dell’Epatite e hanno presentato ai presenti l’Alleanza contro l’Epatite.
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Carceri e amnistia
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
“Condividiamo le parole del ministro della Giustizia, Paola Severino, che ha escluso il ricorso ad amnistie o indulti per risolvere l’annoso problema del sovraffollamento delle carceri. Condividiamo anche la proposta del ministro di ricorrere a misure alternative alla detenzione. A tal fine, ricordiamo le proposte di legge di Italia dei Valori su questo tema, che giacciono da molto tempo in Parlamento, e che ci auguriamo possano diventare base per un serio e costruttivo confronto” lo dichiara Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera.
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Roma: gas serra
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
“Sono passati due anni e mezzo dall’adesione volontaria di Roma al ‘Patto dei Sindaci’ e nonostante tutto questo tempo il piano d’azione è approvato solo qualche settimana fa, mentre la Capitale ha continuato troppo spesso ad andare nella direzione opposta -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La Commissione Europea in modo intelligente ha chiesto impegni alle città per ridurre di oltre il 20% le emissioni di CO2 e l’Università La Sapienza ha scritto un piano per molti versi ambizioso, ma nella Capitale tutto ciò è rimasto finora lettera morta, senza il previsto coinvolgimento della società civile e con scelte politiche e amministrative che sono andate invece quasi sempre nella direzione opposta, hanno portato traffico e smog ad essere sempre più impazziti, reso la raccolta differenziata dei rifiuti incomprensibile con assurdi sistemi misti, e posto sul tavolo degli scenari strategici progetti sbagliati come il cemento del waterfront di Ostia o molto delicati come quello delle Olimpiadi”. “Battere i cambiamenti climatici e ridurre la CO2 è un obiettivo fondamentale, che deve partire dalla scala locale, per questo un piano di carta sarebbe del tutto inutile, il “Patto dei Sindaci” non serve per finalità di marketing politico, ma per darsi uno scenario di politiche concrete da mettere in atto in città -conclude Parlati- L’illuminazione pubblica a led è una cosa sperimentale, il bando annunciato sei mesi fa per il fotovoltaico nelle scuole tarda a uscire, il car sharing elettrico è relagato a poche automobili e la smart grid all’Eur futuribile. Che sia per Torbellamonaca o per Fiumicino 2, per le ex caserme, i nuovi stadi o mascherato da housing il cemento sembra invece essere l’unica chiave per lo sviluppo di Roma che vede il Sindaco di Roma, utilizzato per far cassa e non per portare qualità nei quartieri, persino le nuove metropolitane si dovranno fare con i soldi degli appartamenti costruiti attorno. Insomma, dopo tre anni è finito il tempo degli annunci e servirebbero risposte concrete ai problemi delle persone per migliorare la qualità della vita in città”.
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Il carcere che non c’è
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Se qualcuno volesse soppesare il mal di pancia di un paese, il malessere-disagio sociale che recide il valore delle relazioni, è sufficiente smanettare nella rete, saltellando da un blog all’altro. C’è un po’ di tutto, il furore e la rabbia di un popolo di delusi, e c’è pure poca conoscenza, un metodo artigianale dell’imparare, poco propenso a educarci a conoscere quanto ci circonda.Di fronte a questo pasticcio delle intenzioni, che affondano le radici nelle nostre emozioni, c’è forte la richiesta di abbandonare i parolai interessati e intenzionali, di mettere in campo una giustizia equa, una solidarietà costruttiva, che non dimentica le priorità di tutela a garanzia delle vittime di soprusi e omertà, ma che da questo punto di partenza rilancia nuove opportunità di conciliazione da parte del detenuto.La società non è qualcosa di astratto, che si riduce al parlato, al raccontato, è piuttosto una comunità fatta di persone, di istituzioni, di regole autorevoli da rispettare.E il carcere è società, non certamente una manciata di feudi out rispetto alle normative statuali, ma soggetti fondanti lo stato di diritto, eppure il carcere è diventato quotidianamente un caso che desta interrogativi, inquietudini, sordamente rispedite al mittente.Dentro le celle ci sono persone che scontano la propria pena, persone che lavorano, altre che svolgono il proprio servizio volontaristico, si tratta in ogni caso di cittadini, siano essi detenuti, o che prestano la loro professionalità, che consegnano il loro tempo alla speranza di tirare fuori insieme il meglio da ogni uomo privato della libertà. Ma ciò può essere raggiunto unicamente operando con lo strumento dell’educare, non con la solita reiterata tergiversazione per impedire la comprensione, la possibilità di una parete di vetro, dove osservare quel che accade, o purtroppo non accade per niente, perché il diritto è sottomesso e violentato dal sovraffollamento, dagli eventi critici, dai problemi endemici all’Amministrazione.Il rispetto per il valore di ogni persona ha urgenza di essere inteso non come qualcosa di imposto, ma come una condizione esistenziale da raggiungere attraverso l’esempio di persone autorevoli, anche là, dove lo spazio ristretto di un cubicolo blindato, non dovrebbe mai annientare la dignità del recluso.Se è vero che le vittime sono quelle che soffrono dimenticate nella propria solitudine, se i parenti delle vittime se la passano peggio dei colpevoli, occorre davvero fermarci a riflettere, pensare quale società desideriamo, di conseguenza quale carcere condividere, e non rimanere indifferenti a un penitenziario ridotto all’ ingiustizia di una afflizione fine a se stessa.
In questa sopravvivenza carceraria, c’è una incultura che alla pena di morte vorrebbe consegnare la patente salvavita, basti pensare ai quaranta suicidi in questa metà di nuovo anno.Forse come nel Fidelio di Beethoven, non è sufficiente “cacciare via velocemente il cattivo suddito“, alle teorie assolute che pretendono di punire perché è stato commesso un reato, e le altre, che puniscono per impedire che nel futuro se ne commettano altri, c’è urgenza di chiederci quale persona entra in un carcere, e quale “cosa” ne esce, quale trattamento ha ricevuto quella persona, se oltre alla doppia punizione impartita, ha avuto possibilità di imparare qualcosa di positivo, o se invece di rieducazione, si tratta di una definitiva devastazione. (Vincenzo Andraous)
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Autovie venete: Ghiaccio e neve sotto controllo
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Oltre 1 milione e 300 mila euro l’investimento medio annuale di Autovie Venete per gestire la viabilità invernale. E’ una vera e propria “macchina da guerra” quella che Autovie Venete mette in campo per mantenere l’autostrada in condizioni di essere percorsa, d’inverno, anche in caso di ghiaccio o neve. Sedici spargisale (usati per prevenire la formazione di ghiaccio), 14 autobotti (entrano in azione per garantire una migliore rimozione della neve) e 72 lame (puliscono il manto stradale dalla neve) sono i mezzi utilizzati, mentre il “fattore umano” è costituito da una serie di squadre (un responsabile operativo, sei manutentori e altrettanti assistenti) che intervengono a chiamata. Un software dedicato, gestito dalla Centrale Radio Operativa o dal personale in servizio per la viabilità invernale, seleziona in automatico chi deve intervenire a seconda della zona territoriale interessata, utilizzando i numeri di telefono di una mailing list dove sono riuniti i diversi referenti, delle ditte che supportano la Società in questo servizio. Effettuati sempre di notte (durante il giorno il forte flusso di traffico presente sulla rete non reggerebbe la presenza di mezzi che procedono a 40 all’ora), gli interventi preventivi sono attivati sulla base di accurate previsioni meteorologiche. Alla rete di 11 postazioni fisse che rilevano temperatura, grado di umidità e vento, da quest’anno, a disposizione dei Servizi Manutentivi, si affianca un nuovo programma informatico che elabora, utilizzando sofisticati modelli matematici, i dati rilevati dalle stazioni meteo del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. I due strumenti, integrati fra loro, hanno un elevato grado di attendibilità e quindi consentono di svolgere un efficace lavoro di prevenzione soprattutto per quanto riguarda la formazione di ghiaccio. In caso di precipitazioni nevose (prevedibili, ma non eliminabili…) entrano in azione le “lame sgombraneve”, operanti in formazioni da 3, dette “treni di lame”: il mezzo operativo che precede gli altri in corsia di sorpasso rimuove la neve e la deposita alla propria destra, dove sopraggiunge dapprima il mezzo operativo in corsia di marcia e successivamente quello in corsia di emergenza, fino all’allontanamento completo dalla carreggiata di tutta la neve depositata. Il servizio è operativo dal 15 novembre al 15 marzo (sempre che le condizioni meteo non richiedano una proroga) e comporta un investimento di non poco conto. Premesso che la sicurezza non ha prezzo e che il costo è strettamente collegato con il numero di trattamenti effettuati, lo scorso inverno Autovie Venete, ha impegnato oltre 1 milione e 300 mila euro.
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Governo Monti e pubblica amministrazione
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Roma. Rendere efficiente la pubblica amministrazione: il sogno degli italiani. Il governo Monti dovrebbe affrontare il tema, pena il fallimento delle sue iniziative. L’efficienza e l’efficacia della Pubblica amministrazione e’ disastrosa: siamo agli ultimi posti tra i Paesi occidentali ed e’ andata peggiorando nel corso degli ultimi 15 anni. Purtroppo gli addetti alla PA non hanno come referenti l’utente ma se stessi, sono, come si suol dire, autoreferenziali. L’utente e’ un fastidio, un lavoro in piu’, una aggiunta di problemi. E’ una mentalita’ che si e’ stratificata nel tempo e che e’ difficile sradicare e le innovazioni sono viste con sospetto. Le resistenze al cambiamento, semmai si dovesse avviare una azione di miglioramento, saranno forti. Non tutte le situazioni sono eguali ma il livello delle prestazioni pubbliche e’ del tutto insoddisfacente per i cittadini. Eppure, la riforma della PA e’ un obiettivo fondamentale per portare il nostro Paese fuori dalla palude nella quale si e’ impantanato.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)
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Aziende: missione in Albania
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Bilancio più che positivo per le imprese pugliesi e lucane che hanno aderito alla “Missione imprenditoriale in Albania”, organizzata dal 23 al 25 novembre 2011 da Unioncamere Puglia – membro del Consorzio Bridg€conomies, partner della rete Enterprise Europe Network – in collaborazione con la sede Unioncamere Puglia di Tirana. Apprezzamenti oltremodo positivi sulla qualità degli incontri e sulle opportunità profilatesi. Oltre cento i business to business che hanno visto protagoniste le 12 aziende che hanno incontrato in Albania imprenditori locali, selezionati dalla sede Tirana di Unioncamere Puglia. La delegazione ha partecipato altresì il 23 novembre presso il Palazzo della Cultura a Tirana ad un workshop dedicato agli aspetti fondamentali degli scambi economici in materia commerciale, fiscale e doganale, nonché agli aspetti qualitativi degli scambi, con riguardo al mercato albanese. Tra gli intervenuti: il dr. L. Triggiani, Direttore della Sede Unioncamere Puglia di Tirana; il dr. A. Papajani, Direttore del “Dipartimento del Contribuente”, Direzione Generale Tasse Imposte; l’Avv. F. Duka, consulente in diritto societario; il dr. S. Lacej, Direttore del Settore “Tariffe, Origine, Valore”, Direzione Generale delle Dogane. La missione in Albania, rivolta alle aziende del settore metalmeccanico ed engineering (materiali e sistemi per l’edilizia e bioedilizia; produzione macchinari, utensili, carpenteria metallica) è stata completata dalle visite aziendali e ha avuto lo scopo di favorire accordi di cooperazione tecnologica, licence agreement, trasferimento di know-how e accordi commerciali con imprese ed enti albanesi. Gli incontri BtoB si sono svolti allo Sky Hotel di Tirana il 24 novembre. Oltre cinquanta tra imprenditori, enti ed istituzioni albanesi intervenuti al brokerage event.
Le aziende partecipanti: F.I.A.S. srl, Galatone (Lecce); Sud Calce srl, Taurisano (Lecce); Arkilight, Lecce; Cestaro & Rossi, Bari; Lamin Project, Altamura (Bari); SRB costruzioni, Monopoli (Bari); Panebianco costruzioni di Palo del Colle (Bari); Officine Tecniche De Pasquale srl – Modugno (Bari); Area Turismo S.r.l. Melendugno (Lecce); Cooperativa La Traccia di Matera; Innova di Matera; F.C. srl di Taranto
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Clima e sicurezza alimentare
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Gli eventi climatici estremi mettono a rischio la sicurezza alimentare in molti paesi del mondo, riducendo milioni di persone in condizioni di fame e povertà. L’impatto dei cambiamenti climatici nel biennio 2010-2011 è illustrato nello studio Eventi climatici estremi: una minaccia per la sicurezza alimentare, diffuso oggi da Oxfam in occasione dell’apertura della conferenza Onu sul clima di Durban. Secondo la ricerca, gli eventi climatici estremi sempre più frequenti avranno un pericoloso impatto sui raccolti e sui prezzi alimentari, riducendo le scorte, destabilizzando i mercati e provocando improvvise impennate dei prezzi.
“Dal Corno d’Africa al Sudest asiatico, dalla Russia all’Afghanistan, un anno di inondazioni, siccità e caldo estremo ha contribuito a diffondere fame e povertà”, dichiara Kelly Dent, portavoce di Oxfam. “Lo scenario può soltanto peggiorare perché i cambiamenti climatici si intensificano e gli agricoltori devono fare i conti con le alte temperature. I governi riuniti a Durban devono agire ora per salvaguardare le scorte di cibo ed evitare che milioni di persone finiscano per soffrire fame e povertà”. Nell’ultimo anno gli eventi climatici estremi hanno scosso i mercati globali, contribuendo a incrementare i prezzi del grano e di altri prodotti agricoli alla base dell’alimentazione. Quest’anno potrebbe essere un triste presagio di quanto ci aspetta in futuro. Gli avvertimenti del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC) non lasciano dubbi: con ogni probabilità gli eventi climatici estremi aumenteranno in frequenza e gravità se non si agisce subito. Alcuni esempi sono già sotto i nostri occhi. La grave siccità nel Corno d’Africa ha colpito 13 milioni di persone. La siccità e gli incendi seguiti alla grande ondata di calore in Russia e Ucraina hanno distrutto buona parte del raccolto del 2010 e provocato un aumento tra il 60 e l’80% dei prezzi globali del grano in soli tre mesi. Le intense piogge monsoniche e i numerosi tifoni nel Sudest asiatico hanno ucciso più di 1.100 persone e contribuito a far aumentare i prezzi del riso del 25% in Thailandia e del 30% in Vietnam rispetto all’anno precedente. In Afghanistan la siccità ha contribuito a incrementare i prezzi del grano e della farina di grano. Nelle aree colpite, lo scorso luglio i prezzi erano cresciuti del 79% rispetto all’anno precedente. “E’ certo che i cambiamenti climatici provocheranno eventi estremi sempre più gravi e frequenti. Per i più poveri e i più vulnerabili, che spendono fino al 75% del loro reddito per acquistare cibo, le conseguenze potrebbero essere disastrose”, dichiara Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia. “La salute del pianeta non è più un problema lontano. Le piogge e le alluvioni che hanno colpito l’Italia in queste settimane dimostrano che i cambiamenti climatici fanno vittime e devastano il territorio anche nei paesi industrializzati, a casa nostra. Poveri e ricchi, Sud e Nord del mondo sono sullo stesso fronte e per questo devono agire insieme in modo rapido”. Oxfam chiede ai governi riuniti a Durban di centrare tre obiettivi fondamentali: la sopravvivenza del protocollo di Kyoto e l’impegno a concludere al più presto un nuovo accordo esaustivo e legalmente vincolante; incrementare i tagli alle emissioni di CO2 prima del 2020 per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi centigradi; assicurare i fondi a lungo termine per aiutare i più poveri ad affrontare i cambiamenti climatici. In particolare, il Fondo verde per il clima non può restare un contenitore vuoto, ma deve essere dotato delle risorse necessarie per entrare in funzione. La ricerca di Oxfam è disponibile al seguente link: http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/extreme-weather-media-brief-111128-final.pdf
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Impianto illuminazione pubblica a Palermo
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Palermo mercoledì mattina 30 novembre, dopo circa 25 anni, i lavori perla realizzazione dell’impianto di pubblica illuminazione nelle vie Ida Castellucci, Emilio Greco, Antonio Agostino e Beniamino Joppolo, ubicate nella ex quartiere della Zisa a Palermo. Tali lavori, metteranno in sicurezza una vasta zona fortemente urbanizzata ad alta densità residenziale, che in questi lunghi anni è rimasta priva di illuminazione pubblica. La zona, nel passato e fino a qualche anno fa’ è stata parzialmente illuminata da punti luce allacciati alle utenze private. Per effetto anche dell’ammaloramento di alcuni pali di luce che negli anni non sono stati oggetto di manutenzione, oggi l’intera area è priva di illuminazione durante le ore notturne. A comunicarlo è l’Assessore comunale alle Manutenzioni e all’Ambiente,
Michele Pergolizzi – che aggiunge: “Finalmente, reperite le risorse finanziarie, l’Amministrazione Comunale potrà mettere definitivamente in sicurezza una porzione del territorio cittadino che da oltre venticinque anni registrava condizioni di degrado, aggravato anche da frequenti atti delinquenziali, con grande disagio per i residenti”.
L’impianto, sarà costituito da n. 23 punti luce alimentati in derivazione con lampade a Ioduri metallici con bruciatore ceramico da 60 watt., mentre il costo complessivo dell’intervento ammonterà ad €. 75.000,00.
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Smaltimento pannelli solari
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Sono almeno mille le tonnellate di pannelli solari in attesa di essere smaltiti. Ovvero, circa 50mila moduli fotovoltaici che, smontati dai tetti o addirittura mai montati perché guasti o rotti, sono stati messi in fondo ai magazzini. È quanto emerge all’indomani di Ecomondo dove Ecolight, consorzio che si occupa della gestione di RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), pile e accumulatori, ha presentato il sistema integrato per la raccolta e il recupero dei pannelli solari. «Dai contatti che abbiamo avuto sono emersi numeri elevati. E probabilmente sono numeri in difetto rispetto alla realtà», ricorda il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio. «Ci troviamo davanti ad una montagna di rifiuti per i quali non esiste ancora una normativa precisa». Il decreto del 5 maggio 2011, riferito al quarto conto energia, ha sancito l’obbligo per i soggetti responsabili di dotarsi di un canale corretto di smaltimento per tutti gli impianti che entreranno in funzione dal prossimo 30 giugno, pena la non concessione dei contributi di incentivo. «I soggetti responsabili, ovvero i produttori e gli importatori, sono chiamati ad aderire ad un consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici al termine della loro vita», spiega Dezio. «Viene introdotto il principio secondo il quale chi inquina paga. Per ottemperare questo principio, il finanziamento e l’organizzazione della raccolta e del trattamento sono posti in capo ai produttori».
Ad oggi, sono oltre 54 milioni i pannelli solari in esercizio in Italia e, nonostante ciò, l’unico impianto di riciclaggio si trova in Germania. «Il fotovoltaico ha registrato una grande diffusione fin dalle prime installazioni avvenute negli anni Novanta. Inoltre, grazie ai quattro conti energia, che hanno previsto specifici incentivi per chi decide di produrre energia pulita, la diffusione del solare continua la sua crescita esponenziale», osserva il direttore generale di Ecolight. «Anche se la durata di un pannello fotovoltaico viene stimata intorno ai 20-25 anni, esistono già oggi molti moduli che rotti o non più funzionanti devono essere smaltiti in modo corretto». Ecolight ha studiato un apposito servizio tutto made in Italy per rispondere alle esigenze di recupero e smaltimento. «In collaborazione con aziende nostre partner che operano già nel settore della raccolta e del trattamento di rifiuti elettronici, abbiamo definito un sistema integrato di gestione di questi rifiuti garantendo il ritiro dei pannelli rotti o non più funzionanti su tutto il territorio nazionale e il loro corretto trattamento con il recupero delle materie prime seconde e lo smaltimento delle sostanze non riutilizzabili», spiega Dezio.
Una volta giunto a fine vita, un normale pannello solare può ancora dare molto all’ambiente. Conclude Dezio: «La maggior parte dei moduli fotovoltaici è quasi interamente recuperabile. Se opportunamente trattati, infatti, è possibile ottenere silicio, vetro, alluminio e plastica: tutte materie prime seconde, che possono essere reimmesse nei cicli produttivi facendo risparmiare energia e contribuendo a salvaguardare l’ambiente. Alcuni pannelli, inoltre, contengono tellururo di cadmio (CdTe), una sostanza particolarmente inquinante che deve essere smaltita in modo corretto».
Ecolight – Costituito nel 2004, è uno dei maggiori sistemi collettivi per la gestione dei Raee, delle Pile e degli Accumulatori. Il consorzio Ecolight, che raccoglie oltre 1.500 aziende, è il terzo a livello nazionale per quantità di immesso e il primo per numero di consorziati. È stato inoltre il primo sistema collettivo in Italia ad avere le certificazioni di qualità ISO 9001 e ISO 14001. Rappresentando più del 90 per cento del settore, è punto di riferimento per la grande distribuzione (Gdo) e per i produttori di apparecchi di illuminazione. Tratta tutte le tipologie di Raee. http://www.ecolight.it.
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American Scott Ragsdale within touching distance of unique feat
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Sharjah, UAE, Former Omaha, NE resident and University of California at Berkeley graduate Scott Ragsdale is attempting to successfully complete seven iron-distance triathlons in seven days across the seven major cities of the United Arab Emirates this week.If successful, Ragsdale will have covered a distance of almost 950 miles – the equivalent of travelling from New York to Jacksonville FL, where he attended The Bolles School. Given the amount of energy he will be expending, food and liquid intake is all-important if he is to successfully complete the week-long challenge.With the demands that naseba seven presents Scott must consume between 9,000 and 11,000 calories every day – four times what the average man should (2,500 calories) to maintain a healthy lifestyle. This is because he is burning around 10,000 calories with each day of the challenge – and if he only consumed 2,500 calories – would result in him losing almost three pounds in body weight per day. To illustrate just how much Ragsdale is eating, a female American black bear, which can grow to more than one-and-a-half metres tall and weigh up to 240 pounds, gets through on average 15,000 calories per day.Meals are controlled and specifically structured. His breakfast consists of muesli with warm milk, toast with syrup, energy bars, coffee and water. During each race day he will get through carbohydrate powder mixed with weight gainer, carbohydrate gel, electrolytes and minerals, salt sticks, muesli bars, two bananas and oranges, slices of bread with chocolate spread, pancakes, waffles and at least 5 litres of water.His diet has been designed by his coach, Austrian Mario Huys – a professional coach with more than 30 years’ expertise in sports and fitness. He is a former professional triathlete and 42 times Ironman finisher and has trained gold medallists, Ironman winners and duathlon champions. Once Scott has completed each day’s three disciplines of swimming, cycling and running, he will tuck in to pasta, fish, red meat and BCAA acid – and then eat once again two hours later. It then all starts again the following morning at 5.30am with breakfast.
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Convention on Climate Change
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
The 17th Conference of the Parties to the United Nations Framework Convention on Climate Change that opened yesterday in Durban, South Africa. Research Manager for Renewable Energy Alina Bakhareva in London and Industry Analyst Johan Muller in Cape Town, South Africa, analyse possible outcomes and the impacts of national and international policies on the economy.COP 17 – National Policies May Turn Out to Be More Effective than Targets Set by Super-national OrganisationsAlina Bakhareva – Research Manager (Renewable Energy – Europe) – Frost & Sullivan – London OfficeJohan Muller – Industry Analyst – Frost & Sullivan – Cape Town Office. With little more than a year left to the end of Kyoto Protocol, the need for a new international agreement on climate change policy has never been more pressing. COP17 in Durban, South Africa, officially known as the 17th Conference of the Parties to the United Nations Framework Convention on Climate Change, opened yesterday. The question now is: “Will COP17 bring a much-awaited decision that its predecessors in Copenhagen and Cancun failed to deliver?”The sad answer is most probably that it will not. During last two years we saw the negotiating parties’ positions being increasingly shaped by national economic and political interests. With global slowdown affecting the economic recovery and sovereign debt crisis in Europe among other reasons, the hope of national agendas becoming less of a driver in shaping future climate friendly positions (instead of climate change initiatives) is doubtful. This notion should be considered against the fact that climate policy is shaping the future of several industries, key to every nation’s economy, such as energy and power, automotive, aircraft manufacturing, construction and agriculture. Will this mean the end of the battle against climate change? The good news is that a failure of international talks in reaching necessary objectives will not mean an inglorious end of the climate change battle. What it signifies is the end of Kyoto paradigm.A new paradigm is evolving, which is based on ‘home-grown’ rather than imposed policies and actions, due to various factors such as local social/environmental conscience, and commercial viability, among others. Indeed, being more climate friendly can independently be linked to positive economic returns, such as is the case with energy efficient aviation objectives. The battle with climate change is bringing along many opportunities and countries will ideally not want to miss out on exploring these opportunities. A few countries illustrate this point perfectly, albeit countries which are not even signatories to the Kyoto Protocol. The United States have not ratified the accord, and China (the largest contributor to greenhouse gases), is not willing to make any commitments until the United States get on board. Other major countries such as Japan, Russia and Canada indicated that they will not be held accountable to a second commitment period unless the biggest emitters are alsobound. There is evidence that the Kyoto protocol is not solely responsible for the move to more climate friendly practices, as is evident by the examples below.Firstly, there is the USA, which was convinced that ratifying Kyoto would affect its economic growth. Despite a lack of federal government commitment, a great number of state programmes and support mechanisms have sprung into existence to support the green energy and energy efficiency. A few programmes at federal level exist as well; altogether making the US the second largest country in renewable energy investment in 2010.Secondly, there is China, which is not obliged to lower its emissions as it was considered a developing nation at the time of drafting the Kyoto protocol. China’s 12th 5-year plan approved in March, 2011 denoted clean energy, energy conservation and clean energy cars as three out of seven strategic investment areas. The plan’s emphasis on clean energy sources is an important step to ensure sustainable growth. Another positive sign of China’s commitment to renewable energy is introduction of feed-in tariffs for solar energy in August 2011.From the first steps in crutches of heavy government support in Japan and Germany in late 1990s, the clean energy sector is confidently evolving as a win-win solution for many countries as it reduces CO2 emissions through creating new jobs, bringing in investment, and developing cutting edge technologies.While the USA, India, China, Korea and 94 other developed and developing countries have set their targets for the renewable energy use, international help and coordination are desperately needed in the deployment of energy-efficient technologies in poor and developing countries. Large initial investment which is necessary for most clean energy technologies constrains the uptake and growth in those countries that cannot support the green sector through their respective national budgets. We believe that the Green Climate Fund that was agreed on in Cancun, Mexico during COP16, should become a cornerstone for a new round of international negotiations in Durban, essentially aiding and guiding the upliftment of developing countries. Caution should be taken not to impose policies (such as carbon taxes and carbon caps) that are too strict on developing countries’ industries, stifling the movement to lift these countries out of poverty. A balance between the actions of developed and d
eveloping nations should be found, ensuring optimal growth to a low carbon future.Although the COP meetings cannot be ignored as a driver of (at the minimum) raising the awareness of countries and industries towards a more climate change friendly future, the question begs to be asked: How much of a stick has the COP agreements really been? International cooperation on climate change is likely to evolve based on a new paradigm. A multitude of national policies drawn on every country’s strategic priorities and aspirations will ultimately potentially deliver the needed CO2 reductions more effectively than a target imposed by an international body. A failure of international talks in Cancun in 2010 and a great number of national policies and efforts in the clean energy space are clear indicators of coming changes.
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Vice president Finance e CFO Whirlpool Emea
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Flavio Caruso è stato nominato vice president Finance e Chief financial officer di Whirlpool EMEA. Caruso, nato a Roma il 22 luglio 1978 e sposato con due figlie, è laureato in Economia e Commercio all’Università la Sapienza di Roma. In Whirlpool dal 2011, Caruso proviene da L.V. M. H. Italia, divisione Acqua di Parma, dove ha ricoperto le posizioni di Finance & Operations director e di Acting general manager. In precedenza ha lavorato per il gruppo Industrie Bialetti come Country, Turkey and Middle East manager e in Amministrazione, Finanza e Controlli per Barilla. Caruso fa parte dello staff Manufacturing operations; la sua sede di lavoro è il Centro Operativo Europeo Whirlpool di Comerio (Varese).
Con circa 12.000 dipendenti, una presenza sui mercati di oltre 30 Paesi europei e siti produttivi in sette Paesi, Whirlpool Europe, Middle East & Africa (EMEA) è una società interamente controllata da Whirlpool Corporation, l’azienda leader a livello mondiale nella produzione e commercializzazione di grandi elettrodomestici. Nel 2010, Whirlpool Corporation ha avuto un fatturato annuale di 18,4 miliardi di dollari, 71.000 dipendenti e 67 centri di produzione e di ricerca tecnologica in tutto il mondo. L’azienda commercializza i marchi Whirlpool, Maytag, KitchenAid, Jenn-Air, Amana, Brastemp, Bauknecht e altri importanti brand quasi in ogni paese del mondo. Il Centro Operativo Europeo di Whirlpool si trova in Italia, a Comerio (VA). Per ulteriori informazioni sull’azienda, consultate il sito Internet http://www.whirlpoolcorp.com o http://www.whirlpool.it.(steve McCurry) (1832 caruso)
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