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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

Archivio per 15 marzo 2012

Diabete di tipo 2: effetti positivi delle incretine sulla riduzione delle gravi complicanze della malattia

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

English: Skeletal diagram of C-peptide.

Image via Wikipedia

Il Diabete Mellito di tipo 2 (DMt2) è una delle sfide più ardue per tutti i sistemi sanitari del pianeta, a causa della continua e inesorabile crescita della sua prevalenza, dipendente soprattutto dalla diffusione dell’obesità e dall’invecchiamento della popolazione. Si stima che entro il 2030, nei Paesi industrializzati, il DMt2 possa diventare la quarta causa di morte; tra le persone affette da diabete, infatti, le patologie cardiovascolari sono da due a quattro volte più frequenti rispetto ai soggetti non diabetici di pari sesso ed età. Secondo i dati riportati nell’annuario ISTAT del 2010, in Italia è diabetico il 4,9% della popolazione (5,2% delle donne e 4,5% degli uomini), pari a circa 2.960.000 persone. Alla base del diabete di tipo 2 vi sono, principalmente, una ridotta ed alterata produzione di insulina e la resistenza agli effetti biologici della stessa: è stato dimostrato che un controllo glicemico ottimale riduce le complicanze croniche di tale patologia. Fino a poco tempo fa, la terapia farmacologica del diabete tipo 2 era basata in via quasi esclusiva sulla metformina, sui secretagoghi (sulfoniluree e glinidi), sui glitazoni (oggi solo pioglitazone) e sull’insulina. Di recente, si è diffusa una nuova classe di farmaci, le cosiddette incretine, che comprendono gli agonisti del recettore del Gastrointestinal

Like Peptide (GLP-1) (ARGLP-1, exenatide e liraglutide) e le glipitne (inibitori della dipeptil-peptidasi 4 -DPP4).
Il corretto impiego di questa nuova classe di farmaci per il diabete e la relativa appropriatezza prescrittiva sono stati oggetto di discussione durante l’evento “Diabete tipo 2 ed innovazione terapeutica: le incretine”, organizzato oggi in Senato, presso la sala Caduti di Nassiriya, dall’ Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione e dall’Italian Barometer Diabetes Observatory, al quale ha preso parte il Direttore Generale di AIFA prof. Pani.
Per il senatore Antonio Tomassini e la Senatrice Emanuela Baio, firmatari di una mozione parlamentare sul tema, bisogna che a livello nazionale e Regionale venga garantita da parte di AIFA, la piena disponibilità dei farmaci incretinici e l’accesso ai farmaci innovativi in linea con quanto avviene a livello di altri paesi Europei, per garantire a tutti i pazienti diabetici di tipo 2 che ne hanno bisogno una corretta gestione della terapia e una gestione precoce della malattia, con gli effetti positivi sulla riduzione delle gravi complicanze del diabete.
La preoccupazione di fondo da parte delle Società Scientifiche di diabetologia, che hanno redatto un position statement sulle incretine, è che l’imposizione di un tetto di spesa a tali farmaci innovativi da parte di AIFA, rischia di non garantire per tutti i pazienti che già ne traggono beneficio il mantenimento della terapia, e di ostacolarne o negarne l’utilizzo per altri potenziali pazienti che a giudizio del diabetologo dovrebbero farne uso. Secondo il Prof. Gabriele Riccardi, Presidente della Società Italiana di Diabetologia, “la terapia incretinica rappresenta una importante innovazione nel trattamento del diabete di tipo 2 portando innegabili vantaggi soprattutto ai pazienti con complicanze cardiovascolari, particolarmente frequenti nelle persone anziane, oppure a chi ha problemi di obesità”. Nel suo intervento di apertura il Prof. Riccardi ha sottolineato come le incretine “sono farmaci di grande maneggevolezza ed efficacia che possono portare addirittura ad una riduzione della spesa per la cura del diabete se si considera che sono proprio le complicanze e, la conseguente ospedalizzazione che ne può derivare, ad incrementare i costi per questa malattia. Le ipoglicemie rappresentano una frequente causa di ricovero specie nelle persone anziane e i farmaci incretinici riducono drasticamente il rischio di ipoglicemie e di conseguenza anche gli interventi sanitari, inclusa l’ospedalizzazione, che sono necessari per trattarle”. Il Dottor Carlo Giorda, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi ha sottolineato “l’importanza dell’uso mirato dei farmaci incretinici, strumenti di terapia ormai indispensabili per una cura moderna e tempestiva del diabete – facendo notare nel contempo come – in Italia la prescrizione di questi farmaci è pari ad un ottavo di quella degli altri paesi Europei”. Il dottor. Giorda ha spiegato inoltre “come sarebbe semplice e immediato monitorare l’utilizzo dei farmaci incretinici attraverso le reti, già esistenti, di cartelle cliniche elettroniche della diabetologia e della medicina generale, garantendo così, in tempo reale, un efficace controllo dell’appropriatezza d’uso”. Per i presidenti delle due Società Scientifiche, in definitiva la terapia incretinica può offrire un buon rapporto costo/efficacia se impiegata in categorie specifiche di pazienti con diabete mellito di tipo 2. In questi soggetti è possibile calcolare come l’aumento di spesa iniziale possa fornire un risparmio economico a lungo termine grazie alla riduzione dei costi assistenziali diretti e di ricovero. Per ottenere tali risparmi, tuttavia, è indispensabile garantire la prescrivibilità degli ARGLP-1 e delle gliptine ai pazienti nei quali i benefici terapeutici, inclusa la documentata riduzione delle complicanze acute e croniche, giustifichino l’incremento dei costi farmaceutici. L’attuale tetto di spesa non è in grado di garantire la prescrivibilità al paziente fragile, che svolge professioni a rischio, con fattori predittivi di rischio di grave ipoglicemia, in quello con intolleranza alla metformina. A tal fine SID e AMD si rendono immediatamente disponibili a collaborare all’elaborazione di linee guida condivise sull’uso di questi farmaci che prevedano indicazioni precise al loro uso (anche mediante un’apposita nota AIFA alla prescrivibilità di questi farmaci) costituire un osservatorio sull’appropriatezza prescrittiva, verificare gli outcomes della terapia. In questa prospettiva un valore aggiunto avrebbe la promozione delle cartelle cliniche informatizzate già in uso presso Medici di Medicina Generale e Diabetologia Specialistica, con la possibilità di scambio dati per la verifica dell’appropriatezza prescrittiva e degli outcomes della terapia. Il Dott. Carlo Tomino, Direttore Ufficio Sperimentazione e Ricerca di AIFA, ha presentato i dati del monitoraggio AIFA su questi classi di farmaci. Il prof. Lorenzo Mantovani, Presidente Comitato Scientifico “Fondazione Charta”, nel suo intervento ha spiegato: “E’ assodato che la terapia con le diverse incretine, quando usate in modo appropriato, contribuisce in modo efficace e costo efficace alla gestione di un paziente complesso come il soggetto diabetico. Questo ruolo è stato riconosciuto anche dalle agenzie di technology assessment che adottano i criteri severi nel giudizio dei nuovi farmaci, vale a dire lo Scottish Medicine Consortium (SMC) ed il NICE. Nonostante la letteratura scientifica italiana mostri rapporti di costo efficacia simili a quelli stimati da NICE ed SMC per Inghilterra Scozia e Galles, tuttavia l’uso di questi farmaci in Italia rimane a tutt’oggi decisamente più limitato di quanto sia in altri paesi, incluso il Regno Unito.” In conclusione il Prof. Renato Lauro, Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory, ha evidenziato come sia necessario oggi affrontare globalmente gli aspetti pandemici dei diabetici, puntando sulla prevenzione, diagnosi e trattamento precoce e che certamente l’utilizzo di nuove classi di farmaci quali le incretine, servono in tal senso a portare un reale contributo nella terapia del diabete tipo 2. (Stefano Sermonti)

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Il Maestro dell’Immagine insegna all’amico Totò l’arte della fotografia

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Valmontone (Rm) Nei prossimi giorni ci sarà una Mostra di Carlo Riccardi nel prestigioso Palazzo Doria Pamphili di Valmontone in provincia di Roma. Seguirà un’importantissima Mostra del Maestro a Brasilia nella capitale del Brasile, mentre persone di buona volontà e mecenati, realizzeranno in un prossimo futuro, un Museo della Fotografia in suo onore con ampie Sale dedicate alla sua arte fotografica e pittorica.
Da diversi anni seguo e sono diventato amico di Carlo Riccardi, il decano dei fotoreporter. Aveva legami di affetto con diversi personaggi dello spettacolo dell’epoca della “dolce vita”: Totò, Fabrizi, Mastroianni, Sordi che abitava nelle vicinanze della sua casa a Trastevere quando recitava in parrocchia, di Fellini, etc … e di tanti altri personaggi della cultura e dello spettacolo di epoche successive. Nonostante la veneranda età ed i molteplici impegni collegati alla sua attività professionale continua ad essere sempre presente alle numerose iniziative che ho organizzato in questi anni per ricordare “Totò”. Frequentandolo nel tempo ho percepito che per il Principe Antonio de Curtis aveva un affetto particolare. Desideroso di conoscere maggiormente la vita di Carlo Riccardi per dipanare ed aprire degli squarci di verità sul periodo ed i luoghi che hanno caratterizzato la “dolce vita”, abbiamo convenuto di incontrarci in quei luoghi suggestivi e magici che hanno originato quel fenomeno. La “dolce vita” che Riccardi ama definire: “la belle epoque italiana” è il vero Rinascimento dell’Italia del dopoguerra” ed io vorrei aggiungere, come Toulouse Lautrec immortalò con i suoi dipinti “la belle epoque francese”, così Carlo Riccardi con le sue fotografie e con i suoi quadri che raffigurano Via Veneto, esposti più volte nella suddetta via dal gioielliere Nicola Capuano, (alcuni dei quadri erano di proprietà di: Federico Fellini, Alberto Sordi, Mastroianni, Nino Manfredi, Paola Borboni, Lino Banfi, Novella Parigini), ha immortalato scientemente la dolce vita. Riccardi

Italiano: Totò e Nino Manfredi nel film Operaz...

ha persino realizzato un quadro lungo cento metri, che è stato esposto più volte a Via Veneto ed in Piazza del Popolo. L’incontro con l’amico Riccardi si è dimostrato di particolare interesse, nella dicotomia tra la reticenza ed il grande desiderio di parlare, che alla fine ha avuto il sopravvento. Pertanto Carlo si è trasformato “in un fiume in piena” ed ha iniziato a raccontare la sua intensa vita. (…) : “ … Sono nato ad Olevano Romano, da una famiglia libraria, nella stanza sopra lo studio fotografico della zia, che ha iniziato l’attività sin dai primi anni del ’900. Pertanto era naturale la familiarità ed il grande interesse che ho manifestato fin da piccolo per l’apparecchio fotografico. Oltre la zia ho avuto anche un altro familiare, mio nonno che seguiva ed amava la fotografia ed in particolare i pittori tedeschi, che rappresentavano l’avanguardia dell’evoluzione della fotografia e del mondo dell’arte. Ancora in giovane età sono stato travolto dalla fotografia ed ho dimostrato altresì l’interesse per la pittura. Ho iniziato come ritoccatore di lastre fotografiche. Avevo acquisito come altri una notevole esperienza nell’intervento che facevano i disegnatori sulle lastre fotografiche, specializzati in particolare nei ritratti per

Italiano: Totò e Eduardo De Filippo nel film &...

ritoccare i difetti. Coloravamo le fotografie con le aneline (polverine che diluivamo con l’acqua nel produrre colori diversi). In questo lavoro ho imparato dallo stesso Maestro conterraneo di Guttuso, Saro Mirabella, che nel dopoguerra è diventato Presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Roma”. Carlo Riccardi ancora nell’età giovanile ha manifestato una smisurata sensibilità artistica ed ha frequentato gli studi dei grandi Maestri, dai futuristi ai giorni nostri: Giorgio De Chirico, Monachesi, Sandro Trotti, Novella Parigini, Corrado Cagli, Turcato, Montanarini, Pericle Fazzini di cui era stato il ragazzino di bottega. Riceveva inoltre la nomina di segretario nel sindacato degli artisti italiani, nel periodo che frequentavano il sindacato: Guttuso, Ennio Calabria, Mieli. Nel 1944 – 1945 con i primi americani che soggiornavano agli alberghi di Via Veneto, lavorava per il sindacato a Corso d’Italia come fotografo e frequentava la zona ed in particolare il “Caffè Strega” ed il “caffè Doney” di proprietà dell’Excelsior, dove andavano gli artisti ed importanti personaggi. La vera storia della “dolce vita”, inizia in questo periodo ed in questi locali. Si sviluppa negli anni successivi ad opera della Contessa, proprietaria della rivista “Le tout de Roma”, alla quale ha lavorato, fotografando attori, principi, artisti e personaggi dello spettacolo. Per un paio d’anni ha continuato a riprenderli senza il clamore che si è scatenato successivamente al film “La dolce vita” di Federico Fellini, quando gli editori ed i fotografi hanno scoperto questo filone redditizio e numerosi fotografi, si sono catapultati in quei luoghi diventando paparazzi. Prima di quel periodo gli autori delle foto non venivano menzionati, ma le stesse erano accompagnate dal nome della ditta della pellicola: Kodak, Ferraia, Tensi, Agfa, Gevart ; i fotografi lavoravano in nero ed erano licenziati senza alcuna difficoltà. Un ruolo importante per lo sviluppo della “dolce vita” è stato assunto dalla Contessa proprietaria della sopracitata rivista, che era organizzatrice delle serate mondane finalizzate anche per le esigenze degli americani, che tornavano dal fronte, ma soprattutto per consentire loro di fraternizzare con gli italiani. Altro importante obiettivo era rappresentato dal vitalizzare i luoghi di Via Veneto e stimolare la rinascita della città. Ennio Flaiano che frequentava Riccardi e suo padre, il poeta Cardarelli, Ilario Fiore e la Contessa organizzatrice dei festini, ha preso l’ispirazione in questi ambienti e dal vero paparazzo, amico e reale fotografo della dolce vita per scrivere la storia autobiografica, dalla quale è stato tratto il film omonimo, diretto nel 1960 magistralmente dal regista Federico Fellini, vincitore della Palma d’oro al 13° Festival di Cannes. Carlo Riccardi continua a raccontarci la sua vita, che definisce giustamente a tratti rocambolesca. “… Negli anni 1951 – 1952 lavoravo al “Giornale d’Italia”, che aveva l’edizione serale e collaboravo la notte al giornale “Il Tempo”. A quell’epoca era Direttore e proprietario, Renato Angiolillo, che decideva personalmente i suoi collaboratori con i quali era molto esigente, dovevamo infatti rispettare dei canoni di alta professionalità. Ho manifestato sempre un grande amore per la fotografia, effettuavo foto per il giornale ed altre per soddisfare la mia passione”. Nel fotoreporter Riccardi, è ancora vivo il ricordo di un’amica giornalista: “che era una grande scrittrice e lavorava al Giornale d’Italia. Si firmava Gianna Preda, il vero nome era Giovanna Predassi, lei e Maurizio Barenson, giornalista sportivo, che successivamente è diventato giornalista televisivo della Rai, mi hanno offerto dei validi insegnamenti per fare le fotografie, mentre Barenson ripeteva più volte studia i piedi del calciatore che va in attacco così sai dove finisce il pallone. La Predassi condivideva questo assunto ed aggiungeva in questo mestiere è fondamentale l’osservazione. Bisogna seguire sempre dove finiscono le cose. Mi aiutava inoltre nella scelta delle foto da distribuire ad altri giornali che avevano finalità diverse. A volte mi diceva queste fotografie portale ai giornali che prendono in giro tutti, come “Il Borghese”. Il giornale usciva ogni settimana e diversamente dalla maggiore parte, portavano il nome dell’autore. Altre volte suggeriva la “Tribuna Illustrata” dove lavorava il grande pittore Mino Maccari, che faceva le caricature, amico di Marasco e di altri grandi futuristi: Boccioni, Cangiullo, Vittorio Piscopo, pittore napoletano morto nella terra natia nel 2004 alla veneranda età di 91 anni e “dulcis in fundo” dell’ideologo del futurismo il poeta Marinetti”. La vita di Carlo Riccardi è stata sempre costellata dalle amicizie importanti: personaggi di grande spessore culturale e artistico. Lo stesso pittore Maccari, gli riconosceva che: “le fotografie erano delle caricature”. Anche la serie di foto fatte ad Amintore Fanfani, dove oggi c’è il Ministero dell’Interno e all’epoca c’era la sede del Governo, per il caricaturista Maccari: “erano una presa in giro”. La chiave di lettura era la stessa anche per Fanfani, che a tal proposito si era informato sulla persona di Riccardi e avendolo incontrato dopo alcuni giorni presso la Sede del Governo, l’aveva apostrofato “pappataci”. Il fotoreporter ignorando il significato della parola, aveva raccontato l’episodio e chiesto spiegazioni all’amico Ennio Flaiano. Il quale aveva immediatamente precisato il significato della parola: “… pappataci, è un dittero che pizzicandoti ti provoca la febbre per alcuni giorni”. Aveva anche aggiunto: “tuo padre vende i libri approfitta e leggili, troverai anche una derivazione del termine dal latino “pappataceus”. Con la sottile ironia ed il sorriso malizioso aveva generato “un latino maccheronico” o probabilmente aveva fatto derivare la parola dai due verbi latini pappo – as – avi – atum – are e taceo – es – tacui – tacitum – ere. Quando successivamente è uscito il film “La Dolce Vita”, Carlo Riccardi ha chiesto a Tazio Secchiaroli chi era il fotografo denominato paparazzo. Il quale tempestivamente gli aveva risposto: di non saperlo. Ne era a conoscenza Flaiano che l’aveva codificato”. Per Ennio Flaiano: “ … Carlo Riccardi era il paparazzo, il termine dispregiativo di pappataci. In tanti posti in dialetto li chiamano paparazzi”. Flaiano aveva una buona memoria e quindi nello scrivere la storia “La Dolce Vita” aveva preso l’ispirazione dalla parola utilizzata da Amintore Fanfani. Ennio Flaiano ha avuto un ruolo importante nella vita di Carlo Riccardi. Nel periodo del 1948 quando frequentava il “Caffè Strega”, Carlo Riccardi, ricorda con grande emozione: “… mi aveva invitato come fotografo ad andare a casa della Signora Bellonci, poiché il locale era frequentato da diversi scrittori e si parlava di organizzare un Premio per la narrativa. Ed io l’ho seguito come era mia abitudine. Quello era l’esordio del “Premio Strega”, che ha acquisito negli anni una grande notorietà. La prima edizione risale al 1948 ed il vincitore è stato Ennio Flaiano. Ogni anno si ripete a Valle Giulia presso il Museo Etrusco, dove io partecipo per fotografare i vincitori, ma soprattutto in queste celebrazioni ho il piacere di incontrare gli amici con i quali ci frequentavamo alla fine degli anni ’40 – ’50, come ad es. il Dr. Bisiac ed il Prof. Mirabella. In quelle occasioni si incontrano gli scrittori italiani, quelli della grande cultura”. Nella panoramica dei misteri della dolce vita, in questo mondo fantastico ad onore del vero dovrebbe essere fatta qualche precisazione sul “Café de Paris”. All’epoca del film di Federico Fellini, come ci informa Riccardi: ” … era all’inizio dell’attività. Il cameriere dell’Excelsior, Giorgio Ranieri convince il suo amico a prendere il Bar dell’Excelsior per fare un grande Bar nel 1956, che prende il nome di “Café de Paris” e ne diventa l’animatore. Al principio non andava bene, ma fortunatamente interviene Buffardeci, un italoamericano, che veniva dal sudamerica, proprietario di miniere di diamanti. Ha acquistato il locale e gli ha dato vita. L’uscita del film di Federico Fellini ha contribuito notevolmente ad accrescerne la notorietà”. Queste informazioni mi lasciano perplesso sul vero ruolo di questo locale nella “dolce vita”, nonostante la meraviglia ed il disorientamento che provocano non turbano la parte finale della chiacchierata, nella quale ho potuto soddisfare altre mie curiosità per sapere quando e come ha conosciuto Totò. Riccardi amorevolmente cattura dalla mente vecchi e piacevoli ricordi: ” … la prima volta l’ho incontrato a Napoli. Lavoravo nel periodo della guerra al porto, che all’epoca bombardavano. Andavo a dormire nel Palazzo dove si trovava il noto Teatro “Trianon”, fino al terzo piano c’erano rifugiati e sbandati. Dalla finestra si sentivano le voci di De Filippo e di Totò. Un giorno ho aspettato tanto tempo che uscissero dal teatro. L’attesa alla fine è stata ripagata bene. Sono riuscito a vedere, nonché a parlare con Totò, che era stato disponibile e cordiale. Gli avevo raccontato che prima della guerra facevo il fotografo. E lui mi aveva confessato che gli piaceva tanto la fotografia, era amante dei fotografi futuristi ed era amico di Ludovico Bragaglia, uno di loro noto all’epoca. Tornato a Roma continuai a fare le fotografie in Via Veneto, dove ci fu una serata alla quale era presente Totò. Ricordo che c’erano: anche Mike Buongìorno, appena arrivato dall’America, Gino Cervi, Aldo Fabrizi, Amedeo Nazzari, Alberto Rabagliati, Anna Magnani. La mia attenzione era catalizzata particolarmente sul grande Totò. L’ho fotografato, ci ho parlato ed ho ricordato il primo incontro al Trianon. Manifestò il desiderio di rincontrarsi, voleva conoscere maggiormente il mondo della fotografia, ma non fissammo alcun appuntamento. Dopo un certo tempo lo incontrai casualmente, mentre stava girando un film alla “De Paolis” in Via Tiburtina nei primi anni ’50. In quell’occasione mi ha invitato a casa, dovevo spiegargli l’uso di una macchina fotografica giapponese, che gli avevano regalato, la “Canon”. Dopo alcuni giorni sono andato a trovarlo a casa, che era bellissima ed arredata con straordinaria eleganza. Altri incontri nella sua abitazione si sono susseguiti nel tempo. Quel giorno gli avevo fatto notare che l’oculare del mirino della “Canon” era piccolo. Pertanto la difficoltà si manifestava per tutte le persone. A quel punto gli ho suggerito di comprare una macchina fotografica con un grande angolo, di posizionare l’obiettivo in direzione del soggetto che deve essere fotografato, di appoggiarlo sulla guancia o sulla testa e di non guardare nel mirino, perché riprendeva da un angolo all’altro. Totò aveva prontamente ascoltato il consiglio”. Infatti l’articolo è corredato dall’immagine di Totò, che fotografa Carlo Riccardi e lo guarda senza prestare attenzione all’obiettivo. Altro importante suggerimento di Riccardi: ” … era quello di sviluppare le foto dal suo amico, che era anche mio amico, un fotografo futurista, il quale doveva centrare solo la parte che interessava della fotografia e bisogna riconoscere che lo faceva benissimo”. Come si evince, la vita di Carlo Riccardi è veramente interessante. Questo profilo certamente non possiamo considerarlo esaustivo. Mi preme ricordare tra i suoi impegni professionali, l’attività di fotografo per: “l’Osservatore Romano della domenica con il Prof. Zuppi, il settimanale “Famiglia Cristiana”, “il Tempo”, il “Giornale d’Italia”, nonché corrispondente da Roma del “Corriere della Sera”. Carlo Riccardi ha un archivio che conta oltre un milione e trecentomila istantanee. In circa 60 anni di attività ha fotografato molti Capi di Stato, sei Pontefici, politici, personaggi della cultura e dello spettacolo. Ha fermato lo sguardo con il suo “magico clik” sui grandi interpreti, che nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale hanno contribuito alla crescita del cinema italiano in tutto il mondo. Riccardi con il trascorrere degli anni dopo avere raggiunto importanti risultati nell’arte della fotografia, ha ampliato i suoi interessi culturali, stimolando ulteriormente la creatività attraverso l’uso dei pennelli e dei colori. Anche nella pittura ha ottenuto straordinari risultati nell’uso delle diverse tecniche: tempere, colori ad olio e acrilici. Le sue opere sono intrise di pathos che coinvolgono emotivamente i fruitori delle stesse, stimolati altresì dall’effetto materico. Il suggestivo cromaticismo dei colori, contribuisce ulteriormente nell’affermazione dell’artista stimato ed adeguatamente quotato. Ha ricevuto numerosi premi, tra i quali: il primo Premio “Città Eterna” in Campidoglio a Roma in “ex aequo” con “il collega del pennello”, Amintore Fanfani, entrambi amici del pittore Montanarini, compaesano di Fanfani, che è stato Direttore dell’Accademia delle Belle Arti; il Premio di Via Condotti con una Giuria prestigiosa, della quale facevano parte, Guttuso e Cagli; Premio “Tavolozza d’oro” al più grande Premio di estemporanea europea a Marina di Ravenna; Premio medaglia d’oro di pittura paesaggistica al “Giugno Napoletano” ed in tempi più recenti, un premio altrettanto prestigioso, la medaglia d’argento della Presidenza della Repubblica presso la Camera dei Deputati al Concorso Internazionale “Antonio de Curtis, Totò. Sono state organizzate Mostre fotografiche e pittoriche del Maestro Riccardi nei diversi continenti, accompagnate da un’adeguata informazione, infatti, gli sono state dedicate dalla stampa straniera intere pagine di giornali. Nei prossimi giorni sarà impegnato con una Mostra nel prestigioso Palazzo Doria Pamphili di Valmontone in provincia di Roma. Nel corso dell’anno parteciperà ad un’altra importante Mostra a Brasilia nella capitale del Brasile. Questo artista di grande spessore culturale, apprezzato a livello internazionale, sensibile al sociale, continua ad essere particolarmente disponibile per i “meno abbienti”, con frequenti interventi umanitari. Pertanto vive la sua quotidianità con modestia. Fondatore del movimento “della Quinta Dimensione”, che in passato ha fatto parlare molto. Dalla controversia giuridica scaturita ha ottenuto la sentenza favorevole del famoso Giudice Manlio Cruciani (ha collaborato alla stesura della legge sulla stampa nel dopoguerra). Alcune delle sue opere appartengono a collezioni pubbliche e private; presenti anche in alcuni Musei: Museo di Arte Sacra di Reggiano e Museo di Arte Sacra di Taranto, Museo di Roma, Museo del Cinema di Roma, Museo di Basilea in Svizzera. In un’epoca scevra di valori morali ed in una società dove la pochezza dei sentimenti regna sovrana e si alimentano con una continua crescita: l’egoismo e l’indifferenza, ancora esistono, seppure “come meteore”, persone di buona volontà e mecenati, che in un prossimo futuro realizzeranno un Museo, che sarà dedicato al Maestro dell’Immagine Carlo Riccardi, con ampie Sale dedicate alla sua arte fotografica e pittorica. Soggiogato dalla figura “carismatica” di Riccardi alla conclusione di questa storia avvincente ed attratto dalle interessanti rivelazioni a malincuore lo congedo. Mi chiedo è questa la vera storia del paparazzo della dolce vita? Qual è il confine tra la fantasia e la realtà? Come Ennio Flaiano nel raccontare la dolce vita ha scritto una storia autobiografica e attribuiva il merito a Federico Fellini della straordinarietà della stessa, che aveva trasformato abilmente con la sua fantasia, così Carlo Riccardi, che ha vissuto quell’epoca ed ha ancora vivido nel cuore in tutti questi anni, il ricordo della sua Via Veneto, pur avendo assunto un ruolo importante nella “‘dolce vita”, non ha mai rivendicato e preteso il giusto riconoscimento, lasciando ai nostri cuori di decidere: credere a queste parole o palesare il dubbio, che anche in questo caso la fantasia abbia avuto il sopravvento? (Alberto De Marco)

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Libri in onda

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

marzo roma

marzo roma (Photo credit: n3m3sj)

Roma 23 e 24 Marzo 2012 Libreria L’Argonauta Via Reggio Emilia, 89. La Libreria L’Argonauta di Roma, in collaborazione con nove case editrici, significative nel panorama della piccola e media editoria indipendente, ha organizzato la prima edizione di Libri in onda, un percorso di due giorni interamente dedicato alla navigazione nel mare magnum editoriale, utilizzando come stelle del cammino editori di certo valore.
Se per la serata di Venerdì 23 Marzo, dalle 18.00, è previsto un aperitivo itinerante con gli editori, alla riscoperta della buona lettura gustando sapori gastronomici laziali e toscani, per Sabato 24 Marzo, dalle 18.30, saranno gli stessi libri a parlare e a raccontarsi, attraverso le persone-libro, dell’Associazione Donne di Carta. Una performance incredibile, durante la quale i libri non verranno recitati, bensì saranno loro stessi “a dirsi”. A chiudere la serata di Sabato 24, un secondo aperitivo itinerante, per brindare alla cultura e ai buoni libri insieme agli editori e ad alcuni autori .
Accanto ad editori romani da tempo apprezzati per le loro pubblicazioni, come la Giulio Perrone Editore e Palombi Editori, saranno presenti anche case editrici specializzate, come le Edizioni Il Lupo per carte e guide escursionistiche dell’Appenino Centrale, Cavallo di Ferro Editore, promulgatrice della letteratura lusofona in Italia, e Ginevra Bentivoglio EditoriA, specializzata in arte, archeologia, architettura e saggistica storica.
Le Edizioni Ensemble, di recentissima nascita, mirano invece a promuovere esordienti ed eccellenze nascoste, mentre le Edizioni della Sera, attraverso le numerose collane, offrono un variegato panorama di autori italiani. La Lozzi Publishing, da poco sul mercato editoriale con la collana Remo, ha messo la Capitale al centro del suo specifico interesse; infine, con la partecipazione della casa editrice Il Caso e il Vento, il pensiero delle donne sul mondo avrà preponderante importanza. Ingresso libero per l’intera manifestazione

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Maurizio Pagano: lo spirito. Percorsi nella filosofia e nelle culture

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Torino Venerdì 16 marzo 2012 ore 18,00 Aula Magna della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale Via XX Settembre 83 Con Salvatore Natoli (Università di Milano – Bicocca) e Pierangelo Sequeri (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale) saranno saranno presenti il Curatore e alcuni autori dei saggi contenuti nel volume Presiede Luca Savarino (Università del Piemonte Orientale) Il tema dello spirito attraversa tutta la storia della cultura occidentale. Esso è presente fin dalle origini nella religione ebraica e nella cultura greca; queste due radici vengono riprese e integrate nell’esperienza e nella riflessione del cristianesimo. Di qui il tema passa al pensiero moderno e conosce la sua massima fioritura filosofica con l’idealismo tedesco. Nel mondo contemporaneo è oggetto di rinnovata attenzione sia presso la filosofia, specialmente ermeneutica, sia presso la teologia. La riflessione sullo spirito non è però un privilegio esclusivo dell’Occidente: essa s’incontra nell’Islam e trova notevoli punti di contatto nell’India, nella Cina e in modo più indiretto nell’antico Egitto. Il volume offre un percorso sintetico attraverso le culture antiche e un’ampia storia della riflessione sullo spirito nel pensiero occidentale, da Gioacchino da Fiore fino ai pensatori contemporanei.Maurizio Pagano è ordinario di Filosofia della Comunicazione all’Università del Piemonte Orientale (Vercelli) ed è Direttore del Centro Studi Filosofico-Religiosi “Luigi Pareyson”. Ha pubblicato studi sul pensiero di Hegel e su alcuni temi nodali del dibattito contemporaneo, come il pluralismo culturale e religioso, il rapporto tra l’universale e le differenze, lo spazio pubblico nell’età globale. Interventi di Oreste Aime, Attilio Andreini, Alessandro Bertinetto, Alessandro Bongioanni, Nynfa Bosco, Giuseppe Cantillo, Carla Canullo, Gaetano Chiurazzi, Flavio Cuniberto, Gianluca Cuozzo, Guido Cusinato, Paolo De Benedetti, Alessandro Ghisalberti, Tonino Griffero, Graziano Lingua, Aldo Magris, Letterio Mauro, Aldo Moda, Maurizio Pagano, Wolfhart Pannenberg, Mario Piantelli, Giuseppe Mario Pizzuti, Fabio Polidori, Sergio Rostagno, Alessandra Saccon, Angelo Scarabel, Antonio Staglianò, Francesco Tomatis, Ugo Ugazio, Federico Vercellone, Vincenzo Vitiello, Lubomir Žak.L’indice completo è reperibile su http://www.pareyson.unito.it/P_Spirito.html#Pre

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Mediazione in crescita

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Sono già 118 le domande di mediazione ricevute solo dall’inizio del 2012 dall’organismo della Camera di Commercio di Udine, in aumento di oltre il 30% rispetto al dato 2011, considerato come anno zero in quanto è entrata in vigore l’obbligatorietà del tentativo in diverse materie stabilite dalla legge. Obbligatorietà che proprio dalla prossima settimana sarà estesa ad altre due materie, condominio e risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti. Per diffondere il corretto approccio all’istituto e sensibilizzare soprattutto le aziende, primario interlocutore della Cciaa, sull’opportunità offerta dalla mediazione, specie per la riduzione dei tempi e dei costi del procedimento, l’ente camerale ha organizzato oggi in Sala Valduga un seminario molto partecipato, introdotto dal presidente della Cciaa Giovanni Da Pozzo e dal presidente dell’Ordine dei Commercialisti Marco Pezzetta, con la moderazione dell’avvocato udinese Andrea Purinan.«I dati sono significativi e testimoniano l’impegno pluriennale dei nostri uffici, che si sono trovati pronti a gestire le novità normative – ha detto Da Pozzo –. Non possiamo considerare la mediazione una risposta risolutiva, ma crediamo che in un Paese con problemi strutturali, un carico sempre maggiore sulle spalle delle imprese tra costi del lavoro, fiscalità, costi energetici elevati e lentezza della giustizia, la mediazione sia un primo passo per trovare accordi in tempi rapidi e certi». Un’opportunità da cogliere con un approccio costruttivo, dunque, come è stata indicata da tutti gli intervenuti, a partire dallo stesso moderatore, che ha invitato a pensare alla mediazione non come a «un altro modo di fare giustizia ma a un modo diverso di tutelare gli interessi in campo». La mediazione favorisce la collaborazione e non la contrapposizione ed è inoltre un istituto in cui il ruolo dei professionisti è fondamentale, ha aggiunto Pezzetta. «In un Paese non abituato a risolvere i problemi, c’è uno strumento nuovo che, anche se perfettibile e da tarare, bisogna cominciare a utilizzare», ha detto. Se Nicola Giudice, responsabile del Servizio conciliazione della Camera Arbitrale di Milano, si è soffermato sull’utilità della mediazione tra soggetti di Paesi diversi, Sergio Ceccotti, commercialista, formatore di mediatori e mediatore della Cciaa di Udine, ha introdotto i vantaggi della mediazione per le imprese. Ben riassunti infine da Tiziana Pompei, vicesegretario generale di Unioncamere: 46 giorni di durata media di una conciliazione a fronte dei 1.108 giorni di un giudizio di primo grado. I costi? In Cciaa il 3% del valore della controversia a fronte del 29,9% in una causa davanti al giudice. La Pompei ha anche evidenziato il ruolo centrale delle Cciaa nell’organizzazione della mediazione, le regole a garanzia di una mediazione accessibile per tutti, consumatori e imprese, e la formazione dei mediatori. Nel 2011, sono stati 1400 i mediatori camerali formati in Italia, mentre i procedimenti depositati sono cresciuti passando dai 1570 di marzo-aprile dello scorso anno ai ben 17.510 di febbraio 2012. Mediazioni che hanno riguardato soprattutto diritti reali, locazioni, contratti bancari e assicurativi.

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Festival del Film Francofono di Roma

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Roma, dal 16 al 23 marzo 2012, per il terzo anno consecutivo, il Francofilm – Festival del Film Francofono di Roma, che presenta – a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti – il meglio della recente cinematografia proveniente dai Paesi francofoni di tutto il mondo presentati da registi e interpreti. Organizzato dall’Institut Français – Centre Saint-Louis di Roma, presso cui si terranno le proiezioni e gli incontri (Largo Toniolo 21 -22), il festival presenterà una variegata selezione di pellicole – in gran parte inedite in Italia – provenienti dai Paesi aderenti all’OIF – l’ Organizzazione Internazionale Francofonia quali Belgio, Ungheria, Marocco, Lussemburgo, Canada Quebec, Romania, Svizzera, ma anche Senegal, Libano, Haiti, Ciad, Francia e Slovacchia. Apertura e chiusura del festival saranno affidate a due concerti: inaugurazione il 16 marzo alle ore 18:30, con presentazione dell’artista e attrice del Mali Balkissa Maïga, concerto di chitarra e banjo del cantante algerino Akli D, uno dei grandi maestri della canzone cabila, che ha collaborato a un album di Manu Chao e che mescola i generi, dalla canzone melodica ai ritmi berberi, il blues del sud. La chiusura del festival, il 23 marzo, presentata sempre da Balkissa Maïga, è affidata alla voce di Awa Ly, cantante franco-senegalese dal sound nomade che attinge alle radici del blues, alla canzone francese, al jazz, al soul e al rock, accompagnata dal trombettista Aldo Bassi come ospite d’onore. A seguire la proiezione del film vincitore. 8 lungometraggi in concorso, 3 presentati fuori concorso e 5 documentari saranno il cuore della manifestazione.

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Corso studi politici

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Palermo Giovedì 15 marzo 2012 alle ore 17.00 presso lo “Steri” – Palazzo Chiaramonte, Piazza Marina, 61 a Palermo, si terrà la settima lezione del XIV Corso di Studi Politici “Enzo Fragalà” su “Il fallimento del multiculturalismo: Parigi, Londra, Milano. Quale futuro per le nostre città?”, promossa dall’Accademia Nazionale della Politica, presieduta dal Prof. Bartolo Sammartino. Intervengono Nello Musumeci (politico) e Giovanni Sartori (politologo). Modera Bartolo Sammartino, Presidente dell’Accademia Nazionale della Politica.
Ricordiamo che dopo l’introduzione sul tema, il moderatore passerà la parola ai relatori e che alla fine degli interventi si aprirà il dibattito e verrà data la parola agli iscritti per porgere delle domande.

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Perchè gli ogm

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Roma 20 marzo prossimo presso la biblioteca del Senato (vedi invito allegato), alle ore 11, verrà presentato il libro “Perché gli OGM”, curato dal giornalista Elio Cadelo, che raccoglie 12 saggi di scienziati, economisti, genetisti, medici, esperti di diritto, teologi ecc. che spiegano, ciascuno per la propria competenza, la necessità di rinnovamento dell’agricoltura per far fronte alle esigenze di una crescente umanità, alle richieste in termini di quantità e qualità non solo di prodotti alimentari, ma anche per la produzione di farmaci e quale fonte di energia alternativa. Si tratta di un saggio che non entra nel dibattito pro o contro gli OGM, né discute delle scelte politiche dei diversi Paesi, ma affronta a livello scientifico la realtà della ricerca e dell’applicazione delle piante geneticamente modificate in agricoltura e per altri scopi industriali.

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Matta: Un surrealista a Roma

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Roma dal 16 marzo al 20 maggio Viale Pietro de Coubertin 30, inaugurazione giovedì 15 marzo ore 19AuditoriumArte e Foyer Sinopoli. Orari di apertura: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 Ingresso libero Dieci anni fa l’Auditorium di Roma, in occasione dell’apertura, ospitava una grande mostra di Roberto Sebastian Matta. Nato a Santiago del Cile l’11 novembre 1911, l’artista moriva a Civitavecchia il 23 novembre 2002, alcuni giorni prima dell’inaugurazione. Nel centenario della nascita, Matta torna all’Auditorium con un’esposizione di importanti opere storiche a cura diClaudia Salaris e realizzata in collaborazione con la Fondazione Echaurren Salaris, il cui fulcro è rappresentato da quelle realizzate a Roma tra il 1949 e il 1954. In quel periodo, mentre l’Italia rinasceva dopo la seconda guerra mondiale, Matta era la testimonianza vivente di ciò che accadeva nelle trincee più avanzate dell’arte in Europa e negli Stati Uniti.
Lasciato il Cile nella prima metà degli anni Trenta, Matta è approdato nel vecchio continente in cerca di fortuna. Giovane architetto si stabilisce a Parigi, dove lavora nello studio di Le Corbusier. Durante un viaggio a Madrid, conosce Federico Garcia Lorca, che lo mette in contatto con Salvador Dalí. Quest’ultimo gli suggerisce di andare a trovare il fondatore del surrealismo, André Breton. Nel 1937 Matta lo incontra, portandogli i suoi primi disegni, e viene presto cooptato nel gruppo. Nel 1938 partecipa all’Exposition Internationale du Surréalisme. Mette a punto la ricerca delle cosiddette “morfologie psicologiche”, in cui adotta la tecnica dell’automatismo che non abbandonerà mai: le macchie di colore steso sulla tela indirizzano il tracciato del pennello, le forme,la costruzione. Nel 1939 partecipa alla trasmigrazione dei surrealisti dall’Europa agli Stati Uniti, in una fuga morale e politica di fronte alle prime avvisaglie dell’espansionismo bellicista hitleriano. A New York è uno dei pochi surrealisti emigrati che parla inglese e con il suo temperamento comunicativo diventa un intermediario prezioso tra gli artisti europei e quelli americani. Conosce i giovani pittori d’avanguardia, tra cui Jackson Pollock, i futuri protagonisti dell’espressionismo astratto, dell’action painting, portando loro uno stimolo a creare e tentare vie nuove con la sua esplorazione visionaria dell’inconscio, in cui assume un ruolo centrale il gesto.
Matta è un nomade, un irregolare anche all’interno del movimento surrealista: a causa di comportamenti e scelte personali nel 1948 viene espulso dal gruppo di Breton (sarà riammesso solo dopo un decennio). Isolato e in crisi, torna dopo molti anni in Cile, dove pubblica un manifesto sul “ruolo dell’artista rivoluzionario”. Quando, nel 1949, arriva in Italia il suo stato d’animo è quello di chi cerca una rigenerazione. Roma nel dopoguerra è una città viva, che lancia segnali di risveglio anche a chi, come lui, ha seguito le principali rotte dell’arte. Lo attira la Roma povera ma originale degli artisti orbitanti tra le osterie del centro, via Margutta e piazza del Popolo, nelle cui interminabili discussioni i problemi dell’arte non sono disgiunti dalle idee di giustizia sociale. Ma lo attira anche la Hollywood sul Tevere che con un cinema fatto con poche lire, il neorealismo, si è imposta nel mondo. E proprio a Roma egli da un lato accentua la sua politicizzazione, dall’altro si fa coinvolgere dalla dolcezza del vivere e del paesaggio, con esiti che contribuiscono a rinnovare la sua pittura. Nella città eterna l’ulisside si ferma e (per la seconda e non ultima volta) mette su famiglia, sposando l’attrice Angela Faranda da cui ha il figlio Pablo.
Matta ha avuto una vita lunga, segnata dal successo e all’insegna del nomadismo in senso lato. Gran viaggiatore, ha avuto varie residenze da un capo all’altro del mondo. Nel corso del tempo ha avuto quattro mogli e altrettante famiglie, sei figli. Egli stesso si sentì come Ulisse per la febbre che lo portava a varcare sempre nuovi confini, non solo geografici ma anche esperienziali e culturali. Parlava molte lingue, spagnolo, francese, inglese, italiano, e spesso le mescolava, dando luogo a una lingua mista che era tutta sua. Di lui molto si sa, ma poco si conosce della stagione romana. Questa mostra vorrebbe fornire un contributo per far luce su quel periodo breve e intenso. Catalogo: Giunti Editore, Firenze. http://www.fondazioneechaurrensalaris.it

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Chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Roma Venerdì 16 Marzo 2012 Santa Maria della Pietà. Sala Basaglia.
9.00 Introduzione Gianfranco Palma (DSM RM E) e Giuseppe Ducci (PreSaM e DSM RM E)
9.15-11.45 Chairman Alessandro Grispini (PreSaM e DSM RM E)Dipartimento di Salute Mentale e superamento della psichiatria penitenziaria: problematiche cliniche e psichiatrico-forensi derivanti dal DPCM 1.4.2008 e dal Decreto Legge 22 Dicembre 2011, n. 211, recante interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri, convertito in legge il 14.2.2012.
Stefano Ferracuti (Università di Roma) Le iniziative della Commissione del Senato in tema di OPG e i cambiamenti determinati dal DL 211. Ignazio Marino (Senato della Repubblica) Verrà proiettato anche un breve video girato in occasione dei sopralluoghi della Commissione presso gli OPG italiani. La valutazione della psicopatia con la Hare Psychopathy Check List-Revised (PCL-R). Vincenzo Caretti (Università di Palermo)
12.00-13.30 Presentazione del libro “Matti in libertà” (Editori Riuniti, 2011) di Maria Antonietta Farina Coscioni (Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati). Intervengono: Pompeo Martelli (Centro Studi e Ricerche ASL RM E) e Gianluigi Di Cesare (PreSaM e DSM RM E)
14.30-16.30 Chairman Giuseppe Ducci (PreSaM e DSM RM E) Pericolosità sociale: tra paradigma sanitario e paradigma giuridico. Implicazioni organizzative. Gianfranco Rivellini (OPG Castiglione delle Stiviere)
La situazione del Lazio: quali sono gli interventi irrinunciabili? Gianfranco Palma (DSM RM E)

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Nel mondo di Nunzio

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Giovedì 15 marzo, su Rai Tre alle ore 00:45, in onda il docu-film di Magazzini Einstein dedicato all’artista abruzzese ma romano d’adozione. Si chiama Nunzio Di Stefano, classe 1954, ed è senza dubbio uno dei maggiori artisti italiani contemporanei. Meglio noto come Nunzio, nato in Abruzzo a Cagnano Amiterno in provincia de L’Aquila, ma romano d’adozione, ha avuto il merito di adottare nel corso degli anni sperimentazioni linguistiche disparate che hanno portato ai limiti estremi la scultura, determinando l’impossibilità di definire con esattezza ciò che stiamo osservando o il significato dell’opera. A lui è dedicato il docu-film di Magazzini Einstein “Nunzio, senza titolo”, regia di Christian Angeli, in onda giovedì 15 marzo alle 00:45 su Rai Tre. Partendo dai suoi luoghi quotidiani, la casa nel cuore di Roma a due passi da Campo de’ fiori e lo studio ex-pastificio nel quartiere di San Lorenzo, Nunzio racconta la propria arte fra spunti e riflessioni, ricordi e passioni. Come quella per la letteratura e la poesia che lo portano ad apprezzare in modo particolare autori come Dante e Samuel Beckett. Il documentario, che restituisce la dimensione più privata dell’artista al di fuori della ufficialità del sistema dell’arte, offre elementi chiari della poetica di Nunzio: uno scultore arcaico, fuori dal tempo, la cui arte – fatta di sintesi proprio come il suo nome – riesce a rendere leggera e trasparente la materia. Esempio ne è una delle sue opere più note, l’Avaton, muro creato con ventisettemila stecche di legno disposte su assi circolari e sovrapposte una sopra l’altra, al tempo stesso attraente e respingente. Nunzio infatti rompe gli artifici retorici della storia dell’arte, illustrativi o decorativi che siano, per dare forma materiale alle zone oscure della nostra mente e per svelare il vuoto su cui si staglia l’esistenza a cui solo l’arte può dare un senso. Un artista che trova nella notte il momento migliore di ispirazione e che si accorse a ventiquattro anni che quello di fare lo scultore sarebbe stato il suo destino, a prescindere da come sarebbero andate le cose. Proprio come Arshile Gorky, artista armeno del Novecento del quale è grande animatore e che rappresentò un ponte ideale tra surrealismo e arte astratta, tra i meriti più grandi di Nunzio c’è quello di riuscire a semplificare al massimo i concetti più complessi.
Magazzini Einstein è il contenitore televisivo di Rai Educational dedicato a temi, eventi e personaggi dell’arte e della cultura, del presente e del passato. Un laboratorio di nuovi linguaggi per comunicare l’arte, attraverso la cronaca e la società, uno spazio per seguire sul piccolo schermo i principali eventi culturali e letterari dell’anno, un modo per viaggiare con il cuore e la mente nell’arte dei secoli. Più di trecento puntate in cui “la cultura fa spettacolo”.

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Turismo a Roma

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

«Sono contento che Roma possa annoverare tra i suoi nuovi turisti l’assessore  regionale Stefano Zappalà che ha visitato ciò che nella Capitale si sta realizzando concretamente e senza l’aiuto di alcuno, visto il drastico taglio dei trasferimenti statali e regionali».  A parlare il delegato al turismo di Roma Capitale Antonio Gazzellone. «Esprimo quindi vivo compiacimento perché alla Città di Roma, uno dei tanti comuni del Lazio come ama definirla l’assessore Zappalà, venga finalmente riconosciuto quel ruolo di Capitale del turismo, vero volano economico non solo del Lazio, ma dell’intero sistema Paese. Mi riprometto quindi, al ritorno dalla missione a Mosca, dove mi recherò la settimana prossima per promuovere Roma alla Fiera Internazionale del turismo, di verificare la disponibilità dell’assessore Zappalà ad incontrarmi. Potremo così stabilire e definire insieme il percorso che,  proprio partendo dalle opere che oggi ha potuto ammirare, realizzi concretamente quel secondo polo turistico di cui l’Amministrazione Alemanno, con il senatore Cutrufo che l’ha immaginato,  la città di Roma, con il mondo imprenditoriale che lo sta realizzando, hanno bisogno. Questo darà corpo a quel nuovo polo d’attrazione che sarà complementare a quello religioso e culturale, riferimento centrale nelle politiche di promozione. Una volta realizzato consentirà di aumentare le permanenze in città e verso le mete di secondo livello, portando all’aumento del  PIL e rilanciando così  l’occupazione ed il benessere del quale potranno godere i cittadini romani ed il resto del Paese, che ne ricaverà certamente  benefici diretti ed indiretti».

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Prezzo prodotti farmaceutici

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

“Leggo con interesse quanto affermato dal Presidente di Farmindustria Scaccabarozzi in merito ai dati diffusi dall’Istat sull’andamento del prezzo al consumo dei prodotti farmaceutici”, dichiara il Presidente AssoGenerici Giorgio Foresti. “Tuttavia ci si dimentica” prosegue Foresti, “che l’impulso alla diminuzione dei prezzi è sempre stato generato dalla sana concorrenza dei medicinali generici, che, questi sì, hanno certamente fatto la loro parte negli ultimi 10 anni”. Per il presidente Giorgio Foresti è ingiusto porre sullo stesso piano l’intero settore farmaceutico quando si parla di riduzioni del prezzo o addirittura di ripiano della spesa farmaceutica. “Solo qualche settimana fa’ le nostre aziende sono state chiamate a ripianare oltre il 17% del valore dello sfondamento della spesa territoriale 2010 a carico dell’industria, pur coprendo solo il 7% del mercato a valori ed avendo generato risparmi medi annuali di oltre 300 milioni di euro”. “In questi anni” conclude Foresti “il generico ha rappresentato il principale elemento moderatore della spesa, ma ancor di più lo spauracchio per indurre i produttori di farmaci branded, detentori ancora oggi dell’80% del mercato fuori brevetto, ad abbassare i loro prezzi al livello dei generici. Ben venga quindi la proposta del Presidente di Farmindustria di reinvestire in accesso e remunerazione dell’innovazione i risparmi derivanti dall’incremento dell’uso dei farmaci generici, ma smettiamo di boicottare in maniera costante ogni tentativo di liberalizzare il mercato farmaceutico che in tutto il mondo vede questo circolo virtuoso generici/innovazione perfettamente in funzione sin dagli anni ottanta”.

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Famiglia, convivenza, eterosessuali e omosessuali

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Notizie che potrebbero essere contrastanti. Il Censis ci informa che “il senso della famiglia” e’ il valore piu’ importante per gli italiani, che sono diminuite le coppie coniugate con figli, mentre sono aumentate quelle non sposate, sempre con figli. Evidentemente il legame stretto tra famiglia e matrimonio non regge piu’. Salta uno dei cardini di chi sosteneva che per avere una famiglia occorreva sposarsi. Il matrimonio e’ un contratto, la famiglia e’ un insieme di individui, e questa considerazione fa sempre piu’ parte del modo di sentire degli italiani. Il Parlamento europeo invita a regolamentare l’unione tra persone dello stesso sesso. Si dira’ che la famiglia e’ composta da persone di sesso diverso finalizzata alla procreazione. Facile rispondere che per procreare non occorre essere sposati ne’ costituire una famiglia. La famiglia e’ un fatto naturale, obiettera’ qualcuno. Non e’ cosi’. La famiglia non e’ ne’ un fatto naturale ne’ universale, poiche’ se cosi’ fosse la sua definizione non dovrebbe variare nel tempo e nello spazio: la certezza dell’istituzione famiglia, cioe’ dell’insieme di un uomo di una donna e dei relativi figli, formalizzata dal matrimonio, dovrebbe essere condivisa da tutto il gruppo umano come legge di natura che escluda la possibilita’ che ve ne siano altre. Gli studi effettuati su diverse popolazioni, nella meta’ del secolo scorso, dimostrarono il contrario. Insomma, niente e’ naturale, necessario, biologicamente fondato nell’istituzione familiare. La famiglia e’ un fatto culturale non naturale ma qualcuno vuol farci credere diversamente. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Cresce l’inflazione

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

Il peso dei carburanti – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – si scarica ormai pesantemente sia sui prezzi al consumo, ed in particolare su quelli di prima necessità, che sul costo dei trasporti e sulla stessa inflazione. La benzina verde ha ormai superato 1,90 euro/litro e il gasolio 1,80.
Tutto ciò richiede un urgente intervento del Governo per il taglio delle accise – prosegue Giordano – e quindi di ridimensionamento del peso dell’Iva che tra qualche mese aumenterà di due punti creando un ulteriore effetto perverso sull’aumento dei prezzi e quindi della stessa inflazione. Ad aumentare le preoccupazioni di Adiconsum c’è anche l’andamento del mercato del petrolio che tutti gli analisti danno, nei prossimi mesi, in aumento, con possibili, ma non auspicabili, speculazioni ulteriori. Il pieno di benzina di una utilitaria è passato da 40 a 60 euro, quello di una media cilindrata da 60 a 80 euro e di una grossa cilindrata da 80 a 110 euro/l – continua Giordano – Questo andamento porterà a breve la benzina verde a 2 euro/litro e il gasolio a 1,90.
A giudizio di Adiconsum il Governo deve tagliare le accise, monitorare e sanzionare eventuali speculazioni, e agire per tagliare le tasse sui redditi da lavoro dipendente e delle pensioni liberando risorse economiche per le famiglie, incrementando quindi i consumi e non, come sta invece avvenendo, tutte le addizionali, riportando i consumi degli italiani a quelli di 30 anni fa. Solo con l’incremento dei consumi – conclude Giordano – è possibile una ripresa della produzione di beni e servizi e quindi dell’occupazione, che a sua volta genera reddito e nuovi consumi. Solo così sarà possibile uscire da una recessione ormai conclamata.

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