La salute. Quinta proposta
Pubblicato da fidest su martedì, 8 maggio 2012
La circolarità delle persone, la diffusione delle malattie, i rischi alimentari, le pandemie possibili rendono necessario trasformare l’assistenza universale in prevenzione universale. Questo comporta, necessariamente, un cambiamento sia degli stili di vita sia un diverso rapporto con il sistema sanitario nel suo complesso. Si deve partire con una revisione del ruolo del medico di famiglia per meglio “personalizzare” il suo rapporto con gli assistibili di riferimento. Ma anche i singoli devono cambiare atteggiamento nei rapporti con l’assistenza sanitaria prevedendo, ad esempio, il possesso di una tessera sanitaria dotata di un chip dove siano estraibili sia l’anamnesi del paziente sia le cure e tutti gli accertamenti diagnostici effettuati.
Non dimentichiamo, a questo riguardo, che se il medico di base è più portato a conoscere la storia sanitaria del suo paziente non si può dire la stessa cosa dello specialista che, spesso, per compensare tale lacuna è indotto a far ripetere analisi, accertamenti ecc. che potrebbero essere superflui e ancor più validi se “preparati” dal medico di base per offrire al collega tutti i possibili dati per addivenire ad una diagnosi consapevole.
D’altra parte è stata ripetuto più volte in congressi medici che “prevenire” è meglio che “curare” e che la prevenzione fa risparmiare le casse dello stato e quelle dei singoli cittadini e delle famiglie nel loro complesso. E queste mutazioni non possono essere rinviate sine die, non si possono tenere più convegni e dibattiti e più di quanti non ve ne siano stati già. E’ tempo di passare dalle parole ai fatti e di farlo subito. Mai come oggi vale il detto il tempo è denaro, e nella sanità vale doppio essendo sempre più scarse le risorse disponibili. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)