Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

Archivio per 10 maggio 2012

Bergamo: contro il tumore al seno

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

Bergamo. Eliot, la radioterapia intraoperatoria contro il tumore al seno, è dal febbraio scorso disponibile agli Ospedali Riuniti di Bergamo per le pazienti di tutte le età. Il nuovo protocollo terapeutico dedicato alle donne under 48, in uso in Lombardia solo all’Istituto Europeo di Oncologia e ai Riuniti, è stato presentato oggi nella Sala Consiliare dell’ospedale di Bergamo. Questa tecnica permette di somministrare, durante la seduta operatoria, una dose molte elevata di radiazioni direttamente nella sede della lesione cancerogena, raggiungendo il miglior risultato oggi possibile per tempestività e precisione del trattamento, con il minor disturbo per le pazienti. La tecnica per le donne in menopausa è in uso ai Riuniti dal 2006 ed è stata autorizzata da Regione Lombardia nel 2009. L’Ospedale di Bergamo è stata la prima struttura pubblica a impiegarla in Italia. Da allora ogni anno con Eliot vengono trattate 100-130 donne ogni anno, che possono così evitare di doversi recare in ospedale per le sedute di radioterapia dopo la dimissione, con conseguente risparmio di tempo e minori disagi sociali e psicologici, in un momento particolarmente delicato della loro vita. Il protocollo in uso da febbraio per le donne in età fertile consente invece di ridurre del 60% il numero delle sedute di radioterapia dopo l’intervento, riducendole a 13; una decina i casi già trattati in tre mesi, con un’attesa di 80-100 casi l’anno. Ogni anno la Breast Unit di Bergamo valuta circa 12 mila donne; di queste tra le 500 e le 600 vengono poi operate per un tumore al seno. L’introduzione di Eliot è stata resa possibile dalla collaborazione con il prof. Umberto Veronesi e l’Istituto Europeo di Oncologia e, sul versante interno, dalla stretta sinergia tra chirurghi senologici, radioterapisti, fisici sanitari e chirurghi plastici, come ha sottolineato Carlo Nicora, direttore generale degli Ospedali Riuniti: “La radioterapia intraoperatoria è improntata al principio che ha guidato tutta l’attività del prof. Veronesi e che ha rivoluzionato l’approccio al tumore al seno: il minimo trattamento efficace invece del massimo trattamento tollerabile. Questo è esattamente quello che noi intendiamo quando parliamo di mettere al centro il paziente e di dare a ciascuno ciò che serve. Il secondo aspetto che vorrei sottolineare è quello dell’integrazione. Non solo fra eccellenze del privato accreditato e del pubblico, come in questo caso, ma anche all’interno della nostra struttura. Perché solo due strutture in Lombardia sono in grado di offrire la radioterapia intraoperatoria? Perché richiede un’organizzazione d’alto livello, un lavoro multidisciplinare che coinvolge oncologi, chirurghi senologi, radioterapisti, fisici sanitari, chirurghi plastici e moltissime altre figure non solo mediche: penso all’anatomia patologica, ai laboratori, alla radiologia…. Non basta definirsi Breast Unit, occorre essere in grado di offrire alle donne una presa in carico tempestiva, completa (che preveda tutte le professionalità necessarie) ed efficace. Per questo probabilmente val la pena di fare qualche chilometro in più”.“Il punto di forza della nostra Breast Unit sta proprio nella capacità di gestire tutto il percorso che una donna con tumore al seno deve seguire, dal momento della diagnosi alle terapie, fino ai controlli – ha sottolineato Privato Fenaroli, direttore della Chirurgia Senologica degli Ospedali Riuniti – In fase di diagnosi i chirurghi lavorano in contatto quasi simbiotico con i radiologi per avere un quadro rapido e preciso del problema, mentre nella fase terapeutica è essenziale l’apporto degli oncologi, dei radioterapisti e dei chirurghi plastici, per offrire ad ogni donna il percorso di cura più adatto alle sue esigenze. Lavoriamo come un atelier di alta moda: cerchiamo di dare alle donne un servizio il più possibile personalizzato, paragonabile a un vestito creato su misura”. Infine il prof. Umberto Veronesi, direttore scientifico dello Ieo, ha ricostruito l’evoluzione dei trattamenti per sconfiggere il tumore alla mammella negli ultimi 40 anni, dall’introduzione della chirurgia conservativa abbinata alla radioterapia, all’esame del linfonodo sentinella durante la seduta operatoria 20 anni fa, all’introduzione di Eliot alla fine degli anni Novanta con quasi 4 mila casi trattati a oggi. “Con la radioterapia intraoperatoria nel 1999 l’Istituto Europeo di Oncologia ha attuato una svolta epocale che per molto tempo ci ha visto unico centro al mondo. I vantaggi sono rappresentati soprattutto dalla brevità del trattamento, che in tre minuti somministra una dose pari a quella che dovremmo frazionare in 30/40 dosi di radioterapia tradizionale, dalla precisione nell’individuare in sede chirurgica la zona da irradiare e dal fatto di far seguire immediatamente l’intervento dalla radioterapia, anche in quei casi che prevedono la chemioterapia”.
Dal punto di vista della ricerca saranno presto presentati i risultati dello studio randomizzato che ha coinvolto 1.300 pazienti in menopausa e che ha dimostrato come i risultati ottenuti con Eliot siano assolutamente in linea con quelli del trattamento post operatorio. “Nelle giovani abbiamo scelto di associare alla radioterapia intraoperatoria anche quella tradizionale per evitare il rischio di tumori multicentrici, rischio basso ma presente nelle donne ancora fertili”. “Stiamo andando nella direzione giusta – ha concluso il prof. Veronesi sottolineando l’importanza di riconoscere gruppi diversi di pazienti – e ci auguriamo che nei prossimi anni anche in giovani pazienti selezionate potremo limitarci alla radioterapia intraoperatoria”.

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I farmaci arrivano al mini-market

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

Puoi trovare un antinfiammatorio o un mucolitico, così come un gelato o un sushi freschissimo appena arrivato da Milano. Il tutto in qualsiasi momento della giornata e della settimana, visto che l’esercizio è aperto h24 e sette giorni su sette. Si chiama city store, un nuovo modello di parafarmacia, ma in futuro probabilmente anche di farmacia, che coniuga l’offerta di farmaci sop, otc e prodotti per il benessere a quella di generi di prima necessità, dal pa ne, al latte, dalla frutta, alla verdura, senza disdegnare libri e giornali. È stato aperto a Roma (a pochi passi da ben due farmacie) dalla catena Essere Benessere lo scorso sabato ed entro luglio ne verranno inaugurati altri 86 su tutto il territorio nazionale, ridando vita così ai locali dei vecchi negozi Blockbuster rilevati negli scorsi mesi e portando per la prima volta in Italia una tipologia di attività tipicamente anglo-americana. La rivoluzione nella vendita dei medicinali, dunque, non è alle porte ma è ormai una realtà, per iniziativa di un gruppo che ha investito nel progetto 40 milioni di euro, con 500 assunzioni, di cui 300 farmacisti e 200 ex dipendenti Blockbuster.
«Stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti e di grandi incertezze» dice Danilo Salsi, presidente di Essere Benessere. “Una cosa, però, deve essere chiarissima: nulla sarà più come prima. Se è vero che la farmacia non po trà più reggersi economicamente sul farmaco etico, l’unica strada è cimentarsi nell’arena competitiva del prodotto commerciale. Questo, però, significa fare un altro mestiere e molti farmacisti non sono preparati. Il mercato offre oggi un’occasione forse unica. Se il cliente cerca servizi sotto casa, quale realtà è più prossima della farmacia? Se la Gdo può vendere l’aspirina, perché la farmacia non può migliorare la propria offerta commerciale in modo da soddisfare sempre di più i bisogni dei propri clienti?
Molti farmacisti troveranno queste parole provocatorie ma, signori, la farmacia come l’abbiamo conosciuta non esiste più, almeno da un punto di vista economico. Delle due l’una: o si opta per una farmacia dispensatrice di solo farmaco, ultimo terminale di un Ssn sempre più povero, o ci si lascia il passato alle spalle e si pensa con coraggio a una o più nuove formule». < BR>di Nicola Miglino (fonte farmacista33)

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Riforma pubblico impiego, accordo su protocollo

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

La ratifica dovrà arrivare alla fine della prossima settimana, con il passaggio anche in conferenza Stato-Regioni, ma intanto un primo accordo sembra raggiunto tra Governo, autonomie locali e sigle sindacali attorno al protocollo che dovrebbe dettare le linee di intervento per il legislatore sulla riforma del pubblico impiego. Una serie di norme e indirizzi, applicabili anche alla sanità, che riguardano un nuovo modello di relazioni sindacali, la razionalizzazione e la semplificazione dei sistemi di misurazione, valutazione e premialità, nonché del ciclo delle performance, nuove regole riguardanti il mercato del lavoro, sistemi di formazione del personale, dirigenza pubblica, rafforzandone ruolo, funzioni e responsabilità al fine di garantire una maggiore autonomia rispetto all’autorità politica. Tra le azioni proposte anche quella di razionalizzare le tipologie di lavoro flessibili, in particolare per quanto riguarda la costituzione del rapporto, la responsabilità disciplinare, la mobilità, attraverso l’attivazione entro il 30 maggio di Tavoli di confronto sul precariato. Presupposto del protocollo è che «la logica dei tagli lineari ha effettivamente ridotto la spesa pubblica, ma non ha favorito il diffondersi della cultura dell’ottimale organizzazione delle risorse, secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità», mentre «la situazione di crisi impone che siano create condizioni di misurabilità, verificabilità e incentivazione della qualità dei servizi e delle funzioni pubbliche in modo da valorizzare le professionalità dei lavoratori pubblici ed avere parametri significativi per le politiche premiali nei loro confronti». Dai sindacati arriva un giudizio positivo: si tratta di «un grande passo avanti» scrive la Uil-Fpl che rimette «i lavoratori tornano al centro del processo di riforma e di riorganizzazione del pubblico impiego, attraverso processi di partecipazione e trasparenza decisionale».(fonte doctornews33)

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Gli ingredienti per uscire dalla crisi

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

Le imprese sono come il pallone in una partita di calcio: non smettono mai di muoversi. La regola vale anche per l’azienda farmacia e quindi sbaglia il titolare che non tiene sempre acceso il proprio cervello. Parole di Franco Falorni, commercialista e docente di economia d’impresa alla facoltà di Farmacia di Pisa, mattatore a Cosmofarma dell’evento che ieri mattina ha cercato di irradiare un po’ di ottimismo in una platea intristita dalle insistite analisi del giorno prima sugli effetti delle liberalizzazioni (almeno quattro gli incontri di sabato sul tema). Organizzato dal Laboratorio Farmacia, il centro studi diret to dallo stesso Falorni, il convegno ha messo sul tavolo non la ricetta ma gli ingredienti che serviranno alla professione per uscire dal tunnel. E per cambiare, perché come s’è detto un’azienda è come un pallone e il movimento è insito nella sua stessa forma.
E allora la parola d’ordine è quella di non vedere nel mutamento solo un male né nella crisi solo un rischio. «Come diceva Einstein» ha ricordato Falorni «solo chi non ha fiducia nelle sue capacità ha paura». Certo le incognite non vanno nascoste: come ha ricordato Riccardo Varaldo, presidente della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, lo spostamento di prodotti extra-canale è certamente destinato a proseguire nei prossimi anni e questo – unito all’allargamento delle farmacie – comporterà nel tempo una diversificazione della rete, con presidi caratterizzati da modernizzazione e innovazione da una parte e dall’altro presidi di connotazione tradizionale. Ma ci sono anche le opportunità: come ha ricordato con una robusta serie di dati Carla Colicelli, direttore del Censis-Forum per la ricerca biomedica, le famiglie e i cittadini sono chiamati nel tempo a coprire di tasca propria una fetta sempre più consistente di prestazioni ed è forte il bisogno di soggetti che sappiano offrire a questa domanda risposte qualificate e dal corretto rapporto prezzo-beneficio, anche per contrastare le sirene talvolta pericolose della sanità low cost.
La conclusione è un invito ai titolari perché non si perdano d’animo. L’hanno persino messo in musica alcuni giovani titolari di Pisa, in un applaudito videoclip proiettato al termine del convegno: i farmacisti sono ancora qua.(fonte farmacista33)

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Informatica: fatturato record

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

Informatica Corporation, (NASDAQ: INFA), il principale fornitore indipendente di software per la Data Integration, annuncia i risultati finanziari del primo trimestre che si è chiuso il 31 Marzo 2012. “Per quelle aziende che aspirano a diventare organizzazioni data-centric e che dunque hanno compreso che il dato è indispensabile per il successo e la crescita delle proprie attvità di business, il ruolo della data integration all’interno dell’infrastruttura IT è più importante che mai,” ha affermato Sohaib Abbasi, chairman e CEO di Informatica. “Quale principale fornitore indipendente per la data integration e grazie a una storia di innovazione costante, volta a garantire il successo dei propri clienti, Informatica si trova nella posizione ideale per poter beneficiare di questa opportunità di crescita”.
I dati principali per il primo trimestre 2012
Il fatturato complessivo per il primo trimestre 2012 è ammontato a 196 milioni, in crescita del 17% rispetto ai 168 milioni di dollari del primo trimestre del 2011. I ricavi derivanti dalle licenze hanno raggiunto la cifra di 80,1 milioni di dollari, un aumento del 12% rispetto ai 71,5 milioni di dollari del primo trimestre del 2011.
Nel primo trimestre, gli utili derivanti dalle attività, calcolati su base GAAP, sono stati pari a 38 milioni di dollari, un aumento del 19% rispetto ai 31,9 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno precedente.
L’utile netto su base GAAP per il primo trimestre del 2012 ha raggiunto i 26,5 milioni di dollari, un incremento del 21% rispetto ai 21,9 milioni di dollari del primo trimestre dell’anno precedente, mentre l’utile netto per azione diluita su base GAAP è ammontato a 0,24 dollari, un aumento del 20% rispetto al valore di 0,20 dollari per azione diluita del quarto trimestre del 2011.
Gli utili derivanti dalle attività, calcolati su base non-GAAP, per il primo trimestre del 2012 sono stati pari a 56,6 milioni di dollari, un incremento del 27% rispetto ai 44,6 milioni di dollari del primo trimestre dell’anno precedente. L’utile netto su base non-GAAP nel primo trimestre del 2012 è ammontato a 39,5 milioni di dollari, una crescita pari al 28% rispetto ai 30,9 milioni di dollari del primo trimestre del 2011, mentre l’utile netto per azione diluita, calcolato su base non-GAAP, è stato di 0,35 dollari, in crescita del 25% rispetto al valore di 0,28 dollari per azione diluita registrato nel primo trimestre del 2011. Gli utili derivanti dalle operazioni su base non GAAP e l’utile netto non-GAAP escludono oneri e indennità fiscali derivanti dall’ammortamento di tecnologia acquisita e beni intangibili, da ristrutturazioni, costi per la rescissione di contratti di locazione di impianti, spese operative relative agli immobili, acquisizioni ed altre spese, ricavi da investimenti e pagamenti delle cedole azionarie. La riconciliazione tra i risultati GAAP e non-GAAP viene riportata di seguito. Per il trimestre conclusosi il 31 marzo 2011, l’utile per azione diluita è stato calcolato su base ipotetica, includendo un’aggiunta in restituzione di 0,8 milioni di dollari, relativa all’ammortamento dei costi per gli interessi e all’emissione di obbligazioni convertibili, al netto delle tasse. L’aggiunta in restituzione di 0,8 milioni per il trimestre che si è chiuso il 31 Marzo 2011 rappresenta l’ammortamento dei costi per gli interessi e l’emissione di obbligazioni convertibili fino al riscatto delle obbligazioni convertibili del 18 Marzo 2011.

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Medici senza frontiere: 8° Rapporto Crisi dimenticate

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

An MSF health worker examines a malnourished child

An MSF health worker examines a malnourished child (Photo credit: DFID – UK Department for International Development)

Roma Martedì 15 maggio 2012 ore 11.00 Sala Stampa Estera Via dell’Umiltà 83/c Medici Senza Frontiere (MSF) presenta l’ottavo rapporto sulle “Crisi dimenticate”. Per la prima volta sotto esame anche la rappresentazione nei media degli sbarchi a Lampedusa insieme a quei contesti internazionali che nel 2011 sono stati poco o per nulla presenti nei TG italiani, come evidenzia la nuova analisi a cura dell’Osservatorio di Pavia. Il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (pubblicato dalla Marsilio Editori) è corredato dai contributi di rappresentanti del mondo accademico (Mario Morcellini, Carlo Filippini, Zeno Bisoffi, Andrea Angheben) e del giornalismo (Giovanni Porzio, Domenico Quirico, Pietro Veronese, Daniela Minerva).In occasione della presentazione, MSF farà anche il punto sulle attuali emergenze umanitarie in corso, in particolare in Africa, con la crisi in corso nel territorio del Sahel. Verrà inoltre presentata la nuova applicazione gratuita di MSF per iPhone e Android, per far conoscere le crisi dimenticate. Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie. http://www.medicisenzafrontiere.it Intervengono:
Kostas Moschochoritis, Direttore generale MSF Italia
Sergio Cecchini, Direttore della comunicazione MSF Italia
Giovanni Porzio, giornalista

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Riciclo plastica

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

Le mille vite della plastica, ricorda Rocco Tiso il Presidente della Confeuro, oggi poggiano saldamente su 657mila tonnellate di materiale raccolto. Con prospettive molto buone se è vero che la quantità e la qualità della raccolta differenziata e del riciclo sono in continuo aumento. Secondo il bilancio del Corepla crescono infatti quantità e qualità. Nel 2011 sono state raccolte 657.216 tonnellate di imballaggi in plastica, ossia il 7% in più sul 2010, quasi 11 kg pro capite. La media di quasi 11 chili pro capite in realtà nasconde una forte differenziazione da regione a regione. È il caso del “virtuoso” Veneto che con 18,3 chili è la regione con la più alta quota procapite e casi che invece dimostrano che persone non fanno la raccolta differenziata. Ma ciò che è più importante però è che all’aumento della quantità corrisponde anche l’aumento del riciclo. Un elemento che testimonia il miglioramento della qualità del rifiuto. Grazie a questo è stato possibile produrre nuovi materiali, generando nel contempo valore economico per la collettività. Per la precisione sono state avviate a recupero energetico 225mila tonnellate di materiale da raccolta differenziata. Resta però ancora molto da fare, afferma infine il Presidente della Confeuro. È necessario dunque favorire l’ulteriore crescita della qualità, la continua innovazione per migliorare le opportunità di riciclo e la creazione di un vero mercato di combustibili alternativi.

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Inefficaci gli aiuti pubblici alle imprese

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

Eravamo gia’ intervenuti sull’argomento lo scorso anno, quando infuriava la polemica sullo “stipendio” dei parlamentari che assommavano a qualche decina di milioni di euro mentre gli aiuti pubblici alle imprese ammontavano a qualche decina di miliardi di euro. Facile la polemica e altrettanto difficile far ragionare. Ora si comincia a delineare un quadro piu’ chiaro: i contributi pubblici complessivi arrivati alle imprese nel 2010, secondo la Banca d’Italia, sono di 36,4 miliardi di euro. La stessa Banca si era gia’ espressa sugli aiuti alle imprese, affermando che “i contributi pubblici non sono stati in grado di produrre effetti duraturi sulla performance delle imprese sussidiate”. La Commissione europea per la valutazione dei progetti regionali (2) e’ arrivata sostanzialmente alla stesso giudizio.
Ora il presidente del Consiglio, Mario Monti, vuole rivedere il sistema dei contributi “inutili”. Il contribuente ringraziera’. (Comunicato Aduc)

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Fiera del libro: esposizione libri rari

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

Torino. Nel 1792, il canonico e viaggiatore Giuseppe De Conti tradusse in dialetto monferrino la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, adattandone il tono epico al dialetto popolare e ricorrendo alle ambientazioni e ai modi di dire tipicamente monferrini: cosicché oggi attraverso questa curiosa opera si può ricostruire scene della vita casalese di un tempo. La “Gerusalemme in monferrino” è una delle opere che sarà esposta nello stand della Provincia di Torino al Salone del libro, ospite negli spazi di Lingua Madre. Il volume fa parte di uno dei preziosi fondi della Biblioteca di storia e cultura del Piemonte Giuseppe Grosso, il Fondo Morselli: acquisito nel 2001 è costituito da una vastissima collezione di materiali in lingua piemontese, liriche, dizionari, almanacchi, testi teatrali raccolti da Erminio Morselli in oltre 20 anni. Si tratta di un migliaio di pezzi compositi (libri, manoscritti, dépliant, brochure, pezzi d’occasione) che coprono un arco temporale che va dal 1564 al 1930. Al Salone, insieme alla traduzione della Gerusalemme Liberata, saranno anche esposti Saggio sui dialetti Gallo-Italici,opera fondamentale e assai rara del veronese Benedetto Biondelli (1804-1886), autentico pioniere nel campo degli studi glottologici in Italia e Studi sulle lingue furbesche, dello stesso autore,che analizza la lingua furbesca, cioè quel gergo particolare di taluni mestieri (muratori, artigiani, calderai), allargata a quella dei monelli e malandrini, con dotti riferimenti ai vocabolari furbeschi di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra. Per saperne di più:

http://www.provincia.torino.gov.it/cultura/biblioteca_storica/fondo_morselli.htm

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Dagli scarti, cibo ed energia per tutti

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

Torino 12 maggio 2012, ore 15,30. Salone Internazionale del libro di Torino, Salone OFF presso la Biblioteca civica di Villa Amoretti, Corso Orbassano, 200 Torino. Il 12 maggio 2012, presso la biblioteca civica di Villa Amoretti a Torino si terrà l’incontro Tecnologia HYST: dagli scarti, cibo ed energia per tutti. Tema della giornata sarà lo “scarto”. Lo scarto è il “rifiuto della società, colui che viene emarginato; è l’edificio industriale abbandonato; è il testo letterario o musicale censurato. Ma è anche il rifiuto che viene riciclato” (http://www.salonelibro.it/it/salone/salone-off.html). Proprio a proposito di un’innovativa utilizzazione degli scarti, nell’ambito della manifestazione trova spazio la tecnologia HYST.L’ing. Pierpaolo Dell’Omo dell’Università di Roma La Sapienza – DIAEE, e la dott.ssa Francesca Luciani dell’Istituto Superiore di Sanità – CRIVIB, illustreranno il funzionamento della HYST e le sue possibili applicazioni nel campo dell’energia e dell’alimentazione umana e zootecnica.Tale tecnologia consente di lavorare a costi irrisori e senza alcun impatto ambientale gli scarti dell’industria molitoria, ricavandone alimenti inediti per valore nutrizionale e contenuto di vitamine e minerali. Dagli scarti delle attività agricole si producono invece mangimi e “basi” che vengono trasformate in biocarburanti a basso costo. Lo scarto, quindi, attraverso la HYST diventa fonte di nutrimento ed energia sostenibile. Questa tecnologia è stata oggetto, il 23 febbraio 2012, di un convegno presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche Roma1. Inoltre, in data 4 maggio 2012, nell’ambito dello European Flour Millers Congress, organizzato dall’Italmopa, il Coordinatore Tecnologie Biomasse e Bioenergie dell’ENEA, dott. Vito Pignatelli, ha citato la tecnologia HYST come esempio di tecnologia italiana all’avanguardia per l’utilizzo a fini energetici delle paglie di cereali, oggi considerate “scarti” di cui disfarsi.
L’inventore della rivoluzionaria tecnologia è l’ing. Umberto Manola, la cui ricerca è stata finanziata dall’associazione Scienza per Amore. Nell’ambito della conferenza, sarà presentato il libro che racconta la storia dell’Associazione, nonché le vicissitudini legate al percorso della tecnologia e al progetto Bits of Future: Food for All, ad essa collegato. Un progetto umanitario che ha lo scopo di mettere la HYST a disposizione dei Paesi in via di sviluppo, a partire dall’Africa.

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Attenzione alle diete iperproteiche

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

L’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) segnala il rischio di un eccesso proteico, soprattutto dalla carne. Sono in molti con l’arrivo della bella stagione, a voler perdere qualche chilo di troppo. Il metodo oggi più utilizzato è qualche settimana di dieta a basso tenore di carboidrati (low carb) con nel piatto solo proteine e qualche verdura, ma si deve fare attenzione.
Le proteine ingerite quotidianamente infatti sono in media 67-114 per gli uomini e 59-102 g per le donne. Il valore di riferimento giornaliero dovrebbe invece essere pari a 0,83 grammi per chilo di peso corporeo, inteso come peso forma e per un soggetto sedentario (che equivale per un uomo di 70 kg a 58,1 g di proteine, mentre per la donna di 55 kg al valore di 45,6 g). Atleti e persone attive hanno invece un fabbisogno in proteine aumentato a seconda della tipologia di attività svolta (da 1,3 g fino ad arrivare a superare i 2 g per chilo in caso di attività sportive particolarmente intense).
Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, oltrepassare di molto queste percentuali nutrizionali significa mettere a rischio il benessere fisico. Infatti, le proteine animali sono responsabili dell’incremento di alcune patologie come la calcolosi urinaria, gotta, osteoporosi, ipertensione, aterosclerosi e perfino di numerose forme tumorali. La scelta ottimale è la loro alternanza tra animali come pesce, carne e derivati e vegetali come i legumi, ricordando sempre che la proteina più digeribile e completa è quella dell’uovo.
Pertanto per una dieta equilibrata per ridurre le calorie; l’ideale sono alimenti magri e ricchi di fibre come i cereali minori ed i legumi in abbinamento ad una adeguata attività fisica che aumenta il metabolismo corporeo e rimodella il fisico.

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Rifiuti. Roma come Napoli?

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

A Roma i rifiuti rischiano di finire accumulati per le strade, come gia’ successo a Napoli. Il tira e molla tra le diverse istituzioni, Stato, Regione, Provincia e Comune, al quale si aggiunge il commissario di governo per l’emergenza rifiuti, rischia di creare quella impasse tipica del sistema Italia. Insomma, con tanti galli a cantare non si fa mai giorno e il giorno dell’apocalisse si avvicina sempre di piu’. Si discetta sui luoghi ove allocare la nuova discarica, visto che quella attuale e’ in via di esaurimento. Ognuno dice la sua, tenendo presente il proprio elettorato in vista delle prossime scadenze elettorali (nel 2013 si svolgeranno le elezioni nazionali, provinciali e comunali). C’e', pero’, un commissario che, avendo pieni poteri, puo’ decidere autonomamente, senza curarsi delle scadenze elettorali. Chiediamo, allora al commissario di prendere una decisione. Avere la monnezza per strada nella capitale d’Italia e’ la peggiore immagine che pos
siamo dare del nostro Paese. Forza, commissario, prenda il toro per le corna e decida. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Imu: tassa ingiusta

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

“Possedere una casa è un diritto che va difeso e non tassato, tutti i partiti dovrebbero opporsi a questo ulteriore balzello che il Governo Monti vuole porre sulle teste dei cittadini, tutelando e famiglie già pesantemente provate da una pressione fiscale insostenibile.” Lo afferma in una nota Domenico Scilipoti Segretario Nazionale MRN “L’imu sulla prima casa –continua- non va pagata è una tassa ingiusta ed odiosa che si va ad aggiungere alla già lunga lista di costi che le famiglie devono sostenere per mantenere la loro abitazione, non bastano già le rate del mutuo?” “Se il Governo Monti ha bisogno di far cassa –conclude l’On.Scilipoti- faccia pagare l’imu alle banche che hanno erogato i mutui, visto che i reali proprietari degli immobili, fino a che l’intero importo del prestito non viene saldato, sono gli istituti di credito.“

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Win a Free Wardrobe for a Year With the Very.co.uk ‘Friends With Spends’ Facebook Competition

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

London, (PRNewswire) The new Very.co.uk Facebook Competition, ‘Friends with Spends,’ will give one lucky winner the chance to win free shopping for themselves and three mates for a whole year. Launching via the Very.co.uk Facebook page on Tuesday, 8 May, the competition offers the chance to win £250, each and every month, to spend on Very.co.uk for an entire year – a prize fund that adds up to a whopping £12,000. Enter the competition via the Very.co.uk Facebook page with your friends now to be in with a chance of winning. You can enter every day, which is a great way to improve your chances. And because we know you’re a popular bunch, you can enter with different friends each time you do. The competition closes at midnight on 22 May, and the winner will be picked at random soon after closing. So, the more you enter, the better your chances of winning!
Very.co.uk is part of Shop Direct Group, the UK’s largest online and home shopping retailer with sales of circa £1.7 billion. The Group has 6m active customers across the business Other brands with the Shop Direct Group portfolio include Littlewoods, isme, Woolworths.co.uk, Littlewoods Ireland, Littlewoods Europe, Additions, Choice and K&Co
Shop Direct Group is the largest full price branded clothing and footwear retailer in the UK, 2nd largest online clothing retailer in the UK, 3rd largest bed and mattress retailer in the UK, 4th largest sportswear retailer in the UK and 5th largest electrical retailer in the UK

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Prudential Reveals Two in Five 2012 Retirees Want to Stay in Work

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

London, (PRNewswire) Prudential has revealed that two in five (40 per cent) people planning to retire this year would be happy to work past 65 if they had the chance. Prudential’s Class of 2012 study, which looks at the finances and expectations of those planning to retire this year, shows that 48 per cent of men and 32 per cent of women would be happy to continue working past the standard retirement age. The main motivation for more than two thirds (68 per cent) of this year’s retirees who want to stay in the workforce past 65, is a desire to remain physically healthy and mentally active, while 39 per cent do not like the idea of retiring and just staying at home. More than half (54 per cent) claim that they enjoy working. However, despite wanting to stay in work, only 13 per would choose to continue to work full-time with their current employer. Nearly half (49 per cent) of those retirees who want to work past 65 years old would prefer to work part-time, either with their current employer or in a new role, in order to strike a better work life balance. More than one in 10 (11 per cent) of entrepreneurial retirees would consider starting their own business after the age of 65 or earn money from a hobby in order to keep working. Five per cent would work as charity volunteers. Recent ONS figures show that average retirement ages are rising, with men now retiring at an average age of 64.6, compared with 63.8 in 2004, and women working until 62.3 years compared with 61.2 previously.
Vince Smith-Hughes, retirement expert at Prudential, said: “There is a new retirement reality taking shape across the UK, with thousands of people actively choosing to work past the traditional retirement age.”The fact that so many of this year’s retirees would keep working on a part-time basis is a strong indication that, for many, working is as much about staying young at heart as it is about funding retirement.”Gradual retirement is an increasing trend among pensioners, whether this means remaining in the same job on a flexible basis or even setting up their own business. Those retiring at 65 will face an average of nineteen years in retirement which makes the financial and social benefits of working for longer an even bigger draw for a new generation of industrious retirees.” Around the country, those planning to retire this year from the East of England were the most keen to stay part of the workforce with 54 per cent saying that they would choose to work past 65 if they had the option. Half (49 per cent) of Londoners and 45 per cent of people in the South East would also like to continue to work. However, just 29 per cent of Scots planning on retiring this year would be happy to work past 65 if given the choice, along with 30 per cent of retirees in Wales and in Yorkshire and Humberside, and only 21 per cent of those in the North East.
‘Prudential’ is a trading name of The Prudential Assurance Company Limited, which is registered in England and Wales. This name is also used by other companies within the Prudential Group, which between them provide a range of financial services including retirement planning, life assurance, and advice on pensions.

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