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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

Dolore in ospedale

Pubblicato da fidest su giovedì, 24 maggio 2012

Il dolore colpisce il 37,5% dei pazienti ricoverati nei reparti di medicina interna della nostra Penisola: una sofferenza che, in più di 7 casi su 10, non è legata a una forma tumorale. Per gestire il problema in maniera appropriata, è essenziale una corretta formazione degli addetti ai lavori ma occorre anche sviluppare una maggiore collaborazione tra specialisti al letto del malato e, soprattutto, una nuova cultura assistenziale nei medici, che nella pratica clinica devono applicare realmente quanto la Legge 38 ha stabilito. Questi sono solo alcuni degli interessanti spunti di riflessione emersi dal recente studio DOMINO – “DOlore in Medicina Interna NO”, realizzato da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, con un contributo di ricerca non condizionato di Mundipharma.
L’indagine ha coinvolto 26 Unità Operative di Medicina Interna in tutta Italia, tra gennaio 2011 e marzo 2012, con un duplice obiettivo: da un lato, descrivere le caratteristiche del dolore nei pazienti ricoverati in quei reparti, analizzandone le modalità di gestione (dalla rilevazione in cartella clinica, alla misura della sua intensità, fino ai trattamenti effettuati); dall’altro, migliorare l’approccio terapeutico attraverso uno specifico intervento formativo.
Alla fase 1 dello studio, che prevedeva l’analisi di 2.600 cartelle cliniche (100 per ciascun centro), sono seguite una fase 2, nel corso della quale è stato realizzato uno specifico programma educazionale standardizzato, e una fase 3, che ha valutato gli effetti della formazione attraverso l’esame di 2.600 nuove cartelle cliniche. Secondo i risultati della ricerca, la sintomatologia dolorosa compare nelle cartelle cliniche di quasi 4 pazienti su 10: solo nel 23,8% dei casi, tuttavia, è di origine oncologica; per il 75,7% si tratta di un dolore di natura non neoplastica, dovuto in particolare a problematiche a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (55%). Grazie all’intervento formativo attuato da Fadoi, l’attitudine a misurare l’intensità del dolore è cresciuta del 62%, passando dal 47,8% iniziale al 77,4% della terza fase dell’indagine. Questo significativo miglioramento nella rilevazione e registrazione del dolore, tuttavia, è seguito da progressi più “timidi” e contenuti nel suo trattamento e nell’appropriatezza terapeutica. Se analizziamo i dati più nello specifico, osservando in quanti centri sia aumentata l’attenzione al dolore in seguito al programma educazionale, notiamo che nel 46,2% dei reparti coinvolti il numero di cartelle cliniche con citazione del sintomo dolore e il numero di pazienti sottoposti a cure analgesiche è rimasto quasi invariato o, addirittura, è diminuito. Inoltre, se i trattamenti antalgici durante il ricovero sono cresciuti del 14,5% e il ricorso agli oppioidi forti è salito del 16%, è anche vero che l’impiego di FANS, inibitori della COX-2 e paracetamolo ha avuto un incremento pari al 27,6%, nonostante i noti danni gastrointestinali che molti di questi farmaci possono causare, se usati per lungo tempo. Un ulteriore aspetto evidenziato dalla ricerca Fadoi riguarda la necessità di un maggior coinvolgimento degli specialisti algologi nei reparti ospedalieri di Medicina Interna. Lo studio DOMINO ha rilevato che il numero di consulenze richieste al terapista del dolore o al palliativista sono passate dal 5,3% della prima fase al 5,7% della fase finale della survey, con una crescita pari all’8%. “Una reale integrazione delle competenze tra le diverse figure professionali – conclude Filippini – è il passo fondamentale per poter assicurare l’interdisciplinarietà delle cure e garantire davvero ai pazienti il diritto a non soffrire, come auspicato dalla nuova normativa”.

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