Fondato nel 1935 a Parma, il Gruppo Chiesi ha realizzato nel 2011 il fatturato di 1.057 milioni di euro e investimenti in R&S superiori ai 169 milioni di euro (16% sul fatturato), un livello che l’azienda intende mantenere per i prossimi anni. Il Centro Ricerche di Parma e i siti di Parigi, Rockville (USA) e Chippenham (UK) collaborano ai programmi di ricerca preclinica, clinica e registrativa. Il Gruppo, principalmente attivo nelle patologie respiratorie, nella neonatologia e nelle malattie rare, conta 24 consociate ed è presente in oltre 60 Paesi con i suoi farmaci, prodotti presso gli stabilimenti di Parma, Blois (Francia) e Santana de Parnaìba (Brasile). L’organico supera le 3.800 persone, di cui circa 330 ricercatori.
Archivio per 27 maggio 2012
Profilo del Gruppo Chiesi
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
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Regole più severe per salvare il tonno rosso
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Bruxelles, Parlamento europeo. Nonostante la situazione del tonno rosso sia recentemente migliorata, le catture illegali e le flotte di pesca devono essere ridotte al fine di garantire lo sviluppo sostenibile dello stock. Mercoledì, i deputati voteranno per aggiornare la legislazione dell’UE, introducendo misure concordate a livello internazionale per ridurre le quote e rafforzare i controlli.
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Divario retributivo tra i generi
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Il Parlamento europeo chiederà alla Commissione europea di varare nuove misure per colmare il divario retributivo tra i generi, comprese sanzioni più severe per i datori di lavoro. Il progetto di risoluzione, che sarà votato giovedì, evidenzia che il divario retributivo medio nell’Unione è del 16,4%, e che in alcuni stati membri è addirittura aumentato.
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Generici, in aumento la vendita della pillola
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Nell’ultimo anno c’é stato un incremento del 20% nei consumi della pillola generica. È uno dei dati emersi dalla ricerca presentata ieri a Milano da Onda (Osservatorio nazionale salute donna).
Se si fa invece il confronto su base mensile, tra marzo 2012 e 2011, l’aumento sale al 29%. Numeri destinati a crescere con l’arrivo questo mese di pillole equivalenti di ultima generazione a base di drospirenone. A marzo 2012 le donne che usano la pillola genetica sono state il 12%. Come evidenzia l’indagine condotta su 600 donne tra i 18 e 40 anni, la pillola resta ancora la prima scelta come contraccettivo e per controllare irregolarità e dolori mestruali. Tuttavia per 1 su 5 l’acquisto della pillola è un problema economico, tanto che il 94% è favorevole al passaggio a un contraccettivo generico. La pillola generica è accolta con favore soprattutto dalle più giovani (46%), mentre sono più restie le donne adulte (38%), che la sceglierebbero solo se consigliata dal medico o dal ginecologo. Ma sono queste ultime (82%) che apprezzerebbero di più una confezione da 3 o 6 mesi (rispetto alle giovani, 31%). Il 42% delle donne ha un rapporto di grande fedeltà con la propria pillola a basso dosaggio (77%), che spesso è lei stessa a richiedere al medico (51%), e in genere sono tutte soddisfatte del proprio anticoncezionale. Solo una su tre ne teme gli effetti collaterali a lungo termine tanto da pensare alla sospensione, a fronte di 1 donna su 10 preoccupata più per l’inefficacia in caso di scorretta assunzione. (fonte farmacista33)
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Farmacovigilanza, la maggioranza dei farmacisti ne fa poca
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Pure per il 2011 L’Italia si riconferma tra i primi della classe nella farmacovigilanza, grazie anche all’importante contributo dei farmacisti. Non di tutti, però. Anzi, per essere precisi i meriti vanno soltanto a una ristretta parte, quella rappresentata dai farmacisti che lavorano nelle strutture pubbliche. La spiacevole verità arriva dai dati dell’Aifa sulle segnalazioni di eventi avversi ricevute nel corso dell’ultimo anno. Come già scritto (vedi F33 di giovedì scorso) nel 2011 sono state registrate 21.473 reazioni sospette, per un tasso di 356 segnalazioni ogni milione di abitanti. Come già l’anno prima, l’Italia si colloca così nel ristretto club dei paesi che dispongono di un sistema di farmacovigilanza avanzato, perché capaci di collocarsi al di sopra del tasso che per l’Oms rappresenta il “gold standard” di riferimento, cioè 300 segnalazioni per milione di cittadini.Tra le cifre dell’Aifa, tuttavia, non tutto luccica come oro. Innanzitutto esistono ancora forti differenze a livello regionale, tali per cui il superamento della soglia di cui s’è detto è di fatto merito solo di quattro Regioni (Lombardia e Toscana hanno fatto registrare tassi superiori alle 800 segnalazioni per milione di abitanti e da sole sommano più della metà delle segnalazioni registrate nel 2011). Stesse distanze da un analisi in base alle professioni: i medici sono in testa alla classifica con il 55% delle segnalazioni, seguit i al secondo posto dai farmacisti con il 12% (ancora più staccati gli operatori dei distretti e, al quarto posto, i medici di famiglia). Per i farmacisti parrebbe una performance di cui andare fieri, ma come si è detto così è solo in apparenza: «La maggior parte delle segnalazioni» osserva infatti l’Aifa «proviene da tre regioni, Lombardia, Toscana e Campania, dove alcuni farmacisti ospedalieri sono coinvolti in un progetto di monitoraggio attivo». In particolare, puntualizza ancora l’Agenzia, «il 70% delle segnalazioni 2011 provenienti da farmacisti è stato inviato da 10 farmacisti ospedalieri inseriti in questo progetto». In altri termini, delle 2.530 segnalazioni “addebitate” alla professione, soltanto 760 circa possono essere rivendicate dalla categoria nel suo insieme. «Il “peso” dei farmacisti nella segnalazione spontanea» è l’inevitabile conclusione dell’Aifa «è ancora molto basso». È un dato da tenere in stre tta considerazione nel momento in cui si parla di riforma della remunerazione e di compensi legati alle prestazioni professionali in farmacia. (fonte farmacista33)
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Antidepressivi alias depressivi
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
È di questi giorni la notizia che l’uso di alcune tra le più diffuse classi di antidepressivi utilizzati anche in Italia per combattere la depressione può provocare un paradossale aggravamento della depressione stessa e causare vari effetti avversi anche gravi. E’ quello che hanno scoperto i ricercatori della McMaster University – la prestigiosa università canadese fondata a Ontario 130 anni fa – i quali hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista scientifica “Frontiers In Evolutionary Psychology”.
La ricerca è stata effettuata paragonando gli effetti dei più moderni e diffusi antidepressivi, gli “inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina” (SSRI) a un gruppo trattato con placebo. I livelli di serotonina alterati dai farmaci possono produrre tutta una vasta gamma di effetti indesiderati: tra questi si va dai più “semplici” problemi digestivi a effetti collaterali più seri come difficoltà nella sfera sessuale, ictus e morte prematura. Diversi tra gli psicofarmaci esaminati nello studio offrono pochi benefici per la maggior parte delle persone affette da depressione da lieve a moderata, mentre offrono un aiuto attivo solo ad alcuni tra i pazienti più gravemente depressi. In alcun casi si sono addirittura riscontrati effetti positivi più marcati con l’uso di un placebo rispetto al farmaco. Gli antidepressivi SSRI interferiscono con l’attività cerebrale, lasciando il paziente vulnerabile a una depressione di “rimbalzo” che spesso si presenta con intensità ancora maggiore rispetto a prima dell’inizio della terapia. A seguito di una sospensione dai farmaci SSRI «dopo un uso prolungato, il cervello compensa la presenza in eccesso del neurotrasmettitore riducendone automaticamente i livelli di produzione – sottolinea il Dott. Paul Andrews, coordinatore della ricerca – e questo cambia il modo in cui i recettori nel cervello rispondono alla serotonina stessa, rendendo alla fine il cervello meno ‘sensibile’ a questa sostanza». Allo stato attuale, i ricercatori ritengono che detti cambiamenti possano essere reversibili, tuttavia diversi studi suggeriscono che gli effetti indesiderati possano permanere fino a due anni, aumentando significativamente il rischio di scompenso psichico. Oltre a ciò, i farmaci SSRI possono interferire con tutti i processi fisici che di norma sono regolati dalla serotonina: per esempio, quantità significative di questa sostanza sono presenti nell’intestino, in quanto essa è utilizzata per controllare la regolarità della digestione, formare coaguli di sangue nei punti di cicatrizzazione e anche regolare la riproduzione e la crescita dell’organismo, e questa è la ragione per la quale queste classi di psicofarmaci possono causare problemi di sviluppo nei minori.
Proprio quello dell’utilizzo di antidepressivi in fascia pediatrica e adolescenziale è il problema che maggiormente preoccupa gli esperti di “Giù le Mani dai Bambini”, la più visibile campagna italiana di farmacovigilanza in età pediatrica e di sensibilizzazione sul tema dell’uso disinvolto di psicofarmaci (www.giuelmanidaibambini.org). Sul punto è intervenuto Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale del Comitato: “Da anni, specie da quando l’EMA – l’Agenzia Europea regolatoria per i farmaci – ha autorizzato l’uso degli antidepressivi anche su bambini di soli otto anni, denunciamo i pericoli insiti nell’uso di queste sostanze su organismi e cervelli ancora in via di sviluppo. Molte volte sedicenti esperti hanno sostenuto che ‘non è lo psicofarmaco che fa male, dipende da come lo si usa’: questa ennesima ricerca scientifica, ultima di una serie, prova che non è assolutamente vero. Questi prodotti sono inutili nella maggior parte dei casi, e spesse volte anche dannosi e pericolosi: a quando delle nuove linee guida nell’utilizzo da parte del Ministero della Sanità? Forse è opportuno riflettere una volta per tutte – conclude Poma – sul fatto che gli interessi finanziari delle multinazionali farmaceutiche devono passare necessariamente in secondo piano rispetto al diritto alla salute dei nostri bambini e dei nostri ragazzi”.
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Combattere il dolore episodico intenso
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Padova, Condividere le conoscenze, creare confronto, collaborazioni e sinergie tra professionisti, organizzazioni, aziende e istituzioni per valorizzare e consolidare la valutazione delle tecnologie per la cura del dolore episodico intenso. Con questi obiettivi ha fatto tappa lunedì scorso a Padova, presso l’Hotel Sheraton di Corso Argentina 5, il programma di formazione itinerante sull’HTA nel Breakthrough cancer Pain (BTcP) o dolore episodico intenso, ovvero gli accessi di dolore severo che colpiscono circa il 60% dei pazienti oncologici, benché già in terapia per il contenimento del dolore di base. L’iniziativa consiste in una serie di workshop che si svolgeranno in 8 città d’Italia, per illustrare i criteri dell’Health Tecnology Assessment (HTA) applicati, appunto, ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore neoplastico. L’HTA, strumento multidisciplinare di valutazione, è di grande attualità in tempi in cui è indispensabile ottimizzare la spesa sanitaria. La sua applicazione è necessaria per fornire ai decisori prove scientifiche, al fine di intraprendere le scelte migliori in termini di efficacia, efficienza ed equità nel contesto sanitario. Nello specifico caso del dolore episodico intenso, a due anni dall’entrata in vigore della Legge 38 che disciplina terapia del dolore e cure palliative, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha elaborato un modello farmacoeconomico per la gestione del BTcP, con la collaborazione di un panel di esperti della Società Italiana di HTA (SIHTA), della Società Italiana Cure Palliative (SICP), della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (SIFO) e della Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Nel tour formativo, che si svolge sotto l’egida del Ministero della Salute, prendendo le mosse dagli aspetti clinico-epidemiologici, farmacologici ed etici del dolore episodico intenso, un pool di esperti affronterà il tema dell’HTA, per stimolare un dialogo mirato al raggiungimento di un modello di gestione integrata delle cure palliative.
Il dottor Marco Spizzichino, Direttore dell’Ufficio di Cure Palliative e Terapia del Dolore del Ministero della Salute, si sofferma proprio sulla conformità dell’HTA alla filosofia di fondo della Legge 38 del 2010: “La grande innovazione della legge d’avanguardia su cui si fonda in Italia il contrasto alla sofferenza fisica del malato, è anzitutto quella di considerare il dolore non solo come un sintomo, ma come vera e propria patologia. L’HTA, analisi scientifica per l’individuazione di una terapia ottimale al servizio di pazienti lacerati da dolori spesso invalidanti, rappresenta quindi la miglior ricezione dei suggerimenti della Legge 38: combattere il dolore episodico intenso come patologia, per migliorare la qualità di vita dei pazienti e in primis ridare dignità alle persone che soffrono. Non a caso, uno dei più importanti profili di valutazione presi in esame dall’approccio HTA al dolore episodico intenso è proprio il parametro etico. Concludo con un riconoscimento a tutte le organizzazioni impegnate nella diffusione della cultura dell’HTA nel trattamento del BTcP: lunedì, nella sala conferenze di Padova, c’erano rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte, SIHTA, SICP, SIFO, SIMG, Università Cattolica, e un uditorio composto dagli attori più disparati del panorama sanitario, dai medici ai farmacisti, dai palliativisti ai farmacologi, sino agli economisti e ai decisori”.
Prossime tappe del Progetto, dopo la partenza da Roma, la giornata milanese della scorsa settimana e la tappa padovana di ieri, saranno Ancona, il 5 giugno, e poi Messina e Firenze. Seguiranno, dopo la pausa estiva, Bari e Novara.L’accesso ad un’adeguata terapia antalgica è uno degli obiettivi della Legge 38 del 15 marzo 2010, attraverso la quale l’Italia si è distinta per sensibilità e attenzione verso i diritti del paziente: la cosiddetta “legge 38 sul dolore” è infatti il primo sistema normativo, in ambito europeo, che riconosce al problema del dolore un’incidenza sulla qualità di vita del paziente e una capacità inabilitante che vanno arginate attraverso il riconoscimento e la tutela di veri e propri diritti fondamentali del malato. Si tratta di obiettivi ambiziosi, il cui raggiungimento appare un continuo work in progress soprattutto nell’ambito oncologico, nel quale il dolore può divenire uno dei principali problemi da fronteggiare. Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento del dolore oncologico, negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta nell’identificazione e gestione del BTcP, un tipo di dolore sottostimato e non trattato ancora in maniera appropriata.(Marco Giorgetti)
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Ripristinare fondo non autosufficienza
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Roma. Regione Lazio. “Si tratta di un investimento importante, in un settore fin troppo penalizzato da parte del governo nazionale. Un primo passo, ma ancora insufficiente. Al governo chiediamo di ripristinare il fondo nazionale per la non autosufficienza, azzerato lo scorso anno e mai più rifinanziato”. Lo dichiara in una nota l’assessore alle Politiche sociali e Famiglia della Regione Lazio, Aldo Forte, sul programma regionale di interventi sulla Sla da 9 milioni di euro approvato dalla Giunta Polverini, che dà attuazione alle risorse messe a disposizione dal Ministero del Welfare. “Con il programma regionale di interventi sulla Sla – spiega Forte – finalmente realizziamo anche nel Lazio un sistema di presa in carico globale, incentrato sui bisogni della persona e dei suoi familiari. Investiamo i nove milioni sull’assistenza domiciliare, sulla formazione di nuovi operatori specializzati e sull’informazione alle famiglie. Anche per una malattia invalidante come la Sla, infatti, l’ambiente familiare è quello ideale dove ricevere assistenza. L’obiettivo è quello di migliorare l’integrazione socio-sanitaria per garantire la continuità assistenziale tra ospedale e territorio e, soprattutto, ampliare la libertà di scelta della persona rispetto all’alternativa del ricovero. Per questo – conclude Forte – doteremo le famiglie di specifici assegni di cura con i quali potranno acquistare, sulla base di un Piano di assistenza individuale redatto da operatori sociali e Asl, le prestazioni assistenziali necessarie”.
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Farmaci illegali importati dalla Cina e dall’Albania
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
English: Guardia di Finanza (Italian finance police) sign. Italiano: Stemma istituzionale della Guardia di Finanza, presente all’entrata di tutte le caserme. (Photo credit: Wikipedia)
Tutti farmaci per i quali è rigorosamente obbligatoria la prescrizione medica. Fiale contenenti sostanze liquide per il trattamento terapeutico intensivo di importanti patologie di natura cardiaca, neurologica, renale, epatica e virale sequestrate in queste ultime ore dalla Finanza alla dogana di alcuni aeroporti, trasportati senza né prescrizioni né autorizzazioni all’importazione. Secondo gli agenti i prodotti acquistati in Cina e nell’est europa dovevano essere consegnati, come lasciano ragionevolmente ipotizzare le indagini tuttora in corso, a medici senza scrupoli, verosimilmente di etnia asiatica, che li avrebbero somministrati ai loro pazienti in cambio di lauti compensi. L’ultima operazione è stata effettuata dai funzionari dell’Ufficio delle dogane di Bari. Durante i normali controlli finalizzati alla repressione di traffici illeciti nell’aeroporto di Bari- Palese hanno scoperto, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza, tre tentativi di illecita introduzione di farmaci privi della necessaria registrazione del Ministero della Salute.
In due casi i farmaci, confezionati in blister, flaconi e bustine, per un peso complessivo di 3,7 chilogrammi, erano nascosti nei bagagli di due cittadine cinesi, residenti in Italia, provenienti dalla Cina rispettivamente via Monaco e via Roma/Fiumicino. Nel terzo, invece, il sequestro di farmaci ha riguardato un cittadino italiano proveniente da Tirana. I trasgressori sono stati denunciati alla Procura della Repubblica del Tribunale di Bari. Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” esprime grande preoccupazione, evidenziando come tra i principi attivi contenuti nei farmaci sequestrati spiccano l’adrenalina, il raceanisodamine cloridrato, il ribavirine ed il citicoline. Sostanze che avrebbero potuto causare gravissime patologie fino a diventare letali.
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Paolo Curtaz: Sul dolore
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Parole che non ti aspetti 3ª edizione marzo 2012 Collana DIMENSIONI DELLO SPIRITO Formato 13,5 x 21 cm – BROSSURA Numero pagine 252 CDU 22H 226 ISBN/EAN 9788821572937 Prezzo copertina € 15,00 Al cuore del mistero del dolore e della sofferenza. Il saggio più intenso di Paolo Curtaz. Perché esistono il dolore e la sofferenza? Paolo Curtaz riflette su uno dei grandi misteri della vita di ogni persona. La sofferenza, specie la sofferenza dell’innocente, è l’unica seria obiezione all’esistenza di un Dio buono e compassionevole e, da sempre, rappresenta un problema serio per chi accoglie il volto del Padre che Gesù ci ha svelato. Perché soffriamo? A cosa serve il dolore? Questo saggio riflette, con semplicità , sulla sofferenza, interrogando la Parola di Dio, senza voler dare una risposta esaustiva che la Bibbia stessa non offre. Paolo Curtaz, uno degli autori spirituali più apprezzati e originali di questi anni, porta in questo volume intenso e profondo vicende personali e di altre persone segnate dal dolore, senza nessuna pretesa di dare risposte scontate, ma con il desiderio di seguire le poche tracce di luce che emergono dalla riflessione biblica e dall’esperienza di chi è passato attraverso la sofferenza riuscendo a scorgere una prospettiva di speranza.(paolo curtaz)
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Andrea Riccardi Dopo la paura la speranza
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
1ª edizione maggio 2012 Collana DIMENSIONI DELLO SPIRITO Formato 14 x 21,5 cm Numero pagine 120 CDU 22H 250ISBN/EAN 9788821574825 Prezzo copertina € 14,50 L’Italia, l’Europa, l’Africa, il mondo. Andrea Riccardi spiega perché, dopo la paura, è giunto il tempo della speranza. Il XXI secolo si è aperto nel segno della globalizzazione. Sono cadute barriere territoriali, doganali e politiche. Si verificano migrazioni di popoli e crisi economiche. Di fronte a questi eventi la paura blocca le energie e rende più deboli. Il nostro è un tempo complesso, ma non mancano le nuove possibilità. L’Italia ha un missione in Europa, nel Mediterraneo, in Africa e nel mondo; gli italiani possono operare per superare la crisi e integrare i migranti nel tessuto sociale del nostro Paese. La speranza è che ci sia un futuro degno per ognuno di noi, ma anche per le nostre famiglie e comunità e per quella comunità nazionale che si chiama Italia.(andrea riccardi)
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Per combattere le micosi cutanee basta una foto
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Cologno Monzese, “Pelle in-foto” è una campagna educazionale realizzata da Janssen Italia per aiutare il Medico di Medicina Generale nell’attività di sensibilizzazione dei pazienti a tenere sotto controllo pelle ed unghie e a individuare precocemente un’eventuale manifestazione cutanea.
L’iniziativa mette in evidenza l’importanza della collaborazione attiva del paziente che, attraverso un’opportuna informazione, viene invitato dal proprio medico curante a inviargli, in caso di dubbio o sospetto, una foto dell’area cutanea o ungueale interessata (da un cellulare o via email). Il medico, a sua volta, ne valuterà la rilevanza clinica, rispondendo con le istruzioni del caso (ad es. “nulla di rilevante”, “monitora la situazione” o “urge una visita”).
Si tratta di un momento educazionale attivo nella massima stagionalità delle micosi, ma che potrebbe aiutare anche nella diagnosi precoce di tutte le varie patologie dermatologiche. L’obiettivo è di stimolare una maggior attenzione alla pelle da parte della popolazione generale, di agevolare una migliore relazione medico-paziente e di fornire un servizio a supporto del Medico di Medicina Generale.
Il progetto si inserisce all’interno del programma di informazione dermatologica “Pelle In-forma”, che si avvale di una serie di strumenti digitali. Sono infatti attivi il sito web pelleinforma.com e, grazie alla collaborazione della Dr.ssa Sandra Lorenzi, un canale @pelleinfoto su Twitter, uno tra i social media più utilizzati al mondo. Questi canali innovativi sono volti alla veloce divulgazione di suggerimenti e informazioni che i medici potranno trasferire ai pazienti per il miglior controllo delle dermatomicosi.
La Dottoressa Sandra Lorenzi, specialista in Dermatologia e Venereologia all’Università degli Studi di Bologna e dell’Istituto Dermatologico Europeo di Milano, cura interamente i contenuti scientifici del Programma “Pelle In-forma”. “Le dermatomicosi sono una patologia molto frequente e diffusa, che interessa tutte le fasce di età. Twitter è un canale in più, un metodo moderno e veloce di comunicare nell’ambito di un progetto più vasto di informazione e di interazione col pubblico, sempre mediata dal medico, che all’occorrenza consente anche di visualizzare in foto la patologia” afferma la Dottoressa.
Sul sito pelleinforma.com il medico trova un archivio di immagini cliniche sulle micosi cutanee organizzate per diagnosi, che costituiscono un riferimento e un modello di comparazione per l’interpretazione delle foto dei pazienti. Attraverso una seconda sezione, creata ex novo, ogni medico registrato può inserire il proprio album fotografico digitale con le immagini da lui diagnosticate. Un supporto dunque per l’intera comunità scientifica, che potrà non solo attingere ma anche contribuire a questo canale per il raggiungimento di un obiettivo comune: una diagnosi appropriata e una terapia mirata per una sempre maggiore attenzione al paziente, per aiutarlo a prevenire le micosi cutanee o a ottimizzare i risultati della terapia farmacologica.
Per completare il progetto e rendere ancora più agevole la consultazione clinico-iconografica e farla diventare un reale ausilio alla diagnosi delle micosi cutanee, Janssen da settembre renderà disponibile un’applicazione sulle dermatomicosi per iPhone /iPad. (eleonora cossa)
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Diabete: La nuova insulina degludec riduce il tasso di ipoglicemia
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Presentati al 24° congresso della Società Italiana di Diabetologia, in svolgimento a Torino, i risultati di due studi clinici di fase 3 condotti con la nuova insulina degludec di Novo Nordisk, pubblicati poche settimane fa sulla rivista The Lancet. Gli studi hanno coinvolto complessivamente 1.635 persone con diabete di tipo 1 e 2, curate con l’insulina degludec (in fase di registrazione presso FDA ed EMEA, le autorità regolatorie americana ed europea) o con l’insulina glargine (già disponibile sul mercato).1,2Entrambi gli studi, disegnati in modo da garantire il raggiungimento di analoghi livelli di glicemia a digiuno (treat-to-target), hanno dimostrato che l’insulina degludec, a parità di controllo dell’HbA1c, ha permesso di ridurre del 25% il tasso di ipoglicemie notturne.“Le ipoglicemie rappresentano l’effetto collaterale della cura per il diabete che maggiormente preoccupa paziente e medico – ha spiegato Salvatore Caputo, Dirigente medico dell’Unità di Diabetologia al Policlinico Gemelli di Roma – tanto da portare a volte a ridurre la quantità di insulina giornaliera, il che ha evidentemente un effetto negativo sul controllo della malattia. Non si deve d’altra parte sottostimare la pericolosità delle ipoglicemie che rendono la persona con diabete più vulnerabile in relazione all’innesco di una serie di meccanismi potenzialmente dannosi sia sul sistema cardiovascolare sia sul sistema nervoso”. “Naturalmente, le più pericolose sono proprio quelle notturne, perché avvengono quando la persona dorme, non cosciente di ciò che sta accadendo, e, pertanto, impossibilitata a prendere le opportune misure correttive”, ha aggiunto.“Le caratteristiche della formulazione di un’insulina basale ideale dovrebbero essere quelle di rilasciare una concentrazione di insulina costante, stabile, priva di picchi e continua per almeno 24 ore senza causare ipoglicemia. Sia nei pazienti con diabete di tipo 1 che in quelli con diabete di tipo 2 è molto importante disporre di una insulina con queste caratteristiche” ha spiegato Francesco Giorgino, Professore di Endocrinologia e Malattie Metaboliche all’Università degli Studi di Bari. “L’insulina Degludec è un innovativo analogo basale dell’insulina che, grazie al suo profilo farmacocinetico ultralento, ha una durata d’azione superiore alle 24 ore e un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata. Dalla ridotta variabilità d’azione dipende un profilo glicemico più stabile che assicura il raggiungimento dei target glicemici con una importante riduzione del rischio di ipoglicemia”, ha concluso.
1. Garber AJ, King AB, Del Prato S et al. The BEGIN Basal-Bolus Type 2 Trial: Insulin degludec, an ultra-long-acting basal insulin, versus insulin glargine for basal-bolus therapy in type 2 diabetes: a 52-week, phase 3, randomised, parallel-group, multinational, treat-to-target trial. The Lancet. 2012: 379, pp 1498-507.
2. Heller S, Buse J, Fisher M et al. The BEGIN™ Basal-Bolus Type 1 Trial: Insulin degludec, an ultra-long-acting basal insulin, versus insulin glargine in basal-bolus therapy with mealtime insulin aspart in type 1 diabetes: a 52-week, phase 3, randomised, open-label, parallel-group, multinational, treat-to-target trial. The Lancet. 2012; 379, pp 1489-97
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Una garanzia per i giovani
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
Nel 2010, il Parlamento aveva proposto a Commissione e Consiglio di creare una “garanzia europea per i giovani”, sulla base di progetti già esistenti in alcuni Stati membri come l’Austria, per offrire ai giovani il diritto a un lavoro, un apprendistato o una combinazione dei due, dopo 4 mesi di disoccupazione.Nella risoluzione, i deputati si compiacciono della decisione della Commissione di dare seguito alla loro proposta e di presentare al Consiglio un piano sulle garanzie per i giovani entro la fine del 2012. L’Aula chiede pertanto ai governi nazionali di adottare la proposta entro la fine del 2012.
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