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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

Italia: Deficit di leadership

Pubblicato da fidest su domenica, 29 luglio 2012

Giovanni Letta

Giovanni Letta (Photo credit: SinixLab)

La grossa fortuna di Berlusconi non è quella che noi tutti immaginiamo, anche se non è di certo una parte irrilevante come l’avere grandi risorse economiche ed essere il patron delle televisioni private italiane, tutt’altro, ma è di avere un uomo del taglio di Gianni Letta. Questo abruzzese ha raccolto la dote migliore della sua regione nell’essere fermo nelle sue idee ma un buon ascoltatore per quelle degli altri e .la capacità di sintesi che hanno permesso più volte di conciliare i pareri divergenti o di smussare quelli più spigolosi. Di certo Bruno Vespa, allorché ad una domanda precisa di un suo intervistatore, a fronte dei clamori della politica spettacolo che assordano i nostri uditi e annebbiano gli occhi, che gli ha chiesto se vi sarà lo spazio per un dialogo tra i partiti che non sia una rissa ma un modo civile di mettersi attorno a un tavolo, la sua risposta è stata, senza esitazione, affermativa e sotto sotto, c’è da scommetterci, pensava di certo a Letta. Questi è l’uomo giusto al posto giusto per compiere quel miracolo che ci possa permettere di traghettare la disastrata Italia verso un riparo meno precario. Un aiuto a Letta è venuto di certo dalla piccola incruenta rivoluzione compiuta, forse inconsapevolmente dagli italiani, che hanno di fatto penalizzato alcuni partiti della destra e della sinistra passando dal centro. Ma questo dialogo in pratica non si restringe a pochi soggetti ma tende semmai a ridimensionarne il peso e ad indurli alla ricerca d’intese che permettano loro di restare nel gioco. Abbiamo, tra l’altro, tre “grilli parlanti”, alquanto scavezzacolli, ma con trestili diversi. Ci riferiamo a Casini e a Di Pietro e a beppe grillo e che pur collocati in posizioni diverse danno spettacolo con le loro dichiarazioni. Casini non piace tanto agli italiani perché ci ricorda il primo della classe. Sempre puntuale a precisare, a saperla lunga su tutto, a indottrinare gli sprovveduti ascoltatori. Di Pietro, invece, sa tanto del ragazzo cresciuto in campagna, un po’ confuso e confusionario nell’esprimersi ma genuino nelle intenzioni e alla pari del suo “cugino abruzzese”,(Gianni Letta) da buon molisano, ha le sue convinzioni e le tiene ben salde. Nell’immaginario popolare restano, comunque, il “saputello” e “l’inquirente” che stempera la sua severità con un tocco di furbizia contadina. Completa il trittico Beppe Grillo, l’enfant prodige che da contemporaneo tribuno del popolo tuona nelle piazze d’Italia contro il malgoverno e fa alzare le sue quotazioni politiche in termini di consensi elettorali, come ci dicono i recenti sondaggi d’opinione.
Il tutto affonda in una logica tutta italiana, nella nostra storia passata vissuta sui compromessi e che oggi vanno, rivisti e riscritti se vogliamo uscire dal pantano in cui ci troviamo. Lo richiede l’elettore e i suoi segnali sono inequivocabili nonostante i suoi salti umorali. Lo richiede il mondo economico, finanziario, giudiziario e dei grand commis dello Stato, per quanto abbiano saputo avvantaggiarsi sino ad oggi colmando il vuoto che la politica aveva lasciato nella sua ingovernabilità e indecisione nell’assumere impegni precisi in politica economica, nel welfare, nel lavoro, nella giustizia e nella scuola, lo richiede la comunità internazionale che ha vincolato l’Italia a patti di stabilità e che con la moneta unica non si può permettere sbavature anche e solo da parte di uno dei suoi componenti. E riscrivere un patto per gli italiani guardando al futuro significa interpretare il sogno dei nostri padri per una società di uguali e votata alla solidarietà. Significa forse sentirsi meno furbi e meno inclini all’arte di arrangiarsi poiché non è con gli espedienti che riusciremo a testimoniare il nostro ideale di cultura e di civiltà di cui ne traiamo in ogni momento ispirazione guardando il nostro passato. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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