Cosa ci stia capitando come “popolo di elettori” è a dir poco sconcertante. Nel 2011 Berlusconi è stato costretto a dimettersi per evitare il tracollo dell’Italia. Così uno dei più potenti partiti del dopoguerra ha perso in tre anni circa la metà dei suoi parlamentari. E’ stato costretto ad appoggiare un governo cosiddetto di tecnici che ha fatto al suo posto il “lavoro sporco” nel rimettere in carreggiata il nostro dissesto economico e finanziario non senza farci pagare un rigore senza crescita. Nonostante ciò, come se nulla fosse, Berlusconi si è “rifatta la faccia” ed è sceso di nuovo in campagna elettorale autodifinendosi salvatore della patria. Ora da novello tribuno del popolo lancia i suoi anatemi nei confronti di chi cerca di isolarlo e invoca un governo di larghe intese. A questo punto c’è da chiedersi se viviamo in un paese normale oppure no. Noi continuiamo a votare e a seguire un uomo che ci ha portati a una crisi di sistema senza precedenti e ancora a ritrovarci, da parte di una significativa componente del Pd, a sostenerlo per un governo da gestire insieme. Abbiamo dimenticato tutto: le figuracce che ci ha fatto fare in capo internazionale, le sue vicende giudiziarie che hanno finito con il ridicolizzare la giustizia del nostro paese che per anni lo insegue per giudicarlo e tutte le volte ora per una provvidenziale prescrizione o leggi ad personam come la depenalizzazione del falso in bilancio si ritrova a capo a dodici. Usque tandem… (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
Archivio per la categoria ‘Confronti’
Your opinions
Politica e lo psicodramma italiano
Pubblicato da fidest su sabato, 13 aprile 2013
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M5S e le sue “due anime”
Pubblicato da fidest su mercoledì, 10 aprile 2013
In questi giorni si stanno intensificando gli inviti al movimento perché assecondi la formazione del governo Pd. Il dibattito pare abbia coinvolto anche gli iscritti e i simpatizzanti e per quello che ci è dato di sapere attraverso una serie di e-mail inviate sul blog di Grillo. Credo, a questo riguardo, sia importante una precisazione. Grillo non è un fanatico moralista che vuole disfarsi dei signori della politica che da 20 anni si sono crogiolati con i loro inciuci. Ne avrebbe buon diritto, ovviamente. Il suo obiettivo è di mettere gli elettori italiani davanti alle loro responsabilità. Se ancora si vota il Pdl di Berlusconi e il Pd di Bersani questo significa che l’animo conciliante degli italiani si traduce in una forma di masochismo poiché finiamo di farci male da soli. Occorre che il sistema imploda e metta a nudo le rispettive responsabilità e si faccia piazza pulita di un sistema partitico, padronale o delle primarie che sia, che è andato in corto circuito ma stranamente a dirsi è proprio il popolo degli elettori a non accorgersene. D’altra parte non giriamoci tanto intorno. Pd e Pdl si sarebbero di certo messi d’accordo se non ci fosse stato nel mezzo la forza elettorale significativa del M5S. D’altra parte è poco credibile l’appello di fare il governo in fretta perché la casa brucia come se non lo sapessero da almeno dieci anni a questa parte. E quelli che avrebbero dovuto cambiare le cose dov’erano? A cercare oggi, come in passato, ancora una volta di spartirsi le poltrone. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Berlusconi ruba la scena
Pubblicato da fidest su domenica, 7 aprile 2013
Ci risiamo. Ancora una volta la parola conclusiva in quella che sempre più diventa la sceneggiata della politica ha un solo vincitore: Silvio Berlusconi. L’uomo che si fa sempre più amare e odiare ma con il quale prima o poi si deve avere a che fare ed è meglio per gli avversari non sottovalutarlo. Mostra d’essere non solo il padrone della Lega ma persino di una parte cospicua del Pd. Il suo merito è anche il demerito dei suoi avversari da Bersani che ha mostrato sia in campagna elettorale sia nel gestire il dopo elezioni tutti i suoi limiti e con lui, mi dispiace dirlo ma è così, lo stesso presidente della Repubblica.
Un Bersani che ha giocato tutta la sua partita alle lunghe trattative per la formazione del governo e ora ci si è messo lo stesso presidente della repubblica mentre il “paese brucia” e occorrono risposte immediate. L’errore di Bersani è stato quello di rendersi “incomprensibile” con la sua insistenza nel volere un’alleanza con il M5S pur sapendo sin dall’inizio che non sarebbe stata possibile. Alcuni osservatori politici ritengono che la mossa era tutta protesa alla ricerca di un alibi per ritornare sia pure con una formulazione diversa dalle “larghe intese” tra le braccia di Berlusconi “padre padrone”. Un gioco al massacro che, purtroppo, vede sconfitto lo stesso M5S dal quale molti avrebbero voluto non solo la protesta ma anche la spinta per il cambiamento. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Italiani: un popolo ingovernabile?
Pubblicato da fidest su venerdì, 5 aprile 2013
Dalla sua unità sono passati 152 anni eppure tutta la sua storia e la cronaca di questi giorni ci danno una nazione divisa anche quando con la dittatura fascista si cercò una identità unitaria. Fu solo un fuoco di paglia che ci portò di filato in una guerra dalla quale uscimmo malconci ma non redenti. Diventammo forzatamente democristiani per ragioni di politica internazionale, ma con un partito comunista molto forte e temuto. Con lo sfaldamento della D.C. e dei suoi alleati, negli anni novanta, ci ritrovammo senza una guida ma alla mercé del primo imbonitore di turno. Così costruimmo un altro ventennio, dove demmo prova della nostra capacità di sopravvivere agli scandali, alla corruzione, al malgoverno, agli inciuci e alle panzane che ci ammannivano a manca e a destra. Ora ci ritroviamo con i cocci in mano, ma continuiamo a bramare il nostro messia politico e poco importa se ha dei difetti e delle debolezze. E’ lui che ci fa sognare il paese che non è e che non sarà a dispetto della cruda realtà. Per lui ci dividiamo, litighiamo, fanatizziamo e rendiamo sempre più confuso e triste la nostra vita. Non riusciamo ad avere la mente lucida, d’essere consapevoli che non è più il tempo di deleghe in bianco, ma che dobbiamo verificare di persona il mandato che noi affidiamo ai nostri eletti. Dobbiamo avere la consapevolezza di essere un popolo che non ha più la licenza d’inseguire le chimere ma di misurare il futuro con le sue mani e le sue azioni. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Il M5S non è un “valore aggiunto”
Pubblicato da fidest su venerdì, 5 aprile 2013
Non lo è per gli altri partiti nel momento in cui trattano i loro componenti, presenti nei due rami del Parlamento, come una loro creatura, nonostante ritengano sia stata “estorta” col voto degli italiani. Da qui emerge, ad esempio, il “buonismo” di Bersani nell’incontro pubblico con i capi gruppo della Camera del M5S. Come dire: “ragazzi” lo so che siete una nostra costola e allora comportatevi di conseguenza invece di “giocare” al bastian contrario. Si sbaglia Bersani, ma non è il solo. Anche in casa Pdl la pensano allo stesso modo.
Il M5S è indubbiamente l’espressione di un trasversalismo conseguente alla cattiva gestione della politica negli affari di Stato ma non può essere trasformato in un’operazione aritmetica da parte di chi per anni ha sguazzato nel torbido. E’ vero, tuttavia, che al sistema va tolta l’ingessatura e si potrebbe fare anche un’eccezione favorendo l’avvio del governo a guida Pd ma restando poi alla finestra a verificare se continua a ciurlare nel manico come era solito in passato. Come dire: mettiamoli alla prova e vediamo se sono capaci di saper fare ciò che affermano ma si devono impegnare ad impiegare un loro percorso virtuoso in tempi rigidamente prefissati, pena la sfiducia. Questo mi pare un compromesso onorevole e comprensibile anche da parte di chi ha fatto della protesta e della diffidenza il suo naturale cavallo di battaglia. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Politica: la logica di appartenenza
Pubblicato da fidest su giovedì, 4 aprile 2013
Un altro tema caro ai politici che militano nei partiti è di voler riconoscere nei parlamentari del M5S qualcosa di “familiare”. Taluni dicono, infatti, che hanno una mentalità di “centro destra” e altri no essendo per lo più di “centro sinistra” e così dicendo si consolano pensando di poterli asservire, prima o poi, alla loro causa. A questo punto è forse noioso ripetere le stesse cose ma, a volte, è necessario, anche se potrebbe diventare un atto disperato se pensiamo che non ci sia peggiore sordo di chi non vuol sentire. Per anni Grillo ha cavalcato la protesta di quanti sono stati bellamente presi in giro dal nuovo che si prospettava e che diventava regolarmente il vecchio che si perpetuava con le mummie che li rappresentavano. Il cambiamento a questo riguardo non s’identifica più con la logica delle alleanze tra partiti, ma sulle cose da fare, e fare non significa solo dire, ovviamente. Ecco perché in casa Pd dovrebbe prevalere il convincimento che se il programma del M5S è affine al loro ciò che quest’ultimi possono garantire al Paese è un qualcosa che il PD e lo stesso PDL non possono più dare: la fiducia. E allora la governabilità esiste e con essa le maggioranze parlamentari qualificate. Si tratta solo di capire il nuovo che si presenta e di saper cogliere il diverso che non significa avere un partito padronale, da una parte, e le confuse anime sull’altra sponda, ma una cultura del cambiamento. Punto e basta. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Governo: facciamo il punto della situazione
Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 aprile 2013
Le recenti elezioni politiche ci hanno dato un esito in pratica “interlocutorio” nel senso che non ha sancito un vincitore ma, semmai, tre mezze vittorie, mentre il partito di Monti si è fermato al 10%. La logica avrebbe voluto che si sarebbe potuto uscire dall’attuale impasse se due dei tre partiti si fosse alleato. Lo ha chiesto il Pdl pensando al Pd ma quest’ultimo lo ha chiesto al M5S ritenendolo più affine. Ora con il rifiuto del M5S d’unire le sue forze con il Pd non per motivi d’incompatibilità di programmi ma per ragioni di fiducia la situazione si è complicata. Taluni osservatori politici, per lo più adusi a ragionare con la logica dei vecchi schemi, intravedono, in questa mossa del M5S, un “irragionevole irrigidimento.” In questo modo di esprimere la loro contrarietà si potrebbe persino percepire una sorta di malafede poiché non si può pensare che hanno ignorato la ragione di fondo che ha animato da anni il movimento di Grillo e condiviso oggi da milioni d’italiani. E’ il frutto, semmai, che sta andando a maturazione di un disagio crescente di quanti non riescono più a identificarsi con la politica che danni parla di riforme e regolarmente le disattende. Partiti che hanno avuto bisogno di un governo extraparlamentare per uscire dalla profonda crisi di sistema e che ancora oggi annaspano nel buio assoluto. Basterebbe che il Pd lo riconoscesse pubblicamente e affidasse al M5S il governo del Paese offrendogli la fiducia. Errare umanum est ma “perseverare” est diabolicum. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Vogliamo essere guidati
Pubblicato da fidest su venerdì, 29 marzo 2013
Il destino dell’essere umano non sembra quello di agire da solo ma di farlo in comunità sotto la guida di un leader che a un certo punto riconosciamo per tale. Se ci limitiamo al solo caso italiano, ma non siamo soli nel mondo, ovviamente, e limitiamo la riflessione agli eventi più recenti possiamo dire che Mussolini ha rappresentato tutto questo, nel bene e nel male, ma anche il coevo Hitler nella colta Germania non è stato da meno. Nel nostro paese è seguita, negli anni post-bellici, una ricerca spasmodica del leader. La stessa democrazia cristiana e il partito comunista ci hanno mostrato vari campioni da De Gasperi ad Andreotti, da Togliatti a Berlinguer. Ne avevano il carisma ma, ad eccezione di Andreotti, erano una specie di scirocco che durava tre giorni e poi spariva. Ci volle negli anni novanta lo choc imposto dai giudici di mani pulite per far emergere una figura di leader e l’impressione che fosse incrollabile sotto la scure dei processi che furono intentati a suo carico e degli intrighi di palazzo. Divenne per molti italiani l’uomo del destino e se ne fecero carico a dispetto di tutto e di tutti. Ma avere nel sangue la leadership non significa, necessariamente, essere un dittatore o un popolano del taglio di Masaniello. Significa rappresentare un disagio esistenziale reale e declamarlo con forza e convinzione. Questo è per me Grillo. E il popolo che lo segue è quello che è crollato subendo il peso di chi lo ha tradito con il sistema del pifferaio e chi crede di governare con un’ubriacatura di democrazia del consenso nella logica del tutto cambiare per nulla cambiare. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Una donna al Quirinale
Pubblicato da fidest su mercoledì, 27 marzo 2013
Si approssima la data in cui il Parlamento e i rappresentanti delle regioni saranno chiamati per eleggere il nuovo capo dello Stato. S’intensificano, in pari tempo, i contatti tra le forze politiche sia alla luce del sole sia nell’angolo più scuro del “Palazzo”. E’ un ciarlare che ha come comune denominatore la spartizione dei poteri, la preoccupazione di assicurarsi un certo controllo nei confronti del nuovo inquilino del colle più alto. Non si pensa ad altro e si prescinde dalla figura più rappresentativa, da quella che potrebbe imprimere una svolta al sistema Italia e ad avviarlo verso una reale modernizzazione a partire proprio dalle rappresentanze istituzionali. Un primo passo falso, purtroppo, è venuto con le candidature dei due rami del Parlamento. Persone, intendiamoci, di tutto rispetto, ma troppo inclini alla sudditanza partitocratica. Ora vi è l’opportunità di uscire dagli schemi tradizionali per puntare a un cambiamento che abbia un doppio significato proponendo una donna che per la sua levatura morale e per il suo impegno sociale possa interfacciarsi con più autorevolezza con gli interessi generali del paese. I tempi, del resto, sono maturi per una siffatta svolta se pensiamo che già abbiamo ottenuto un risultato significativo eleggendo più donne in parlamento e facendo abbassare l’età media degli eletti. Una donna, quindi, per spezzare questi pour parler di basso profilo e per restituire dignità alle istituzioni. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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I talk show e il M5S
Pubblicato da fidest su martedì, 26 marzo 2013
Grillo e gli associati al M5S hanno ripetutamente dichiarato che non intendono partecipare a questi incontri e i motivi, condivisibili, li conosciamo. E allora che fanno i conduttori dei talk show? Vanno a pescare chi dichiara di aver votato, a loro dire il Movimento, per accreditarli come la voce del movimento. Questo stratagemma si condisce, a volta, di dichiarazioni stravolgenti il progetto politico sostenuto da Grillo e per indurre gli ascoltatori ad avere un’idea distorta di ciò che, in realtà, il M5S esprime. Questo, a mio avviso, fa il paio con l’intrusione denunciata dallo stesso Grillo, nelle sue reti online, da parte di chi vuol far credere a un dissenso interno forte e motivato. Non solo. Si continua a insistere che la situazione economica e finanziaria dell’Italia è grave e c’è persino chi paventa che è peggiore di quanto Berlusconi si dimise e si arrivò al governo Monti. Ma nessuno fa notare che queste cose le conoscevamo da almeno dieci anni ma nessuno dei maggiorenti di oggi e quelli di ieri sembrano avvedersene poiché faceva loro comodo conservare le loro preziose poltrone e i benefici che ne derivavano in termini d’indennità di varia natura, ma rigorosamente copiosi. Ora scoprendo un’emergenza reale vogliono solo coprirsi le spalle per far passare la logica tutta gattopardesca del tutto cambiare per nulla cambiare. Non hanno capito, o meglio non vogliono far credere di aver capito che il discredito che pesa sul loro capo non li mette nelle condizioni di essere oggi credibili e che l’unica strada che si chiede è di mettersi da parte e lasciare a chi non è compromesso di gestire il diverso e il nuovo che si prospetta per un governo, realmente stabile e riformista (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Non c’è peggior sordo…
Pubblicato da fidest su martedì, 26 marzo 2013
Di chi non vuol sentire. Mi sembra la classica commedia di Goldoni: “un sordo, due sordi, tutti sordi. Alla fine si scopre che tutti ci sentivano bene. Ciò sta accadendo in questi giorni in Italia nella convulsa ricerca di una quadratura del cerchio ma che di convulso ha solo il non voler sentire la voce degli altri. Ci stracciamo le vesti nel declamare la crisi del sistema Italia, e a ragione, ma ci guardiamo bene a ricercare la soluzione sebbene sia a portata di mano poiché ciò significherebbe perdere il controllo nella stanza dei bottoni. E allora di quale interesse nazionale parliamo? Non è certo dell’economia del paese, dell’industria, del lavoro, della giustizia, del fisco, della salute e della scuola. Discettiamo, semmai, sul modo come mercanteggiare una presidenza del consiglio e della repubblica, un posto di ministro e di sottogoverno. Questa è, per costoro, la priorità del paese mentre altri tremano alla sola idea che qualcuno possa votare la sua ineleggibilità che lo costringerebbe a presentarsi “nudo” davanti alla giustizia. Una giustizia che è stata presa a sberleffi per 20 anni e costretta a fare da cassa di risonanza ad un uomo che in tutti i modi ha cercato di sfuggire ad un giudizio ma a servirsene per presentarsi da vittima al suo elettorato. Un’Italia che per colpa di questi sordi per vocazione fa perdere il senso della misura a tutti gli altri. Usque tandem… (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Governo e la quadratura del cerchio
Pubblicato da fidest su domenica, 24 marzo 2013
L’incarico conferito a Bersani da parte del presidente della Repubblica non sembra capace di sbloccare una situazione che vede ognuna delle tre parti, che si dividono all’incirca il 30% dei consensi ciascuno, in grado di trovare una possibile intesa per governare. Il Pd, infatti, esclude un’intesa con il Pdl, questi subordina il suo consenso per un’alleanza di governo ad un accordo sul nome del presidente della repubblica e il movimento cinque stelle è contro gli altri due. Ora mi chiedo se, rimescolando le carte, si possa raggiungere un accordo. L’idea che mi ha suggerito un mio lettore sarebbe quella d’offrire la presidenza del consiglio a Renzi che, a sua volta, s’impegnerebbe di soddisfare tutti e venti i punti del programma di governo di Grillo, mentre a Bersani andrebbe la presidenza della Repubblica. Non è certo l’ottimale, considerando gli umori di varia natura che aleggiano all’interno del Pd e del movimento cinque stelle, ma ci permetterebbe di avere un governo capace di risolvere i grossi problemi di natura economica, occupazione, finanziaria e sociale che stanno complicando la vita degli italiani. Resta, su tutto ciò la convinzione che tale stratagemma possa essere in grado di assicurare una discontinuità con il passato. Sta di fatto che qualcosa dobbiamo fare e farlo in fretta, ma bene. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Tu lo dici, l’altro lo dice
Pubblicato da fidest su giovedì, 21 marzo 2013
E io smentisco. Non so se l’opinione pubblica abbia accolto il nuovo “stile” della comunicazione politica che da qualche mese si diletta a propagare notizie “inventate” o vagamente attinenti alla realtà per poi far intervenire la parte interessata per una smentita. E tutto questo accade mentre l’informazione è a caccia di “sensazioni” per anticipare gli eventi, per incuriosire i lettori, per fare della dietrologia l’arte del futuro. Ma il rischio è dietro l’angolo.
Non si conoscono più i confini tra il vero e il falso. E allora? La verità è che stiamo cercando di mettere il bavaglio all’informazione affondandola nella inattendibilità. Così anche le notizie certe finiscono nel grande calderone delle inattendibilità rendendo un pessimo servizio non tanto e non solo all’informazione quanto alla vita stessa della nostra cultura democratica e dei valori che esprime. (Riccardo Alfonso)
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Perseguitati e persecutori
Pubblicato da fidest su giovedì, 21 marzo 2013
La giustizia in Italia ha toccato il fondo. I suoi limiti sono sotto gli occhi di tutti. E’ il caso “Berlusconi” a renderlo evidente in maniera davvero sconvolgente. E’ una giustizia che può essere imbrigliata come si vuole se si hanno gli ingredienti giusti e si adottano i suoi difetti per giustificare i propri. La mancanza è dei processi lunghi. L’anomalia è nei suoi tre gradi di giudizio. Il difetto sta nel legislatore che può cambiare a comando le leggi mentre si celebrano i processi depenalizzando il falso in bilancio, riducendo la prescrizione trasformando il legittimo impedimento in una farsa. Così questa giustizia ante litteram trasforma l’imputato in inquisitore e gli consente di prendersi beffa delle istituzioni trasformando le aule dei tribunali in tribune elettorali e per fare in modo che si proclami vittima e perseguitato. Ora che i processi “rischiano” di arrivare al loro naturale epilogo si trovano mille stratagemmi per umiliare non i giudici e i pubblici ministeri ma il sistema nel suo complesso. E questa farsa è destinata perpetuarsi perché la vittima-imputato ha da guadagnarci in termini elettorali riscuotendo negli ingenui elettori simpatie e complicità. Siamo noi come cittadini di questo paese che si chiama Italia a doverci vergognare che questa melina continui a rubare le prime pagine della carta stampata e dei media, più in generale, invece di parlare dei problemi reali del paese tra disoccupazione e miseria, ricchezza e povertà. Smettiamola una volta per sempre, diventiamo adulti. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Il sospetto
Pubblicato da fidest su mercoledì, 27 marzo 2013
L’incontro tra i capigruppo del M5S e Bersani si è tenuto per la prima volta, in assoluto in Italia, in diretta streaming. Un fatto che ci saremmo aspettati ricco di apprezzamenti ed invece i maggiori commentatori politici, della carta stampata, hanno avanzato il sospetto che si trattasse poco meno di una sceneggiata dove sarebbe prevalso il preconfezionato rispetto ai possibili accordi sottobanco. E’ un passaggio che la dice lunga sul modo di pensare di un certo ambiente giornalistico abituato da qualche tempo a giudicare il pensiero politico non per quello che si dice ma per quello che si fa, ovvero il contrario delle dichiarazioni di facciata. Qui ci riporta, inevitabilmente il discorso sulla “fiducia” che i partiti tradizionali hanno persa proprio per i loro “vuoti di memoria” e il malessere, che ne è derivato, degli italiani. Anche l’affannarsi di Bersani nel contattare le parti sociali è un’altra concitata ricerca di trovare il consenso mentre ha finto di non sapere che sull’altro versante esiste un movimento che, elettoralmente parlando, ha espresso proprio quelle parti sociali dando loro voce sul tema della fiducia e della credibilità. E’ un indubbio fatto culturale. E’ mancata troppo a lungo la coerenza tanto che se si vuole realisticamente tirarne le somme non indugerei, se fossi il capo dello stato, ad affidare il mandato pieno al movimento cinque stelle. Lui ci mette la credibilità e gli altri, alias Pd, il voto considerato che molti punti dei rispettivi programmi sono affini. Il resto è aria fritta. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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