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Quotidiano di informazione – Anno 24 n° 213

Archivio per la categoria ‘Diritti’

Human rights – Law

Regole più severe per salvare il tonno rosso

Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012

Uno, e DUE!

Uno, e DUE! (Photo credit: tegoblue)

Bruxelles, Parlamento europeo. Nonostante la situazione del tonno rosso sia recentemente migliorata, le catture illegali e le flotte di pesca devono essere ridotte al fine di garantire lo sviluppo sostenibile dello stock. Mercoledì, i deputati voteranno per aggiornare la legislazione dell’UE, introducendo misure concordate a livello internazionale per ridurre le quote e rafforzare i controlli.

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Banche: stop speculazioni sulle carte di credito

Pubblicato da fidest su sabato, 26 maggio 2012

MasterCard Classic

MasterCard Classic (Photo credit: Wikipedia)

“La sentenza del Tribunale europeo sulle carte di credito segna un importante passo avanti nella strada per incentivare l’uso della moneta elettronica”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), esprimendo soddisfazione per la decisione dei giudici di Lussemburgo di vietare le commissioni interbancarie multilaterali applicate dalla MasterCard. “Come già aveva dichiarato la Commissione europea nel 2007 -ricorda Dona- queste commesse limitavano la concorrenza e facevano lievitare i costi sostenuti dai commercianti che accettavano il pagamento con carta di credito. Oggi -prosegue l’avvocato Dona- la decisione dei giudici europei equipara la moneta elettronica al denaro contante garantendo il ‘principio dell’indifferenza del commerciante’ per cui il negoziante non avrà più alcun svantaggio ad essere pagato con carta di credito piuttosto che in contanti. A tutto beneficio dei consumatori !” “Ci auguriamo -conclude Massimiliano Dona- che la sentenza avrà le giuste ripercussioni anche su altri procedimenti relativi alle commissioni nazionali in corso negli Stati membri”.

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Confindustria: manca attenzione per i consumatori

Pubblicato da fidest su venerdì, 25 maggio 2012

“Chi si aspettava un cambio di marcia rispetto alla Presidenza di Emma Marcegaglia non può che essere rimasto deluso”. E’ questa l’opinione di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), rispetto alla presentazione dell’ agenda per il confronto con il Governo del neo Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha trascurato ogni serio riferimento ai consumatori.
“E’ sorprendente -dichiara Dona- che Confindustria continui ad operare come un normalissimo lobbysta senza preoccuparsi di aprire la propria politica ad una maggiore attenzione dei diritti dei consumatori: finché gli industriali non comprenderanno che la crescita deve necessariamente fare leva su una maggiore correttezza e trasparenza del mercato -conclude Dona- le nostre aziende perderanno competitività tanto sul mercato internazionale quanto su quello europeo”.

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Antitrust e pratiche commerciali scorrette

Pubblicato da fidest su venerdì, 25 maggio 2012

Siamo fortemente preoccupati per le recenti decisioni adottate dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in materia di tutela del consumatore. Infatti, il principio in base al quale l’esistenza di una normativa settoriale sottrae la competenza all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato rischia di privare i consumatori italiani di una reale ed efficace tutela nei confronti delle scorrettezze e degli abusi messi in campo dalle aziende.Per questo è partita questa mattina una lettera destinata alle maggiori Istituzioni ed al Ministro dello Sviluppo Economico, nella quale Adiconsum, Adoc, Adusbef, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Movimento Consumatori chiedono che la competenza relativa all’applicazione della normativa del Codice del Consumo, e in particolare relativamente alle pratiche commerciali scorrette, torni di competenza dell’Antitrust su tutti i settori, anche quelli in cui vi sia un’autorità specifica.Il sistema in atto finora ha infatti portato ad esperienze e risultati positivi: dal 2008 al 2011 l’Autorità ha concluso oltre 1000 procedimenti istruttori, emanando sanzioni nell’80% dei casi, per un ammontare di circa 100.000.000 Euro.Una funzione importantissima quella svolta dall’Antitrust, che non può e non deve venir meno in nessun settore, a maggior ragione in un momento di crisi economica come quello che il Paese sta attraversando, in cui si rischierebbe di lasciare i consumatori in balia dei comportamenti speculativi delle aziende intente solo a salvaguardare i propri bilanci. Un rischio che i cittadini e l’intero Pese non possono permettersi, perché vorrebbe dire alimentare ulteriormente la sfiducia nel mercato, che già è ai minimi storici, con grave danno all’intera economia.

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Vietato denunciare tassisti abusivi a Termini

Pubblicato da fidest su mercoledì, 23 maggio 2012

Roma. Di seguito il testo dell’Interpellanza depositata dalla senatrice Radicale Donatella Poretti al Senato e dalla deputata del Partito democratico Paola Concia alla Camera
Interpellanza al ministro della Difesa Premesso che:
in data 22 maggio 2012, alle ore 10.50, la sottoscritta senatrice Donatella Poretti insieme all’onorevole Paola Concia uscendo dalla Stazione di Roma Termini lato piazzale dei Cinquecento siamo state assalite dalle purtroppo note richieste e offerte dei tassisti abusivi. Abbiamo risposto ai signori di non insistere altrimenti li avremmo denunciati, e cosi’ infatti abbiamo pensato di fare visto che proprio nel marciapiede tra le uscite della Stazione e la coda delle persone in attesa dei taxi c’era parcheggiata una macchina dei Carabinieri, con un carabiniere in servizio. Ci siamo rivolte al carabiniere segnalando la presenza dei tassisti abusivi indicando i diversi signori in questione, denunciando quindi l’attivita’ illecita che in quel momento si stava consumando davanti ai nostri occhi. Il carabiniere con nostra meraviglia ha risposto con le seguenti parole: “non ci sono tassisti abusivi, io non ne vedo. Se volete fare una denuncia andate a farla in caserma”. Esterrefatte dalla risposta abbiamo insistito indicando i signori, ritenendo che se li identificavamo sul posto avremmo aiutato nella denuncia, ma il carabiniere insisteva che secondo lui non c’erano tassisti abusivi e che lui non ne vedeva. Nel frattempo questi trovandosi a pochi metri da noi si stavano dileguando tra la folla che continuava a radunarsi intorno. Il carabiniere, scocciato dalla nostra insistenza ci ha chiesto di fornirgli i documenti per identificarci. Cosi’ abbiamo fatto dandogli i tesserini rilasciati rispettivamente dal Senato della Repubblica e dalla Camera dei Deputati. Nella concitata fase in cui non riuscivamo a capire perche’ il carabiniere chiedeva a noi i documenti e non interveniva contro i tassisti abusivi, lo stesso ha chiamato i suoi superiori. Prima sono arrivati due carabinieri e poi infine un maresciallo. A fronte delle nostre ripetute richieste di riavere i documenti, che venivano trattenuti senza farne alcun uso, alla fine, su richiesta del maresciallo hanno trascritto i nostri dati su un foglio, richiedendoci altresi’ anche la residenza. Cosi’ e’ stato fatto anche per almeno due passanti.Alle nostre reiterate richieste che ci venisse fornito il nominativo del carabiniere in questione, ne’ il carabiniere ne’ i superiori ci hanno dato soddisfazione. Non e’ quindi stato possibile identificarlo.La situazione e’ apparsa paradossale fin dalla prima risposta del carabiniere che in seguito ha cercato di dare una versione diversa, dopo aver visto i nostri documenti, dicendo che non eravamo noi che dovevamo fare la denuncia in caserma, ma che lui avrebbe portato in caserma i tassisti abusivi, versione insostenibile visto che aveva negato l’esistenza dei tassisti abusivi fin dall’inizio e solo quando erano andati via ci ha chiesto dove erano. Quando gli abbiamo fatto notare sorridendo che ormai non c’erano piu’, con fare minaccioso e duro mi ha chiesto perche’ ridevo e alla persona che si trovava accanto a lui in quel momento, che in precedenza gli avevamo indicato come uno dei tassisti abusivi, ha chiesto i documenti per poterlo avere come testimone del mio atteggiamento provocatorio e oltraggioso. Nel frattempo l’onorevole Concia ha preannunciato che una volta arrivata alla Camera dei Deputati si sarebbe rivolta alla Polizia. Uno dei carabinieri arrivati in un secondo momento ha replicato: “tanto voi siete la casta!”. Riottenuti finalmente i nostri documenti dopo una ventina di minuti siamo finalmente riuscite a prendere un autobus e a lasciare la stazione Termini.
Considerato che:i fatti in premessa costituiscono un evidente disincentivo per i cittadini a collaborare con le forze dell’ordine per denunciare palesi illegalita’ e violazioni di legge, fatti su cui ci riserviamo in altra sede di sporgere denuncia querela per omissione d’intervento,
Si chiede: di svolgere un atto di sindacato ispettivo interno all’Arma dei Carabinieri ai fini di accertare l’operato del carabiniere in questione, identificandolo e piu’ in generale della Caserma dei carabinieri della Stazione di Roma Termini per il controllo, la denuncia e la repressione del fenomeno dell’esercizio dei tassisti abusivi. Sen. Donatella Poretti – Parlamentare Radicali -Partito Democratico

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Divorzio breve

Pubblicato da fidest su martedì, 22 maggio 2012

“Quella sul divorzio breve è una legge di civiltà. Da statistiche è dimostrato che solo l’1% delle coppie separate tornano sui loro passi, mentre sono moltissime quelle che vanno all’estero, dove i tempi per ottenere il divorzio sono più brevi. Italia dei Valori è favorevole ad un accorciamento dei tempi. Su temi, quali i diritti civili, il Parlamento si mostra troppe volte in ritardo” lo dichiara in una nota l’on. Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera. “Serve un approccio laico, al passo con le esigenze delle società, ispirato alla scrittura di buone leggi in favore di quei cittadini che vivono non solo le difficoltà affettive provocate dalla fine di un matrimonio, ma anche quelle burocratiche e tempi troppo lunghi della giustizia civile” spiega Borghesi. “Accorciare i tempi non significa svilire l’istituto del matrimonio, un’unione tra due persone che si basa su profondi valori. Significa semplicemente venire incontro a chi, ad esempio, intende regolarizzare nuove situazioni affettive sorte nel frattempo” conclude Borghesi

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Tutelare i diritti e la salute delle donne

Pubblicato da fidest su martedì, 22 maggio 2012

“Chiediamo al governo il rispetto della legge 194 su tutto il territorio nazionale, la piena applicazione della legge a tutela dei diritti e della salute delle donne, ed iniziative, finalizzate all’assunzione di personale non obiettore in maniera tale da garantire il servizio” lo ha detto in Aula, Antonio Palagiano, capogruppo IDV in Commissione affari sociali e Responsabile Sanità di IDV, in merito alla discussione generale sulle mozioni concernenti iniziative per la tutela del diritto all’obiezione di coscienza in campo medico e paramedico.
“Chiediamo, inoltre, al governo di attivarsi, al fine di assicurare il pieno ed efficiente espletamento da parte degli enti ospedalieri delle procedure e degli interventi di interruzione della gravidanza e ad assumere ogni iniziativa affinché la gestione organizzativa e del personale delle strutture ospedaliere sia realizzata in modo da evitare che vi siano presidi con oltre il 50 per cento di obiettori” ha detto Palagiano.
“In Italia il 70,7 per cento dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore di coscienza. Il dato più elevato di obiettori di coscienza riguarda il Sud, con una media di oltre 8 obiettori su 10. La principale conseguenza di un numero così elevato di obiettori è quella di rendere sempre più difficoltosa l’applicazione della 194. La ricerca di un medico non obiettore comporta allungamento dei tempi, interlocutori non sempre disponibili, donne che devono spesso migrare da una regione all’altra e, sopratutto tra le immigrate, il possibile ricorso all’aborto clandestino” ha spiegato il responsabile Sanità di IDV.
“Compito del legislatore è coniugare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza della donna e quello all’obiezione di coscienza del personale sanitario. Due principi legittimi che idealmente dovrebbero convivere ma che, nella realtà, trova difficoltà poiché i medici obiettori spesso si rifiutano di segnalare alle pazienti un medico non obiettore o un’altra struttura sanitaria autorizzata all’interruzione volontaria di gravidanza” ha spiegato Palagiano.
“L’obiezione di coscienza è sì un diritto, ma quello che è diritto del singolo non deve esserlo per l’intera struttura sanitaria, che deve garantire prestazioni sanitarie e personale atto a svolgerlo, soprattutto per non discriminare le donne e le pazienti economicamente più deboli” ha concluso il responsabile Sanità IDV.

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Dipendenti pubblici: mediatori si, mediatori no

Pubblicato da fidest su domenica, 20 maggio 2012

Ci son voluti due anni per il dipartimento della funzione pubblica per dire che i mediatori appartenenti alla pubblica amministrazione possono, nel rispetto di determinati principi, offrire la propria disponibilità a mediare al fine di essere designati per la risoluzione di controversie in materie civili e commerciali. E’ da due anni che il ministero di Giustizia ha risolto il quesito posto dall’A.N.P.A.R. ed ha autorizzato i cancellieri dei tribunali e dipendenti ad esercitare l’attività di mediatore.
Il dipartimento della funzione pubblica infatti dice la medesima cosa dell’autorizzazione rilasciata dal ministero di Giustizia a suo tempo. Dice infatti che “l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di mediatore civile e commerciale per il pubblico dipendente può essere concessa solo nel caso in cui questa non generi incompatibilità con la funzione pubblica (ovvero quando sussiste un conflitto di interesse) né quando implichi una vera e propria attività professionale. E’ pertanto auspicabile che, al fine di assicurare una certa omogeneità di trattamento e per conferire il massimo grado di trasparenza, ogni amministrazione adotti dei criteri generali per il rilascio delle autorizzazioni. E’ quanto stabilito dalla nota n.3357/2012 del dipartimento della Funzione pubblica, che fornisce indicazioni in merito al regime autorizzatorio per lo svolgimento di attività di mediatore civile e com! merciale da parte dei pubblici dipendenti. Nel silenzio delle disposizioni legislative in materia, il dlgs n.28/2010 e il dm n.180 del 18.10.2010, la Funzione pubblica precisa che occorre richiamare i principi sull’incompatibilità previsti all’articolo 53 del dlgs n.165/2001. Norma che non consente al dipendente pubblico lo svolgimento di incarichi retribuiti, anche se occasionali, che non sono compresi nei compiti e doveri d’ufficio, senza la preventiva autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza.
Onde procedere all’autorizzazione, l’amministrazione, in sede di istruttoria, dovrà dunque verificare la natura dell’incarico che dovrà essere caratterizzato dall’occasionalità e non dovrà presentare alcun profilo di conflitto di interesse rispetto all’attività istituzionale. Inoltre, l’eventuale autorizzazione dovrà contenere espressamente la “clausola” che l’incarico dovrà svolgersi al di fuori dell’orario di lavoro, eventualmente utilizzando gli strumenti oggi vigenti (ferie, permessi personali), sempre che questi siano compatibili con le esigenze dell’amministrazione.

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RC Auto: 18 milioni di Italiani non potranno più avere sconti sul 730

Pubblicato da fidest su mercoledì, 16 maggio 2012

secondo un’analisi fatta dal comparatore Facile.it su oltre 40.000 polizze RC Auto emesse negli ultimi due mesi, saranno più di 18 milioni gli automobilisti italiani che, a seguito dell’entrata in vigore della Riforma Fornero, perderanno la possibilità di dedurre dal 730 il contributo SSN incluso nei premi RC Auto.
Con la modifica prevista dalla riforma, ora al vaglio del Senato, tutti i conducenti che pagano un premio assicurativo netto inferiore ai 381 euro non avranno alcun rimborso in fase di dichiarazione dei redditi. Ad essere più colpiti dalle modifiche, paradossalmente, saranno i guidatori migliori; quelli cioè che pagano premi più bassi.(ufficio stampa Facile it)

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Termometri elettronici: cautele

Pubblicato da fidest su mercoledì, 16 maggio 2012

“Quando è in gioco la nostra salute l’accuratezza nella misurazione è fondamentale”. È quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), in merito ai dubbi sollevati da alcuni medici sulla minore precisione degli attuali termometri elettronici rispetto ai classici al mercurio.
“I termometri al mercurio sono stati banditi nel 2009 -spiega Agostino Macrì, esperto di sanità pubblica dell’UNC- in quanto giudicati pericolosi in caso di rottura e nocivi per l’ambiente. Da allora sono in commercio solo quelli elettronici, la cui precisione può leggermente variare in base a diverse contingenze esterne, come temperatura e umidità”. “Sul sito del Ministero della Salute (www.gov.salute.it) -prosegue Macrì- alla sezione dispositivi medici, sono illustrate nel dettaglio le informazioni che il consumatore deve ottenere all’atto dell’acquisto del termometro. È fondamentale dunque leggere sul foglietto illustrativo: le modalità d’uso (per evitare di commettere errori nell’utilizzo), i dati relativi alla ditta produttrice, il marchio.

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Guida senza patente: sanzioni amministrative

Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012

Guai grossi chi viene sorpreso alla guida nonostante il ritiro della patente. Rischia una multa di oltre 7000 €, la revoca e il fermo amministrativo, questo anche in assenza di un provvedimento del Prefetto se l’automobilista non ha chiesto la restituzione del titolo di guida. Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza numero 7032 del 9 maggio 2012. Protagonista della vicenda un automobilista al quale era stata ritirata la patente perché trovato in stato di ebbrezza. La suprema Corte ha accolto la sentenza del Tribunale di Catania che aveva respinto il ricorso contro il verbale che accertava la violazione dell’articolo 218 Cds per guida nonostante l’avvenuta sospensione della patente. Nello statuito gli ermellini, hanno distinto tra ritiro e sospensione della patente, sottolineando la disposizione secondo cui l’agente accertatore rilascia permesso provvisorio limitatamente al periodo necessario per condurre il veicolo nel luogo di custodia indicato dall’interessato, concludendo che, ove vi fossero stati i presupposti il ricorrente avrebbe potuto chiedere la restituzione ma non guidare senza patente.
Oltremodo i giudici di legittimità della sesta sezione civile, osservando che è stato contestato il provvedimento sanzionatorio ex articolo 218 Cds per avere il trasgressore circolato senza patente durante il periodo di ritiro della stessa, in vista del provvedimento di sospensione, hanno ritenuto legittima la notifica dopo l’accertamento della nuova trasgressione.
Sulla scorta di tali argomentazioni, Giovanni D’Agata rileva con l’occasione che, laddove è stata ritirata la patente, il trasgressore può richiedere la restituzione, se entro quindici giorni non vi è l’emissione del provvedimento prefettizio. Ma, se la richiesta non è stata fatta e l’automobilista è stato sorpreso a guidare, scatta la sanzione secondo l’articolo 218 del Codice della strada.

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Tutela della persona svantaggiata

Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012

Nei giorni scorsi la Fondazione Dopo di Noi Onlus, presieduta da Luigi Lotti, ha sottoscritto con una famiglia residente nel territorio del Circondario Empolese-Valdelsa il suo primo Trust, ovvero un accordo di tutela e di progetto dedicato alla persona svantaggiata.Si tratta di un traguardo importante a livello di Regione Toscana. E’ la prima volta, infatti, che una fondazione con finalità di gestione del patrimonio e di tutela della persona raggiunge questo obiettivo, sia dal punto di vista delle caratteristiche dell’accordo, sia dal punto di vista della capacità di corrispondere a particolari esigenze che spesso interessano molte famiglie.
La Fondazione Dopo di Noi Onlus persegue finalità di tutela e di solidarietà sociale, operando a beneficio di persone svantaggiate, con priorità per quelle disabili. Nello specifico, l’attività della Fondazione si sostanzia in una sorta di tutela giuridica della persona disabile sia come persona fisica, sia nei suoi affetti e nei suoi diritti, qualora la famiglia non sia più in grado di occuparsene. Lo scopo è quello di consentire a tale soggetto di condurre un’esistenza il più possibile simile a quella che aveva in famiglia. La Fondazione, quindi, svolge la sua funzione articolandola in una duplice area d’intervento: a beneficio di specifici e determinati soggetti che conferiscono un patrimonio e a favore di tutti coloro che si trovano in condizioni di svantaggio.Nello specifico, il Trust è un istituto giuridico che permette, previo vincolo dei patrimoni, di esplicare la funzione di tutela della persona destinataria dell’accordo in termini di progetti dedicati alla persona, sia nel campo dell’assistenza, che nel campo dello sviluppo e del mantenimento delle attività psicosociali e riabilitative laddove siano previste. Questo istituto giuridico è estremamente flessibile e si adatta alle molteplici caratteristiche che ogni famiglia esplicita nel corso dell’istruttoria.Questo primo accordo sottoscritto nei giorni scorsi è il frutto di un anno di lavoro e di ricerca delle possibili e migliori soluzioni per gli interessati, ottenuto grazie alle professionalità messe in campo dalla Fondazione e dallo studio notarile di cui l’organizzazione si è avvalsa. Nel mese di marzo scorso, inoltre, si è concluso un percorso formativo promosso dalla Fondazione Dopo di Noi Onlus sul tema dell’amministrazione di sostegno rivolto agli ordini professionali degli avvocati e degli assistenti sociali. Il percorso si è chiuso con l’invio al Tribunale e al Giudice Tutelare competenti dell’elenco dei nominativi dei professionisti che danno la loro disponibilità a svolgere il ruolo di amministratore di sostegno a favore delle persone svantaggiate.

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Una Corte internazionale per la pirateria marittima

Pubblicato da fidest su sabato, 12 maggio 2012

Bruxelles. I deputati ritengono che la lotta contro la pirateria non possa essere vinta solo con strumenti militari. In una risoluzione approvata giovedì, l’Aula chiede ai governi nazionali di rinforzare la protezione militare delle navi europee, ma allo stesso tempo di finanziare progetti che affrontino le cause del fenomeno. I deputati domandano inoltre l’istituzione di tribunali speciali per i pirati. L’EU e la NATO dovrebbero coordinarsi meglio per far fronte alla crescente minaccia alle imbarcazioni internazionali da parte della pirateria, soprattutto nella zona a largo della Somalia e del Corno d’Africa. I deputati deplorano che il numero delle navi messe a disposizione dagli Stati membri per l’operazione UE NAVFOR ATALANTA sia stato ridotto da 8 ad appena 2-3 all’inizio del 2012 e sollecitano pertanto gli Stati membri a “mettere a disposizione maggiori risorse navali per garantire il successo della missione”. Il Parlamento chiede all’Alto rappresentante UE per la politica estera Catherine Ashton e ai governi nazionali di trovare urgentemente una soluzione per liberare i 191 marinai ancora in ostaggio e di assicurare il rilascio delle 7 navi dirottate. I deputati inoltre ricordano alle autorità regionali che, in base al diritto internazionale, “nessuna autorità diversa da quella dello Stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o di blocco di una nave”.
La Commissione e il Consiglio devono trovare un accordo su regole comuni per l’uso, sempre più frequente, di personale armato autorizzato a bordo delle navi, continuano i deputati, che sottolineano anche che “il ricorso ad agenti armati privati è una misura che non può sostituirsi alla necessaria soluzione generale dell’articolato problema della pirateria”. Per combattere il fenomeno alla radice, la comunità internazionale deve adottare una “strategia globale per la situazione in Somalia, che stabilisca un nesso tra sicurezza, da un lato, e sviluppo, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, dall’altro”, afferma il testo adottato. La strategia dovrebbe mirare a migliorare le strutture giudiziarie e a rendere possibile la creazione di tribunali speciali anti-pirateria nella regione.

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No al brevetto per piante e animali ottenuti con riproduzione convenzionale

Pubblicato da fidest su venerdì, 11 maggio 2012

Il Parlamento europeo vuole proteggere gli allevatori europei da un uso eccessivo dei brevetti che potrebbe soffocare innovazione e progresso. Una risoluzione non legislativa approvata giovedì sottolinea che i prodotti quali broccoli anticancerogeni o vacche da latte a alto rendimento, ottenuti con tecniche di riproduzioni convenzionali, non dovrebbero poter essere brevettati.I deputati riconoscono l’importanza dei brevetti per lo sviluppo della tecnologia, ma sottolineano che “la concessione di una tutela eccessivamente ampia mediante brevetti può soffocare l’innovazione e il progresso e danneggiare i piccoli e medi produttori bloccando l’accesso alle risorse genetiche animali e vegetali”Il Parlamento chiede pertanto all’Ufficio europeo per i brevetti di escludere dalla brevettabilità i prodotti derivati da metodi di riproduzione convenzionali, cosi come i metodi stessi.La risoluzione comune è stata approvata con 354 voti a favore, 192 contrari e 22 astensioni.

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Imu: tassa ingiusta

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

“Possedere una casa è un diritto che va difeso e non tassato, tutti i partiti dovrebbero opporsi a questo ulteriore balzello che il Governo Monti vuole porre sulle teste dei cittadini, tutelando e famiglie già pesantemente provate da una pressione fiscale insostenibile.” Lo afferma in una nota Domenico Scilipoti Segretario Nazionale MRN “L’imu sulla prima casa –continua- non va pagata è una tassa ingiusta ed odiosa che si va ad aggiungere alla già lunga lista di costi che le famiglie devono sostenere per mantenere la loro abitazione, non bastano già le rate del mutuo?” “Se il Governo Monti ha bisogno di far cassa –conclude l’On.Scilipoti- faccia pagare l’imu alle banche che hanno erogato i mutui, visto che i reali proprietari degli immobili, fino a che l’intero importo del prestito non viene saldato, sono gli istituti di credito.“

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