Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 21 n° 334

Archivio per la categoria ‘Lettere al direttore’

Letters to the publisher

Brunetta Tremonti: scaramucce lessicali

Pubblicato da fidest su Venerdì, 27 Novembre 2009

lettera al direttore. Gentile direttore, ho l’impressione che molti abbiano riferito la battuta del ministro Tremonti, ma pochi l’abbiano capita. Tgcom su internet, scrive: “Scaramucce lessicali tra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il responsabile della Funzione pubblica Renato Brunetta. Il responsabile del Tesoro ribatte senza nominarlo a Brunetta, dicendo che lui non è un economista ma un leguleio, cioè un laureato in giurisprudenza”.  Brunetta si è sbagliato, giacché voleva dire a Tremonti che non era laureato in economia, ma in giurisprudenza, e gli ha detto che era un giurista. In realtà il giurista è un cultore di scienza del diritto. Tremonti glielo ha voluto far notare, e scherzando ha finto di sbagliare anche lui, esagerando al contrario, e ricorrendo ad un termine spregiativo, per l’appunto leguleio che vuol dire avvocato di mezza tacca, e non “laureato in giurisprudenza”, come riferisce Tgcom, anche se lo implica. (Veronica Tussi)

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Le reticenze della Chiesa

Pubblicato da fidest su Giovedì, 26 Novembre 2009

Lettera al direttore. La Chiesa è attenta, molto attenta al Diritto canonico, tanto è vero che recentemente l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, basandosi proprio su di esso, ha addirittura sollevato dall’incarico  il sacerdote Alessandro Santoro, per aver unito in matrimonio una donna, ex uomo. Ma, stranamente, si è dimenticata del Diritto canonico, quando ha autorizzato la sepoltura del boss della Magliana, Enrico De Pedis, nella Basilica di Sant’Apollinare, a Roma. Eppure il Diritto canonico recita chiaramente: “Non si seppelliscano cadaveri nelle chiese, eccetto che si tratti di seppellire il Romano Pontefice oppure, nella propria chiesa, i Cardinali o i Vescovi diocesani anche emeriti” (Can. 1242). Si dà il caso però che De Pedis oltre a non essere un vescovo, fosse un pericoloso bandito.  Ora, perlomeno i fedeli non avrebbero diritto ad una spiegazione da parte della Chiesa? Perché tanta reticenza?. La Chiesa non può avere segreti.  I segreti mal si conciliano con l’amore, poiché dividono gli uomini, non li uniscono. Dove ci sono segreti non c’è comunione. Il segreto appartiene alle tenebre. (Elisa Merlo)

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Crisi della parola

Pubblicato da fidest su Mercoledì, 25 Novembre 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, in previsione di una crisi anche della parola, soprattutto nel nostro Paese, non sarebbe saggio cominciare a risparmiarne un po’? Mai come in questo periodo se n’è fatto spreco. Parole, parole, parole, alle volte inutilmente cattive, offensive, altre volte inutili, ridicole, insensate. Si pensi alle chiacchiere crudeli al tempo del caso Englaro, da parte di uomini politici e di uomini della Chiesa; oppure recentemente a quelle sconsiderate di Carlo Giovanardi a proposito del povero Stefano Cucchi. E si pensi oggi alle parole pronunciate dal ministro Rotondi: “La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia”.  Al ministro Rotondo (l’errore è necessario per la rima) che vive fuori dal mondo, vorrei far sapere che mia figlia impiega due ore per recarsi al lavoro e due ore per tornare, che aggiunte alle 8 lavorative, fanno 12, e per celebrare il “rito” (ma si può?), il pranzo è costretta a portarselo appresso… (Francesca Ribeiro)

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Fantasie e realtà

Pubblicato da fidest su Martedì, 24 Novembre 2009

Lettera al direttore. San Pietro al Signore: «Signore, giacché le cose sulla terra vanno sempre peggio;  l’amore per il prossimo di tante persone oneste, non è servito e non serve ad evitare che milioni di bambini muoiano di fame, ed altri siano sfruttati, violentati, maltrattati; il dolore degli uomini a causa della malvagità d’altri uomini è ancora immenso, non sarebbe il caso di cambiare strategia, ed anziché sfruttare la bontà di tanta brava gente, sfruttare l’egoismo che è molto più diffuso e più forte dell’altruismo? Signore, facciamo sì che la sofferenza diventi contagiosa come una malattia: quando un bambino soffrirà la fame, tutti gli uomini soffriranno la fame,  anche se s’ingozzeranno di cibo… Accadrà, Signore, che per non soffrire la fame, gli uomini si adopereranno affinché nessuno soffra la fame…Signore, non l’amore per il prossimo, ma l’amore per se stessi farà svanire la sofferenza. Il mondo cambierà grazie all’egoismo». A parte le fantasie, in realtà, se la notizia che ogni giorno più di diciassettemila bambini (sei milioni l’anno), non rattristasse gli uomini solo per qualche minuto, o per qualche ora (i più sensibili), se la notizia ci impedisse di mangiare e magari anche di digerire, se le immagini degli scheletrini dalla pancia gonfia restassero indelebili nella nostra mente, se ci togliessero la voglia di vivere, di ridere, di scherzare,  davvero il mondo cambierebbe. Magari anche per altruismo, giacché per comprendere appieno la sofferenza altrui, bisogna aver sofferto. (Attilio Doni Genova)

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Rutelli e le Piccole Patrie

Pubblicato da fidest su Sabato, 21 Novembre 2009

Lettera aperta. Caro Fazio, mi hai chiesto di comunicarti una mia impressione sul movimentismo di Rutelli (come lo chiami tu). Lo faccio volentieri, ma ti prego di darmi del tu, così i nostri ragionamenti diventeranno più familiari e più comprensibili. La mia prima impressione è stata un punto interrogativo. Non conosco le motivazioni profonde di questo gesto e non dubito che siano serie, ma non conosco i propositi che si vogliono raggiungere ed auguro tuttavia a Francesco che siano tutti raggiunti. Ma il risultato mi sembra essere sempre lo stesso: cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia: sia che siamo 8 + 2 , sia che siamo 7+3, sia che siamo, Dio non voglia 6+4, restiamo sempre in 10. Ed invece il problema è quello di diventare 12.  Naturalmente non voglio sottovalutare il problema del disagio che si vive nel Partito Democratico. L’Ulivo era una cosa nuova in cui certi schemi precostituiti dovevano essere superati, invece nel Partito Democratico c’è da parte di alcuni un atteggiamento nei nostri confronti simile a quello dei missionari educatori degli aborigeni. Tuttavia, questi disagi, devono prendere la consistenza di un progetto politico, e mi aspetto di veder spiegato il progetto di Francesco Rutelli.  Ancora oggi penso che per fare un grande movimento democratico si debba partire dalle “Piccole Patrie”. Ed anche allora ero convinto di questo: che la grande rete dei Sindaci espressi dalla rivolta della società civile contro le pastoie della partitocrazia, fosse la matrice di un grande partito democratico. Io pensavo al Partito dei Sindaci. Il movimento dei Sindaci ebbe una grande importanza: da lì nacque la candidatura di Romano Prodi ed insieme ad essa l’idea dell’Ulivo. Ma su quel movimento cadde, come la lama di ghigliottina, lo schematismo di chi non sapeva rinunciare all’idea di partito-avanguardia. E lo notai recentemente in un altra occasione. Francesco Rutelli è venuto a presentare all’Istituto Sturzo il mio libro (Aspettando il 18 aprile, tra guelfi e ghibellini nell’Italia unita, Ed. Studium). In quella occasione io gli lanciai una piccola provocazione e dissi che lo avevo pregato di fare quella presentazione per riprendere il discorso sul Partito dei Sindaci. Rutelli reagì con un riflesso condizionato, affrettandosi a smentire che lui avesse mai pensato ad un Partito dei Sindaci, forse spaventato dalle reazioni che aveva avuto in passato e temendo di provocare nuove e più dure scomuniche. Ma stava parlando con me, e su di me. Non ricordava o non voleva ricordare che noi volevamo fare il partito dei Sindaci e ne fummo impediti. Caro Fazio, questa lunga storia per dirti che l’amico Rutelli ha molte strade di fronte a sé. Se tenterà la strada di una mediazione tra Casini e Bersani,  lo guarderò con attenzione e spererò nel suo successo. Ma se per caso decidesse di fare quello che Bersani e Casini non sanno fare, vale a dire: creare un grande movimento democratico partendo dalla difesa del territorio, mobilitando i cattolici alla difesa della famiglia nei servizi comunali, inventando larghe forme di partecipazione democratica per la salvezza della Costituzione, del voto democratico, delle Autonomie conculcate ed offese, se avesse l’ ispirazione di fare liste civiche aperte per ridare vita alle Piccole Patrie umiliate ed offese, io lo benedirei. (fonte Europa 70, in sintesi)

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Grande fratello: l’educatore

Pubblicato da fidest su Giovedì, 19 Novembre 2009

Lettera al direttore. Questa settimana milioni di italiani apprenderanno che il «Grande fratello» aiuta a capire e a educare. Lo scrive su Tv Sorrisi e Canzoni (n. 47) il direttore Alfonso Signorini: “Io credo che tutti i programmi che arrivano nelle case di milioni di italiani meritino rispetto e portino sulle spalle il peso di una grande responsabilità. Quella non solo di divertire, ma anche di informare, di educare. Sì, avete capito bene. Nel «Grande fratello» ogni anno si affrontano temi di grande rilievo sociale: dalla cassa integrazione, all’integrazione dei portatori di handicap. Dai problemi legati al mondo omosessuale…Per questo non mi vergogno e non mi vergognerò mai di dire che anche da un programma come il «Grande fratello» si può imparare. Certo bisogna saper leggere tra le righe, prestando attenzione a tutti i passaggi, anche a quelli più delicati. Accanirsi sulle sue dinamiche o sui suoi protagonisti è solo una scorciatoia. La scorciatoia di chi è vittima della pigrizia mentale e non vuole o non sa guardare al di là”. Evito commenti. Spero solo che l’articolo cada sotto gli occhi di Mariastella Gelmini, certamente priva di pigrizia mentale, la quale faccia pervenire agli insegnanti di tutte le scuole, una circolare con la disposizione di raccomandare vivamente agli studenti la visione del programma, e di insegnare loro a leggere tra le righe, e a  prestare la massima attenzione a tutti i passaggi. Soprattutto a quelli più delicati. (Miriam Della Croce)

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L’importanza delle citazioni

Pubblicato da fidest su Martedì, 17 Novembre 2009

Lettera al direttore. Nell’editoriale dei lettori, su la Stampa del 16 novembre, l’autore, Alessandro Bovicelli, ricercatore in ginecologia, riguardo alla  pillola abortiva RU486, fa questa importante, direi grave affermazione (importante e grave soprattutto per le donne): “L’aborto farmacologico è probabilmente più difficile di quello chirurgico poiché la donna impiega tre giorni con dolori e emorragie. Infine secondo uno studio americano la mortalità è superiore e può addirittura provocare emorragie simili a quelle di un grave incidente”. Non sarebbe stato opportuno che il direttore del quotidiano, o il giornalista che cura la rubrica, prima di pubblicare, ed inviare quindi l’importante messaggio a tante  lettrici e lettori, esigesse dall’autore la citazione dello “studio americano”? Altrimenti simile affermazione lascia il tempo che trova. E non tutti lo sanno. Superfluo aggiungere che l’assunto non è degno di considerazione, qualora la fonte citata non sia autorevole. (Renato Pierri)

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Chiacchiere in libera uscita

Pubblicato da fidest su Venerdì, 13 Novembre 2009

Lettera al direttore. Gentile direttore, Daniela Santanché, profonda conoscitrice della religione islamica, ha affermato che Maometto era un pedofilo, dimostrando così di non conoscere il cristianesimo. Al tempo di Gesù in Palestina i giovani ebrei si sposavano in un’età compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni; le ragazze invece le si maritava appena considerate nubili, vale a dire a dodici anni e mezzo. E questa a un dipresso era l’età in cui Maria sposò Giuseppe, che sembra fosse un uomo già maturo. Sono certa che se la Santanché avesse saputo che stava offendendo San Giuseppe…Per punizione le toglieremo il “Santa” dal cognome e la chiameremo Daniela Nché. (Veronica Tussi)

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Chiesa povera e libera

Pubblicato da fidest su Mercoledì, 11 Novembre 2009

Lettera al direttore. Domenica, a Brescia, Benedetto XVI ha detto: «Vorrei sottolineare la visione della Chiesa “povera e libera”, che richiama la figura evangelica della vedova. Così dev’essere la comunità ecclesiale, per riuscire a parlare all’umanità contemporanea».  Come non dare ragione al Pontefice?  Gesù, infatti, per parlare alla gente si mise nella condizione di non avere dove reclinare il capo (Cf Mt 8,20). Riguardo alla vedova che gettò nel tesoro pochi spiccioli, il Signore disse: «In verità vi dico: questa povera vedova ha gettato più di tutti quelli che hanno gettato denaro nel tesoro. Tutti, infatti, hanno dato del loro superfluo; ma essa, nella sua indigenza, ha gettato tutto ciò che aveva, tutto il suo sostentamento» (Mc 12, 43 – 44). Ora, non tutti possono dare addirittura il proprio sostentamento, come fece la vedova, ma un vero cristiano dovrebbe liberarsi perlomeno di ciò che gli è d’avanzo. Altrimenti non si può parlare all’umanità contemporanea, e soprattutto ai milioni di poveri e affamati. Ma il Pontefice, vescovi e cardinali, e tutto il Vaticano non fanno parte della comunità ecclesiale? (Elisa Merlo)

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La sensibilità cristiana di Giovanardi

Pubblicato da fidest su Martedì, 10 Novembre 2009

Lettera al direttore. Il sottosegretario Giovanardi ha affermato: “Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”. Nessuna meraviglia. Il cattolico Carlo Giovanardi già in passato ha dato più volte un saggio della sua intelligenza, profonda cultura e  cristiana sensibilità. Il giorno 22 marzo 2006 partecipava alla trasmissione Ottoemezzo, dedicata ad un tema difficile e delicatissimo: l’eutanasia infantile. Il problema serio e grave era questo nella sostanza: la giustezza o meno di accelerare una morte certa ed inevitabile di un neonato affetto da malattia inguaribile ed in preda a dolori insopportabili. Bene, lui se ne uscì con questa frase: “Finché c’è vita c’è speranza”. Il 13 maggio 2006, poiché Follini e Tabacci avevano votato per l’elezione del Presidente della Repubblica, contrariamente alle indicazione del partito, li definì “traditori e immorali”. Il 19 dicembre dello stesso anno, nella trasmissione di Bruno Vespa, affermò candidamente che un medico aveva il dovere di tenere in vita Welby, così come ogni medico aveva il dovere di salvare un suicida che si getta dalla finestra e resta vivo.Ogni commento è perfettamente inutile. (Miriam Della Croce)

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