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Archivio per la categoria ‘Medicina’

Medicine – Health – Science

UNICEF / OMS: un nuovo piano per affrontare polmonite e diarrea che potrebbe salvare 2 milioni di bambini ogni anno

Pubblicato da fidest su sabato, 13 aprile 2013

Un nuovo Piano d’Azione mondiale lanciato oggi dall’UNICEF e dall’OMS può salvare ogni anno 2 milioni di bambini da morti per polmonite e diarrea, due delle malattie killer per i bambini sotto i cinque anni di età. Nel 90% dei casi, queste morti avvengono nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale.Il Piano d’Azione Mondiale Integrato per la Prevenzione e il Controllo della Polmonite e della Diarrea richiede una maggiore integrazione degli sforzi per prevenire e curare queste due malattie, stabilire obiettivi ambiziosi per ridurre il tasso di mortalità ed aumentare i livelli di accesso ad interventi salva vita dei bambini.
«Troppo spesso, le strategie per contrastare la polmonite e la diarrea sono condotte in parallelo, senza sinergie”, ha dichiarato Elizabeth Mason, Direttore per il Programma della Salute Materna, neonatale, infantile e giovanile dell’OMS. Ma come dimostrano paesi come Bangladesh, Cambogia, Etiopia, Malawi, Pakistan e Tanzania, integrare sempre più strettamente queste strategie ha senso sia dal punto di vista sanitario che economico».Molti fattori contribuiscono ad entrambe le malattie, per cui nessun intervento singolo può efficacemente prevenire, curare o controllare la polmonite o lo diarrea. Tuttavia, come i paesi più ricchi hanno dimostrato, ci sono degli elementi chiave per ridurre il numero di infezioni e morti causati da entrambe le malattie. Per esempio, una buona nutrizione e un ambiente pulito aiutano a proteggere i bambini da polmonite e diarrea. Si stanno testando nuovi vaccini per proteggere i bambini da entrambe le malattie. Un buon accesso ai servizi sanitari e i farmaci giusti possono garantire che i bambini ricevano le cure necessarie. Ma molti degli sforzi che si realizzano nei Paesi a basso e medio reddito per contrastare la polmonite e la diarrea devono ancora fare tesoro di questi elementi comuni.«È un problema di equità. I bambini poveri nei paesi a basso reddito sono più esposti al rischio di morire a causa di polmonite o diarrea, ma sono anche quelli che hanno meno possibilità di accedere agli interventi di cui necessitano”, ha detto Mickey Chopra, Responsabile per i programmi sanitari dell’UNICEF.
“Sappiamo cosa occorre fare. Se, nei 75 Paesi con il più alto tasso di mortalità applicassimo all’intera popolazione la stessa copertura di interventi di base dei quali godono il 20% delle famiglie più ricche, potremmo prevenire la morte di 2 milioni di bambini già dal 2015, la data finale degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio”, ha detto Chopra.
Il nuovo Piano d’Azione UNICEF/OMS stabilisce obiettivi globali chiari da raggiungere entro il 2025: riduzione del 75% dell’incidenza di polmonite acuta e diarrea rispetto ai livelli del 2010 tra i bambini sotto i 5 anni di età, e l’eliminazione virtuale delle morti causate da entrambe le malattie nella stessa fascia di età. Il piano punta anche a una riduzione del 40% nel numero di bambini sotto i 5 anni che soffrono di malnutrizione cronica. Gli obiettivi del Piano di Azione sono significativamente più elevati rispetto agli attuali livelli di cura. Ad esempio, esso richiede che il 90% della popolazione infantile mondiale abbia accesso ad antibiotici contro la polmonite e ai sali per la reidratazione orale contro la diarrea, rispetto ai livelli attuali (rispettivamente del 31 e del 35%). Come obiettivo intermedio, almeno metà di tutti i neonati sotto i 6 mesi dovrebbero essere allattati esclusivamente al seno, rispetto al livello attuale del 39% (dato 2012). Tutti i bambini dovrebbero avere accesso a servizi igienici adeguati e ad acqua potabile sicura, che oggi sono garantiti rispettivamente al 63% e all’89% della popolazione infantile globale.Inoltre, il Piano prevede che si continui a lavorare sui progressi già realizzati in quei Paesi che hanno introdotto nuovi vaccini contro il pneumococco e il rotavirus, in modo da raggiungere il 90% della copertura vaccinale contro questi patogeni entro la data fissata.

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Campania, per operarsi fuori regione serve un’autorizzazione

Pubblicato da fidest su mercoledì, 10 aprile 2013

Per operarsi fuori dalla propria regione, i cittadini campani hanno oggi bisogno di un nulla osta, oppure devono pagare di tasca propria. Lo stabilisce il decreto commissariale 156, pubblicato un paio di giorni fa sul Bollettino ufficiale della Regione Campania, che ha l’obiettivo di porre un freno alla fuga dei pazienti che si rivolgono a strutture situate fuori dal territorio regionale, fenomeno che costa alla Campania 400 milioni di euro all’anno. Per il momento è in fase sperimentale ed è limitato ad alcuni interventi “a elevato rischio in appropriatezza”, tuttavia il provvedimento appare destinat o a suscitare polemiche: c’è chi lo ritiene incostituzionale e chi pensa invece che potrebbe essere esteso sul territorio nazionale. Così spiega Raffaele Calabrò, consigliere del governatore per la salute, in una sua dichiarazione al Mattino di Napoli: «i cittadini hanno il diritto di scegliere dove farsi operare ma, se ciò determina gravi sprechi, la Regione può e deve controllare, nell’interesse degli stessi cittadini che pagano le tasse e chiedono legittimamente servizi e prestazioni adeguate». L’autorizzazione preventiva è rilasciata – o negata – da un’apposita commissione dell’Asl ed è richiesta solo per alcune patologie: in oculistica, gli interventi sulla retina, sul cristallino o sulle strutture intraoculari (a eccezione di retina, iride e cristallino), inoltre le malattie e disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico e connettivo e gli interventi sul ginocchio purché non motivati da infezione. L e Regioni a cui si applicherà il decreto e che non potranno accogliere direttamente i pazienti provenienti dalla Campania sono solo quattro: Basilicata, Lazio, Molise e Puglia. È, infatti, alle strutture di queste Regioni che si rivolgono principalmente i cittadini campani. Il decreto 156 ha anche rivisto le tariffe per i non residenti che «usufruiscono del pronto soccorso presso gli ospedali campani senza ricovero»: c’è chi ha fatto notare che alcune sono molto più elevate di quelle richieste da una nazione ricca come la Svizzera.(fonte doctor news33)

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Novità regolatorie per allergie e influenza

Pubblicato da fidest su mercoledì, 10 aprile 2013

L’Fda ha approvato l’estensione dell’indicazione richiesta per carbinossamina maleato (Karbinal ER di Tris Pharma) sospensione orale a rilascio prolungato indicata per le riniti allergiche, perenni o stagionali, ora anche nei bambini a partire dai 2 anni d’età in poi. Il medicinale è un antistaminico in formulazione orale, a lento rilascio del principio attivo che ne consente la somministrazione una sola volta al giorno, praticabile quindi anche nei bimbi e nei ragazzi che frequentano la scuola. Il farmaco è autorizzato anche per: rinite vasomotoria, congiuntivite allergica da cibi e inalazione di allerg eni, forme lievi e non complicate di reazioni allergiche cutanee come orticaria e angioedema; inoltre è una valida alternativa per tutti i casi di non responder agli antistaminici di seconda generazione che non sono soddisfatti della pesante posologia degli antistaminici di prima generazione. In Europa ma non dall’Agenzia europea dei medicinali, prima autorizzazione per il vaccino antinfluenzale quadrivalente di Gsk, in Germania e Regno Unito. Seguendo una procedura decentralizzata il Paul Ehrlich Institut Tedesco è stato il primo ente regolatorio europeo a concedere l’autorizzazione all’immissione in commercio al nuovo vaccino (Influsplit Tetra), seguito dalla Medicines and healthcare products regulatory agency (Mhra) agenzia regolatoria britannica che a sua volta ha autorizzato il farmaco (Fluarix Tetra). Per la prossima stagione influenzale 2013-2014 quindi il vaccino tetravalente, già autorizzato a fine 2012 anche dall’Fda (Fluarix quadrivalent), dovrebbe gi& agrave; essere disponibile in Germania e Gran Bretagna per l’immunizzazione attiva di adulti e bambini dai 3 anni d’età compiuti in poi. Il vaccino permette l’immunizzazione contro due sottotipi A del virus e due, invece di uno solo come nei vaccini in commercio finora, sottotipi B.(fonte farmacista33)

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Ca colorettale: chirurgia laparoscopica o a cielo aperto?

Pubblicato da fidest su mercoledì, 10 aprile 2013

La chirurgia laparoscopica come alternativa alla chirurgia a cielo aperto in pazienti con cancro rettale non ha ancora dimostrato di essere oncologicamente sicura. A tale proposito è stato progettato il COlorectal cancer Laparoscopic or Open Resection (COLOR II) trial, proprio allo scopo di confrontare la chirurgia laparoscopica e quella a cielo aperto in questo tipo di pazienti. Il trial si è svolto su 30 centri di 8 nazioni ed ha coinvolto 1.044 pazienti > 18 aa di età con Ca rettale senza evidenti metastasi a distanza. Lo studio è durato 6 anni. I pazienti sono stati assegnati, random in rapporto 2:1, alla chirurgia laparoscopica e alla chirurgia a cielo aperto, stratificandoli per centro, localizzazione del tumore e radioterapia preoperativa. I pazienti sottoposti a chirurgia laparoscopica hanno avuto una durata media dell’intervento più lunga (240 min vs 188; p> 0.0001) ma:
meno sanguinamenti (300 ml vs 400 ml; p< 0.0001)
più precoce ricanalizzazione intestinale (2 gg vs 3 gg; p< 0.0001)
più breve periodo di degenza (8 gg vs 9 gg; p=0.036).
Non ci sono state invece differenze significative per:
la compiutezza macroscopica della resezione
i margini delle resezione (p=0.250)
le complicazioni (40% vs 37%; p=0.424)
la mortalit&agrav e; a 1 mese (1% vs 2%; p=0.409).
In conclusione, in pazienti selezionati con Ca rettale, la chirurgia laparoscopica, eseguita da chirurghi qualificati, ha la stessa sicurezza, gli stessi margini di resezione, la stessa completezza della resezione di quella a cielo aperto. E in compenso si assiste ad un recupero migliore. I risultati dell’end-point primario – recidiva loco regionale – sono attesi per la fine del 2013. (donte Edra,The Lancet Oncology 2013; 14 (3): 210-218)

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International Centre on Birth Defects

Pubblicato da fidest su giovedì, 28 marzo 2013

ICBD – Alessandra Lisi International Centre on Birth Defects and Prematurity – Centro Collaborativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha presentato a Roma in mattinata il mese della prevenzione dei difetti congeniti e della prematurità per accendere i riflettori sulla salute riproduttiva e preconcezionale attraverso una serie di iniziative informative e l’invito a visitare il sito http://www.primadellagravidanza.it.
Ha aperto i lavori Davide Cavazza, Unicef, che ha evidenziato la necessità di fare rete tra le istituzioni che si occupano della salute dei bambini: “Oggi siamo sempre più consapevoli di quanto si deve fare per azzerare la mortalità infantile e migliorare le condizioni di vita dei bambini in ogni angolo della Terra. Ma non è possibile demandare tutto all’Onu: ognuno deve fare la sua parte, promuovendo azioni concrete dall’informazione alle iniziative sul campo. Unicef Italia è ben felice di sostenere la campagna ICBD di prevenzione degli esiti avversi in gravidanza per far nascere sempre più bambini in piena salute”.
Il prof. Pierpaolo Mastroiacovo, direttore ICBD, ha sottolineato nel suo intervento le azioni da mettere in campo per diffondere il messaggio della campagna che durerà tutto il mese di aprile con incontri informativi in tutta la penisola: “Ogni cittadino ha il diritto di essere informato sulle nuove conoscenze scientifiche che ogni giorno si raggiungono, con piccolissimi e impercettibili passi, e che incidono sull’esistenza di noi tutti”. E, a proposito della campagna di comunicazione: “Diamoci tutti da fare, ciascuno nel proprio ambito, per divulgare con testardaggine alcune regole di salute che possono contribuire a far nascere più bambini sani nelle prossime generazioni e con un bagaglio di salute più robusto”. In quest’occasione sono presentati i primi risultati di uno studio, coordinato da ICBD, e realizzato in sette ospedali del nostro Paese sui fattori di rischio preconcezionale nelle neo mamme: il 41% è over 35, il 58% non ha effettuato indagini preliminari e solo il 28% assumeva acido folico prima della gravidanza, ma il 65% ha programmato la maternità (si veda cartella stampa allegata). Una prevenzione che deve essere fatta anche in ospedale come ha spiegato il prof. Vincenzo Scotto di Palumbo, direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale S. Spirito di Roma, “La nostra esperienza tra il 2011 e il 2013, in piena aderenza alle linee guida ICBD, con la costituzione di un ambulatorio preconcezionale tra i primi in Italia, ha visto l’inserimento dell’Ambulatorio nel percorso nascita. Con un grande punto di forza è una struttura pubblica, completamente gratuita”. Non è un percorso semplice, ma necessario perché l’ospedale sia un ponte tra territorio e cittadino “Vi sono difficoltà da superare tra cui la diffusione del progetto di promozione della salute prima della gravidanza, occorre comunicare la novità dell’ambulatorio, concentrando l’attenzione della popolazione sulla prevenzione primaria degli esiti avversi della riproduzione”. Vi sono azioni immediate da portare avanti, a costi davvero minimi: “In questi due anni abbiamo collaborato alla realizzazione di un modello informatico del questionario e del colloquio. In futuro la nostra azienda sanitaria potrebbe realizzare la consulenza online rispettando le normative richieste a un’azienda pubblica”. Ha chiuso la mattinata, la relazione di Alberto A. Tozzi, Pediatra dell’UO Epidemiologia del Bambin Gesù di Roma: “Non si dice mai abbastanza che con l’arrivo di internet, con la diffusione dei social network, il rapporto dei pazienti con le patologie, ma ancor prima con le misure di prevenzione, è cambiato. Oggi il paziente è informato: dal 60 all’80% delle donne in età fertile ha acceso a internet e arriva dal medico con le idee molto più chiare rispetto agli anni passati”. E prosegue spiegando che: “Nel campo della prevenzione in epoca preconcezionale, la probabilità di un incontro tra medico e paziente non è elevata, dato che la raccomandazione di effettuare una visita medica in epoca preconcezionale è ancora scarsamente seguita. Il ruolo dell’unità operativa Malattie multifattoriali e fenotipi complessi dell’Ospedale Bambino Gesù, è monitorare attraverso Internet le esigenze informative delle donne che pianificano una gravidanza e offrire loro, attraverso lo stesso canale, raccomandazioni personalizzate. A breve, saremo in grado di elaborare un vero sistema di sorveglianza epidemiologica e una piattaforma web dedicata alle donne che pianificano una gravidanza attraverso la quale queste ultime potranno ottenere informazioni personalizzate secondo il proprio profilo di rischio”.

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Rischi per il pancreas dei nuovi antidiabetici

Pubblicato da fidest su giovedì, 28 marzo 2013

L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) sta riesaminando i dati di un gruppo di ricercatori universitari indipendenti che suggeriscono un aumento del rischio di pancreatite e modificazioni cellulari pre-cancerose chiamate metaplasie del dotto pancreatico nei pazienti con diabete di tipo 2 trattati con gli incretino-mimetici, agonisti del recettore del peptide-1 glucagone-simile (Glp-1), o con gli inibitori della dipeptilpeptidasi-4 (Dpp-4). I risultati si basano sull’esame di un piccolo numero di campioni di tessuto pancre atico, ottenuti da donatori con o senza diabete mellito, morti per cause diverse dal diabete. Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Agenzia e il Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (Prac) stanno attualmente riesaminando le informazioni fornite dai ricercatori per determinare la necessità di eventuali ulteriori azioni regolatorie. L’Agenzia non ha ancora raggiunto alcuna conclusione e non vi è necessità per i pazienti di interromperne l’assunzione. Gli effetti sul pancreas erano stati identificati come un possibile rischio di questi medicinali già durante la valutazione iniziale per l’autorizzazione all’immissione in commercio. Attualmente centri di farmacovigilanza indipendenti in tutta l’Unione europea sono impegnati nella raccolta dei dati di sicurezza sui farmaci per il diabete. Lo studio Safeguard, finanziato dalla Commissione europea e realizzato nell’ambito della Rete europea dei centri per farmacoepidemiologia e farmacovigilanza (ENCePP), sta esaminando, tra l’altro, evidenze di pancreatite farmaco-indotta per medicinali che agiscono sul Glp-1 autorizzati prima del 2011, quando è stato avviato lo studio. Gli incretino-mimetici in commercio in Europa sono: exenatide, liraglutide, lixisenatide, sitagliptin, saxagliptin, linagliptin e vildagliptin.(Fonte farmacista33)

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Interventional Radiology and Cardiology Treatment Methods Find Newer Markets in Asia-Pacific, Finds Frost & Sullivan

Pubblicato da fidest su mercoledì, 27 marzo 2013

KUala Lumpur, Malaysia, PRNewswire The growing number of aging people, along with the high incidence of cardiovascular and cerebrovascular diseases in Asia-Pacific due to unhealthy lifestyles, has spurred the need for interventional radiology and cardiology procedures. Interventional methods’ benefits such as reduced hospitalization and faster recovery times have lowered in-patient admission rates and lent momentum to the market in the region. New analysis from Frost & Sullivan (http://www.medtech.frost.com), Asia-Pacific Interventional Radiology and Cardiology Market Assessment, finds that the market earned revenues of more than US$591.3 million in 2012 and estimates this to grow at a CAGR of 3.5 % through 2017. Greater focus on the early diagnosis and treatment of diseases, and government initiatives to promote health check-up programs, aid the growth of the interventional radiology and cardiology market in Asia-Pacific. Although most countries in the Asia-Pacific position themselves as ideal destinations for medical tourism, the limited budgets of hospitals and medical facilities curb their ability to offer interventional therapies. Public sector hospitals are reluctant to invest in interventional treatment systems owing to high equipment costs and a shortage in workforce and infrastructure. To equip healthcare centers, governments in the region are chalking out strategies for increased funding and setting up educational institutions to train specialists. Equipment vendors too are providing new private hospitals in developing countries with integrated solutions to enhance penetration while universities and private hospitals in developed Asia-Pacific countries are looking to establish hybrid labs to enhance co-ordinated care for endovascular procedures in an interventional environment. If you are interested in more information on this research, please send an email to Donna Jeremiah, Corporate Communications, at djeremiah@frost.com, with your full name, company name, job title, telephone number, company email address, company website, city, state and country. Asia-Pacific Interventional Radiology and Cardiology Market Assessment is part of the Advanced Medical Technologies Growth Partnership Service program. All research services included in subscriptions provide detailed market opportunities and industry trends evaluated following extensive interviews with market participants.
Frost & Sullivan, the Growth Partnership Company, works in collaboration with clients to leverage visionary innovation that addresses the global challenges and related growth opportunities that will make or break today’s market participants.

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New Cardiac Electrical Biomarker Featured In Johns Hopkins Abstract Demonstrates Strong Correlation To High Sensitivity Troponin To Rule Out Acute Myocardial Ischemic Injury

Pubblicato da fidest su mercoledì, 27 marzo 2013

Totowa, New Jersey and San Francisco, American College of Cardiology (ACC) Convention One of the leading complaints in the Emergency Department is chest pain and the timely detection of a heart attack is essential. Because of this, VectraCor, Inc., an emerging medical device company for cardiovascular solutions, is pleased to announce that The Johns Hopkins Hospital presented an abstract at the ACC conference in San Francisco that utilized their VectraplexECG System. The abstract, entitled New Cardiac Electrical Biomarker Measured on 12-Lead ECG Strongly Correlates with High Sensitivity Troponin in Patients Admitted to the Emergency Department to Rule Out Acute Myocardial Ischemic Injury, was presented by Dr. Larisa Tereshchenko, M.D., Ph.D., FAHA, of The Johns Hopkins Hospital. The VectraplexECG System incorporates a novel biomarker, the Cardiac Electrical Biomarker™ (CEB™), which in real-time, detects ECG changes suggestive of an Acute Myocardial Infarction (AMI/Heart Attack). The CEB™ is an easy-to-read index number that will continuously display as the patient is monitored, potentially leading to faster treatment and clinician intervention for patients in the Emergency Department. Data was analyzed on 130 patients, participants of a prospective cohort study, admitted to the emergency department (ED) to rule out acute myocardial infarction. Overall, 475 ECGs and 489 High Sensitivity Troponin (HST) measurements were included in the analysis. The CEB™ showed a strong, positive correlation with (HST) (r=0.560; P=0.0007). The current “gold standard” for AMI detection is a long process which can continue up to 24 hours and involves placing 10 electrodes to produce a 12-lead ECG and measuring cardiac serum biomarkers (i.e. troponin) every 3-6 hours via invasive blood draws. The VectraplexECG System (FDA-cleared/CE Marked) uses only 5 electrodes to detect ECG changes suggestive of AMI and derives a 15-lead ECG (US) and the 22-lead ECG (EU). This will give the clinician more information with fewer electrodes, while potentially reducing lead placement error.
About VectraCorVectraCor is a New Jersey-based medical device company with disruptive technology in the cardiovascular and emergency markets. This unique technology has the potential to become the new standard of care in cardiac monitoring.

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Biopsy Devices Market is Expected to Reach USD 2.1 Billion Globally in 2018: Transparency Market Research

Pubblicato da fidest su mercoledì, 27 marzo 2013

Albany, New York, PRNewswire According to a new market report published by Transparency Market Research (http://www.transparencymarketresearch.com) “Biopsy Devices Market (Disposable & Reusable Needles, Hot & Cold Forceps, Needle-based Biopsy Guns, VAB, CNB, FNAB Devices, Guidance Systems) – Global Industry Analysis, Size, Share, Growth, Trends and Forecast, 2012 – 2018,” in 2011, the global biopsy devices market was valued at USD 1.3 billion and is expected to grow at a CAGR of 6.6% from 2012 to 2018, to reach an estimated value of USD 2.1 billion in 2018. The market is driven mainly by rising worldwide cancer incidence, increasing preference for minimally invasive procedures and growing awareness regarding frequent screenings. People are more aware regarding development of cancer and its early diagnosis, thereby opting for regular screenings and check-ups. The demand for disposable devices and needles is on the rise, as patients are now highly conscious about issues such as transmission of infectious diseases. Cancer being a fatal disease if not diagnosed early, patients do not hesitate to opt for expensive surgeries. All these factors are expected to drive the growth of the market during the forecast period 2012 to 2018.

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Adverse Effects in AIM-HIGH trial of Niaspan are Consistent With the Results Reported From HPS2-THRIVE Trial of ER Niacin Plus Laropiprant

Pubblicato da fidest su martedì, 26 marzo 2013

Oxford, England, /PRNewswire/ Senior researchers at Oxford University’s Clinical Trial Service Unit welcomed today’s statement by the Principal Investigators of the AIM-HIGH trial about the consistency of the adverse effects seen in the AIM-HIGH trial of extended-release niacin (Niaspan) with those reported from the HPS2-THRIVE trial of extended-release niacin given in combination with laropiprant (Tredaptive). The findings of the HPS2-THRIVE trial of over 25,000 patients with pre-existing cardiovascular disease were presented by the Oxford University scientists at the American College of Cardiology (ACC) meeting in San Francisco on Saturday 9 March 2013. Adding extended-release niacin with laropiprant (which reduces flushing due to niacin) to effective statin-based cholesterol-lowering treatment failed to produce any clear benefits for these high risk patients. In addition, the expected side-effects of niacin were seen: skin rashes, gastro-intestinal (stomach) problems, complications with managing pre-existing diabetes and an increased risk of developing diabetes. Unexpectedly, however, there were also excesses of infections and bleeding (particularly in the gut and brain). The very large randomised HPS2-THRIVE trial was able to show how frequent and how serious these expected and unexpected adverse effects were. On average, about 30 per 1000 patients treated for 4 years with the extended-release niacin/laropiprant combination suffered a serious adverse event – most of which required hospitalisation – due to the study treatment. But, since the HPS2-THRIVE trial tested the combination of extended-release niacin and laropiprant, it is not able to assess directly the separate effects of niacin and of laropiprant.When the Oxford researchers first saw the preliminary results from the HPS2-THRIVE study, they contacted the Principal Investigators of the AIM-HIGH trial which had tested the effects of adding extended-release niacin (Niaspan) alone on top of statin-based treatment. The AIM-HIGH trial involved similar types of patients but it was much smaller, involving 3,400 patients treated for only about 3 years, and it was stopped prematurely in 2011 because of no apparent benefit. In response to the request by the Oxford researchers, the AIM-HIGH investigators looked specifically at all reports of infections and bleeding. They provided analyses of the effects of Niaspan on these outcomes, which they reported to be consistent (albeit based on smaller numbers) with the excesses seen in the HPS2-THRIVE trial. Principal Investigator Jane Armitage said: “The consistency of the AIM-HIGH results on infection and bleeding with the results of HPS2-THRIVE, along with clues from the older literature about the effects of niacin, make us reasonably confident that these are niacin effects. In the light of these findings, we firmly believe that the use of all niacin products used to treat lipids should now be reconsidered.”

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Smi, ridurre i ritardi della sanità meridionale è possibile

Pubblicato da fidest su martedì, 26 marzo 2013

“La sanità al Sud: best practices e nuovi scenari, non solo sprechi”: è il titolo del convegno nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi) tenutosi a Bari, da cui è emersa una situazione sanitaria nel meridione diversa da come spesso viene dipinta. Il gap con le Regioni settentrionali è certamente presente, ma insieme agli scandali esistono anche situazioni di eccellenza. Secondo lo Smi, condizione necessaria per combattere la malasanità è che vengano messe a disposizione risorse adeguate e che si attui una programmazione che permetta di ridurre gli sprec hi esistenti; occorre estendere le pratiche virtuose e sottrarre il governo delle Asl alla malapolitica. Il segretario nazionale Smi, Salvo Calì, è convinto che eliminare gli sprechi e le logiche clientelari sia possibile: «basta premiare la competenza e dialogare con chi opera in prima linea nel Ssn, cioè i medici. Nel sud esiste buona sanità e il convegno di oggi lo dimostra; esperienze in settori sensibili e strategici per l’offerta di servizi sul territorio che incontrano il gradimento dei cittadini e che contribuiscono a intercettare le mutate domande di salute di una popolazione che affronta problemi diversi rispetto a trenta anni fa, innanzitutto il nodo della cronicità e dell’invecchiamento della popolazione». Intanto però, un importante struttura sanitaria del meridione, l’Istituto contro i tumori Pascale di Napoli, potrebbe essere a rischio chiusura a causa di un taglio del finanziamento. «Nel caso si dovess e concretizzare questo scempio, lo Smi sarà in prima linea per dare battaglia. – ha assicurato il presidente nazionale Giuseppe Del Barone – Non possiamo accettare che vengano premiate strutture del Nord e che si penalizzino istituti come il Pascale che non è secondo a nessuno e che con il suo lavoro d’eccellenza contribuisce a ridurre il fenomeno della migrazione sanitaria. Speriamo che questa ipotesi del taglio venga presto scongiurata e che non sia solo la prima di una strada che verrà percorsa anche in altri campi sanitari». ulla vicenda del Pascale in serata è stata raggiunta un’intesa tra i vertici della Regione e quelli dell’Istituto Oncologico, per garantire la stabilità, «nell’ottica condivisa» spiega una nota della Regione «di elevare ulteriormente gli standard di qualità delle prestazioni sanitarie rese a vantaggio della collettività e dei livelli di ricerca, nonché della prosecuzione de ll’efficientamento e della razionalizzazione dell’organizzazione dell’Istituto già intrapresa».(fonte doctornews)

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Vescica iperattiva, riflettori su capostipite beta-3-agonisti

Pubblicato da fidest su lunedì, 25 marzo 2013

Una nuova classe di farmaci per il trattamento della sindrome della vescica iperattiva, con un profilo di efficacia e sicurezza più favorevole rispetto agli antimuscarinici: sono i beta-3-agonisti, il cui capostipite, mirabegron, è stato presentato a Milano, nel corso del 28° Congresso annuale dell’European association of urology (Eau). «L’effetto è mediato dai recettori beta-3, distribuiti nella parete vescicale, i quali consentono il rilasciamento della vescica stessa durante la fase di riempimento senza influire sulla fase di svuotamento» spiega Stefano Salvatore, res ponsabile dell’Unità funzionale di Uroginecologia, presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. «In altri termini, la vescica riesce ad accomodare volumi via via crescenti e ciò determina una ridotta numerosità di episodi minzionali durante il giorno, una minore urgenza minzionale in termini quantitativi, e un diminuito numero di episodi di incontinenza da urgenza». Altri vantaggi dei beta-3-agonisti? «Non svolgono azioni in fase di svuotamento: pur rilasciando la vescica non determinano un aumento del residuo post-minzionale. Inoltre, il miglioramento della qualità di vita è assolutamente significativo e, al di là dell’efficacia, la sicurezza del farmaco è sicuramente buona. Basti pensare che l’effetto collaterale più rilevante degli antimuscarinici è la secchezza della bocca (il motivo più importante per l’abbandono del trattamento) mentre nel caso dei beta-3-agonisti è paragonabile a un pla cebo. Inoltre, si è visto che mirabegron è efficace anche in pazienti che non rispondono agli antimuscarinici». Come si colloca nell’armamentario terapeutico questo farmaco (già approvato dall’Ema, ma non ancora disponibile in Italia)? «È una molecola di ottima efficacia, anche nei non responders agli antimuscarinici, rispetto ai quali si pone come valida alternativa quale prima linea di trattamento, mostrando un profilo di sicurezza superiore». Un processo, afferma Salvatore, che verrà influenzato dalla revisione in corso dei criteri di rimborsabilità degli antimuscarinici e da eventuali future decisioni in tal senso sui beta-3-agonisti.(fonte farmacista33)

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Giornata Mondiale per la Lotta alla Tubercolosi

Pubblicato da fidest su sabato, 23 marzo 2013

Si celebra tutti gli anni, il 24 marzo, la Giornata Mondiale per la Lotta alla Tubercolosi, per non dimenticare che, sebbene sia una malattia curabile, ogni giorno nel mondo muoiono 4.700 persone. E ogni anno si registrano circa 9 milioni di nuovi casi e circa 2 milioni di decessi di cui l’80% concentrati in 22 Paesi. In Italia, la tubercolosi, nonostante venga ritenuta una malattia lontana, quasi dimenticata, ha registrato, negli ultimi anni, un incremento tra i più giovani e soprattutto tra i bambini (0-14 anni).“Ogni anno vengono segnalati circa 4000 casi di tubercolosi di cui circa il 4-5% in bambini e ragazzi di età inferiore ai 14 anni” spiega la Prof.ssa Luisa Galli dell’Ospedale Meyer di Firenze. Prosegue la Dott.ssa Laura Lancella, dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma: “E’, infatti, in aumento l’incidenza nella classe di età più giovane (0-14 anni) che si aggira su 2,8 casi su 100.000 ma, in particolare, è in incremento l’incidenza di tubercolosi nei bambini di età compresa tra 0-4 anni, stimata di 3-4 casi ogni 100.000 bambini.”
Questi dati sono stati raccolti grazie ad uno studio epidemiologico, promosso dalla Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP), che ha portato alla costituzione di un Registro Nazionale sulla tubercolosi pediatrica. La Prof.ssa Susanna Esposito, Presidente SITIP, infatti, ha implementato nel corso del 2012, una serie di attività volte a migliorare la gestione della tubercolosi in età pediatrica, tra cui questa iniziativa che è stata coordinata dal Prof. Maurizio de Martino e dalla Prof.ssa Luisa Galli dell’Ospedale Meyer di Firenze e dal Dott. Alberto Villani e dalla Dott.ssa Laura Lancella dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. A tale Registro hanno già aderito 29 Centri pediatrici sparsi su tutto il territorio nazionale, segnalando, nel totale rispetto dell’anonimato, oltre 250 casi di malattia tubercolare, prevalentemente polmonare.
Nella Giornata Mondiale per la lotta alla tubercolosi, la Prof.ssa Susanna Esposito, che lavora come Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, presenta i prossimi progetti della Società italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) su questa patologia.
“In Italia – sostiene Susanna Esposito – la malattia si sta diffondendo sottoforma di piccoli focolai epidemici che si accendono prevalentemente in ambiente scolastico o familiare, dove adulti contagiosi diffondo il bacillo di Koch ai piccoli. Da qui la necessità di intensificare la sorveglianza su adulti la cui sintomatologia possa far porre il sospetto di malattia tubercolare specie quando vivano a stretto contatto con i bambini.”
Tra le iniziative messe a punto dalla SITIP, la prima è quella relativa alla stesura di una linea guida sulla gestione del bambino esposto al contatto con un caso di tubercolosi. Tale documento, che è molto importante anche per il contenimento di epidemie che si possono verificare a livello familiare o anche nelle scuole, sarà steso da parte di un panel di esperti SITIP e di altri esperti riconosciuti e sottolineerà quali esami effettuare in queste situazioni e quando e come iniziare la profilassi specifica, spiegando anche come gestire i piccoli che hanno avuto contatti prolungati con pazienti affetti da tubercolosi multiresistente. La seconda iniziativa è quella che prevede la realizzazione di incontri di formazione sul tema. Dopo il primo incontro svoltosi a Milano il 6 novembre 2012 e che ha corrisposto alla presentazione del Registro SITIP sulla tubercolosi in età pediatrica, la prossima giornata dedicata si terrà in autunno a Napoli e vedrà il coinvolgimento del Prof. Alfredo Guarino e del Dott. Andrea Lo Vecchio dell’Università Federico II. Tutti questi progetti sottolineano come per la SITIP e più in generale per gli infettivologi pediatri la tubercolosi sia un problema sempre più frequente, che deve vedere la collaborazione tra Ospedali di riferimento pediatrici per la gestione dei casi più complessi, Ospedali di secondo livello e pediatri di libera scelta con protocolli condivisi che seguano le raccomandazioni scientifiche più aggiornate.

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Ca prostatico, nuovi marker contro biopsie inutili

Pubblicato da fidest su martedì, 19 marzo 2013

La diagnosi precoce del carcinoma della prostata ha costituito uno degli argomenti più ampiamente dibattuti nel corso del 28° Congresso annuale Eau (European association of urology), in corso a Milano. La ricerca internazionale si sta rivolgendo soprattutto alla identificazione di nuovi biomarker o di nuovi metodi più affidabili rispetto alla sola misurazione del Psa. Tra gli studi che hanno suscitato maggiore interesse uno è stato condotto da un team della Università Fudan di Shanghai (Cina). Gli autori hanno messo a punto uno score genetico basato su polimorfismi a singolo nucleotide associati al rischio di carcinoma prostatico. Questo score è stato poi validato come fattore predittivo indipendente dell’outcome di una biopsia prostatica. In particolare, l’area sotto la curva Roc (Auc) per la discriminazione degli esiti delle biopsie è aumentata in modo statisticamente significativo da 0,82 a 0,86 quando lo score genetico è stato aggiunto a un modello basato su età e Psa totale. Un’èquipe internazionale, coordinata da Massimo Lazzeri dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ha presentato i risultati del Progetto multicentrico europeo Prometeo, dal quale è emersa la maggiore accuratezza dell’isoforma P2Psa e dei suoi derivati (%P2Psa e Phi) nella diagnosi precoce del ca prostatico in pazienti con familiarità positiva, nella capacità di evitare un elevato numero di biopsie non necessarie e nella correlazione con il grado di aggressività del tumore. Un ulteriore lavoro, frutto di una collaborazione svedese-statunitense, ha confermato come l’impiego di un “panel” basato su un modello di quattro callicreine (età, Psa totale, Psa libero, Psa intatto, hK2), pur facendo uso di un subset circoscritto di marker, permetta di predire con maggiore accuratezza l’esito di una biopsia e quindi di evitare l’esecuzione di asportazioni non necessarie di tessuto.

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Calcio e vitamina D non evitano fratture

Pubblicato da fidest su martedì, 19 marzo 2013

Mancano prove sufficienti a sostenere l’uso dell’aggiunta alla dieta di vitamina D e calcio per prevenire le fratture tra gli uomini sani e nelle donne sane in premenopausa. Parola di Virginia Moyer, professore di pediatria al Baylor College of Medicine di Houston, Texas, nonché coautrice di un documento ufficiale della Us preventive services task force (Uspstf) pubblicato su Annals of internal medicine. Anzi: secondo la task force ci sono addirittura prove per sconsigliare l’uso di vitamina D e calcio nella prevenzione primaria delle fratture nelle donne in postmenopausa. «Ciononostante, la decisi one ultima rimane ai clinici, che dovrebbero sì conoscere pro e contro della letteratura scientifica, ma prendere anche decisioni personalizzate a seconda del paziente che si trovano davanti» dice Moyer. Per arrivare alle conclusioni del suo documento ufficiale, l’Uspstf ha svolto due revisioni sistematiche e una metanalisi sugli effetti ossei della supplementazione di vitamina D con o senza calcio in una popolazione di adulti sani. E, analizzando i dati, ha scoperto da un lato che vitamina D e calcio non modificano la frequenza di fratture ossee, e dall’altro che non ci sono prove sull’ effetto benefico della vitamina D da sola sul rischio di frattura. «Infine, lo studio Women’s health iniziative, condotto su 36.282 donne sane in post-menopausa, dimostra un leggero aumento del rischio di nefrolitiasi associata alla supplementazione di vitamina D e calcio» riprende la ricercatrice, puntualizzando però l’esiguità del danno. E, in un editoriale di commento, Marian Nestle, ricercatrice della New York University e Malden Nesheim della Cornell university di Ithaca, New York, pongono l’accento sull’assenza di prove a favore dell’aggiunta di vitamina D. «C’è urgente bisogno di ulteriori studi che chiariscano il ruolo della vitamina D nell’organismo oltre alla mineralizzazione ossea» scrivono i due editorialisti. Ma in attesa di questi risultati, la USPSTF, prudentemente, invita i medici a riflettere prima di prescrivere calcio e vitamina D agli individui sani. (fonte ginecologia33, Ann Intern Med. 26 February 2013)

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