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Quotidiano di informazione – Anno 24 n° 213

Archivio per la categoria ‘Università’

University

“Lobbying e processi democratici. Divergenze e congiunture”

Pubblicato da fidest su lunedì, 28 maggio 2012

 

Salerno

Salerno (Photo credit: Wikipedia)

Salerno 29 maggio presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Salerno la lezione su “Lobbying e processi democratici. Divergenze e congiunture” Ne discutono Gianfranco Macrì e l’autore di “Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale” Gianluca Sgueo. Come si possono conciliare una democrazia partecipativa, in cui tutti i cittadini hanno la possibilità di influenzare le decisioni pubbliche, con un sistema di lobby, in cui sono le multinazionali a influenzare le scelte della politica? Esiste un lobbying trasparente? Chi sono i lobbisti in Italia? Saranno questi alcuni dei temi del dibattito organizzato a Salerno per martedì 29 Maggio alle ore 9 presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Salerno, Aula SP/4. Il dibattito sarà l’occasione per la presentazione di “Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale”, il nuovo libro del Coordinatore dei rapporti con il cittadino, sito web e flussi informativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianluca Sgueo, edito da Egea. L’autore discuterà della possibilità che democrazia partecipativa e lobbying interagiscano per creare un sistema pubblico più efficiente e trasparente. Nel corso della lezione verranno discusse alcune recenti iniziative del governo, tra cui la consultazione pubblica sulla spending review.
Le cronache degli ultimi anni in Italia, il caso Bisignani, ultimo in ordine di tempo, e l’opposizione alle proposte di liberalizzazioni avanzate dal governo Monti, hanno rafforzato le connotazione negative associate alle lobby, viste come raggruppamenti di affaristi, difensori di caste e faccendieri. Nel suo volume Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale (Egea 2011, 263 pagg., 24 euro) Gianluca Sgueo mostra invece come fare lobbying può essere un’attività trasparente e regolamentata con un ruolo fondamentale per il buon funzionamento della democrazia e dell’economia, disegnando le linee guide per favorire in Italia una crescita culturale nei confronti del lobbying e instaurare un sistema efficace e funzionale.
Come sostiene infatti nella sua prefazione Giuseppe Mazzei, direttore dei Rapporti istituzionali del Gruppo Allianz, in Italia permane “la congiura dell’ignoranza…dove la parola lobby è usata quasi sempre a sproposito come sinonimo di attività illecite o traffici immorali.” Mentre invece “il lobbismo corretto e ben regolamentato è un elemento cruciale per migliorare la competitività del sistema imprenditoriale e in genere del sistema democratico”.
Nel volume infatti Sgueo illustra in maniera vivace e dettagliata la funzione dei lobbisti in una democrazia contemporanea, funzione che fa parte del meccanismo che favorisce una democrazia partecipativa in cui viene incentivato il coinvolgimento dei cittadini nell’assunzione delle decisioni. Il fenomeno viene così fotografato, con esempi tratti sovente dal mondo anglosassone, illustrando i benefici ma anche i problemi senza timore di sottolineare aspetti e esempi negativi. Benefici che in termini di ritorno economico sono stati valutati dalla University of Kansas in uno studio che ha preso in considerazione un’attività di lobbying di 300 milioni di dollari che ha avuto un ritorno di 220 volte il capitale investito. (2012) pp. 264 Egea € 20,40 (formato cartaceo); € 13,99 (formato e-pub)

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“Io ci sono” di Mario Melazzini

Pubblicato da fidest su lunedì, 28 maggio 2012

The Certosa of Pavia.

The Certosa of Pavia. (Photo credit: Wikipedia)

Pavia 29 maggio 2012, alle ore 18 incontro di presentazione del libro “Io ci sono” di Mario Melazzini, valtellinese e presidente della Associazione Aisla onlus, che si terrà in Aula Scarpa L’incontro è organizzato dall’Associazione Alunni dell’Università di Pavia
Programma
Saluti del rettore, prof. Angiolino Stella
Intervengono:
Renata Crotti, Consiglio Direttivo dell’Associazione Alunni dell’Università di Pavia e delegata del rettore
Maria Pia Vairetti, coordinatrice del Gruppo Universitari della Valtellina
Ne parlano con l’Autore
don Franco Tassone, parroco del SS. Salvatore di Pavia, professore di religione al Liceo-Ginnasio Ugo Foscolo di Pavia
Giovanni Belloni, Presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Pavia
Coordina Marino Casella, direttore Corriere Medico
L’Associazione Alunni con questa iniziativa vuole avviare la costituzione di gruppi di laureati accomunati dall’essere provenienti dalla stessa area geografica, quasi a imitazione delle associazioni di studenti che in epoca medievale si chiamavano nationes proprio a sottolineare il rapporto con le zone di provenienza, dice Renata Crotti del Consiglio direttivo dell’Associazione. Durante l’incontro Mario Melazzini aderirà ufficialmente all’Associazione consegnando nelle mani del rettore la scheda e la quota di iscrizione.

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Per combattere le micosi cutanee basta una foto

Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012

Cologno Monzese, “Pelle in-foto” è una campagna educazionale realizzata da Janssen Italia per aiutare il Medico di Medicina Generale nell’attività di sensibilizzazione dei pazienti a tenere sotto controllo pelle ed unghie e a individuare precocemente un’eventuale manifestazione cutanea.
L’iniziativa mette in evidenza l’importanza della collaborazione attiva del paziente che, attraverso un’opportuna informazione, viene invitato dal proprio medico curante a inviargli, in caso di dubbio o sospetto, una foto dell’area cutanea o ungueale interessata (da un cellulare o via email). Il medico, a sua volta, ne valuterà la rilevanza clinica, rispondendo con le istruzioni del caso (ad es. “nulla di rilevante”, “monitora la situazione” o “urge una visita”).
Si tratta di un momento educazionale attivo nella massima stagionalità delle micosi, ma che potrebbe aiutare anche nella diagnosi precoce di tutte le varie patologie dermatologiche. L’obiettivo è di stimolare una maggior attenzione alla pelle da parte della popolazione generale, di agevolare una migliore relazione medico-paziente e di fornire un servizio a supporto del Medico di Medicina Generale.
Il progetto si inserisce all’interno del programma di informazione dermatologica “Pelle In-forma”, che si avvale di una serie di strumenti digitali. Sono infatti attivi il sito web pelleinforma.com e, grazie alla collaborazione della Dr.ssa Sandra Lorenzi, un canale @pelleinfoto su Twitter, uno tra i social media più utilizzati al mondo. Questi canali innovativi sono volti alla veloce divulgazione di suggerimenti e informazioni che i medici potranno trasferire ai pazienti per il miglior controllo delle dermatomicosi.
La Dottoressa Sandra Lorenzi, specialista in Dermatologia e Venereologia all’Università degli Studi di Bologna e dell’Istituto Dermatologico Europeo di Milano, cura interamente i contenuti scientifici del Programma “Pelle In-forma”. “Le dermatomicosi sono una patologia molto frequente e diffusa, che interessa tutte le fasce di età. Twitter è un canale in più, un metodo moderno e veloce di comunicare nell’ambito di un progetto più vasto di informazione e di interazione col pubblico, sempre mediata dal medico, che all’occorrenza consente anche di visualizzare in foto la patologia” afferma la Dottoressa.
Sul sito pelleinforma.com il medico trova un archivio di immagini cliniche sulle micosi cutanee organizzate per diagnosi, che costituiscono un riferimento e un modello di comparazione per l’interpretazione delle foto dei pazienti. Attraverso una seconda sezione, creata ex novo, ogni medico registrato può inserire il proprio album fotografico digitale con le immagini da lui diagnosticate. Un supporto dunque per l’intera comunità scientifica, che potrà non solo attingere ma anche contribuire a questo canale per il raggiungimento di un obiettivo comune: una diagnosi appropriata e una terapia mirata per una sempre maggiore attenzione al paziente, per aiutarlo a prevenire le micosi cutanee o a ottimizzare i risultati della terapia farmacologica.
Per completare il progetto e rendere ancora più agevole la consultazione clinico-iconografica e farla diventare un reale ausilio alla diagnosi delle micosi cutanee, Janssen da settembre renderà disponibile un’applicazione sulle dermatomicosi per iPhone /iPad. (eleonora cossa)

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Ictus: si può prevedere negli anziani con un test di disegno

Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012

(Centro Maderna) Un test con un disegno può prevedere il rischio di decesso in seguito al primo ictus negli uomini anziani. Il Trail Making Test (TMT), che consiste nel disegnare con una matita delle linee verticali ascendenti tra numeri o lettere il più velocemente possibile, sarebbe infatti in grado di prevedere chi è maggiormente a rischio di morte da ictus. Lo rivela una ricerca dell’Università di Uppsala in Svezia e pubblicata sul British Medical Journal Open. “Il TMT è un buon indicatore delle funzioni cognitive, e assieme a altri test è largamente usato per le diagnosi di demenza senile. In particolare, il TMT identifica dei difetti cognitivi latenti, causati da malattie cerebrovascolari che non hanno ancora manifestato altri sin tomi”, hanno spiegato i ricercatori. “Abbiamo analizzato 1000 uomini anziani tramite questi test e monitorato il loro stato di salute dal 1991 al 2006. Di questi – hanno proseguito – 155 hanno subito un ictus grave o leggero, e più della metà di loro è deceduta entro 2 anni dall’evento”. Prendendo in considerazione altri fattori come età, pressione sanguigna e istruzione, i ricercatori hanno determinato che gli anziani con bassi punteggi nel TMT avevano 3 volte più probabilità di morire in seguito al primo ictus rispetto agli altri: “Questo ci porta a concludere che questo semplice test scritto è un predittore affidabile del rischio di decesso da ictus”, hanno concluso i ricercatori.

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Discinesia Tardiva

Pubblicato da fidest su sabato, 26 maggio 2012

Copertina del wikibook Disturbi mentali

Copertina del wikibook Disturbi mentali (Photo credit: Wikipedia)

Parma. Sviluppare una stretta collaborazione tra i due specialisti chiamati a trattare il paziente affetto da disturbi psichiatrici, il cui trattamento farmacologico provoca disturbi extrapiramidali determinando importanti limitazioni nel movimento e nella attività quotidiana. È questa l’idea che ha ispirato i convegni DISCINESIE TARDIVE: area di confine fra Neurologia e Psichiatria (Catania, 11 maggio) e MENTE E MOVIMENTO: i disturbi del Movimento tra Neurologia e Psichiatria (Roma, 31 maggio) organizzati con il contributo incondizionato di Chiesi Farmaceutici, azienda impegnata nella realizzazione di servizi di counselling per il paziente e di informazione per il medico (www.discinesia.it) e l’organizzazione di eventi specifici per neurologi e psichiatri. A Catania il tema delle discinesie tardive è stato trattato attraverso un confronto tra i due diversi punti di vista, quello neurologico e quello psichiatrico. “Il riconoscimento della discinesia tardiva è importante e necessario per avviare un adeguato trattamento. La valutazione di questa condizione si avvale di scale cliniche che consentono anche di monitorare l’efficacia clinica del trattamento intrapreso. Scopo dell’incontro di Catania è stato quello di attenzionare queste problematiche a specialisti neurologi e psichiatri” ci spiega il professor Mario Zappia, U.O.C. di Neurologia – Università di Catania. La prevenzione ed il trattamento dei disturbi del movimento saranno oggetto del convegno di Roma attraverso un confronto tra neurologi e psichiatri sull’analisi di casi clinici “è importante che fra neurologi e psichiatri si torni a parlare un linguaggio comune e vi sia un’osmosi di competenze, soprattutto nell’ambito dei disturbi del movimento. Il nostro corso sarà basato sulla presentazione di video di pazienti sia per illustrare la semiologia dei disturbi del movimento, che per presentare casi clinici su cui discutere il percorso diagnostico e le scelte terapeutiche” ci spiega la professoressa Anna Rita Bentivoglio – Ist. di Neurologia, Università Cattolica del S. Cuore di Roma.
La discinesia tardiva è un disturbo del movimento, che si manifesta con movimenti facciali involontari a carico della muscolatura della lingua, della bocca, delle labbra e talvolta movimenti coreoatetosici di arti e tronco. La sua insorgenza avviene in seguito al trattamento a lungo termine con neurolettici. Sebbene l’esatta patogenesi rimane ancora sconosciuta, si possono identificare alcuni fattori di rischio in relazione al trattamento farmacologico. La maggiore incidenza di disturbi extrapiramidali (EPS) si manifesta infatti nei pazienti in trattamento con antipsicotici di prima generazione, anche se vi sono dati di un rischio non trascurabile con gli antipsicotici “atipici”. La prevalenza della discinesia tardiva si segnala intorno al 20-30% e rappresenta una condizione difficile da trattare e persistente anche dopo la sospensione del trattamento farmacologico. Per questo la prevenzione gioca un ruolo fondamentale, unitamente ad un attento monitoraggio dei segni e sintomi neurologici in corso di trattamento con farmaci antipsicotici. L’importanza della formazione, dell’aggiornamento e di una sensibilizzazione del personale medico e sanitario sono quindi determinanti, sia dal punto di vista sociale che del segno ancora associato agli effetti iatrogeni del trattamento psicofarmacologico.

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Porte aperte alle imprese

Pubblicato da fidest su giovedì, 24 maggio 2012

Pavia. Con più di 2500 presenze durante tutta la giornata, si è conclusa positivamente oggi la tredicesima edizione di Porte Aperte alle imprese, il Career Day d’Ateneo organizzata dal Centro Orientamento dell’Università di pavia
200 gli stage offerti dalle circa 90 aziende presenti con i loro stand nei cortili dell’Università, stage che già nei giorni scorsi erano pubblicati sulla bacheca on line e che sono stati visualizzati da circa 4000 utenti. 150 neolaureati hanno avuto oggi la possibilità di sostenere colloqui di lavoro con le aziende direttamente nella sede della manifestazione. Anche per l’edizione 2012 Porte Aperte alle Imprese è stato un banco di prova per gli studenti che hanno potuto avere un check sul proprio CV. Porte Aperte ha offerto anche la possibilità di migliorare e perfezionare il proprio Curriculum Vitae grazie a un servizio gratuito di CV-check fornito dallo staff di Jobadvisor e di Walk on Job che sono stati a disposizione per dare suggerimenti sulla presentazione di una candidatura efficace. Buono l’afflusso agli stand degli Ordini Professionali, dagli avvocati ai medici, dai chimici agli psicologi ai commericialisti e ingegneri, che hanno offerto utili consigli. “Porte Aperte alle Imprese” ha visto la collaborazione di importanti realtà del territorio che, a diverso titolo, offrono servizi e opportunità di orientamento al lavoro: l’Unione degli Industriali della Provincia di Pavia, la Camera di Commercio, la Provincia di Pavia, la sede territoriale della Regione, il Comune di Pavia, UBI-Banca Popolare Commercio e Industria che offre finanziamenti a tassi agevolati per gli studenti che vogliono perfezionarsi negli studi, lo IUSS l’Istituto Universitario di Studi Superiori con proposte di master e formazione post laurea. Tutte le informazioni sull’orientamento al lavoro sono disponibili sul sito: http://cor.unipv.eu/site/home/ orientamento-al-lavoro.html (Stefania Muzio)

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Studenti a lezione sul ruolo del farmaco equivalente

Pubblicato da fidest su martedì, 22 maggio 2012

Roma. Università La Sapienza. La scadenza dei brevetti che coprono i farmaci ha fornito alle imprese farmaceutiche l’opportunità di sviluppare e produrre “copie” che vengono immesse sul mercato a prezzi più bassi rispetto agli originali, fornendo cure efficaci a basso costo. Il medicinale equivalente offre le stesse garanzie di qualità, efficacia e sicurezza del prodotto originatore, perché arriva nelle farmacie dopo essere stato sottoposto dall’AIFA agli stessi controlli di qualità di tutte le altre specialità e segue precisi standard applicati anche negli Paesi europei. L’opportunità di risparmio per i cittadini e per il Servizio Sanitario Nazionale è legata alla mancanza di coperture brevettali e ciò comporta un risparmio medio del 55% rispetto ai farmaci di marca.
Ma nonostante la richiesta di generici sia in continua crescita in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea, in Italia rappresentano solo il 15-16% della quota di mercato. Un risparmio medio di almeno il 30% rispetto all’originatore potrebbero invece consentire i farmaci biotecnologici biosimilari, dato il costo inferiore.
Questi, a differenza degli equivalenti, non sono “i generici” dei farmaci biotecnologici, perché la loro natura e il complesso processo produttivo non consentono la riproduzione di una molecola identica all’originale. Proprio per queste peculiarità, l’European Medicines Agency ha richiesto linee guida ad hoc per garantire la qualità, l’efficacia e la sicurezza dei prodotti immessi in commercio. Poiché sono usati soprattutto in ambito ospedaliero, il risparmio sarebbe significativo per il Sistema Sanitario Nazionale, liberando risorse sia per l’accesso di un numero più elevato di soggetti alle terapie innovative, sia per la sostenibilità economica dei sistemi sanitari. Nonostante le differenze strutturali e regolatorie tra generici e biosimilari, le controversie sviluppatesi dopo la loro immissione in commercio sono molto simili e permangono dubbi e resistenze tra i consumatori e tra la classe medica. Per spiegare ai futuri medici e farmacisti che il generico è un farmaco che equivale in termini di qualità, efficacia e sicurezza al corrispettivo medicinale di marca, la facoltà di Farmacia e medicina di Sapienza Università di Roma ha organizzato, con il contributo di Teva, azienda leader nel mercato degli equivalenti, una lezione per illustrare gli aspetti regolatori, farmacologici e clinici degli equivalenti, i problemi ancora aperti riguardanti i farmaci biosimilari e il ruolo di questi medicinali nella pratica clinica. L’appuntamento è nato dopo il successo dello scorso anno, che ha visto la partecipazione di oltre 600 studenti. “Riteniamo molto valida questa iniziativa che abbiamo volentieri ospitato,” ha sottolineato il prof. Eugenio Gaudio, Preside della facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza “data l’importanza che ha per farmacisti, medici e cittadini la conoscenza delle potenzialità dei farmaci equivalenti, sia in termini di efficacia e sicurezza terapeutica, sia come contributo significativo alla razionalizzazione della spesa del sistema sanitario nazionale.”
Nel nostro Paese però la strada è ancora lunga. Se infatti in Germania e in Inghilterra il 50-70% dei farmaci dispensati è generico, in Italia lo è solo il 12%, anche se questa percentuale sta crescendo di anno in anno.
“Il farmaco equivalente in Italia continua a non avere vita facile. Eppure offre le stesse garanzie di qualità, efficacia e sicurezza del prodotto originatore, perché i procedimenti adottati per la sua produzione devono rispettare i principi e le linee guida delle Norme di Buona Fabbricazione al pari dei farmaci di marca. La differenza fondamentale è il prezzo, inferiore fino al 20-60%. Nonostante questi evidenti vantaggi permangono dubbi e perplessità, che il decreto liberalizzazioni non ha contribuito a smorzare” ha precisato il dott. Giorgio Foresti, AD di Teva Italia e presidente di Assogenerici. “È bene ricordare il valore di responsabilità sociale legato all’utilizzo di questi farmaci, che dovrebbe essere comunicato di più anche a livello di pubblico, con iniziative come questa realizzata con gli studenti universitari. Non si può dimenticare che liberando risorse del sistema sanitario, l’utilizzo massiccio di generici permetterebbe l’allocazione di maggiori fondi per la prescrizione di farmaci innovativi, ancora molto costosi, favorendo così l’accesso alle migliori cure da parte dei pazienti. Il risparmio generato potrebbe essere indirizzato alle attività di ricerca medico scientifica, per la messa a punto di nuove molecole”.
Teva Pharmaceutical Industries Ltd. (Nasdaq: TEVA) è una delle principali aziende farmaceutiche mondiali. È impegnata nell’accrescere l’accesso ad un’assistenza sanitaria di qualità attraverso lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di farmaci generici a prezzi accessibili, così come di farmaci innovativi e di specialità e ingredienti farmaceutici attivi. Con sede in Israele, Teva è il più grande produttore di farmaci equivalenti al mondo, con un portfolio prodotti globale di oltre 1.300 molecole e una presenza diretta in circa 60 paesi. Per quanto riguarda i farmaci innovativi, Teva concentra la sua attività di sviluppo nell’area delle malattie neurologiche, di quelle oncologiche, respiratorie e della salute della donna, oltre che nel settore dei farmaci biotecnologici e biosimilari. Teva impiega circa 46.000 persone in tutto il mondo e ha registrato 18,3 miliardi di dollari in ricavi netti nel 2011.

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Terremoto: 2 scuole su tre non a norma

Pubblicato da fidest su lunedì, 21 maggio 2012

Mettere subito in sicurezza il 66% delle scuole italiane. Lo chiede Contribuenti.it – Associazione dei contribuenti italiani, dopo l’evento sismico che ha colpito l’Emilia Romagna. In Italia, secondo lo studio di KRLS Network of Business Ethics redatto per conto di “Contribuenti.it Magazine”, solo il 45% delle scuole ha il certificato di agibilità statica, contro il 97% della Germania, il 94% della Francia, il 92% dell’Inghilterra, l’88% della Spagna, il 77% della Polonia, il 71% del Portogallo, il 62% della Romania, il 58% della Bulgaria e il 52% della Grecia che chiude la classifica. “Prima di chiedere ulteriori sacrifici economici ai contribuenti bisogna far comprendere agli italiani come vengono spesi i loro soldi. Tre contribuenti su quattro chiedono di investire sulla sicurezza, sui giovani e sulla pubblica istruzione affinché tutti gli edifici sc olastici siano a norma ed antisismici” afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani. Nel corso della presentazione della kermesse Fisco Tour 2012 tenutasi stamane a Sorrento, il presidente Carlomagno ha denunciato che in Italia, due scuole su tre non sono a norma. Appena il 34% degli edifici, infatti, ha il certificato di agibilità statica, quello di agibilità igienico sanitaria, nonché il certificato prevenzione incendi. “Basta con il teatrino della politica. Bisogna iniziare a risolvere i problemi di tutti i giorni. Il governo tecnico deve dimostrare di saper spendere i nostri soldi in opere utili, riconquistando la fiducia dei contribuenti italiani. I dati statistici – ricorda Carlomagno – dicono che solo un cittadino su quattro capisce perché paga le tasse. Solo con la tax compliance si può combattere l’evasione fiscale”. (Associazione Contribuenti Italiani)

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Elezioni per il nuovo Direttore del Dipartimento di Scienze chirurgiche dell’Università di Parma

Pubblicato da fidest su lunedì, 21 maggio 2012

Parma. Sono state indette dal Decano del Dipartimento prof. Mario Sianesi secondo le modalità previste dal nuovo Statuto.E’ stato eletto il prof. Pierfranco Salcuni, ordinario di Chirurgia vascolare, che ha ottenuto, al primo turno di votazioni, 34 voti su 36 votanti (39 gli aventi diritto). Per questa prima votazione, ai sensi dell’art. 22 dello Statuto, era necessaria la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto.Questi i risultati ufficiali comunicati dalla Commissione elettorale:
• prof. Pierfranco Salcuni 34
• schede bianche 1
• schede nulle 1
Il prof. Pierfranco Salcuni resterà in carica per lo scorcio dell’anno solare 2012 e per il triennio 1 gennaio 2013 – 31 dicembre 2015.Entro metà giugno dovranno svolgersi le elezioni dei Direttori degli altri 14 Dipartimenti istituiti lo scorso aprile a seguito dell’entrata in vigore del nuovo Statuto, con la contestuale abolizione delle Facoltà.

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Insegnare cinese nelle scuole

Pubblicato da fidest su lunedì, 21 maggio 2012

Milano design week 2011 :: Università degli St...

Milano design week 2011 :: Università degli Studi di Milano (Photo credit: br1dotcom)

Milano Si svolge dal 25 al 29 giugno 2012 presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca la seconda edizione della Confucio Summer School, organizzata dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione e il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e realizzata grazie al patrocinio e al sostegno di Hanban. Un corso intensivo (35 ore in aula in cinque giorni) di aggiornamento e formazione dei docenti di lingua e cultura cinese nelle scuole tenuto da docenti universitari italiani e cinesi altamente qualificati. Calendario dettagliato, regolamento e modalità di iscrizione in allegato. Candidature entro domenica 3 giugno.
Per ulteriori informazioni: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, tel. 02.50321675 (lunedì – venerdì, dalle 10.00 alle 15.00), info.confucio@unimi.it, www.istitutoconfucio.unimi.it.

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La Sapienza e la Banca d’Italia ricordano l’economista Federico Caffè a 25 anni dalla scomparsa

Pubblicato da fidest su domenica, 20 maggio 2012

federico caffè

federico caffè (Photo credit: Wikipedia)

Roma giovedì 24 maggio, ore 9.30 Facoltà di Economia – aula Tarantelli via del Castro Laurenziano 9, La facoltà di Economia della Sapienza e il dipartimento di Economia e diritto, con il concorso della Banca d’Italia, intendono rendere omaggio alla figura e al pensiero del grande economista e docente della Sapienza Federico Caffè scomparso nel 1987. Nella giornata del 24 maggio è prevista una serie di eventi, tra cui un intervento del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, una lezione del Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, e una Tavola rotonda sul tema “Crisi, equità, sviluppo”, alla quale contribuiranno il Presidente dell’Istat Enrico Giovannini e i docenti Gustavo Piga, Nicola Acocella, Roberto Artoni e Elena Granaglia. Nel corso della giornata verrà proiettato un docufilm introdotto da Ermanno Rea. Concluderà l’attore Roberto Herlitzka che leggerà alcuni brani tratti dagli scritti di Federico Caffè, con l’accompagnamento musicale della Numinoso Jazz Ensemble.

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Dolore episodico intenso

Pubblicato da fidest su domenica, 20 maggio 2012

Fa tappa oggi a Milano, presso lo StarHotels Echo di Viale Andrea Doria 4, il corso di formazione itinerante sull’HTA nel dolore episodico intenso. L’iniziativa consiste in una serie di workshop che si svolgeranno in 8 città d’Italia, per illustrare i criteri dell’Health Tecnology Assessment (HTA) applicati ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore che colpiscono i pazienti affetti da patologie oncologiche, appunto il Breakthrough cancer Pain (BTcP) o dolore episodico intenso. Il programma di HTA, che si avvale del sostegno incondizionato di Grünenthal Italia, ha il preciso obiettivo di condividere le conoscenze, creare confronto, collaborazioni e sinergie tra professionisti, organizzazioni, aziende e istituzioni per valorizzare e consolidare la valutazione delle tecnologie come patrimonio dei servizi sanitari. L’HTA, strumento multidisciplinare di valutazione, è di grande attualità in tempi in cui è indispensabile ottimizzare la spesa sanitaria. La sua applicazione è necessaria per fornire ai decisori prove scientifiche, al fine di intraprendere le scelte migliori in termini di efficacia, efficienza ed equità nel contesto sanitario. Nello specifico caso del dolore episodico intenso, a due anni dall’entrata in vigore della legge 38 che disciplina terapia del dolore e cure palliative, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha elaborato un modello farmacoeconomico per la gestione del BTcP, con la collaborazione di un panel di esperti della Società Italiana di HTA (SIHTA), della Società Italiana Cure Palliative (SICP), della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (SIFO) e della Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Nel tour formativo, che si svolge sotto l’egida del Ministero della Salute, prendendo le mosse dagli aspetti clinico-epidemiologici, farmacologici ed etici del dolore episodico intenso, un pool di esperti affronterà il tema dell’HTA, per stimolare un dialogo mirato al raggiungimento di un modello di gestione integrata delle cure palliative.
“L’Health Tecnology Assessment – spiega il professor Amerigo Cicchetti, dell’Unità di Valutazione delle Tecnologie del Policlinico Gemelli – è un approccio multidimensionale alla valutazione delle tecnologie sanitarie. Si basa su un metodo scientifico di analisi delle terapie, finalizzato al supporto delle decisioni da prendere nel contesto sanitario, e quindi a beneficio dei policy makers, sia a livello nazionale e regionale che a livello aziendale. Di qui la composizione dell’uditorio che sarà presente in aula: i pubblici decisori dei diversi livelli, ma anche coloro che contribuiscono alla creazione delle evidenze scientifiche da condividere con i policy makers, e quindi ricercatori, analisti economici, operatori sanitari e farmacisti. Per la valutazione della nuova terapia, infatti, prendiamo in esame molti parametri, che coinvolgono gli attori più diversi del panorama sanitario: anzitutto la sicurezza della nuova tecnologia, poi l’efficacia clinica, subito dopo l’impatto economico – la cosiddetta cost-effectiveness – e infine l’impatto organizzativo, sociale, etico e legale. Per quanto concerne l’HTA nella gestione del Breakthrough cancer Pain, ovvero il dolore severo che compare nei pazienti oncologici benché già in cura per il tamponamento del dolore di base, mi pare che abbia particolare rilievo il profilo valutativo che afferisce alla sfera etica. Le implicazioni equitative dell’introduzione di una terapia contro il dolore episodico intenso, infatti, coinvolgono aspetti di giustizia sociale che non possono rimanere sullo sfondo delle nostre valutazioni politico-economiche: per un paziente oncologico che soffra di dolore episodico severo, veder correttamente trattato questo sintomo significa avere accesso ad una qualità di vita di livello superiore, e ciò è tanto più apprezzabile quando si tratti, come purtroppo accade spesso, di un’esistenza cronologicamente limitata proprio dalla patologia che al dolore dà luogo. Emerge così che le valutazioni etiche, nel caso dell’HTA nel dolore episodico intenso, sono forse il profilo valutativo più importante tra quelli presi in considerazione”. Il professor Cicchetti conclude presentando il panel dei relatori della giornata di formazione milanese sull’HTA nel dolore episodico intenso: “Tra i relatori che prenderanno oggi la parola, avremo i rappresentanti della SIFO, della Società Italiana di Farmacologia, della SICP, del Ministero della Salute, nella persona del dottor Marco Spizzichino, e il dottor Marco Marchetti per la SIHTA”.
Prossime tappe del Progetto, dopo la partenza da Roma della scorsa settimana e la giornata milanese di oggi, saranno Padova 21 maggio, Ancona 5 giugno, Messina 11 giugno e Firenze 18 giugno. Seguiranno, dopo la pausa estiva, Bari 13 settembre e Novara (data in corso di definizione). Le 8 città toccate dall’iniziativa sono state scelte cecando di includere, in base alla posizione geografica, il maggior numero di stakeholder.
L’accesso ad un’adeguata terapia antalgica è uno degli obiettivi della Legge 38 del 15 marzo 2010, attraverso la quale l’Italia si è distinta per sensibilità e attenzione verso i diritti del paziente: la cosidetta “legge 38 sul dolore” è infatti il primo sistema normativo, in ambito europeo, che riconosce al problema del dolore un’incidenza sulla qualità di vita del paziente e una capacità inabilitante che vanno arginate attraverso il riconoscimento e la tutela di veri e propri diritti fondamentali del malato. Si tratta di obiettivi ambiziosi, il cui raggiungimento appare un continuo work in progress soprattutto nell’ambito oncologico, nel quale il dolore può divenire uno dei principali problemi da fronteggiare. Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento del dolore oncologico, negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta nell’identificazione e gestione del BTcP, un tipo di dolore sottostimato e non trattato ancora in maniera appropriata.

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Giuseppe Cutillo: la telomerasi e i suoi effetti

Pubblicato da fidest su domenica, 20 maggio 2012

Cancer pathogenesis Italiano: Patogenesi di ne...

Cancer pathogenesis Italiano: Patogenesi di neoplasmi: disposizione, esposizione, casualità, apoptosi, proliferazione cellulare, promotori, fattori rischio, cancerogeni (Photo credit: Wikipedia)

Data l’importanza e l’interesse non solo a livello scientifico che la telomerasi suscita nell’opinione pubblica ci siamo avvalsi oltre all’autorevole intervento del Prof. Vincenzo Marigliano, del contributo informativo del Dott. Giuseppe Cutillo, Direttore UOC Ginecologia Oncologica a Businco – Cagliari. al fine di avere, attraverso alcune nostre domande, una maggiore conoscenza della rilevante scoperta scientifica della prof. Carol Greider e delle sue possibili implicazioni.
D. Dott. Cutillo secondo lei, date le attuali conoscenze sulla telomerasi, quali utilizzazioni potrebbero esserci per le altre patologie?
R.In campo oncologico l’interesse per la telomerasi deriva dal fatto che le cellule cancerogene, in circa il 90% delle neoplasie umane, ipersprimono l’enzima che viceversa è silente nelle cellule normali. La ricerca medica ha quindi esplorato la possibilità di portare a morte le cellule tumorali inibendo con farmaci specifici l’eccessiva produzione di telomerasi, che bloccando l’apoptosi (cioè la morte cellulare programmata) determina, viceversa, l’immortalizzazione delle cellule. Naturalmente il passaggio dalla teoria alla pratica non è sempre così semplice e per il momento non vi sono ancora risultati soddisfacenti nella pratica clinica. Ad ogni modo, qualsiasi terapia basata sulla riattivazione della telomerasi (come ad esempio ipotetici trattamenti anti-invecchiamento) dovrà tenere in considerazione, come potenziale effetto collaterale, il rischio di favorire lo sviluppo di tumori maligni.
D. A che punto sono le ricerche sulle “terapie antitelomerasi” in oncologia?
R. Al momento siamo ancora in una fase embrionale e concrete applicazioni terapeutiche sull’uomo non sono ancora all’orizzonte. Gli studi sono stati svolti prevalentemente in vitro o su modelli animali, cioè contro cellule tumorali umane inoculate in cavie. La risposta antineoplastica è stata significativa e molto selettiva in quanto ha indotto morte cellulare programmata (apoptosi) prevalentemente nelle cellule tumorali. Da questi studi, inoltre, è emerso che l’attività antineoplastica dei farmaci antitelomerasi si esplica, probabilmente, anche con meccanismi diversi dal blocco dell’immortalizzazione cellulare. Le ipotesi più accreditate sono quelle di un’induzione diretta del’apoptosi e/o un’attività antiproliferativa. Ciò potrebbe aprire ulteriori prospettive terapeutiche. Così come nuove prospettive potrebbero arrivare da studi in corso sull’uomo che utilizzando vaccini anti-telomerasi cercano di stimolare il sistema immunitario contro l’enzima. Tuttavia, poiché la regressione clinica del tumore, in risposta a queste terapie, potrebbe avere tempi troppo lunghi per un significativo risultato terapeutico, un’altra strategia che viene esplorata è quella di colpire direttamente il telomero mediante la somministrazione di molecole, che alterandone la struttura, ne bloccano la funzione. Come si può capire il razionale di queste terapie è molto affascinante ed ha stimolato la fantasia dei ricercatori, ma i tempi dell’applicazione clinica nell’uomo sono ancora imprevedibili.
D. In Italia i finanziamenti per la ricerca scientifica hanno subito notevoli riduzioni, esistono centri di studi sulla telomerasi?
R. A mia conoscenza uno dei centri italiani più avanzati nella ricerca di base sulla telomerasi è il Dipartimento di Genetica dell’Università di Pavia con la professoressa Elena Giulotto. Per quanto riguarda, però, la sperimentazione clinica sull’uomo, credo che al momento tutti i trials clinici attivi siano in corso negli Stati Uniti. (Alberto De Marco)

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Prestigioso riconoscimento a Carol Greider

Pubblicato da fidest su domenica, 20 maggio 2012

Carol Greider (in red) and Elizabeth Blackburn...

Carol Greider (in red) and Elizabeth Blackburn. Carol Greider is a molecular biologist who discovered the enzyme telomerase in 1984 while working with Elizabeth Blackburn. Elizabeth (Liz) Helen Blackburn FRS (born November 26, 1948 in Hobart, Tasmania) is an Australian-born U.S. biologist at the University of California, San Francisco (UCSF), who studies the telomere. (Photo credit: Wikipedia)

Carol Greider is a molecular biologist at John...

Per la XV Edizione del Concorso Internazionale Antonio de Curtis, Totò, è stato assegnato il riconoscimento più prestigioso per la Sezione Premio alla Carriera alla Prof.ssa, Carol Greider la medaglia d’argento della Presidenza della Repubblica, che sarà consegnata nel mese di dicembre del 2012 alla scienziata dislessica americana, Premio Nobel nel 2009 per la Fisiologia e la Medicina.
Nel corso dei secoli diversi personaggi autorevoli erano affetti da dislessia: condottieri, scienziati, politici, personaggi dello spettacolo, ad es. Napoleone Bonaparte, Galileo Galilei, Carlo XVI, Gustavo di Svezia, Carlo Magno, Winston Churchill, Alexander Graham Bell, Isaac Newton, Pablo Picasso, John F. Kennedy, sembra che lo fosse anche Leonardo da Vinci, Albert Einstein, George Washington, il Primo Presidente degli Stati Uniti d’America, Walt Disney, Henry Ford, Tom Cruise, etc … Un altro importante Premio alla Carriera, medaglia d’argento della Camera dei Deputati è stato assegnato nel campo della Medicina al Prof. Vincenzo Marigliano. Come per tradizione le premiazioni del Concorso Internazionale Antonio de Curtis, Totò, che si terranno presso la Camera dei Deputati saranno precedute da un importante Convegno, nella fattispecie sarà scientifico e riguarderà l’importante scoperta dell’enzima telomerase. Si è ipotizzato altresì di offrire un congruo contributo per potenziare la suddetta ricerca, attraverso l’imminente vendita, di grande valenza storica ed artistica, della collezione del Pontefice Pio XII.
Una delle più straordinarie invenzioni scientifiche, che potrebbero determinare un’ulteriore evoluzione della specie umana, è della professoressa Elizabeth Blachburn. La ricercatrice presso l’Università della California con la scoperta dell’enzima telomerase del 1984, ha ricevuto nel 2009 il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina, avendo per prima utilizzato le nuove tecniche di sequenziamento genico ai telomeri ed avendone scoperto la natura ripetitiva, unitamente ai colleghi: Carol Greider e Jack Szostak, con i quali ne ipotizzarono il ruolo, come stabilizzatori del cromosoma, nonché l’esistenza di un enzima in grado di mantenerne costante la lunghezza. Un valido apporto alla ricerca era stato offerto dall’allieva di Blachburn, la biologa statunitense, specializzata in biologia molecolare, nata a San Diego il 15 aprile 1961, attualmente lavora all’Università Johns Hophins, che ha avviato la ricerca sul modo in cui i cromosomi sono protetti dai telomeri e dall’enzima telomerasi. I loro studi hanno permesso di collegare la progressiva riduzione dei telomeri, che avviene ad ogni replicazione cellulare, al fenomeno della senescenza: quanto più una cellula si divide, tanto più si riducono i suoi telomeri. Quando le porzioni terminali dei cromosomi hanno ridotto le dimensioni da non consentire di garantire la stabilità genomica, la cellula blocca la propria attività replicativa. Il telomero è la regione terminale del cromosoma, da cui deriva il nome stesso, è composto da sequenze ripetute di DNA e da alcune proteine. Ha la funzione di proteggere le terminazioni dei cromosomi con un ruolo determinante nell’evitare la perdita di informazioni durante la loro duplicazione. Le nostre cellule, già dalla nascita sono dotate di sequenze di DNA, contenute nei telomeri e ripetute fino alla fine. Ad ogni divisione ne perdiamo un pezzetto, finché questo non si riduce, nella dimensione del tempo ad un’attività di divisione, dove tutto il codice genetico è ricopiato fino alla morte della cellula. Infatti sembra che a livello embrionico il telomero abbia una concentrazione di 15.000 nucleotidi, mentre alla nascita abbia una riduzione a 10.000 per giungere a 5000, quando la cellula muore portando a termine l’esistenza della vita umana. In riferimento alla scoperta dell’enzima e degli effetti che potranno produrre in un prossimo futuro abbiamo posto alcune domande al Prof. Vincenzo Marigliano, Docente all’Università di Medicina e Chirurgia “La Sapienza” di Roma e Direttore del Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, Divisione di Geriatria e Gereontologia di Medicina I al Policlinico Umberto I.
D. Accettando l’assunto, che la lunghezza del telomero, o meglio il suo progressivo accorciamento, abbia una funzione determinante nella senescenza della singola cellula, come possiamo definire il ruolo che hanno i telomeri nell’invecchiamento?
R.L’invecchiamento è caratterizzato da una serie di modificazioni biochimiche cellulari che a loro volta dipendono sia da fattori genetici che ambientali. Dunque per poter capire come e quando il singolo individuo invecchierà e se invecchierà in misura maggiore o minore rispetto ad un altro individuo, occorre prendere in considerazione anche l’ambiente che lo circonda e le abitudini quotidiane. Per esempio se un soggetto fuma, è obeso, oppure è sottoposto a stress psicofisico, sicuramente è predisposto a invecchiare prima di un altro che non fuma, che segue una dieta equilibrata e che pratica sport. Anche il ruolo delle telomerasi risulta sicuramente molto importante nel processo di senescenza, in quanto è stato dimostrato che con l’avanzare dell’età i telomeri cellulari si accorciano sempre di più, ma sarebbe un errore limitarsi a considerare solo questo aspetto in un ambito molto più complesso come quello dell’essere umano e della sua interazione con l’ambiente che lo circonda. Quindi possiamo concludere affermando che l’invecchiamento è il risultato dell’interazione tra geni e ambiente (epigenetica).

D. Gli sforzi della ricerca gereontologica oltre che prolungare la vita, non dovrebbero anche migliorarla?
R.Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo invecchiamento della popolazione; in Italia la speranza di vita è addirittura aumentata a 76,7 anni per gli uomini e a 82,9 anni per le donne. Con l’aumento dell’età però si assiste anche a un progressivo aumento del numero di patologie (polipatologia) di cui il paziente anziano è affetto; di conseguenza aumenta anche il numero di farmaci assunti e il numero di ricoveri ospedalieri, rischiando così di creare ulteriori problemi ai pazienti stessi, alle famiglie che li accolgono e alla società. Quindi il paziente anziano spesso risulta anche “fragile” e in una situazione di equilibrio precario tra patologie fisiche e problematiche di tipo socio-economico. È proprio in quest’ambito che deve essere rivolta la ricerca gerontologica, la quale deve mirare non solo al semplice prolungamento della vita biologica, ma soprattutto a migliorare la qualità della vita dell’anziano a livello multidimensionale, e quindi anche a livello psicologico e sociale, con lo scopo fondamentale di preservarne il più possibile l’autonomia. Questo scopo può essere raggiunto anche per mezzo della ricerca nell’ambito della medicina predittiva, che si occupa appunto di “predire”, grazie all’interazione geni-ambiente, il rischio di ogni singolo soggetto di sviluppare in futuro una determinata patologia. Quindi in futuro si potrà agire anche prima della manifestazione fenotipica della malattia.
D. Le attuali conoscenze della telomerasi potrebbero essere utilizzate per altre patologie? La ricerca dell’Ospedale S. Raffaele di Milano opera in tale direzione?
R. La ricerca sulle telomerasi e sul meccanismo tramite il quale questi enzimi agiscono preservando la lunghezza dei telomeri coinvolge sicuramente molti ambiti della medicina e della biologia. Come abbiamo detto c’è un crescente interessamento sul coinvolgimento delle telomerasi nel processo di invecchiamento cellulare e quindi anche sull’invecchiamento dell’organismo umano nel suo insieme. Per esempio sono stati fatti alcuni studi sulle cellule di alcuni animali proprio nel tentativo di attivare le telomerasi e quindi di allungare i telomeri e di rallentare così la senescenza cellulare. Questi enzimi sono studiati anche per quanto riguarda la ricerca oncologica; alcune cellule tumorali infatti sembra che esprimano un’aumentata attività proprio delle telomerasi, ottenendo così una capacità di replicazione patologicamente aumentata. Riducendo quindi l’attività di tali enzimi nelle cellule tumorali, si potrebbe quindi in futuro tentare una nuova strategia terapeutica contro vari tipi di tumori come quello ovarico o l’epatocarcinoma. La ricerca oncologica dell’OspedaleS. Raffaele di Milano opera proprio in tale direzione, per es. a livello delle carcinogenesi mammaria. Aumentando invece l’attività funzionale di tali enzimi in cellule sane, in futuro si potrebbe tentare di migliorare la riparazione dei tessuti danneggiati, come quello epiteliale cutaneo nei pazienti ustionati.
L’enzima telomerase è prodotto da un gene presente in tutte le nostre cellule, ma si attacca ad una proteina che lo sopprime, diversamente da quello che avviene per le cellule riproduttive. Esiste ma non produce effetti.
D.Gli studi del Sisci sono orientati a trovare il modo per liberare il gene dalla proteina senza provocare danni a livello cellulare. E’ una strada percorribile che può produrre effetti positivi?
R.In realtà la biologia cellulare è molto più complessa di quella che sembra; infatti non si può parlare soltanto di una proteina che inibisce l’espressione di un gene. Bisogna infatti chiedersi: perché quella proteina sopprime proprio quel gene di quella cellula in quel preciso momento? E se invece in quelle stesse condizioni ambientali l’inibizione dell’espressione del gene della telomerasi avesse più effetti positivi che negativi? Vi sono studi clinici che dimostrano come in alcune cellule tumorali vi sia una patologica attivazione proprio di questo gene e quindi dell’enzima telomerasi, che in questo modo promuoverebbe proprio la patologica replicazione cellulare. Dunque occorre valutare con molta cautela l’ipotesi di attivare questo gene e attendere i risultati degli studi clinici ancora in atto. Bisognerebbe inoltre porsi la domanda, ma l’invecchiamento è veramente una patologia? L’invecchiamento è un processo biologico e, nel soggetto sano, è caratterizzato da una buona qualità della vita; è compito del geriatra e della ricerca scientifica cercare di preservare il più possibile proprio la riserva funzionale di ognuno, affinché la senescenza possa essere vissuta non come malattia da evitare ma come una delle tante fasi della vita di un individuo.
Il tentativo atavico dell’uomo di raggiungere mete impossibili, come la costruzione della Torre di Babele, continua ancora oggi. Se vengono a mancare i sistemi di controllo della P 53 o della P16 Rb, la cellula supera la fase di senescenza e può riattivare la telomerasi, diventando persino immortale, se si dovesse realizzare il sogno di bloccare la scissione e quindi la morte della cellula. Si alimenterebbe in tale modo una tipica fantasia, che potrebbe essere altrettanto fervida, pari a quella dell’indimenticabile scrittore Giulio Verne?
I sistemi di controllo della P53 e della P16 Rb sono molto importanti per impedire lo sviluppo di alcuni tipi di tumore. La proteina P53 è un fattore di trascrizione che regola il ciclo cellulare e la sua attivazione può indurre l’arresto della crescita cellulare, l’apoptosi e la senescenza cellulare. In più della metà dei tumori è stata rilevata una mutazione o una delezione di questa proteina. Anche una mutazione di P16 Rb è associata a un aumento dell’incidenza di melanoma e adenocarcinoma del pancreas. Bisogna quindi valutare molto attentamente sia il lato positivo che il lato negativo della questione “immortalità”. Come ben sappiamo infatti, la vicenda della Torre di Babele poi non ebbe un lieto fine; nel famoso episodio della Genesi infatti gli uomini poi scatenarono la rabbia di Dio.
D.Dunque occorre riflettere sul significato dell’invecchiamento e della morte e quindi sul sogno dell’uomo di eliminarle. Potrebbero invece essere accettate per dare anche un senso alla vita? Queste ricerche possono fare scaturire nella collettività problemi di natura etica?
R. Accade sempre più spesso che la medicina e la ricerca scientifica si incontrino e si scontrino con problematiche di tipo biomedico. In questo caso si parla di immortalità, del significato dell’invecchiamento e della morte. Lo scopo della ricerca medico-scientifica è solo quello di migliorare la qualità della vita o quello di allungarla il più possibile? Il corpo può essere immortale come l’anima? Nel Cantico delle Creature San Francesco scrive: “Laudato sii mi Signore per sora nostra morte corporale”, dunque anche la morte può essere considerata come sorella: non può essere evitata, ma per l’uomo giusto anch’essa è un fatto positivo, e lo stesso credente può giungere in tal modo al cospetto di Dio.
Di recente è stato rilevato che nella discheratosi congenita, con manifestazioni precoci di invecchiamento, il collegamento ad un difetto genetico di una riduzione dell’attività della telemorasi. Si assiste ad una riduzione progressiva dei telomeri, attraverso le successive generazioni.
D.Il decorso di questa malattia ci consente di ipotizzare, che la lunghezza dei telomeri ereditata alla nascita, assuma un ruolo fondamentale nella nostra vita?
R.La discheratosi congenita è una patologia ereditaria causata dall’anomalia di un gene appartenente al cromosoma X, il DKC1, e della proteina da esso codificata. Questa patologia colpisce i tessuti che necessitano di un continuo rinnovo ed è caratterizzata da una serie di manifestazioni tra cui lesioni cutanee, distrofia ungueale e pan citopenia e da un’aumentata incidenza di neoplasie.Da alcuni studi clinici si evince che in questi pazienti i telomeri risultano più corti rispetto ai controlli, suggerendo che la malattia possa essere causata da un’alterazione dell’attività telomerasica.Sarebbe proprio il deficit di questo enzima, che determinerebbe una riduzione delle divisioni cellulari. Dunque la lunghezza dei telomeri ereditata alla nascita potrebbe sicuramente essere un importante fattore da poter prendere in considerazione per prevedere in futuro le modalità di invecchiamento dell’individuo, anche se non sicuramente l’unico. Vi sono infatti molti altri fattori da considerare, come la velocità stessa dell’accorciamento dei telomeri e l’interazione genotipo-ambiente.
D.Esiste un’interazione tra geni e proteine che controllano le cellule staminali e la possibilità di utilizzarle per finalità mediche?
R. Le cellule staminali sono cellule non specializzate dotate della capacità di differenziarsi in diversi altri tipi di linee cellulari. Si possono ottenere tramite varie modalità, per es. dal cordone ombelicale, dal liquido amniotico o da un embrione. Esistono anche cellule staminali adulte di varia tipologia, come quelle ematopoietiche, mesenchimali e endoteliali. Come tutte le altre cellule, anche quelle staminali hanno dei geni la cui espressione può essere controllata tramite l’interazione con alcune proteine. Vi sono molti tentativi atti a valutare la possibilità di far esprimere dei geni che poi a loro volta potrebbero determinare la differenziazione della cellula verso una particolare sottopopolazione, ma per ora si tratta ancora di studi sperimentali.
D.Le attività usuranti, come quelle degli operatori “delle forze dell’ordine”, incidono sul processo di invecchiamento? Come si potrebbero ridurre gli effetti negativi?
R.Molti studi clinici hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione tra uno stress cronico e vari tipi di alterazioni come la riduzione del numero di leucociti, l’inibizione di P53 e un aumento dell’infiammazione sistemica, e quindi una maggiore incidenza di patologie neoplastiche e infettive. Secondo uno studio del 2004 della stessa Elizabeth Blackburn inoltre, le donne in premenopausa sottoposte a maggiori livelli di stress psicologico quotidiano presentavano un accorciamento dei telomeri e quantità minori di telomerasi, un effetto che può equivalere anche a un decennio di invecchiamento addizionale rispetto ai controlli. Infatti i telomeri si accorciano a ogni replicazione cellulare, e la loro lunghezza può servire per determinare l’età biologica dell’organismo. In un altro studio clinico del 2012 è stata misurata la lunghezza dei telomeri in pazienti con disturbo depressivo grave e in individui sani, la quale è risultata minore nei pazienti depressi, confermando i risultati precedenti. Quindi molto probabilmente le persone con attività usuranti sono più predisposte a un invecchiamento accelerato rispetto al resto della popolazione, e ciò dovrebbe far riflettere sull’opportunità di finanziare interventi atti a migliorare le condizioni di lavoro di queste categorie di persone, come la possibilità di istituire un servizio di sostegno psicologico e un migliore ambiente di lavoro.(Alberto De Marco)

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