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Salvate i profughi di Ferah

Posted by fidest on Wednesday, 30 November 2011

Sinai Peninsula (NASA, International Space Sta...

Image by NASA's Marshall Space Flight Center via Flickr

L’organizzazione umanitaria ha trasmesso ai media e alle istituzioni internazionali ed egiziane i dati personali del trafficante di schiavi e organi umani che nel Sinai del Sud tiene in ostaggio 59 migranti eritrei, torturandoli quotidianamente assieme ai fratelli. Una foto di Abu Musa inviata alle autorità egiziane e alle Nazioni Unite “Abbiamo identificato il covo di Abu Musa, il trafficante beduino di esseri umani più spietato, potente e organizzato che operi nel Sinai egiziano”. Lo annunciano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne. “Abu Musa tiene attualmente in ostaggio 59 migranti eritrei, suddivisi in due stanze (rispettivamente con 37 e 22 persone ciascuna). Nel gruppo di 37 profughi – di età tra i 17 e i 38 anni -, con cui siamo in contatto telefonico costante, vi sono 8 donne, alcune delle quali incinte. Il covo ove sono rinchiusi si trova a Ferah, località nei pressi del monte Sinai, a un’ora d’auto da Israele, nel Protettorato di Santa Caterina (Sinai del Sud). Parlando direttamente con gli ostaggi e con lo zio di uno dei sequestrati, che fa da interprete in lingua tigrina per noi dalla Germania,” spiegano gli attivisti, “e grazie a indagini sul territorio, sappiamo ora che il luogo dove si trovano gli eritrei, tutti incatenati in un container interrato, profondo tre metri e mezzo, è simile a un hotel con dei ‘tucul’ intorno, ha due porte rosse d’ingresso ed è presidiato da 4 uomini armati giorno e notte. Nei pressi, vi sono altri tre edifici moderni in costruzione, anch’essi con i tetti rossi. Abu Musa vive in una casa a tre piani poco lontano dal covo, dietro la quale vi è un magazzino, un alto pino e fichi d’india. I trafficanti usano per spostarsi un pick-up Toyota del 2011 (probabilmente un Toyota Cruise) di colore bianco e blu con una striscia rossa, targato 5726”. I co-presidenti del Gruppo EveryOne hanno inoltre diffuso alle autorità di polizia egiziane e internazionali il profilo del trafficante e la sua presunta foto, riconosciuta dagli ostaggi: “Abu Musa ha tra i 45 e i 50 anni, è magro, di carnagione scura e fa parte della tribù beduina dei Muzeina. Parla inglese e alterna ai traffici criminali il lavoro di guida turistica nel deserto, assieme al padre e ai fratelli. E’ soprannominato ‘Samih’ ed ‘El Baah’ (il Profondo). Youssuf, fratello di Abu Musa di soli 19 anni, ha già ucciso almeno 4 migranti. Tre maschi, di soli 18 anni,” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, “sono stati assassinati alle ore 19 del 9 novembre scorso e un giovane questa notte. Il suo corpo senza vita è rimasto esposto a lungo alla vista dei suoi compagni. Un altro prigioniero è invece stato prelevato dai trafficanti giorni or sono e di lui non si hanno più notizie”. Anche gli altri due fratelli di Abu Musa sono predoni, al comando di una banda.
EveryOne riferisce inoltre che vengono praticate sevizie e torture ai migranti imprigionati. Un giovane di 22 anni è stato torturato con scosse elettriche ai piedi ed è rimasto paralizzato; a un altro è stato amputato il mignolo della mano; i prigionieri vengono ustionati sulla schiena con plastica fusa, mentre le donne sono ripetutamente stuprate e bruciate con mozziconi di sigaretta. Numerosi prigionieri hanno ferite infette. “L’ultima minaccia è che se i familiari degli ostaggi non pagheranno il riscatto, che oscilla tra i 25 e i 30mila dollari a testa, i loro cari saranno uccisi” denunciano ancora i membri di EveryOne. “Ci rivolgiamo con urgenza alle autorità di polizia egiziane, ma anche alle Nazioni Unite agli organismi europei” scrivono in un atto di denuncia inoltrato anche a tutte le rappresentanze diplomatiche egiziane nel mondo, “affinché Abu Musa sia arrestato con i suoi complici e i giovani migranti vengano liberati e tutelati nei loro diritti fondamentali alla vita, alla salute e alla libertà”.

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