Farian Sabahi, giornalista, saggista e docente universitaria, riflette sulla Repubblica Islamica nella prefazione alla guida «Come fare affari in Iran. 100 domande, 100 risposte» edita da Diacron Press, disponibile dal 7 marzo in formato ebook attraverso il circuito di Bookrepublic.«L’Iran – scrive Farian Sabahi – è nell’occhio del ciclone ma, nonostante tutto, resta un Paese di grande interesse per gli imprenditori per almeno due motivi. Innanzi tutto perché gli iraniani sono quasi ottanta milioni distribuiti su un territorio grande cinque volte e mezza l’Italia. I suoi abitanti sono potenziali consumatori di merci provenienti dall’Occidente e dal nostro Paese perché il made in Italy è particolarmente apprezzato dagli iraniani. Tra di loro la percentuale di bambini e ragazzi è alta, e questo rende l’Iran un’interessante destinazione finale per prodotti destinati all’infanzia e all’adolescenza. In secondo luogo, l’Iran è un trampolino per quelle imprese che decidono di fare business con le repubbliche ex-sovietiche. (…) I canali commerciali restano aperti. Perché, in fin dei conti, anche in questi oltre trent’anni di embargo a stelle e strisce è stato business as usual, anche se non con gli americani. Perché, dopotutto, sono in tanti a non voler rinunciare al mercato iraniano, e oggi in prima linea a Tehran ci sono le imprese cinesi e quelle russe».Ed ecco altre considerazioni. L’Iran, molto probabilmente, sarà la spina dorsale della futura economia (oil e non oil) dell’intero Golfo Persico, per diversi motivi: una fiscalità evoluta di tipo europeo, cui aggiungere diverse norme a sostegno degli investimenti esteri e a tutela del capitale straniero (Foreign Investment Promotion and Protection Act – FIPPA), nonché la presenza di diverse Free Trade Zone e Special Economic Zone, un’aliquota fiscale sul reddito d’impresa del 25%, una normativa sul lavoro flessibile, una manodopera specializzata e competitiva. E una posizione centrale tra Europa e Asia.L’Italia è in prima linea nel cogliere questa opportunità di business: in Iran ci sono più di mille imprese italiane e in Europa siamo al secondo posto nell’export dopo la Germania, con un’impennata davvero notevole avvenuta nel primo semestre 2010. I famosi «embarghi», d’altra parte, riguardano solo un numero ristretto di beni commerciali (petroliferi, nucleari) mentre sui beni di consumo più comuni l’Iran – Paese di quasi 70 milioni di abitanti, due terzi dei quali molto giovani – è enorme territorio di business.Ma come fare affari in Iran evitando costosi scivoloni? «Questo agile volume permette agli operatori economici di conoscere un Paese complesso, nella sua storia e nelle istituzioni, la cui cultura millenaria rappresenta senz’altro un punto di forza non indifferente», scrive Farian Sabahi.La guida nasce dall’esperienza dei fiscalisti Diacron Group e fornisce – in 100 domande e 100 risposte, in stile editoriale anglosassone – una dettagliata descrizione della realtà culturale ed economica iraniana, con informazioni tecniche indispensabili per iniziare il proprio business: come aprire una realtà imprenditoriale in loco, che tipo di struttura societaria scegliere, i canali attraverso i quali raggiungere una buona presenza commerciale sul territorio, le caratteristiche del sistema fiscale, gli obblighi contabili e le norme sul lavoro.
La collana di punta di Diacron Press raggruppa guide (tutte in uscita tra il 2012 e l’inizio del 2013) su «Come fare affari» in paesi come Iran, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bulgaria, Cina, Regno Unito. Sviluppata sullo schema «100 domande e 100 risposte», ciascuna guida ha un’introduzione di rilievo e si avvale per la sua stesura dei contatti che Diacron Group ha attivato nei Paesi di riferimento, sia a livello culturale e universitario che a livello commerciale.
Posts contrassegnato dai tag ‘affari’
Come fare affari in Iran
Pubblicato da fidest su martedì, 20 marzo 2012
Pubblicato in: Recensioni | Contrassegnato da tag: affari, fare, Farian Sabahi, iran | Lascia un commento »
Berlusconi: affari di giustizia
Pubblicato da fidest su martedì, 28 febbraio 2012
Editoriale Fidest. Dopo la recente sentenza del tribunale di Milano che certifica l’impossibilità di giudicare l’imputato Berlusconi per la sopravvenuta prescrizione del reato, molte sono state le reazioni e quasi tutte “partigiane” sia nel plaudire sia nel criticare, sia nel rammaricarsi di quanto avvenuto. Persino l’imputato si è detto contento a metà perché lui, innocente, avrebbe voluto l’assoluzione piena come se non sapesse che gli sarebbe bastato rinunciare alla prescrizione. Se poi aggiungiamo il fatto che a dimezzare i tempi di prescrizione ci ha pensato il suo governo, tanto da far gridare a molti che si fosse trattato di una legge ad personam, la misura ci pare colma.
Ma noi non ce l’abbiamo con l’interessato. Si sa bene che il fine giustifica i mezzi e lui per farla franca, e siamo già alla terza prescrizione, ha reclutato il fior fiore degli studi legali milanesi e i suoi massimi componenti li ha perfino fatti assurgere a membri del parlamento, forse per averli ancora più vicini con i loro preziosi consigli.
Noi ce l’abbiamo con gli italiani che a dispetto della logica, del buon senso, della verità, sono pronti a giurare sull’innocenza e il vittimismo del loro leader massimo perseguitato da 20 anni dalla giustizia italiana.
Eppure una via d’uscita ci sarebbe stata: quella di farsi giudicare e di cercare non di ritardare gli iter processuali ma semmai accelerarli. D’altra parte con i suoi tre gradi di giudizio il nostro paese offre ai presunti colpevoli ampio spazio di difesa e possibili ribaltamenti di sentenze di primo o di secondo grado.
Ma se usciamo da questa parentesi giudiziaria e guardiamo l’aspetto politico dell’intera vicenda che ha impedito una riforma, quella della giustizia, sacrosanta, ma che non si poteva fare con la palla al piede di un presidente del consiglio sotto processo. D’altra parte persino la giustizia civile e tributaria ne ha risentito gli effetti negativi se si pensa alla depenalizzazione del falso in bilancio e che, manco a dirlo, ha evitato a Berlusconi, per ben due volte, una condanna possibile.
Ora gli italiani dovrebbero aggiungere a questo cahiers de doléances le “omissioni” che sono state per il governo Berlusconi la causa scatenante di una crisi economica e finanziaria che l’ha in pratica “costretto” alle dimissioni. Omissioni che sono state la causa principale per l’avvento di un’amministrazione controllata dai tecnici che ne hanno rilevata la gravità e ci hanno fatto intendere come una parte del danno si poteva evitarlo solo se si fosse provveduto anzitempo invece di raccontarci la favoletta che tutto andava a gonfie vele.
E ora ce l’ho con gli italiani, compreso il sottoscritto, perché da italiano se ne assume la corresponsabilità, in quanto oggi dovrebbero, per lo meno, cancellare con un voto elettorale, un partito che come il Pdl ha simboleggiato gli interessi “padronali” e non quelli generali del Paese. Ed invece, dai sondaggi d’opinione risulta essere in posizione apicale. Ciò vuol dire che direttamente o indirettamente un italiano su tre vede nel suo futuro Berlusconi come il salvatore della patria. E’ questo, a mio avviso il vero dramma del sistema Italia in politica come in economia, in costume e in civiltà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
Pubblicato in: Confronti | Contrassegnato da tag: affari, giustizia, prescrizioni, silvio berlusconi | 1 Commento »
Politica: hic sunt leones
Pubblicato da fidest su lunedì, 3 ottobre 2011
Continua il tiro alla fune sul tema della politica tra chi la indica il peggiore dei mali e chi la sostiene a spada tratta. Due aspetti di segno opposto che da una parte radicalizzano il concetto e dall’altra c’è anche chi si inserisce con tracce più sfumate. Come dire: la politica fa parte della nostra vita, ma entro certi limiti. A me sembra che chi teme la politica si comporti come chi, non conoscendola, la guarda prevenuto, in una sorta di diffidenza preconcetta. E ancora chi pur avendo dimestichezza la considera un intralcio per i suoi affari. Non sta certo a me, e meno che mai in questa sede, fare un discorso sulla politica. Mi limito, semmai, ad osservare, che in una società composita come la nostra un mediatore è necessario, se non indispensabile. Questo compito oggi è affidato alla politica per comporre e calmierare gli interessi contrapposti che, le varie categorie sociali, mettono in campo per far prevalere e privilegiare certe posizioni a scapito di altre. La politica, quindi, più che rappresentare attenzioni lobbistiche deve saper individuare un interesse generale ed operarvi a favore. Se, per contro, si cerca di “ciurlare nel manico” sostenendo la causa dei più deboli per catturarne il consenso per poi favorire i più dotati, una volta eletti, questa devianza non certo è punibile da chi disgustato decide di non votare. Tutt’altro. Vuol dire, semmai, che dovremmo dotarci della memoria di un elefante e ricordare al momento opportuno chi gioca correttamente rispetto al baro. Dobbiamo imparare, dai più giovani, a discernere i valori dalle taroccate, a riconoscere l’essenzialità di una società ordinata nella quale la vita ha un senso se garantiamo a chi vive un’esistenza degna di questo nome. Se in qualche parte del mondo vi sono ancora bambini che muoiono di fame e per mancanza di assistenza sanitaria, se sotto i ponti delle città opulente sverna una popolazione di diseredati, se si condiziona la nostra vita in rapporto a ciò che si ha e non per quello che si è, allora noi non dobbiamo inveire prendendocela con la politica, ma con noi stessi, per le nostre disattenzioni, per le nostre indifferenze, per le nostre tolleranze, per il nostro egoismo. La politica è sana se si partecipa, se la si vive, se si lotta per garantirci l’uomo o la donna giusti al posto giusto. Non possiamo, probabilmente, pretendere l’assoluto ma di certo potremo arrivare al relativo con uomini e donne che sappiano fare della politica ciò che la politica chiede ad essi, anche se non operano in maniera perfetta. E dobbiamo cambiare cavallo, se zoppica, e l’occasione non manca ad ogni mandato elettorale. Basta seguire e non essere distratti. Basta partecipare e non chiudersi in una campana di vetro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
Pubblicato in: Confronti | Contrassegnato da tag: affari, diffidenza, intralcio, Politica | Lascia un commento »
Libia: affari da multinazionali
Pubblicato da fidest su venerdì, 15 luglio 2011
“Il Governo per il timore di non partecipare alla spartizione del “dopo Gheddafi” si è buttato a capofitto in una guerra, quella contro la Libia, senza ragionare e senza soldi e per questo adesso mette le mani direttamente nelle tasche degli Italiani aumentando le accise sui carburanti” -Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm)- “La “manovra” nascosta nelle pieghe del decreto per il rifinanziamento delle missioni all’estero – prosegue- prevede, al comma 3 dell’articolo 10, che i fondi destinati a finaziare la guerra contro la Libia gravino direttamente sulle accise dei carburanti il cui aumento è possibile nella misura massima di 5 centesimi al litro per reintegrare le risorse del “Fondo nazionale di protezione civile” che sono state utilizzate per i raid aerei e i bombardamenti. E’ sconcertante – sottolinea Comellini- che soldi pubblici destinati a realizzare interventi di protezione a favore delle popolazioni italiane colpite da calamita’ naturali, catastrofi o altri eventi straordinari, siano utilizzati per acquistare bombe e missili. Adesso -conclude- il Governo spieghi questa scelta agli Italiani e soprattutto a coloro che il 6 aprile 2009 persero tutto nel terremoto dell’Aquila e ancora oggi vivono in condizioni precarie.” Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm)
Pubblicato in: Spazio aperto | Contrassegnato da tag: affari, carburanti, libia, multinazionali | Lascia un commento »
Militari in affitto?
Pubblicato da fidest su giovedì, 14 luglio 2011
“La norma contenuta dal decreto legge 107/2011 di rinnovo delle missioni all’estero che consente agli armatori della marina mercantile di poter affittare i militari per garantirsi la sicurezza ai propri affari è solamente l’ennesima dimostrazione della più totale mancanza di rispetto che il Governo , e in primis il Ministro della difesa, ha per il personale delle Forze armate. Per fare cassa il Governo ha ceduto alle richieste degli armatori ma domani potrebbe anche cedere a quelle dei banchieri e degli industriali ma a questo punto agli Italiani non resta che augurarsi che non ceda mai a quelle di chi avendo enormi disponibilità economiche decida un giorno di affittarli per avere il suo esercito privato.” Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm)
Pubblicato in: Spazio aperto | Contrassegnato da tag: affari, affitto, militari, sicurezza | Lascia un commento »
Berlusconi premier a vita
Pubblicato da fidest su sabato, 15 gennaio 2011
Non ho la sfera di cristallo per leggere i giudizi che i posteri trarranno da quella pagina di storia patria che dal 1993 ci porta sino alle soglie del 2011 e oltre. Sono gli anni dell’era berlusconiana. Posso solo immaginare lo stupore. Il più erudito dei nostri pronipoti potrebbe associare il nostro magnate all’Idra di Lerna per la sua caratteristica di veder rispuntare le teste tagliate, dall’intrepido Ercole, rendendo vana la sua impresa d’ucciderla. Se oggi non abbiamo un Ercole, ma ci dobbiamo accontentare delle controfigure, sarebbe quasi il caso di dire che non dovrebbero nemmeno provarci nella parte dei giustizieri anche perché non hanno come aiutante un nipote di nome Iolao e alla fine si ritroverebbero sempre e comunque con una testa immortale.
Ma di là del confronto mitologico ci troviamo al cospetto di una persona che è come Mida. Aveva il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava. Si racconta, che il nostro Silvio entrò nel mondo degli affari e incominciò a pregustare da subito il fruscio melodioso delle banconote che gli passavano di mano e gli riempivano i forzieri. Divenne un “palazzinaro doc”, il reuccio delle televisioni private”. Un amico sicuro all’ombra dei potenti. Divenne lui stesso da giovane “un grande vecchio” ovvero chi faceva e disfaceva le trame della politica tanto da prenderci gusto e interesse per la stanza dei bottoni del Palazzo, trasformandosi in un Giano bifronte. Gli ercolini delle procure e dei tribunali ci provano a sfiancarlo ma lui è un’idra: tutte le volte che lo danno per spacciato risorge più pimpante di prima. E gli italiani erano e sono contenti di poter avere un uomo tanto fortunato. Che importa se lo rinviano a giudizio per quelle che taluni considerano malefatte? Niente di personale: sono affari. Se va a donne ci sembra di sentire i commenti invidiosi dei suoi coetanei: beato lui. Se bestemmia tutti sono pronti a perdonarlo e per farlo si scomodano persino le eminenze vaticane. E chi lo giudica vecchio è pronto a rimbeccarlo: sono giovane e vivrò sino a 140 anni. Come si può anche e solo scalfire un uomo così inossidabile? C’è qualcuno che ci parla della Berlusconi bank, dei riciclaggi, della banca Arner dove si dice ci siano i conti della famiglia Berlusconi esentasse, degli affari con gli emirati arabi, le amicizie sospette per gli affari sottobanco con le eminenze grigie della finanza internazionale e via di questo passo. Tutte calunnie. Lui è ricco perché è l’emulo di Mida. Non ha bisogno d’intrallazzi per riempire le casseforti d’oro. L’oro lo produce da solo: basta mettere le mani nel posto giusto. Niente di personale: sono affari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
Pubblicato in: Confronti | Contrassegnato da tag: affari, casseforti, intrallazzi, silvio berlusconi | Lascia un commento »
Un sistema bancario da modificare
Pubblicato da fidest su venerdì, 14 gennaio 2011
“Le Banche hanno il compito molto importante di reggere l’economia attraverso l’uso morale della circolazione del denaro: significa che, garantito il doveroso ricavo dalla compravendita del denaro, occorre contemporaneamente fare in modo che il Credito, tutelato da normative statali, cresca e si evolva a vantaggio di tutta la comunità statale, e non contro di essa.” L’espressione chiara del pensiero economico dell’On. Scilipoti (MRN) esprime la sua perplessità nel ravvisare la negatività di quella parte del sistema bancario che sfrutta le pieghe e le debolezze dell’economia per fare affari sulle spalle di chi, economicamente, è debole e indifeso. “La Politica deve tenere la schiena dritta di fronte ad un sistema Paese che funziona male: deve abbassare il livello di tassazione, eccessivo ed iniquo, deve snellire la burocrazia laddove si dimostra logorante ed inefficace, deve agevolare il credito a chi ne ha bisogno. Basilea 2, la normativa europea che impone alle Banche dei rapporti tra il grado di rischio sui prestiti che fanno e il grado di garanzie che devono avere per continuare ad operare – continua l’On. Scilipoti - va certamente bene per gli altri Paesi Europei, ma non per l’Italia: sarebbe opportuno non applicarlo alle Piccole e Medie Imprese, ai singoli commercianti ed artigiani. Si darebbe un enorme impulso alle imprese e quindi all’economia nazionale e potremmo essere di esempio all’Europa intera”. (Dott. Giuseppe Cuschera)
Pubblicato in: Economia, Spazio aperto | Contrassegnato da tag: affari, bancario, modificare, sistema | Lascia un commento »
Gli affari di Berlusconi per Wikileaks
Pubblicato da fidest su venerdì, 3 dicembre 2010
“Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi venga in Aula a riferire sui suoi rapporti con Putin e l’affare Gazprom. Tempo ne ha, eccome, vista la chiusura forzata di Montecitorio” lo ha chiesto in Aula Fabio Evangelisti che, ha presentato insieme a Leoluca Orlando, un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio. “E’ inaudito che in questa Aula ogni volta che l’opposizione pone questioni non gradite, dai banchi della maggioranza si elevino urla e mugugni. La verità fa male, lo sappiamo, ma il Paese deve sapere e noi continueremo a chiedere la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità” conclude Evangelisti.
Pubblicato in: Politica, Spazio aperto | Contrassegnato da tag: affari, mugugni, verità, wikileaks | Lascia un commento »
Gheddafi, Berlusconi e il mondo degli affari
Pubblicato da fidest su venerdì, 3 settembre 2010
Non merita l’attenzione che le è stata dedicata, ovviamente, dai media di regime; si è trattato della parte terminale di un gioco pirotecnico, quando, terminate le esplosioni multicolori, nella parte finale vengono esplosi gli ultimi “botti” più per fare scena che per convincere della bontà dello spettacolo. Il cavaliere cerca consensi, applausi, condivisioni, proprio quando i suoi più fedeli cercano di fargli capire che …la ricreazione è finita” e dovrebbe solo abbandonare la scena, magari barattando un “gran rifiuto” con una perdonanza che gli salvi certe immunità. Anche il Milan fa parte del suo gioco d’immagine, teso a recuperare il tifo e i voti dei tifosi, con spese folli, almeno apparentemente; insisto “apparentemente” perché anche queste spese calcistiche andranno sul conto di Pantalone. La squadra del cavaliere ha, infatti, ricevuto finanziamenti milionari dal facoltoso sceicco Mohamed Bin Rashid Al Maktoum, che è anche vice-presidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, ed è quindi un interlocutore politico del nostro governo oltre che uno dei principali clienti di Finmeccanica in quanto ad acquisto di armi italiane. Insomma Al Maktoun ha sponsorizzato con una cifra esorbitante, 75 milioni di euro in cinque anni, la squadra del presidente di un governo con cui Dubai tratta un certo tipo di affari delicati. A questo punto è necessaria una ricostruzione cronologica, in gran parte già descritta da Luigi Grimaldi, ma passata, quasi, sotto silenzio. Eccone una parte, molto interessante: 10 agosto 2007. L’Abu Dhabi Investment Authority (Mubadala Development), il principale fondo degli Emirati Arabi Uniti, diviene proprietario del 2,04% del capitale di Mediaset, la cassaforte dell’impero Berlusconi e, secondo alcuni analisti economici, punterebbe a rastrellare in breve un altro 3%, arrivando al cinque. Tra giugno e ottobre 2009. Camera e senato approvano il disegno di legge che ratifica l’accordo di “cooperazione nel settore della sicurezza” firmato sei anni prima dall’allora ministro della difesa del governo Berlusconi Antonio Martino, dal principe ereditario di Dubai e dall’allora ministro della difesa degli E.A.U., sceicco Mohamed Bin Rashid Al Maktoum, che oggi, oltre ad essere il nuovo sponsor del Milan è anche il primo ministro degli emirati Arabi Uniti.
Si arriva allo scorso maggio quando i giornali cominciano a pubblicare notizie secondo cui Silvio Berlusconi “sembra si sia convinto a fare entrare capitali stranieri nel Milan” per accontentare quanti nella sua famiglia non vedono di buon occhio ingenti esborsi destinati al calcio. Capitali, come riporta la Gazzetta dello Sport, degli EmiratiArabi Uniti, attraverso l’Adug (la Abu Dhabi United Group di Mohamed bin Rashid Al Maktoum, emiro del Dubai, primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi) “per l’acquisizione del 35 percento delle quote” del club rossonero. Il Milan smentisce ma, a gennaio, la squadra va in ritiro a Dubai. Fatto sta che dalle parti del primo ministro Al Maktoun pare apprezzino davvero il made in Italy. Al punto che il Milan magari non se lo comprano, preferendo sponsorizzarlo, mentre fanno letteralmente la spesa nelle basi della nostra Aeronautica militare. Non solo pensando alle guerre prossime venture ma anche alla pattuglia acrobatica. Dopo il Milan le Frecce Tricolori? E’ notizia dello scorso 19 luglio: gli MB.339 Aermacchi doteranno, dopo la nostra, una seconda pattuglia acrobatica, quella degli Emirati Arabi Uniti. L’operazione prevede un ruolo anche per l’Aeronautica Militare, che fornirà l’addestramento dei piloti acrobatici emiratini alcuni dei quali sono già arrivati presso la base di Rivolto (Udine), sede delle Frecce Tricolori. Si scopre così che la pattuglia acrobatica degli emirati ha molte ambizioni, ma non ancora gli aerei MB.339 Aermacchi. Va detto che a somiglianza delle Frecce Tricolori, la pattuglia Al Fursan (“I cavalieri”) messa su dallo sponsor del Milan, intende volare con dieci macchine anche se ne ha solo sei, di cui solo quattro in piena efficienza. Problema risolto all’istante perché l’Italia decide sui due piedi di privarsi di quattro MB.339 già utilizzati dal 61° Stormo di Lecce che vengono prontamente trasportati a Vengono per una revisione generale e trasformazione da parte di Alenia Aermacchi prima di proseguire per Rivolto. Gli interventi sugli altri sei aerei, ordinati in precedenza da Dubai, e oggi in linea di volo con gli EAU, vengono così effettuati da un team Aermacchi direttamente presso l’utilizzatore. Il valore complessivo dell’operazione, che riguarda aerei e servizi in gran parte della Aereonautica militare italiana, avrebbe dovuto aggirarsi sui 160 milioni di euro e invece è una miseria: appena una trentina di milioni di euro, meno di un quinto del valore di mercato, con un risparmio pari al doppio della sponsorizzazione concessa alla squadra calcistica di Berlusconi.(Rosario Amico Roxas)
Pubblicato in: Confronti | Contrassegnato da tag: affari, fedeli, immagine, scena | Lascia un commento »
Gestione dei viaggi d’affari
Pubblicato da fidest su venerdì, 30 luglio 2010
Carlson Wagonlit Travel (CWT), leader mondiale specializzato nel business travel management, ha gestito durante i primi sei mesi dell’anno quasi 29,4 milioni di transazioni1, con un aumento del 13,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I volumi di traffico ammontano a 12,3 miliardi di dollari2, in crescita del 16,6%. Le performance realizzate variano a seconda delle diverse aree geografiche: gli incrementi di traffico più sostenuti sono stati registrati in America Latina (+48,1%) e in Asia Pacific (+43,5%). Nel Nord America i volumi sono aumentati del 18,2%, mentre EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa) mostra una crescita più contenuta (+7,7%), riflettendo la più lenta ripresa economica di questa regione. CWT ha inoltre registrato nuove vendite – escludendo i rinnovi contrattuali – pari a 781 milioni di dollari. Il tasso di “retention” sulla propria clientela rimane molto elevato, pari al 96%.
Anche sul fronte dei meeting ed eventi, CWT ha rilevato segnali di ripresa nella prima metà dell’anno. In Europa ad esempio, i clienti stanno organizzando il 30% dei loro meeting al di fuori del proprio Paese, rispetto al 20% di un anno fa. Le destinazioni più gettonate sono Barcellona, Madrid, Nizza, Parigi e Roma. La spesa media giornaliera per partecipante è risalita attualmente a 175 euro contro i 150 euro dello scorso anno. Gli eventi cancellati si sono ridotti dal 15 al 10%.
Carlson Wagonlit Travel (CWT) è leader mondiale specializzato nel business travel management e
annovera tra i suoi clienti importanti gruppi multinazionali, istituzioni pubbliche e aziende di varie dimensioni. Grazie alla competenza dei propri collaboratori, unita alla disponibilità di tecnologie all’avanguardia, CWT aiuta i propri clienti in tutto il mondo a ottenere il massimo valore dalla gestione dei propri viaggi d’affari in termini di risparmi, servizi, sicurezza e sostenibilità. La società offre inoltre servizi e assistenza di eccellenza ai viaggiatori. Le innovative soluzioni di CWT sono raggruppate in quattro aree d’intervento: Traveler & Transaction Services, Program Optimization, Safety & Security e Meetings & Events. Presente in oltre 150 paesi, CWT ha registrato nel 2009 un giro d’affari complessivo, tra strutture di proprietà e joint venture, di 21,4 miliardi di dollari.
Pubblicato in: Economia, Viaggia | Contrassegnato da tag: affari, carlson wagonlit | Lascia un commento »
Albania: conoscere, fare affari, investire
Pubblicato da fidest su martedì, 29 giugno 2010
Saranno i temi del seminario che la Camera di commercio di Udine organizza per mercoledì 30 giugno, alle 10.30, in Sala Valduga. L’appuntamento, che sarà introdotto dal vicepresidente della Cciaa Marco Bruseschi, vedrà la presenza del presidente e del direttore delle relazioni internazionali della Camera di commercio di Tirana, Nikolin Jaka e Koli Sinjari, in questi giorni in visita in Friuli, che avranno il compito di introdurre il mercato albanese, illustrando le opportunità commerciali e d’investimento. Dopo il loro intervento, sarà la volta di Daniela Maizeni, rappresentante dell’Ente camerale di Tirana in Fvg, che spiegherà le modalità di approccio al mercato dell’Albania, cui seguirà la presentazione di un caso di successo di un imprenditorie friulano nel Paese balcanico, tramite la testimonianza di Paolo Marpillero, di Marpillero e associati Architetti. Settori di interesse prevalente per le aziende che vorranno partecipare all’approfondimento sono logistica, nautica, turismo, costruzioni, energia e ambiente.
L’Italia è uno dei principali partner commerciali per l’Albania. Secondo dati Istat, il Pil reale è cresciuto del 6% su base annua nel primo trimestre del 2009, con una crescita su base quadrimestrale rallentata all’1,1%. Per il 2010 è prevista una crescita del 3%. Per l’Albania, dunque, sia per la vicinanza geografica, sia per gli intensi rapporti politico-commerciali, l’Italia rappresenta il principale mercato di sbocco, con interessanti possibilità per le nostre imprese.
Il valore dell’interscambio negli ultimi anni è in costante aumento, con saldo commerciale stabilmente positivo per l’Italia.
Pubblicato in: Cronaca, Economia | Contrassegnato da tag: affari, albania, conoscere, investire | Lascia un commento »
Gli italiani preferiscono le bollicine
Pubblicato da fidest su martedì, 29 giugno 2010
Oltre tre miliardi sono i litri di bevande analcoliche prodotti annualmente in Italia per fatturato annuo pari a 1,9 miliardi di euro e un giro d’affari complessivo per i produttori che si attesta sui 3 miliardi di Euro. Sono questi secondo ASSOBIBE, l’associazione nazionale degli industriali delle bevande analcoliche, i numeri dell’industria del soft drink nel nostro Paese, un mercato che, come spiega il direttore dell’associazione, David Dabiankov: “nonostante la crisi ha saputo mantenere un andamento lineare caratterizzato da una crescita contenuta”. Piuttosto stabili risultano i consumi di questa categoria merceologica che si attestano sui 5 miliardi di litri annui, 3 miliardi dei quali relativi a bibite gassate e 2 di bevande piatte per un valore complessivo dei consumi pari a 6 miliardi e mezzo di Euro. Per quanto riguarda le diverse tipologie di prodotto gli Italiani che consumano mediamente 66 litri annui pro-capite continuano quindi a orientarsi prevalentemente sul segmento gassate. Relativamente ai gusti nel nostro Paese si preferiscono le cole che rappresentano il 53,4% dei volumi complessivi di vendita, seguite dalle aranciate (21,5%) e dalle gazzose (9,3%). Più contenute le vendite di chinotto (3,5%), pompelmo (2,8%), limonata (2,7%) e acqua tonica (1,7%), mentre un 5,1% del mercato riguarda gusti vari. Considerando l’andamento registrato negli ultimi sette anni, a fronte di una crescita costante nei volumi di bibite consumate, si è assistito a un continuo incremento delle bevande funzionali come energy e sport drink che sono passati dai 75 milioni di litri consumati nel 2001 ai 130 milioni del 2008. A bere analcolico sembra essere soprattutto il nord-ovest della penisola dove si concentra il 29,6% del totale delle vendite, e il sud (27,4%). Decisamente più bassi sono invece i livelli di consumo di centro (21,6%) e nord est (21.5%). Rispetto ai canali di distribuzione, le bevande analcoliche vengono acquistate soprattutto tramite la grande distribuzione organizzata, ovvero ipermercati, supermercati, superette e discount (68%), mentre a fronte di un 21% di soft drink consumato tramite il canale Horeca, il dettaglio tradizionale registra l’11% del totale dei volumi
Pubblicato in: Economia, Spazio aperto | Contrassegnato da tag: affari, bollicine, consumi, produttori | Lascia un commento »
Quando gli sprechi diventano un affare
Pubblicato da fidest su sabato, 20 febbraio 2010
Editoriale fidest Da tempo oramai non si fa che parlare di sprechi nella pubblica amministrazione e nello specifico nella sanità dove per giunta abbondano i disservizi e un crescente malumore nell’opinione pubblica che finisce con il coinvolgere anche le gestioni virtuose, che per quanto può apparire strano con questo tran tran, non mancano e non sono poche. Tale andazzo, per quanto accertato e perseguito dagli organi inquirenti dalla magistratura ordinaria alla Corte dei conti e agli organi ispettivi ministeriali e regionali, continua a manifestarsi imperterrito. Dovremmo meravigliarci? Non necessariamente. Vi è da una parte la consapevolezza di farla franca e anche se si è presi con le mani nel vasetto della marmellata, c’è sempre la scappatoia di processi decennali, di cavilli giudiziari, dei conflitti di competenze, di amnistie e di indulti. Nel frattempo chi ha beneficiato vendendo cose inutili, inutilizzabili, inutilizzate, o avviando a costruzione opere solo per avere contributi ma per poi abbandonarle subito dopo, mettono in opera una macchina capace di realizzare alti profitti con rischi limitati o quasi nulli. Anni fa la Fidest condusse un’inchiesta per cercare di capire meglio questo fenomeno malavitoso che coinvolgeva per lo più i colletti bianchi della pubblica amministrazione e che aveva come controparte società private e spregiudicati faccendieri. Ci rendemmo subito conto della vastità del fenomeno congiunto ad un alto grado di connivenze che attraversavano tutti i settori della vita civile. In altre parole il “sommerso” dava prova di resistere agli scandali, per la sua capacità di metabolizzarli e anche di occultarli con una certa maestria. Ci rendemmo altresì conto che se la classe politica lo avesse voluto saremmo stati in grado di ridurre di un buon 70% tali e tanti sprechi e truffe. La ricetta che proponemmo alla presidenza del consiglio dell’epoca era di costituire una task force per accertare, in via amministrativa, le irregolarità che emergevano ma a condizione che si procedesse attraverso la magistratura ordinaria a tracciare una corsia preferenziale per colpire in tempo reale tali irregolarità di rilevanza penale con danni all’erario. Il fine era chiaro: lanciare un segnale credibile nel quale si facesse capire senza fraintendimenti che se commetti un illecito nel giro di pochi mesi ti ritrovi con un fascicolo aperto presso la procura di competenza, al sequestro di tutti i tuoi beni e un processo con la contestuale sospensione da tutti gli incarichi sino a completamento dell’iter giudiziario che deve essere concluso categoricamente, con una sentenza definitiva, non oltre i due anni. Ma tutto questo andò ad urtare la logica del profitto e non se ne fece nulla come non se ne farà. Ma poi non venite a dirci, ipocritamente, che non vi sono risorse per migliorare il nostro stato di cose. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
Pubblicato in: Editoriali | Contrassegnato da tag: affari, inquirenti, marmellata, sprechi | Lascia un commento »
Viaggi d’affari
Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 febbraio 2010
L’ottimizzazione della spesa alberghiera, il miglioramento della conformità dei viaggiatori alla travel policy, l’ottimizzazione dei processi per le prenotazioni semplici e la ricerca di ulteriori risparmi nel trasporto aereo e via terra sono le quattro aree ritenute prioritarie dai Travel Manager per il 2010, secondo un recente studio pubblicato da Carlson Wagonlit Travel (CWT), leader mondiale specializzato nel business travel management. La pubblicazione propone anche le best practice da adottare per ottenere il massimo valore dalla gestione dei propri viaggi d’affari. “Travel Management Priorities for 2010: Decisive Opportunities for Success” presenta i risultati di un’indagine condotta da CWT nel quarto trimestre del 2009 su un campione di 169 travel manager in tutto il mondo. Alla domanda di quali attività, sulla base di una lista di possibili opzioni, sarebbero divenute per loro prioritarie nel 2010 rispetto al 2009 per la gestione dei viaggi d’affari della loro azienda, il 50-60 per cento ha identificato le quattro aree sopra citate. Seguono l’ulteriore consolidamento della gestione travel e lo sviluppo di indicatori chiave per misurare la performance, menzionati da oltre un terzo degli intervistati. Rendere la gestione dei viaggi sempre più sostenibile è posizionata in fondo alla classifica, poiché considerata come area di priorità crescente soltanto dal 13 per cento dei travel manager interpellati. Qui sotto la lista completa e le percentuali emerse dalla survey: Guardando alle prospettive per l’anno in corso, CWT prevede una riduzione delle tariffe alberghiere negoziate; una limitata domanda, se non nulla, per il pricing alberghiero dinamico da parte di travel manager e buyer; un aumento del prezzo medio dei biglietti aerei, complice il consolidamento del settore e la riduzione della capacità in corso; e il rafforzamento dei costi ancillari. Inoltre, aumenterà la concorrenza nel trasporto ferroviario e le società di autonoleggio dovranno continuare a controllare i costi mentre aumenteranno le tariffe e le fee per i no-show. CWT prevede inoltre degli sforzi volti a migliorare la traveler experience attraverso i servizi di telefonia mobile, carte d’imbarco elettroniche e Internet wireless per il trasporto aereo e ferroviario. L’intero studio Travel Management Priorities for 2010: Decisive Opportunities for Success è disponibile sul sito http://www.carlsonwagonlit.it
Pubblicato in: Economia, Viaggia | Contrassegnato da tag: affari, campione, travel manager, Viaggi | Lascia un commento »
