deve combattere la “biopirateria” delle multinazionali che sfruttano piante con proprietà medicinali e rimedi tradizionali originari dei paesi in via di sviluppo, senza condividerne i profitti con le popolazioni indigene, secondo quanto afferma il Parlamentò in una risoluzione non legislativa approvata martedì.La biopirateria, la pratica di brevettare e commercializzare le conoscenze tradizionali o le risorse genetiche di popoli indigeni, può bloccare lo sviluppo economico di paesi in via di sviluppo e il raggiungimento degli stessi obiettivi dell’UE in materia, affermano i deputati nella risoluzione approvata per alzata di mano. Nel testo, si sottolinea che il 70% delle popolazioni povere del mondo “dipende direttamente dalla biodiversità per la sopravvivenza e il benessere”.”Il novanta per cento del patrimonio biologico del mondo si trova nei paesi in via di sviluppo, ma la maggior parte dei brevetti è detenuta da quelli sviluppati. Le nostre regole per l’utilizzo delle risorse naturali e delle conoscenze tradizionali non sono ben definite e le aziende sfruttano questa situazione d’incertezza giuridica per utilizzare il know-how tradizionale. L’UE deve contribuire a garantire che i benefici siano condivisi in modo equo, in linea con il suo impegno nella lotta contro la povertà”, ha detto la relatrice Catherine Grèze (Verdi, FR).Anche se ci sono accordi internazionali a tutela dei diritti delle popolazioni indigene su risorse genetiche e conoscenze tradizionali, non ci sono meccanismi per farle rispettare. Il diritto di proprietà intellettuale, cosi come esiste oggi, può anche avere effetti negativi, in quanto valuta le conoscenze tradizionali esclusivamente dal punto di vista del mercato, dicono i deputati.
Per prevenire la biopirateria, i deputati chiedono che la concessione di un brevetto sia subordinata all’obbligo di rivelare l’origine delle risorse genetiche e del sapere tradizionale utilizzati, e fornire la prova del consenso da parte delle autorità del paese fornitore e anche la prova di una equa condivisione dei benefici L’Unione non dovrebbe chiedere ai paesi in via di sviluppo di firmare accordi commerciali che includano norme “di ampia portata” in materia di proprietà intellettuale (sementi e farmaci), poiché queste al momento non soddisfano le esigenze di chi possiede le conoscenze tradizionali, dicono i deputati. L’UE dovrebbe anche aiutare i paesi in via di sviluppo nella costruzione di meccanismi giuridici e istituzionali e nella comprensione dei sistemi di protezione dei brevetti In tal senso, I deputati vedono con favore la decisione della Commissione di implementare il protocollo di Nagoya, che mira proprio a tutelare i diritti dei paesi e delle comunità locali sull’uso di risorse genetiche e conoscenze tradizionali.
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L’UE deve combattere la biopirateria, chiedono i deputati
Pubblicato da fidest su mercoledì, 16 gennaio 2013
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Dagli scarti, cibo ed energia per tutti
Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012
Torino 12 maggio 2012, ore 15,30. Salone Internazionale del libro di Torino, Salone OFF presso la Biblioteca civica di Villa Amoretti, Corso Orbassano, 200 Torino. Il 12 maggio 2012, presso la biblioteca civica di Villa Amoretti a Torino si terrà l’incontro Tecnologia HYST: dagli scarti, cibo ed energia per tutti. Tema della giornata sarà lo “scarto”. Lo scarto è il “rifiuto della società, colui che viene emarginato; è l’edificio industriale abbandonato; è il testo letterario o musicale censurato. Ma è anche il rifiuto che viene riciclato” (http://www.salonelibro.it/it/salone/salone-off.html). Proprio a proposito di un’innovativa utilizzazione degli scarti, nell’ambito della manifestazione trova spazio la tecnologia HYST.L’ing. Pierpaolo Dell’Omo dell’Università di Roma La Sapienza – DIAEE, e la dott.ssa Francesca Luciani dell’Istituto Superiore di Sanità – CRIVIB, illustreranno il funzionamento della HYST e le sue possibili applicazioni nel campo dell’energia e dell’alimentazione umana e zootecnica.Tale tecnologia consente di lavorare a costi irrisori e senza alcun impatto ambientale gli scarti dell’industria molitoria, ricavandone alimenti inediti per valore nutrizionale e contenuto di vitamine e minerali. Dagli scarti delle attività agricole si producono invece mangimi e “basi” che vengono trasformate in biocarburanti a basso costo. Lo scarto, quindi, attraverso la HYST diventa fonte di nutrimento ed energia sostenibile. Questa tecnologia è stata oggetto, il 23 febbraio 2012, di un convegno presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche Roma1. Inoltre, in data 4 maggio 2012, nell’ambito dello European Flour Millers Congress, organizzato dall’Italmopa, il Coordinatore Tecnologie Biomasse e Bioenergie dell’ENEA, dott. Vito Pignatelli, ha citato la tecnologia HYST come esempio di tecnologia italiana all’avanguardia per l’utilizzo a fini energetici delle paglie di cereali, oggi considerate “scarti” di cui disfarsi.
L’inventore della rivoluzionaria tecnologia è l’ing. Umberto Manola, la cui ricerca è stata finanziata dall’associazione Scienza per Amore. Nell’ambito della conferenza, sarà presentato il libro che racconta la storia dell’Associazione, nonché le vicissitudini legate al percorso della tecnologia e al progetto Bits of Future: Food for All, ad essa collegato. Un progetto umanitario che ha lo scopo di mettere la HYST a disposizione dei Paesi in via di sviluppo, a partire dall’Africa.
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Africa: istruzione adolescenti
Pubblicato da fidest su giovedì, 26 aprile 2012
Negli ultimi 20 anni, gli adolescenti hanno beneficiato di progressi nel campo dell’istruzione e della salute pubblica. Tuttavia, secondo un nuovo rapporto UNICEF, le necessità di molti adolescenti vengono trascurate, e ogni anno più di 1 milione perde la vita e decine di altri milioni non frequentano la scuola.Secondo il Rapportoin Africa sub-sahariana, il numero di adolescenti sta ancora crescendo e si prevede che, entro il 2015, sarà l’area al mondo con il maggior numero di adolescenti. Solo la metà dei bambini nell’Africa sub-sahariana completa la scuola primaria e l’occupazione giovanile è bassa. Il nuovo rapporto UNICEF “Progress for Children-a report card on adolescent” mette in evidenza altre conseguenze allarmanti dei benefici di un progresso che non ha raggiunto equamente il totale di 1,2 miliardi di adolescenti (le Nazioni Unite definiscono l’adolescenza un’età compresa tra i 10 e 19 anni). “Gli svantaggi dovuti alla povertà, alla propria condizione sociale, o appartenenza di genere o alla disabilità impediscono a milioni di adolescenti di realizzare il loro diritto ad avere un’istruzione di qualità, di ottenere assistenza sanitaria, protezione e partecipazione”, ha dichiarato il Vice Direttore generale dell’UNICEF Geeta Rao Gupta. “Questo rapporto rafforza la nostra comprensione dei problemi che affliggono gli adolescenti più poveri e svantaggiati. E’ tempo di soddisfare i loro bisogni, non dobbiamo lasciarli indietro “. Dati del rapporto- Ogni anno 1,4 milioni di adolescenti muoiono a causa di incidenti stradali, complicazioni dovute al parto, suicidi, AIDS, violenze e altre cause. In Africa, le complicazioni durante la gravidanza e il parto sono la principale causa di morte per le ragazze tra i 15 ai 19 anni. In un sondaggio effettuato nella Repubblica Democratica del Congo, il 70% delle ragazze sposate tra i 15 e i 19 anni ha detto di aver subito violenza dall’attuale (o ex) partner o coniuge. Oltre un terzo delle donne tra i 20 e i 24 anni nei paesi in via di sviluppo si sono sposate a 18 anni e circa un terzo di queste si sono sposate a 15 anni. In Niger, la metà delle giovani donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni ha partorito prima di aver compiuto 18 anni. Globalmente, il 90% dei bambini in età scolare è iscritto alle scuole elementari. Pur con dei miglioramenti a livello mondiale, il tasso di iscrizione alla scuola secondaria rimane comunque basso nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e in Asia. Molti alunni in età scolare secondaria frequentano le elementari. L’Africa Sub-sahariana ha i peggiori indicatori nell’istruzione secondaria di qualsiasi regione. In tutto il mondo, 71 milioni di bambini non vanno a scuola e 127 milioni di giovani tra i 15 ei 24 anni sono analfabeti – la maggior parte in Asia meridionale e Africa sub-sahariana.
Il rapporto sottolinea l’importanza di attuare interventi, programmi e politiche a sostegno dei diritti di tutti gli adolescenti. L’adolescenza è una fase critica dell’infanzia in cui il giusto investimento può interrompere il ciclo della povertà e portare vantaggi economici, sociali e politici a adolescenti, comunità e nazioni. Secondo il rapporto UNICEF, gli adolescenti devono essere riconosciuti come veri agenti di cambiamento nelle loro comunità. Programmi e politiche devono proteggere gli adolescenti e i bambini, ma anche riconoscere la loro capacità di creatività, innovazione, le loro energie- per risolvere i loro problemi.
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Unicef: condizione dell’infanzia nel mondo
Pubblicato da fidest su giovedì, 1 marzo 2012
“Oggi il 50% di tutta la popolazione mondiale vive in aree urbane ed entro la metà di questo secolo arriverà a oltre due terzi. Questo rapporto è dedicato a bambini e ragazzi che vivono negli ambienti urbani di tutto il mondo; sono più di un miliardo e il loro numero continua ad aumentare” – ha dichiarato il Presidente UNICEF Guerrera. – Ogni anno la popolazione urbana aumenta di circa 60 milioni di persone. L’Asia ospita la metà della popolazione urbana mondiale, nonché 66 delle 100 zone urbane che crescono più rapidamente. Eppure, circa un terzo della popolazione urbana mondiale già oggi vive negli slum – e in Africa questa percentuale sale al 60% – dove si concentrano povertà, emarginazione e discriminazione. Entro il 2020 quasi 1,4 miliardi di persone vivranno in insediamenti non ufficiali e negli slum”. “Quando pensiamo alla povertà, le immagini che tradizionalmente ci vengono in mente sono quelle dei bambini nei villaggi rurali” ha detto il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake (nella presentazione da Città del Messico). “Oggi, sempre più bambini vivono negli slum e nelle baraccopoli e sono tra i più svantaggiati e vulnerabili al mondo, privati della maggior parte dei servizi di base e del diritto di crescere bene. Escludendo questi bambini che vivono negli slum non solo li priviamo della possibilità di sviluppare il proprio potenziale, ma priviamo anche le loro società di benefici economici che derivano da una popolazione urbana in buona salute e ben istruita”. Le città offrono a molti bambini scuole, ospedali e parchi gioco. Le stesse città, in tutto il mondo, presentano anche una serie di disparità in termini di salute, istruzione e opportunità per i bambini. In molte regioni, le infrastrutture e i servizi non tengono il passo della crescita urbana, così i bisogni di base dei bambini non vengono soddisfatti. Le famiglie che vivono in povertà spesso pagano molto di più per dei servizi scadenti. Per esempio l’acqua nei quartieri più poveri, dove i residenti devono acquistarla da venditori privati, può costare 50 volte di più che nei quartieri ricchi, dove le case ricevono l’acqua direttamente tramite le condutture.Per l’UNICEF è essenziale concentrarsi sull’equità, raggiungendo i bambini più poveri dovunque essi vivano. L’UNICEF chiede con forza ai governi di mettere i bambini al centro dei piani urbanistici e di ampliare e aumentare i servizi per tutti, cominciando con l’avere a disposizione dati più accurati e più specifici per identificare e colmare le disparità tra i bambini nelle aree urbane.Nell’ambito delle buone pratiche, il Rapporto dà grande spazio all’iniziativa internazionale “Città amiche dei bambini”, lanciata dall’UNICEF e da UN-Habitat, che rappresenta la prima partnership tra tutte le parti interessate e mette i bambini al centro dell’agenda urbana. “Oggi, ci sono più di 300 Sindaci italiani nominati ‘Difensori dell’Infanzia’ dai Comitati Provinciali per l’UNICEF, con l’impegno di realizzare i ‘9 passi per costruire una città amica dei bambini’, il quadro di riferimento dell’UNICEF Internazionale per tutte le amministrazioni comunali del mondo” ha ricordato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.“L’urbanizzazione è una realtà della vita e noi dobbiamo investire di più nelle città, focalizzando maggiormente l’attenzione nel fornire servizi ai bambini che più hanno bisogno”, ha concluso Lake, Direttore generale dell’UNICEF.
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Egypt Buys More CGM, DDGS
Pubblicato da fidest su sabato, 25 febbraio 2012
Egypt’s October-to-January imports of corn gluten meal (CGM) reached 50 million metric tons, up 19 percent compared to last year, a development Dr. Hussein Soliman, U.S. Grains Council director in Egypt, attributed to increased production in Egypt’s poultry, fish and dairy sectors. CGM use in fish feed has grown 20 percent in the last three years and continues to trend upward.“Last year, Egypt’s CGM imports reached 164,000 metric tons – a relative milestone compared to 2000 when imports were zero. Egypt is now the largest export market for U.S. CGM,” Soliman noted. Imports of distiller’s dried grains with solubles (DDGS) also increased to 109,840 metric tons in calender year 2011, up from 80,000 metric tons last year.
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Crisi alimentare in Africa
Pubblicato da fidest su mercoledì, 18 gennaio 2012
Il ritardo della comunità internazionale nel rispondere ai primi segnali di crisi alimentare in Africa orientale è costata migliaia di morti e milioni di dollari. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto “Un pericoloso ritardo”, diffuso oggi da Oxfam e Save the Children.In Corno d’Africa gli interventi avrebbero dovuto essere più tempestivi e anche se è impossibile calcolare esattamente quante siano le vittime della siccità che ha colpito la regione, un dato vale per tutti: nel solo periodo aprile-agosto 2011, il governo britannico ha stimato tra 50 e 100.000 decessi, di cui più della metà bambini sotto i 5 anni. Un altro dato ancora viene dal governo statunitense, più di 29.000 bambini minori di 5 anni sono morti in 90 giorni tra maggio e luglio. Oggi la Somalia è ancora colpita dalla peggior crisi alimentare del mondo con centinaia di migliaia di persone a rischio. Qualche azione preventiva è stata intrapresa, ma la crisi richiedeva un maggiore impegno e gli interventi più costosi sono stati effettuati troppo tardi. Trasportare 5 litri di acqua al giorno per 5 mesi – nel tentativo estremo di salvare la vita a 80.000 persone in Etiopia – costa più di 3 milioni di dollari. Al contrario, nella prime fasi della siccità, sarebbero stati sufficienti 900.000 dollari per predisporre fonti di approvvigionamento idrico nella stessa area. E’ una lezione da tenere presente per l’Africa occidentale, regione minacciata dal rischio di una crisi alimentare che potrebbe colpire milioni di persone. Secondo Save the Children, in alcune aree del Niger intere comunità sono già alle prese con scorte di cibo, denaro e carburante minori di un terzo rispetto al livello minimo necessario per sopravvivere. Più in generale, nel Sahel la produzione di cereali è diminuita del 25% in un anno e i prezzi sono aumentati del 40% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. L’ultima crisi alimentare nella regione ha colpito 10 milioni di persone nel 2010. Uno scenario che il Forum Economico Mondiale in programma la settimana prossima e l’Unione Africana non possono permettersi di ignorare, se vogliono evitare un disastro umanitario. Per questo è cruciale non ripetere gli errori fatti nel Corno d’Africa. Secondo il rapporto di Oxfam e Save the Children, le agenzie umanitarie e i governi hanno indugiato per sei lunghi mesi prima di fornire aiuti su larga scala. Si sono attese le prove inequivocabili di una catastrofe umanitaria invece di agire per prevenirla. I sistemi più avanzati di allerta avevano preannunciato la probabile emergenza in Africa orientale per agosto 2010. Ma una risposta vera e propria c’è stata solo a luglio 2011, quando i tassi di malnutrizione in alcune regioni avevano superato di gran lunga la soglia di emergenza, e i media avevano cominciato a interessarsi della crisi. Oxfam e Save the Children chiedono di riformare le strategie d’intervento secondo le indicazioni della “Charter to end estreme hunger”, un’iniziativa congiunta per spingere i governi ad assumersi le loro responsabilità e intraprendere passi concreti per evitare nuove crisi alimentari.
Oxfam ha aiutato circa 1.5 milioni di persone in Somalia, 300.00 in Etiopia e circa un milione in Kenya fornendo acqua pulita, servizi igienici, cibo terapeutico per bambini malnutriti, denaro contante e mezzi di sostentamento.
Save the Children ha raggiunto e aiutato più di 280.000 persone in Somalia, 1 milione in Etiopia e più di 440.000 in Kenya.
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Predator Nutrition Tackles Africa in Charity Football Tournament
Pubblicato da fidest su venerdì, 6 gennaio 2012
Bradford, England Predator Nutrition, one of the UK’s leading providers of training supplements like fat burners and creatine, raised £762 and invaluable awareness for HIV education organisation, Tackle Africa, with a charity football tournament in Leeds in December. The sports supplements provider pulled together two groups of four five-a-side teams, made up of business partners and close friends and family of Predator Nutrition supplements company, to compete for the tournament title. The result, as it turned out, was a hotly contested affair that went down to the wire. The eight teams, namely, 26, Branded3, Prodigious Accident Management, Predator A, Predator B, Champagne Direct, Sunny’s Delights and the Yorkshire Lions, set Soccer City alight as they battled it out for the title. A hard-fought competition finally culminated in a dramatic penalty shootout win for Yorkshire Lions, who had reached the final after beating Predator A in the semi-final. Predator B went on to win the Plate Final on an altogether thrilling day for charity. All of the teams involved managed to raise a collective £762 for Tackle Africa on Predator Nutrition’s Just Giving page, which will all go towards bringing HIV education to young people across Africa through the universal language of football. Tackle Africa endeavours to eradicate the risk of HIV and AIDS to those at most risk in Africa by raising awareness and understanding across the continent. Predator Nutrition is a sports supplement retailer and wholesaler based in Leeds in West Yorkshire. The company is fronted by ex-Great Britain American Football international, Reggie Johal, and has become one of the UK’s leading supplements providers just three years after it was founded in 2008. Both organisations would like to thank all those who played a part in raising the cash for the charity in a wholly successful afternoon.
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Durban’s Mission: Food Security First
Pubblicato da fidest su martedì, 29 novembre 2011
Durban, South Africa – On the opening day of the United Nations climate talks in Durban, the pro-development NGO World Growth released a new report urging world leaders to focus on the importance of food security, particularly in Africa, and the critical role of palm oil as an effective strategy to reduce food insecurity. Palm oil as part of the solution is under threat by environmental NGOs, some leading industrialized economies, as well as the World Bank, who seek to halt the conversion of forest land to palm oil and to install sustainability standards that will curtail expansion of palm oil plantations in Africa. The new report by World Growth features a foreword by President J. A. Kufuor, Former President of the Republic of Ghana. President Kufuor writes about the importance for addressing long-standing hunger and food insecurity challenges that have plagued Africa and how the South East Asian experience with palm oil can provide the path forward for Africa: “Poverty alleviation in Africa continues to lag the rest of the world. The rural poor are a large proportion of the food insecure – half of Africa’s food insecure people are smallholders. The problems facing Africans in accessing food supplies are clear. Agricultural productivity is low. Post-harvest losses are high, as are the costs of internal transport and distribution. As a consequence, smallholders are unable to produce enough either to feed their families or to lift them out of poverty. In South-East Asia, commercial palm oil plantations have been highly successful at reducing rural poverty levels, fostering employment for small holders, developing rural infrastructure, and providing a source of inexpensive, staple food for the population as a whole.”World Growth Chairman and former Ambassador to the GATT (the predecessor to the World Trade Organization) made the following observations:“In Africa, several palm oil development projects are in the process of being implemented. If they proceed to fruition, these investments have the ability to increase the local supply of an important food staple, reduce the need for Africa to import substantial quantities of palm oil, provide the basis for a new export industry and, most importantly, boost job creation in a region historically beset by poverty.“Yet this miracle is under threat from Western sustainability standards, championed by the World Wildlife Fund (WWF) that will undermine efforts to strengthen food security amongst the very poor, such as smallholders. Efforts in Durban will also seek to instill new policies that enshrine a view that forest land conversion should be halted due to its large contribution to greenhouse gas emissions. Data points out this is inaccurate as the levels of emissions claimed by the World Bank and other leading economies is half of what they claim. These actions by Greens like WWF and the World Bank threaten Africa’s food security and should be resisted by developing nations during the negotiations.”
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L’Africa che cammina con i piedi delle donne
Pubblicato da fidest su domenica, 27 novembre 2011
Roma 6 dicembre 2011, ore 09.00 Centro Congressi, Facoltà di scienze della comunicazione – Università La Sapienza Via Salaria, 113 le donne africane incontrano il mondo dell’imprenditoria, del lavoro e dell’economia. Pochi giorni prima dalla consegna del Nobel per la Pace alle tre donne vincitrici, che avverrà il 10 dicembre, si tiene infatti il seminario internazionale “Walking Africa. L’Africa che cammina con i piedi delle donne incontra il mondo dell’imprenditoria, del lavoro e dell’economia”, promosso dalla Campagna Noppaw, che ha proposto l’attribuzione del Nobel per la Pace 2011 a tutte le donne africane. La giornata inizierà alle ore 09.00 presso il Centro Congressi della facoltà di Scienze della comunicazione – Università La Sapienza (via Salaria 113, Roma). Tra le donne africane, interverranno l’imprenditrice egiziana Amany Asfour, la teologa e promotrice dell’educazione e dell’imprenditoria femminile in Camerun Hélène Yinda, la scrittrice e direttrice di una casa editrice Fatoumata Kane. L’economia africana, in particolare quella di sussistenza, si basa molto sul ruolo delle donne. Le donne africane, che quasi mai hanno accesso alla terra solo perché donne, costituiscono il 70% della forza agricola del continente, producono l’80% delle derrate alimentari e ne gestiscono la vendita per il 90%. Il 30 % delle aziende agricole familiari risulta guidato da donne (dati Ifad, 2009). Le donne in Africa provvedono inoltre per il 90% alla produzione di mais, riso, frumento facendo la semina, irrigando, applicando fertilizzanti e pesticidi, mietendo e trebbiando. Molte sono le aziende africane gestite da donne. La Banca mondiale, in un suo studio sull’imprenditorialità femminile in Africa e Medio Oriente (“The environment for women’s entrepreneurship in the Middle East and North Africa regions” – Washington 2007), evidenzia che le donne hanno una riuscita almeno pari agli uomini nelle imprese che possiedono, in settori tradizionali e non informali dell’economia. Lo studio confuta l’immagine delle donne imprenditrici quasi esclusivamente impegnate nel settore informale (o nelle micro imprese con meno di dieci dipendenti): nell’insieme delle imprese di tipo tradizionale d’imprenditrici donne, solo l’8% sono micro imprese. Oltre il 30% hanno più di 250 dipendenti. Nell’impresa al femminile, l’85% è nel settore manifatturiero e il 15% in quello dei servizi. Lo studio rileva ancora che le imprenditrici possiedono aziende che attirano un numero rilevante d’investitori stranieri, e utilizzano molto gli strumenti informatici e il web. Le imprese appartenenti a donne assumono più donne: il 25% contro il 22% delle imprese al maschile. E tra le assunte dalle imprenditrici, un numero rilevante ha un’altra qualifica, in ruoli direttivi. Di questi ed altri argomenti si dibatterà durante la mattinata con imprenditori e imprenditrici italiane, rappresentanti di istituzioni e docenti universitari. Il seminario, in particolare la tavola rotonda prevista alle 11.45, vuole presentare esperienze virtuose di partnership tra imprenditrici, per promuovere nuove relazioni e collaborazioni tra il mondo dell’imprenditoria femminile europeo ed africano.
In allegato la locandina dell’evento.
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The WHO Patient Safety Programme
Pubblicato da fidest su sabato, 26 novembre 2011
African Partnerships for Patient Safety (APPS) has launched the second wave of Europe-to-Africa hospital partnerships to improve patient safety in five countries. APPS proposes a unique partnership model translating policy into action to improve patient safety in hospitals in the African region. Hospitals in Africa are teamed up with counterparts in Europe to allow the sharing of tools, processes and learning based on three core objectives: partnership strength, hospital patient safety improvements, and patient safety spread. Building on the success of the “first wave” of partnerships established by APPS in 2009, new partnerships between hospitals in Africa and the UK are being launched in a “second wave”. Representatives of the five partnerships between UK and African hospitals (in Ghana, Mozambique, Rwanda, Tanzania, and Zambia) met at WHO Headquarters this week to kick off their new partnerships and to establish work plans to improve patient safety in their respective hospitals and further afield. http://www.facebook.com/WorldHealthOrganization?v=wall
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News from the Competition: South Africa
Pubblicato da fidest su sabato, 12 novembre 2011
Every few years South Africa produces enough corn to compete for export sales. The latest statistics from the South African Grain Information Service show that in the May-April 2010/11 marketing year South Africa exported 1.05 million metric tons (41 million bushels) of white corn and 1.02 million metric tons (40 million bushels) of yellow corn.Most of the white corn was exported to Sub Saharan Africa with 613,080 mt (24 million bushels). South Korea was the largest overseas purchaser at 203,087 mt (8 million bushels). Other buyers included Italy, Mexico and Pakistan. South Korea was the largest single buyer of yellow corn (610,721 mt/24 million bu) compared to Sub-Saharan Africa at 129,137 mt (5 million bu) and smaller sales to Japan, Taiwan, Spain, Protugal and Kuwait.In the current marketing year (May–October 2011), South African corn exports have included more than 1 million mt (39.4 million bushels) of white corn and 650,000 mt (25.5 million bu) yellow corn. As the main buyer of white corn, Mexico purchased 701,279 mt (27.6 million bu) with smaller sales to Italy, Korea and Venezuela. South Korea is the leading purchaser of yellow corn (302,259 mt/11.9 million bu) followed by Taiwan (161,550 mt/6.4 million bu). Meanwhile, concerns are being raised that production forecasts may be too optimistic and that South Africa could face a very tight stocks situation from January through April, especially for white corn.
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AfricaCom Conference & Exhibition 2011
Pubblicato da fidest su venerdì, 4 novembre 2011
Città del Capo Sudafrica si terrà tra il 9 e 10 Novembre 2011, a Città del Capo Sudafrica.AfricaCom Conference & Exhibition 2011 AfricaCom è il principale evento di comunicazione in Africa, con una partecipazione senza eguali più di 5.000 professionisti. È un evento pieno di interattività ed opportunità di networking, capace di riunire i principali attori dell’ecosistema. AfricaCom riassume in pieno il boom del mercato delle comunicazioni, pronto ad alimentare la sua crescita economica e sociale. Questo sarà il primo anno di partecipazione di WiTech all’AfricaCom durante il quale l’azienda presenterà il suo portafogli di servizi e soluzioni che includono TEA|WiMAX e TEA|LTE – una famiglia completa di strumenti di analisi di business case, TelcoGIS – un web-based GIS per il supporto delle operazioni avente un’applicazione di copertura innovativo, WROP- una piattaforma carrier-grade e all’avanguardia per la gestione degli accessi ed dei servizi, e Wi-Fi Cloud- una soluzione chiavi in mano specificatamente progettato per fornire servizi Wi-Fi gestiti. Commentando la partecipazione di WiTech all’AfricaCom, Andrea Calcagno, fondatore e CEO dell’azienda, ha dichiarato “Siamo davvero entusiasti di partecipare! Vogliamo espandere la nostra presenza internazionalmente ed il mercato Africano ci sembra un punto strategico. Crediamo che questo evento sarà il primo, importante passo per stabilire relazioni win-win di lungo termine con gli operatori Africani ed i fornitori che possono beneficiare delle nostri soluzioni e servizi.” WiTech sarà rappresentata all’AfricaCom da senior executive ed esperti in materia. Per fissare un incontro durante e/o ai margini di questo evento o per ulteriori informazioni, contatta Armida Kaloti all’indirizzo email armida.kaloti@witech.it e vi risponderà al più presto.
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Another Zambia Is Possible
Pubblicato da fidest su sabato, 20 agosto 2011
Also on August 26-27 2011, the Zambia Social Forum (ZAMSOF) is organizing the local 6th Edition of the Zambia National Social Forum to take place in the Mtendere playing Grounds with high population density (Mtendere Community), in Lusaka, Zambia, where about two thousands people are expected. The Forum’s theme is Another Zambia is Possible. The main presentations of the first day will be on Governance and Climate Change, issues of concern for developing countries. Among plenary sessions and other activities, day one and two of the Forum will hold the following thematic tents:
Tent 1 – Global Financial / Crisis on SADC
Tent 2 – Universal Education
Tent 3 – Debt & Trade-Regional Integration
Tent 4 – Food Security & Land
Tent 5 – Gender & Women rights
Tent 6 – Youth
Tent 7 – HIV/AIDS & Health
Tent 8 – Governance & Human rights (Sexual Minorities)
Tent 9 – Social Services
Tent 10 – Indigenous peoples & Ethnic Minorities Rights
Tent 11 – Region & peacemaking
Tent 12 – Labour
Tent 13 – Media Arts and Culture
Tent 14 – Cross Borders
Tent 15 – Environment & Climate change
All the best,Gershom Kabaso Zambia Social Forum /Regional Cordinator for Southern Africa Regional.
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Cresce la nuova Africa di lusso
Pubblicato da fidest su sabato, 2 luglio 2011
Si arricchisce di nuove perle la collana di viaggio 100 Tour Operator: l’operatore, specialista per vacanze di alta gamma in Africa, aggiorna il suo ventaglio di offerte con inedite proposte tra Namibia, Tanzania e Zanzibar, Madagascar e Kenya. Dedicate a chi è alla ricerca di un viaggio indimenticabile in Namibia sono proposte come lo “Jacaranda Tour” (12 gg) e il “Tour Mopane” (15 gg), effettuabili in self drive o con guida parlante italiano, che comprendono un programma ricchissimo di visite e attività tra parchi naturali, siti archeologici, safari e incontri con le popolazioni locali. InMadagascar,
invece, i pacchetti “Lemuri e coralli” abbinano ai soggiorni mare presso l’Amarina Beach Resort (4 stelle), l’unico vero resort 4 stelle a Nosy Be, escursioni particolari come quelle sulla piccola isola di Nosy Sakatia, la più incontaminata dell’arcipelago, sull’isola “dei lemuri” Nosy Komba o dalla baia di Ambatozavavy con gita su piroghe tradizionali in legno e trekking nella foresta pluviale.
In Tanzania l’operatore firma tour nel cuore naturale del Paese da vivere
attraverso emozionanti fotosafari e walking safari, pic nic lunch, “night game drive” (safari notturno in fuoristrada) e romantici aperitivi al tramonto nella savana, il tutto pernottando in raffinati ecolodge, come l’originale e suggestivo Tarangire Treetops, struttura ecosostenibile costruita su un baobab secolare all’interno del Tarangire National Park, con poche suites e pareti rimovibili per godersi lo spettacolo della natura africana dalla propria stanza.
In Kenya, infine, 100 Tour Operator offre tour speciali con safari lusso e soggiorni nel paradisiaco arcipelago di Lamu, trasferimenti in cessna privati, pensione completa e camere deluxe nel resort 5 stelle The Majlis a Manda Island, con centro benessere e uno stile esclusivo tra tradizione kenyota e gusto contemporaneo. http://www.100tour.it. (The Majlis_Kenya, Tarangire Treetops, Palumbo Reef)
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Instabilità nel Maghreb
Pubblicato da fidest su mercoledì, 29 giugno 2011
Milano 29 giugno dalle ore 9,30 Palazzo Isimbardi Sala Affreschi della Provincia e nella sede meneghina della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale (dalle ore 10 del 30 giugno, Corso Sempione 32B).“Le conseguenze delle instabilità nel nord Africa stanno incidendo sul processo di sviluppo di quel continente, modificando i rapporti di forza politico-imprenditoriali tra gran parte dell’Africa ed il resto del mondo. La cooperazione europea ed italiana non trovano più l’antico favore e la tradizionale condivisione di governi e popolazioni che continuano a condannare ogni forma di intervento militare straniero. Risulta quindi urgente ricucire il rapporto diplomatico-istituzionale con l’Africa: è l’unica strada per cercare di assicurare, al nostro sistema imprenditoriale, buoni margini di penetrazione in mercati che restano dalle straordinarie potenzialità”. Obiettivo per cui l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale, ha organizzato il convegno “L’altra Africa: il continente delle opportunità. Economia e sviluppo”. “Metteremo in contatto ministri ed ambasciatori africani con il sistema governativo ed imprenditoriale italiano perché si possa ipotizzare una strada condivisa di ripresa proficua dei rapporti. Il sistema imprenditoriale italiano, da sempre costruttore di sviluppo in Africa, non merita oggi di essere estromesso dai prossimi percorsi di radicamento che altri Stati stanno velocemente disegnando. Alle imprese costrette alla fuga dalla Libia vanno infatti sommate quelle che oggi, in parti sempre più vaste d’Africa, trovano spropositate difficoltà nel mantenere inalterate le quote di mercato acquisite in anni di duri sacrifici. Il danno subito dall’intero sistema-italia è già enorme: con il nostro convegno cercheremo di individuare la strada per porre un argine”, chiude Cestari.
Al convegno, che si aprirà con l’intervento del Presidente della Provincia Guido Podestà, saranno inoltre illustrati i programmi comunitari Pro Invest per lo sviluppo dei Paesi ACP per il settore privato.Parteciperanno, tra gli altri, il sottosegretario alle Infrastrutture ed ai Trasporti, Sen. Mario Mantovani; il vice presidente di Confindustria per l’internazionalizzazione, Paolo Zegna, il Presidente di Fiera Milano Spa,Michele Perini; gli Ambasciatori della Repubblica d’Uganda (Deo Kajunzire Rwabita), della Repubblica del Kenya (Josephine Wangari Gaita), della Repubblica Gabonese (Charles Essonghé), di Sao Tomè e Principe (Carlos Gustavo Dos Anjos); i Consoli della Repubblica dell’Uganda a Genova (Giacomo Albrieux), della Repubblica d’Uganda (Roberto Randazzo), della Repubblica di Tanzania a Milano (Giovanni Giorgio), della Repubblica del Camerun a Firenze (Ildo Morelli) e della Repubblica Democratica del Congo; per la FEC (Fédération des Entreprises Congolaises) Simon Landu Panzu Konde, Président de la Commission Nationale Travaux publics e Dieudonné Kasembo, Président de la Commission Nationale Commerce et PME; per la CCAIMAG (Chambre de Commerce, d’Agriculture, d’Industrie, des Mines et de l’Artisanat du Gabon) Nestor Andome Ayi, Responsabile settore privato imprese Gabon; Yvon Capito, Responsabile relazioni istituzionali per il settore privato imprese Gabon; il PSF (Private Sector Federation of Rwanda); Don Giancarlo Quadri (Responsabile Ufficio Pastorale dei Migranti Diocesi di Milano). Presente l’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. Tra le imprese si segnala la testimonianza del Gruppo Cremonini, da anni in Africa. Modererà il dr. Giancarlo Giojelli, vice direttore Rai International.
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