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Africa e nucleare: Quali le prospettive future?

Posted by fidest on Wednesday, 17 September 2014

mama africa di nadia ceriani“Sebbene sia innegabile la necessità di costruire una ulteriore capacità di generazione di carico di base per affrontare i problemi di sicurezza energetica del paese, – scrive Tom Harris di Frost & Sullivan, – non si può fare a meno di sollevare la questione: perché si continua a porre un’attenzione così forte sul nucleare, nonostante molti analisti del settore energia abbiano una visione discordante? Il recente aggiornamento dell’Integrated Resource Plan (IRP) afferma che, per un costo capitale overnight superiore a 6.500 dollari per kilowatt (kW), non sarà creata alcuna nuova capacità nucleare; la capacità, invece, sarà prodotta grazie a energia solare concentrata (CSP), turbine eoliche e turbine a gas a ciclo combinato (CCGT). Ciò è fondamentale, poiché i contratti nucleari più recenti in Europa suggeriscono che la realizzazione di uno scenario di costi così favorevole sarà improbabile, con un costo di capitale superiore a 7.000 dollari per kW. Per quanto riguarda i tempi di implementazione, ci sono ancora poche prove per sostenere la validità della capacità di generazione nucleare. Il nucleare ha tempi di costruzione estremamente lunghi e la costruzione è spesso soggetta a lunghi ritardi. Si sono verificati ritardi pluriennali anche nei paesi sviluppati con forti capacità gestionali, come ad esempio in Francia. Alla luce dei costosi ritardi riscontrati nell’implementazione di Medupi e Kusile, il Sud Africa può davvero permettersi di contare sul fatto che un programma nucleare non andrà incontro a problemi simili a quelli affrontati dalle recenti costruzioni nucleari in Europa? Il rapporto sullo stato dell’industria nucleare mondiale (World Nuclear Industry Status Report) afferma che “le agenzie di rating considerano rischiosi gli investimenti nel nucleare” e riferisce che il 67% delle utilities nucleari valutate tra il 2008 e il 2013 sono state declassate. Pertanto, non si può fare a meno di chiedersi se sia Eskom che il Sud Africa subiranno ulteriori declassamenti del credito, o se sarà implementato un programma di aumento della capacità nucleare guidato da Eskom. Tali declassamenti aumenterebbero ulteriormente i costi di servizio del debito di Eskom e scoraggerebbero gli investimenti nell’economia del Sud Africa già in difficoltà, avendo già sofferto un primo trimestre di contrazione nel 2014. Non esistono altre tecnologie meno rischiose e dai costi competitivi che possono essere messe in produzione in un tempo nettamente inferiore rispetto al nucleare – principalmente, energie rinnovabili e gas? Già oggi, la capacità di stoccaggio dell’energia solare concentrata (CSP) neutralizza in qualche modo l’argomento secondo cui le energie rinnovabili non sono in grado di garantire il carico di base. Anche le tecnologie solari potrebbero essere combinate con altre fonti rinnovabili, come eolico, biogas e piccolo idroelettrico, per creare diversi portafogli di soluzioni rinnovabili che potrebbero contribuire al raggiungimento dei requisiti relativi al carico di base. Se da una parte tali fonti rinnovabili offrono soluzioni energetiche ‘pulite’ attraenti, non si può ignorare il potenziale termico di gas e carbone. Con l’espansione della fornitura di gas naturale, l’economia globale ha assistito a un calo dei prezzi del gas e ad un aumento della convenienza dell’energia termica prodotta da gas. La possibilità del Sud Africa di accedere al potenziale di questa energia richiederà infrastrutture facilitanti; di conseguenza, il Sud Africa ha atteso avidamente il rilascio del piano Gas Utilisation Master Plan (GUMP) del Dipartimento dell’Energia, che determinerà l’evoluzione del settore. Questo sarà di vitale importanza per la pianificazione della capacità energetica, poiché il potenziale di “Big Gas” potrebbe ridurre la necessità di appoggiarsi al nucleare. Finché nel paese sarà disponibile una grande quantità di carbone a buon mercato, anche le centrali elettriche a carbone potrebbero rappresentare una soluzione più economica e più praticabile rispetto al nucleare per affrontare il fabbisogno di base. Tuttavia, gli esecutori del progetto dovranno imparare dagli errori costosi di Medupi e Kusile, e l’opzione migliore potrebbe essere quella di prendere in considerazione una strategia build-operate-transfer (BOT) per tali progetti futuri, piuttosto che permettere che sia nuovamente Eskom a facilitare la costruzione. Il Dipartimento dell’Energia ha mostrato un atteggiamento proattivo allineandosi con la tendenza globale verso la privatizzazione del settore energetico, attraverso l’implementazione di numerosi programmi per l’approvvigionamento di energia da produttori indipendenti (Independent Power Producer Procurement Programme). Tuttavia, il rapporto sullo stato dell’industria nucleare mondiale indica che, in un mercato dell’elettricità veramente competitivo, le centrali nucleari si troveranno a dover lottare per sopravvivere, ed evidenzia che: “tutti gli impianti nucleari la cui costruzione sia iniziata nell’ultimo decennio sono in sistemi di monopolio, solitamente di proprietà dello stato, o protetti da un patto per l’acquisto di energia a lungo termine”. Pertanto, è probabile che un programma sudafricano di costruzione nucleare dovrebbe essere un progetto sostenuto dal settore pubblico, che potrebbe rallentare la transizione verso un settore energetico competitivo e privatizzato. L’aggiornamento più recente dell’IRP sostiene saggiamente che “l’impegno ad effettuare investimenti su larga scala e a lungo raggio dovrebbe essere evitato” al fine di garantire “decisioni meno suscettibili di rammarico”. Indipendentemente dalla propria posizione sul tema dell’energia nucleare, l’apparente divario tra le recenti dichiarazioni del governo e l’IRP porta a chiedersi: che cosa sta realmente accadendo in Sud Africa relativamente allo sviluppo della politica energetica, e in che modo vengono effettivamente prese le decisioni importanti che riguardano l’evoluzione del panorama energetico? Se il governo ha veramente deciso che la capacità prodotta grazie al nucleare è la migliore alternativa per rispondere alla domanda di base di energia elettrica in Sud Africa, i decisori politici farebbero bene ad assicurarsi di poter comunicare chiaramente i fattori che hanno portato a questa conclusione. Ciò dovrebbe comprendere l’identificazione dei parametri chiave e delle variabili considerate – evidenziando le prestazioni del nucleare rispetto a gas, carbone e alternative rinnovabili, insieme alle supposizioni fatte relativamente a tali confronti. Sebbene diversi operatori del settore abbiano ancora opinioni contrastanti, questa trasparenza contribuirebbe notevolmente a migliorare il parere degli investitori. Incoraggerebbe il settore, mostrando che il governo sta seguendo un processo di definizione delle policy più coerente, logico e considerato – piuttosto che guidato da capricci, mode e fantasie di particolari individui”, conclude Frost & Sullivan.

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The anti-trafficking network COATNET will meet in Madrid next week to discuss trafficking for labour exploitation and domestic servitude

Posted by fidest on Friday, 17 January 2014

caritasCOATNET comprises 37 Christian organisations – many of which are Caritas member organisations – and works on advocacy, awareness raising and international cooperation to help people who are trafficked and promote legal instruments to counteract and prevent trafficking.Najla Chahda, director of the Caritas Lebanon Migrant Centre, says, “Forced labour and trafficking are very closely linked and have at their roots social injustice. People working dirty, dangerous and demanding jobs belong to the most vulnerable segments of the population and are often migrants. It is essential to address labour exploitation as a whole while fighting against trafficking.”
The International Labour Organization (ILO) says almost 21 million people globally are victims of forced labour. The sectors where they’re most at risk are domestic work, agriculture, construction, manufacturing and entertainment.
Speaking to ambassadors at the Vatican in 2013, Pope Francis said, “Human trafficking is a crime against humanity. We must join forces to free the victims and stop this increasingly aggressive crime which threatens, in addition to individuals, the founding values of society as well as international security and justice, and the economy, family structure and social life itself.”Caritas Internationalis facilitates and supports the work of COATNET. The Madrid meeting will discuss issues such as the legal accompaniment of trafficking cases for domestic servitude, instruments to combat labour exploitation and advocating for the ratification of the domestic workers’ convention from a migrant’s perspective.The network has members in Europe, Asia, Middle East, North America and Africa and runs the website (www.coatnet.org) with the list of hotlines and contact information of its members.

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CEC says Mandela’s reconciliation example can inspire European churches

Posted by fidest on Monday, 9 December 2013

English: Woman And Child, Lothian Road Sculptu...

English: Woman And Child, Lothian Road Sculpture of Woman And Child by Anne Davidson from 1986. The statue celebrated Edinburgh’s stand against the apartheid system in South Africa at the time of the imprisonment of Nelson Mandela and fighting in Soweto township. (Photo credit: Wikipedia)

The Conference of European Churches expresses sincere condolences to the family of Nelson Mandela and the people of South Africa after the death of the Nobel Peace Prize Laureate on December 5 at his home in Johannesburg at the age of 95.”Nelson Mandela inspired all people with his selfless generosity, humanity, sacrifice, leadership and wisdom,” said Rev. Dr Guy Liagre, CEC General Secretary in a statement.European churches which supported South Africa’s oppressed minority during the sad days of apartheid were overjoyed when Nelson Mandela was released from prison on 11 February 1990 in the first step of reconciliation and justice in his country.When he was South Africa’s president, Mandela addressed the 8th Assembly of the World Council of Churches in Harare, Zimbabwe in 1998. There he praised churches’ efforts against apartheid in South Africa, as well as missionaries for bringing high standards of education to Africa from which Mandela said he benefitted as a child.Mandela had said, “You have to have been in an apartheid prison in South Africa to appreciate the further importance of the Church.””European churches thank God that that their efforts against the apartheid regime played some part in ending its vile racism. More importantly they are grateful for his inspiration and example in reconciliation and the healing of divisions that can be applied in present day Europe,” said Liagre.The Conference of European Churches (CEC) is a communion of 115 Orthodox, Protestant, Anglican and Old Catholic Churches from all European countries, and 40 organisations in partnership. It was founded in 1959 and the CEC has offices in Geneva, Brussels and Strasbourg.“We’re at the mercy of God, please pray for us.”Caritas staff in the Central African Republic are reporting the capital Bangui and many parts of the country are gripped by chaos and terror as fighting continues between forces loyal to the ex-president and the fighters who overthrew him.“The whole country is terrorised,” said Fr. Anicet Assingambi of St Charles de Lwanga parish in the north of Bangui. Tens of thousands of people are seeking shelter in Bangui’s church buildings and church compounds throughout the country.
“There are five thousand people hiding in our parish buildings. A woman told me she’d seen her brother gunned down. All men are shot at if they go outside. There is a young man dead on the street outside, but it’s too dangerous to go outside to remove his body,” said Fr. Anicet Assingambi.It’s impossible at the moment for Caritas staff to reach those in need with food and other aid.”We have nothing to give them ,” said Fr. Anicet Assingambi. “Their homes have been looted. They’re mourning their dead. When they arrived in the church, the children were crying. We sang hymns and said prayers and that has helped calm people down. We have never seen anything as bad as this before.

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Immigrati:Europa assente

Posted by fidest on Thursday, 3 October 2013

Lampedusa

Lampedusa (Photo credit: lucasiragusa)

“Dopo l’ennesima spaventosa tragedia di Lampedusa nessuno può più rimanere indifferente: il governo deve farsi promotore di una risposta europea, forte e immediata, al problema dell’immigrazione che colpisce le nostre coste. Dobbiamo essere vicini con i fatti al sindaco e a tutta la cittadinanza di Lampedusa, che fanno dell’accoglienza e della solidarietà un impegno di vita”. Lo dichiara il ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Gianpiero D’Alia.

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Magical Kenia

Posted by fidest on Tuesday, 24 September 2013

English: Beautiful City of Nairobi

English: Beautiful City of Nairobi (Photo credit: Wikipedia)

ll segretario di gabinetto, sig.ra Phyllis Kandie, per gli affari, il commercio e il turismo dell’east african community c’invia il seguente comunicato: A seguito dello spiacevole attacco al centro commerciale Westgate a Nairobi, di sabato 21 settembre, che ha causato la perdita di vite umane e feriti, desidero aggiornarvi come segue;Il settore del turismo si unisce ai keniani nel porgere un sentito cordoglio ai famigliari dei defunti, keniani e stranieri, che hanno perso la vita durante gli spiacevoli attacchi al West gate.L’attacco è stato uno spregevole atto di codardia volto a infondere la paura tra i keniani e i nostri visitatori, ma agli assalitori non deve essere permesso di averla vinta.
Perciò, con la presente, affermiamo che le attività quotidiane stanno procedendo in tutta la nazione nonostante questa grave e pesante sfida.
TuristiDesideriamo rassicurare i turisti che il Kenya è tranquillo e le nostre agenzie di sicurezza stanno facendo tutto il possibile per assicurare la sicurezza di ognuno. I visitatori sono pertanto liberi di visitare tutte le nostre località turistiche, in tutta la nazione, dato che le attività procedono normalmente.

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Appello per il Centrafrica

Posted by fidest on Thursday, 12 September 2013

Un appello per la pace e la riconciliazione nazionale nella Repubblica Centrafricana è stato sottoscritto a Roma, presso la Comunità di Sant’Egidio, da rappresentanti del governo di Bangui, del Consiglio nazionale di transizione, della società civile e delle confessioni religiose presenti di questo paese dell’Africa equatoriale che sta cercando di uscire da una fase molto difficile della sua storia recente, dominata dall’instabilità, dalla crisi economica e da una violenza diffusa che ha coinvolto anche chiese luoghi di culto. Oltre all’ “Appello di Roma”, i partecipanti ai colloqui, che si sono sviluppati dal 6 al 10 settembre nella sede della Comunità, hanno predisposto il testo di un “Patto repubblicano” che mira ad impegnare le forze vive della nazione nella difesa del quadro democratico e dei diritti umani e nella promozione dei valori della Repubblica per una governance di pace e di progresso per tutto il paese, predisponendo altresì una serie di meccanismi permanenti per la prevenzione e la gestione dei conflitti. Il testo del Patto sarà sottoposto alla firma del Presidente Michel Djotodia e del Primo ministro Nicolas Ntiangaye.
L’iniziativa, ha dichiarato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, conferma il tradizionale impegno dell’associazione a favore della riconciliazione nazionale e per il superamento di situazioni di crisi. Attualmente Sant’Egidio è presente in 30 paesi africani ed anche a Bangui. Il ministro Ntiangaye ha espresso la gratitudine del suo governo per l’attività svoltanel paese.
L’ “Appello di Roma”, illustrato ai giornalisti dal Ministro della Riconciliazione della Repubblica Centrafricana Christophe Gazam Betty, dalla Vice presidente del Consiglio nazionale di transizione Lea Koyassoum Doumta e da Marco Impagliazzo, conferma la “scelta irreversibile” del popolo della Repubblica Centrafricana per la democrazia pluralista e la Repubblica e l’impegno di tutti gli attori sociopolitici “a partecipare all’opera di riconciliazione, al rafforzamento della coesione e dell’unità nazionale”; invita tutti gli attori politici a bandire “ogni forma di azione e di propaganda atta ad incitare alla violenza, all’odio etnico, regionalista, religioso e sessista”, impegnandosi “a gestire la politica nazionale all’insegna del mutuo rispetto, della libertà di espressione e della reciproca accettazione”. Inoltre, i responsabili dello Stato sono sollecitati a “promuovere l’inclusione nella condotta degli affari pubblici e a garantire la migliore gestione delle risorse nazionali a vantaggio del popolo centrafricano”; le autorità della transizione e le future autorità elette sono invitate “a creare le condizioni per il rafforzamento e il consolidamento della pace e della sicurezza sull’intero territorio nazionale”; a tutti i protagonisti della vita istituzionale e della sfera sociale viene chiesto di “privilegiare e partecipare efficacemente all’educazione alla cittadinanza, al civismo e alla promozione di una cultura democratica e di pace in Centrafrica” .Per il governo italiano i lavori del seminario sono stati seguiti dal sottosegretario agli Affari Esteri Mario Giro. I partecipanti ai colloqui romani, che hanno assistito sabato scorso alla veglia di preghiera con il Papa in piazza San Pietro, hanno espresso gratitudine alla Comunità di Sant’Egidio per l’impegno da sempre profuso per la pace in Africa.

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Combattere la corruzione

Posted by fidest on Monday, 5 August 2013

«I Boko Haram sono un prodotto della corruzione nel nostro paese. Per combatterli è assolutamente necessario porre un freno a questa piaga dilagante e assicurare un futuro ai nostri giovani». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Oliver Dashe Doeme, vescovo di Maiduguri, nel Nord della Nigeria.Il presule denuncia il grave stato di corruzione nel “gigante africano” e fa notare come l’economia nazionale si basi esclusivamente sull’estrazione del petrolio, con conseguenze gravissime sulle condizioni della popolazione. «Gli altri settori non sono adeguatamente sostenuti, soprattutto quello agricolo – aggiunge – Eppure la Nigeria è un paese ricco di risorse». Un immediato intervento in ambito economico favorirebbe inoltre le prospettive dei giovani, sottraendoli alle pressioni dei gruppi fondamentalisti, sempre alla ricerca di nuove leve. «Un ragazzo che ha un suo posto all’interno della società sarà meno incline a farsi manipolare – spiega il vescovo – Se dico a una persona di ucciderne un’altra, chi non ha nulla da perdere sarà di certo più disposto ad eseguire il mio ordine».In una fase in cui la Nigeria è «costantemente esposta alla minaccia terroristica», monsignor Doeme loda l’incredibile coraggio dei suoi fedeli. «La mia diocesi è stata duramente colpita dalle atrocità dei Boko Haram, tuttavia i cristiani continuano a offrire la propria testimonianza di fede», afferma raccontando la grande partecipazione alle funzioni, riscontrabile perfino all’indomani degli attentati. La dedizione del clero costituisce un ulteriore incoraggiamento, sia per i fedeli che per il vescovo. «I nostri sacerdoti rimangono nelle parrocchie e continuano a servire la comunità, a rischio della loro stessa vita». E non mancano nuove vocazioni: nella diocesi di Maiduguri vi sono adesso trenta seminaristi e di recente sono stati ordinati otto nuovi sacerdoti.Sotto la minaccia di nuovi attacchi, per la Chiesa del Nord della Nigeria è arrivato il momento di ricostruire le chiese e gli edifici distrutti dagli estremisti. «Questa è una delle principali sfide che abbiamo oggi di fronte a noi. Insieme al grande impegno della cura pastorale degli orfani e delle vedove dei cristiani uccisi».(mons. doeme)

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Un caso di febbre dengue a Montelupo Fiorentino

Posted by fidest on Saturday, 3 August 2013

English: Aedes aegypti in Dar es Salaam, Tanzania

English: Aedes aegypti in Dar es Salaam, Tanzania (Photo credit: Wikipedia)

Domani la prima disinfestazione. Nessun pericolo per la popolazione
Un caso “importato” di febbre dengue nel comune di Montelupo Fiorentino. L’infezione, subito individuata e circoscritta, ha interessato un quarantacinquenne del posto, recatosi nei giorni scorsi in Africa per motivi di lavoro.L’uomo, punto in Angola, è rientrato in Italia con sintomi di febbre, e dall’ambulatorio di Medicina del Viaggiatore dell’Asl 11 di Empoli è stato indirizzato al centro di Malattie Infettive e Tropicali di Careggi dove è stato sottoposto ai necessari accertamenti, dopo di che è rientrato a casa.La dengue è un’infezione trasmessa da zanzare, che si manifesta con sintomi simili a quelli dell’influenza. In genere il decorso è di pochi giorni e la guarigione è spontanea: solo raramente, e soprattutto in zone tropicali, si verificano casi gravi che possono anche provocare emorragie gravi. Ma non è questo il caso del quarantacinquenne di Montelupo Fiorentino.
La dengue è una malattia presente in zone tropicali, in particolare in Africa e Sud America. Sporadici casi si sono già verificati in Italia (74 nel 2012), ma questo è il primo caso che interessa il nostro territorio.
La situazione non desta alcuna preoccupazione per la popolazione, giacché si tratta di un caso importato. A titolo precauzionale – come da disposizioni ministeriali – è stata predisposta la disinfestazione della zona (un raggio di 100 metri) dove vive la persona contagiata. Non ci sono pericoli per i familiari e le persone con cui l’uomo è venuto in contatto. Considerato che la malattia può essere anche trasmessa dalla comune zanzare tigre, se entrata in contatto con una persona affetta dal virus, il Comune di Montelupo Fiorentino, in collaborazione con l’Asl 11, ha predisposto un programma di disinfestazione nella zona di residenza già a partire da domani, sabato tre agosto, alle ore 7.00. L’intervento sarà ripetuto a distanza di una settimana. Il comune di Montelupo Fiorentino ha predisposto un’apposita campagna informativa nell’area che interessa una quarantina di famiglie.
Nell’occasione, si ricordano alcuni semplici comportamenti per la prevenzione contro le zanzare in generale:
evitare la raccolta d’acqua stagnante anche di piccole quantità;
vuotare settimanalmente nel terreno, e non nei tombini, l’acqua dei sottovasi, piccoli abbeveratoi, innaffiatoi o altri contenitori;
coprire con zanzariere, o con teli di plastica senza crearvi avvallamenti, i contenitori d’acqua quali vecchie vasche, bidoni, fusti, etc. utilizzati nell’orto o per l’allevamento di animali. Coprire anche i sottovasi inamovibili del proprio giardino;
mettere pesci che si cibano di larve (gambusie o pesci rossi) nelle vasche o fontane ornamentali;
in assenza di precipitazioni atmosferiche, dotare i tombini dei propri giardini, cortili e condomini di rete antizanzare

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Africa sub-sahariana: export e investimenti

Posted by fidest on Friday, 5 July 2013

In occasione dei Business Meeting annuali di SACE in Africa sub-sahariana, il gruppo assicurativo-finanziario italiano ha annunciato una pipeline di €250 milioni di nuovi progetti destinati a sostenere export e investimenti in quest’area caratterizzata da livelli di rischiosità elevati e da un potenziale di crescita notevole. “C’è una naturale convergenza tra quello che l’Italia ha da offrire e quello di cui l’Africa sub-sahariana ha bisogno per proseguire nel proprio cammino di sviluppo – ha spiegato Riccardo Fanelli, responsabile dell’ufficio di SACE a Johannesburg, che svolge le funzioni di hub per i mercati dell’Africa sub-sahariana –. Le imprese africane domandano tecnologie affidabili, dai macchinari agli apparecchi elettrici, dalle infrastrutture ai materiali da costruzione: tutti settori in cui le Pmi italiane eccellono. SACE è qui per valorizzare questo potenziale, mettendo a disposizione degli operatori economici un’ampia gamma di servizi assicurativo-finanziari necessari per far crescere il business in sicurezza”. Per rafforzare la propria capacità d’intervento in Africa sub-sahariana, SACE ha sviluppato una partnership di risk-sharing con l’Agenzia africana per lo sviluppo economico (ATI – African Trade Insurance Agency): avviata nel 2009, con l’acquisizione di US$10 milioni del capitale di ATI da parte di SACE, la cooperazione è stata ulteriormente rafforzata nel 2010 con l’entrata di SACE nel consiglio di amministrazione, e nel 2011, con l’attivazione di un desk permanente presso il quartier generale di ATI a Nairobi.

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L’UE deve combattere la biopirateria, chiedono i deputati

Posted by fidest on Wednesday, 16 January 2013

deve combattere la “biopirateria” delle multinazionali che sfruttano piante con proprietà medicinali e rimedi tradizionali originari dei paesi in via di sviluppo, senza condividerne i profitti con le popolazioni indigene, secondo quanto afferma il Parlamentò in una risoluzione non legislativa approvata martedì.La biopirateria, la pratica di brevettare e commercializzare le conoscenze tradizionali o le risorse genetiche di popoli indigeni, può bloccare lo sviluppo economico di paesi in via di sviluppo e il raggiungimento degli stessi obiettivi dell’UE in materia, affermano i deputati nella risoluzione approvata per alzata di mano. Nel testo, si sottolinea che il 70% delle popolazioni povere del mondo “dipende direttamente dalla biodiversità per la sopravvivenza e il benessere”.”Il novanta per cento del patrimonio biologico del mondo si trova nei paesi in via di sviluppo, ma la maggior parte dei brevetti è detenuta da quelli sviluppati. Le nostre regole per l’utilizzo delle risorse naturali e delle conoscenze tradizionali non sono ben definite e le aziende sfruttano questa situazione d’incertezza giuridica per utilizzare il know-how tradizionale. L’UE deve contribuire a garantire che i benefici siano condivisi in modo equo, in linea con il suo impegno nella lotta contro la povertà”, ha detto la relatrice Catherine Grèze (Verdi, FR).Anche se ci sono accordi internazionali a tutela dei diritti delle popolazioni indigene su risorse genetiche e conoscenze tradizionali, non ci sono meccanismi per farle rispettare. Il diritto di proprietà intellettuale, cosi come esiste oggi, può anche avere effetti negativi, in quanto valuta le conoscenze tradizionali esclusivamente dal punto di vista del mercato, dicono i deputati.
Per prevenire la biopirateria, i deputati chiedono che la concessione di un brevetto sia subordinata all’obbligo di rivelare l’origine delle risorse genetiche e del sapere tradizionale utilizzati, e fornire la prova del consenso da parte delle autorità del paese fornitore e anche la prova di una equa condivisione dei benefici L’Unione non dovrebbe chiedere ai paesi in via di sviluppo di firmare accordi commerciali che includano norme “di ampia portata” in materia di proprietà intellettuale (sementi e farmaci), poiché queste al momento non soddisfano le esigenze di chi possiede le conoscenze tradizionali, dicono i deputati. L’UE dovrebbe anche aiutare i paesi in via di sviluppo nella costruzione di meccanismi giuridici e istituzionali e nella comprensione dei sistemi di protezione dei brevetti In tal senso, I deputati vedono con favore la decisione della Commissione di implementare il protocollo di Nagoya, che mira proprio a tutelare i diritti dei paesi e delle comunità locali sull’uso di risorse genetiche e conoscenze tradizionali.

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Dagli scarti, cibo ed energia per tutti

Posted by fidest on Thursday, 10 May 2012

Torino 12 maggio 2012, ore 15,30. Salone Internazionale del libro di Torino, Salone OFF presso la Biblioteca civica di Villa Amoretti, Corso Orbassano, 200 Torino. Il 12 maggio 2012, presso la biblioteca civica di Villa Amoretti a Torino si terrà l’incontro Tecnologia HYST: dagli scarti, cibo ed energia per tutti. Tema della giornata sarà lo “scarto”. Lo scarto è il “rifiuto della società, colui che viene emarginato; è l’edificio industriale abbandonato; è il testo letterario o musicale censurato. Ma è anche il rifiuto che viene riciclato” (http://www.salonelibro.it/it/salone/salone-off.html). Proprio a proposito di un’innovativa utilizzazione degli scarti, nell’ambito della manifestazione trova spazio la tecnologia HYST.L’ing. Pierpaolo Dell’Omo dell’Università di Roma La Sapienza – DIAEE, e la dott.ssa Francesca Luciani dell’Istituto Superiore di Sanità – CRIVIB, illustreranno il funzionamento della HYST e le sue possibili applicazioni nel campo dell’energia e dell’alimentazione umana e zootecnica.Tale tecnologia consente di lavorare a costi irrisori e senza alcun impatto ambientale gli scarti dell’industria molitoria, ricavandone alimenti inediti per valore nutrizionale e contenuto di vitamine e minerali. Dagli scarti delle attività agricole si producono invece mangimi e “basi” che vengono trasformate in biocarburanti a basso costo. Lo scarto, quindi, attraverso la HYST diventa fonte di nutrimento ed energia sostenibile. Questa tecnologia è stata oggetto, il 23 febbraio 2012, di un convegno presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche Roma1. Inoltre, in data 4 maggio 2012, nell’ambito dello European Flour Millers Congress, organizzato dall’Italmopa, il Coordinatore Tecnologie Biomasse e Bioenergie dell’ENEA, dott. Vito Pignatelli, ha citato la tecnologia HYST come esempio di tecnologia italiana all’avanguardia per l’utilizzo a fini energetici delle paglie di cereali, oggi considerate “scarti” di cui disfarsi.
L’inventore della rivoluzionaria tecnologia è l’ing. Umberto Manola, la cui ricerca è stata finanziata dall’associazione Scienza per Amore. Nell’ambito della conferenza, sarà presentato il libro che racconta la storia dell’Associazione, nonché le vicissitudini legate al percorso della tecnologia e al progetto Bits of Future: Food for All, ad essa collegato. Un progetto umanitario che ha lo scopo di mettere la HYST a disposizione dei Paesi in via di sviluppo, a partire dall’Africa.

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Africa: istruzione adolescenti

Posted by fidest on Thursday, 26 April 2012

Negli ultimi 20 anni, gli adolescenti hanno beneficiato di progressi nel campo dell’istruzione e della salute pubblica. Tuttavia, secondo un nuovo rapporto UNICEF, le necessità di molti adolescenti vengono trascurate, e ogni anno più di 1 milione perde la vita e decine di altri milioni non frequentano la scuola.Secondo il Rapportoin Africa sub-sahariana, il numero di adolescenti sta ancora crescendo e si prevede che, entro il 2015, sarà l’area al mondo con il maggior numero di adolescenti. Solo la metà dei bambini nell’Africa sub-sahariana completa la scuola primaria e l’occupazione giovanile è bassa. Il nuovo rapporto UNICEF “Progress for Children-a report card on adolescent” mette in evidenza altre conseguenze allarmanti dei benefici di un progresso che non ha raggiunto equamente il totale di 1,2 miliardi di adolescenti (le Nazioni Unite definiscono l’adolescenza un’età compresa tra i 10 e 19 anni). “Gli svantaggi dovuti alla povertà, alla propria condizione sociale, o appartenenza di genere o alla disabilità impediscono a milioni di adolescenti di realizzare il loro diritto ad avere un’istruzione di qualità, di ottenere assistenza sanitaria, protezione e partecipazione”, ha dichiarato il Vice Direttore generale dell’UNICEF Geeta Rao Gupta. “Questo rapporto rafforza la nostra comprensione dei problemi che affliggono gli adolescenti più poveri e svantaggiati. E’ tempo di soddisfare i loro bisogni, non dobbiamo lasciarli indietro “. Dati del rapporto- Ogni anno 1,4 milioni di adolescenti muoiono a causa di incidenti stradali, complicazioni dovute al parto, suicidi, AIDS, violenze e altre cause. In Africa, le complicazioni durante la gravidanza e il parto sono la principale causa di morte per le ragazze tra i 15 ai 19 anni. In un sondaggio effettuato nella Repubblica Democratica del Congo, il 70% delle ragazze sposate tra i 15 e i 19 anni ha detto di aver subito violenza dall’attuale (o ex) partner o coniuge. Oltre un terzo delle donne tra i 20 e i 24 anni nei paesi in via di sviluppo si sono sposate a 18 anni e circa un terzo di queste si sono sposate a 15 anni. In Niger, la metà delle giovani donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni ha partorito prima di aver compiuto 18 anni. Globalmente, il 90% dei bambini in età scolare è iscritto alle scuole elementari. Pur con dei miglioramenti a livello mondiale, il tasso di iscrizione alla scuola secondaria rimane comunque basso nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e in Asia. Molti alunni in età scolare secondaria frequentano le elementari. L’Africa Sub-sahariana ha i peggiori indicatori nell’istruzione secondaria di qualsiasi regione. In tutto il mondo, 71 milioni di bambini non vanno a scuola e 127 milioni di giovani tra i 15 ei 24 anni sono analfabeti – la maggior parte in Asia meridionale e Africa sub-sahariana.
Il rapporto sottolinea l’importanza di attuare interventi, programmi e politiche a sostegno dei diritti di tutti gli adolescenti. L’adolescenza è una fase critica dell’infanzia in cui il giusto investimento può interrompere il ciclo della povertà e portare vantaggi economici, sociali e politici a adolescenti, comunità e nazioni. Secondo il rapporto UNICEF, gli adolescenti devono essere riconosciuti come veri agenti di cambiamento nelle loro comunità. Programmi e politiche devono proteggere gli adolescenti e i bambini, ma anche riconoscere la loro capacità di creatività, innovazione, le loro energie- per risolvere i loro problemi.

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Unicef: condizione dell’infanzia nel mondo

Posted by fidest on Thursday, 1 March 2012

Flag of UNICEF

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“Oggi il 50% di tutta la popolazione mondiale vive in aree urbane ed entro la metà di questo secolo arriverà a oltre due terzi. Questo rapporto è dedicato a bambini e ragazzi che vivono negli ambienti urbani di tutto il mondo; sono più di un miliardo e il loro numero continua ad aumentare” – ha dichiarato il Presidente UNICEF Guerrera. – Ogni anno la popolazione urbana aumenta di circa 60 milioni di persone. L’Asia ospita la metà della popolazione urbana mondiale, nonché 66 delle 100 zone urbane che crescono più rapidamente. Eppure, circa un terzo della popolazione urbana mondiale già oggi vive negli slum – e in Africa questa percentuale sale al 60% – dove si concentrano povertà, emarginazione e discriminazione. Entro il 2020 quasi 1,4 miliardi di persone vivranno in insediamenti non ufficiali e negli slum”. “Quando pensiamo alla povertà, le immagini che tradizionalmente ci vengono in mente sono quelle dei bambini nei villaggi rurali” ha detto il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake (nella presentazione da Città del Messico). “Oggi, sempre più bambini vivono negli slum e nelle baraccopoli e sono tra i più svantaggiati e vulnerabili al mondo, privati della maggior parte dei servizi di base e del diritto di crescere bene. Escludendo questi bambini che vivono negli slum non solo li priviamo della possibilità di sviluppare il proprio potenziale, ma priviamo anche le loro società di benefici economici che derivano da una popolazione urbana in buona salute e ben istruita”. Le città offrono a molti bambini scuole, ospedali e parchi gioco. Le stesse città, in tutto il mondo, presentano anche una serie di disparità in termini di salute, istruzione e opportunità per i bambini. In molte regioni, le infrastrutture e i servizi non tengono il passo della crescita urbana, così i bisogni di base dei bambini non vengono soddisfatti. Le famiglie che vivono in povertà spesso pagano molto di più per dei servizi scadenti. Per esempio l’acqua nei quartieri più poveri, dove i residenti devono acquistarla da venditori privati, può costare 50 volte di più che nei quartieri ricchi, dove le case ricevono l’acqua direttamente tramite le condutture.Per l’UNICEF è essenziale concentrarsi sull’equità, raggiungendo i bambini più poveri dovunque essi vivano. L’UNICEF chiede con forza ai governi di mettere i bambini al centro dei piani urbanistici e di ampliare e aumentare i servizi per tutti, cominciando con l’avere a disposizione dati più accurati e più specifici per identificare e colmare le disparità tra i bambini nelle aree urbane.Nell’ambito delle buone pratiche, il Rapporto dà grande spazio all’iniziativa internazionale “Città amiche dei bambini”, lanciata dall’UNICEF e da UN-Habitat, che rappresenta la prima partnership tra tutte le parti interessate e mette i bambini al centro dell’agenda urbana. “Oggi, ci sono più di 300 Sindaci italiani nominati ‘Difensori dell’Infanzia’ dai Comitati Provinciali per l’UNICEF, con l’impegno di realizzare i ‘9 passi per costruire una città amica dei bambini’, il quadro di riferimento dell’UNICEF Internazionale per tutte le amministrazioni comunali del mondo” ha ricordato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.“L’urbanizzazione è una realtà della vita e noi dobbiamo investire di più nelle città, focalizzando maggiormente l’attenzione nel fornire servizi ai bambini che più hanno bisogno”, ha concluso Lake, Direttore generale dell’UNICEF.

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Egypt Buys More CGM, DDGS

Posted by fidest on Saturday, 25 February 2012

Egypt’s October-to-January imports of corn gluten meal (CGM) reached 50 million metric tons, up 19 percent compared to last year, a development Dr. Hussein Soliman, U.S. Grains Council director in Egypt, attributed to increased production in Egypt’s poultry, fish and dairy sectors. CGM use in fish feed has grown 20 percent in the last three years and continues to trend upward.“Last year, Egypt’s CGM imports reached 164,000 metric tons – a relative milestone compared to 2000 when imports were zero. Egypt is now the largest export market for U.S. CGM,” Soliman noted. Imports of distiller’s dried grains with solubles (DDGS) also increased to 109,840 metric tons in calender year 2011, up from 80,000 metric tons last year.

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Crisi alimentare in Africa

Posted by fidest on Wednesday, 18 January 2012

Ambia Mohammed is left struggling to look afte...

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Il ritardo della comunità internazionale nel rispondere ai primi segnali di crisi alimentare in Africa orientale è costata migliaia di morti e milioni di dollari. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto “Un pericoloso ritardo”, diffuso oggi da Oxfam e Save the Children.In Corno d’Africa gli interventi avrebbero dovuto essere più tempestivi e anche se è impossibile calcolare esattamente quante siano le vittime della siccità che ha colpito la regione, un dato vale per tutti: nel solo periodo aprile-agosto 2011, il governo britannico ha stimato tra 50 e 100.000 decessi, di cui più della metà bambini sotto i 5 anni. Un altro dato ancora viene dal governo statunitense, più di 29.000 bambini minori di 5 anni sono morti in 90 giorni tra maggio e luglio. Oggi la Somalia è ancora colpita dalla peggior crisi alimentare del mondo con centinaia di migliaia di persone a rischio. Qualche azione preventiva è stata intrapresa, ma la crisi richiedeva un maggiore impegno e gli interventi più costosi sono stati effettuati troppo tardi. Trasportare 5 litri di acqua al giorno per 5 mesi – nel tentativo estremo di salvare la vita a 80.000 persone in Etiopia – costa più di 3 milioni di dollari. Al contrario, nella prime fasi della siccità, sarebbero stati sufficienti 900.000 dollari per predisporre fonti di approvvigionamento idrico nella stessa area. E’ una lezione da tenere presente per l’Africa occidentale, regione minacciata dal rischio di una crisi alimentare che potrebbe colpire milioni di persone. Secondo Save the Children, in alcune aree del Niger intere comunità sono già alle prese con scorte di cibo, denaro e carburante minori di un terzo rispetto al livello minimo necessario per sopravvivere. Più in generale, nel Sahel la produzione di cereali è diminuita del 25% in un anno e i prezzi sono aumentati del 40% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. L’ultima crisi alimentare nella regione ha colpito 10 milioni di persone nel 2010. Uno scenario che il Forum Economico Mondiale in programma la settimana prossima e l’Unione Africana non possono permettersi di ignorare, se vogliono evitare un disastro umanitario. Per questo è cruciale non ripetere gli errori fatti nel Corno d’Africa. Secondo il rapporto di Oxfam e Save the Children, le agenzie umanitarie e i governi hanno indugiato per sei lunghi mesi prima di fornire aiuti su larga scala. Si sono attese le prove inequivocabili di una catastrofe umanitaria invece di agire per prevenirla. I sistemi più avanzati di allerta avevano preannunciato la probabile emergenza in Africa orientale per agosto 2010. Ma una risposta vera e propria c’è stata solo a luglio 2011, quando i tassi di malnutrizione in alcune regioni avevano superato di gran lunga la soglia di emergenza, e i media avevano cominciato a interessarsi della crisi. Oxfam e Save the Children chiedono di riformare le strategie d’intervento secondo le indicazioni della “Charter to end estreme hunger”, un’iniziativa congiunta per spingere i governi ad assumersi le loro responsabilità e intraprendere passi concreti per evitare nuove crisi alimentari.
Oxfam ha aiutato circa 1.5 milioni di persone in Somalia, 300.00 in Etiopia e circa un milione in Kenya fornendo acqua pulita, servizi igienici, cibo terapeutico per bambini malnutriti, denaro contante e mezzi di sostentamento.
Save the Children ha raggiunto e aiutato più di 280.000 persone in Somalia, 1 milione in Etiopia e più di 440.000 in Kenya.

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