“Il Bolscevico”, organo del PMLI ha scritto un commento al discorso di fine anno del presidente della repubblica molto critico che non condividiamo nella forma e in alcuni suoi passi dove l’ideologia trascende nell’aggressione, ma comprendiamo la sostanza. In altri termini si rimprovera al Presidente della Repubblica di aver voluto sacrificare i lavoratori “per far uscire il capitalismo della crisi”. In effetti non si può difendere ad oltranza una manovra così palesemente sbilanciata che penalizza i redditi medio-bassi e tutela quelli alti anche se, tanto per gradire, si da ad essi una certa “spolveratina”. E’, come dire, che se togliere 100 euro al mese ad un pensionato o ad un lavoratore dipendente o autonomo che percepiscono 1000/1200 vuol dire qualcosa non lo è di certo per coloro che incassano cifre di gran lunga superiori. E si percepisce nello stesso invito del Presidente ai sindacati di “essere responsabili” un tentativo di coinvolgerli in misure inique con l’alibi della ragione di Stato. Ma vi è anche un altro timore è che, ad un certo punto, la “rabbia popolare” si faccia sentire e allora tutto il sistema andrebbe in crisi, ma questa volta sarebbero i ceti benestanti e ricchi a subirne le conseguenze maggiori. E la situazione diventa ancora più odiosa se si pensa che siamo al cospetto di 70 miliardi di sprechi annuali (secondo i dati della Corte dei conti) e il governo non fa nulla. Si acquistano aerei militari da combattimento come se il paese fosse minacciato da una guerra imminente e si spendono 13 miliardi di euro, non si fa nulla per contenere i costi della politica e perdiamo altri 9 miliardi di euro, abbiamo un’evasione fiscale che viaggia sui 200 miliardi di euro e quel che sappiamo fare di meglio è mandare 80 ispettori del fisco a Capodanno a Cortina d’Ampezzo per scoprire i ricchi italiani come se da tempo non li conoscessimo. E allora mi chiedo se il Presidente della Repubblica queste cose le conosce o no. Se le conosce avrebbe dovuto evitare di parlare di sacrifici doverosi dato che i soli sprechi recuperati avrebbero potuto evitare i salassi in atto. Se non li conosce è davvero una triste cosa. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Il “Bolscevico” su Napolitano
Pubblicato da fidest su giovedì, 5 gennaio 2012
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Lesbica pestata a Milano
Pubblicato da fidest su sabato, 10 settembre 2011
Rasato, tatuato, palestrato, sui 35 anni: è l’identikit dell’uomo che la sera del 7 settembre, intorno alle 23, ha pestato una donna lesbica di 29 anni, in un ristorante di via Raffaello Sanzio, a Milano. “E’ l’ennesimo caso di violenza omofobica,” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, “un fenomeno gravissimo che nasce da un rifiorire, in Italia, della cultura dell’intolleranza. La donna è stata insultata e coperta di pugni al volto, senza che nessuno dei clienti del ristorante intervenisse, salvo alcune amiche della vittima. Questo drammatico episodio va sommato alle violenze e intimidazioni che colpiscono nel nostro paese migranti, Rom ed ebrei. Basta effettuare una rapida ricerca su google per comprendere la frequenza e la gravità delle aggressioni”. La vittima è stata curata in ospedale, quindi ha presentato denuncia in questura. “In Italia mancano programmi che educhino i giovani e tutta la popolazione al rispetto delle minoranze e alla tolleranza reciproca,” proseguono gli attivisti, “mentre politici e personaggi pubblici continuano a diffondere ideologie omofobe e razziste, ignorando le leggi nazionali ed europee che proteggono le minoranze e promuovono l’uguaglianza. A cosa servono le parole del Commissario europeo per i Diritti Umani Thomas Hammarberg, che nel rapporto sull’Italia diffuso alcuni giorni fa ha denunciato il clima di intolleranza e le violenze causate dal pregiudizio, se non si attuano piani istituzionali per combattere tale escalation di odio razziale e di genere?” Il Gruppo EveryOne ha inoltre trasmesso una raccomandazione alla Procura della Repubblica di Milano e alle autorità che indagano sull’aggressione della donna lesbica: “Alcune sue amiche hanno potuto seguire l’aggressore fino alla fermata della metropolitana Buonarroti, che è videosorvegliata. Chiediamo agli inquirenti di analizzare senza indugi le riprese successive alle 23.30 della sera dell’evento. Considerate le descrizioni dell’energumeno, non sarà difficile identificarlo e rintracciarlo, evitando che colpisca ancora, spinto da un’omofobia che sembra non conoscere limiti”.
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Roma: Aggressione autisti Atac
Pubblicato da fidest su lunedì, 20 dicembre 2010
“Cinque casi negli ultimi dieci giorni non vanno assolutamente sottovalutati. E’ tempo di sbarrare la strada alla violenza perpetrata da bulli e violenti e di rendere prioritaria la tutela degli utenti e dei lavoratori del trasporto pubblico” – lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, presidente della Commissione sicurezza di Roma Capitale, in merito ai due autisti costretti a deviare la corsa e ad un terzo aggredito con uno spray che si vanno ad aggiungere alle altre due aggressioni verificatesi negli ultimi giorni sul 786 da parte di alcuni ragazzi poco più che maggiorenni e sull’870 che ha visto coinvolto una autista donna. “E’ necessario concludere quanto prima il cronoprogramma per la messa in sicurezza del trasporto pubblico locale predisposto dall’Atac su indicazione dell’assessorato alla Mobilità, dotando gli autobus di cabine antintrusione per il conducente, telecamere sui mezzi più a rischio e pulsanti che consentano di dare l’allarme direttamente alle sale operative delle forze dell’ordine, al fine di tutelare i conducenti spesso vittime di aggressioni. Non bisogna, infatti, agire sulle emergenze, ma sulla prevenzione, prosegue Santori. Verificheremo a che punto è l’obiettivo di arrivare a 252 autobus con cabina antintrusione per il conducente e quanti autobus della flotta, dei 300 previsti, sono stati montati delle telecamere sulle tratte a maggior rischio. Nel frattempo auspichiamo che sia terminato il collaudo dei 409 mezzi del deposito Grottarossa montati con il sistema di rilevamento avm e attrezzati con un pedale di soccorso direttamente collegato con la sala sistema per il pronto intervento. Da troppo si parla invano di sicurezza degli utenti e dei lavoratori del Tpl romano. E’ ora di passare dalle parole ai fatti”.
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C’è chi cerca lo scontro
Pubblicato da fidest su giovedì, 7 ottobre 2010
I fatti di queste ultime ore, dall’attacco alla sede nazionale della Cisl alle scritte apparse ad Ivrea, dovrebbero far riflettere tutti sul crescendo di tensione e di conflittualità nel nostro Paese. E’ necessario far prevalere il senso di responsabilità e difendere i valori del confronto e del rispetto.
La scelta di alcuni esponenti della Fiom di partecipare a un dibattito organizzato dal centro sociale Askatasuna non va purtroppo in questa direzione, perché finisce con dare spazio a chi ha organizzato l’aggressione a Raffaele Bonanni e al PD in occasione della Festa Democratica, nonché numerosi altri atti violenti e intolleranti a Torino e in Valle di Susa. Chi cerca sistematicamente lo scontro e il conflitto non può essere riconosciuto come interlocutore. (Gianfranco Morgando Segretario Regionale PD Piemonte)
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Politica: Prendere le distanze dalla violenza
Pubblicato da fidest su domenica, 12 settembre 2010
Replica dell’Associazione lettiana al quotidiano comunista. E per il PD un monito: “Questa è l’ora della verità”. “C’è qualcosa che chi ha a cuore una reale alternativa per questo Paese deve ricordare ai giornalisti del Manifesto e a quanti in questi giorni hanno fatto fatica a prendere le distanze in maniera netta e inequivocabile dall’aggressione al segretario della CISL. Chi usa le parole, in politica come sui media, senza rendersi conto di quanto sia oggi fragile la società italiana oltre che un irresponsabile, è – direbbe Capitini – un vile”. Risponde così Francesco Russo, segretario generale di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta, alla posizione assunta in questi giorni dal quotidiano Il Manifesto sull’aggressione al segretario della CISL Raffaele Bonanni. “Per questo – prosegue l’articolo di Russo pubblicato sul web magazine del think tank lettiano – ha fatto bene Enrico Letta a sbattere la porta in faccia a chi non ha nulla a che fare con il centrosinistra. Il coraggio è, oggi, quello di chi non risponde alla mancanza di rispetto per leggi e magistratura da parte di Berlusconi con altrettanta accondiscendenza per l’illegalità ‘buona’ dei centri sociali, ma di chi compie la fatica di formulare proposte credibili e di ricucire gli strappi di un tessuto sociale che nessuno dovrebbe aver interesse a fare a brandelli”. “E questa, se ci è permesso – conclude Russo – è anche l’ora della verità per il Partito democratico e il Nuovo Ulivo rilanciato da Pierluigi Bersani. Sono sul tavolo alcune grandi scelte di campo che ne definiranno la reale identità, dopo la fase della “convivenza” delle culture di Margherita e Ds. Mai più in mezzo. I Democrat dovranno scegliere nettamente fra i professionisti della provocazione e i riformisti dialoganti, fra l’utopia “contro” di Vendola e quella inclusiva di Obama, fra chi vorrebbe costruire un’alternativa di governo con tutti gli attori di buona volontà e chi preferisce le rendite di posizione della minoranza”.
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Video aggressione alla camera dei deputati
Pubblicato da fidest su mercoledì, 7 luglio 2010
Lettera aperta al Presidente della Camera.“Gentile Presidente, oggi in Aula è accaduto un fatto di una gravità che non ha precedenti. Come potrà verificare dai resoconti dell’Aula, a seguito di un intervento dell’On Barbato che non aveva alcun contenuto offensivo o lesivo della onorabilità di alcuno, si è verificata una vera e propria aggressione fisica e violenta da parte di un numeroso drappello di parlamentari della PdL, che pur trattenuti dagli assistenti parlamentari si sono letteralmente avventati contro l’On. Barbato, calpestando persone e cose e in particolare uno di questi parlamentari ha volutamente colpito con un pugno l’onorevole in pieno volto” è quanto si legge nella lettera che il presidente dei deputati di IDV Massimo Donadi, ha inviato al presidente della Camera Gianfranco Fini. “Non conosco o non ricordo precedenti, non solo in questo Parlamento ma neanche in quelli di altre grandi democrazie europee, in cui un parlamentare debba subire una violenza fisica per la sola colpa di aver espresso una critica politica. Per questa ragione Le chiedo di voler convocare un’immediata riunione dell’Ufficio di Presidenza della Camera, acquisendo altresì tutte le registrazioni video dell’accaduto e provvedendo con opportuna e adeguata severità a sanzionare tali inconcepibili comportamenti” si legge nella lettera. “Le rappresento, inoltre, l’apprezzamento che il mio Gruppo avrebbe qualora Lei ritenesse di rendere di pubblico dominio e quindi accessibili alla pubblica informazione suddette registrazioni video, in quanto riteniamo che questi fatti non possano essere sottratti alla conoscenza della pubblica opinione” si legge nella lettera.
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Teatro: Il Sogno di Ipazia
Pubblicato da fidest su martedì, 6 aprile 2010
Roma dall’8 al 25 aprile Teatro Belli – piazza Sant’Apollonia, 11a – (trastevere) dal martedì
al sabato alle 21,00 – domenica alle 17,30 Diritto & Rovescio – Teatro Belli Opere Festival 2009 – Ipazia Preveggenza Tecnologica presentano Il Sogno di Ipazia di Massimo Vincenzi con Francesca Bianco voce fuori campo di Stefano Molinari musiche di Francesco Verdinelli regia di Carlo Emilio Lerici Lo spettacolo racconta l’ultimo giorno di Ipazia. Dal suo risveglio al mattino, seguito dall’uscita di casa per recarsi alla sua scuola, sino all’aggressione e alla morte.
La narrazione è intervallata dal ricordo di una delle imprese “disperate” tentate dalla protagonista: salvare la biblioteca di Alessandria. Impresa che abbiamo preso come simbolo della sua intera vita. A questo ricordo si alterna la voce sempre più veemente, e progressivamente più violenta, dell’autorità politica e religiosa. Partendo dal primo editto di Teodosio del 380 d.c. per arrivare ai veri e propri anatemi del vescovo Cirillo. Per la parte relativa ad Ipazia la narrazione, pur fedele alla documentazione storica, è stata in gran parte liberamente reinventata. Per la parte relativa all’autorità politica i testi sono tratti dai quattro editti teodosiani. Per la parte relativa al vescovo Cirillo sono stati utilizzati frammenti dei suoi discorsi liberamente riadattati, tenendo come guida le testimonianze storiche che ci sono arrivate. (Ipazia)
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Aggressione a Roma alla guardia medica
Pubblicato da fidest su lunedì, 29 marzo 2010
Roma. Il servizio di Continuità Assistenziale (ex guardia medica), “registra” un ennesimo episodio di aggressione. E’ accaduto intorno alle 16 a Roma, nella postazione di via delle Pispole (Tor Bella Monaca) dove, Flora G., dottoressa di turno nella sede romana, si è dovuta barricare in una stanza della struttura sanitaria, per difendersi dalle minacce di morte da parte di un malvivente che ha fatto irruzione nella postazione. Tutto è iniziato telefonicamente. L’uomo, infatti, ha contattato in primis il servizio di Continuità Assistenziale che, com’è noto, viene filtrato dalla Centrale di Ascolto. E, proprio da un operatore della Centrale di Ascolto, Flora G. ha ricevuto la segnalazione della chiamata del paziente, che necessitava della prescrizione di un antibiotico. Come da prassi, la dottoressa ha quindi richiamato l’uomo, spiegandogli che avrebbe dovuto recarsi in ambulatorio per ritirare la ricetta medica. Un servizio che, invece, l’utente pretendeva direttamente a domicilio. Così, quando si è sentito negare la possibilità di ottenere la prescrizione direttamente a casa, è andato su tutte le furie, iniziando ad inveire contro la professionista. Una rabbia che, di lì a poco, lo ha spinto a recarsi direttamente nella postazione di Continuità Assistenziale dove, un collega di Flora G., di fronte al perpetrarsi delle minacce, ha cercato di tutelare l’incolumità della donna, impedendo all’aggressore di entrare nella struttura. Ma, vedendosi negare l’accesso, l’uomo ha finto un malore, inscenando uno svenimento. I medici sono quindi intervenuti, cercando di soccorrerlo, ma dandogli anche la possibilità di accedere nei locali. Una volta dentro, il malvivente si è scagliato nuovamente contro la dottoressa che è riuscita a rifugiarsi in una stanza della struttura, bloccando ulteriormente la porta con il peso di alcuni mobili. Solo allora Flora G. ha potuto chiamare i carabinieri, che sono intervenuti sul posto. La dottoressa è stata portata in ospedale per accertamenti e in stato di shock.
“Siamo arrabbiati e sconcertai di fronte all’ennesimo episodio di aggressione nei confronti dei medici di continuità assistenziale – dichiara Pina Onotri, segretario organizzativo del Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (SMI) – E, in particolare, ai danni della collega, che non è nuova a questo tipo di esperienza, in quanto lavora in una delle zone più disagiate della Capitale.Con rammarico bisogna sottolineare che, nonostante lo Smi-Lazio abbia presentato un protocollo sulla sicurezza delle Guardie Mediche all’Assessorato delle Pari Opportunità del Comune di Roma, offrendo la più totale collaborazione, lo stesso documento è rimasto ‘lettera morta’.Dobbiamo aspettare il prossimo stupro o il prossimo omicidio affinchè qualcosa venga fatto?”
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Aggressione figlio sindaco Roma
Pubblicato da fidest su martedì, 16 marzo 2010
“Voglio esprimere la mia ferma condanna e la mia piena solidarietà a Manfredi Alemanno e ai suoi amici vittime di un’aggressione che si è compiuta a Piazza Euclide. Purtroppo è stato uno scambio di persone e alla base di questa aggressione non vi è nessuna motivazione politica o razziale, certo però colpisce il fatto che una banda di adolescenti, in questi caso figli di immigrati, giri per la città nel tentativo di saldare i propri conti e aggredisce in questa maniera due giovani che hanno avuto l’unica sfortuna di trovarsi in quel momento a Piazza Euclide”. Dichiara Federico Rocca Consigliere Comunale del PdL. “Sarà forse per questo motivo che tutta la sinistra ancora non ha detto una parola su questa vicenda? Hanno forse qualche problema ad esprimere la propria solidarietà e condanna dell’aggressione? Non credo che ci sia differenza se viene aggredito un immigrato da una banda di italiani o al contrario se ci sono degli italiani aggrediti da una banda di immigrati perchè se qualcuno dovesse fare questa distinzione vuol dire che la situazione è decisamente preoccupante di quanto si possa pensare. Voglio augurarmi di no, anzi, come ho avuto modo di dire ieri intervendo al presidio della comunità bengalese alla Magliana, la politica si deve ritrovare unita e compatta senza distinzione alcuna per condannare e combattare ogni forma di violenza, intollerenza e razzismo. In questo momento particolarmente teso e con un clima che mi piace poco, invito tutti ad usare la testa e il senso di responsabilità che dovrebbe appartenere soprattutto a chi ha dei ruoli istituzionali. Gettare benzina sul fuoco non serve a nessuno, non sarà alimentando odio e tensioni tra le parti politiche o tra cittadini italiani e stranieri che riusciremo a migliorare la situazione. Spero che a breve il mondo politica dica la sua anche su questa vicenda ma non per polemizzare ma per dire basta, per dire collaboriamo insieme per garantire la sicurezza a tutti e per favorire l’integrazione dei cittadini immigrati nel nostro paese, al tempo stesso – conclude Rocca – sono convinto che quanto accaduto alla Magliana e a Piazza Euclide sia frutto anche di un disagio sociale e di un degrado valoriale che colpisce alcune fasce della nostra società”.
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La morte di Enzo Fragalà
Pubblicato da fidest su domenica, 28 febbraio 2010
L’avvocato palermitano, come è noto, è stato vittima di un’aggressione selvaggia da uno sconosciuto che ha poi fatto perdere le sue tracce. Per tre giorni è rimasto in agonia. Gli Indipendentisti FNS nel rendere gli onori dovuti alla figura di gentiluomo e al ruolo di giurista svolto da Enzo Fragalà nella politica e nella professione, ribadiscono “l’esigenza che le indagini per individuare l’assassino (o gli assassini) vengano svolte a 360 gradi, anche con l’apporto dei Servizi Segreti, se necessario. La verità va cercata e trovata ad ogni costo”. “Quello di Enzo Fragalà – si precisa in una nota del Fns – è stato, infatti, un omicidio che offende e colpisce, oltre che i familiari, tutto il Popolo Siciliano ed anche tutta la Società civile. Un delitto efferato che, se dovesse rimanere impunito, aprirebbe la porta a tutta una serie di barbarie e di violenze intollerabili. E’ uno di quei delitti, questo, in cui la giustizia dovrebbe avere anche il requisito della esemplarità. A sua volta il Ministro Altero Matteoli ha rilasciato la seguente dichiarazione: ““Ci ha lasciato un galantuomo, un professionista stimato, un politico apprezzato che ha servito con passione gli ideali e i valori della destra politica”. “Auspico – aggiunge Matteoli – che la magistratura e le forze dell’ordine riescano rapidamente ad assicurare alla giustizia il responsabile di questo incredibile assassinio. Alla moglie e ai figli desidero far giungere le più sentite condoglianze e i sentimenti di vicinanza al loro dolore”. L’on.le Aldo Di Biagio dichiara: ““Enzo Fragala’ si è spento e la notizia ci ha colti con profondo dolore. In questo momento terribile sono vicino alla famiglia, alla quale esprimo il mio sincero cordoglio”. Lo ha dichiarato Aldo Di Biagio, deputato del PdL. “Il rammarico assume dei toni ancora più forti ed insopportabili perché la tragedia di questo uomo è figlia della barbarie perpetrata da infami. L’auspicio è che gli inquirenti facciano luce su quanto accaduto e scovino i reali responsabili dell’accaduto dando giustizia ad una famiglia lacerata dal dolore”.
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Aggressione a sindacalista
Pubblicato da fidest su domenica, 21 febbraio 2010
La Fillea Cgil Roma e Lazio informa: “Siamo in presenza di un nuovo episodio di intolleranza, non solo verbale, ma anche fisica, nei confronti di un nostro funzionario mentre svolgeva la sua normale attività sindacale nei cantieri edili della capitale. Il fatto avvenuto in Via Grotte di Gregna, nel territorio del V Municipio, in un appalto del Comune di Roma per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo. Il committente la Soc. LORUS e limpresa esecutrice il Consorzio Intesa Cooperativo che ha affidato il lavoro alla Adok System Societa Cooperativa, alle cui dipendenze ci sono 9 lavoratori egiziani. Lintervento del funzionario della Fillea Cgil era prevalentemente rivolto ai problemi di sicurezza, viste le precarie condizioni in cui i lavoratori stavano lavorando; inoltre la stessa azienda risultava non essere iscritta n alla Cassa Edile di Roma n alla Edilcassa, enti che certificano la regolarit dellimpresa e del lavoro. Questi sono stati i motivi scatenanti che hanno visto la reazione violenta del capocantiere. Solo il senso di responsabilità del nostro funzionario ed il successivo intervento della Polizia di Stato e dei Vigili Urbani hanno impedito che questa degenerasse con conseguenze gravi. Tutto questo dovrebbe essere da monito alle Amministrazioni Appaltanti e alle Associazioni di rappresentanza, a tutela della regolarità e della difesa del lavoro e del territorio. Riscontriamo e denunciamo da tempo, con sempre pi crescente preoccupazione, scarsa sensibilit e attenzione ai fenomeni negativi descritti da parte di sempre pi ditte ed invece molta pi attenzione, come i recenti fatti di cronaca hanno dimostrato, ad escamotages o a pratiche sleali e fuori legge. A quando una seria assunzione di responsabilità su questa questione?”
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Processi in Iran
Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 febbraio 2010
La Baha’i International Community ha emesso una dichiarazione che condanna il processo di 16 persone ieri in Iran come «una violazione degli standard del giusto processo accettati da tutte le nazioni». La dichiarazione spiega che nel processo gli imputati non avevano la rappresentanza legale prevista e sono state usate «confessioni» inattendibili. Una delle 16 persone processate è baha’i. «L’uso di “confessioni estorte” e il rifiuto di concedere una rappresentanza legale adeguata rispecchia la crescente aggressione contro i diritti umani da parte delle autorità iraniane», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite. La Baha’i International Community non conosce i fatti per quanto riguarda 15 degli imputati, ma può confermare che una persona, identificata nei rapporti governativi con la sigla «P.F.» è baha’i. Si afferma che le sessioni dei processi sono aperte, ma la data delle sessioni non è notificata neppure alle famiglie degli imputati. La persona identificata come P.F., come altri nove baha’i arrestati il 3 gennaio Teheran, non ha potuto mettersi in contatto con la famiglia, gli è stato negato di consultare un legale o di scegliere la propria rappresentanza legale. Il legale d’ufficio che lo ha rappresentato non ha fatto altro che accettare la «confessione» del suo cliente e presentare una formale istanza di clemenza. Il governo iraniano sa bene che uno dei principi fondamentali della Fede baha’i prescrive che i suoi seguaci si astengano rigorosamente da qualsiasi partecipazione alla politica delle parti, locale, nazionale o internazionale. Di conseguenza l’arresto dei dieci baha’i il 3 gennaio, oltre una settimana dopo le dimostrazioni di Ashura, e l’affermazione che i baha’i sono «dietro» i recenti tumulti antigovernativi sono state una grande sorpresa per la comunità baha’i. È chiaro che queste false accuse non riguardano i baha’i che avrebbero partecipato alle dimostrazioni di Ashura. Tutto fa pensare a un espediente inscenato dalle autorità per giustificare l’imposizione di ulteriori restrizioni sulle attività della comunità baha’i. Questa non è che una nuova tattica nella sistematica campagna di persecuzione in atto che cerca di eliminare la comunità baha’i come entità vitale nel paese. Si chiede ai governi e alle persone giuste di tutto il mondo di unirsi alla protesta contro le flagranti violazioni dei diritti umani in Iran, delle quali il processo tenutosi in questi giorni è stato solo il più recente esempio.
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Egitto: aggressione mortale a Copti
Pubblicato da fidest su venerdì, 8 gennaio 2010
In seguito all’aggressione mortale a membri della comunità copta in Egitto, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede ai governi europei di impegnarsi maggiormente presso il governo egiziano per una migliore ed efficace tutela della minoranza cristiana nel paese. A Nag Hammadi, nella provincia di Kena a 650 km dal Cairo, nella notte tra mercoledì e giovedì scorso sconosciuti hanno aperto il fuoco contro un gruppo di fedeli copti usciti dalla messa di mezzanotte del Natale copto uccidendo sette persone, tra cui una guardia musulmana, e ferendone altre dieci.L’APM protesta per le dichiarazioni rilasciate da un portavoce del Ministero degli Interni del governo egiziano, secondo cui l’attentato potrebbe essere una reazione al presunto stupro avvenuto in novembre di una ragazza musulmana da parte di un Copto. Invece di divulgare notizie date per certe ma tutt’altro che accertate e contribuire così alla diffamazione e all’istigazione all’odio contro la minoranza copta, il governo del Cairo farebbe bene a impegnarsi seriamente per un’efficace tutela della minoranza copta e lasciare alle forze dell’ordine le indagini e conclusioni su presunti crimini commessi da chicchessia. Da diversi anni l’APM documenta con regolarità le aggressioni avvenute in Egitto contro i fedeli copti. Con i suoi 8-10 milioni di fedeli, la comunità cristiana d’Egitto costituisce circa l’8% dei 79 milioni di cittadini egiziani. La maggioranza dei Cristiani d’Egitto è di fede copta, per lo più ortodossi d’Oriente, ma vi sono anche piccole comunità di Cattolici copti, di Cristiani greco-ortodossi, greco-cattolici e di arabi protestanti. Nel parlamento egiziano i Copti occupano solo 4 seggi su 440.
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Copenhagen: bene Prestigiacomo. Male Obama
Pubblicato da fidest su sabato, 19 dicembre 2009
Dichiarazione Sen. Andrea Fluttero: “Il ministro Stefania Prestigiacomo a Copenaghen sta svolgendo egregiamente il ruolo di rappresentante del Governo italiano, pur nella difficile situazione della mancanza del Presidente Berlusconi trattenuto in Italia per la vile aggressione subita nei giorni scorsi, ad una trattativa a cui sono presenti tutti i capi di stato dei più importanti paesi del mondo. Non è comprensibile invece, l’entusiasmo per la posizione degli Usa illustrata da Obama dei senatori del PD Della Seta e Ferrante che si sperticano in elogi per un intervento peraltro criticato duramente, tra gli altri, da Phil Radford, Direttore Esecutivo di Greenpeace USA, che ha commentato ‘Il mondo si aspettava dal Presidente un discorso di speranza, nello spirito dello slogan pre-elettorale ‘Yes We Can’. Il senso di quello a cui abbiamo assistito e’ stato invece: conoscete l’impegno americano, sta a voi prendere o lasciare’, ha detto Radford. Obama ha confermato che gli Usa non firmeranno l’accordo di Kyoto, che è giuridicamente vincolante e che ridurranno le loro emissioni di Co2, senza obbligo internazionale, entro il 2020 del 17%, ma rispetto a quelle del 2005 e non rispetto a quelle del 1990 come previsto dal protocollo di Kyoto. Ha inoltre genericamente detto che gli Usa sono disponibili a partecipare alla costituzione dei fondi per i paesi sottosviluppati già decisi di 10 miliardi di $ per il 2010, 2011,2012 e di 100 miliardi di $ per gli anni dal 2020 in avanti, senza precisare la quota e senza obbligo internazionale, ma secondo la legge americana. Ha inoltre condizionato tali decisioni all’assunzione di precisi impegni da parte dei paesi in via di sviluppo. Forse i senatori del Pd Della Seta e Ferrante, probabilmente ancora affetti da “Obamite” non ricordano che l’Europa, e quindi l’Italia, a differenza degli Usa ha firmato il protocollo di Kyoto, vincolante a livello internazionale, definito le quote di partecipazione ai fondi di sostegno per i paesi in via di sviluppo a cui l’Italia parteciperà con 600 milioni di $ all’anno fino al 2013. Inoltre l’Italia stessa è impegnata a ridurre le emissioni al 2020 del 20%, ma rispetto a quelle del 1990. Il già striminzito 17% degli Usa è rapportato alle emissioni del 2005. Applicandolo alle emissioni americane del 1990, come sarebbe corretto fare, rappresenta un non commentabile 4%. L’Italia non frena certo rispetto agli altri paesi europei, che però va ricordato possono contare sul nucleare a zero emissioni. Credo peraltro sia imprudente aumentare ulteriormente i già elevati obblighi europei oltre il 20% di fronte agli Usa che si impegnano solamente per il 4%. Più che cercare chi “frena Copenhagen”, quindi, i senatori Della Seta e Ferrante dovrebbero cercare chi secondo le parole di Greenpeace “rischia di uccide Copenhagen” ovvero il presidente Usa e provare a curare la grave “Obamite” che li affligge”.
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