El Segundu, Calif.,CEST (GLOBE NEWSWIRE) — Cereplast Italia SPA (Nasdaq:CERP), produttore leader di bioplastiche sostenibili a base biologica proprietarie, ha sostenuto un’analisi LCA (Life Cycle Assessment) che valuta gli impatti ambientali di diverse plastiche convenzionali e rinnovabili, dalla nascita fino all’immissione sul mercato (dall’estrazione della materia prima alla produzione del prodotto in plastica) che ha determinato il prodotto Hybrid 101 Cereplast come superiore a tutti i prodotti plastici valutati in termini di impatto ambientale complessivo. Lo studio è stato condotto da Sustainmetrics e ha visto il confronto della bioplastica Cereplast Hybrid 101 con quattro diverse plastiche convenzionali tra cui LDPE (Low Density Polyethylene, polietilene a bassa densità), PET (Polyethylene Terephthalate, polietilene tereftalato), HIPS (High Impact Polystyrene, polistirene ad alto impatto) e PP (Polypropylene, polipropilene). L’esame LCA è ancora in fase di revisione da parte di terze parti e verrà completato entro le prossime due settimane. L’obiettivo dello studio era valutare gli impatti ambientali complessivi, dalla nascita fino all’immissione sul mercato, tramite un metodo LCA che quantifica l’impatto ambientale dell’energia e dei materiali utilizzati, gli sprechi generati e le emissioni rilasciate. L’analisi LCA ha fornito una valutazione sull’impatto ambientale cumulativo per ogni prodotto, inclusi cambiamento climatico, nocività per lo strato di ozono ed eco-tossicità, tutti fattori sommati in un unico eco-punteggio ReCiPe. Le valutazioni dell’impatto sono state condotte per l’impronta di carbonio (Global Warming Potential, potenziale di riscaldamento globale) sfruttando la metodologia ufficiale IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), per il consumo delle risorse abiotiche con la metodologia CML relativa all’uso di materiali non rinnovabili come oli e metalli e l’impatto globale complessivo sfruttando la metodologia di classificazione a singolo punteggio ReCiPe più recente, standard per la creazione di una classificazione unica. La riduzione del GWP, ovvero del potenziale di riscaldamento globale, per la resina Hybrid 101 rispetto al convenzionale polipropilene corrisponde al 32% tenendo conto del carbone biogenico. Sostituendo 453.592 chili di convenzionale polipropilene con Hybrid 101, la riduzione dell’impatto ambientale corrisponde a 362.873 chili di CO2, equivalente a percorrere 1.179.327 chilometri con un veicolo passeggeri medio o fare il giro del mondo ventinove volte. Se lo 0,1% della domanda globale di polipropilene fosse sostituito da Hybrid 101, è come se dalle strade dell’America venissero tolte 5.100 automobili o come se si piantassero 1.200.000 di alberi, evitando milioni di chili di biossido di carbonio all’anno.
Cereplast, Inc. (Nasdaq: CERP) progetta e realizza plastiche proprietarie a base biologica e rinnovabili, utilizzate come sostituti delle plastiche a base di petrolio in tutti i principali processi di trasformazione, come ad esempio lo stampaggio a iniezione, la termoformatura, la formatura per soffiatura e l’estrusione, a un prezzo competitivo rispetto a quello delle plastiche a base di petrolio. Cereplast sviluppa materiali bioplastici innovativi con formulazioni studiate appositamente per rispondere alle esigenze dei clienti. Le resine Cereplast Compostables(R) sono adatte per articoli monouso che richiedono biodegradabilità e compostabilità, specialmente nel comparto alimentare. Le resine Cereplast Sustainables(R) sono basate su materiali biologici e offrono caratteristiche di resistenza e durata analoghe alla plastica tradizionale, di cui sono un ottimo sostituto per applicazioni nell’industria automobilistica e nei settori dell’elettronica di consumo e degli imballaggi. Ulteriori informazioni su http://www.cereplast.com o http://www.cereplastitalia.com. Vistate anche la pagina social network di Cereplast su Facebook.com/Cereplast, Twitter.com/Cereplast e Youtube.com/Cereplastinc.
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Bioplastiche Hybrid 101 valutate “Superiori a ogni plastica convenzionale”
Pubblicato da fidest su giovedì, 12 aprile 2012
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Sicurezza alimentare
Pubblicato da fidest su giovedì, 22 marzo 2012
In questa settimana è all’esame del Senato – per essere convertito in legge – il testo del DL semplificazione e sviluppo. Adiconsum ha inviato al ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi, una lettera in cui si denuncia il rischio che per effetto di tale provvedimento vengano escluse dai controlli delle autorità competenti le imprese del comparto agroalimentare e zootecnico in possesso di certificazione del sistema gestione qualità ISO o di altra certificazione, come risulterebbe possibile dall’attuale formulazione dell’art. 14 (Semplificazione dei controlli sulle imprese). In un successivo passaggio della lettera Adiconsum chiede pertanto che, onde evitare qualsiasi dubbio interpretativo, dal campo di applicazione di detto articolo si escludano esplicitamente i controlli ufficiali relativi all’igiene e alla sicurezza delle produzioni alimentari, garantendo così il rispetto dei regolamenti europei vigenti in materia. In proposito Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum, ha dichiarato: “Il gran lavoro svolto dagli organismi di controllo sulla filiera alimentare ci colloca ai primi posti in Europa e nel mondo in termini di sicurezza e affidabilità del prodotto. E il valore del ritorno di immagine che ne otteniamo rende antieconomico qualsiasi taglio che potrebbe farci perdere questo primato. Inoltre non dobbiamo dimenticare che la tutela della salute dei consumatori deve essere sempre anteposta a qualsiasi esigenza di razionalizzazione o semplificazione amministrativa”.
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Crisi Grecia, mercati attendono piano di rimborso: l’addio all’Euro a 1,25
Pubblicato da fidest su giovedì, 8 marzo 2012
C’è nervosismo tra gli operatori finanziari in vista della scadenza di giovedì in cui tutti i creditori privati della Grecia dovranno pronunciarsi sull’adesione al piano di rimborso del debito ellenico. Cinque fondi pensione greci hanno già fatto sapere che non aderiranno allo swap e in lavagna la situazione greca diventa più critica. L’addio all’Euro, riporta Agipronews, adesso si gioca a 1,25. Alle spalle della Grecia si piazza il Portogallo (a 9,00), mentre si sale a doppia cifra per tutte le altre: Irlanda (a 11,00), Spagna, Italia e Germania (a 13,00), Francia (a 15,00). In lavagna anche l’ipotesi “rottura” dell’Eurozona: l’abbandono definitivo della moneta unica entro il 2015 è bancato a 1,20. SA/Agipro
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Sicurezza alimentare: dal Parlamento europeo norme più severe
Pubblicato da fidest su giovedì, 8 marzo 2012
E’ nota l’attenzione di Bruxelles alla sicurezza alimentare, problema che assume dimensioni maggiori ora che la ricerca è in grado di stabilire cause di malattie un tempo sconosciute. In questa scia la Commissione Salute e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo ha introdotto a favore di neonati, celiaci e di tutti i cittadini europei, una serie di norme più chiare e severe in materia di etichettatura alimentare. Tra le norme, quelle che riguardano regole e parametri più stringenti per la dicitura “glutine free”, oltre a indicazioni più chiare sui prodotti per neonati. Solo in Italia i celiaci diagnosticati sono almeno 100mila, mentre quelli potenziali si stima che siano addirittura sei o sette volte tanto. Il voto definitivo del Parlamento è previsto per la sessione plenaria di fine maggio. (P.T.)
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Spreco alimentare nell’UE
Pubblicato da fidest su venerdì, 20 gennaio 2012
Ogni anno, fino al 50% di cibo commestibile viene sprecato nelle case degli europei, nei supermercati e ristoranti e lungo la catena di approvvigionamento alimentare, mentre 79 milioni di cittadini UE vivono al di sotto della soglia di povertà e 16 milioni di persone dipendono dagli aiuti alimentari. Il Parlamento ha chiesto giovedì misure urgenti per dimezzare entro il 2025 gli sprechi alimentari e per migliorare l’accesso al cibo per i cittadini più vulnerabili.
Poiché i cibi sono sprecati lungo tutta la catena – produttori, trasformatori, distributori, ristoratori e consumatori – i deputati chiedono una strategia coordinata, che combini misure a livello europeo e nazionale per migliorare l’efficienza, comparto per comparto, dell’approvvigionamento alimentare e contrastare con urgenza lo spreco di cibo. In uno studio pubblicato dalla Commissione, si rileva che, se non si farà nulla, lo spreco di cibo crescerà del 40% entro il 2020.”Il problema più importante per il futuro sarà affrontare l’aumento della domanda di cibo, che supererà l’offerta. Non possiamo più permetterci di stare immobili mentre del cibo perfettamente commestibile è sprecato. È una questione etica, ma anche economica e sociale, con grandi implicazioni per l’ambiente”, ha detto il relatore Salvatore Caronna (S&D, IT) durante il dibattito precedente la votazione. “La palla ora è nel campo della Commissione, ci aspettiamo non meno di una convincente strategia UE che porterà i 27 ad affrontare la questione”, ha concluso.
Per ridurre drasticamente lo spreco di cibo entro il 2025, la risoluzione chiede di promuovere nuove campagne di sensibilizzazione, sia a livello europeo sia a livello nazionale, per informare il pubblico su come evitare lo spreco alimentare. Gli Stati membri dovrebbero introdurre corsi scolastici e universitari che spieghino come conservare, cucinare e scartare gli alimenti. Per promuovere l’idea di utilizzare il cibo in modo sostenibile, i deputati chiedono che il 2014 sia proclamato “Anno europeo contro gli sprechi alimentari”.
Il documento evidenzia che, al fine di evitare situazioni in cui i rivenditori vendano cibo troppo vicino alla data di scadenza, aumentando potenzialmente lo spreco, dovrebbe essere introdotta l’etichettatura con doppia scadenza, per indicare fino a quando il cibo può essere venduto (data di scadenza commerciale) e fino a quando può essere consumato (data di scadenza per il consumo).Inoltre, la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero prima assicurarsi che i clienti capiscano la differenza tra le etichette in uso nell’UE, quali “da consumarsi preferibilmente entro il”, “data di scadenza” e “da consumare entro”.Per consentire ai consumatori di acquistare solo la quantità di cui hanno bisogno, gli imballaggi per alimenti dovrebbero essere offerti in confezioni di varie misure e progettate per conservare al meglio gli alimenti. Inoltre, per i deputati, i cibi vicino alle date di scadenza e i prodotti alimentari danneggiati dovrebbero essere venduti a prezzi scontati, per renderli più accessibili alle persone bisognose.
Le norme sugli appalti pubblici per la ristorazione e l’ospitalità dovrebbero essere modificate per assicurare che, ove possibile, gli appalti siano aggiudicati alle società di catering che utilizzano prodotti locali e ridistribuiscono ai bisognosi derrate alimentari ancora commestibili o, a titolo gratuito, alle banche alimentari, piuttosto che procedere allo smaltimento.Sono inoltre richiesti un migliore orientamento delle misure di sostegno a livello dell’UE per la distribuzione di prodotti alimentari ai cittadini meno favoriti dell’Unione e programmi che incoraggino il consumo di frutta e latte nelle scuole, al fine di evitare gli sprechi alimentari. I deputati, infine, accolgono con favore le iniziative esistenti in alcuni Stati membri per il recupero degli alimenti invenduti che sono offerti ai cittadini bisognosi e invitano i rivenditori a partecipare a tali programmi.
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Crisi alimentare in Africa
Pubblicato da fidest su mercoledì, 18 gennaio 2012
Il ritardo della comunità internazionale nel rispondere ai primi segnali di crisi alimentare in Africa orientale è costata migliaia di morti e milioni di dollari. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto “Un pericoloso ritardo”, diffuso oggi da Oxfam e Save the Children.In Corno d’Africa gli interventi avrebbero dovuto essere più tempestivi e anche se è impossibile calcolare esattamente quante siano le vittime della siccità che ha colpito la regione, un dato vale per tutti: nel solo periodo aprile-agosto 2011, il governo britannico ha stimato tra 50 e 100.000 decessi, di cui più della metà bambini sotto i 5 anni. Un altro dato ancora viene dal governo statunitense, più di 29.000 bambini minori di 5 anni sono morti in 90 giorni tra maggio e luglio. Oggi la Somalia è ancora colpita dalla peggior crisi alimentare del mondo con centinaia di migliaia di persone a rischio. Qualche azione preventiva è stata intrapresa, ma la crisi richiedeva un maggiore impegno e gli interventi più costosi sono stati effettuati troppo tardi. Trasportare 5 litri di acqua al giorno per 5 mesi – nel tentativo estremo di salvare la vita a 80.000 persone in Etiopia – costa più di 3 milioni di dollari. Al contrario, nella prime fasi della siccità, sarebbero stati sufficienti 900.000 dollari per predisporre fonti di approvvigionamento idrico nella stessa area. E’ una lezione da tenere presente per l’Africa occidentale, regione minacciata dal rischio di una crisi alimentare che potrebbe colpire milioni di persone. Secondo Save the Children, in alcune aree del Niger intere comunità sono già alle prese con scorte di cibo, denaro e carburante minori di un terzo rispetto al livello minimo necessario per sopravvivere. Più in generale, nel Sahel la produzione di cereali è diminuita del 25% in un anno e i prezzi sono aumentati del 40% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. L’ultima crisi alimentare nella regione ha colpito 10 milioni di persone nel 2010. Uno scenario che il Forum Economico Mondiale in programma la settimana prossima e l’Unione Africana non possono permettersi di ignorare, se vogliono evitare un disastro umanitario. Per questo è cruciale non ripetere gli errori fatti nel Corno d’Africa. Secondo il rapporto di Oxfam e Save the Children, le agenzie umanitarie e i governi hanno indugiato per sei lunghi mesi prima di fornire aiuti su larga scala. Si sono attese le prove inequivocabili di una catastrofe umanitaria invece di agire per prevenirla. I sistemi più avanzati di allerta avevano preannunciato la probabile emergenza in Africa orientale per agosto 2010. Ma una risposta vera e propria c’è stata solo a luglio 2011, quando i tassi di malnutrizione in alcune regioni avevano superato di gran lunga la soglia di emergenza, e i media avevano cominciato a interessarsi della crisi. Oxfam e Save the Children chiedono di riformare le strategie d’intervento secondo le indicazioni della “Charter to end estreme hunger”, un’iniziativa congiunta per spingere i governi ad assumersi le loro responsabilità e intraprendere passi concreti per evitare nuove crisi alimentari.
Oxfam ha aiutato circa 1.5 milioni di persone in Somalia, 300.00 in Etiopia e circa un milione in Kenya fornendo acqua pulita, servizi igienici, cibo terapeutico per bambini malnutriti, denaro contante e mezzi di sostentamento.
Save the Children ha raggiunto e aiutato più di 280.000 persone in Somalia, 1 milione in Etiopia e più di 440.000 in Kenya.
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Consumatori: tutela alimentare
Pubblicato da fidest su mercoledì, 7 dicembre 2011
“Le notizie di queste ore sull’intervento della Guardia di Finanza sono piuttosto gravi per l’entità dei prodotti contraffatti, oltre 700 mila tonnellate. Quest’importante azione di vigilanza sul mercato contribuisce a rendere più credibile anche le attività degli altri soggetti coinvolti nella filiera dell’agroalimentare di qualità tra cui ACCREDIA”. Lo rende noto Federico Grazioli, Presidente dell’Ente Unico per l’accreditamento degli organismi di certificazione e ispezione e dei laboratori di prova e taratura. “In stretta collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole – aggiunge Grazioli – noi garantiamo che gli organismi di certificazione, prima accreditati e poi autorizzati, abbiano le competenze ad attestare che il singolo prodotto è stato realizzato secondo disciplinari di produzione, anche del metodo biologico. Parliamo di 9 organismi che operano specificamente in questo settore ma che arrivano alla quota di 33 se ci riferiamo a tutte le produzioni agroalimentari di qualità (DOC, DOP, IGP etc), per un totale di 10 mila giornate di valutazione all’anno da parte di ACCREDIA. E’ importante segnalare che questo tipo di certificazione consente alle nostre imprese produttrici di esportare sui mercati comunitari ed internazionali in virtù del mutuo riconoscimento delle attestazioni rilasciate dagli organismi accreditati senza le quali quei prodotti non potrebbero circolare.”
ACCREDIA è l’Ente unico nazionale di accreditamento, riconosciuto dallo Stato il 22 dicembre 2009.
Ogni Paese europeo ha il suo Ente di accreditamento. L’Ente Unico Nazionale è responsabile per l’accreditamento in conformità agli standard internazionali della serie ISO 17000 e alle guide e alla serie armonizzata delle norme europee EN 45000. Tutti gli Enti operano senza fini di lucro.
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Clima e sicurezza alimentare
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Gli eventi climatici estremi mettono a rischio la sicurezza alimentare in molti paesi del mondo, riducendo milioni di persone in condizioni di fame e povertà. L’impatto dei cambiamenti climatici nel biennio 2010-2011 è illustrato nello studio Eventi climatici estremi: una minaccia per la sicurezza alimentare, diffuso oggi da Oxfam in occasione dell’apertura della conferenza Onu sul clima di Durban. Secondo la ricerca, gli eventi climatici estremi sempre più frequenti avranno un pericoloso impatto sui raccolti e sui prezzi alimentari, riducendo le scorte, destabilizzando i mercati e provocando improvvise impennate dei prezzi.
“Dal Corno d’Africa al Sudest asiatico, dalla Russia all’Afghanistan, un anno di inondazioni, siccità e caldo estremo ha contribuito a diffondere fame e povertà”, dichiara Kelly Dent, portavoce di Oxfam. “Lo scenario può soltanto peggiorare perché i cambiamenti climatici si intensificano e gli agricoltori devono fare i conti con le alte temperature. I governi riuniti a Durban devono agire ora per salvaguardare le scorte di cibo ed evitare che milioni di persone finiscano per soffrire fame e povertà”. Nell’ultimo anno gli eventi climatici estremi hanno scosso i mercati globali, contribuendo a incrementare i prezzi del grano e di altri prodotti agricoli alla base dell’alimentazione. Quest’anno potrebbe essere un triste presagio di quanto ci aspetta in futuro. Gli avvertimenti del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC) non lasciano dubbi: con ogni probabilità gli eventi climatici estremi aumenteranno in frequenza e gravità se non si agisce subito. Alcuni esempi sono già sotto i nostri occhi. La grave siccità nel Corno d’Africa ha colpito 13 milioni di persone. La siccità e gli incendi seguiti alla grande ondata di calore in Russia e Ucraina hanno distrutto buona parte del raccolto del 2010 e provocato un aumento tra il 60 e l’80% dei prezzi globali del grano in soli tre mesi. Le intense piogge monsoniche e i numerosi tifoni nel Sudest asiatico hanno ucciso più di 1.100 persone e contribuito a far aumentare i prezzi del riso del 25% in Thailandia e del 30% in Vietnam rispetto all’anno precedente. In Afghanistan la siccità ha contribuito a incrementare i prezzi del grano e della farina di grano. Nelle aree colpite, lo scorso luglio i prezzi erano cresciuti del 79% rispetto all’anno precedente. “E’ certo che i cambiamenti climatici provocheranno eventi estremi sempre più gravi e frequenti. Per i più poveri e i più vulnerabili, che spendono fino al 75% del loro reddito per acquistare cibo, le conseguenze potrebbero essere disastrose”, dichiara Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia. “La salute del pianeta non è più un problema lontano. Le piogge e le alluvioni che hanno colpito l’Italia in queste settimane dimostrano che i cambiamenti climatici fanno vittime e devastano il territorio anche nei paesi industrializzati, a casa nostra. Poveri e ricchi, Sud e Nord del mondo sono sullo stesso fronte e per questo devono agire insieme in modo rapido”. Oxfam chiede ai governi riuniti a Durban di centrare tre obiettivi fondamentali: la sopravvivenza del protocollo di Kyoto e l’impegno a concludere al più presto un nuovo accordo esaustivo e legalmente vincolante; incrementare i tagli alle emissioni di CO2 prima del 2020 per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi centigradi; assicurare i fondi a lungo termine per aiutare i più poveri ad affrontare i cambiamenti climatici. In particolare, il Fondo verde per il clima non può restare un contenitore vuoto, ma deve essere dotato delle risorse necessarie per entrare in funzione. La ricerca di Oxfam è disponibile al seguente link: http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/extreme-weather-media-brief-111128-final.pdf
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Studi sullo sviluppo sostenibile
Pubblicato da fidest su sabato, 9 luglio 2011
Firenze. Gli esperti internazionali di agricoltura, sviluppo rurale e tutela dell’ambiente scelgono Firenze. IlFCB è lieto di annunciare la vittoria della destinazione toscana per il congresso “European Society for Rural Sociology”, che dal 19 al 22 agosto 2013 radunerà al Palazzo degli Affari in città i maggiori studiosi internazionali dell’associazione ESRS (European Society for Rural Sociology), nata nel 1957 e leader in Europa nello studio di agricoltura e pesca, produzione e consumo alimentare, sviluppo rurale e cambiamento, natura e tutela dell’ambiente.
“Siamo molto soddisfatti – ha spiegato l’Assessore al turismo della Provincia di Firenze e Presidente del FCB Giacomo Billi – dell’acquisizione di questo importante appuntamento che da prestigio internazionale alla nostra città. Oltre 400 persone arriveranno in Toscana per confrontarsi sui temi riguardanti l’ambiente e sviluppo rurale sostenibile, confronti quantomai attuali che faranno di Firenze la capitale internazionale del dibattito ambientale. Ci tengo pertanto a ringraziare – ha proseguito Billi – lo staff del Firenze Convention Bureau per la gestione ottimale della candidatura e la collaborazione fondamentale del Professor Gianluca Brunoridell’Università di Pisa”. L’Assessore si è poi soffermato sulla ricaduta economica che eventi di questo tipo hanno sulla città: “Dai dati statistici dell’Osservatorio congressuale della Provincia di Firenze stimiamo che un evento di questo tipo possa avere una ricaduta totale sul territorio stimata tra i 50.000 e i 100.000 euro, cifre importanti che siamo orgogliosi di poter comunicare a corredo del nostro lavoro quotidiano e che dimostrano l’importanza del settore congressuale per la città”.
Quanto al congresso, gli obiettivi della ESRS sono quelli di stimolare e promuovere lo sviluppo di sociologia rurale, di favorire relazioni più strette tra sociologi rurali, altri scienziati sociali e professionisti con un interesse per lo sviluppo agricolo, la società rurale e l’ambiente per promuovere la cooperazione internazionale e lo scambio di informazioni e di esperienze nel campo della ricerca sociologica rurale, oltre a fornire un forum in Europa per la discussione di questioni relative al cambiamento rurale per favorire la formazione dei giovani studiosi di scienze sociali in un contesto internazionale.
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Legge contro lo spreco alimentare
Pubblicato da fidest su venerdì, 1 luglio 2011
Dichiarazione di Angela MOTTA (PD) Si intitola “Promozione di interventi di recupero e valorizzazione dei beni invenduti” ed è una proposta di legge rigorosamente trasversale e bipartisan per combattere lo spreco alimentare e promuovere il recupero dei troppi beni invenduti, sostenendo canali alternativi alla loro distruzione. L’hanno presentata questa mattina i consiglieri regionali piemontesiAngela MOTTA (PD) e Rosa Anna COSTA (PdL) e si tratta di una normativa con evidenti connotati etici e chiare finalità economiche, sociali ed ambientali.
Secondo le ricerche in Italia il 40% della produzione finisce per essere oggetto di spreco. Si tratta per lo più dei prodotti agroalimentari che rimangono invenduti nei nostri mercati a fine giornata, dei prodotti di prossima scadenza che troviamo negli scaffali dei supermercati, dei pasti non consumati in bar, mense e ristoranti, etc. “La nostra proposta di legge – spiega Angela MOTTA – vuole finanziare progetti di enti locali, cooperative sociali ed organizzazioni di volontariato finalizzati al recupero di tali beni e al loro riutilizzo a sostegno delle fasce della popolazione più deboli o a rischio impoverimento e che quindi necessitano di aiuto. Non si tratta in alcun modo di mettere in discussione il principio del libero mercato o di fare concorrenza ai normali canali di distribuzione, infatti l’obiettivo è quello di coinvolgere in tali progetti la grande distribuzione, i produttori e le associazioni di categoria”. Anche se non è facile ipotizzare l’entità dei beni che potrebbero così venire recuperati, si può ragionevolmente pensare ad una cifra non inferiore alle 60 tonnellate di prodotti agro-alimentari all’anno. Una stima certamente da considerarsi per difetto, dal momento che un solo ipermercato registra settimanalmente uno spreco di prodotti pari a una tonnellata. Inoltre, i progetti di recupero finanziabili attraverso la legge riguarderebbero anche i prodotti agricoli non raccolti e rimasti nel campo, i pasti non serviti dalla ristorazione e dalla somministrazione collettiva ed i prodotti farmaceutici e parafarmaceutici.
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Sicurezza alimentare
Pubblicato da fidest su domenica, 30 gennaio 2011
La rivoluzione in materia di tutela di salute dei consumatori parte dalla Valle d’Aosta ed in particolare dal suo Assessorato alla Sanità che dal 1 gennaio 2011 ha messo in rete e quindi a disposizione della generalità dei cittadini, l’elenco di tutti i prodotti alimentari ritirati dal mercato perché ritenuti pericolosi per la salute in conseguenza di alcuni casi d’intossicazione di massa accaduti negli anni precedenti. Un’idea a dir poco antesignana e coraggiosa visto che dall’inizio dell’anno i cittadini saranno regolarmente informati su tutti quei prodotti comprensivi di dati che solo sino a qualche tempo fa risultavano riservati e non divulgabili perché riguardanti i marchi, la provenienza la quantità, il motivo del ritiro e la lista dei negozi dove sono stati commercializzati. Risulta evidente che l’utilità delle informazioni non va a beneficio dei soli singoli cittadini che saranno più consapevolmente guidati negli acquisti, ma anche agli ospedali che avranno più elementi a disposizione nelle diagnosi cliniche che riguardano circostanze analoghe. Chi è sensibile alla tutela dei diritti dei consumatori non può non condividere l’iniziativa della regione autonoma che ha preferito superare la rigidità del sistema di allerta standard italiano che in quanto informato al principio di prevenzione, si limita alla sola individuazione del tipo di prodotto ed al ritiro dal mercato senza ulteriori comunicazioni al pubblico eccettuate quelle per le contaminazioni da “botulino”. Così Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che ritiene utile un’estensione dell’idea su tutto il territorio nazionale anche al fine di garantire indistintamente a tutti i cittadini di poter essere ragionevolmente e tempestivamente informati sui rischi alimentari. Nel frattempo il consigliere regionale Aurelio Gianfreda dell’IDV, presidente della IV commissione regionale permanente della regione Puglia, ha già fatto sapere che presenterà un’iniziativa legislativa affinché la Puglia si doti nell’immediato dello stesso sistema a tutela della salute pubblica.
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Programma alimentare mondiale
Pubblicato da fidest su mercoledì, 19 gennaio 2011
Bruxelles Il responsabile del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha dichiarato che rafforzerà la partnership con la Commissione Europea (EC), per fornire assistenza umanitaria ed aiutare sempre più milioni di persone a ricevere il cibo nutriente di cui hanno bisogno per nutrire le loro famiglie. Nel 2010, il WFP ha registrato un aumento del 30 per cento nelle contribuzioni da parte di ECHO (Dipartimento per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile), soprattutto a sostegno di programmi in Africa sub-sahariana e in Asia. La Commissione Europea si vede impegnata, nel 2011, ad aumentare la capacità del WFP di realizzare iniziative quali il programma di “contante e vouchers”, che ha l’obiettivo di fornire a chi non ha cibo sufficiente una scelta più ampia di alimenti da acquistare e, contemporaneamente, dare un sostegno ai mercati locali. Inoltre, in un periodo di passaggio nella fase post trattato di Lisbona, il WFP e la Commissione Europea lavoreranno assieme su nuove strategie che colleghino l’assistenza alimentare allo sviluppo e che coinvolgano l’utilizzo di nuovi strumenti come quelli di ‘contante e voucher’ per migliorare l’accesso al cibo. Nel 2010, grazie all’aiuto umanitario e al sostegno finanziario per lo sviluppo della Commissione Europea, il WFP ha raggiunto milioni di persone in oltre 34 paesi nel mondo. Il WFP ha ricevuto un totale di 219,5 milioni di € dalla Commissione Europea. Se si aggiungono le contribuzioni ricevute dai singoli paesi europei, la contribuzione totale dell’Unione Europea arriva a 970,1 milioni di dollari (circa 735 milioni di €).
ECHO ha contribuito con oltre 194 milioni di € alle operazioni del WFP – un aumento di oltre il 30 per cento rispetto ai contributi erogati nel 2009 – sostenendo gli interventi del WFP in 34 crisi, quali il terremoto di Haiti, le inondazioni in Pakistan, la sicurezza alimentare nel Sahel e i conflitti in Sudan. Ha inoltre fornito fondi per il rafforzamento del WFP, in particolare nei campi della logistica e delle verifiche dei bisogni alimentari. Attraverso il suo settore allo sviluppo (Europe Aid), la Commissione Europea ha anche sostenuto i progetti del WFP sulla nutrizione e sul rafforzamento della produzione agricola. Oltre 25 milioni di € sono stati ricevuti per progetti in Afghanistan, Guinea, Kenia, Niger, Bangladesh e Gibuti, per aiutare a prevenire la fame grazie a programmi che utilizzano il cibo come uno strumento per costruire beni, diffondere le conoscenze e costruire comunità più forti e dinamiche.
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria del mondo e l’organizzazione delle Nazioni Unite che combatte la fame nel mondo. Ogni anno, in media, il WFP fornisce cibo ad oltre 90 milioni di persone in più di 70 paesi. http://www.wfp.org/it
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Risultato colletta alimentare
Pubblicato da fidest su martedì, 30 novembre 2010
La XIV edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, svoltasi sabato in più di 8100 supermercati, è stato un successo che è andato al di là delle più rosee aspettative. Grazie all’aiuto di più di 110.000 volontari sono state raccolte 9.400 tonnellate di prodotti alimentari, il 9% in più rispetto all’edizione 2009. Il cibo raccolto sarà ora distribuito alle oltre 8.000 strutture caritative convenzionate con la Rete Banco Alimentare che assistono 1,5 milioni di persone ogni giorno. Per aiutarci in quest’operazione si possono donare 2 euro inviando un sms al numero 45503 (rete mobile Tim, Vodafone, Wind, 3, CoopVoce, AMobile) oppure 2 o 5 euro chiamando allo stesso numero da rete fissa (Telecom Italia, Fastweb e TeleTu). “Siamo cambiati noi. La Colletta Alimentare è la stessa, ma noi no. Abbiamo partecipato, commossi, allo spettacolo della condivisione gratuita del destino dei nostri fratelli uomini. Il cuore di milioni di persone, piccoli e grandi, lavoratori e pensionati, imprenditori e carcerati – molti dei quali provati dalla crisi economica, e da calamità naturali – è stato mosso dalla carità a una nuova responsabilità personale e sociale, desiderosa di costruire un bene per tutti”, ha commentato Mons. Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus
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Presidenza agenzia sicurezza alimentare
Pubblicato da fidest su mercoledì, 28 luglio 2010
«La probabile nomina del professor Umberto Veronesi a presidente per l’Agenzia per la sicurezza nucleare», commenta Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, «è evidentemente una scelta puramente di “immagine” ma totalmente priva di senso pratico. Crediamo che nessuno si farebbe operare di tumore da un esperto di sicurezza nucleare. Non vediamo, quindi, su quali competenze specifiche si basi tale scelta». «La statura nelle scienze mediche del professor Veronesi è indiscutibile e rappresenta un punto di riferimento nella cura dei tumori, in particolare al seno e all’utero. Distoglierlo dalla sua attività per un’operazione “vetrina”», continua il direttore di Greenpeace, « rappresenta una scelta sbagliata, con conseguenze negative immediate: per occuparsi di una materia a lui sconosciuta, dovrà sacrificare tempo che sarebbe meglio impiegato per curare e assistere i suoi pazienti. Se in questo Paese ognuno facesse il suo mestiere le cose andrebbero meglio». «Non convince, poi, il richiamo di Veronesi alla propria passione per la fisica e alla Laurea Honoris Causa ricevuta dall’Università di Milano», conclude Onufrio: «il livello di complessità di una centrale nucleare, che è più ingegneristico che fisico, è tale da sconsigliare la nomina di una persona non esperta. A meno che l’interesse del medico italiano non sia dettato da altre motivazioni: conoscendo le ricerche che in diverse parti del mondo connettono l’aumento dei casi di leucemia infantile alla presenza di centrali nucleari, Veronesi pensa forse così di poter dare un contributo nel campo in cui le proprie competenze non sono in discussione. Ma quello che gli verrà chiesto è autorizzare impianti e controllarne la gestione, che è un mestiere assai diverso».
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Lo strumento alimentare UE
Pubblicato da fidest su giovedì, 17 giugno 2010
L’Unione europea è il primo fornitore mondiale di aiuti verso i Paesi in via di sviluppo. Questi fondi sostengono da una parte lo sviluppo dei Paesi più poveri e dall’altra intervengono con aiuti umanitari nei confronti di crisi contingenti (l’ultimo tragico evento, che sui media sembra già dimenticato dopo il solito grande clamore da circo, è quello del terremoto di Haiti, dove l’Unione continua a operare) o di questioni epocali come la lotta contro la fame. Con oltre 500 milioni di euro già erogati e il 97% dei fondi impegnati ad appena un anno e mezzo dall’adozione, lo strumento alimentare dell’Unione europea, che ha in dotazione 1 miliardo di euro, ha saputo rispondere in modo rapido e efficace al problema dell’insicurezza alimentare in diversi contesti. Lo strumento, attraverso più di duecento progetti d’intervento concreti, fornisce sostegno a circa 50 milioni di persone nel mondo, compresi molti piccoli agricoltori delle zone rurali più marginalizzate. I risultati fin qui ottenuti dallo strumento alimentare, introdotto a fine 2008 in seguito all’impennata mondiale dei prezzi alimentari, sono stati presentati questa settimana dal Commissario allo Sviluppo Andris Piebalgs. Dalla siccità in Pakistan alla malnutrizione infantile in Niger, dal bisogno di fertilizzanti in Guatemala a diversi interventi nell’Africa sub-sahariana, la Commissione europea, grazie anche alla collaborazione di diverse organizzazioni internazionali, ha impegnato fino ad oggi, con grande celerità, il 97% dei fondi disponibili e si appresta a occupare il rimanente. Non si tratta soltanto di aiuti d’emergenza, ma soprattutto di sostegno al microcredito, agli investimenti, alle attrezzature, alle infrastrutture e alla formazione. Ad aprile 2010 è stata adottata l’ultima decisione di finanziamento per un valore totale di 145,3 milioni di euro. (Matteo Fornara Rappresentanza a Milano in sintesi) (matteo fornara)
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