Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

Posts contrassegnato dai tag ‘alluvione’

Alluvione in Veneto

Pubblicato da fidest su venerdì, 18 marzo 2011

“Non si hanno parole: nonostante quanto avvenuto, nonostante le tante chiacchiere, le sfilate, gli assegni sbandierati, il fiume Tramigna esonda ancora a Soave in Provincia di Verona. Ora non siamo solo di fronte a un governo regionale populista, ma siamo all’incapacità vera e propria. Una incapacità rischiosa per i veneti e per i veronesi. A cinque mesi dall’alluvione, con la stagione delle piogge alle porte, nessuno ha preparato il progetto, nell’attesa che arrivassero i soldi.  Siamo alle solite. Manca sempre qualcosa: o i soldi, o le autorizzazioni, o i progetti. Il presidente della Provincia Miozzi è arrabbiato e vuole i colpevoli. Bene: concordo con lui, ma scommettiamo che non ci sarà alcun colpevole? E, ancora una volta, a farne le spese saranno i cittadini delle zone alluvionate. Francamente sentir dire ‘questa volta vi abbiamo avvisato prima’ è imbarazzante. I cittadini di Soave, di Monteforte, non vogliono che succeda più, non si accontentano di essere avvisati prima. Ho presentato immediatamente una interrogazione urgente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla quale dipendono la Protezione Civile e al Ministro dell’Ambiente, per domandare spiegazioni su quanto accaduto, e chiedere quali provvedimenti urgenti verranno messi in atto, da subito, per evitare che tutto questo accada nuovamente”. Così Gianni Dal Moro, deputato Veneto del PD.

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Italia: emergenza alluvione

Pubblicato da fidest su giovedì, 3 marzo 2011

CasaPound Italia entra in azione per l’alluvione che ha colpito il centro Italia in questi giorni. Tutte le sedi dell’associazione sono mobilitate per raccogliere beni di prima necessità per le popolazioni vittime del nubifragio. Particolare attenzione per le Marche, dove sono caduti oltre 200 millimetri d’acqua in 24 ore, un record negli ultimi 40 anni, tanto che è già stato chiesto lo stato di emergenza e calamità naturale. Molti i fiumi esondati e numerose le comunità evacuate tra cui Bettolle e Jesi nell’anconetano, Sambucheto di Macerata, Monterocco di Ascoli Piceno eCasette d’Ete, frazione di Sant’Elpidio a Mare. Per affrontare la situazione di emergenza Cp iMarche collaborerà con la Protezione Civile  e allestirà i punti di raccolta dei beni diprima necessità da distribuire alla popolazione evacuata: al momento è già attivo il punto di raccolta ad Ascoli Piceno, nella sede di via della Fortezza. Nelle prossime ore, inoltre, una squadra della ‘Salamandra’, il nucleo di Protezione civile di Cpi raggiungerà le zone colpite per contribuire all’opera di bonifica.

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Alluvione Brasile: si contano i danni

Pubblicato da fidest su sabato, 22 gennaio 2011

Sono più di 14.000 le persone che hanno subito danni in seguito alle recenti alluvioni che hanno colpito il Brasile. Centinaia i morti. Un bilancio purtroppo ancora provvisorio.  La Conferenza episcopale e la Caritas del Brasile si sono prontamente attivate.  Anche la Conferenza episcopale italiana ha messo a disposizione un milione di euro ed ha invitato le comunità ecclesiali a pregare per coloro che sono stati colpiti dai tragici eventi e a sostenere le iniziative di solidarietà promosse dalla Caritas Italiana con l’obiettivo di alleviare le sofferenze di quella popolazione. Tutte le parrocchie delle diocesi di Nueva Friburgo e Petrópolis sono state mobilitate nella raccolta e distribuzione degli alimenti. Secondo il segretario esecutivo della Caritas di Nueva Friburgo, Neno Aluysio da Silva, la situazione in città è drammatica. Ha riferito che la città è paralizzata e la distribuzione di cibo e materiali raccolti è stata effettuata con l’aiuto dell’esercito. La sede della Caritas diocesana è inagibile e il centro operativo è stato attivato presso la Cattedrale di Nueva Friburgo. La Caritas Arcidiocesana di Rio de Janeiro ha avviato la distribuzione del cibo cercando di raggiungere i comuni più colpiti.  Anche la Caritas di Teresópolis sta distribuendo aiuti attraverso le parrocchie.  Caritas Italiana rinnova la sua vicinanza alla popolazione colpita e il suo sostegno agli interventi di Caritas Brasile.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite  C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Emergenza Brasile.  Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119 Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384  Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113  CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Lettera aperta: Alluvione nel Veneto

Pubblicato da fidest su venerdì, 5 novembre 2010

Egregio direttore. Come giornalisti agroalimentari ed ambientali di Veneto e Trentino Alto Adige siamo avviliti e sbalorditi di fronte alla sostanziale disattenzione, con cui, a livello nazionale, si sta seguendo il dramma delle migliaia di sfollati (un termine, persino, desueto) veneti a seguito di un alluvione peggiore che nel ’66. Sulle prime pagine dei quotidiani (non quelli locali), nella migliore delle ipotesi, c’è solo un richiamo; nelle pagine interne, i pezzi si fanno con le agenzie; ci si affida ai collaboratori locali, non ci sono inviati (almeno fino ad oggi); i servizi radiotelevisivi non sono in apertura; i talk-show (salvo qualche encomiabile eccezione) parlano d’altro. Eppure, qui, c’è un esodo di persone costrette a cercare ospitalità da amici e parenti o in ricoveri d’emergenza. Chiunque abbia vissuto l’incidente domestico della rottura di un tubo, sa cosa vuol dire avere una perdita d’acqua in casa; provate a pensare abitazioni, negozi, case rurali invase dall’acqua per giorni… e poi ci sono gli scantinati, che spesso raccolgono le memorie di una vita.  Professionalmente mi occupo, da anni, di comunicare i temi legati alla salvaguardia idrogeologica (sono Responsabile Comunicazione dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) e quindi so a quanti colleghi ho indicato situazioni di emergenza e quanti ne ho accompagnati in occasione di eventi calamitosi. Qui, invece, sul Veneto, è evidente un’ingiustificata incomprensione nazionale della tragedia. Eppure, con tutto il rispetto, non è franato un versante scosceso: si è allagata una città come Vicenza ed è stata messa in ginocchio una delle aree economicamente più vivaci del “mitico” Nordest (senza dimenticare le vittime). Vorrà pure dire qualcosa?  Ma quale colpa hanno i veneti per meritare questo ostracismo? A Roma, tra il serio ed il faceto, mi hanno detto che è perchè non sono “piagnoni”. Allora è bene che si sappia: il veneto si rimbocca le maniche, ma piange il proprio dolore ed è più amaro degli altri. Se davvero crediamo in un Paese unitario, aiutateci a farlo capire. (Fabrizio Stelluto Presidente A.R.G.A.V.)

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Soave: la vendemmia è salva ma i danni restano

Pubblicato da fidest su giovedì, 4 novembre 2010

Veronese. Sono circa 500 gli ettari di vigneto appartenenti alla denominazione del Soave – 7000 ettari in totale – ad essere stati interessati dalla violenta alluvione che lo scorso primo novembre si è abbattuta sull’Est Veronese, causando la tracimazione dei fiumi Alpone e Tramigna. Le zone più colpite si trovano nei comuni di Soave e di Monteforte d’Alpone, nella parte sud della doc. L’acqua e il fango hanno raggiunto anche l’altezza di 2 metri, arrivando in alcuni punti a coprire completamente i vigneti. Impossibile ad ora fare una stima precisa dei danni alla filiera vitivinicola, motore dell’economia locale. Fatta salva la vendemmia, conclusa già da giorni, si tratterà di valutare adesso quanto siano state compromesse le strutture produttive. Al momento infatti si registrano ingenti danni agli impianti elettrici e ai sistemi informatici delle aziende, difficilmente recuperabili. A questo si aggiungono i danni ai magazzini, alla perdita di materiale lì stivato, ai macchinari e annessi rustici delle aziende viticole che ospitano trattori e macchine operatrici, oltre ai danni alle botti in quelle cantine che risultano ancora sotto acqua.  Nell’ambito dei 500 ettari ancora invasi da acqua e fango sarà inoltre necessario valutare i tempi e i costi del ripristino della viabilità rurale e delle reti per il deflusso delle acque, oltre ai costi per l’eventuale recupero delle altre strutture gravemente compromesse dall’evento.  In una situazione di tale emergenza il fattore umano ha fatto la differenza, mettendo in evidenza il ruolo strategico dei viticoltori della zona, quali figure che presidiano e tutelano il territorio. Sono stati molti i produttori e i viticoltori  che si sono impegnati in prima persona e con i mezzi a loro disposizione – trattori, carri e rimorchi – nelle operazioni di sgombero e di salvataggio. A Soave e Monteforte d’Alpone si è creata una vera e propria rete di solidarietà che ha saputo dare un aiuto concreto nelle fasi di soccorso. Oltre al trasporto degli sfollati, molti viticoltori si sono impegnati nelle operazioni di pulizia trasportando terra e materiale di diverso tipo, curandosi di sistemare negli appositi luoghi per lo smaltimento differenziato quanto di irrecuperabile.(alluvione)

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Nuovo numero di Intelligent Life

Pubblicato da fidest su mercoledì, 8 settembre 2010

Nel numero autunnale di Intelligent Life, pubblicato il 1° settembre, la rubrica ambientale Going Green di Robert Butler racconta di come si può contribuire alla salvaguardia di Venezia mangiando una pizza a Londra. Il fondo “Venice in Peril”, creato per il risanamento e la conservazione del patrimonio artistico danneggiato dall’alluvione del 1966, ha ricevuto negli anni circa 2 milioni di sterline dal fast food britannico Pizza Express, nel cui menù c’è una pizza ispirata dalla tipica ricetta veneziana del saor. Parte del ricavato dalla vendita della pizza Veneziana confluisce nel fondo e negli anni ha finanziato 46 progetti di conservazione, tra i quali il restauro della Porta della Carta del Palazzo Ducale e della Cappella Emiliani nel cimitero di San Michele in Isola.Nella rubrica dedicata ai libri, Jakub Figurski recensisce Pugni, la raccolta di tre racconti del 32enne fiorentino Pietro Grossi, pubblicata nel 2006 e ora tradotta in inglese con il titolo Fists. Le tre storie hanno tutte come protagonisti degli adolescenti che fanno una profonda scoperta sulla vita e sull’età adulta — segnando il passaggio alla maturità anche della superba nuova voce che li racconta. La prosa chiara, sobria, non sentimentale, tralascia “quella valanga di cose non dette che bruciavano come tizzoni”. Grossi dice di non pianificare, di evitare “l’architettura” della narrazione. Per questo, sostiene Figurski, i suoi racconti sono ancora più autentici.
La guida agli appuntamenti culturali della stagione autunnale presenta in primo piano la mostra Venezia: Canaletto e i suoi rivali, alla National Gallery di Londra dal 13 ottobre al 16 gennaio, dedicata al pittore veneziano, ai suoi rivali, precursori e seguaci. La pittura di vedute ha un forte impulso quando il Grand Tour porta a Venezia visitatori bramosi di souvenir. Fino agli anni 20 del XVIII° secolo i maestri sono Luca Carlevarijs e Vanvitelli. Canaletto, discepolo del Vanvitelli, si impone rapidamente sulla scena e, tramite il console britannico a Venezia Joseph Smith, suo mecenate e agente, nel 1762 vende molti dipinti a re Giorgio III. Tra le opere esposte anche quelle dei contemporanei che minacciano la supremazia artistica di Canaletto. Tra di loro Michele Marieschi, Francesco Guardi e Bernardo Bellotto, di cui è zio e che costrinse per la prima volta Canaletto a firmare i propri dipinti per distinguerli da quelli del nipote.
Inoltre, in questo numero di Intelligent Life:  La storia di copertina è dedicata a Hilary Mantel, scrittrice di best seller vincitrice del Man Booker prize, che racconta cosa significa vivere tra i premi letterari, anche come perdente. Dice, infatti, di essere stata una perdente seriale e di aver provato, finalmente vincitrice, “una gioia primitiva”. Lane Greene di The Economist riporta il diffondersi incontrollabile degli acronimi e si chiede: “Quando abbiamo iniziato a parlare in maiuscole?”  Fotografia: Jehad Nga, una star tra i fotografi emergenti, è da anni affascinato dai club di box di Kibera, sobborgo di Nairobi. Ce lo abbiamo mandato di nuovo. Stile: nella rubrica Applied Fashion, la scrittrice Rebecca Willis, ex Vogue, ci dice come coprirci a strati a mano a mano che l’autunno avanza. Cultura: il poeta Andrew Motion rivela la magia dei manoscritti. Luoghi: Emma Williams, medico e scrittrice, racconta cosa significa far crescere i propri figli a New York, in un villaggio palestinese nei pressi di Gerusalemme, in Senegal e ora a Belgrado. Il numero autunnale di Intelligent Life è stato pubblicato il 1° settembre.

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Pakistan: alluvione e sfollati

Pubblicato da fidest su martedì, 3 agosto 2010

Nell’ambito di un intervento umanitario coordinato delle Nazioni Unite, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sta incrementando i soccorsi al fine di fornire riparo alle centinaia di migliaia di persone colpite dalle peggiori inondazioni e frane che il nord-ovest del Pakistan ha visto negli ultimi decenni. L’UNHCR ha già distribuito, attraverso le autorità locali, circa 10mila tende ed altri aiuti in Balochistan e Khyber Pakhtunkhwa – le due province maggiormente colpite – e sta provvedendo a recuperare altre  20mila tende. L’UNHCR sta cercando di raggiungere almeno 250mila persone tra le più vulnerabili e fornire loro riparo e “generi non alimentari”, tra cui coperte, taniche per l’acqua, secchi, teli di plastica e set da cucina. Questa mattina ha ricominciato a piovere e la situazione peggiorerà poiché Agosto è il mese tradizionale dei monsoni. La maggior parte degli sfollati colpiti dalle alluvioni vivono ammassati in edifici pubblici, come scuole e università. Tra loro vi sono migliaia di rifugiati afghani e sfollati pakistani che per la seconda volta hanno improvvisamente perso le loro case. Nelle scorse settimane la pioggia ha causato gravi danni alle infrastrutture, incluse strade e decine di ponti, isolando pesantemente le zone più colpite e bloccando il sistema di comunicazione, impedendo l’accesso alle aree colpite dalle alluvioni del Khyber Pakhtunkhwa, in precedenza noto come North West Frontier Province (NWFP). Le inondazioni sono state causate da piogge monsoniche torrenziali e sono le peggiori nella storia del paese. Charsadda, Nowshwera, Swat e le regioni di Shangla a Khyber Pakhtunkhwa sono le zone più colpite. Insieme alle loro comunità di accoglienza, anche quattro villaggi di rifugiati afghani sono stati colpiti dalle inondazioni. I villaggi di Munda, Hajizai, Utmanzai e Azakheil a Charsadda, e le regioni di Peshawar e Nowshera – dove circa 10mila famiglie di rifugiati risiedono – sono stati gravemente danneggiati dalle inondazioni. Oggi, l’UNHCR sta distribuendo beni di prima necessità a 1.000 famiglie che hanno perso le loro case nel villaggio di rifugiati a Hajizai e che sono costretti a vivere all’aperto. Per far fronte a questa nuova emergenza sono necessari con urgenza fondi ulteriori.

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Ponte sullo stretto e lavori protettivi

Pubblicato da fidest su venerdì, 6 novembre 2009

‘U Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti” ritiene che dopo l’alluvione di Giampilieri e Scaletta Zanclea sia sul campo e all’attenzione dell’Opinione Pubblica, Messinese, siciliana e no, una questione politica non facilmente tacitabile  Questione politica che non è solo o tanto questione di uomini o partiti ma di merito, metodo e stile. Se un insegnamento si può e si deve trarre dal recente, imprevisto, ma non imprevedibile, cataclisma dell’alluvione è quello che la politica, certa politica vive “alla giornata” più forse interessata al potere che alla sua gestione in chiave comunitaria. Tuttavia, a nostro avviso, denunciare ciò non può e non deve bastare. Noi andiamo oltre la mera denuncia qualunquist-giustizialista. Noi abbiamo una tradizione politica altra, diversa , schiettamente democratica. Ci chiediamo quindi: Cosa si puo’ fare per impedire che cio’ accada ancora? Certo non è facile rispondere ma è pur vero che non fare nulla ci esporrebbe a nuovi lutti in futuro

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Per la salvaguardia del territorio

Pubblicato da fidest su sabato, 31 ottobre 2009

“Per  prevenire allagamenti ed alluvioni, ogni proprietario di immobile agricolo o civile, consorziato ad un ente di bonifica, spende mensilmente, in media, quanto 4 caffè al bar, garantendo però il valore immobiliare del proprio bene”: lo rende noto l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), aggiungendo: “Tale dato è ancora più significativo se paragonato a quanto spende mediamente, al mese, un italiano per le spese condominiali: € 24,4! Oltre a ciò spende: € 16,7 per l’energia elettrica; € 16,3 per il telefono; € 25,6 per il gas; € 8,5 per l’acqua potabile.” Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) commenta: “E’ evidente  che bisogna cambiare la cultura del sistema Paese: la difesa del territorio, così come la disponibilità idrica, non può essere valutata solo in termini di costi, ingenerando un’irresponsabile corsa al ribasso; la gestione delle acque, oltre a preservare la vita delle comunità, è un elemento indispensabile allo sviluppo, i cui effetti hanno un evidente valore economico. Basti pensare che in Italia continuiamo a spendere più risorse per riparare i danni da eventi naturali, piuttosto che prevenirli! E’ indispensabile che alle dichiarazioni di principio seguano quei fatti, di cui è permeata la cultura dei Consorzi di bonifica!”

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Alluvione nel messinese

Pubblicato da fidest su lunedì, 19 ottobre 2009

Prosegue l’impegno della Caritas  “Oltre ai luoghi dove l’alluvione è stata più violenta, Giampilieri Marina e Giampilieri Superiore, Molino, Altolia, Briga Marina e Briga Superiore, Scaletta Zanclea,  i danni riguardano anche altri villaggi – come Itala Superiore, Guidomandri, Cumia, Pezzolo – che sono diventati difficilmente accessibili per via di diverse frane che hanno ostruito le vie di comunicazione”. Così il direttore della Caritas diocesana di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, don Gaetano Tripodo, sottolinea che, a distanza di 15 giorni dall’alluvione che ha colpito i Comuni di Messina e di Scaletta Zanclea, la situazione è alquanto complessa. Molte famiglie sono state colpite da lutti e tra di esse alcune da più lutti nello stesso nucleo familiare. La Caritas diocesana si è resa presente sin dal primo giorno dell’alluvione con l’associazione “Nucleo Diocesano di Protezione Civile “ ad essa  strettamente collegata, portando aiuto in coordinamento con la protezione civile regionale.  Sono stati mobilitati volontari, provenienti dalle comunità parrocchiali, da gruppi e associazioni, per gestire il centro di raccolta di generi alimentari e vestiario presso il centro operativo della protezione civile di Messina, per coordinare l’animazione ricreativa e spirituale negli alberghi ospitanti quanti avevano perso la casa o era stata dichiarata inagibile.Oltre agli aiuti immediati in favore delle fasce più deboli della popolazione, si stanno valutando nel medio e lungo termine interventi per la realizzazione e il ripristino di centri socio-pastorali e a sostegno della ripresa socioeconomica di quanti hanno perso il lavoro.

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Alluvione Messina

Pubblicato da fidest su mercoledì, 14 ottobre 2009

messina15Sono stati ritrovati i due corpicini dei bambini dispersi lo scorso primo ottobre. Li hanno recuperati a dieci metri di profondità e a cento metri dalla loro abitazione di Giampilieri. Così si conclude tragicamente la storia di Francesco e Lorenzo Lonia di due e sei anni che vanno a ricongiungersi con la loro mamma. Sono stati travolti da un mare di fango. Sale così a 30 morti il conto delle vittime mentre si continua a scavare alla ricerca di altri dispersi.

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Alluvione Messina e inchiesta parlamentare

Pubblicato da fidest su venerdì, 9 ottobre 2009

messina12messina13Gli On. Domenico Scilipoti e Leoluca Orlando hanno inviato una interrogazione urgente ai ministri interessati ai  tragici eventi alluvionali, che hanno devastato la provincia di Messina nella notte del 01 ottobre scorso provocando un enorme perdita di vite umane, per conoscere le responsabilità della tragedia ancora in atto, in quanto non sono ascrivibili solamente a cause naturali, bensì  alla compartecipazione di più fattori, non ultimo le palesi irresponsabilità  amministrative sul territorio. Premettono che già nei giorni 15, 16, 17, 18 settembre si era abbattuto un altro nubifragio sulla Sicilia orientale, interessando soprattutto le province di Messina e Catania, causando frane, allagamenti a strade ed abitazioni, abbattimenti di alberi, cedimenti di cornicioni ed altri danni ampiamente documentati, Non solo. Le forti piogge avevano già interrotto i collegamenti tra Messina e Catania, a causa di un vasto movimento franoso nella zona tra Sant’Alessio Siculo e Letojanni ostruendo completamente le due carreggiate dell’autostrada A18, chiusa tra gli svincoli di Roccalumera e Taormina; anche la sottostante ss114 e la linea ferroviaria, a binario unico in quel tratto, sono stati interessate dai movimenti franosi.  Sempre a causa delle forti piogge, i torrenti sono straripati e fango e detriti sono stati trascinati a valle in più punti. Tra l’altro i lavori di ripristino non erano stati ancora completati in autostrada, dove si continuava a circolare su una sola carreggiata, quando un’altra frana ha interessato un nuovo tratto.   La zona geografica interessata dagli accadimenti del 01 ottobre scorso è praticamente la stessa di quella interessata dagli accadimenti del 16 settembre scorso, nonché di quelli tristemente noti dell’ottobre 2007. Esiste un fascicolo alla procura di Messina che contiene il monitoraggio delle attività amministrative, da parte del comune ed enti preposti, successive al 25 ottobre 2007; L’indagine del 2007 faceva capo all’allora aggiunto Giuseppe Siciliano, arrestato nello scorso maggio con l’accusa di concussione per una vicenda che riguardava un appalto nel messinese; è chiaro come non sia la prima volta che le forti precipitazioni causano frane e smottamenti nella regione; la causa principale dei danni che hanno così pesantemente colpito la Sicilia è senza dubbio da attribuirsi al dissesto idrogeologico aggravato da irresponsabili interventi umani. La richiesta, quindi, rivolta al Presidente del Consiglio è quella di voler prendere in considerazione l’istituzione di una Commissione Parlamentare di Inchiesta in merito agli accadimenti. Inoltre in qual modo si intenda intervenire immediatamente, anche con aiuti economici, a sostegno delle zone colpite, per gli interventi necessari. Alla fine quali siano le posizioni dei Ministri interrogati e se intendano attivarsi al fine di destinare i fondi per spese infrastrutturali, quali il Ponte sullo Stretto, ad azioni di bonifica e messa in sicurezza dei territori a rischio. (messina 12,13)

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Fondi per l’alluvione in Piemonte

Pubblicato da fidest su giovedì, 8 ottobre 2009

L’On. Massimo FIORIO (PD) ha presentato un’Interpellanza urgente, sottoscritta da tutti i Deputati del Partito Democratico del Piemonte, rivolta al Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso relativa ai fondi stanziati per i danni causati dall’alluvione del mese di aprile.  Infatti, con decreto del Consiglio dei Ministri del 15 maggio 2009 è stato dichiarato lo stato di emergenza a causa delle eccezionali avversità atmosferiche avvenute dal 26 al 30 aprile, che hanno provocato esondazioni di fiumi e torrenti, allagamenti, smottamenti, gravi movimenti franosi, danni alle infrastrutture pubbliche e ad edifici pubblici e privati, nonché gravi danni alle attività produttive nel territorio della Regione Piemonte.  “Il 21 settembre 2009 – spiega l’On. Massimo FIORIO – è stata emanata ai sensi della legge 225/1992 un’ordinanza di protezione civile per l’attuazione degli interventi urgenti diretti a fronteggiare i danni con una disponibilità di euro 21,5 milioni e un conseguente riparto delle risorse tra le Province piemontesi ed altri enti. Questo riparto è avvenuto in modo anomalo, con una sperequazione tra le richieste e quanto stanziato, come il caso della Provincia di Cuneo dimostra in modo clamoroso”.  “Per queste ragioni – conclude l’On. Massimo FIORIO – abbiamo chiesto a Bertolaso di sapere quali siano i criteri di riparto fra le Province e gli enti interessati e quali siano le disposizioni utili a comprendere se le risorse saranno assegnate alla Presidente della Regione, quale Commissario straordinario, o direttamente agli enti indicati quali destinatari secondo un procedimento anomalo che di fatto vanificherebbe la possibilità di un controllo sull’esatta  corrispondenza tra quanto dichiarato dagli enti e l’entità reale del danno”.

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Provincia Messina: tra fango e dolore

Pubblicato da fidest su lunedì, 5 ottobre 2009

disastro messina1disastro messinaL’Associazione G.i.v.a (Gruppo Internazionale Volontariato Arcobaleno) ci ha fatto pervenire alcune foto che riportano il dramma che hanno vissuto e continuano a viverlo  le popolazioni della fascia Jonica del Comune di Messina. Ormai è noto a tutti quello che è successo e i media hanno già fatto una buona panoramica di quella che è l’attuale situazione di quella povera gente che oltre a perdere molte delle loro cose terrene, hanno perso anche familiari. Nonostante ciò non abbiamo voluto esimerci, ancora una volta, dal parlarne e questa volta, grazie all’associazione G.i.v.a. lo possiamo documentare con due foto che consideriamo più significative tra quelle trasmesse. Nel messaggio inviato i responsabili dell’Associazione sottolineano anche che “Critiche sono state mosse anche attorno a quella che è la macchina di Protezione Civile locale che sicuramente deve ancora migliorare aspetti organizzativi che snellirebbero i tempi per i primi soccorsi soprattutto in alcuni punti di difficile penetrazione. Ma non vorremmo, per questo, che tutta l’attenzione si spostasse su problemi che sono sicuramente più marginali rispetto a quelli Veri: la mano funesta ed incosciente dell’Uomo che distrugge incondizionatamente l’ambiente in cui vive. Non vogliamo aggiungere altro per non creare polemiche sterili, ma questo ci dovrebbe far riflettere magari creando qualche tavola rotonda perché il nostro territorio non è …”. E qui ci fermiamo anche noi. Troppe parole sono state spese e si continuano a fare. Davanti a tanti disastri previsti o imprevisti l’unica risposta che possiamo dare è quella di rimboccarci le maniche e mettersi all’opera. In questa circostanza, nello specifico, il fare è più importante del dire.

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La provincia di Messina immersa nel fango

Pubblicato da fidest su sabato, 3 ottobre 2009

Il prezzo sino ad oggi pagato, in vite umane, è di venti morti. I corpi sono stati recuperati sotto il fango che, come un fiume in piena, ha attraversato le strade e ha fatto straripare un torrente. Due giovani erano in auto quando sono stati travolti e un altro è stato sorpreso dalla frana mentre era per strada. I feriti sono un centinaio. Cifre, purtroppo, solo provvisorie e si teme che il numero possa crescere ora che la macchina dei soccorsi funziona a pieno regime. Le aree più colpite sono Briga Marina a Scaletta Zanclea e tutta la fascia a ridosso del mare. La strada per Gianpilieri Superiore è interrotta a un chilometro dal paese da una montagna di fango alta 3 metri che si è infilata sotto cavalcavia della ferrovia. E a Scaletta Marea il fango ha invaso circa 700 metri del paese. Gli abitanti delle zone sinistrate che sono stati avvicinati dai giornalisti non hanno dubbi: “E’ una tragedia annunciata. Le autorità competenti lo sapevano ma si sono disinteressate.” Per il sottosegretario Bertolaso Il dissesto è stato causato dall’abusivismo  “I soccorsi sono stati tempestivi. Nelle zone colpite dal disastro sono subito intervenuti cinquecento uomini della Protezione Civile e cento militari dell’esercito. Per Bertolaso: “Avevamo anche lanciato l’allarme, ma purtroppo non possiamo fare nulla contro il degrado del territorio provocato da anni di abusivismo”. Il sottosegretario ha poi aggiunto che la zona più difficile da raggiungere  “è la frazione di Molino”.  E ha precisato: “Adesso ci occupiamo del soccorso poi vedremo di chi sono le responsabilità”. Il presidente della repubblica si fa interprete della rabbia della gente affermando che “O c”è un piano serio per i dissesti idrogeologici, che faccia affluire le risorse adeguate, o si potranno avere altre sciagure”. Per il sindaco di Messina la mancanza di fondi non ha permesso di avviare i lavori per le opere di contenimento. Ma le ferite della Sicilia non si sono fermate alla periferia di Messina, Le piogge con smottamenti e infiltrazioni hanno colpito duramente anche le città di Palermo, Trapani e il loro hinterland.  Molti automobilisti nell’area palermitana sono rimasti bloccati in via Oreto, in via Orsa Minore, in via Messina Marine, nelle borgate di Mondello e Partanna dove le strade sono diventate dei torrenti in piena. A Trapani la bella e lunga via Fardella è stata letteralmente allagata e molte abitazioni hanno subito la piena dell’acqua frammista a fango e a rifiuti di varia natura. Dopo quanto si legge e si vede resta l’amaro in bocca tra chi “sogna” opere faraoniche come il ponte sullo stretto di Messina e poi non si trovano i soldi per contenere i guasti che politiche edilizie e speculazioni selvagge hanno fatto scempio per anni del territorio e non solo in Sicilia, ma un po’ ovunque in Italia.

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