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Anti-politica? Bene: facciamo politica

Pubblicato da fidest su lunedì, 16 aprile 2012

Tanzania 41

Tanzania 41 (Photo credit: al_green)

I partiti che vanno per la maggiore (Pdl, Pd e Fli) stanno sulla difensiva. Si sentono investiti dal vento gelido soffiato dal popolo degli elettori nei loro confronti. Il rischio è che possono essere travolti senza che si possa fare un distinguo e valutare le circostanze senza gravarle con il peso del sospetto. La distinzione che facciamo è a livello umano e non riguarda la politica in se stessa che riteniamo fondamentale per la vita di una comunità e nel suo ruolo di mediatore in una società complessa come la nostra e attraversata da interessi spesso conflittuali tra loro.
Ma nello stesso tempo gli esponenti di questi partiti non si rendono conto della ragione di tali e tante contrarietà popolari. Credo che, intimamente, tutti concordano sulla necessità che la politica abbia un costo e che debba essere sobbarcato dalla collettività. Ma ciò che non è perdonato è il fatto di aver trasformato un contributo in una speculazione commerciale e per trarne personali interessi. Non solo. Queste cose si conoscevano da anni come lo è stato per la Lega Nord che ha utilizzato gran parte dei fondi pubblici per speculazioni finanziarie in Tanzania e Cipro e per usi privati dei loro leader e familiari o che un tesoriere della “Margherita”, un partito che poi si è sciolto confluendo in parte nel Pd., abbia potuto distrarre milioni di euro con una facilità incredibile. E tutto sarebbe passato come un “pettegolezzo” o una malevolenza di giornalisti come Fabio Bonasera e Davide Romano, e non sono i soli, che con i tipi delle Edizioni La Zisa hanno scritto la vera storia della “Lega Nord” riportando le stesse cose che ora ben sei procure ne hanno tratto lo spunto per aprire un fascicolo e avviare delle indagini con svariate ipotesi di reato. E non dimentichiamo che lo stesso Roberto Maroni autoproclamatosi “moralizzatore” si può dire sino a qualche mese fa se l’era presa con i giornalisti accusandoli di attacchi ingiusti e immotivati e minacciando querele. Avrebbe fatto meglio ad accertarsi prima di come stavano realmente le cose, ammesso che non le conoscesse già. Ma la mia rabbia non sta solo qui. E’ nel sentire come sono forti le difese dei leghisti che preferiscono accettare l’idea di un leader raggirato dai familiari e dai “falsi amici”, dandogli, praticamente, dell’incapace, pur di sottrarlo alle sue responsabilità. E dire che gli italiani se solo lo volessero alle prossime elezioni dovrebbero andare in massa a votare penalizzando quei partiti che hanno dimostrato d’avere poca sensibilità e rispetto per la politica e minandola nelle sue fondamenta. Ma ne saranno capaci? Ne dubito, purtroppo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La grande (e comoda) confusione sul “comunismo”

Pubblicato da fidest su sabato, 1 gennaio 2011

L’anticomunismo è rimasta l’ultima ideologia idonea a coprire il vuoto mentale del nuovo potere che impone l’apparenza per nascondere la verità;  In questo periodo di anti-politica programmata e strutturata,  quando l’anticomunismo ha ripreso vigore per cercare di dare un contenuto alla mancanza totale di ideologie, diventa sempre più difficile sperare in una rilettura della Populorum Progressio per trarne ispirazioni programmatiche. Non avendo assolutamente nulla da offrire, in termini di contenuti ideologici e concettuali, ecco pronta  la ripresa delle ammuffite tematiche anticomuniste.  E’ un ritorno alla guerra fredda quello che si sta cercando di riproporre, ma senza un avversario che contrasti e da contrastare; non è più una partita a due, ma, molto più miseramente, un solitario che si gioca davanti ad attoniti spettatori con la pretesa anche di barare; non c’è nulla di più stupido e di più inconsistente che barare al solitario! L’Enciclica PP non entra in discussione con il marxismo, rappresenta, invece, una esposizione positiva della dottrina cattolica più avanzata, in aderenza ai tempi, in questo modo rispondeva alle istanze puntualizzate dal marxismo, di cui superava le soluzioni, intuendo, con grande lucidità, che la dottrina sociale marxista aveva fatto il suo tempo e non avrebbe più avuto ragione di porsi come alternativa. Alla luce del materialismo storico la dottrina sociale marxista ha sostenuto che la proprietà privata dei mezzi di produzione era la causa dell’esistenza delle classi antagoniste e la ragione profonda di tutti i mali sociali. Il progresso tecnico, cominciando con il passaggio dagli strumenti di pietra a quelli di metallo fino a giungere alla raffinata tecnologia moderna, con la creazione del ‘plus prodotto’ ha reso possibile la sua appropriazione da parte degli uni con l’esclusione degli altri. E’ questo lo sfruttamento, in questo modo ha avuto inizio la proprietà privata che ha dato origine all’esistenza delle classi antagoniste. L’interesse della classe sfruttatrice è l’accumulazione del capitale mediante l’appropriazione del ‘plus-valore’, cioè di quella parte del lavoro che non viene restituita all’operaio sotto forma di salario, in una parola lo sfruttamento, inteso come un illecito arricchimento. E’ questo un concetto che appartiene alle religioni a vocazione cattolica (universale) come il cristianesimo e l’islamismo; in merito allo sfruttamento c’è un termine arabo che normalmente viene tradotto nelle lingue occidentali con ‘usura’, è la riba, intraducibile negli idiomi occidentali, argomento che abbiamo già dettagliatamente trattato.  Ribadisco che si tratta di un concetto che condanna lo sfruttamento, che appartiene alle religioni con vocazione universale. L’idea dello sfruttamento è condannata nel Corano con 15 secoli di anticipo nei confronti della religione cristiana, a riprova del valore universale e, quindi, cattolico, del pensiero sociale islamico. In entrambe le religioni la condanna dello sfruttamento deriva dalla centralità che l’uomo occupa nel mondo della storia.  Oggi lo sfruttamento ha raggiunto livelli planetari, le nazioni ricche e potenti, esercitano lo sfruttamento nei confronti delle nazioni povere e deboli, con la sottrazione delle materie prime, facendo anche ricorso all’uso della forza, all’applicazione delle normative internazionali inerenti l’embargo, scatenando legittime reazioni che servono solamente al potente per giustificare interventi bellici: è la globalizzazione dello sfruttamento, che si coniuga con la globalizzazione della violenza. La terza religione monoteista, l’ebraismo, non esprime nessuna condanna in merito, anzi, fa della riba, come usura o sfruttamento, uno dei cardini della propria economia, e che l’ebraismo non abbia vocazione universale è dato dal fatto che è l’unica religione, fra tutte le religioni del mondo, assolutamente disinteressata al proselitismo e, quindi, alla divulgazione del proprio credo, anzi impedisce che estranei possano convertirsi all’ebraismo, in una sorta di razzismo di religione, che svuota la religione stessa di ogni valore spirituale.
Non c’è nulla di sconcertante nelle parole di Paolo VI o di rivoluzionario, si tratta di un concetto assimilabile all’esigenza di riconoscere a tutti parità di diritti, perché il ‘plus-valore’, di cui si appropria il capitalista, è un extra a quanto legittimamente gli spetta per l’attività che svolge.
Secondo il marxismo questo stato di cose dipende dalla natura stessa di un regime fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, oggi rappresentato dal capitalismo.  L’interesse della classe sfruttata, al contrario, è l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, delle classi e della società divisa in classi. Dai fondatori agli autori marxisti si è voluto dimostrare l’esistenza dello sfruttamento a tutti i livelli, individuale, sia tra privati, sia tra diverse nazioni; il linguaggio usato insisteva sul capitale, sul capitalista, sul capitalismo, sul colonialismo e, quindi, sull’imperialismo, che si sostiene con il militarismo e con il ricorso alla forza. Il confronto tra gli interessi opposti delle classi antagoniste è lo scontro, la lotta di classe che, necessariamente si intensifica e sfocia nella rivoluzione, il cui scopo è il rovesciamento del potere delle vecchie classi e l’ascesa del proletariato. E’ questo il contenuto reale della lotta di classe e della lotta politica, alla quale non si deve sostituire la lotta economica e sociale per il miglioramento della qualità della vita. L’ideologia e la lotta ideologica devono mettere bene in luce che non è possibile la conciliazione delle classi antagoniste e la composizione dei lori interessi in un solo interesse comune, e che non è possibile tentare alcune via tendente al riformismo.  (Cfr. Osnovj marksistskoj filosofi – Principi della filosofia marxista- del PCUS; sta in Komsomolskaja Pravda, 2 novembre 1961, pag. 3)
L’Enciclica di Paolo VI non entra in polemica con il marxismo. Lo scopo di un documento universale non può essere quello di dimostrare la falsità di una determinata visione del mondo, ma deve presentare, come di fatto presentò, una soluzione positiva della questione sociale, valida per tutti, indistintamente.Si impone la sicurezza e l’autorevolezza con cui il Pontefice presentò la sua ipotesi di lavoro, parlando di problemi così urgenti, che riflettono valori veri, umani e quindi universali e cattolici; da ciò deriva l’indipendenza e la libertà della Lettera di fronte a qualunque ideologia, perché non si pone al di fuori delle ideologie, ma al di sopra, trattando problematiche che non possono essere racchiusi all’interno di una dialettica di parte. (Rosario Amico Roxas)

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