E’ disponibile, nel Download Center di Doctor33, il capitolo dedicato alla “Malattia cardiovascolare negli anziani” tratto dalla nona edizione di “Malattie del cuore di Braunwald”. Il capitolo n. 80 illustra in dettaglio epidemiologia, fisiopatologia, terapia farmacologica, vasculopatia, scompenso cardiaco, aritmie e valvulopatia in questa particolare categoria di pazienti. Il Download Center di Doctor33 è la nuova area dalla quale i lettori del portale possono scaricare gratuitamente contenuti della pubblicistica Elsevier. Si tratta di un’iniziativa volta alla formazione e all’aggiornamento della nostra comunità Medikey.
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Malattia cardiovascolare negli anziani
Pubblicato da fidest su venerdì, 11 gennaio 2013
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Ictus: si può prevedere negli anziani con un test di disegno
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
(Centro Maderna) Un test con un disegno può prevedere il rischio di decesso in seguito al primo ictus negli uomini anziani. Il Trail Making Test (TMT), che consiste nel disegnare con una matita delle linee verticali ascendenti tra numeri o lettere il più velocemente possibile, sarebbe infatti in grado di prevedere chi è maggiormente a rischio di morte da ictus. Lo rivela una ricerca dell’Università di Uppsala in Svezia e pubblicata sul British Medical Journal Open. “Il TMT è un buon indicatore delle funzioni cognitive, e assieme a altri test è largamente usato per le diagnosi di demenza senile. In particolare, il TMT identifica dei difetti cognitivi latenti, causati da malattie cerebrovascolari che non hanno ancora manifestato altri sin tomi”, hanno spiegato i ricercatori. “Abbiamo analizzato 1000 uomini anziani tramite questi test e monitorato il loro stato di salute dal 1991 al 2006. Di questi – hanno proseguito – 155 hanno subito un ictus grave o leggero, e più della metà di loro è deceduta entro 2 anni dall’evento”. Prendendo in considerazione altri fattori come età, pressione sanguigna e istruzione, i ricercatori hanno determinato che gli anziani con bassi punteggi nel TMT avevano 3 volte più probabilità di morire in seguito al primo ictus rispetto agli altri: “Questo ci porta a concludere che questo semplice test scritto è un predittore affidabile del rischio di decesso da ictus”, hanno concluso i ricercatori.
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Istat: troppe disuguaglianze, soprattutto per cronici e anziani
Pubblicato da fidest su venerdì, 25 maggio 2012
Nel 2010 il Servizio sanitario nazionale ha speso 111.168 milioni di euro, pari a 1.833 euro pro capite, mentre a livello regionale si osserva uno scarto di circa 500 euro pro capite tra la provincia autonoma di Bolzano, che spende mediamente 2.191 euro per ogni residente, e la Sicilia, che ne spende 1.690. Questo uno dei risultati emersi dal dalla XX edizione del Rapporto Annuale Istat 2012 sulla situazione del Paese, che per la sanità disegna un quadro caratterizzato da una forte disomogeneità. Secondo il rapporto, «il Patto della salute 2010-2012 aveva stabilito, come parametri di riferimento, una quota pari al 5% delle risorse complessive da destinare all’assistenza collettiva in ambiente di vita e di lavoro, una pari al 51% all’assistenza distrettuale e il restante 44% per l’assistenza ospedaliera. Rispetto a questa ripartizione delle risorse, solo Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana presentano una distribuzione della spesa sanitaria molto prossima ai parametri di riferimento, mentre per le altre regioni le risorse risultano ancora troppo spostate verso l’assistenza ospedaliera (soprattutto Lazio, Abruzzo e Sicilia)». I principali squilibri tra regioni, continua l’Istat, «si osservano, in particolare, per i servizi preposti alla presa in carico di pazienti cronici e alla gestione della post acuzie, in larga misura rivolti agli anziani ed ai disabili». In particolare, a eccezione di Abruzzo e Basilicata, tutte le regioni meridionali presentano valori sotto il target previsto: in particolare in Puglia e Sicilia gli anziani seguiti con forme di assistenza domiciliare integrata sono la metà rispetto all’obiettivo fissato. Mentre per quanto riguarda il settore ospedaliero gli indicatori regionali di dotazione strutturale risultano più omogenei: «quasi tutte le regioni mostrano valori dell’indicatore prossimi ai livelli fissati, con l’eccezione di Liguria, Molise e Sardegna che presentano in regime ordinario e in regime di day hospital oltre 40 posti letto ospedalieri ogni 10 mila residenti». Ma passando alla qualità dell’assistenza, Piemonte, Valle d’Aosta, Trento, Veneto, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni che presentano i più elevati livelli in tutte le dimensioni. All’opposto si collocano la Campania e la Sicilia, con bassi livelli di qualità in tutte le dimensioni.(fonte doctornews33)
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Tai Chi migliora il cuore e i muscoli negli anziani
Pubblicato da fidest su martedì, 10 aprile 2012
Gli esercizi di Tai Chi migliorano le funzioni cardiovascolari e la forza muscolare nelle persone anziane. Lo ha scoperto uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology. L’indagine, promossa dall’Hong Kong Polytechnic University, ha coinvolto 65 soggetti anziani: 29 reclutati da una palestra di Tai Chi che avevano praticato gli esercizi per almeno un’ora e mezza alla settimana per tre anni, e 36 persone senza alcuna esperienza della disciplina. I risultati hanno mostrato che i soggetti che praticavano Ta i Chi risultavano più in salute in quasi tutte le osservazioni emodinamiche, tra cui la pressione arteriosa, la resistenza vascolare e la pressione del polso. Un miglioramento significativo è stato registrato, inoltre, in merito alla conformità delle arterie grandi e piccole (dal 40-44 per cento in più) e alla forza muscolare, in particolare del ginocchio. William Tsang, principale autore dell’indagine, ha spiegato che «questo è il primo studio che esamina i possibili effetti del Tai Chi sulla compliance arteriosa. Riteniamo che il miglioramento provocato dagli esercizi dipenda dalla combinazione di allenamento aerobico, stretching, concentrazione mentale e meditazione promossa dai movimenti tipici del Tai Chi».Eur J Prev Cardiolog. 2012 Mar 12. [Epub ahead of print](fonte farmacista33)
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Pensionati e la tassa sulla prima casa
Pubblicato da fidest su martedì, 27 marzo 2012
I Comuni sono chiamato ad applicare l’IMU (Imposta Municipale Unica), varata dal Governo Monti in sostituzione dell’ICI e applicata anche sulla prima casa. Questo pesantissimo balzello cade come una scure su ricchi e poveri – ha dichiarato il Segretario Nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – non tenendo conto delle reali condizioni dei cittadini. Troppe volte pensionati al minimo si trovano a possedere una casa grande, magari non in ottime condizioni, solo perché per decenni si sono sacrificati e da soli, mattone dopo mattone, sono riusciti a fare, una stanza dopo l’altra, una casa che doveva servire per tutta la famiglia e che le mutate condizioni, troppe volte, hanno portato queste costruzioni ad essere abitate solo dall’anziano, ex operaio, molte volte ex emigrante. L’IMU sulla prima casa è un qualcosa di odioso e di profondamente ingiusto – ha rimarcato Fatuzzo – come pure è ingiusto non tener conto del reddito di chi vi abita. È indispensabile che l’IMU sia applicata con estrema attenzione, tenendo conto delle reali condizioni economiche delle famiglie, dei debiti e della presenza portatori di handicap, di anziani o di senza lavoro. Non si può solo spremere cittadini colpevoli solo di aver risparmiato una vita, di aver lavorato e tirato su, con sacrifici immensi, una casa. – ha concluso Fatuzzo – Si tassino i grandi capitali, si colpisca la grande evasione, ma si lascino in pace quei cittadini onesti che hanno quattro mura, frutto del sacrificio di una vita. (On. Carlo Fatuzzo)
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Conferenza stampa domotica assistita per anziani e disabili
Pubblicato da fidest su martedì, 20 marzo 2012
Parma 21 marzo, alle ore 11, presso la Sala del Consiglio del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università, 12).
Alla conferenza interverranno Gino Ferretti, Rettore dell’Ateneo, Vincenzo Bernazzoli, Presidente della Provincia di Parma, Marcella Saccani, Assessore Politiche sociali, Volontariato, Disabilità, Politiche abitative e Pari opportunità della Provincia di Parma, Carlo Gabbi, Presidente della Fondazione Cariparma e Paolo Ciampolini, docente del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e Presidente del Centro TAU (Centro di collaborazione sulle Tecnologie Assistive dell’Università di Parma). L’attività, coordinata dal Centro TAU dell’Ateneo è centrata sull’impiego di nuove tecnologie nelle abitazioni, a sostegno della vita indipendente di persone anziane e con disabilità, in un settore di crescente rilevanza demografica, sociale ed economica.
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Residenze sanitarie assistenziali, maltrattamenti e strutture lager
Pubblicato da fidest su domenica, 4 marzo 2012
Dichiarazione della senatrice Radicale Donatella Poretti Segretaria Commissione Sanità e relatrice dell’inchiesta sulle Rsa. “In qualità di relatrice dell’inchiesta sul tema delle residenze sanitarie assistenziali, promossa e avviata dalla Commissione d’inchiesta sull’Efficacia ed efficienza del servizio Sanitario Nazionale, stiamo verificando l’appropriatezza delle cure fornite ai pazienti. Anche alla luce delle notizie riportate dalla cronaca in questi giorni, laddove si denunciano strutture lager e maltrattamenti perpetrati ai danni di persone anziane, cercheremo di verificare cosa succede. Così come sarà importante fare chiarezza sulla questione difforme che riguarda le rette assistenziali su tutto il territorio nazionale, dove purtroppo ci si trova ad avere diverse regolamentazioni che hanno prodotto finora soltanto un grosso cumulo di giurisprudenza, di sentenze al Tar, fino al Consiglio di Stato. Nei giorni scorsi, nel corso delle prime audizioni sull’argomento, abbiamo ascoltato due rappresentanti dell’Associazione per i diritti degli Utenti e Consumatori Aduc, che ci hanno fornito un quadro esaustivo e illuminante circa il funzionamento delle rette, e utili spunti per poter proseguire un lavoro ora più che mai indispensabile per il nostro Paese.
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Progetto per robotizzare l’assistenza agli anziani
Pubblicato da fidest su venerdì, 10 febbraio 2012
(Centro Maderna) Ha preso avvio oggi, con un primo incontro introduttivo, “Robot-Era”, un progetto internazionale di robotica sociale coordinato dall’Italia, che coinvolge l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa insieme a ricercatori svedesi, inglesi e tedeschi, alla multinazionale ST Microelectronics, a due aziende spin-off dell’Istituto Sant’Anna e al comune di Peccioli in provincia di Pisa. L’ambizioso progetto, che avrà la durata di quattro anni, ha lo scopo di identificare le esigenze e le necessità quotidiane degli anziani e dei loro familiari per poi creare ausili robotici che possano supportarli. Saranno tre i tipi di robot che sembra verranno realizzati, uno per i lavori in casa, uno per il condominio e un terzo per l’assistenza in strada. “I robot,” spiega Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore di Pisa, “saranno in grado di cooperare fra loro, per cui l’elevata complessità del sistema risulterà ridistribuita nell’ambiente dimostrandosi efficace, facile da usare e accettabile. Grazie a questo progetto internazionale la Regione Toscana si conferma una realtà dinamica e capace di promuovere e di ospitare iniziative di ricerca di alto profilo, ma anche direttamente rivolte al miglioramento della qualità della vita dei propri cittadini e dello sviluppo industriale”. (News del 07 /02/2012)
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I videogiochi interattivi a beneficio degli anziani
Pubblicato da fidest su venerdì, 20 gennaio 2012
(Centro Maderna) Gli exergames, i videogiochi interattivi che uniscono la dimensione ludica all’attività fisica, producono un maggiore beneficio cognitivo per gli anziani rispetto agli esercizi tradizionali, secondo un nuovo studio pubblicato dall’American Journal of Preventive Medicine. “Abbiamo scoperto che per gli anziani la realtà virtuale e l’esercizio interattivo potenziato, come il “cybercycling” proposto due o tre volte alla settimana per 3 mesi, hanno dato maggiori benefici cognitivi e una maggiore protezione contro il decadimento cognitivo lieve (MCI), rispetto ai programmi analoghi di esercizio tradizionale”, ha spiegato Cay Anderson-Hanley, del dipartimento di Psicologia della Union College di Schenectady, negli States. La ricerca dimostra che l’esercizio fisico può prevenire o ritardare la demenza e migliorare le funzioni cognitive durante l’invecchiamento normale. Gli exergames sono risultati più accattivanti perché mantengono il potenziale benefico del fitness, spostando però l’attenzione sul gioco e gli scenari tridimensionali, spingendo gli anziani a una maggiore frequenza e intensità delle attività fisiche con risultati migliori per la salute.
Lo studio promosso ha coinvolto 101 volontari di età compresa tra i 58 e i 99 anni, spinti a esercitarsi sulle cyclette. La valutazione cognitiva per comprendere il miglioramento o meno di funzioni esecutive come la pianificazione, la memoria, l’attenzione e la soluzione dei problemi è stata condotta al momento dell’arruolamento, un mese dopo e 3 mesi dopo le attività proposte. I cyber-piloti avevano significativamente migliorato la funzione esecutiva rispetto a quelli che avevano guidato una cyclette tradizionale stazionaria. I cybercyclist inoltre avevano sperimentato una riduzione del 23% in progressione della demenza senile. (News del 17 /01/2012)
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Anziani a rischio overdose con antitrombotici e antidiabetici
Pubblicato da fidest su sabato, 14 gennaio 2012
Un gruppo di ricercatori americani, dei Centers for disease control and prevention (Cdc) di Atlanta (Usa), guidato da Daniel S. Budnitz, si è occupato degli effetti avversi dei medicinali negli anziani e ha avviato un’indagine per determinare sia la frequenza dei ricoveri ospedalieri, riconducibili a questa causa, sia il contributo dei singoli farmaci alle ospedalizzazioni. Tra le persone che superano i 65 anni, è molto frequente il ricorso a più farmaci e l’aumento della popolazione anziana ha fatto crescere anche i casi d’emergenza. Il report ha identificato 5.077 casi di ricoveri di emergenza dovuti alle reazioni avverse ai farmaci. In due casi su tre gli effetti avversi sono stati conseguenza di sovradosaggi non intenzionali. Inoltre si è visto che 4 farmaci o classi di farmaci sono stati implicati nel 67% di questi episodi, da soli o in combinazione con altri principi: il warfarin (33,3%), le insuline (13,9%), gli antipiastrinici orali (13,3%) e gli ipoglicemizzanti orali (10,7%). Invece, i farmaci ad alto rischio o ad alto livello di attenzione sono stati responsabili solo dell’1,2% dei ricoveri. In ultima analisi, i pericoli maggiori derivano da antitrombotici e antidiabetici: ed è qui che occorre intervenire per migliorarne il corretto uso e ridurre maggiormente le ospedalizzazioni da eventi avversi ai farmaci. N Engl J Med, 2011; 365(21): 2002-12
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Anziani: alternativa possibile
Pubblicato da fidest su lunedì, 19 dicembre 2011
In alcuni miei libri ho parlato a lungo della questione degli anziani sotto i due più importanti aspetti: la previdenza e l’assistenza. Ho, innanzitutto, posto l’accento sull’evoluzione dell’età che ha fatto registrare un importante cambiamento nella sua condizione. Non molti anni fa, infatti, si entrava nell’età adulta più tardi di oggi così come si consideravano “vecchi” i sessantenni. Si vuole quindi valutare più ampliato lo spettro della vita attiva-lavorativa dai 16 ai 60 di allora ai 15 – 77 di oggi. In pratica siamo passati dai 44 anni agli attuali 62. Ma non finisce qui. Tutto l’arco della nostra esistenza si avvale di due fondamentali variabili dettate una dai passaggi formativi-professionali (scuola, master, specializzazioni, ecc.) e l’altra dallo stato di salute che potrebbe permettere ad esempio ad un ottantenne, e anche oltre, d’avere una “mente attiva” ma in un corpo fragile. Questo allungamento della speranza di vita congiunto ad una migliore qualità dell’esistenza si scontra inevitabilmente con altri due aspetti, cioè quello dell’evoluzione tecnologica e scientifica che, tra l’altro, riduce l’impiego di manodopera nelle imprese e l’aumento esponenziale della popolazione mondiale che oggi ha superato i 7 miliardi di persone. E dentro tali componenti ruota l’inevitabile disparità di natalità tra i paesi cosiddetti avanzati e quelli del terzo mondo notoriamente più poveri, o per meglio dire composti da una maggiore e più diffusa povertà. Ciò provoca un flusso migratorio in cerca di regioni più ospitali. Siffatto insieme di cose ci rende consapevoli della necessità di ricercare un modello di società diverso che nel prendere atto dei mutamenti esistenti e della loro evoluzione, in prospettiva, si faccia carico di trovare una risposta adeguata che contemperi sia il contingente sia la possibilità di mettere mano ai necessari correttivi futuri. Ecco perché se ci limitiamo al caso italiano, con una fascia di una popolazione considerata anziana e che va dai sessanta anni in poi e che si può quantificare in oltre 15 milioni di persone ovvero un quarto della popolazione totale, dobbiamo farci carico di iniziative adeguate ed anche prevederne di originali. Consideriamone alcune estratte da un progetto dei Centri studi della Fidest di qualche anno fa:
1) – trasformare la previdenza in assicurazione e stabilire contributi che permettessero ogni dieci anni di ottenere una rendita pari al 20% della media dei corrispettivi retributivi percepiti;
2) – eliminare i limiti di età sia per l’accesso al lavoro sia per lasciarlo pur stabilendo opportuni vincoli soprattutto per evitare il lavoro minorile sostitutivo della scuola;
3) – consentire la mobilità lavorativa per fasce di età considerando che si possono fare dei lavori ad una certa età ma non in altre. L’esempio tipico è dato dal giocatore di calcio professionista che, intorno a 35 anni, appende gli scarpini al chiodo, ma non per questo si considera un pensionato. Si cerca, semplicemente un altro lavoro;
4) – in caso di disoccupazione, diciamo di un cinquantenne, e le difficoltà a trovare un altro impiego, le rendite assicurative nel frattempo accumulate (pensiamo a tre cicli da 10 anni e quindi il 60% della sua media retributiva complessiva) possono evitargli un più cocente disagio economico.
5) – agli “anziani” verrebbe riservata un’altra opportunità che è quella di vivere in una “comunità mista” chiamata dagli ideatori “cittadella del sapere” dove l’esperienza e la conoscenza degli uni si combina con talune prestazioni assistenziali degli altri. E queste condizioni rese operabili nei paesi del terzo mondo permetterebbero, tra l’altro agli autoctoni di acquisire maggiori conoscenze e conseguenti possibilità lavorative in loco o altrove.
Per quanto riguarda l’assistenza il principio guida deve essere quello della “universalità” ma nella prevenzione: meglio prevenire che curare un male avanzato. E per farlo tutta la filiera assistenziale va rivista. Il risultato ci offre un migliore sistema assistenziale e sensibili economie di gestione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
Ulteriori informazioni possono essere attinte dai seguenti link:
http://fidestnews.blog.com/archives/6647/
http://fidestnews.blog.com/archives/6645/
http://fidestnews.blog.com/archives/6068/
http://fidestnews.blog.com/archives/4941/
http://fidestnews.blog.com/archives/3060/
http://fidestnews.blog.com/archives/2544/
http://fidestnews.blog.com/archives/2213/
http://fidestnews.blog.com/archives/1851/
http://fidestnews.blog.com/archives/1583/
http://fidestnews.blog.com/archives/1171/
http://fidestnews.blog.com/archives/1055/
http://fidestnews.blog.com/archives/986/
http://fidestnews.blog.com/archives/929/
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Come fare soldi? Investite sugli anziani
Pubblicato da fidest su sabato, 17 dicembre 2011
In Italia il Paese del turismo, negli ultimi anni sono stati costretti a chiudere decine e decine di alberghi, molti dei quali hanno avevano fatto la storia del turismo nostrano. Non tutti gli hotel e pensioni si sono limitati solo a chiudere, ma hanno deciso di “riciclarsi” in residenze, a volte di lusso, dedicate agli anziani.
Gli economisti di mezzo mondo, infatti, condividono l’assunto che la terza e la quarta età rappresentino il business del futuro. Tutti i paesi già sviluppati, hanno un minimo comun denominatore: l’invecchiamento progressivo delle popolazioni residenti con una tendenza pressoché generale ad avere sempre meno figli.
Tra gli stati coinvolti maggiormente nel fenomeno vi è proprio l’Italia. Ed i numeri sono inequivocabili: entro il 2040 il numero degli ultra 65enni in Italia raddoppierà. Le persone con oltre 65 anni d’età risultano in aumento di 113.000 unità all’anno e ormai rappresentano 1/5 della popolazione. Nel 2040 corrisponderanno al 32,2% dei residenti. La popolazione italiana, tuttavia, è rimasta sostanzialmente invariata tra il 1981 e il 2001 (crescita zero), per poi riprendere ad aumentare nel primo decennio del III millennio, soprattutto in conseguenza dell’immigrazione che come è noto rallenta il processo dell’invecchiamento globale per la tendenza delle famiglie straniere ad avere più figli.
Il dato più preoccupante ed una delle conseguenze è che nel frattempo il numero dei giovani subirà una progressiva diminuzione. Anche i cittadini stranieri sono in costante aumento e costituiscono il 7,1% del totale.
Sotto il profilo demografico l’Italia si conferma uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2010 il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,40, di poco inferiore all’1,41 del 2009. La fecondità è dunque in una fase di assestamento. Si mantiene superiore a quella della metà degli anni ’90, in cui si toccarono i minimi storici, ma ancora non ha raggiunto il livello considerato ottimale per una popolazione, ovvero il livello di sostituzione delle coppie, pari a circa 2,1 figli per donna. Ma tra i fattori che influenzano maggiormente le previsioni non c‘è solamente l’invecchiamento della popolazione. Bisogna, infatti, considerare anche la fecondità e soprattutto le migrazioni.
Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è un dato di fatto che l’aumento degli anziani, in Italia, metterà in crisi il welfare e quindi il sistema dei costi della salute e per tali ragioni i governi sono già occupati a cercare soluzioni alternative dal momento che la proporzione tra le persone attive e quelle non attive cambierà di molto.
La questione, però va vista anche dal lato delle opportunità che la popolazione anziana potrà rappresentare per l’economia. Gli anziani possono, infatti, rappresentare nuove utilità a livello di business. È un settore di mercato tutto da scoprire ed il mondo delle imprese globalizzate e della pubblicità se ne sta accorgendo. Senza contare i settori della tecnologia, dei trasporti e dei viaggi dove moltissimi prodotti sono già pensati per la terza e quarta età. Per esempio il gruppo Allianz, leader mondiale nel campo delle assicurazioni ha già lanciato sul mercato prodotti relativi alla terza età che sino a qualche anno fa erano impensabili per queste fasce di popolazione.
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Addio sesso debole
Pubblicato da fidest su domenica, 4 dicembre 2011
Oggi le donne guidano le relazioni e gli uomini faticano a tener loro testa. Lo pensa il 35% dei maschi italiani, il 40% si sente inadeguato a rispondere alle aspettative di chi lo vuole contemporaneamente marito perfetto, amante, buon padre. Tensioni che si riflettono sulla vita intima: il 70% degli italiani, indica proprio in performance non appaganti la causa principale di un legame di coppia insoddisfacente. Gli esperti riuniti a Milano per il 14° Congresso Europeo della Society for Sexual Medicine puntano l’attenzione su un nuovo disturbo: l’ansia da “superprestazione”, che colpisce il 40% degli italiani. “Le difficoltà di ordine psicologico riguardano soprattutto i più giovani e possono dare origine a un problema permanente spiega il prof. Francesco Montorsi, Professore Ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e membro dell’Advisory Board del Congresso -. Non dobbiamo banalizzarle ma intervenire per evitare che diventino “croniche”. I farmaci rappresentano una delle opzioni a disposizione e fra questi l’ultimo arrivato, la “mentina dell’amore”, il nuovo vardenafil orodispersibile, offre in più praticità e discrezione. “La percentuale di uomini che affronta con il medico l’argomento. Resta scarsa – afferma Montorsi -. In Italia solo il 17% si rivolgerebbe allo specialista dopo un episodio di disfunzione erettile contro, ad esempio, il 25% dei brasiliani. Secondo l’indagine internazionale, presentata oggi al Congresso, i giovani sotto i 40 anni sono i più restii a confrontarsi: il 25% prova imbarazzo”. La ricerca è stata condotta su 4409 persone dai 18 ai 75 anni intervistate in 4 paesi (Italia, Germania, Canada e Brasile) ed ha confrontato le abitudini per area geografica e fascia d’età.
Il Congresso europeo, che riunisce a Milano fino al 4 dicembre oltre 2.000 esperti da tutto il continente per affrontare il benessere sessuale a 360°, dalle problematiche femminili (contraccezione, terapia ormonale sostitutiva, disturbi del desiderio, ecc.) a quelli maschili. In testa vi è la disfunzione erettile che rappresenta, con l’eiaculazione precoce, il primo per diffusione: in tutto il mondo sono oltre 152 milioni le persone che ne soffrono, in Italia circa 3. Tra i 40 e i 70 anni, la fascia di età più a rischio, riguarda circa il 13% degli uomini ma ben il 50% ha avuto un episodio nel corso della vita. “La sessualità è profondamente cambiata – spiega Montorsi – proprio perché è il risultato di una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici, socio-economici, culturali, etici e religioso/ spirituali. I ruoli di genere non sono più chiaramente definiti e si è modificato l’equilibrio delle relazioni. Basti aggiungere un ulteriore dato: il 75% degli uomini vorrebbe avere rapporti più frequentemente di una volta o due a settimana, ma solo il 12% ottiene questo risultato”. Per quelli di “mezza età” (40-59 anni), lo stress è il motivo prevalente (24%) di una vita sessuale insoddisfacente: sono però più preoccupati del loro benessere rispetto ai più anziani (over 60) e sono più propensi a parlare dei propri problemi sessuali con la partner (64%) o lo specialista (43%) rispetto ai più giovani. La disfunzione erettile è invece considerata “fisiologica” dal 31% degli ultrasessantenni anche se tendono a nasconderla agli amici più stretti (58%) e cercano invece correttamente informazioni sulle terapie indicate dal proprio medico o dal farmacista (72-73%).
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Brutta partenza del prof. Monti
Pubblicato da fidest su mercoledì, 16 novembre 2011
Durante le due giornate di consultazioni, il Premier in pectore Mario Monti ha ricevuto ben trentaquattro delegazioni politiche, altrettanto rappresentanze delle parti sociali, degli enti locali e due non meglio identificabili “rappresentanze istituzionali di giovani e donne”, dimenticando di inserire nel calendario delle consultazioni la maggiore componente sociale del paese quale è quella dei pensionati e degli anziani. Un errore molto grave che dà l’esatta dimensione del rispetto delle istituzioni nei confronti di diciotto milioni di soggetti che, nella stragrande maggioranza, vive quotidianamente sotto la soglia di povertà. Inaccettabili le motivazioni dell’accaduto da parte della Segreteria del Presidente del Consiglio incaricato ad Age Platform Italia alla richiesta di convocazione. Il Professore Monti, forte della sua esperienza europea, sa benissimo che Age Platform Europe rappresenta 28 milioni di anziani dislocati nei paesi dell’Unione e che solo in Italia conta ben oltre 8 milioni di associati. La riunione di Age Italia, già convocata per il 22 novembre prossimo, sarà l’occasione utile per valutare l’atteggiamento tenuto dal Professore Monti anche alla luce delle dichiarazioni programmatiche che lo stesso riterrà opportuno illustrare nei prossimi giorni nei due rami del Parlamento. Programma di Governo che dovrà tener conto di una inversione di tendenza nell’impostazioni di provvedimenti per la crescita economica e di equità nell’eventuale rigore.
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Software Ibm per gli anziani
Pubblicato da fidest su venerdì, 11 novembre 2011
Dal giugno 2011, i ricercatori dell’Università dell’Alberta, in collaborazione con il Glenrose Rehabilitation Hospital di Edmonton, utilizzano il software IBM per studiare i volontari anziani che risiedono in una “suite indipendente” presso la struttura. La suite è dotata di sensori ed equipaggiata con dispositivi intelligenti che raccolgono informazioni sulle loro attività quotidiane. I dati serviranno a comprendere come meglio utilizzare le risorse sanitarie, a consentire una collaborazione remota tra i fornitori di assistenza e ad agevolare l’intervento tempestivo e il trattamento a lungo termine delle malattie croniche. Questi elementi serviranno anche ad aiutare gli anziani a condurre una vita indipendente e a prolungarne l’autosufficienza. Il software IBM WebSphere® Sensor Events raccoglie ed elabora un flusso di dati provenienti dai sensori che registrano una serie di input medici e fisici, da frequenza cardiaca e peso corporeo a consumo di elettricità e uso di porte, mobili, interruttori della luce ed elettrodomestici. Il flusso di dati viene analizzato per valutare la capacità dell’individuo di assumere i medicinali secondo le prescrizioni e di vivere in modo indipendente. I risultati dell’analisi sono inoltre utilizzati per animare un avatar del soggetto, che ne rispecchia le attività in una versione virtuale dell’appartamento.
Anche se il progetto pilota è tuttora in corso, i ricercatori hanno identificato la necessità di tenere traccia di due nuove attività: l’uso di sedie a rotelle o deambulatori e l’assunzione di cibo. Inoltre, monitorando l’utilizzo da parte degli individui di dispositivi che servono per dare promemoria sulle terapie farmacologiche, essi hanno stabilito come migliorarne l’usabilità.“Sappiamo che i dati vengono generati continuativamente, ma sfruttarli, aggregarli, analizzarli e acquisire elementi di conoscenza dagli stessi ha rappresentato una sfida”. Visualizzare dati eterogenei, come frequenza cardiaca e consumo elettrico, in modo indipendente, fuori contesto, serve a poco. Il software IBM ci ha consentito di raccoglierli in una visualizzazione e di vedere effettivamente la capacità di un paziente di svolgere le proprie funzioni autonomamente, in modo tale che i medici possano intervenire quando è necessario e gli studenti possano imparare a prestare la migliore assistenza. La ricerca è stata resa nota oggi al CASCON, un convegno annuale che presenta le ricerche condotte dai Centres for Advanced Studies IBM, in partnership con organizzazioni accademiche e pubbliche.
Il progetto pilota comprende la prima sperimentazione nel “mondo reale”, in cui il concetto è passato da un ambiente di simulazione universitario al Glenrose Rehabilitation Hospital. Fa parte dell’iniziativa “Smart Condo™”, una collaborazione di ricerca pluriennale con l’IBM Alberta Centre for Advanced Studies e professori e studenti di sei facoltà presso l’Università dell’Alberta, oltre a NSERC, OLSONET, AITF, Health Sciences Education and Research Commons e al Governo dell’Alberta. Per maggiori informazioni su IBM, visitare il sito http://www.ibm.com.
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