Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Appello ai grillini: scendiamo in piazza

Pubblicato da fidest su domenica, 10 marzo 2013

Da giorni il Pdl per sostenere il suo capo contro la magistratura “stalinista” annuncia che sta organizzando una grande manifestazione popolare a Roma il 23 marzo prossimo. Mi chiedo il perché il Movimento cinque stelle non faccia la stessa cosa ma questa volta per sostenere la giustizia sociale, il lavoro, e le piccole imprese. E’ tempo per misurarci sul terreno delle cose reali e nell’interesse generale del paese. Dobbiamo dire basta a un partito che si avvita intorno al suo leader e sa scendere in piazza solo per difendere una sua posizione giudiziaria mentre tutti noi sappiamo bene che il sistema italiano è persino fin troppo garantista con tre gradi di giudizio. Temiamo forse di misurarsi sui numeri? Se anche lo fosse vedremmo le due facce dell’Italia: quella di chi è e di chi ha. Da una parte dei disoccupati, dei cassa integrati, dei precari, delle famiglie monoreddito, dei pensionati, degli imprenditori che falliscono e, dall’altra di chi ha una rendita di posizione e non cerca il cambiamento perché non ne ha bisogno. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Appello alle regioni: decreto sulle rinnovabili

Pubblicato da fidest su lunedì, 21 maggio 2012

Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Symbola e WWF Italia chiedono alla Conferenza delle Regioni e agli enti locali di fare pressione sul Governo al fine di apportare una profonda revisione dei decreti sulle rinnovabili elettriche e sul fotovoltaico. In caso contrario meglio non dare il parere e bloccare i provvedimenti. Dopo le associazioni di categoria con gli ‘Stati Generali delle Rinnovabili e dell’Efficienza Energetica’, i Sindacati, un vasto movimento di opinione pubblica, le Regioni e, ieri anche il Senato, con l’approvazione delle mozioni che chiedono al Governo di definire un sistema di incentivazione che garantisca una prospettiva di crescita di lungo termine, anche Associazioni come Fondazione per lo Sviluppo sostenibile (presidente Edo Ronchi), Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Symbola (presidente Ermete Realacci), WWF Italia chiedono in un comunicato congiunto alla Conferenza delle Regioni e agli enti locali di fare pressione sul Governo al fine di apportare una profonda revisione dei decreti sulle rinnovabili elettriche e sul fotovoltaico che, se approvati nell’attuale versione, darebbero un colpo durissimo al settore e all’occupazione. Altrimenti, a giudizio delle Associazioni, sarebbe addirittura preferibile che le Regioni negassero il loro parere bloccando di fatto il provvedimento.

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Rom: il rogo di via Bonfadini

Pubblicato da fidest su domenica, 8 aprile 2012

Londra domenica 8 aprile 2012, nella ricorrenza della Giornata Mondiale del Popolo Rom, duecento manifestanti si raduneranno davanti all’Ambasciata italiana a Londra fra le 13 e la 14 per chiedere alle autorità scrupolose indagini riguardanti il rogo di via Bonfadini, a Milano, e un piano di sostegno per le famiglie che sono rimaste senza alcun riparo. Il corteo, che promuove la fine degli sgomberi e della persecuizone dei Rom, partirà dal Memoriale del’Olocausto in Hyde Park a mezzogiorno”.Lo storico attivista Rom britannico Grattan Puxon ha annunciato da Londra che questa iniziativa è a sostegno dell’appello umanitario promosso da EveryOne e nazione Rom.Vi è grande indignazione in tutto il mondo per la reazione della autorità all’incendio del campo Rom di via Bonfadini, a Milano. Dopo che il rogo ha distrutto circa quaranta baracche e i beni personali di tante famiglie Rom, nessun programma umanitario è stato messo a punto dalle istituzioni. Il poeta e difensore dei diritti umani Paul Polansky*, che si trovava presso il campo, ha testimoniato l’episodio, rilevandone una possibile natura dolosa. “Ma quello che sorprende è la condizione della famiglie colpite dal rogo,” ha detto nel corso o di un intervista al network Milano in Movimento, “venti delle quali sono sono ora senza alcun rifugio. Il fuoco ha consumato ogni loro bene e le autorità non hanno provveduto neanche a fornire tende e soccorsi adeguati. Anziché soccorritori e personale sanitario, si vedono due auto della polizia ferme nei pressi delle macerie”. Il rogo di via Bonfadini è l’ennesimo che negli ultimi anni ha colpito la comunità Rom in Italia. Una recente mostra fotografica, intitolata Nel fuoco e nel ricordo** documentava i molti bambini uccisi dalle fiamme di incendi avvenuti in Italia, spesso di natura dolosa. Il Gruppo EveryOne e Nazione Rom hanno lanciato un appello alle Istituzioni nazionali e milanesi, affinché sia approntato con urgenza un piano di sostegno rivolto alle famiglie colpite dall’incendio. Finora, tuttavia, si segnala solo la reazione ostile da parte del Comune di Milano, che tramite un assessore ha definito in una mail lapidaria “idiozie al cubo” l’appello umanitario e la testimonianza del poeta Paul Polansky. “Ci amareggia e dispiace la reazione del Comune di Milano,” commenta il Gruppo EveryOne, “perché questo è il momento di cercare la verità e di essere solidali con le famiglie Rom di via Bonfadini, che non sono un ‘problema di sicurezza’ ma esseri umani in una condizione di grave emergenza umanitaria”.(Roberto Malini)

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Donne nelle istituzioni

Pubblicato da fidest su mercoledì, 21 marzo 2012

“Sono stato uno dei primi parlamentari ad aderire all’appello trasversale in favore di una legge elettorale che garantisca una maggiore presenza delle donne in politica e nelle istituzioni, pur avendo criticato in passato l’idea delle ‘quote’. È onesto ammettere che i progressi compiuti in questo campo dall’Italia sono minimi e le statistiche dimostrano come la nostra Nazione sia il fanalino di coda negli stati a democrazia avanzata. Per queste ragioni, è necessario avere più coraggio. Raccolgo in pieno l’appello lanciato oggi dal delegato del sindaco Alemanno alle Pari Opportunità, Lavinia Mennuni, che a nome delle donne di Roma ha chiesto a gran voce al Parlamento un intervento normativo per riequilibrare la presenza femminile nelle Istituzioni”. È quanto dichiara, in una nota, il deputato del PdL, Marco Marsilio.

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Appello di un parroco

Pubblicato da fidest su domenica, 5 febbraio 2012

Moltissimi mass media (TV, carta stampata e sul web) hanno riportato tempestivamente la notizia del crollo della volta della chiesa di san Martino a Borgo del Ponte (Massa). Nella nostra piccola parrocchia del centro storico è stata dichiarata inagibile anche l’altra chiesa quella di santa Lucia. Al momento Celebriamo la s. Messa festiva nel salone seminterrato sotto la scuola materna e quella feriale nella sacrestia di san Martino (la chiesa parrocchiale) dove conserviamo anche il SS. Sacramento. Difficile fare previsioni: i muri portanti delle due chiese sono robusti ma le volte di mezzane a san Martino hanno subito un crollo sopra l’altare della Madonna Immacolata, a s. Lucia hanno subito lesioni in 4 punti diversi.La mia speranza è di poter montare un ponteggio che rimetta in sicurezza almeno la chiesa parrocchiale entro la Pasqua di resurrezione.Ad amici, ditte con cui intratteniamo rapporti e uomini e donne di buona volontà chiedo un aiuto, anche piccolo – ogni goccia nel mare della carità è significativa ci insegna la beata Teresa di Calcutta – ed il supporto della preghiera perché nonostante i disagi la comunità resti fedele all’ascolto della Parola, alla celebrazione Eucaristica, nella carità fraterna. (don Lorenzo Corradini parroco di Borgo del Ponte)

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Appello in aiuto del popolo greco

Pubblicato da fidest su venerdì, 30 dicembre 2011

 

Grecia

Image by joluka via Flickr

In riferimento alle drammatiche notizie provenienti dalla Grecia per la crisi finanziaria, a seguito della quale si registrano gravissime ripercussioni sullo stato di salute della popolazione più debole (bambini, anziani, malati), la CVDP – movimento astensionista politico per il rilancio della sovranità popolare, lancia un appello affinchè il Popolo Italiano corra in soccorso di quello Greco. Nello stesso tempo, aderendo alla campagna “Per fermare l’acquisto dei cacciabombardieri JSF”, il movimento esorta il Governo italiano e le Forze politiche che lo sostengono affinchè rinuncino all’acquisto previsto dei 131 cacciabombardieri, che costeranno all’Italia la bellezza di 14 miliardi di euro, destinando parte di tali ingenti risorse per inviare aiuti alimentari e farmacologici al Popolo Greco che versa ormai in una gravissima difficoltà a causa della corruzione politica e delle conseguenti ritorsioni finanziarie subìte.
Si investa nel valore più grande e prezioso in dono all’umanità, che è la vita stessa degli esseri umani, dando al tempo stesso uno schiaffo forte e deciso alle multinazionali della morte e della distruzione dei popoli.
Intente, tra l’altro, ad annientare le radici stesse della storia, della civiltà e della cultura nate proprio dall’asse italo-ellenico.

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Appelli di fine anno

Pubblicato da fidest su lunedì, 26 dicembre 2011

Italiano: Cartolina postale - Buon Anno

Image via Wikipedia

In queste ore che precedono la fine di un anno e l’inizio di un altro i personaggi del nostro tempo si stanno preparando ai discorsi di circostanza e già mi figuro la loro faccia rattristata nel descrivere l’anno che sta per concludersi con i guai che ci ha portati e, subito dopo, un volto più rasserenato nel descriverci un futuro migliore. E noi con loro a dolerci e a sorridere in salsa agrodolce. E’ un rituale che con il passare del tempo rigetto sempre con più forza tanto che già da qualche anno mi astengo dall’udire i loro discorsi a rete unificate per ampliare la diffusione del messaggio. Se io fossi il Presidente della repubblica italiana, ma il discorso varrebbe anche per gli altri personaggi della stessa taglia, mi asterrei dal parlare. Perché non posso accettare che si parli di sacrifici quanto a farli sono sempre i soliti. Non posso accettare che si parli di lavoro quanto sono milioni i disoccupati, i sottoccupati, i cassa integrati, i precari e i lavoratori in nero. Non posso accettare che si parli di giustizia se vi sono milioni di processi pendenti e che per farli passare in giudizio definitivo si va dagli otto ai tredici anni. Non posso accettare che si parli di rispetto della dignità umana se si permette a migliaia di carcerati di vivere in condizioni disperate e a milioni di italiani costretti ad una povertà estrema. Non posso accettare che una ristretta minoranza goda di grandi privilegi a spese di una maggioranza che si priva del necessario. Non posso permettere che l’assistenza sanitaria diventi sempre più un privilegio delle classi benestanti. Non posso permettere che la vecchiaia sia pagata al prezzo di rinunce e di umiliazioni. Non posso permettere questa ipocrisia di chi ha e se concede qualcosa è un’elemosina e non un atto dovuto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Appello

Pubblicato da fidest su sabato, 24 dicembre 2011

Castello che veglia sul mare

Image by Marco Crupi Visual Artist via Flickr

E’ un invito a mettere da parte le rispettive specificità e a guardare ad un disegno unitario in politica. Non siamo al cospetto dell’ennesimo movimento politico ma ad un soggetto virtuale che ha il solo scopo di evitare la dispersione del voto attraverso la costituzione di una confederazione di partiti cosiddetti minori su un progetto unico per imprimere una svolta radicale al sistema paese oggi ibernato su partiti che non riescono a dare le giuste risposte alle attese degli italiani. Nel suo genere è un movimento rivoluzionario in quanto si prefigge, attraverso il voto consapevole, di mettere in minoranza partiti come il Pd, il Pdl e il Terzo Polo con il risultato di fare piazza pulita della loro classe dirigente.
Il programma è semplice e condivisibile. Intende incentrarsi su due fondamentali diritti: quello alla vita e a vivere. Entrambi sono inscindibili. Non si può infatti garantire la vita senza tutelare, al tempo stesso, il nuovo venuto, assicurandogli, a tutto tondo, l’assistenza, l’alimentazione, l’istruzione, il lavoro e una vecchiaia serena.
Le risorse ci sono se ben mirate e se si sanno ricuperare gli sprechi e le evasioni. Gli italiani, nella fattispecie, riteniamo siano pronti nel fare la loro parte, se si interfacciano con chi sa fare in modo che nessuno sfugga al proprio dovere sociale, civico e culturale.
Siamo al cospetto di grandi trasformazioni dettate dalla presenza sempre più incisiva delle tecnologie che modificano le nostre abitudini, il nostro rapporto con il mondo che ci circonda e rendono rapidamente obsolete alcune prestazioni e livelli d’istruzione e relazioni lavorative. Spariscono o sono ridimensionati alcuni mestieri e professioni. Alcuni lavori si automatizzano, altri restano manuali ma a determinate condizioni, altri ancora si imboccano con modalità diverse.
Una nazione come l’Italia, che non dispone di proprie risorse energetiche e sottoposta al tiro incrociato di una globalizzazione che rende il lavoro concorrenziale, le produzioni volatili e i trasferimenti di beni finanziari cliccando sul mouse, ha bisogno di presentarsi alla platea internazionale con un suo progetto innovativa che faccia un balzo in avanti efficace verso ciò che il futuro prospetta e che altri meno accorti stentano a pervenirvi in tempi relativamente brevi. E’ questa la vera sfida. Una sfida che fonda il suo successo sull’organizzazione del lavoro, la qualità dell’istruzione, un sistema previdenziale combinato con la tutela del lavoro e un’assistenza che diventa universale nella prevenzione. E i progetti in dettaglio sono già pronti ma la chiave del loro successo è se si affrontano nella loro globalità, considerando le loro inevitabili interazioni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Ritardati pagamenti

Pubblicato da fidest su mercoledì, 21 dicembre 2011

Un tetto a 730 giorni, quando va “di lusso” nove mesi – un anno, tra mille solleciti e acrobazie finanziarie per far quadrare i bilanci e tamponare le esposizioni con le banche. Sono i tragici tempi medi che un’azienda artigiana veneta deve attendere per poter incassare le fatture emesse alla Pubblica Amministrazione. Va un po’ meglio con i committenti privati, che onorano i pagamenti in un arco di tempo che va dai 30 giorni (ma sono pochissimi) ai 6 mesi, con sforamenti fino a un anno. Senza considerare chi invece paga solo un piccolo anticipo per i lavori e poi non salda più il resto, a volte scomparendo nel nulla. È la cruda realtà che emerge da un’indagine condotta da Cofidi Veneziano su un campione di 200 aziende socie, interpellate sui tempi di incasso per lavori svolti a favore di clienti della Pubblica Amministrazione e di privati. Tutti o quasi hanno denotato come le tempistiche dei pagamenti si siano dilatate a dismisura negli ultimi due anni, fino a raggiungere ritardi insostenibili per le aziende, già strette nella morsa della crisi economica e zavorrate dal nuovo credit crunch. “La nostra clientela è esclusivamente privata – racconta il titolare di una ditta di impianti elettrici di Camponogara – e le modalità di pagamento generalmente concesse alle aziende sono Ri.Ba. a 60 giorni: purtroppo, a scadenza, spesso ci ritorna l’insoluto e questo ci impedisce di continuare a lavorare con le stesse aziende e di presentare nuovamente Ri.Ba. a fine mese in Banca, in quanto questi diventano clienti non solvibili”. “I tempi di incasso da alcuni clienti della Pubblica Amministrazione sono inconcepibili – testimonia invece il proprietario di un’azienda di serramenti e infissi metallici di Cavallino Treporti -: sei bravo se te la cavi in 300-400 giorni. Per questo tendiamo a lavorarci il meno possibile. Per quanto riguarda i tempi di incasso da clienti privati, spesso sei fortunato se riesci in qualche modo a portare a casa i soldi; quando invece la ditta che deve pagarti fallisce, a volte anche volutamente, ti rimane un credito inesigibile. Questo ci spinge a fare debiti per sopravvivere: non si può continuare così”. Per Enrico Chiuso, titolare di Chiuso Impianti snc di Salzano, azienda produttrice di impianti idraulici e termoidraulici, i tempi di pagamento dei clienti privati “variano a seconda dell’importo dei lavori: più è basso, prima pagano. Quando gli importi sono di decine di migliaia di euro, però, l’ultima tranche, di solito equivalente al 10%-20% del totale, non viene mai saldata. Se poi parliamo di aziende, il termine di 60-90 giorni è ormai la prassi, con due alternative: la prima con Ri.Ba., che mediamente va insoluta; la seconda con bonifico che, quando, e se, viene fatto, slitta di altri 15-30 giorni rispetto alla data effettiva. Gli anticipi fattura diventano quantomeno indispensabili e talvolta son dovuto persino ricorrere a cessioni del credito pro-solvendo a garanzia”. Ricorrere legalmente per ottenere i pagamenti è invece quasi impossibile come spiega la proprietà di Elettrica Service sas, azienda che a Cavallino Treporti si occupa di impianti elettrici industriali e civili: “succede che alcune fatture rimangano insolute per più di sei mesi per mancanza di liquidità, mentre altre non verranno mai saldate perché vi sono ancora in circolazione ditte fantasma che ti commissionano il lavoro; tu lo esegui, loro incassano e fanno fallire la ditta. Poi riaprono sotto altro nome e non sono perseguibili per legge”.
Che il problema dei pagamenti raggiunga livelli paradossali lo sottolinea anche Lorenzo Ballarin, proprietario a Cavallino Treporti della Carrozzeria Ballarin snc: “di questi tempi è sempre più difficile lavorare e avere la sicurezza di essere pagati: tra acconti vari a volte passano due, tre anni prima di riscuotere tutti i soldi, sempre ammesso che ciò avvenga. Un’azienda come la nostra, che deve sostenere dei costi e pagare il personale, a queste condizioni non può più andare avanti”.
Con tempi di attesa per l’incasso così lunghi, un’azienda rischia dunque di sparire, strozzata dagli interessi sui debiti contratti per tirare avanti. Per questo, il presidente di Cofidi Veneziano Sandro Ravenna lancia un appello al Governo Monti: “Chiediamo che venga recepita al più presto la direttiva europea che impone tempi certi di pagamento, da 30 ad un massimo di 60 giorni, dal pubblico verso il privato e tra privati, dal grande verso il piccolo. Una soluzione che si rivela indispensabile per cercare di arginare la situazione gravissima in cui versano le nostre aziende. Anche a causa dei ritardi nei pagamenti, siamo infatti giunti al punto in cui una realtà media è ormai costretta ad accendere un mutuo, qualora venga concesso, per pagare tasse o contributi”.

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Appello degli ergastolani al Papa Benedetto XVI

Pubblicato da fidest su lunedì, 19 dicembre 2011

English: Oreste Benzi (1925–2007), photo by Ri...

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Santo Padre,siamo degli ergastolani, dei condannati a essere colpevoli e prigionieri per sempre, ergastolani con l’ergastolo ostativo ad ogni beneficio.
Santo Padre, molti di noi sono in carcere da 20, 30 anni, altri di più, senza mai essere usciti un solo giorno, senza mai un giorno di permesso con la propria famiglia.
Molti di noi sono entrati da ragazzi adolescenti e ora sono quarantenni destinati ad invecchiare in carcere, altri erano giovani padri e ora sono nonni con i capelli bianchi.
Santo Padre, noi e la Comunità Papa Giovanni XXIII, Le vogliamo dire che la pena dell’ergastolo è una pena che si sconta senza vita; che avere l’ergastolo è come essere morti, ma sentirsi vivi; che la pena dell’ergastolo è una pena del diavolo perché ti ammazza lasciandoti vivo; che la pena dell’ergastolo tradisce la vita; che subire la condanna dell’ergastolo è come perdere la vita prima ancora di morire; che la pena dell’ergastolo ti mangia l’amore, il cuore, e a volte anche l’anima; che la vita senza promessa di libertà non potrà mai essere una vita.
Santo Padre a cosa serve e a chi serve il carcere a vita? Si diventa non viventi. A che serve vendicarsi in questo modo? Non vediamo giustizia nella pena dell’ergastolo, ma solo una grande ingiustizia perché si reagisce al male con altro male aumentando il male complessivo. Una società giusta non dovrebbe avere né la pena di morte, né la pena dell’ergastolo. Non è giustizia far soffrire e togliere la speranza per sempre per riparare al male che ha fatto una persona. Il male dovrebbe essere sconfitto con il bene e non con altro male. Il riscatto umano non è possibile con una pena che non potrà mai finire. La nostra vita è di una inutilità totale, è aberrazione, sofferenza infinita. L’ergastolo è una pena che rende il nostro presente uguale al passato, un passato che schiaccia il presente e toglie speranza al futuro.Santo Padre, 310 ergastolani tempo fa si sono rivolti al Presidente della Repubblica dicendogli di preferire la morte al carcere a vita.
Nell’anno 2007 un migliaio di ergastolani, sostenuti da 10.000 persone fra amici e parenti, hanno fatto lo sciopero della fame ad oltranza per l’abolizione dell’ergastolo.
Nell’anno 2008 quasi ottocento ergastolani hanno inoltrato un ricorso alla Corte europea per chiedere l’abolizione dell’ergastolo perché in Europa solo in Italia esiste l’ergastolo ostativo.
Sempre nell’anno 2008 un migliaio di ergastolani hanno fatto uno sciopero della fame a staffetta per l’abolizione dell’ergastolo.
Santo Padre, i mass media dicono che l’ergastolo in realtà non esiste, ma allora, se non esiste, perché non lo tolgono?
Vogliamo scontare la nostra pena, ma chiediamo una speranza, una sola, chiediamo un fine pena certo.
Santo Padre ci sentiamo abbandonati da tutti, dagli uomini, dalla Chiesa e a volte persino da Dio, perché non si può essere contro la guerra, contro l’eutanasia, contro l’aborto e non essere contro la pena dell’ergastolo.
Santo Padre, non abbiamo voce: ci dia la Sua per fare sapere che in Italia esiste l’ergastolo ostativo, una pena disumana che realmente non avrà mai termine e ci farà uscire solo morti dal carcere.
Don Oreste Benzi, Fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII ha sempre appoggiato il superamento dell’ergastolo e qualche giorno prima della sua morte, alle Settimane Sociali del 2007 ha detto: “Adesso inizia lo sciopero della fame a Spoleto, nel supercarcere, per l’abolizione dell’ergastolo. Hanno ragione. Che senso ha dire che le carceri sono uno spazio dove si recupera la persona se è scritta la data di entrata e la data di uscita mai? È una contraddizione in termini. Perché non devono aver il diritto di dare prova che sono cambiati? Non è giusto questo.”

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Parafarmacie: dopo correttivi, liberalizzazione a metà

Pubblicato da fidest su mercoledì, 7 dicembre 2011

Una liberalizzazione a metà. Così appaiono alle parafarmacie le misure sulla fascia C contenute nella manovra dopo i correttivi che hanno imposto il vincolo di 15mila abitanti per individuare i comuni nei quali può attuarsi il provvedimento. «Con il taglio operato» si legge in un comunicato congiunto Anpi, Mnlf e Forum delle parafarmacie «di fatto sono stati esclusi dai vantaggi della liberalizzazione 25 milioni di italiani e sono state privilegiate proprio quelle farmacie – ubicate in comuni tra 4mila e 15mila abitanti – che oggi usufruiscono del più alto rapporto abitanti/farmacia e dunque di fatturati più elevati». Da qui l’interrogativo: «Che dire delle 1278 parafarmacie che già oggi esercitano la loro attività in questi comuni? Dobbiamo considerare questi farmacisti di terza classe?». Già la norma, continua il comunicato, «che ha escluso alcuni farmaci, tra i quali gli stupefacenti, risulta incomprensibile agli occhi di un laureato e abilitato al pari del collega che lavora in farmacia, già risulta assurdo non aver liberalizzato il prezzo dei farmaci, ora questo provvedimento nuoce agli stessi interessi e intenti di crescita del Paese». D’altra parte, aggiunge il presidente del forum delle Parafarmacie, Giuseppe Scioscia, «se l’intento è di perseguire la tutela delle farmacie rurali, si ricorda che queste sono localizzate nei comuni al di sotto dei 5mila abitanti e quelle che hanno sede in località al di sotto dei 3mila percepiscono già un indennizzo parametrato al fatturato». Da qui l’appello delle sigle ad avviare al più presto un incontro.(fonte farmacista33)

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Immigrazione: Appello sindaco

Pubblicato da fidest su sabato, 10 settembre 2011

Municipio lampedusa

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“Ci stupisce l’assoluta ingenuità, vera o simulata per necessità, con la quale il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, si è rivolto al capo del Governo chiedendo un intervento serio ed urgente per alleviare le gravi difficoltà legate agli sbarchi di immigrati clandestini, dopo l’ennesima protesta dei tunisini ospiti sull’isola contro i previsti rimpatri. Non è ancora abbastanza chiara l’inettitudine di questo Governo in materia? E, soprattutto, non è ancora abbastanza chiaro che a questo Governo non frega assolutamente nulla se prima o poi ci scapperà il morto durante questi sfoghi di disperazione?”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, interviene così sulle parole del sindaco De Rubeis che ha lanciato “un forte messaggio al presidente Berlusconi: intervenga nei confronti del ministro Maroni per fare trasferire al più presto i tunisini presenti nell’isola in altri centri di accoglienza. Si aspetta che ci scappi il morto prima di agire? Abbiamo sempre dimostrato di essere un popolo responsabile ma adesso abbiamo bisogno di aiuto”.
“Di quale aiuto parla signor sindaco – domanda retoricamente Maccari? – Lei sta chiedendo aiuto per risolvere un problema a coloro i quali con la loro incompetenza quel problema hanno contribuito ad aggravare. Abbiamo girato in lungo ed in largo ogni struttura per immigrati clandestini d’Italia, abbiamo visto con i nostri occhi le tremende condizioni in cui i soggetti interessati sono costretti ad operare ed a stare, primi fra tutti i nostri colleghi. Ci siamo fatti portatori delle sacrosante istanze di uomini e donne in divisa che non sono nelle condizioni di lavorare dignitosamente ed in sicurezza, neppure sotto il profilo igienico-sanitario, e rischiano di venire sopraffatti ad ogni ora che passa dalla rabbia di tanta gente costretta in situazioni inadeguate che scoppiano di continuo in ogni angolo del Paese. Nessuno ci ha dato ascolto… A questo Governo non importa assolutamente nulla degli immigrati clandestini, non importa assolutamente nulla dei propri fedeli Servitori, perché dovrebbe importargli anche solo un briciolo di più di lei e dell’isola di Lampedusa?”.

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Manovra: secondo copione

Pubblicato da fidest su domenica, 4 settembre 2011

Prof. Mario_Monti

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Un paio di mesi fa la prima manovra correttiva dei conti pubblici è stata approvata a tempo di record complici le opposizioni che hanno ritirato gli emendamenti per farci digerire un provvedimento impopolare, ingiusto, sperequativo ma necessario, si era detto. Il tutto condito con un accorato appello del presidente della Repubblica che sollecitava il parlamento a fare in fretta.
Ora con la seconda manovra, peggiore della prima, abborracciata, invisa a tutti, compresa la Confindustria, si sta ripetendo lo stesso rituale con analogo appello del Presidente Napolitano. E se non sono i tre giorni della prima tornata di certo non saranno i tre mesi previsti, ma molto meno.
Le opposizioni sbraitano, invocano l’impossibile, ovvero un governo nuovo, ma sono pronti ad assecondare l’iter di questa manovra sminandola dalle lungaggini delle discussioni, degli emendamenti e quanto altro sempre in nome e nell’interesse di questo popolo sovrano che saremmo noi, vittime di tanto scempio e che pagheremo in prima persona le addizionali irpef maggiorate sino all’inverosimile dai comuni e dalle regioni, l’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici urbani e interurbani (a Roma già si parla del bus ad un euro e 50 e forse due), l’aumento dei ticket per la sanità, per le visite mediche specialistiche e chi più ne ha più ne mette. Ma il presidente del consiglio continua a ripetere che non mette le mani nelle tasche degli italiani. Ci sarebbe da ridere se la realtà non ci toccasse tanto da vicino e in maniera così brutale. Ma qui diamo i numeri anche per un altro motivo perché abbiamo scoperto che gli italiani oltre, come dicono, ad essere rassegnati e cinici, sono anche masochisti: applaudono il fautore di tanta sottile e sadica manovra ora al meeting di comunione e liberazione ed ora in quello delle Acli e persino al convegno di Cernobbio dove prima di Tremonti si sono avvicendati severi critici a partire da Mario Monti, mostro sacro dell’economia internazionale. E tutto è condito con la famosa frase da paese di m… pronunciata da un inviperito Berlusconi al telefono, che sembra proprio ci meritiamo ma per un motivo diverso da chi l’ha pronunciata. Niente scatto d’orgoglio, niente di niente. Siamo, dopo tutto, un popolo che sa arrangiarsi per antica consuetudine e anche questa volta ci prova. E’ un popolo di tradizione gattopardesca che è consapevole che in Italia tutto cambia per nulla cambiare. Così i nostri governanti si sono inventata la “dittatura” della democrazia compiuta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Appello al Presidente Napolitano

Pubblicato da fidest su lunedì, 22 agosto 2011

GIORGIO NAPOLITANO

Image by Foto_di_Signorina via Flickr

Editoriale fidest. Apprezzo l’invito a prendere sul serio la crisi in atto lanciato durante il suo intervento al meeting di “Comunione e liberazione”. Apprezzo l’invito a trovare un’intesa tra le parti sociali e i politici ma mi sorge un dubbio: Come è possibile farlo con l’attuale governo? Un governo che ha elaborato una manovra di aggiustamento dei conti moralmente e socialmente insostenibile e poi ha lasciato che dentro di essa e intorno ad essa si “scannassero” interessi partigiani in uno spettacolo indecente se si pensa che ogni provvedimento tocca la sensibilità di un tessuto sociale provato dagli errori e dalle avidità di una classe politica ed economica che ha fatto il bello e il cattivo per anni nell’intento di curare solo i propri interessi. Un governo che ha favorito l’evasione fiscale dei grandi capitali, il riciclaggio del denaro sporco con lo scudo fiscale e con la depenalizzazione del falso in bilancio autorizzando, di fatto, le imprese a dichiarare ciò che a loro più conveniva. Non solo. Un governo che ha sistematicamente demonizzato la giustizia definendo, tra l’altro, i magistrati di Milano dei “brigatisti”. Un governo che ci ha sospinti ad una guerra prima contro l’Iraq e poi in Afghanistan. Un governo che ci ha umiliati con il baciamano a Gheddafi del Presidente del Consiglio. Un governo che ha per alleato un partito decisamente secessionista e che non manca occasione per creare contrasti e polemiche tra Nord e Sud e con sceneggiate come quelle dell’ultima ora di un sindaco leghista che vuole rimuovere la statua di Totò perché “meridionale”. Un governo che non può gestire l’attuale crisi perché il suo presidente è in conflitto d’interesse per via delle sue aziende, quotate in borsa, e che rischiano il tracollo. Ai giovani di oggi i giovani di ieri dovrebbero spiegare loro la ragione per quale nonostante un debito pubblico da capogiro i governi che si sono succeduti dal 1994 e fino ad ora non hanno trovato di meglio che aumentare ulteriormente tale debito. Se vi è una responsabilità antica diventa più grave e imperdonabile quella dei politici di più recente data e il governo Berlusconi deve assumersene la responsabilità in pieno perché vi ha governato per ben nove anni. Ora è troppo facile e troppo comodo quando la torta è alle briciole litigare per spartirsele. Se vogliamo restituire legalità al paese non vi è altra strada e altra credibilità come quella di voltare pagina allo sfacelo in cui ci ha condotto l’attuale governo e che oggi ha il merito, se così possiamo definirlo, di aver diviso gli italiani spingendoli gli uni contro gli altri. Sacrifici si, perché sono necessari. Ma sacrifici che pongano in primo piano i fautori di questi guasti, di chi ha accumulato denari a spese della povera gente. Non dimentichiamo che l’Italia è già divisa tra chi lavora e vive modestamente e chi è ricco e continua ad arricchirsi a spese dei poveri. E’ tempo che i “plebei” facciano sentire la loro voce e la lezione di Menenio Agrippa si faccia sentire anche ai giorni nostri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Appello del Pd ai valsusini

Pubblicato da fidest su domenica, 3 luglio 2011

L’avvio dei lavori a Chiomonte per l’allestimento del cantiere del tunnel geognostico segna un punto di non ritorno nella complessa vicenda della realizzazione della Torino-Lione. Siamo a uno snodo cruciale: o verrà rispettato il cronoprogramma indicato dall’Ue oppure i finanziamenti saranno dirottati altrove e il Piemonte perderà l’occasione per realizzare un’infrastruttura strategica. E’ giunto, pertanto, il momento di un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli.
Il dibattito intorno al “se” fare l’opera è archiviato da tempo, ora si tratta di dare piena attuazione a quanto promesso, in particolare garantendo la certezza delle risorse finanziarie per le compensazioni, per il trasporto pubblico locale e per gli interventi previsti dal piano strategico. Grazie al lavoro del PD in Parlamento, il Governo ha precisato che il progetto della Torino-Lione non è sottoposto alla nuova norma che riduce dal 5% al 2% le risorse previste per le compensazioni ed ha garantito l’impegno ad aggiungere altrettante risorse per gli interventi previsti in Valle di Susa.
Il Partito Democratico è la forza politica che in questi anni si è battuta con maggiore determinazione e coerenza per giungere a un progetto che tenga conto delle esigenze del territorio (l’attuale progetto preliminare è radicalmente diverso da quello del 2005) e per garantite reali ricadute positive per la Valle di Susa. Siamo convinti che la realizzazione della Torino-Lione rappresenti una grande occasione di sviluppo per la Valle di Susa, rimettendo la Valle e tutto il Piemonte al centro dei flussi internazionali e scongiurando un destino fatto di isolamento, di declino e di marginalità economica. Siamo consapevoli delle criticità di un’infrastruttura così imponente e siamo convinti che si debba realizzare nel modo meno impattante per la Valle e i suoi abitanti. Non siamo di fronte a un’opera che porterà dietro di sé scenari apocalittici, di distruzione ambientale e di perdita di vite umane come qualcuno, in male fede, vuole far credere ai valsusisni. Ci troviamo di fronte a un percorso elaborativo ed approvativo particolarmente garantista ed esiste tutto il tempo per affrontare le questioni più delicate (in particolare la cantierizzazione), se si accetta di discutere del merito e non di condurre uno scontro ideologico. Per questo ci appelliamo alle amministrazioni comunali, anche a quelle che se non condividono l’opera, perché accettino un confronto politico e tecnico sulle caratteristiche di questa infrastruttura e sulle sue modalità di realizzazione. Sappiamo che c’è una minoranza fanatica che non è interessata al dialogo, ma solo allo scontro. E’ quella minoranza che ha ‘militarizzato’ la Valle prima usando linguaggi bellicosi (parlando di ‘truppe’, di ‘battaglia di tutte le battaglie’ o invocando pericolosi parallelismi con i Paesi Baschi), poi erigendo barricate e check point, come se la Valle di Susa fosse una zona ‘santuario’ per la quale le leggi italiane e le decisioni assunte in Europa, nel Parlamento, in Regione Piemonte e in Provincia di Torino non avessero alcuna rilevanza. Manifestare il dissenso è legittimo, ma se la manifestazione di domenica dovesse trasformarsi in un’occasione per assediare o assaltare il cantiere, il confine tra la legalità e l’illegalità sarebbe superato. Pertanto, lanciamo un appello a tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione affinché questa sia realmente democratica e nonviolenta. Fonte Segreteria Regionale del PD Piemonte

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