La riforma delle pensioni con il blocco della perequazione delle stesse al costo della vita è stata un’operazione condotta con freddezza e cinismo dal governo, tranne qualche lacrimuccia di circostanza.
Ciò che ha lasciati sconcertati è stato il fatto che si poteva evitare questa manovra solo se si provvedeva altrimenti. Bastava, ad esempio, disdire l’acquisto degli aerei (4 miliardi di euro), oppure firmare l’accordo con la Svizzera come hanno già fatto Germania e Gran Bretagna e recuperare dei 50 miliardi di euro depositati presso quelle banche almeno 7 miliardi di imposte evase. Oppure indire subito la gara per le reti televisive (altri 2 miliardi di euro). Ed invece si è preferito infierire sui più deboli. Questo avrebbe dovuto indurre almeno i pensionati a non votare il pd. il pdl e il fli e a concentrare i voti su idv e la destra e la sinistra estremi. E con loro avrebbero dovuto fare la stessa cosa i lavoratori dipendenti, i precari, i cassa integrati, i giovani ovvero l’85% degli italiani . Ed invece siamo quasi come prima anche perché l’astensionismo gioca a favore di chi ci ha ridotti in queste condizioni. Se noi vogliamo restare un popolo che nutre una sana passione democratica dovremmo sapere che la nostra arma più efficace è il voto e immaginiamoci partiti come il pdl, il pd e il fli che escono dalle urne con poco più del 10% complessivamente? Non sarebbe questa una mazzata sonora? Una lezione rivoluzionaria? Ed invece sono abituati a suonarcele e noi a dire: grazie, lo faccia ancora. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Il voto degli italiani
Pubblicato da fidest su martedì, 15 maggio 2012
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Elezioni: Astensionismo e cifre
Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 novembre 2010
In riferimento alle dichiarazioni rese da Di Pietro all’agenzia ASCA in merito all’astensionismo elettorale in Italia, il portavoce della Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa, movimento astensionista riconosciuto dalle più alte cariche dello Stato – Antonio Forcillo -, fa rilevare che: “Di Pietro dice alcune grosse imprecisioni riguardo agli astensionisti. Intanto farebbe bene a contarli in maniera più puntuale e corretta, visto che ormai, in caso di elezioni anticipate, gli astensionisti si apprestano a superare abbondantemente la soglia critica del 50%, divenendo così la prima forza assoluta del Paese. E viste le tanto declamate ambizioni democratiche dell’On.le Di Pietro e del suo Partito, già che ci siamo, perché invece di dare degli astensionisti notizie fuorvianti non sollecita anche lui gli organi di stampa e le Istituzioni per far sì che, in virtù della libertà di parola e di pensiero sancita dalla Costituzione, possano anche gli astensionisti dire la loro sulla deriva operata dai partiti italiani compresi il suo?”
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L’astensionismo, una spia rossa per la politica
Pubblicato da fidest su lunedì, 29 marzo 2010
In attesa di conoscere l’esito di queste elezioni regionali, è evidente che un primo dato di riflessione importante è quello relativo al calo dell’affluenza al voto, affluenza che in questo momento è stata calcolata in provincia di Forlì-Cesena del 68,68% e in Emilia-Romagna 68,14%. Un dato significativo perchè esemplifica in concreto una percezione ormai diffusa, vale a dire il progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica. Una deriva che va contrastata, aprendo una nuova stagione del confronto politico che metta al centro delle discussioni le questioni concrete che riguardano le persone, i nostri territori, il nostro futuro. Un dibattito politico in cui prevale l’interesse per il bene comune e in cui si fa della verità, della corretta informazione e della chiarezza i valori fondamentali che devono contraddistinguere il confronto tra forze politiche. Il Partito Democratico sarà impegnato sin dalle prossime ore nel mantenere vivo il rapporto tra politica e cittadini, perchè è troppo importante che una democrazia che fino a poco tempo fa eravamo abituati a definire senza esitazione come una democrazia avanzata, non ceda il passo alla tentazione del disinteresse e alla perdita di partecipazione al principale esercizio democratico, il voto. (Marco Di Maio)
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Elezioni europee: In un campo di rovina, il Pcl cresce
Pubblicato da fidest su martedì, 9 giugno 2009
Per il Partito Comunista dei Lavoratori: “ risultati elettorali confermano e registrano il tracollo politico dei gruppi dirigenti delle sinistre italiane: prima uniti, quando si trattava, in cambio di ministri, di votare missioni di guerra e precarizzazione del lavoro; poi divisi, per ragioni personalistiche, nella lotta per la propria sopravvivenza istituzionale. Un duplice disastro, per i lavoratori e per la sinistra. Pur riportando un risultato in sé modesto, il PCL conferma e rafforza, ad un anno dalla sua nascita, la propria presenza politica. Nelle tre circoscrizioni in cui era presente (Centro, Nord Ovest, Nord Est) accresce non solo la propria percentuale (passando dallo 0,6 allo 0,8) ma anche i propri voti assoluti, nonostante il maggiore astensionismo. E vede ovunque estendersi le proprie radici sociali e territoriali. Nei fatti il nostro piccolo partito è l’unico partito che cresce a sinistra, nel campo di rovine da altri prodotto: nonostante l’ostacolo rappresentato dalla perdurante presenza di partiti e liste fintamente “comunisti”. A maggior ragione, la costruzione indipendente del PCL sarà il nostro primo impegno. Al tempo stesso, nel difficile scenario sociale e politico prodottosi, rilanciamo a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento, una precisa proposta di unità di lotta: la costituzione di un comune “Parlamento delle sinistre”, basato sul coinvolgimento attivo del loro popolo, quale sede permanente di confronto pubblico e di unità d’azione contro il governo Berlusconi e la Confindustria. Non siamo interessati a ingegnerie bizantine di ceto politico (“federazioni”, “costituenti”), prive di ogni base di principio e sempre fallimentari. Siamo interessati all’unificazione e radicalizzazione della reale mobilitazione di massa: l’unica via che può contrastare la reazione, strappare risultati, riaprire una prospettiva di alternativa anticapitalistica. http://www.pclavoratori.it (Marco Ferrando) (n.r. cari compagni, non credo che vi sia sfuggita la costatazione che se tutta la sinistra avesse fatto fronte comune oggi avremmo avuto per lo meno sei parlamentari di quest’area. Le divisioni possono, forse, dare piccole soddisfazioni personali ma non credo che in politica queste cose possono essere monetizzate in qualche modo. La storia insegna che sono state troppe le scissioni, troppe e tutte pagate a caro prezzo non solo per la sinistra ma per la stessa democrazia).
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PDL al 41%, PD al 26% per l’Istituto Demopolis
Pubblicato da fidest su mercoledì, 29 aprile 2009
Secondo le stime sulle intenzioni di voto per le Europee, registrate dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, se ci si recasse oggi alle urne, il PDL di Berlusconi e Fini si attesterebbe al 41%, superando con la Lega la soglia del 50%, mentre il PD di Franceschini, in ripresa negli ultimi giorni, otterrebbe il 26%. In lieve aumento i consensi della Lega, dell’IdV e dell’UdC. In uno scenario ancora fluido caratterizzato da un’alta percentuale di indecisi il Popolo delle Libertà appare in crescita, mentre il Partito Democratico, superato il rischio di sfaldamento, riprende quota cercando di recuperare una parte del proprio elettorato deluso e fortemente tentato dall’astensionismo. Si riscontra ancora, comunque, una vasta incertezza negli orientamenti dei cittadini, oltre un terzo dei quali non è ancora a conoscenza dell’imminente consultazione elettorale. Nella fotografia scattata da DEMOPOLIS sul voto degli italiani, PdL al 41%, con la Lega Nord al 9,5%. PD intorno al 26%, con l’Italia del Valori al 7,5%. Buona conferma, al 6,5%, per l’UdC di Casini. A rischio invece le liste di sinistra, per il momento sotto la soglia del 4%. Pur in risalita rispetto alle Politiche, si dividono tra loro i consensi Sinistra e Libertà (3%) e Rifondazione con i Comunisti Italiani (2,5%). Intorno al 3%, infine, a livello nazionale, il recente cartello elettorale per l’Autonomia, costituito dalla Destra di Storace e dal MpA di Raffaele Lombardo. Sotto l’1% gli altri partiti.
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