Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 320

Posts Tagged ‘cambiamento’

Dura lex sed lex

Posted by fidest on Monday, 18 March 2013

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare dallo stesso per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendono in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che i facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Paesaggi del cambiamento tra scienza e esistenza

Posted by fidest on Wednesday, 16 January 2013

Lugano, il 22 gennaio 2013, nel 2° Simposio organizzato dall’Università L.U.de.S. in memoria del suo fondatore, Professor Paolo Sotgiu.
Il Simposio, dal titolo “Scientia et Juventus. Paesaggi del cambiamento tra scienza ed esistenza”, intende affrontare il concetto di cambiamento, cercando di intercettarne natura e figure, quali si manifestano nella medicina, nella biologia, nella filosofia, nell’arte, nell’economia, nella scienza e
nelle dinamiche sociali e storiche. Tra i relatori, tutti di alto profilo, ricordiamo:
• Umberto Veronesi, Direttore scientifico IEO, Presidente Fondazione Umberto Veronesi, “L’evoluzione della ricerca tra genetica, robotica, informatica e nanotecnologie”
• Isabella Bossi Fedrigotti, Scrittrice, giornalista – “Corriere della Sera”, “L’evoluzione del
giornalismo nell’epoca tecnologica”
• Ivan Capelli, Giornalista ed ex-pilota F1,“Dalla Formula 1 alla Formula Uomo: un passaggio antropologico ineludibile”
• Gaetano Pecorella, Senatore della Repubblica Italiana, Dir. Dip. Scienze Giuridiche e SocilaiUniv. L.U.de.S. “Il Giudice come protagonista del cambiamento”

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Politica: italiani pronti al cambiamento

Posted by fidest on Friday, 20 April 2012

“Il nuovo movimento nazionale deve nascere subito, gli italiani sperano in un cambiamento totale ed epocale alle prossime politiche. Non è uno scatto in avanti, ma una deci­sione ponderata presa, non da ieri, da tutto il Terzo polo”. Lo afferma la senatrice di Futuro e Libertà, Barbara Contini, in un’intervista pubblicata oggi sul “Il Futurista”.“Urgono persone leali, one­ste e pulite per contrastare l’antipolitica venuta fuori nell’ultimo biennio. All’interno di molti partiti, datati o seminuovi, riscontro la presenza di galantuomini rimasti però in silenzio, così come molti cittadini: è giunto il momento di restituire loro la parola”, aggiunge la senatrice”. “Sui nomi la priorità deve essere la competenza di chi amministra; in questi quattro anni in Senato ho registrato grandi scoraggiamenti, che ho contrastato con la forza di rimanere indenne da ogni collusione con gen­te che francamente non mi piaceva e non mi piace. In questo senso dovrà andare la nuova proposta: competenza, novità e trasparenza. Gli italiani sono pronti al cambiamento, – conclude la Contini – la politica si dimostri all’altezza di un compito a cui non ha assolto né nella prima né nella secon­da repubblica”.

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Una manovra per il cambiamento

Posted by fidest on Monday, 12 December 2011

Monti, tremonti o anarchia?

Image by Michele Ficara Manganelli via Flickr

(parte seconda) Mario Monti ci ha presentato una manovra che non convince. Non lo è per le ragioni che ritengo banali, anche se per i diretti interessati sono importanti e riguardano le pensioni e taluni inasprimenti fiscali. Ciò che delude riguarda la mancanza di una politica economica in grado di rilanciare la domanda, lo sviluppo e l’occupazione. Mi limito a questo riguardo a riprendere le parole contenute in una petizione rivolta ai parlamentari italiani da un gruppo di economisti e docenti universitari da quasi tutte le università italiane. Dopo una doverosa premessa nella quale senza mezzi termini si richiama la classe politica nazionale alle sue responsabilità, non avendo saputo attuare “politiche che favorissero lo sviluppo del paese” si rileva, come conseguenza, “la stagnazione dell’economia domestica”. Ma le ragioni vanno anche oltre nell’indicare “l’assenza, nella costruzione dell’Unione Monetaria, di un quadro di politiche fiscali e monetarie coordinate volte alla crescita, alla piena occupazione, all’equilibrio commerciale fra gli stati membri, e a una maggiore equità distributiva nei paesi e fra i paesi”. E si soggiunge: “La crisi europea e il suo aggravamento, in particolare con l’attacco ai titoli del debito pubblico italiano, trovano la loro origine in questa assenza e sono solo parzialmente riconducibili alla progressiva caduta di credibilità del governo sinora in carica. La mancata iscrizione tra i compiti della Banca Centrale Europea del tradizionale ruolo di prestatore di ultima istanza nei confronti dei debiti sovrani ha contribuito ad esporre all’attacco i titoli del debito italiano e di altri paesi europei. Le misure intraprese dai paesi dell’Eurozona per sostenere i debiti sovrani, e in primo luogo il cosiddetto Fondo Salva-Stati, risultano del tutto insufficienti anche per i debiti delle economie più piccole, e a maggior ragione per quelli dei paesi più grandi. Per di più le misure di restrizione dei bilanci pubblici che vengono richieste in cambio di quegli aiuti hanno aggravato la recessione e la stessa crisi finanziaria nei paesi beneficiari. Attualmente l’Eurozona è senza una bussola”. Manca quindi una politica europea che consenta “un più pieno coordinamento delle politiche fiscali, monetarie e salariali in Europa, che includa a pieno titolo la piena occupazione fra gli obiettivi”. Sta quindi al governo Monti “ottenere una garanzia ferma e illimitata della BCE sul debito sovrano italiano e degli altri paesi dell’Eurozona, volto a ricondurre i tassi di interesse ai livelli pre-crisi -intervento da tempo sostenuto anche dall’Amministrazione americana e da molti autorevoli economisti di diverso orientamento teorico”. Per contro: “Un nuovo esecutivo, tecnico o politico, che si configurasse invece come mero esecutore delle richieste europee, quali espresse nelle scorse settimane, determinerebbe un aggravamento della crisi economica e finanziaria in Italia e in Europa, con devastanti conseguenze sociali e l’insostenibilità degli attuali accordi, monetari e commerciali,nell’UE.” Ecco perchè la manovra presentata da Monti non ci convince più ancora dei tagli che preannuncia e dei sacrifici che richiede. Un paese non si deprime per accontentare qualcuno oltr’Alpe ma per ridargli fiducia riaccendendo i motori della crescita e riconciliandolo con le istituzioni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)  per la parte prima clicca qui

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Peoples of Europe, rise up!

Posted by fidest on Saturday, 15 October 2011

Roma - Via dei Fori Imperiali vista dal Vittoriano

Image via Wikipedia

Roma 15 ottobre – Partenza ore 14.00 da Piazza della Repubblica Ci siamo. Oggi è la giornata globale di mobilitazione che ha adottato come slogan “united for global change/uniti per il cambiamento globale”. Non solo in Italia e in Europa ma in tutto il mondo milioni di persone si mobiliteranno contemporaneamente: saranno infatti oltre 800 le manifestazioni che riempiranno le strade e le piazze di 719 città di 71 paesi sparsi nei 5 continenti per rivendicare diritti e politiche sociali a sostegno dei giovani, dell’occupazione, del welfare contro le misure di austerity imposte dagli organismi finanziari internazionali con il beneplacito dei governi nazionali.
Da questa notte diverse centinaia di autobus da oltre 70 città di tutto il paese partiranno per raggiungere la capitale, dove nel pomeriggio di sabato si snoderà il grande corteo unitario.
L’appuntamento è per le ore 14.00 a Piazza delle Repubblica. Il corteo attraverserà via Cavour, via dei Fori Imperiali, via Labicana e via E.Filiberto prima di raggiungere piazza San Giovanni. A San Giovanni saranno allestiti diversi speakers’ corner per dare ai manifestanti la possibilità di prendere parola. Dal punto voce principale si susseguiranno i rappresentanti delle principali lotte in corso in Italia, dai cassintegrati della Fiat, agli studenti, ai precari, ai lavoratori dello spettacolo, alle vertenze in difesa del territorio e dei beni comuni.
In Italia l’appello internazionale è stato raccolto da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone che hanno dato vita al Coordinamento 15 ottobre. La grande manifestazione nazionale non sarà che una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, necessario per cambiare l’Italia e il nostro continente e restituire democrazia, partecipazione, diritti.

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“L’Italia è il Paese che amo”

Posted by fidest on Sunday, 4 September 2011

Berlusconi: "Gli elettori? A noi!

Image by lordcima via Flickr

Era il Silvio Berlusconi degli esordi, quello delle calze sulle telecamere, dei videomessaggi distribuiti urbi et orbi come il verbo del nuovo messia liberale. Era il 1994 e il Cavaliere sfoderava sempre il sorriso a 100 denti, le sue intemerate erano al massimo il “mi consenta”. Erano bei tempi. C’era voglia di cambiamento. Poi venne eletto e l’Italia cambiò addirittura in peggio, perché il virus del berlusconismo ha contagiato istituzioni, politica, cultura, società. Ci vorranno anni per debellarlo. Insomma, quello era il Berlusconi degli esordi, con la carica pubblicitaria di un “Mastro Lindo” che voleva pulire il Paese. Oggi si riduce a parlare con unLavitola qualunque, che se non sbaglio ora è latitante, e a dire “vado via da questo paese di merda”. Uao, complimenti mister B. Proprio lei che lo governa da dieci anni (a parte i soli due anni di governo Prodi)?! Non si vergogna neanche un po’ di queste parole?! In quella frase c’e’ tutto il personaggio: uno che se ne fotte dei problemi dei cittadini e che pensa solo ai suoi interessi (i suoi affari sono saliti alle stelle da quando è in politica) e a salvare se stesso. Degli altri, degli italiani, non gliene frega niente. Presidente se lo ritiene opportuno se ne vada. Basta dare un’occhiata sulla rete per rendersi conto che moltissimi hanno preso questo sfogo (me ne vado) come un auspicio.Se ne vada mr B, ha già fatto troppi danni, ma non offenda l’Italia, che, nonostante questo governo di uomini piccoli piccoli, resta un grande paese. E si metterà alle spalle questo brutto periodo, dimentichera’ lei, Bossi, Tremonti, il dito medio, i “vaffanculo”, le mignotte, i bunga bunga, i ministeri al Nord (peraltro ancora chiusi perché l’importante è lo spot, la sostanza non conta). Se ne vada per la sua strada, l’Italia ha un lungo cammino da compiere. (Massimo Donadi deputato Idv)

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Paolo Ghelfi Metodi ed esperienze per l’organizzazione

Posted by fidest on Saturday, 16 July 2011

Come ottenere il massimo con minor fatica Geva Edizioni pp. 302, € 18,00 Organizzare. È questo l’argomento trattato nelle pagine di Metodi ed esperienze per l’organizzazione. Come ottenere il massimo con minor fatica, un saggio, edito da Geva edizioni, che tratta temi “ever green”particolarmente utili in tempi di ristrettezze economiche, stress e “vita di corsa” e propone ai lettori l’abitudine di interpretare il cambiamento, colto o ricercato, come una opportunità; con gli strumenti più idonei dell’organizzazione. Una sorta di manuale in cui vengono indicati metodi per ottenere il massimo dei risultati ottimizzando le risorse disponibili; nella vita lavorativa, di studio, sociale e nei piccoli grandi fatti che caratterizzano la vita di ognuno.
Paolo Ghelfi,nato a Genova, è consulente di direzione e organizzazione e docente in seminari di organizzazione e metodi di analisi, problem solving e project management. Autore di diversi saggi, già direttore di una rivista specializzata in software (Note di Software, realizzata da Honeywell Information Systems Italia e Università di Milano – Dipartimento di Scienze dell’informazione).
Nella Prefazione del saggio, Sandra Migliaccio evidenzia la volontà dell’autore di“insegnare” alle persone a prepararsi al cambiamento, anziché rifiutarlo; capire e affrontare e proporre l’innovazione con il giusto atteggiamento senza rifugiarsi dietro preconcetti negativi. Per non rimanere spiazzati, per non restare intrappolati nell’ormai comune concetto, come scrive l’autore, secondo cui «ciò che è nuovo non ci appartiene perché non idoneo alla nostra realtà».
Strumenti essenziali dell’organizzazione sono le informazioni e il loro trattamento ed utilizzo, le idee e gli spunti che nascono dal confronto, dallo scambio di opinioni, nell’ambito lavorativo, formativo, familiare, ludico e sociale:un concetto che va a rimarcare la veridicità dell’importanza della conoscenza e del sapere, che consente di guidare e “governare”. Con una prima parte dedicata alle decennali esperienze lavorative nel campo del management e dell’organizzazione imprenditoriale dell’autore, ricca di aneddoti storici e di attualità, il saggio prosegue documentando metodi organizzativi particolarmente efficaci e termina con la presentazione dei risultati di un’inchiesta incentrata sulla percezione che le persone hanno dell’organizzazione.
Il libro può essere acquistato nella propria libreria di fiducia, sul sito dell′editore http://www.gevasrl.com oppure sulle principali librerie on line.

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Idv e le contraddizioni degli altri

Posted by fidest on Wednesday, 13 July 2011

“Nei giorni scorsi Italia dei Valori ha dimostrato di essere credibile comportandosi in modo coerente rispetto a un preciso impegno preso con gli elettori: riformare lo Stato abbattendo gli inutili costi della politica. IDV ha fortemente voluto l’abolizione delle province e finalmente il provvedimento è andato al voto in aula; c’era la possibilità di dare un segnale di cambiamento, c’era la possibilità di infliggere un duro colpo a questa traballante maggioranza.
Siamo riusciti ad evidenziare le contraddizioni di PDL e Lega che per anni hanno preso in giro gli Italiani con i loro spot “ruba voti” puntualmente disattesi nei fatti; abbiamo registrato con delusione l’astensione del Partito Democratico che con il suo voto “pilatesco” ha vanificato il nostro impegno. Pazienza! Noi continuiamo con rinnovata determinazione, consapevoli del nostro ruolo e dell’urgenza di dar vita a una vera alternativa di governo. Per questo prosegue la nostra battaglia parlamentare, per questo ci ritroveremo a Vasto i prossimi 16-17-18 settembre, per questo stiamo organizzando in ottobre gli Stati generali del partito che affineranno i punti del nostro programma, per questo a fine novembre ospiteremo il congresso ELDR per i quali siamo interlocutori seri e affidabili”. E’ quanto dichiara in un comunicato la segreteria dell’Idv.

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Nuova tassazione delle rendite finanziarie

Posted by fidest on Saturday, 9 July 2011

Premettiamo che le manovre finanziarie andrebbero commentate quando escono definitivamente dall’ultimo ramo del parlamento. Dall’approvazione del testo in consiglio dei ministri alla pubblicazione in gazzetta ufficiale della versione definitiva può succedere di tutto. Per quanto riguarda la riforma fiscale, poi, anche l’approvazione definitiva del disegno di legge delega non porterebbe a niente di immediato perché il disegno di legge delega, come dice il nome, delega il Governo a fare la riforma che deve essere sviluppata con i decreti attuativi che devono ancora una volta passare per il vaglio del Parlamento. Ad oggi, quindi, di concreto ci sono solo alcuni principi generali ed il salasso relativo all’imposta di bollo sul dossier titoli che ha – purtroppo – ottime possibilità di concretizzarsi a breve. Allo stato attuale si può dire che quel “diavolo” di Tremonti è riuscito ancora una volta a fare la cosa giusta nel modo sbagliato. L’armonizzazione delle rendite finanziarie, elevando l’aliquota dal 12,5% (che è oggettivamente bassa) al 20% per tutti i tipi di rendite finanziarie è una cosa sensata. Era nell’aria ormai da moltissimi anni, almeno un decennio (ne abbiamo parlato diverse volte su questo sito, ad esempio: “La demagogia sulla tassazione delle rendite finanziarie”
Il problema è che l’aliquota oggettivamente bassa del 12,5% portava con se una serie di assurdità e distorsioni che in alcuni casi portano a tassare delle rendite finanziari inesistenti quando non si arriva al paradosso di tassare le perdite. Ciò che risulta però particolarmente odiosa è la stangata relativa all’imposta di bollo sui dossier titoli che passa da poco meno di 35 euro a 120 euro per poi salire addirittura a 150 euro nel 215 per i dossier titoli con meno di 50.000 euro. Per i dossier titoli con più di 50.000 euro l’imposta sarà pari a 380 euro. Ciò significa che per i piccoli risparmiatori le tasse complessive che si devono pagare per investire su singoli titoli si aggirano tra il 30 ed il 50%!
Facciamo quattro conti, con il bollo a regime (post 2013), se passasse la manovra così com’è.
Su 10.000 euro, un piccolo risparmiatore che investe in un’obbligazione al 4%, ottiene 400 euro lordi, ma a lui ne rimangono in tasca solo 170: tassato al 57,5! Anche un risparmiatore meno piccolo che investe 50.000 euro, sempre al 4%. Ottiene 2.000 euro lordi, ma a lui rimangono 1.220 euro: tassato al 39%! Con i titoli di stato le cose andrebbero leggermente meglio. Per 10.000 euro la tassa è del 50%. Del 31,5% per 50.000 euro! E’ del tutto evidente che con questa tassazione è insensato, per cifre alla portata dei piccoli risparmiatori investire in singoli titoli finanziari.
Così abbiamo risolto il problema dell’educazione finanziaria: i cittadini con piccole cifre non devono investire in singoli titoli, basta avere i depositi in banca e poi ci penseranno le banche. Fino ad oggi, del resto, hanno dato ottima prova di saperlo fare bene… Ma la costituzione non proteggeva il risparmio? Non si parlava, un po’ di tempo fa, dell’importanza dell’azionariato popolare?
C’è una cambiamento di strategia in tutto questo oppure è solo un modo per cercare di arraffare denaro dove è più facile farlo?

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È partita la corsa all’ebook

Posted by fidest on Friday, 8 July 2011

La diffusione del formato elettronico sta rivoluzionando il mercato editoriale, ed è talmente rapida da risultare incontenibile. Sarebbe un grossolano errore non capire la portata del cambiamento, che porterà enormi vantaggi agli autori che cavalcheranno la tigre tempestivamente. Basta frontiere, basta passaggi commerciali, nei quali si perdono guadagni e si arrestano percorsi altrimenti destinati a ben altri sviluppi. Con l’e-book è finalmente il momento di una linea diretta autore/lettore, una verifica immediata della propria potenzialità. Per questo ormai sempre più autori stanno pubblicando il loro e-book con Magazzino51, consci di poter finalmente decidere in perfetta autonomia del proprio percorso commerciale. Il catalogo on line aumenta quotidianamente. Con soli 48 Euro puoi cominciare subito a misurarti nel mondo editoriale e a vendere il tuo libro in ogni angolo del mondo: <<http://www.magazzino51.com/index.php/page/section/autori_ebook2>&gt;

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Referendum: gli elettori vogliono il cambiamento

Posted by fidest on Monday, 13 June 2011

Roma – «Il risultato più importante è rappresentato dalla straordinaria partecipazione al voto. Non vincono i partiti, che anzi vengono in qualche modo messi all’angolo, ma vince la democrazia partecipata». È quanto afferma il Segretario nazionale di Giovani Insieme, Carmelo Lentino, commentando i dati relativi alla partecipazione ai Referendum abrogativi del 12 e 13 giugno. «Il popolo, anche attraverso il referendum, si riappropria del proprio diritto a decidere sul proprio futuro e dimostra in questo modo che ha piena consapevolezza dell’importanza dello strumento. Non lo leggo – prosegue Lentino – come un segnale contro il Governo anche se, in assoluto, ha sbagliato chi invitava a non esercitare il diritto-dovere di voto». «Tutti prendano consapevolezza – conclude il Segretario di Giovani Insieme – che i cittadini voglio scegliere e vogliono riappropriarsi del proprio futuro. Spetta quindi al Parlamento cambiare la legge elettorale, affinché finalmente i cittadini possano scegliere anche i membri delle due Camere».

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Napolitano: l’Italia che cambia

Posted by fidest on Friday, 3 June 2011

Giorgio Napolitano

Image by Air Force One via Flickr

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del pranzo al Quirinale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ha presentato la fotografia di una nazione profondamente cambiata, a partire dal vuoto lasciato dal fascismo, passando per gli straordinari passi democratici del Paese, fino ad arrivare ai problemi economici e sociali che attualmente inombrano il progresso italiano. Oscar Tortosa, responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti, ha espresso profondo assenso verso la riflessione di Napolitano, sottolineando l’importanza dei giovani per la crescita della Nazione: “Il presidente ha ricordato l’importanza dei valori che hanno reso il nostro Paese una democrazia, puntualizzando allo stesso tempo sulle grandi disparità italiane, cause di una recessione economica e morale. Non si tratta di Nord e Sud, ma di chi ha governato in questi anni seguendo una concezione prettamente liberistica – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, la quale ha portato all’inevitabile sopraffazione di alcuni potenti sui deboli”. Il capo dello Stato evidenzia il peso di problemi di fondo non risolti, di contraddizioni non superate e di squilibri e tensioni persistenti che intralciano i passi in avanti dell’Italia. “Ringrazio Napolitano, ieri lautamente applaudito, per il reale messaggio trasmesso al mondo – continua Tortosa -. Pensando alle elezioni amministrative della scorsa settimana, ci si rende conto che non sono i partiti ad aver vinto, bensì i giovani. Quanto è accaduto nelle piazze è straordinario, Pisapia e de Magistris sono stati testimoni di un importante avvenimento, le giovani generazioni hanno voglia e coraggio di cambiare le cose, rappresentano la vera rivoluzione culturale. E’ ora che la classe politica cominci a muoversi realmente per ricostruire l’Italia – conclude l’esponente del movimento extraparlamentare -, abbandonando quella visione egoistica che ha teso e tende a comprimere la nuova classe emergente. Bisogna dare spazio ad una nuova società, quella dei migliaia di giovani che chiedono di poter costruire un Paese migliore”.

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L’ex pm conquista i voti dei napoletani

Posted by fidest on Thursday, 2 June 2011

De Magistris riporta al voto il 18,6% degli elettori che al primo turno era rimasto a casa. Trattiene il 61,8% dei voti di Morcone e il 25,3% di quelli di Pasquino. Lettieri, invece, riporta al voto solo il 60,3% dei suoi elettori e perde il 34% verso l’astensione Per il 60% dei napoletani De Magistris rappresenta il cambiamento e per il 59% è un sindaco migliore di Lettieri. È qui, in queste due semplici cifre registrate poco prima del voto, una delle spiegazioni del risultato al ballottaggio. L’ex pm ha saputo cogliere e rispondere all’esigenza di cambiamento della città. Ha saputo incarnare il senso di pulizia e di nuovo modo di stare in politica, di cui Napoli avvertiva il bisogno. La conferma di questa capacità si riscontra, anche, osservando i dati dell’avversario: al ballottaggio è rimasto a casa il 34% di quanti, al primo turno, avevano scelto Lettieri. Altro elemento indicativo è il comportamento di chi non aveva votato al primo turno. Il 25,2% ha deciso di votare al ballottaggio: il 18,6%, di questi, ha scelto De Magistris, mentre il 6,6% ha optato per Lettieri. L’analisi dei flussi di voto tra il primo e il secondo turno e quelli tra le regionali del 2010 e oggi, chiariscono ulteriormente quanto è accaduto nel capoluogo partenopeo. Il primo dato evidente è la tenuta di De Magistris rispetto al proprio elettorato: l’86% di quanti lo aveva votato al primo turno, lo ha fatto anche al ballottaggio. L’ex pm, inoltre, ha avuto pochi voti in uscita: lo 0,8% verso Lettieri e il 13,2% verso l’astensione. Il quadro del candidato di centrodestra non appare altrettanto solido. Lettieri ha avuto la riconferma dal 60,3% degli elettori del primo turno, mentre ha dovuto registrare un’emorragia di preferenze verso l’astensione (34,1%) e anche una piccola quota di fuga verso De Magistris (5,6%). Il dato finale, tuttavia, non è stato determinato solo dal comportamento del proprio elettorato di riferimento, ma è stato generato dai flussi di voto che sono transitati dagli altri candidati in corso al primo turno. L’ex pm è riuscito a fare il pieno nell’area degli elettori di Morcone (61,8%). Da questa vasta area, infatti, solo il 2,6% ha traslocato su Lettieri, mentre il 35,6% ha preferito astenersi. Gli elettori di Pasquino, a maggioranza, hanno preferito astenersi (64,7%). Tra quanti hanno deciso di votare al ballottaggio, il 10% ha scelto il candidato di centrodestra, mentre il 25,3% ha preferito l’ex pm. Per avere il quadro complessivo della situazione politica napoletana, è utile analizzare anche i flussi di voto e i mutamenti avvenuti nel corso dell’ultimo anno, rispetto alle elezioni regionali del 2010. Il candidato del Pdl, Stefano Caldoro, a Napoli aveva preso il 49,31% dei voti, mentre De Luca il 46,5%. Rispetto all’anno scorso la geografia elettorale è mutata in modo decisivo. Al ballottaggio hanno votato per Lettieri il 72% di quanti, nel 2010, avevano votato per il Pdl, mentre il 18% ha optato per De Magistris e il 10% si è astenuto. L’ex pm, per parte sua, ha riconquistato l’89% di quanti nel 2010 avevano votato per il Pd, mentre solo il 4% è transitato sul candidato di centrodestra e il 7% si è astenuto. Significativo, in questo quadro di mutamenti, analizzare il comportamento di voto degli elettori dell’Udc e dell’Udeur di Mastella. La maggioranza degli elettori del “Campanile” ha scelto l’astensione (65%), mentre il restante 35% si è equamente diviso tra i due contendenti. Gli elettori di Casini, invece, si sono schierati nettamente. Il 65% dei napoletani che, nel 2010, aveva votato per lo scudocrociato 2 centrista, ha dato il proprio voto a De Magistris, mentre solo l’11% ha optato per Lettieri e il 24% si è astenuto. La geografia elettorale napoletana, con le comunali e nonostante i venti anni di governo di centrosinistra, ha segnato una sorta di ricompattamento. Nonostante il basso, bassissimo livello di fiducia nella Jervolino, l’elettorato napoletano sembra essere rimasto, a maggioranza, di centrosinistra. Il quadro elettorale della disfida del 2011, infatti, porta alla luce alcune considerazioni finali:
a. Lettieri non è riuscito a convincere la base elettorale pidiellina, non l’ha saputa compattare e riportare al voto. Non è riuscito, inoltre, a instaurare un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica moderata locale e non ha saputo fiaccare la base elettorale del centrosinistra. Anzi, con l’onnipresenza berlusconiana ha rischiato di riattivare il senso di identità dell’elettorato di centrosinistra locale, offrendo materiale per il suo ricompattamento
b. De Magistris ha, invece, giocato fino in fondo la sua chance da outsider, riuscendo a incarnare quel bisogno di nuovo, di fuori dai giochi e dagli schemi, che ha mobilitato l’elettorato di centrosinistra al primo turno (anche se in modo separato e diviso) e ha ridestato la voglia di vittoria di questo elettorato al secondo turno, riportando al voto anche una parte di quanti, al primo turno, si erano disinteressati della competizione elettorale.
c. Il ballottaggio, infine, si è sviluppato, fino in fondo, come uno scontro di personalità. Un duello in cui la capacità evocativa e mobilitativa dell’ex pm è risultata ampiamente più motivante dell’avversario. Quest’ultimo, infatti, proprio nel rush finale, non ha saputo catalizzare quanto già acquisito al primo turno e, probabilmente, non gli è giovato (o forse, addirittura lo ha danneggiato) l’arrivo di Berlusconi in chiusura di campagna.
I flussi di voto sono stati calcolati sulla base dei dati relativi a 1.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nell’aprile 2011 e 2.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nel periodo tra il primo e il secondo turno delle elezioni comunali

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Amministrative: verso paese normale

Posted by fidest on Monday, 30 May 2011

“Questa vittoria è il primo passo di un percorso che deve riportare presto l’Italia a essere un Paese normale”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd, commentando l’affermazione del centrosinistra nei ballottaggi. Secondo Serracchiani “il Governo dovrebbe prendere atto di aver subito un voto di sfiducia da popolo, e trarne le debite immediate conseguenze”. “Di fronte a una destra che ha esibito la faccia feroce di Berlusconi e Bossi – ha osservato Serracchiani – il centrosinistra ha saputo mantenere i nervi saldi e mostrare un volto pacato e affidabile, incarnando un profondo bisogno di cambiamento, che il centrodestra non intercetta più da tempo”. (Giancarlo Lancellotti)

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Correggere gli errori di stampa sul packaging

Posted by fidest on Wednesday, 18 May 2011

Un sistema unico in Italia, messo a punto dalla Rotoprint Sovrastampa di Lainate (MI), permette di riutilizzare ogni tipo di materiale stampato, risparmiando in denaro e guadagnando in ecologia: è questo che ha permesso a molte aziende di adeguarsi senza sprechi alle nuove normative europee. Da un anno, infatti, il marchio Dop (Denominazione d’origine protetta) si è colorato di rosso per risultare più chiaro e immediato per i consumatori: «Sono più di 100 i prodotti italiani Dop interessati dal cambiamento, in vigore dal 1° maggio 2010 -spiegaGian Carlo Arici, titolare di Rotoprint-. L’Unione Europea ha disposto il restyling del logo, prima giallo-blu, per evitare confusione con il marchio Igp (Indicazione geografica protetta) che ha gli stessi colori. Dopo un anno, si rivolgono a noi ancora tante aziende che sono alle prese con la gestione dei vecchi imballaggi dal bollino sbagliato: un problema con grandi ricadute economiche e ambientali. Noi, però, possiamo dare un nuovo aspetto e una nuova vita a materiali altrimenti destinati alla discarica».Se alla UE è bastata una firma per far cambiare il blu in rosso, per un produttore le cose sono molto più complicate. È un’esclusiva di Rotoprint lo speciale sistema di sovrastampa a registro in Rotocalco che consente di intervenire con precisione millimetrica. Una tecnologia frutto dell’ingegno del fondatore Gian Carlo Arici, che oltre quarant’anni fa ha modificato le macchine rotative per venire incontro ai clienti alle prese con materiale difettoso o non più adeguato alle loro esigenze. «Allungare il ciclo di vita degli imballaggi porta alle aziende un risparmio significativo -continua Arici-. Non sono costrette a produrre nuovo materiale ed evitano i costi di stoccaggio e di smaltimento in discarica. Inutile dire che questo ha effetti positivi anche sull’ambiente». Il restyling del marchio Dop è solo uno dei tanti per cui Rotoprint è richiesta. Le possibilità sono infinite: sugli imballaggi si può cambiare qualsiasi scritta ed elemento grafico, aggiungere diciture, bolli e marchi, ma anche modificare ingredienti, codici ean e indirizzi, oppure inserire messaggi promozionali, concorsi e sistemi “scopri e vinci”. «La nostra forza è la flessibilità -continua Arici-. È possibile richiedere solo piccoli ritocchi, con la certezza che il risultato sarà preciso al millimetro, oppure operare un riciclo totale, cambiando del tutto volto all’imballaggio: diamo un colore di fondo uniforme su cui stampiamo una nuova grafica e rifiliamo le misure come desiderato. Anche per quantitativi minimi». Una gamma di vantaggi che nessun altro stampatore sa offrire e che soddisfa un numero sempre maggiore di clienti, in Italia e all’estero. I vantaggi sono anche sul piano ambientale: basti pensare che in un anno arrivano a Rotoprint, pronti a iniziare la loro nuova vita, dai 20 ai 30mila km lineari di materiali accoppiati in bobina, con picchi di 32mila km: come dire un viaggio andata e ritorno da Parigi a Sydney. Tutto risparmiato alla discarica. I bilanci di tante aziende e l’ambiente, che è di tutti, ringraziano.
Rotoprint Sovrastampa S.r.l. Nata nel 1978 a Lainate (MI), Rotoprint Sovrastampa è specializzata nel modificare imballaggi già stampati, siano essi in formati (tetrarex, combiblok, elopak, scatole microonda, astucci, blister, cluster) o in bobina con supporto mono o pluristrato (alluminio, carta, poliammide, polietilene, polipropilene, poliestere, sleeves, tetrapak). Rotoprint Sovrastampa è una Società con Sistema di Gestione Qualità Certificato UNI EN ISO 9001: 2008 e per il suo Procedimento Brevettato ha vinto l’Oscar dell’Imballaggio 1993.www.rotoprint.it

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