Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Corruzione crisi: causa ed effetto

Pubblicato da fidest su sabato, 19 maggio 2012

Quello che sta succedendo in questi giorni alla Camera sul ddl anti-corruzione e la crisi economica non sono capitoli separati. La corruzione, certo non l’art. 18, è una delle principali cause del declino economico dell’Italia: senza una legge drastica per combatterla e senza il ripristino del falso in bilancio, le imprese e la politica non torneranno credibili e non ci potrà essere nessuna ripresa.L’ostruzionismo del Pdl è becero e inaccettabile ed è anche un vero e proprio sabotaggio contro la nostra economia in un momento difficilissimo. E’ l’ennesima prova di quanto danno facciano il governo tecnico e l’ammucchiata di una finta maggioranza che non può imboccare con decisione nessuna strada, né contro la corruzione né sul piano della crisi economica. L’IdV è riuscita a far passare già al Senato la ratifica della Convenzione di Strasburgo, che agevolerebbe l’inserimento nel nostro ordinamento delle norme anti-corruzione, ma ancora non è legge perché questo Parlamento è allergico alla legalità. C’è un sistema di potere che indica la strada da seguire, bloccando qualunque iniziativa per farci uscire fuori da questo pantano.L’Italia dei Valori ritiene che le entrate di cui il Paese ha urgente bisogno per fronteggiare la crisi debbano essere reperite facendo pagare il conto agli evasori fiscali e, con la Tobin Tax, a quella minoranza che possiede oggi le risorse di cui il Paese ha bisogno.La sola via d’uscita sta nello smettere di perseguitare gli onesti e i poveracci e di premiare sempre i corrotti, i privilegiati e i banchieri. Bisogna mettere insieme libertà e solidarietà, meritocrazia, trasparenza e sostegno alle fasce deboli. Questo può farlo solo un governo politico, eletto dai cittadini e non nominato dall’alto. Per noi dell’IdV la coalizione che può vincere le elezioni, dar vita a questo governo e ridare speranza al Paese è in tutta evidenza quella prefigurata dalla foto di Vasto. Quel modello ha vinto in Francia e ha ottenuto risultati eccezionali nella stessa Germania. E’ il futuro non solo dell’Italia ma dell’intera Europa. Cosa stiamo aspettando a proporlo apertamente ai cittadini? Noi siamo pronti a governare l’Italia, con un programma che metta al primo posto il lavoro, l’equità sociale, la legalità e la lotta all’evasione e alla corruzione.(Di Pietro)

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Causa beatificazione cardinale vietnamita

Pubblicato da fidest su domenica, 3 ottobre 2010

Roma 22 ottobre alle ore 12, presso la Sala della Conciliazione nel Palazzo Lateranense di Roma inizierà con un canto di apertura, al quale seguirà  la lettura del verbale, l’avvio della causa di beatificazione, con la Solenne Sessione di apertura dell’Inchiesta Diocesana sulla vita, sulle virtù e sulla fama di santità del Servo di Dio il Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyên Van Thuân, che fu Vice-Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace dal 1994 e poi Presidente, dal 24 giugno 1998 al 16 settembre 2002. . Interverranno poi il Cardinale Vicario di Roma, Agostino Vallini, che presiede la sessione e il Cardinale Peter K.A. Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.   Dopo la cerimonia di apertura dell’Inchiesta, verrà offerto agli invitati un ricevimento che si terrà nella Sala Rossa del Palazzo Lateranense.
In occasione di tale evento, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, la «Fondazione San Matteo in memoria del Cardinale Van Thuan», la Cardinal François-Xavier Nguyên Van Thuân Foundation – U.S.A., hanno promosso una serie di eventi, volti a ricordare la figura del compianto cardinale e a sottolinearne la fama di santità.
Alle ore 8.30, del 22 ottobre, nella Chiesa di Santa Maria della Scala in Roma, (piazza Santa Maria della Scala, 23 in Trastevere), il Cardinale Turkson presiederà una celebrazione eucaristica, in suffragio del Servo di Dio, che è stato titolare della Chiesa, alla quale parteciperanno il Dicastero, cardinali, vescovi, familiari, figli spirituali, amici, e quanti ebbero modo di conoscerlo lungo il suo cammino terreno.
Alle 10.30, presso la Pontificia Università Lateranense, si terrà la Cerimonia di consegna dei Premi Van Thuân, giunti alla terza edizione. Quest’anno la statuetta di san Matteo, simbolo del Premio intitolato al Cardinale Van Thuân, sarà assegnata al dott. Juan Somavia, Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. La Fondazione ha assegnato anche il “Premio Van Thuân-Solidarietà e Sviluppo”,  contributo in denaro che si rivolge a Istituzioni, Enti, Associazioni che svolgono progetti umanitari che operano in Paesi in via di sviluppo per la difesa dei diritti umani, attraverso la promozione e la diffusione dei principi evangelici, seguendo le linee guida della dottrina sociale della Chiesa. Quest’anno sarà assegnato a S.E.R. Mons. Giuseppe Molinari, Arcivescovo di L’Aquila; al Rev. Marcelo Rossi, giovane sacerdote brasiliano; alla Fondazione St. Camille operante in Burundi; alle Comunità di Haiti delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli.
A conclusione della giornata è stata programmato un concerto-testimonianza dedicato al Cardinale Van Thuân, che prevede la rappresentazione di un lavoro artistico a lui ispirato, dal titolo: “Testimone di speranza”. (Al pianoforte il P. Carlo Josè Seno, testimonianza di don Natale Monza e voce recitante di don Paolo Zago). L’evento si terrà presso la Basilica di Sant’Antonio in via Merulana a Roma, alle ore 19.

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Il Bollettino on line d’Italia

Pubblicato da fidest su lunedì, 6 settembre 2010

Supplemento della Fidest. Con questa iniziativa intendiamo interfacciarci sempre di più con i nostri lettori ma anche per stimolare quanti lo desiderano di aprirsi a un dialogo costruttivo perché nulla si costruisce e si consolida se l’iniziativa non è capace di coinvolgerci in ugual misura nei processi evolutivi della nostra società e di raccoglierne i fermenti vitali. Ma scrivere non basta. Dobbiamo dimostrare con i fatti che noi siamo i costruttori di un modello di comunità capace di modificare partecipando, di modificare collaborando, di modificare offrendo il proprio tempo libero per sostenere una causa che deve di continuo misurarsi con la realtà ed interagire con essa. Perché i cambiamenti non sono solo con gli scritti e con le parole ma si misurano con ciò che sappiamo fare tra la gente e per la gente. Dobbiamo essere un cantiere aperto dove ognuno sia in grado di portare il suo mattone per la grande casa comune.

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In Palestina solo gli uomini ripudiavano

Pubblicato da fidest su sabato, 24 aprile 2010

Lettera al direttore. Monsignor Giuseppe Casale, vescovo emerito di Foggia, ha affermato che va “rivista” la norma che vieta ai divorziati di ricevere la comunione poiché “una volta che una persona anche divorziata abbia intrapreso un cammino penitenziale, non ha senso escluderlo dalla vita cristiana”. Non è una novità. Già nell’agosto del 2006, fece la stessa considerazione don Alberto Bonandi docente di teologia morale presso la Facoltà Teologica di Milano, il quale propose ai divorziati risposati una via di pentimento indispensabile per essere ammessi alla comunione.  Bonandi dimenticò, e oggi Casale dimentica, che uno dei coniugi può non essere causa della rottura del rapporto, e quindi non avere nulla di cui pentirsi. Il fatto è che se ne dimenticò anche Gesù: “Ora io vi dico: chi ripudia la propria moglie…e sposa un’altra, commette adulterio; e se sposa una donna ripudiata, commette adulterio” (Mt 19,9). Il Signore non considerò che spesso la donna “ripudiata” (in Palestina solo gli uomini “ripudiavano”) era innocente, innocentissima. (Miriam Della Croce)

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Celibato e pedofilia

Pubblicato da fidest su sabato, 13 marzo 2010

Lettera al direttore. Il vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller, protagonista dell’operazione di trasparenza avviata dalla Chiesa cattolica sugli abusi sessuali perpetrati in passato in Germania da religiosi ai danni di minori, ha definito “una stupidaggine” l’ipotesi che il celibato ecclesiastico sia all’origine del fenomeno e ha affermato che quindi non c’è motivo di modificare questa istituzione. Per sapere se sia una stupidaggine, basterebbe forse una statistica che confrontasse i casi di pedofilia riguardanti i preti cattolici, con quelli riguardanti i preti ortodossi o i pastori delle chiese protestanti, che non hanno l’obbligo del celibato. Certamente il celibato non è l’unica causa, però potrebbe essere una delle cause, giacché può accadere che un fiume non avendo la possibilità di scorrere tranquillamente nel proprio letto, straripi, e cerchi altre vie. Ma anche se così non fosse, perchè questa ostinazione della Chiesa a ritenere il celibato condizione indispensabile per il sacerdozio? Il noto teologo cattolico Gianfranco Ravasi, scriveva sul Domenicale del Sole 24 Ore del 28 maggio 2006: «Il nesso tra sacerdozio e celibato, secondo il Concilio Vaticano II, ha un alto “rapporto di convenienza…ma non è un vincolo teologicamente necessario e strutturale». E allora? Nel marzo del 2007, Benedetto XVI ebbe a dichiarare: «Ribadisco la bellezza e l’importanza di una vita sacerdotale vissuta nel celibato… e ne confermo quindi l’obbligo per la tradizione latina». Ecco: l’errore del Pontefice sta in quella parolina: «obbligo». Vale a dire nel trasformare tranquillamente, arbitrariamente, i “consigli evangelici”, in obblighi evangelici. Oggi ci dice che il celibato dei sacerdoti resta un “valore sacro”. E allora? Sarà sacro il valore, ma i valori non s’impongono. (Miriam Della Croce)

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Colpire il mezzo per salvare la causa

Pubblicato da fidest su martedì, 23 febbraio 2010

Le intercettazioni telefoniche rappresentano il mezzo più efficace per snidare latitanti, sventare anche attentati (come a Gela o Caltanissetta, solo per citare gli ultimissimi esempi), scoprire ricatti, truffe, falsi, e reati di vario genere; ecco… appunto… rappresentano il mezzo…. mentre la causa che le mette in moto è rappresentata dal variegato mondo, amorevolmente definito dal cavaliere presidente del consiglio “birichini”, “casi isolati… che accadono anche nei carabinieri !”. Ma nel panorama variegato dei reati c’è sempre un responsabile, che si innervosisce se le sue birichinate vengono messe in piazza, analizzate, valutate, indagate, per essere poi giudicate dalla magistratura; allora, seguendo una ben precisa istruzione proveniente dalla fonte stessa del metodo di autodifesa, si dichiarano perseguitati politici, vittime della giustizia ad orologeria, tormentati dall’accanimento giudiziario, minacciati di finire nel  “girone infernale di un processo”, dove “un plotone di esecuzione” è pronto a condannarli ingiustamente. La causa non può quindi venire aggredita, perché si tratta di galantuomini del PdL. Ecco scattare l’escamotage che permette di salvare la capra del cavaliere  e i cavoli dei suoi giannizzeri: colpire il mezzo, le intercettazioni telefoniche, neutralizzarle, smontarle, impedire che vengano adoperate (anche perché potrebbero vanificare i reati di imminente programmazione) (Rosario Amico Roxas)

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Regionali in Basilicata

Pubblicato da fidest su domenica, 7 febbraio 2010

Il Consiglio dei Ministri, ricorrendo alla Corte costituzionale contro la legge elettorale approvata il 14 gennaio dalla Regione Basilicata, ha accolto la denuncia di noi Radicali che avevamo subito rilevato l’incostituzionalità del provvedimento anche attraverso l’interrogazione parlamentare presentata da Rita Bernardini e rafforzata dalla sua iniziativa nonviolenta. C’è una frase che nessuno riesce a pronunciare in Italia: Stato di diritto. Nessuno tranne noi della Lista Bonino-Pannella, ovviamente. Quanto accaduto in Basilicata è la punta dell’iceberg della metastasi partitocratica ed antidemocratica che oramai travolge istituzioni e regole in tutto il Paese. Praticamente in tutte le Regioni, infatti, è impossibile raccogliere le firme necessarie alla presentazione delle candidature a causa di uno Stato che di fatto nega il servizio pubblico di autenticazione. In Basilicata, a pochi giorni dal deposito delle liste, non sappiamo con quale legge elettorale si voterà ne su quali moduli raccogliere le firme. Anche per questo, nelle prossime ore valuteremo quali atti porre in essere per assicurare ai cittadini l’effettivo esercizio dei loro diritti politici ed il rispetto dell’art 49 della Costituzione, ivi compresa la formale richiesta di rinvio delle elezioni.

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Roma: Mobilità sostenibile

Pubblicato da fidest su sabato, 19 settembre 2009

«L’Amministrazione capitolina si congratula con l’Atac per la rapidità con la quale sarà possibile la riattivazione del servizio con mezzi Gulliver su una delle quattro linee elettriche del trasporto pubblico romano».E’ quanto comunica l’assessore alla Mobilità del Comune di Roma, Sergio Marchi. «La flotta dei minibus elettrici – ricorda – era stata gravemente danneggiata a causa di un incendio il 2 maggio scorso. Già a partire da domani, però,  20 nuovi minibus elettrici entreranno in esercizio sulla linea 116. Le rimanenti linee – spiega l’assessore – continueranno ad esercitare regolare servizio all’utenza con minibus Trambus e saranno riattivate progressivamente entro sei mesi. E’ infatti in programma – prosegue Marchi – la fornitura all’Atac, da parte della Tecnobus, di 5 miniveicoli elettrici al mese a partire da novembre prossimo. Sempre a partire dallo stesso mese – conclude – sarà agibile per la ricarica dei mezzi il primo piano della rimessa di Trastevere, la cui struttura era stata gravemente danneggiata la primavera scorsa».

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I nodi gordiani dell’Italia

Pubblicato da fidest su lunedì, 7 settembre 2009

Editoriale fidest. L’Italia vuole crescere ma senza lasciare alle spalle problemi irrisolti che possono diventare nel tempo un insostenibile peso ed una condizione inibente per ogni progetto di sviluppo armonico e generalizzato. La classe politica italiana è oggi chiamata a risolvere questo nodo che congiunge il filo del futuro con i legacci del passato. Scioglierlo non basta. Bisogna crescere pensando ad ideare qualcosa di nuovo che sappia dare una svolta decisa al nostro sistema sociale e civile. Non parliamo, ovviamente, di una rivoluzione nei termini classici della parola. Ma ci riferiamo ad un impegno corale nell’individuare e nel sostenere la causa della collettività a fronte di interessi particolari e settoriali che cercano di distrarci come un banco di nebbia che frapponendosi tra noi e la giusta strada finiscano con il farci debordare. Pensiamo alla riforma della giustizia ancora avvolta da spire demagogiche mentre i cittadini la vorrebbero semplicemente più presente, più immediata, più coinvolgente con la realtà del Paese. Pensiamo all’assistenza sanitaria contornata da procedure che l’appesantiscono e la rendono improduttiva. Pensiamo alla scuola che accorcia i suoi corsi d’insegnamento a livello universitario con la laurea breve e poi costringe i nostri figli a frequentare i master (ce ne sono oltre mille in Italia per le più disparate specializzazioni) e a caricare le famiglie, già esangue per altri versi, di oneri aggiuntivi per l’istruzione e legandola alla necessità di doverla acquisire per permettere ai discenti di sperare in un impiego. E persino il lavoro, cosiddetto fisso, sta diventando un premio da lotteria in luogo di un diritto comune a tutti. E questo cahier de dolence potrebbe continuare all’infinito per una società che sembra voglia fare di tutto per non farsi amare e per dividere più che unire. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Iraq: parlamentari italiani chiedono di visitare Ashraf

Pubblicato da fidest su sabato, 1 agosto 2009

«Chiediamo al ministro degli Esteri di operare con urgenza per l’invio in Iraq di una delegazione ufficiale italiana con scopi umanitari per visitare il campo di Ashraf, oggetto il 28 e il 29 luglio di un violento attacco da parte di truppe irachene su persone inermi che ha causato dodici morti e oltre quattrocento feriti»: lo dichiarano i deputati Carlo Ciccioli (PDL) ed Elisabetta Zamparutti (Radicali/PD), presidente e copresidente del Comitato di parlamentari e cittadini Iran Libero che riunisce decine di parlamentari di tutte i gruppi. «I 3.500 residenti di Ashraf, tutti rifugiati iraniani membri dell’Organizzazione dei Mojahidin del Popolo Iraniano, sono completamente disarmati dal 2002 e devono godere di protezione umanitaria ai sensi della IV Convenzione di Ginevra. Lo stesso Governo italiano è impegnato a tutelarli per effetto della risoluzione parlamentare 8-00019», ricordano i due deputati. «Il rischio di un massacro ad Ashraf dopo il parziale ritiro delle truppe americane, a causa delle continue pressioni da parte del regime dei mullah iraniani su Baghdad, era noto da anni» sottolinea Antonio Stango, segretario del Comitato, «tanto che su questo si è pronunciato con una risoluzione, il 24 aprile scorso, anche il Parlamento Europeo. Ora vi è il pericolo concreto di una nuova e ancora più estesa carneficina, poiché le forze irachene hanno distrutto con i bulldozer le recinzioni del campo. Auspichiamo che la delegazione italiana possa recarsi ad Ashraf al più presto, per verificare la situazione sul posto e facilitare una possibile soluzione umanitaria».

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Tra causa ed effetto

Pubblicato da fidest su lunedì, 20 luglio 2009

Editoriale fidest. Si dice che le battaglie e persino le guerre si possono anche vincere “a tavolino”. Nell’epoca del virtuale e degli scontri simulati dai cervelli elettronici questa possibilità diventa sempre più concreta. Se partiamo dalla “battuta” attribuita al senatore a vita Giulio Andreotti che “una smentita vale una notizia ripetuta due volte” significa, per estensione, che far parlare di sé, dando in pasto al pubblico, ad arte, notizie che possono poi essere smentite, è un gioco che rende. La tecnica si è poi evoluta com’è accaduto per un noto personaggio che fu accusato di collusione con dei mafiosi ma nel mezzo fu inserito l’episodio di un “bacio” che palesemente strideva con il modo d’essere dei supposti protagonisti. La quasi certezza che si trattasse di una bufola finì con l’invalidare tutto il resto. Se poi ci avviciniamo sempre di più a chi oggi è al centro della politica italiana io ebbi a dire, qualche anno fa, che le fortune di costui erano dovute sia a un uomo rivelatosi preziosissimo, qual è Gianni Letta, sia a un gruppetto di collaboratori esperti in comunicazione e nella manipolazione dei sondaggi e degli umori popolari. I fatti dimostrano che quella diagnosi è oggi confermata a pieni voti. A questo punto dobbiamo guardare in faccia la realtà. E’ come l’esserci imbattuti con un professionista dell’informazione “pilotata” che ha a che fare con dei dilettanti e per giunta confusionari e che si possono raggirare a proprio piacimento perché, alla fine, si riducono a fare da “spalla” al capocomico. Servono, quindi, per quel che sono e bene che vi restino. Un esempio tipico lo abbiamo avuto con il recente G8 de l’Aquila. Da una parte è stata calcata, di proposito, la mano sul successo ottenuto per merito del presidente del consiglio e del suo personale charme tanto da provocare negli avversari una corsa all’impazzata per dimostrare il contrario. Ci siamo mai chiesti cosa ha lasciato tutto ciò nell’immaginario collettivo? La convinzione che sia stato comunque un successo e che le critiche mostrano solo il livore e l’invidia degli oppositori. Poco conta che una ristretta minoranza sappia bene soppesare i fatti. E’ un dato irrilevante nella matematica dei numeri. E allora se le battaglie si vincono o si perdono non solo a tavolino ma anche non tenendo conto del come possa essere percepito un certo atteggiamento tra chi fa numero è bene che l’opposizione si adegui al nuovo clima e lo stesso facciano gli organi d’informazione che passano per indipendenti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Profitti a scapito sicurezza

Pubblicato da fidest su sabato, 4 luglio 2009

Editoriale fidest. E’ oramai un dato certo. In Italia come nel mondo, e forse qui da noi più che altrove, l’idea di realizzare facili guadagni condiziona seriamente la qualità e la professionalità delle produzioni e i relativi controlli di routine. Ciò spiega il ripetersi di gravi incidenti e il corollario di vittime. E’ una infortunistica sicuramente più grave di quanto in apparenza si voglia far credere o si ha la possibilità di esercitare se avvenisse con un accurato monitoraggio. Il tutto si aggrava in Italia dove sono notori le mancanze di controlli e la farraginosità del sistema giudiziario e amministrativo che non permettono un rapporto diretto e una risposta immediata tra causa ed effetto. In pratica chi ha la “sfortuna” di essere colto con le mani nella marmellata ha mille modi per farla franca con processi in chiave penale e civilistica che possono anche durare un decennio e ai quali si aggiungono le cavillosità delle assicurazioni e degli uffici amministrativi per l’iter dei premi e del pagamento dei danni subiti dai privati e attribuibili alle pubbliche amministrazioni. A questo punto, proprio perché si parla di profitti a scapito della sicurezza il legislatore, in primis, dovrebbe farsi carico d’indicare procedure e ammende rapide e molto elevate per lanciare un segnale a chi punta al profitto e che deve rendersi conto che il gioco non vale la candela. Se non otteniamo un tale deterrente dovremo convivere con il dramma quotidiano collettivo e privato delle tanti morti e feriti e a costi elevati a carico delle casse dello Stato e degli enti locali che pensano di spendere meno con appalti ribassisti e che poi si ritrovano sull’altro versante a spendere il doppio per le omissioni altrui oltre a darci un tributo in vite umane che si traduce nel più cinico dei comportamenti e di certo non degno per un pubblico servizio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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