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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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I clandestini in Usa

Pubblicato da fidest su lunedì, 20 giugno 2011

Questa nuova legge è stata “disegnata solo per terrorizzare la comunità latina” in Alabama. Wade Henderson, direttore della Leadership Conference on Civil and Human Rights, gruppo sostenitore dei diritti civili e umani, commentava con queste parole il nuovo decreto anti-immigranti approvato recentemente in questo Stato del profondo sud. La nuova legge firmata dal governatore Robert J. Bentley è considerata la più aspra verso i clandestini, persino più di quella approvata l’anno scorso dallo Stato dell’Arizona, la quale fu poi emulata dalla Georgia, Indiana e Utah. I poliziotti statali e locali in Alabama dovranno controllare lo status immigratorio di coloro che fermeranno anche per infrazioni minori se li sospettano di essere nel Paese illegalmente. Ovviamente i poliziotti baseranno i loro sospetti sulle capacità linguistiche e il colore della pelle dei possibili clandestini creando dunque una specie di “racial profiling” che spesso conduce alla discriminazione. Questo aspetto della nuova legge è già stato dichiarato illegale dalla Corte Suprema ma poco importa ai legislatori dell’Alabama. L’idea della nuova legge non è di risolvere la questione dell’immigrazione ma di suggerire agli elettori che il governo statale sta facendo qualcosa contro i clandestini.
Questa nuova legge però va oltre quelle di altri Stati dato che renderebbe illegale l’iscrizione dei clandestini alle università pubbliche e gli proibirebbe persino il semplice fatto di chiedere lavoro. Dare un passaggio a un clandestino sarebbe contro la legge. Proibisce anche affittare case o appartamenti ai clandestini. I proprietari dunque dovranno investigare per determinare se il futuro inquilino ha il diritto di essere negli Stati Uniti. Persino la frequenza dei ragazzi alle scuole elementari e secondarie diventerà problematica. Per legge federale le scuole non possono chiedere prova di essere nel Paese legalmente per frequentare la scuola. Ma la nuova legge dell’Alabama richiede che alla fine dell’anno scolastico le scuole presentino un rendiconto di quanti studenti sono presunti clandestini. Come altre leggi statali che cercano di risolvere la problematica questione dell’immigrazione anche questo nuovo decreto sarà messo alla prova dai tribunali. La American Civil Liberties Union, un gruppo importante sui diritti civili, ha già annunciato che denuncerà lo Stato dell’Alabama per questa legge. I tribunali naturalmente la renderanno illegale in toto o almeno in parte. Poco importa però ai legislatori ed al governatore repubblicani dello Stato. La loro intenzione è di seminare il panico fra i 120.000 clandestini che vi risiedono.
Le leggi sull’immigrazione fanno parte dell’ambito federale che sfortunatamente non agisce per risolvere la situazione degli 11 milioni di clandestini. Si calcola che 3,5 milioni di questi clandestini hanno figli nati negli Stati Uniti e dunque cittadini americani. Le leggi che attaccano i clandestini spesso colpiscono anche i figli portati da bambini nel Paese e poi cresciuti negli Stati Uniti, cittadini a tutti gli effetti anche se gli mancano i documenti legali. Il problema fondamentale nella questione è che non si tratta di una semplicità in bianco e nero. Alcuni di questi “illegali” servono nelle forze armate americane e muoiono per “il loro” Paese. Il Pentagono sostiene che non ci siano clandestini arruolati nelle forze armate americane. Chiunque presenti documenti falsi sarà rifiutato. Tuttavia, la prima vittima degli Stati Uniti nella guerra in Iraq era Jose Gutierrez, un orfano guatemalteco cresciuto a Los Angeles. Era entrato illegalmente negli Stati Uniti e si era arruolato nei Marines con documenti falsi. Difficile rifiutare qualcuno che è morto servendo il suo “Paese”. Il sogno di Gutierrez di diventare cittadino americano divenne realtà solo dopo la sua morte.
Attaccare i clandestini con nuove leggi è cosa facile per i governi statali perché colpiscono i residenti più deboli i quali non hanno soldi per pagare le lobby che influenzano i politici. Ciononostante la questione dell’immigrazione tocca quasi tutti i latinos direttamente o indirettamente. Se i clandestini non hanno nessun potere politico i latinos sono una forza crescente negli Stati Uniti. I latinos già cittadini votano in grandissima maggioranza contro i repubblicani perché li vedono insensibili nel tema dell’immigrazione. Lo si è visto quando il governatore Bentley stava per firmare la nuova legge. Questi ha dichiarato di essere orgoglioso del lavoro fatto dalla legislatura. Bentley, un diacono dei Southern Baptist, non ha nemmeno pensato a che cosa direbbe Gesù Cristo del suo orgoglio di firmare la legge e l’effetto che essa potrà avere sui poveracci senza documenti. Carità cristiana? (Domenico Maceri)

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Clandestini: Proroga permanenza nel Cie

Pubblicato da fidest su sabato, 18 giugno 2011

“E’ assolutamente irragionevole e pericolosa la scelta di prolungare fino a 18 mesi il periodo di permanenza dei clandestini nei centri di identificazione ed espulsione”. Lo afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP, il Sindacato Indipendente di Polizia. “Anziché far fronte alle inefficienze organizzative – prosegue Maccari – e potenziare le strutture chiamate ad affrontare l’emergenza immigrazione, si istituzionalizza il problema lasciando liberi di circolare nel territorio migliaia di clandestini, con tutto ciò che questo comporta in termini di sicurezza per i cittadini. Inoltre si continua a sovraffollare strutture inadeguate e già sature – alcune delle quali già finite sotto i riflettori mediatici per le vergognose condizioni igienico-sanitarie in cui versano – nelle quali si verificano continui incidenti tra appartenenti alle diverse etnie e rivolte contro le stesse Forze dell’Ordine chiamate a garantire pur minime condizioni di sicurezza”.

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Passaporto sanitario per immigrati

Pubblicato da fidest su mercoledì, 23 marzo 2011

L’immigrazione di massa dai paesi del Nord Africa ribellatisi ai vecchi regimi, pone in evidenza in tutta la sua drammaticità il problema dell’immigrazione dai paesi a basso reddito verso l’Italia e l’Europa. L’Italia è stata investita negli ultimi anni da un flusso immigratorio di clandestini continuo, di notevoli dimensioni che ha saputo controllare con grandi difficoltà. Se le conseguenze del fenomeno immigratorio sul piano economico e sociale e dell’ordine pubblico sono state analizzate pur in modo insufficiente, non è invece mai stato analizzato l’impatto del fenomeno sul piano della sanità pubblica. La pressione migratoria di questi giorni su Lampedusa ha messo in evidenza le difficoltà a garantire le condizioni di igiene ai clandestini che possono facilmente essere vittime di malattie a seguito dell’affollamento e della promiscuità. I milioni di immigrati sul territorio nazionale hanno introdotto nuovi elementi sul piano della sanità pubblica: 1) introduzione di nuove patologie non sufficientemente note ai medici italiani con pericolo di diffusione di malattie contagiose, in particolare la tubercolosi; 2) difficoltà da parte del medico di medicina generale ed ospedaliero di rapportarsi con lo straniero a causa delle differenze linguistiche e culturali; 3) difficoltà nell’utilizzo delle strutture sanitarie da parte dei regolari a causa delle norme burocratiche che presiedono all’utilizzo delle strutture pubbliche. Sul piano della sanità pubblica il principale pericolo per la popolazione italiana è rappresentato dai clandestini, non potendo questa popolazione essere controllata. Le autorità del nostro paese devono porre particolare attenzione alla possibile diffusione di malattie come la tubercolosi, la poliomielite, la meningite meningococcica, l’epatite A e B, la febbre tifoide. Un intervento fondamentale dovrà essere il censimento sanitario della popolazione immigrata, clandestina o regolare, attraverso screening mirati in prevalenza al controllo della TB, malattia diffusa altamente contagiosa trasmissibile per via aerea, ad alta endemia nei paesi africani e dell’Est Europa. Il censimento della popolazione immigrata deve coinvolgere necessariamente tutte le regioni italiane e deve prevedere che ogni immigrato sia in possesso di un documento: PASSAPORTO SANITARIO, sia cartaceo che informatico per consentire al medico delle strutture pubbliche di conoscere immediatamente lo stato di salute dell’individuo con i risultati delle indagini sanitarie eseguite. (Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)

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Utah: da immigrazione statale a nazionale?

Pubblicato da fidest su mercoledì, 16 marzo 2011

Con quasi 12 milioni di clandestini il governo federale degli Stati Uniti dovrebbe riformare la legge sull’immigrazione. Incapace di farlo al livello nazionale, gli Stati stanno cercando di risolvere la questione  da se stessi. Uno dei più noti è l’Arizona il quale l’anno scorso ha approvato leggi anti-immigranti che sono state bloccate in parte dai tribunali. Adesso l’Utah, un altro red state, uno di quelli che tradizionalmente vota per i repubblicani, ha fatto qualche passo per fare fronte al dilemma dei clandestini. La legislatura statale ha approvato un decreto che offrirebbe agli indocumentati un contratto a tempo determinato. I clandestini che potrebbero dimostrare di essere vissuti per alcuni anni in Utah qualificherebbero per  una carta d’identità statale e  potrebbero lavorare legalmente. Dovrebbero però pagare una multa onerosa di 2.500 dollari. Il decreto richiede  inoltre che i poliziotti dello Stato controllino lo status immigratorio di coloro che sono fermati per infrazioni. Il decreto dell’Utah non contiene la clausola che i poliziotti potrebbero fermare chiunque in caso di sospetti che l’individuo sia nel Paese illegalmente. Questo è  uno dei provvedimenti  più polemici  perché potrebbe condurre al racial profiling, cioè la discriminazione etnico – razziale. Le motivazioni per il decreto in Utah sono emerse dalla necessità di risolvere la situazione dei clandestini ma forse, ed anche più importante, per risolvere i bisogni della manodopera delle aziende. Il decreto offrirebbe una fonte di lavoratori legali  a buon mercato.Parecchi gruppi in Utah, incluso  alcune organizzazioni conservative di Latinos, si sono schierati a favore del decreto. Inoltre la Chiesa Cattolica statale, la Camera del Commercio ed alcune associazioni di polizia hanno dichiarato il loro appoggio. La fortissima Chiesa Mormone ha anche dichiarato il suo supporto ma non in modo visibile. Il governatore dell’Utah, Gary Herbert,  non ha ancora deciso se firmerà il decreto di legge anche se ha avuto parole elogiative per il legislatori.Ma anche con la firma del governatore la legge non potrebbe mettersi in pratica perché le questioni di immigrazione sono sotto il controllo del governo federale. Lo Stato dell’Utah chiederebbe in questo caso un’esenzione che con ogni probabilità non sarebbe esaudita. Nonostante lo stallo a Washington per la questione dell’immigrazione il governo federale non darà il suo permesso a uno Stato di creare le sue leggi nel campo internazionale. Sarebbe pericoloso perché aprirebbe le porte a troppi futuri guai in molti altri settori. I promotori del decreto dell’Utah si considerano mediatori fra l’inattività del governo federale e l’aspra legge verso i clandestini approvata l’anno scorso dall’Arizona. Ma in Utah si è anche preoccupati per leggi anti-immigranti che possono avere un forte impatto negativo all’economia com’è successo in Arizona. Si calcola che il boicottaggio economico di alcuni gruppi di latinos ha fatto perdere una sessantina di milioni di dollari all’Arizona dato che convegni, turismo ed altre visite sono state cancellate e ridirette ad altri Stati. Il decreto dell’Utah cerca di essere più “giusto” di quello dell’Arizona e di altre leggi in considerazione da altri Stati. Ciononostante non riflette  il benvenuto che gli Stati Uniti dicono di avere offerto agli immigrati nel passato. Infatti,  il benvenuto agli immigrati del passato è un mito. Tutti i gruppi etnici che adesso si sono integrati in America hanno dovuto affrontare pregiudizi. Ma l’America è sempre stato un Paese che ad un certo livello ha sempre dato il benvenuto a persone di tutte le parti del mondo. Ciò è riflesso ancora nelle città americane che si sono dichiarate sanctuaries, santuari per i clandestini. Parecchie fra le più importanti  città americane, seguendo l’iniziativa di Los Angeles, hanno dichiarato che i loro poliziotti non faranno sforzi per scoprire lo status immigratorio di nessuno. Queste zone metropolitane includono New York, Washington, Chicago, Miami, Houston, Detroit ecc. La città di San Francisco ha persino creato un sistema di sanità per i più poveri ad un costo bassissimo che non esclude nessuno nemmeno i clandestini. È questo lo spirito dell’America che la Statua della Libertà di New York incorpora alla perfezione. (Domenico Maceri)

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Immigrati clandestini e matrimonio

Pubblicato da fidest su giovedì, 13 gennaio 2011

Circola da un po’ sul web uno spot pubblicitario di San Marino in cui una coppia viene inquadrata sullo sfondo dei panorami mozzafiato e delle bellezze architettoniche di San Marino. Lo slogan e’ “Innamorati di me” e, con una lungimiranza forse casuale e fortuita, l’amore e’ diventato –per San Marino– non solo l’oggetto di uno spot, ma anche un ottimo affare. Per chi non lo sapesse, infatti, in barba al divieto italiano di contrarre matrimonio con un clandestino basta andare a San Marino. Ma procediamo con ordine. Dal luglio del 2009 la persona straniera che voglia sposarsi in Italia deve dimostrare la regolarità del proprio soggiorno. La norma e’ contenuta nel “pacchetto sicurezza” il cui intento e’ quello di dare un “giro di vite” all’illegalità. Prima della modifica, se uno straniero era clandestino, sposandosi con una persona italiana avrebbe avuto automaticamente diritto ad un titolo di soggiorno, mentre se il coniuge era straniero regolarmente soggiornante avrebbe potuto chiedere il ricongiungimento familiare. Dalla modifica in poi le coppie in cui uno dei due è irregolare non hanno alternative all’illegalita’ e non possono sposarsi. La Repubblica di San Marino infatti consente il matrimonio con una persona straniera o fra stranieri senza chiedere alcun documento che provi la regolarità del soggiorno, in barba al divieto italiano di matrimonio con persona clandestina. E il governo italiano che fa? Non si arrabbia per questa imprevista apertura delle maglie della sua fitta rete di contrasto all’immigrazione clandestina? La risposta la prendiamo da un comunicato stampa della Segreteria di Stato per gli Affari Interni di San Marino: “Il Segretario di Stato per gli Affari Interni Valeria Ciavatta precisa che le autorità italiane competenti non hanno mai chiesto un confronto o inviato atti a riguardo sebbene a conoscenza della possibilità che ciò accadesse in virtù delle diverse legislazioni vigenti”.  Il Segretario di Stato per gli Affari Interni di San Marino –giustamente dal canto suo– dice: se il Governo italiano, benche’ a conoscenza, non ci ha minimamente sollevato il problema, perchè dovremmo ritenerlo noi un problema?
Gia’. E perchè il Governo italiano non solleva il problema? Probabilmente fa i conti della serva: se la coppia può permettersi il matrimonio a San Marino, evidentemente appartiene a una fascia di immigrazione tutto sommato accettabile in Italia, perchè dimostra così di avere reddito (solitamente coppie di cui uno dei nubendi è italiano). Questi clandestini allora, forse sono “meno” clandestini degli altri… (fonte aduc)

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Sbarchi clandestini nel Crotonese

Pubblicato da fidest su martedì, 23 novembre 2010

Ennesima storia di sbarchi clandestini. Nel tardo pomeriggio di ieri, nel Crotonese, è stato fermato un veliero, battente bandiera russa, con a bordo 137 immigrati di origine bengalese e irachena. La nave è stata intercettata nei pressi di Crotone dal  reparto aeronavale della Guardia di Finanza, che sta ancora indagando con l’intento di individuare gli scafisti alla guida del veliero, responsabili di aver condotto gli emigranti illegittimamente. In merito è intervenuta   Pamela Roi, responsabile per la Calabria dell’Italia dei Diritti:  Siamo di fronte all’ennesima vicenda di delinquenza e sfruttamento che fa leva sulle debolezze e le necessità altrui, in questo caso di poveri immigrati che vengono nel nostro Paese con la speranza di un lavoro certo e invece vengono sfruttati già prima di arrivare in Italia, umiliati nella loro dignità e trattati come bestiame, visto che nella maggior parte di questi casi, viaggiano in condizioni pessime”. A seguito delle procedure di identificazione, 137 clandestini sono stati scortati nel centro “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto. “Sulla vicenda, meritano un plauso le forze dell’ordine – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro -, le  quali tentano di individuare i colpevoli cercando di contrastare la criminalità che sfrutta i più deboli”.

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Isolati i clandestini sbarcati a Catania

Pubblicato da fidest su giovedì, 28 ottobre 2010

“Sono stati rinchiusi presso il Palalitta, senza dare la possibilità a rappresentanti di associazioni umanitarie o ad autorità civili di istaurare un minimo contatto”. Così l’On. Scilipoti (IDV), in riferimento ai 128 immigrati clandestini, dirottati dalle unità navali italiane verso il porto di Catania. “Il comportamento delle Forze dell’Ordine andrebbe stigmatizzato – continua il deputato di Italia dei Valori – gli immigrati, pur se clandestini, sono esseri umani. Va inoltre verificata l’ammissibilità dello status di rifugiato e la richiesta di asilo politico”. “Domani stesso – conclude l’On. Scilipoti (IDV) – assieme al sen. Giambrone e al consigliere provinciale Porrovecchio, mi recherò al Palalitta per verificarne di persona le condizioni fisiche, morali e la loro situazione giuridica e umanitaria”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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I clandestini e la politica in Usa

Pubblicato da fidest su martedì, 12 ottobre 2010

Il cognome del marito di Meg Whitman è Harsh (duro, aspro). Ecco come si potrebbe definire la linea della Whitman verso i clandestini. La Whitman, come si sa, è la candidata repubblicana a governatore dello Stato della California. La tolleranza zero delle sue dichiarazioni politiche verso i clandestini però non combacia con la pratica nella sua vita personale. La Whitman ha licenziato la sua cameriera, Nicky Diaz Santillan, dopo che lei la informò di essere clandestina. Santillan era stata assunta da Whitman nove anni fa attraverso un’agenzia alla quale aveva presentato documenti falsi. Dopo aver perduto il suo lavoro, Santillan ha deciso di denunciare la sua ex padrona perché secondo lei era stata costretta a lavorare extra e non era stata pagata.
L’annuncio della situazione ha ovviamente causato grossi grattacapi politici a Whitman. Le accuse di ipocrisia le sono piovute addosso non solo dai democratici ma anche da alcuni repubblicani che già la consideravano non abbastanza dura con i clandestini. Su questo punto la Whitman ha sostenuto una linea dura. Ciò lo ha dimostrato, secondo lei stessa, il licenziamento di Santillan non appena aveva scoperto che  la cameriera era clandestina. Whitman si è difesa dicendo che lei non aveva nessuna colpa dato che aveva assunto la Santillan mediante un’agenzia la quale era responsabile per il controllo dei documenti. Il problema per la candidata è che la legge americana dice che il datore di lavoro che paga l’impiegato deve assumersi la responsabilità per il controllo dei documenti. Nonostante il fatto che l’assunzione era avvenuta mediante l’agenzia, la Whitman pagava direttamente la cameriera. Quindi lei doveva riempire il modulo I-9 richiesto dalla legge. Non lo fece.  Sapevano Whitman ed il marito che la Santillan era nel Paese illegalmente prima di licenziarla? Sei anni fa avevano ricevuto una lettera dalla Previdenza Sociale dichiarando che vi erano possibili irregolarità nei dati personali della loro impiegata. Il marito aveva scritto una nota sulla lettera consegnandola a Santillan chiedendole di effettuare i controlli necessari. Qualcosa quindi avranno saputo, anche se non gli avranno fatto caso. La Whitman e suo marito consideravano la Santillan parte “della loro famiglia”. Quando la Santillan gli ha chiesto assistenza per regolarizzare il suo status immigratorio la hanno licenziato. Non una bella maniera di trattare un membro della famiglia. La questione dei clandestini è spinosa per tutti gli americani e specialmente in California. In un modo o nell’altro quasi tutti hanno dei contatti con i clandestini i quali accettano i lavori più umili non solo facendo le pulizie nelle case dei benestanti ma anche nei ristoranti e ovviamente nei lavori agricoli. Queste persone sono molto vulnerabili e si sforzano a non attirarsi l’attenzione delle autorità. Non è raro che vengano abusati e spesso non pagati completamente per il loro lavoro. Come ha spiegato il Cardinale Roger Mahoney di Los Angeles in un suo recente intervento, i clandestini sono accettati per i lavori ma allo stesso sono criticati per avere attraversato la frontiera illegalmente.  E come se alla frontiera ci fossero dei cartelli invitandoli ad entrare con offerte di lavoro ma allo stesso tempo sarebbero informati di non entrare nel Paese. Nel loro secondo dibattito per la poltrona di governatore della California la Whitman e Jerry Brown, il suo avversario democratico, hanno discusso a lungo la questione dei clandestini. Il dibattito è stato sponsorizzato in parte dalla rete televisiva in spagnolo Univisión. Inevitabilmente il discorso della Santillan è stato discusso. Whitman ha accusato Brown di essere lui ad avere incitato la Santillan a venire a galla per ragioni politiche. Gli ha detto che “dovrebbe vergognarsi” per avere messo in pericolo la Santillan di essere deportata. La Nicky che è emersa pubblicamente non era “quella che aveva lavorato” per lei per nove anni.  Dal canto suo Brown ha risposto per le rime accusando la Whitman di ipocrisia quando lei afferma che i datori di lavoro “devono essere responsabili” e puniti se assumono lavoratori clandestini. La Whitman, secondo Brown, non ha fatto altro che dire una cosa e fare esattamente il contrario. Alla fine del dibattito una domanda di una studentessa universitaria che non ha rivelato il nome ha chiesto l’opinione dei due candidati sul Dream Act. Questo disegno di legge aprirebbe le porte della cittadinanza americana ai figli dei clandestini residenti in America se completassero due anni di università o si arruolassero nelle forze armate americane. Whitman ha detto di essere contraria. Brown ha dichiarato invece di favorire il disegno di legge. Due visioni di come trattare gli immigrati. La prima come usa e getta, la seconda che vede l’umanità degli immigrati. (Domenico Maceri)

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Ingressi clandestini in Europa

Pubblicato da fidest su sabato, 10 luglio 2010

In Europa si immigra sempre meno irregolarmente. Secondo gli ultimi dati tratti dal rapporto dell’agenzia europea Frontex, pubblicati oggi da West, nel 2009 si sarebbe registrato un calo degli ingressi clandestini del 33% rispetto all’anno precedente. A livello nazionale, la Grecia si conferma il paese con le frontiere più “porose” dell’Ue, con il 75% del totale dei passaggi clandestini rilevate ai confini europei. Da segnalare la significativa diminuzione degli attraversamenti irregolari alle frontiere italiane e spagnole. Dal punto di vista generale il rallentamento del fenomeno ha riguardato più le frontiere terrestri (-43%) che quelle marittime (-23%). La maggior parte degli immigrati irregolari proviene dal Medio Oriente e dall’Africa. Secondo il rapporto dell’agenzia europea, inoltre, il calo è il risultato di due fattori: il disincentivo della crisi economica che ha spinto molti immigrati a rinviare o a rinunciare le partenze; e l’effetto di deterrenza prodotto dai controlli più rigidi e sistematici ai confini dell’ovest africano e delle Canarie e nel canale di mare tra la Libia e l’isola di Lampedusa.

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Immigrati e Maroni

Pubblicato da fidest su mercoledì, 21 aprile 2010

Il 90% in meno di sbarchi di clandestini nel 2009, dopo gli accordi con la Libia, dichiara il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Il ministro si dimentica di  aggiungere che gli sbarchi rappresentano solo il 10% dell’immigrazione clandestina. Il 90% del 10% fa il 9% di immigrazione clandestina che e’ stata impedita. Ci aggiungiamo che in Italia ci sono 50mila rifugiati a fronte dei 600mila della Germania e dei 300mila della Gran Bretagna. Ovviamente lo sbarco clandestino fa piu’ effetto, mediaticamente, di quello costante e maggioritario che avviene nel Nord-Est del nostro Paese. I barconi carichi di immigrati, che ci venivano propinati in apertura dei telegiornali, hanno impressionato gli italiani preoccupati di una invasione africana che, oltretutto, e’ anche musulmana (aspetto da non trascurare). Insomma, come direbbe William Shakespeare, s’e’ fatto tanto rumore per nulla. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti: fra cittadinanza legale ed umanità

Pubblicato da fidest su martedì, 13 aprile 2010

Non si deve togliere la sanità e l’opportunità ai bambini di andare a scuola “per i peccati dei loro padri”. Parla Meg Whitman, candidata repubblicana a governatore della California, lo stato-nazione della costa del Pacifico. I padri sono ovviamente i clandestini residenti in America con figli nati negli Stati Uniti i quali sono cittadini americani.La cittadinanza legale di questi ragazzi sta divenendo soggetto di discussione come rivela un recente articolo dell’opinionista conservatore George Will del Washington Post. Secondo Will, l’idea di riformare il concetto di cittadinanza, togliendola ai figli dei clandestini, consiste di una semplice riforma. Non esattamente. Negli Stati Uniti la legge sulla cittadinanza  fu stabilita dal XIV emendamento che riconosce cittadini tutti coloro che sono nati in America senza riguardo alla nazionalità dei genitori. L’eccezione sono i figli dei diplomatici i quali ricevono la cittadinanza del Paese dei loro genitori. Il XIV emendamento fu passato circa 150 anni fa poco dopo la fine della Guerra Civile americana. Diede la cittadinanza a tutti quelli nati in America incluso gli afro-americani i quali fino a poco tempo prima erano in gran parte proprietà di bianchi. L’emendamento garantisce la stessa protezione legale a tutte le persone sottoposte alla giurisdizione degli Stati Uniti. Ciò include anche i figli dei clandestini.
In effetti, la legge sulla cittadinanza americana riconosce ciò che si chiama il diritto ius soli (diritto di suolo), cioè nascendo negli Stati Uniti si ottiene automaticamente la cittadinanza.
Molti altri Paesi usano il ius sanguinis (diritto di sangue) per determinare la cittadinanza. Secondo questo sistema solo i figli con almeno un genitore cittadino saranno automaticamente cittadini.
In linee generali i Paesi del Nord e Sud America usano il diritto di suolo per determinare la cittadinanza. Si tratta di nazioni con forti tradizioni di immigrazione che hanno sempre incoraggiato l’integrazione di nuovi arrivati ed i loro figli. Il diritto di sangue invece è usato da molti altri Paesi europei con poca tradizione di immigrazione. L’unica eccezione è la Francia che usa il diritto di suolo dal 1515. Ciononostante parecchi Paesi europei in tempi recenti hanno modificato le loro leggi per determinare la cittadinanza cercando di assorbire i nuovi arrivati ed i loro figli nati nel Paese di adozione. In Germania ed in Italia i figli di padri stranieri possono ottenere la cittadinanza  in alcune situazioni. I bambini nati nella nostra Penisola possono divenire cittadini se i loro padri sono ignoti. I bambini nati in Germania possono diventare cittadini naturalizzati come avviene anche in Svizzera. In sintesi, anche i Paesi con poca tradizione di immigrazione hanno dovuto fare delle modifiche per affrontare in modo umano la nuova realtà che deve considerare gli spostamenti di persone da un Paese all’altro. Negli Stati Uniti, Paese di immigrati per eccellenza, la cittadinanza per diritto di suolo è stata mantenuta parecchie volte dalla Corte Suprema.  L’ultima volta è avvenuto nel 1982 con la riconferma dei diritti dei figli dei clandestini di frequentare le scuole pubbliche americane. La cittadinanza comporta però anche doveri verso la nazione. I figli di clandestini, cittadini americani per legge, spesso si arruolano nelle forze armate e muoiono per la loro Patria. Ci sono più di tre milioni di questi individui i cui genitori non hanno diritto legale di essere negli Stati Uniti. Cambiare la legge per togliere la cittadinanza a questi individui sarebbe un atto di crudeltà che non riflette la generosità degli americani. Ciononostante la paura di pochi gruppi di destra e il desiderio di risolvere la questione dei clandestini in America spinge a soluzioni non pratiche oltre che inumane. I clandestini non vengono negli Stati Uniti per avere dei figli che poi li faranno diventare residenti permanenti. La ragione principale è il desiderio di lavorare, spesso accettando gli impieghi più umili che gli americani rifiutano. Togliere loro i pochi benefici che ricevono non ridurrebbe il loro numero né risolverebbe la tragica situazione dei dodici milioni di immigrati senza autorizzazione legale di trovarsi nel Paese.Il presidente Obama è riuscito dopo molte battaglie a riformare il sistema sanitario. La prossima lotta sarà con la riforma sull’immigrazione. Non sarà facile ma una volta completata, la riforma aiuterà i padri dei clandestini ad  integrarsi. Col passare delle generazioni si vedranno questi clandestini come eroi in modo non tanto diverso dall’eroismo che noi riserviamo agli altri immigrati del passato. (Domenico Maceri San Luis Obispo, CA, USA)

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Teatro: Il castello dei clandestini

Pubblicato da fidest su domenica, 7 marzo 2010

Bologna 10 e giovedì 11 marzo 2010 ore 21 Laboratori DMS, via Azzo Gardino 65/a  monologo inedito di Fernando Arrabal dedicato a Viviana Piccolo diretto e interpretato da Viviana Piccolo. L’attrice e regista friulana Viviana Piccolo presenta – in anteprima assoluta – lo spettacolo tratto dal testo inedito, a lei stessa dedicato, del grande drammaturgo spagnolo naturalizzato francese Fernardo Arrabal, nell’ambito del progetto “Arrabal patafisico” a cura di Piersandra Di Matteo, inserito nella rassegna La Soffitta 2010 organizzata dal Dipartimento di Musica e Spettacolo – Centro La Soffitta. Il progetto si completa con un laboratorio condotto dalla Piccolo e riservato a studenti DAMS, dal titolo “L’arte di sognare la realtà”.
Il Castello dei Clandestini affronta la tematica dell’immigrazione, in maniera originale ed inedita, nel grande stile di Fernando Arrabal, egli stesso costretto all’esilio durante il regime franchista. “Io sono uno sradicato, non ho radici ma gambe appartengo al paese dell’esilio”. Protagonista de Il Castello dei Clandestini è la Duchessa Lerry, portavoce e regina dell’umanità migrante del mondo, testimone dell’esilio, che trasforma il proprio castello in un inusuale centro di accoglienza. Nello stile più classico del drammaturgo spagnolo, motivi del teatro dell’assurdo convergono con accensioni barocche, il teatro mescola tragedia e farsa, facendosi spettacolo struggente e stralunato a un tempo. Costo dei biglietti: Intero E 10, Ridotto E 5 per studenti, Carta giovani, Over 60. Biglietteria tel. 346.7488548; in prevendita nel circuito vivaticket.it
Fernando Arrabal, drammaturgo, scrittore, poeta, regista cinematografico, oppositore al regime falangista del dittatore spagnolo Franco. Nato a Melilla (Marocco) nel 1933 da genitori spagnoli, di formazione e lingua francesi, dal 1955 vive in esilio a Parigi. (viviana piccolo)

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Figli americani, padri deportati

Pubblicato da fidest su domenica, 17 gennaio 2010

Quando il parlamentare del South Carolina Joe Wilson interruppe Barack Obama con la frase “Tu menti” nel Congresso nel mese di settembre dell’anno scorso, si riferiva al commento del presidente che i clandestini non avrebbero diritto alla sanità nella nuova proposta di legge. Wilson si sbagliava naturalmente. Infatti, vi sono persino cittadini americani che per legge hanno diritto alla sanità ma spesso non possono usufruirne perché i loro genitori sono clandestini. Sta succedendo particolarmente nello Stato dell’Arizona il quale nel 2004 ha approvato leggi molto severe contro gli “undocumented”.  Una di queste leggi anti-immigranti nega benefici ai clandestini ma richiede anche che i lavoratori sociali debbano denunciare alle autorità federali persone che sospettano di essere nel Paese illegalmente.  Succede dunque che dei genitori portano i loro figli dal dottore o un ospedale e gli vengono chiesti documenti che non posseggono. A volte alcuni genitori hanno riportato a casa portando i figli malati per non rischiare la deportazione.
La legge che nega benefici a chi è privo di documenti in Arizona non è entrata in vigore, eccetto in casi speciali.  Quest’anno però il senatore statale Russell Pearce, il promotore della legge, è riuscito a farla riprendere ed includerla nel decreto sul bilancio. Pearce non è il solo in Arizona a vedere in questi casi tragici solo l’atto criminale dei genitori che sono entrati nel Paese illegalmente.  Ecco perché molti clandestini hanno abbandonato l’Arizona per trasferirsi in altri Stati più accoglienti. Altre zone in America hanno tradizioni e leggi più intelligenti ed anche più umane che riflettono lo spirito del Paese come terra di immigranti.  Nella città di Los Angeles, per esempio, la polizia locale non chiede documenti di immigrazione a nessuno. L’idea è che se un clandestino è testimone di un reato collaborerà con la polizia invece di imboscarsi.  Il sindaco di San Francisco Gavin Newsome ha iniziato una campagna in parecchie lingue per informare i clandestini della sua città che la polizia non coopererà con le autorità di immigrazione che fanno parte del governo federale.  Altre grandi città americane come Detroit, New York e Washington hanno ordinanze simili alle città californiane. In ciò riflettono il meglio dell’umanità americana. Nel caso di New York, città cosmopolitana per eccellenza, più di mille dei poliziotti assunti dal 2006 sono bilingui essendo nati in 88 Paesi diversi.  Ciononostante i clandestini hanno sempre paura delle autorità e specialmente della polizia perché in generale provengono da Paesi dove le forze dell’ordine sono corrotte. Inoltre questo dualismo fra polizia locale e forze dell’ordine nazionale è spesso inesistente in altri Paesi. Quindi stabilire un rapporto di fiducia fra la polizia americana e i clandestini non è facile.  La situazione di genitori che temono di essere deportati con figli malati dovrebbe fare sentire compassione a tutti. Ma quando l’economia non funziona la gente cerca sempre di trovare i capri espiatori e i clandestini, con figli cittadini americani o no, sono un facile bersaglio. Poco importa dunque che alcuni dei figli di questi clandestini siano cittadini americani a tutti gli effetti. Spesso si arruolano nell’esercito americano, vanno in guerra e a volte muoiono per il loro Paese. In generale, in queste situazioni il governo cerca di assistere le famiglie di questi caduti. Ma non sempre. Se per esempio uno dei familiari ha commesso anche una piccolissima infrazione legale, la legge gli impedisce di ottenere il cartellino verde, cioè a dire, la residenza legale.  Vi sono stati anche dei casi estremi in cui i genitori di questi caduti sono stati deportati dopo avere perduto un figlio o una figlia in Iraq.  Si calcola che più di tre milioni di cittadini americani abbiano genitori entrati nel Paese illegalmente. Quando i genitori vengono deportati, i figli minorenni, cittadini americani, devono seguirli nel loro Paese di origine. Si tratta in molti casi di luoghi stranieri per questi ragazzi che spesso parlano inglese e non conoscono bene la lingua dei genitori. In effetti, i figli vengono anche loro deportati anche se una volta divenuti adulti avranno la possibilità di rientrare negli Stati Uniti legalmente.  L’amministrazione del presidente Obama sta considerando seriamente una riforma sull’immigrazione. L’idea principale è di eliminare l’entrata di nuovi clandestini negli Stati Uniti. Allo stesso tempo però si cercherebbe di regolarizzare lo status dei 10-12 milioni di clandestini con radici già nel Paese specialmente quelli con figli di cittadinanza americana.

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Aborti clandestini nel mondo

Pubblicato da fidest su giovedì, 8 ottobre 2009

Città del Capo, In Africa sono adolescenti un quarto delle donne che subiscono  un aborto clandestino. L’85% delle morti per questa causa avvengono nella zona sub-sahariana e nel centro–sud dell’Asia. Esiste un’evidente correlazione fra povertà, maternità, interruzione volontaria di gravidanza e decessi. E le giovanissime sono le più vulnerabili, anche nei Paesi ricchi dove restano l’unica fascia in cui gli aborti crescono. Bisogna invertire la tendenza, rimuovere le cause, investire in educazione e in contraccezione responsabile perché la maternità possa diventare una scelta consapevole. Questo l’appello lanciato nella giornata di apertura del Congresso Mondiale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO), in corso da ieri a Città del Capo. Fino al 9 ottobre oltre 13.000 esperti da tutto il globo si confrontano su temi dalla forte ricaduta sociale, come appunto la prevenzione di gravidanze non desiderate. “Le società scientifiche internazionali sono concordi nell’indicare due strumenti fondamentali – afferma il prof. GianBenedetto Melis, Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Cagliari e vicepresidente della Società Italiana di Contraccezione (SIC) -. Da un lato investire in campagne educazionali nelle scuole e sui media, in collaborazione con le Istituzioni. Dall’altro migliorare l’offerta contraccettiva per abbattere le “resistenze” che alimentano la diffidenza nei confronti di quella ormonale, la più sicura in assoluto. Come le pillole a base di drospirenone che, come sottolineano gli esperi riuniti a Città del Capo, presentano una formulazione e benefici extracontraccettivi particolarmente adatti. Yaz rappresenta la proposta più mirata per le adolescenti – sottolinea Melis – perché e’ in grado di contrastare l’acne, i sintomi premestruali e la ritenzione idrica, con un evidente beneficio per il benessere complessivo, anche psicologico, della ragazza”. Ma, come ha sottolineato la presidente della FIGO, la canadese Dorothy Shaw, “Vanno affrontate con determinazione le troppe discriminazioni fra i Paesi ricchi e i poveri, soprattutto sul materno-infantile che passano attraverso una contraccezione responsabile ma anche una forte lotta alle violenze nei confronti della donna, alle mutilazioni genitali femminili, alla garanzia di accesso a farmaci e terapie soprattutto per l’AIDS e le altre malattie sessualmente trasmesse”. “I problemi sono enormi, di ordine economico e culturale – afferma Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) -: mentre sui primi, purtroppo, non possiamo che appellarci ad organismi sovranazionali, come abbiamo già fatto ad esempio in occasione del G8, per i secondi dobbiamo svolgere un’azione più pressante, proponendo modelli che hanno già dimostrato la loro efficacia. Come il “doppio  olandese”, pillola più preservativo, adottato con successo negli anni ’90 nei Paesi Bassi, che ha permesso di ridurre sensibilmente il numero di aborti e di infezioni sessuali. E campagne di sensibilizzazione, come il progetto educazionale “Scegli Tu” promosso dalla SIGO dal 2004, che a Città del Capo sta riscuotendo molto successo”.  La scelta di celebrare il Congresso mondiale in Africa, per la prima volta, rappresenta un segnale importante che la Federazione ha voluto lanciare di vicinanza alle esigenze delle donne soprattutto dei Paesi in via di sviluppo.

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Immigrati come merce di scambio

Pubblicato da fidest su domenica, 26 aprile 2009

La notizia pervenutaci dal Coisp, sindacato di polizia circa le pretese avanzate dal governo tunisino di una indennità risarcitoria per i propri cittadini giunti in Italia da clandestini e restituiti malati di Aids sa dell’incredibile. Ma è proprio vero o è una bufola? ci siamo chiesti. Tutto vero, purtroppo.  Lo scorso 16 aprile il governo tunisino ha rifiutato al Ministro italiano dell’Interno Roberto Maroni, ed al Capo della Polizia Antonio Manganelli, il rimpatrio di oltre mille cittadini tunisini giunti clandestinamente in Italia e bloccati nei centri di identificazione ed espulsione, perché “le precedenti operazioni di rimpatrio hanno rivelato numerosi casi di contaminazione dal virus Hiv, nonchè gravi casi di tossicodipendenza tra parecchi immigrati clandestini, al momento del loro rientro in Tunisia dall’Italia”. Questa la posizione di Tunisi, che sarebbe stata spiegata in una lettera inviata ad un’agenzia di stampa italiana, in cui è specificato che “per seguire e trattare i casi patologici precisati, nonché per creare centri medici specialistici, occorrono delle risorse umane e materiali importanti. Le autorità tunisine che si fanno carico in ogni caso dell’accoglienza, assicurando ogni forma di assistenza ai propri cittadini al momento del loro ritorno in patria, hanno richiesto alle autorità italiane di contribuire in maniera adeguata al rafforzamento ed al sostegno degli sforzi della Tunisia in questo campo”. Nel merito il segretario nazionale del Coisp osserva: “Una considerazione seria va fatta, al di là dell’indignazione di fronte all’ulteriore brama di soldi, perché di questo si tratta, di chi già può contare su un accordo in vigore fra Roma e Tunisi in tema di rimpatri ed espulsioni, e per il quale l’Italia si è impegnata a finanziare i settori tunisini della pesca e dell’agricoltura. Che serietà è questa nel mantenimento degli accordi fra Paesi?”

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