Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Made In: marchio d’origine deve essere obbligatorio per prodotti importati

Pubblicato da fidest su sabato, 19 gennaio 2013

Secondo il Parlamento europeo, l’Unione deve rendere obbligatorio l’uso del marchio d’origine per i beni importati da paesi terzi. Gli eurodeputati hanno reiterato la loro domanda giovedì, durante un dibattito in plenaria e in una risoluzione. Dopo aver criticato la decisione della Commissione di ritirare il regolamento sul “made in” proposto, che aveva ricevuto il forte sostegno del Parlamento nel 2010, gli eurodeputati hanno chiesto una nuova proposta.
Cristiana Muscardini (ECR, IT), relatrice per il dossier legislativo sul “made in”, durante un dibattito con il Commissario per il commercio Karel de Gucht, ha detto: “Il mercato globalizzato porta sviluppo solo se le regole sono comuni e condivise”. Con riferimento all’esistenza di norme sul marchio d’origine in paesi concorrenti come Brasile, Cina e USA, Muscardini ha detto: “L’Europa non può dirsi giusta verso i propri cittadini se non è capace di difenderne i diritti” approvando le stesse norme o chiedendone l’abrogazione nei paesi competitori, e ha chiesto un incontro con Commissione e Consiglio per superare l’impasse.
Poiché gli Stati membri non sono riusciti a mettersi d’accordo sull’indicazione del paese d’origine obbligatoria per i prodotti importati nell’UE, quali abiti, scarpe e gioielli, la Commissione deve esplorare altre strade per garantire “condizioni di parità tra le imprese dell’UE e i loro concorrenti dei paesi terzi” e la tutela dei consumatori, chiede il Parlamento.
Solo un’etichettatura con l’indicazione del paese d’origine di un prodotto può garantire una scelta informata da parte dei consumatori, affermano i deputati, che pertanto chiedono alla Commissione di proporre un nuovo testo in tal senso.
I deputati sottolineano infine che nell’UE non si applicano norme comuni sull’attestazione di origine delle merci importate, ad eccezione di determinati casi nel settore agricolo e che paesi quali Brasile, Canada, Cina e Stati Uniti già impongono tale obbligo su alcuni prodotti.

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Confindustria: manca attenzione per i consumatori

Pubblicato da fidest su venerdì, 25 maggio 2012

“Chi si aspettava un cambio di marcia rispetto alla Presidenza di Emma Marcegaglia non può che essere rimasto deluso”. E’ questa l’opinione di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), rispetto alla presentazione dell’ agenda per il confronto con il Governo del neo Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha trascurato ogni serio riferimento ai consumatori.
“E’ sorprendente -dichiara Dona- che Confindustria continui ad operare come un normalissimo lobbysta senza preoccuparsi di aprire la propria politica ad una maggiore attenzione dei diritti dei consumatori: finché gli industriali non comprenderanno che la crescita deve necessariamente fare leva su una maggiore correttezza e trasparenza del mercato -conclude Dona- le nostre aziende perderanno competitività tanto sul mercato internazionale quanto su quello europeo”.

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Consumatori: stress da crisi

Pubblicato da fidest su venerdì, 30 marzo 2012

“Questa crisi non è entrata solo nelle tasche dei consumatori, ma anche nelle menti di molti italiani”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando l’ennesimo episodio di tentato suicidio di un uomo che, sommerso dai debiti, ha provato a darsi fuoco a Bologna.
“Il risultato della crisi economica -afferma la dottoressa Paola Vinciguerra, Presidente di Eurodap (Associazione Europea per gli attacchi di panico)- è un forte senso di destabilizzazione che si innesca in alcune persone che, di punto in bianco, hanno dovuto modificare il loro tenore di vita e non riescono più ad identificarsi nello status che prima li rappresentava. Sorge così l’insicurezza, l’inadeguatezza, la frustrazione e la depressione che, in casi limite, portano a vedere il suicidio come l’unica via di fuga”.
“Purtroppo -aggiunge Dona- questi casi sono sempre più diffusi anche perché ormai la differenza tra fasce meno abbienti e ceto medio si è così assottigliata che, a non riuscire ad arrivare alla fine del mese, non sono solo le famiglie, ma anche i piccoli imprenditori alle prese oltre che con le difficoltà comuni anche con la responsabilità degli operai da pagare”. “Non si può combattere la crisi chiudendosi in se stessi -consiglia la terapeuta- né è giusto colpevolizzarsi troppo; il primo passo è: accettare la realtà e tirar fuori tutta la nostra creatività, perché spesso l’unico modo per uscire da una brutta situazione è usare diversamente ciò che già conosciamo e abbiamo proprio sotto agli occhi”. “D’altro canto -aggiunge Massimiliano Dona- il Governo non può lasciare soli i cittadini: dopo questa fase di sacrifici necessaria per risanare i debiti, è il momento di puntare alla crescita valorizzando le piccole imprese e dando respiro ai consumatori. Sarebbe anche utile -conclude l’avvocato- fornire un supporto psicologico gratuito per le persone con i debiti per evitare che cadano in stati di depressione e psicosi”.

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Trenitalia: i consumatori denunciati per violazione di domicilio

Pubblicato da fidest su domenica, 26 febbraio 2012

Italiano: Locomotiva diesel D.445 delle Ferrov...

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Roma, 26 febbraio 2012 – “Non sarà certo una denuncia campata in aria come quella di Trenitalia ad intimidirci: continueremo con ancora più forza a difendere i cittadini vittime dei disagi legati al trasporto su rotaia.” È questa la posizione delle associazioni di consumatori aderenti a Casper – Comitato contro le speculazioni e il risparmio (Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori) che annunciano l’avvio di un procedimento a loro carico da parte della Procura della Repubblica di Roma. Questi i fatti: nel corso di una manifestazione di protesta per i disservizi ferroviari, organizzata oltre un anno fa (il 13 gennaio del 2011), i presidenti delle organizzazioni Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori si presentarono presso la sede delle Ferrovie dello Stato per consegnare un water (con tanto di fiocco regalo), scelto come simbolo delle tante proteste giunte dai passeggeri e relative alla qualità del servizio ferroviario e del pessimo stato delle toilette presenti sui treni italiani. “Gli utenti sono sempre più insoddisfatti del trasporto ferroviario italiano -spiegavano quel giorno le 4 associazioni: ad assillare i passeggeri non sono solo guasti, disservizi e continui ritardi dei treni, ma e’ anche la qualità del servizio una volta saliti a bordo. In particolare il problema maggiormente segnalato dai viaggiatori e’ lo stato delle toilette nei convogli: troppi i bagni guasti o inagibili, mentre quelli utilizzabili versano in condizioni pietose”. Proprio in riferimento alle toilette dei treni costantemente fuori uso, Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori tentarono di regalare il 13 gennaio un water simbolico ai vertici delle Fs presenti all’incontro, ma l’ing. Mauro Moretti e gli altri dirigenti delle Ferrovie non gradirono affatto il dono, al punto che fecero intervenire le forze dell’ordine ed impedirono ai rappresentanti di Casper di partecipare alla riunione, presentando nei loro confronti una denuncia in Procura. Proprio a seguito di tale denuncia la Procura della Repubblica di Roma (pm dott. Antonio Calaresu) ha deciso di indagare i presidenti Carlo Pileri (Adoc), Carlo Rienzi (Codacons) e Massimiliano Dona (Unione nazionale consumatori), presenti quel giorno alla consegna del water, per il reato di “Violazione di domicilio”, regolato dall’art. 614 del codice penale il quale recita testualmente: “Chiunque si introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s’introduce clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione fino a tre anni”. “La comicità di tale accusa è assolutamente evidente – affermano i tre presidenti. Quel giorno, infatti, entrammo nell’androne della sede FS di Piazza della Croce Rossa scortati dalle forze dell’ordine, e chiedemmo di poter parlare con i dirigenti delle Ferrovie, i quali rifiutarono di incontrarci. Lasciammo il water agli addetti alla reception, con preghiera di farlo avere all’ing. Moretti ed uscimmo dai locali. Non si ravvede in ciò alcuna violazione di domicilio, non essendo l’ingresso della sede delle Ferrovie un locale privato e non essendoci stata alcuna forzatura da parte nostra”. Nella realtà – spiegano Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori – la denuncia presentata da Mauro Moretti e da Trenitalia è solo un maldestro tentativo di tappare la bocca ai consumatori, e di impedire agli utenti di protestare contro i disservizi ferroviari. Ma proseguiremo nel nostro diritto-dovere di assistere i cittadini vittime dei disservizi ferroviari.”

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Liberalizzazioni e consumatori

Pubblicato da fidest su mercoledì, 25 gennaio 2012

“Le norme a tutela dei consumatori contenute nel capo 2 del decreto ‘Cresci Italia’ hanno un importante significato simbolico: per questo vanno preservate dagli attacchi delle lobby ed anzi meriterebbero di essere potenziate almeno nella parte che riguarda l’azione di classe”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando la bozza di decreto sulle liberalizzazioni che, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, passerà nei prossimi giorni al vaglio del Parlamento. “L’iniziativa in materia di clausole vessatorie (art. 5) -afferma Dona- è significativa per la capacità di incidere anche culturalmente su un settore, quello dei contratti standard, nel quale la consapevolezza dei consumatori è estremamente ridotta spesso a causa della fretta con la quale è richiesto al cliente di apporre una firma su moduli che è generalmente impossibile leggere con la dovuta attenzione: proprio in questi giorni -prosegue l’avvocato Dona- solo per fare un esempio, abbiamo denunciato la vessatorietà del contratto fatto sottoscrivere ai turisti da Costa Crociere”. “Deludente -sostiene il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori- è però il giudizio sull’articolo 6 riguardante le azioni di classe perché, al di là della limatura lessicale che ha riguardato l’identità dei diritti fatti valere, nel suo testo definitivo trascura le norme che nelle precedenti bozze erano rivolte ad accelerare la procedura e a consentire l’adesione per un termine più ampio e quindi fino al giudizio di appello”. “Sulla class action -conclude Massimiliano Dona- deve essere chiaro che il limite principale è dato dalle modalità di adesione dei consumatori danneggiati: per questo proponiamo che, almeno in caso di small claims (e cioè per controversie fino a mille euro), possa essere adottato un meccanismo di opt-out che cioè includa di diritto tutti i soggetti che si trovano nella stessa situazione dell’attore”.

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Lazio: Liberalizzazione orari negozi

Pubblicato da fidest su giovedì, 5 gennaio 2012

English: Renata Polverini, italian trade union...

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L’Aduc ha rivolto un appello alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini affinche’ non ricorra alla Corte Costituzionale contro la recente legge che liberalizza gli orari degli esercizi commerciali.
La legge, infatti:
* rende un miglior servizio ai consumatori;
* consente ai commercianti di ampliare il proprio fatturato;
* puo’ aumentare il numero di occupati.
Non e’ vero che l’incremento della grande distribuzione comporta una diminuzione dei negozi tradizionali che, invece, nel periodo 2000-2010, sono aumentati del 6,1%. Tra l’altro questa legge non costringe ad aprire per più ore, ma semplicemente lo consente e, semmai, proprio la mancanza di liberta’ per i più piccoli rappresenta una restrizione ai loro danni. La flessibilita’ degli orari e delle paghe e’ un elemento a favore proprio della piccola distribuzione che potra’ assumere ulteriore personale per rispondere alle esigenze del mercato e accrescere il giro di affari. La possibilita’ di acquistare in orari diversi e prolungati offrira’, inoltre, un ulteriore servizio al consumatore, specialmente nelle citta’ a vocazione turistica. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La “gabella” di trenitalia

Pubblicato da fidest su mercoledì, 28 dicembre 2011

Non è possibile – dichiara Pietro Giordano,Segretario Generale Adiconsum – continuare a far subire ai passeggeri del trasporto ferroviario disagi e vessazioni, soprattutto nei periodi di esodo come le festività natalizie. E’ grave che ai consumatori Trenitalia chieda una “gabella” di ulteriori 50 euro sulla tratta Bologna-Lecce, per un posto in piedi o per bivaccare sul pavimento di un vagone. Un tempo si aggiungevano le carrozze per evitare il sovraffollamento e salvaguardare la sicurezza dei passeggeri: ora si raddoppiano solo i costi. Né è possibile impedire ad una parte dei passeggeri l’accesso al bar ed al ristorante sul treno. Non è possibile che la dignità dei pendolari, sia calpestata per l’ennesima volta dai tagli delle regioni. Non e’ possibile che lo Stato continui a lasciare nel piu’ assoluto abbandono il Sud che continua ad essere la Cenerentola del trasporto ferroviario.Adiconsum – prosegue Giordano – ha chiesto:
- a Trenitalia l’immediato rimborso della gabella operata a danno dei passeggeri della tratta Bologna-Lecce;
- un incontro con le regioni per il potenziamento degli investimenti in trasporto ferroviario
- la realizzazione di una vera Authority del trasporto che sanzioni, oltre che prevenire le vessazioni nei confronti dei passeggeri.

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Consumatori: tutela alimentare

Pubblicato da fidest su mercoledì, 7 dicembre 2011

“Le notizie di queste ore sull’intervento della Guardia di Finanza sono piuttosto gravi per l’entità dei prodotti contraffatti, oltre 700 mila tonnellate. Quest’importante azione di vigilanza sul mercato contribuisce a rendere più credibile anche le attività degli altri soggetti coinvolti nella filiera dell’agroalimentare di qualità tra cui ACCREDIA”. Lo rende noto Federico Grazioli, Presidente dell’Ente Unico per l’accreditamento degli organismi di certificazione e ispezione e dei laboratori di prova e taratura. “In stretta collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole – aggiunge Grazioli – noi garantiamo che gli organismi di certificazione, prima accreditati e poi autorizzati, abbiano le competenze ad attestare che il singolo prodotto è stato realizzato secondo disciplinari di produzione, anche del metodo biologico. Parliamo di 9 organismi che operano specificamente in questo settore ma che arrivano alla quota di 33 se ci riferiamo a tutte le produzioni agroalimentari di qualità (DOC, DOP, IGP etc), per un totale di 10 mila giornate di valutazione all’anno da parte di ACCREDIA. E’ importante segnalare che questo tipo di certificazione consente alle nostre imprese produttrici di esportare sui mercati comunitari ed internazionali in virtù del mutuo riconoscimento delle attestazioni rilasciate dagli organismi accreditati senza le quali quei prodotti non potrebbero circolare.”
ACCREDIA è l’Ente unico nazionale di accreditamento, riconosciuto dallo Stato il 22 dicembre 2009.
Ogni Paese europeo ha il suo Ente di accreditamento. L’Ente Unico Nazionale è responsabile per l’accreditamento in conformità agli standard internazionali della serie ISO 17000 e alle guide e alla serie armonizzata delle norme europee EN 45000. Tutti gli Enti operano senza fini di lucro.

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“Una nuova strategia per la politica dei consumatori”

Pubblicato da fidest su venerdì, 18 novembre 2011

 

Cittadini-consumatori

Image by batLo via Flickr

L’Europa ancora una volta si dimostra più di un passo avanti e tempestiva rispetto agli stati membri nell’ambito dell’esigenze di tutela dei diritti dei cittadini e delle strategie generali da adottare al fine di promuovere le relative iniziative. Uno degli ambiti in cui l’Unione ha da sempre dimostrato particolare sensibilità è la Tutela dei Diritti dei Consumatori con iniziative che hanno condizionato decisivamente le singole normative nazionali concorrendo a realizzare un’uniformità su tutto il territorio europeo.
Su preziosa indicazione dell’eurodeputato IDV – ALDE, on. Giommaria Uggias, a tal uopo, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, segnala l’importante decisone del Parlamento Europeo che in data dell’altro ieri 15 novembre 2011 ha approvato la relazione dall’eloquente titolo “Una nuova strategia per la politica dei consumatori”. Il fondamentale documento che provvediamo a pubblicare costituirà il faro guida delle politiche comunitarie ed il nocciolo fondamentale sul quale verrà varata, entro maggio 2012, la nuova strategia europea in materia di tutela dei consumatori che amplifica le tutele già previste introducendo novità importanti specie in tema di strumenti collettivi di ricorso, per il quale auspichiamo la definizione in tempi brevi di una class action europea, e di difesa delle categorie più deboli quali i minori. Secondo quanto sostenuto dall’on. Uggias le cui posizioni in merito al ruolo della relazione condividiamo pienamente: “La strategia di protezione dei consumatori fornirà un quadro entro cui inserire tutte le tematiche e le importanti sfide future nel settore dei consumi. Questa nuova disciplina rappresenterà una pietra miliare nella politica dei consumatori dell’UE e, per la prima volta, darà un significato concreto al principio espresso nel trattato dell’UE, in base al quale gli interessi dei consumatori devono essere integrati in tutte le altre politiche pertinenti dell’Unione europea”.
La risoluzione proposta dalla “Commissione per il mercato interno e la difesa dei consumatori” contiene aspetti riguardanti:
1) la responsabilizzazione dei consumatori;
2) la sostenibilità sociale e ambientale;
3) la sicurezza degli alimenti e dei prodotti;
4) la tutela dei bambini dalla pubblicizzazione di alimenti nocivi per la salute;
5) garanzie per il trattamento dei dati personali del “consumatore digitale”;
6) l’implementazione di ricorsi collettivi per la risoluzione delle controversie.
Di seguito, quindi, la relazione approvata ed un commento a firma dell’avv. Leonardo Di Franco membro dello staff dell’on. Uggias. “A healthy eye with full visual capacities is of no use in a dead body,” he said

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Riscaldamento: autonomo o centralizzato?

Pubblicato da fidest su martedì, 8 novembre 2011

Riscaldamento, heater

Image by stefano meneghetti via Flickr

Inizia il freddo ed è il momento di pensare al riscaldamento e, come tutti gli anni, si ripropone la vessata questio: meglio un riscaldamento centralizzato o individuale? La risposta e’ semplice: dipende dalle esigenze del consumatore. Non esiste una scelta di per se’ migliore dell’altra. E’ evidente che le grandi quantita’, razionalmente impiegate, fanno risparmiare cosi’ i grandi impianti di combustibile per il riscaldamento sono piu’ convenienti. Un riscaldamento centralizzato e’ piu’ indicato se omogeneamente utilizzato, il che vale per gli uffici che hanno un orario standard, per esempio 9-17. In questo caso l’impianto viene messo attivato e disattivato ad orari stabiliti, e’ spento il sabato e la domenica, e’ prevista una sola caldaia con manutenzione unificata. Diverso e’ il caso delle abitazioni private perche’ ciascuna famiglia ha esigenze diverse. C’e’ chi esce la mattina e rientra in serata o il fine settimana e’ fuori, chi e’ in casa solo per alcune ore della giornata, chi invece vi soggiorna per molte ore (vedi anziani). Nello stesso edificio inoltre vi possono essere uffici e abitazioni private, con esigenze del tutto opposte. Le necessita’ del mondo condominiale sono insomma estremamente differenziate e accontentare tutti e’ praticamente impossibile. In questo caso la caldaia autonoma appare la soluzione piu’ razionale, perche’ consente di adattare alle proprie esigenze giorni e orari di accensione, ottenendo un buon rapporto costi-benefici e consente di evitare lunghe e accesissime discussioni condominiali sui termosifoni troppo o troppo poco accesi e sulle relative bollette.

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Cala la fiducia sulla casa

Pubblicato da fidest su mercoledì, 12 ottobre 2011

Casa

Image by marcusrg via Flickr

La manovra economica, la reintroduzione dell’Irpef sulla casa, la cedolare secca. Queste sono solo alcune delle novità del mercato immobiliare dell’ultimo trimestre che sembrano avere influito sulla percezione che gli italiani hanno dello stato del mercato del mattone. Secondo le rilevazioni dell’indice relativo al terzo trimestre 2011 condotto da Immobiliare.it, che ha interrogato oltre 5.000 italiani alle prese con l’acquisto o la vendita di casa, la fiducia dei consumatori nei confronti del settore immobiliare è scesa di nove punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti, attestandosi al 45%. Quanto alla percezione degli italiani sull’andamento dei prezzi degli immobili in vendita: se il 32% del campione si aspetta stabilità, per il 37,6% i costi sono destinati a calare, e solo il 22,5% teme un aumento. In linea generale emerge una fiducia più marcata da parte dei cittadini delle regioni del Centro e del Nord Italia; Umbria (62,5%) e Lombardia (52%) sono le regioni in cui, in percentuale maggiore, si ritiene sia un buon momento per comprare casa. (fonte Ufficio Stampa Gruppo Immobiliare.it)

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“Energia: Diritti a Viva Voce”

Pubblicato da fidest su giovedì, 1 settembre 2011

Impianto ad energia eolica presso Osiglia, Lig...

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Parte oggi 1° settembre il progetto “Energia: Diritti a Viva Voce” promosso da 17 associazioni dei consumatori (Federconsumatori, ACU, ADOC, Adiconsum, Altroconsumo, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela consumatori e utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) e finanziato dalla Cassa conguaglio per il settore elettrico su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas con l’obiettivo di rendere i consumatori più informati e consapevoli in materia di energia e gas. L’esigenza di promuovere questo progetto è nata dalla situazione sopravvenuta alla liberalizzazione del settore energetico, che ha visto l’ingresso di nuovi operatori e quindi di un mercato più ‘movimentato’ favorevole al consumatore ma che in molti casi ha creato criticità, come ad esempio comportamenti commerciali scorretti, situazioni di doppie fatturazioni o semplicemente difficoltà nel passaggio da un venditore all’altro.
I 45 sportelli informativi operativi sul territorio italiano copriranno 16 Regioni e saranno gestiti dalle Associazioni dei Consumatori presenti sul territorio nazionale. Gli operatori degli sportelli forniranno risposte e soluzioni ai clienti finali dei servizi elettrico e gas e saranno in grado di: orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali (anche attraverso l’ausilio del sistema “trova offerte” dell’AEEG); informare ed educare il consumatore sul modo di sfruttare al meglio l’opportunità offerta dalla tariffa bioraria; fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso; supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore; informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.
A questi sportelli e all’App sarà affiancato un servizio di call center, con numero verde gratuito 800 82 12 12 per chiamate da rete fissa, con l’obiettivo di fornire risposte e informazioni ai clienti del servizio elettrico e gas. Il call center sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00-13 e 14-18:00.

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Consumatori e prospettive economiche

Pubblicato da fidest su domenica, 21 agosto 2011

La commissione europea in un recente sondaggio ha posto ai consumatori alcune domande sulle loro condizioni personali, sulle loro opinioni e su come prefigurano le prospettive economiche in generale. La risposta non è stata confortante in specie sull’andamento della disoccupazione, sulla situazione finanziaria personale e sul risparmio. Da ciò è stata tratta una riflessione partendo dall’attuale debolezza di consumi dei beni durevoli. Di certo hanno influito il peggioramento delle prospettive per l’occupazione, i redditi e la ricchezza. Le famiglie, evidentemente, devono aver adottato un atteggiamento di maggiore cautela nell’acquisto dei beni durevoli. Il giudizio, ovviamente, non è uniforme nell’area europea in quanto i governi di alcuni paesi hanno introdotto incentivi per incoraggiare i consumi di taluni prodotti. Prova ne è che appena gli incentivi sono rientrati anche i consumi si sono allineati al calo segnalato altrove. Non vi è dubbio che a scoraggiare i consumatori possono essere stati altri fattori come ad esempio l’aumento del prezzo. Si sa bene che per loro natura i beni durevoli tendono ad essere più costosi e questo significa che le famiglie potrebbero essere rimaste prudenti nell’impegno in spese ingenti durante le fasi di questa pur timida ripresa. In sintesi possiamo dire che la tendenza percepita è una persistente incertezza che condiziona le decisione di spesa delle famiglie, con possibili ripercussioni sui consumi e si presume che ciò non sia solo un effetto di breve durata. La risposta più ovvia dovrebbe essere quella di porre maggiore attenzione alla produzione industriale, (diversa dalle costruzioni) incentivarla se necessario, perché da essa possono derivare a cascata maggiori opportunità lavorative e più ricchezza per le famiglie. Questa capacità produttiva non si misura solo con l’iniziativa privata ma va supportata anche in altro modo potenziando le infrastrutture tecnologiche e viarie per favorire lo scambio delle merci al minor costo di trasporto e maggiore celerità nei trasferimenti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Benzina: incontri istituzionali senza consumatori

Pubblicato da fidest su mercoledì, 20 luglio 2011

Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale – giudica grave la mancata convocazione delle Associazioni Consumatori all’incontro indetto con le compagnie petrolifere e l’Unione petrolifera per oggi martedì 19 luglio. Non ce ne spieghiamo il motivo – prosegue Giordano – anche perché l’ordine del giorno che ha “l’obiettivo fare il punto sui recenti rincari dei prezzi dei carburanti” è tematica che coinvolge direttamente i consumatori. Quest’incontro – continua Giordano – come più volte accaduto in passato ha il sapore di incontro che non produrrà alcun effetto, ancor meno la diminuzione dei prezzi alla pompa. Eppure – conclude Giordano – diminuire il prezzo alla pompa è semplice: basta tagliare le accise ed è quanto richiesto nel ddl di iniziativa popolare “Libera la benzina” di Fegica Cisl, Faib Confesercenti, cui Adiconsum ha aderito, già in discussione al Senato. 500.000 sono state le firme raccolte dalla petizione “Libera la benzina” a sostegno del suddetto ddl, provenienti da tutti gli schiarimenti politici e imprenditoriali, nonché da semplici cittadini, automobilisti e non. Ecco l’elenco delle accise da tagliare:
1,90 lire per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935;
14 lire per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;
10 lire per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996;
0,020 Euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.

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Costi servizi banche

Pubblicato da fidest su martedì, 19 luglio 2011

Il commissario Ue al Mercato interno e ai servizi finanziari, Michel Barnier, ha lanciato una raccomandazione per favorire l’accesso ai conti bancari di base a tutti i cittadini a prezzi ragionevoli. I 30 milioni di consumatori che oggi non vi accedono potrebbero, secondo Bruxelles, migliorare così la loro vita: conti da aprire senza dover considerare la singola situazione finanziaria e, per la residenza, basta che sia in un qualunque Paese Ue. Un libro dei sogni che consapevolmente (non e’ altrimenti spiegabile…) viene sfogliato per, a nostro avviso, mettere ancora il dito nella piaga, per due motivi:
1) i costi di un conto bancario non sono tanto quelli di apertura e di tenuta ordinaria (documentabili e sottoscritti nei contratti), ma essenzialmente quelli aumentati “a canaglia” (comunicandolo dopo molto tempo) e quelli buttati nei resoconti per singole operazioni che, se non vengono contestate una per una, rimangono addebitati. Poi ci sono i costi stratosferici per i bonifici extra-Ue che, in era di vendite e acquisti online in tutto il mondo, non sono una parte marginale dei movimenti dei correntisti. Tutta una serie di piccoli balzelli a cui il correntista puo’ far fronte solo se diventa una sorta di investigatore. Come si arginano questi costi se non con pesantissime sanzioni -oggi inesistenti, soprattutto a livello comunitario?
2) l’unità cosiddetta economica sta ampiamente dimostrando di essere aria se non ha un indirizzo politico unico (storie di questi giorni…), perche’ dovrebbe essere altrimenti per le banche e i conti correnti? Chi e come impone alla Cassa di Risparmio di Vattelappesca di Sotto di aprire un conto al giovane Rudolf Kunz, studente tedesco d’arte con pochi quattrini che studia in una delle nostre citta’ d’arte? Nessuno! Infatti il commissario Barnier “raccomanda”. E lo sa anche lui che, non potendo fare altro, sono parole al vento. Altro sarebbe se il commissario disponesse, ma questo non solo non e’ possibile per assenza di un potere politico federale o dell’Unione, ma non sarebbe neanche auspicabile: si vuole levare alle banche il potere aziendale di decidere se e come disporre dei propri servizi e, quindi, come essere sul mercato? Mercato unico nel senso di assenza di concorrenza? Non crediamo proprio che sia questo l’intento di Barnier… solo che ogni tanto ci sente bene a sembrare buoni e altruisti, specialmente nei confronti dei presunti piu’ deboli, anche se si sa che non potranno che restare tali. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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