La crisi economica, che colpisce sia i singoli sia le istituzioni, con le incertezze che ne derivano, non può non impattare anche sulla salute, in particolare quella psicologica. A sollevare l’allarme Paolo Campanini, psicologo del lavoro, dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, che ricorda come ci sia un legame diretto tra «la perdita del posto di lavoro e un aumento di disturbi mentali come ansia, depressione, attacchi di panico; è un fatto noto e dimostrato da molte ricerche». A questo si aggiungono gli effetti indiretti generati dalla crisi economica sugli ambienti di lavoro: &l aquo;ogni cambiamento interno a un’azienda provoca stress in tutte le persone che vi lavorano e infatti», continua Campanini, «quello che stiamo osservando è un incremento delle richieste di assistenza psicologica all’interno delle aziende. Dallo sportello psicologico, per consulenze individuali ai dipendenti, ai programmi di sostegno per manager e dirigenti per gestire le fasi di passaggio e la pressione generata dai tagli occupazionali». Un chiaro segno di sofferenza del sistema, cui potrebbe seguire un incremento della domanda di assistenza psicologica nelle strutture pubbliche, anche se il primo interlocutore che raccoglie ansie e preoccupazioni è in genere il medico di famiglia. «Il disagio dilagante è bene percepito nei nostri ambulatori» conferma Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) «che sono il primo presidio sul territorio, la frontline con la società civi le». Come spettatore privilegiato anche del disagio sociale il «Mmg svolge un ruolo preventivo nei confronti di certe patologie» spiega Cricelli «potendo intervenire prima che il disturbo diventi problema sanitario, soprattutto nei confronti dei pazienti più deboli come gli anziani. Sono pazienti fragili che temono di perdere le tutele sanitarie, oltre che le sicurezze economiche, e nei quali sono meno efficaci i fisiologici meccanismi di adattamento reattivo ai mutamenti della società».(Elisabetta Lucchesini)
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L’allarme degli psicologi: la crisi incide sulla salute
Pubblicato da fidest su martedì, 12 febbraio 2013
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La crisi economica segna il futuro dei neonati
Pubblicato da fidest su lunedì, 14 gennaio 2013
Passare i primi mesi di vita in una situazione di crisi economica può comportare un aumento significativo del rischio di avere disturbi comportamentali (dall’abuso di sostanze al coinvolgimento in atti illegali) a partire dall’adolescenza. È questa la conclusione di uno studio pubblicato online a fine 2012 sugli Jama psychiatry), diretto da Seethalakshmi Ramanathan della New York upstate mdical university, che ha utilizzato i dati della National longitudinal survey of youth. I ricercatori hanno coinvolto un campione di quasi 9000 giovani adolescenti americani, nati tra il 1 gennaio 1980 e il 31 di cembre del 1984 – rappresentativi della popolazione nazionale – somministrando un questionario sia ai ragazzi sia ai loro genitori per raccogliere informazioni su lavoro, scuola, background famigliare, salute, abitudini e comportamenti. Partendo da questi elementi, Ramanathan e colleghi hanno esaminato la relazione tra l’elevato tasso di disoccupazione che si ebbe in Usa durante e dopo le recessioni del 1980 e del 1981-82 e i tassi di delinquenza (arresto, utilizzo di armi, furti, appartenenza a bande, distruzione di proprietà, comportamenti aggressivi) e l’uso di sostanze d’abuso (marijuana, fumo, alcol, droghe) registrati nel 1997 tra gli adolescenti. L’analisi ha ovviamente tenuto in considerazione anche l’influenza di fattori di rischio noti per i problemi comportamentali degli adolescenti, come il sesso, lo stile di vita dei genitori, la stagione di nascita e il posto in cui vivono. Dall’analisi emerge che i bambini che all’età di un anno vivev ano in un ambiente macroeconomico con un alto tasso di disoccupazione corrono più pericoli: basta un aumento dell’1% dei tassi medi di disoccupazione locali (rispetto alla media della regione) per osservare un significativo aumento del consumo di marijuana (+9% sempre rispetto alla media della regione), assunzione di alcool (+6%), arresto (+17%), appartenenza a bande (+9%), e coinvolgimento in furti (11%). Non è stata invece trovata una correlazione significativa con l’uso di droghe pesanti e il comportamento aggressivo. «Sebbene il passato non preveda il futuro, può, però, fornire lezioni importanti» concludono i ricercatori. «I nostri risultati delineano un fattore di rischio statistico da non tralasciare, che i professionisti della salute mentale dovrebbero tenere in considerazione quando hanno a che fare con bambini esposti a una crisi economica. Per questo speriamo che lo studio possa ispirare il lavoro di questi professionisti, per trovare degli interventi adeguati, in grado di attenuare alcune di queste conseguenze a lungo termine». Arch Gen Psychiatry. 2012 Dec 31:1-8 (fonte pediatria33)
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“Sono in crisi? Faccio un debito e mi pago i dividendi”
Pubblicato da fidest su venerdì, 14 dicembre 2012
La persistente recessione ha ridotto i mercati incidendo anche sui bilanci delle imprese e delle famiglie. Il costo del denaro vicino allo zero negli Usa e in Europa, tiene bassi i tassi di interesse delle obbligazioni e degli altri titoli. A seguito di ciò, da mesi molti fondi equity (quelli che investono principalmente in azioni), per poter remunerare i “capitali di ventura” che gestiscono, hanno sviluppato un forte appetito al rischio.Stanno rilanciando in grande alcune delle più spericolate operazioni di ingegneria finanziaria.Se le imprese non producono profitti, perché non fare dei debiti e poi utilizzare i soldi incassati per pagare lauti dividendi ai fondi equity- azionisti? Tra queste, una delle alchimie più velenose è il “dividend recap”, cioè la ricapitalizzazione dell’impresa con emissioni di bond, gran parte delle quali destinata a pagare i dividendi. Un’impresa normale e virtuosa di solito raccoglie nuovi capitali sul mercato attraverso il credito bancario, l’emissione di obbligazioni, ecc, per modernizzare i suoi impianti, per investire in ricerca o per far crescere la sua produzione e le vendite. Lo scopo evidente è quello di rendere meglio funzionante e più competitivo il suo sistema produttivo per aumentare la sua fetta di mercato e quindi anche i legittimi profitti. In tal caso chi lavora nell’azienda potrà godere anche di un premio di produttività e gli azionisti potranno ricevere un dividendo in proporzione ai profitti fatti. Il “dividend recap” è invece un modo per “truffare e inquinare” il sistema economico e distribuire profitti mai fatti. Negli Usa, nel solo periodo gennaio-ottobre, sarebbero state fatte circa 70 operazioni di “junk bond” che hanno dato artificialmente origine a oltre 30 miliardi di dollari di dividendi “allegri”. Certi analisti definiscono il 2012 come “l’anno dei dividendi”! La novità è che le imprese che vi hanno partecipato non provengono tutte dai settori speculativi dell’economia. Per esempio, è stata coinvolta la più importante catena ospedaliera privata americana, la Hca Inc., con quasi 300 tra ospedali e centri di chirurgia distribuiti in una ventina di stati. Vi sono poi la Domino’s Pizza, che nei mesi passati ha acceso un nuovo debito per 1,675 miliardi di dollari “garantito” da derivati “asset-backed security”, la Booz Allen, una grande società di consulenza tecnologica, la Homeward Residential, che gestisce ipoteche immobiliari ed altre società. Non è noto a tutti che queste imprese in passato, prima del 2007, furono oggetto di “leverage buyout”, furono cioè acquisite attraverso operazioni di finanza strutturata da alcuni fondi equity aggressivi. Essi, con un capitale di base limitato, usarono una elevata leva finanziaria di creazione di debito per portare a termine le acquisizioni. In altre parole, certi fondi hanno acquistato società senza avere tutte le risorse proprie necessarie ricorrendo ad indebitamente attraverso la sottoscrizione di prodotti finanziari speculativi in derivati. La “scommessa” su cui hanno puntato è stata la convinzione che l’acquisizione stessa avrebbe generato grandi profitti per ripagare anche gli impegni finanziari assunti e i debiti accesi. Ciò spiega, almeno in parte, il meccanismo di creazione dei junk bond emessi per pagare i dividendi. Non a caso sono chiamati titoli spazzatura, in quanto tutti conoscono il loro bassissimo rating. Il quesito che si pone è: perché simili titoli trovano compratori? La risposta è molto semplice: spesso chi compra fa parte della rete di quei fondi equity che riceveranno i dividendi. Di solito per questi bond, dato il loro alto rischio, la società emittente è tenuta ogni anno a mettere a bilancio interessi alti da pagare, non meno dell’8-10%. Quindi per gli speculatori i benefici a breve sono tanti. Si scommette sul rischio di default o sul suo salvataggio grazie agli interventi pubblici. Naturalmente vi sono anche i classici “polli da spennare”, cioè i normali risparmiatori ai quali viene offerto un titolo strutturato ad un tasso di interesse più attraente, nella cui pancia vi sono titoli solidi ma anche una parte di questi junk bond.Ancora una volta quindi siamo di fronte agli stessi comportamenti irresponsabili e non sanzionati che hanno scatenato la grande crisi del 2008. Operazioni di “dividend recap” stanno cercando di prendere piede anche in Europa, anche se, per fortuna, dei maggiori controlli le rendono più difficili. In giro sembra esserci una gran voglia di “sbornia bond” nella speranza che “l’oste” non chieda mai il conto finale ai suoi clienti ubriaconi. Come si vede certi fondi speculativi di private equity si pongono ormai ai margini del sistema finanziario. Sfruttano tutti i mezzi disponibili, le aree grigie e la mancanza di regole stringenti, tanto da diventare macchine di “distruzione economica di massa”. ( Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)
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Corruzione crisi: causa ed effetto
Pubblicato da fidest su sabato, 19 maggio 2012
Quello che sta succedendo in questi giorni alla Camera sul ddl anti-corruzione e la crisi economica non sono capitoli separati. La corruzione, certo non l’art. 18, è una delle principali cause del declino economico dell’Italia: senza una legge drastica per combatterla e senza il ripristino del falso in bilancio, le imprese e la politica non torneranno credibili e non ci potrà essere nessuna ripresa.L’ostruzionismo del Pdl è becero e inaccettabile ed è anche un vero e proprio sabotaggio contro la nostra economia in un momento difficilissimo. E’ l’ennesima prova di quanto danno facciano il governo tecnico e l’ammucchiata di una finta maggioranza che non può imboccare con decisione nessuna strada, né contro la corruzione né sul piano della crisi economica. L’IdV è riuscita a far passare già al Senato la ratifica della Convenzione di Strasburgo, che agevolerebbe l’inserimento nel nostro ordinamento delle norme anti-corruzione, ma ancora non è legge perché questo Parlamento è allergico alla legalità. C’è un sistema di potere che indica la strada da seguire, bloccando qualunque iniziativa per farci uscire fuori da questo pantano.L’Italia dei Valori ritiene che le entrate di cui il Paese ha urgente bisogno per fronteggiare la crisi debbano essere reperite facendo pagare il conto agli evasori fiscali e, con la Tobin Tax, a quella minoranza che possiede oggi le risorse di cui il Paese ha bisogno.La sola via d’uscita sta nello smettere di perseguitare gli onesti e i poveracci e di premiare sempre i corrotti, i privilegiati e i banchieri. Bisogna mettere insieme libertà e solidarietà, meritocrazia, trasparenza e sostegno alle fasce deboli. Questo può farlo solo un governo politico, eletto dai cittadini e non nominato dall’alto. Per noi dell’IdV la coalizione che può vincere le elezioni, dar vita a questo governo e ridare speranza al Paese è in tutta evidenza quella prefigurata dalla foto di Vasto. Quel modello ha vinto in Francia e ha ottenuto risultati eccezionali nella stessa Germania. E’ il futuro non solo dell’Italia ma dell’intera Europa. Cosa stiamo aspettando a proporlo apertamente ai cittadini? Noi siamo pronti a governare l’Italia, con un programma che metta al primo posto il lavoro, l’equità sociale, la legalità e la lotta all’evasione e alla corruzione.(Di Pietro)
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Sul futuro dell’industria italiana dopo la crisi
Pubblicato da fidest su martedì, 15 maggio 2012
Roma 17 maggio alle ore18.30 presso la sede di veDrò, via del Tritone 87 al consueto appuntamento “Un aperitivo con…” del think net veDrò parteciperanno l’amministratore delegato di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo, e lo scrittore Edoardo Nesi per parlare dell’impresa del futuro.
Due punti di vista differenti a confronto: l’uno di chi guida un’impresa, l’altro di chi invece l’ha lasciata alle spalle per vivere con la cultura. (Alessandra Calise)
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La crisi del diritto d’autore
Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012
Cosenza 17 maggio 2012, presso l’Università della Calabria (aula Magna), ore 14.30, si terrà il Convegno-Dibattito sul tema: “La crisi del diritto d’autore: il copyright tra mercato legale e pirateria”, che vedrà, per la prima volta, confrontarsi i nomi più noti in Italia in materia di diritto della rete e del copyright. Ci saranno da un lato i riformisti: avv. Guido Scorza, avv. Fulvio Sarzana, dott. Gennaro Francione (giudice del tribunale di Roma che, nel 2001, firmò la famosa sentenza anticopyright). Dall’altro lato ci saranno i sostenitori dei diritti tradizionali: dott. Filippo Gagliano (direttore SIAE), avv. Leopoldo Lombardi (Pres. A.F.I. – Ass. fonografici italiani), dott.ssa Tiziana Scarpelli (Sost. Comm. Polizia Postale).Il tema si incentrerà sulle prospettive di riforma del diritto d’autore e del mercato illegale della pirateria telematica, filtri su internet, regolamento dell’AgCom, ACTA.L’eccezionalità dell’evento sta nel fatto che, per la prima volta, allo stesso tavolo, si scontreranno riformisti e conservatori del copyright.Verranno prospettate interessanti tesi e proposte per una regolamentazione e riforma del mercato dei diritti d’autore, che non pregiudichi la libertà di traffico della rete. Verranno inoltre sentite le ragioni dei cosiddetti riformisti, dei pirati e dei sostenitori del copyright.Introdurrà i lavori e farà da moderatore l’avv. Angelo Greco, anche questi già autore di numerosi scritti in materia di copyright (versante riformista), nonché legale difensore per la Calabria della S.I.A.E.L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul portale http://www.laleggepertutti.it e ciascuno spettatore potrà inviare, in tempo reale, domande ai relatori, connettendosi con la pagina facebook https://www.facebook. com/laleggepertutti Il convegno sarà patrocinato dal portale web http://www.laleggepertutti.it e dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza (convegno accreditato).
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Gli ingredienti per uscire dalla crisi
Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012
Le imprese sono come il pallone in una partita di calcio: non smettono mai di muoversi. La regola vale anche per l’azienda farmacia e quindi sbaglia il titolare che non tiene sempre acceso il proprio cervello. Parole di Franco Falorni, commercialista e docente di economia d’impresa alla facoltà di Farmacia di Pisa, mattatore a Cosmofarma dell’evento che ieri mattina ha cercato di irradiare un po’ di ottimismo in una platea intristita dalle insistite analisi del giorno prima sugli effetti delle liberalizzazioni (almeno quattro gli incontri di sabato sul tema). Organizzato dal Laboratorio Farmacia, il centro studi diret to dallo stesso Falorni, il convegno ha messo sul tavolo non la ricetta ma gli ingredienti che serviranno alla professione per uscire dal tunnel. E per cambiare, perché come s’è detto un’azienda è come un pallone e il movimento è insito nella sua stessa forma.
E allora la parola d’ordine è quella di non vedere nel mutamento solo un male né nella crisi solo un rischio. «Come diceva Einstein» ha ricordato Falorni «solo chi non ha fiducia nelle sue capacità ha paura». Certo le incognite non vanno nascoste: come ha ricordato Riccardo Varaldo, presidente della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, lo spostamento di prodotti extra-canale è certamente destinato a proseguire nei prossimi anni e questo – unito all’allargamento delle farmacie – comporterà nel tempo una diversificazione della rete, con presidi caratterizzati da modernizzazione e innovazione da una parte e dall’altro presidi di connotazione tradizionale. Ma ci sono anche le opportunità: come ha ricordato con una robusta serie di dati Carla Colicelli, direttore del Censis-Forum per la ricerca biomedica, le famiglie e i cittadini sono chiamati nel tempo a coprire di tasca propria una fetta sempre più consistente di prestazioni ed è forte il bisogno di soggetti che sappiano offrire a questa domanda risposte qualificate e dal corretto rapporto prezzo-beneficio, anche per contrastare le sirene talvolta pericolose della sanità low cost.
La conclusione è un invito ai titolari perché non si perdano d’animo. L’hanno persino messo in musica alcuni giovani titolari di Pisa, in un applaudito videoclip proiettato al termine del convegno: i farmacisti sono ancora qua.(fonte farmacista33)
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Medici senza frontiere: 8° Rapporto Crisi dimenticate
Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

An MSF health worker examines a malnourished child (Photo credit: DFID – UK Department for International Development)
Roma Martedì 15 maggio 2012 ore 11.00 Sala Stampa Estera Via dell’Umiltà 83/c Medici Senza Frontiere (MSF) presenta l’ottavo rapporto sulle “Crisi dimenticate”. Per la prima volta sotto esame anche la rappresentazione nei media degli sbarchi a Lampedusa insieme a quei contesti internazionali che nel 2011 sono stati poco o per nulla presenti nei TG italiani, come evidenzia la nuova analisi a cura dell’Osservatorio di Pavia. Il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (pubblicato dalla Marsilio Editori) è corredato dai contributi di rappresentanti del mondo accademico (Mario Morcellini, Carlo Filippini, Zeno Bisoffi, Andrea Angheben) e del giornalismo (Giovanni Porzio, Domenico Quirico, Pietro Veronese, Daniela Minerva).In occasione della presentazione, MSF farà anche il punto sulle attuali emergenze umanitarie in corso, in particolare in Africa, con la crisi in corso nel territorio del Sahel. Verrà inoltre presentata la nuova applicazione gratuita di MSF per iPhone e Android, per far conoscere le crisi dimenticate. Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie. http://www.medicisenzafrontiere.it Intervengono:
Kostas Moschochoritis, Direttore generale MSF Italia
Sergio Cecchini, Direttore della comunicazione MSF Italia
Giovanni Porzio, giornalista
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Guardare oltre la crisi
Pubblicato da fidest su martedì, 8 maggio 2012
Commercio e credito: un binomio non facile, soprattutto oggi. Un binomio che però a livello locale ha trovato una risposta. Confesercenti provinciale Varese e Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate hanno dimostrato che, quando si fa rete e si è disponibili all’ascolto, le soluzioni possono essere trovate e sono «soluzioni magari non innovative, ma sartoriali, ovvero tagliate su misura per le esigenze di un territorio». Nelle parole di Luca Barni, direttore generale della Bcc, la sintesi di quanto emerso stamattina dal convegno “Commercio e credito. Domanda e risposta” organizzato da Confesercenti a Varese. Un appuntamento voluto per continuare il percorso avviato dalla Bcc e dall’associazione di categoria alcuni mesi fa.
«Nel parlare di credito alle imprese ci si imbatte in una serie di affermazioni diffuse che non trovano riscontro nell’azione del sistema bancario -ha premesso Barni-. Per esempio, il fatto che non sarebbero stati riversati sul territorio, alle imprese e alle famiglie, i fondi provenienti dalla Bce. Andando a guardare i livelli degli impieghi delle banche, ci si accorge però che questo è stato fatto. Dalla Banca Centrale Europea sono stati presi quei fondi che le banche non riescono più a raccogliere sul mercato del capitale». Inoltre, «dagli ultimi dati, l’80% circa delle richieste di finanziamento che arrivano alle banche viene soddisfatto. È una percentuale inferiore al passato, ma occorre tenere presente la situazione generale di difficoltà che stiamo vivendo, non solo per chi investe ma anche per chi concede credito».
Nonostante queste osservazioni, la situazione generale rimane critica. Come ha precisato Gianni Lucchina, direttore generale di Confesercenti Varese: «Molte piccole realtà hanno già chiuso, altre cercano di sopravvivere. Il commerciante oggi deve fare i conti con il calo dei consumi (3% circa) e con un mercato difficile, giocato su una guerra dei prezzi dove anche un minimo sbalzo negli incassi rischia di condurre a una situazione di emergenza. Un solo dato: quasi la metà delle imprese aperte dal 2007 a oggi non è riuscita reggere». La risposta a questa situazione è arrivata dal basso, seguendo due semplici parole: rete e ascolto. Ha proseguito Lucchina: «Confesercenti Varese e Bcc si sono messe a confronto proponendo un modello di azione per guardare oltre la crisi. Si parla molto di fare rete, ma troppo spesso questa parola rimane uno slogan ben lontano dai fatti. Abbiamo voluto metterci insieme, ciascuno nel rispetto e nella responsabilità del proprio ruolo, per trovare una strada». Il metodo è stato quello dell’ascolto. Ovvero, «capire quali sono le reali esigenze delle piccole e medie imprese, di cosa hanno realmente bisogno. E abbiamo scoperto che non si tratta di soluzioni complesse, dovevano essere, semplicemente, proposte nei termini corretti», ha spiegato Barni. Sono nate così le quattro azioni della Bcc: un finanziamento temporaneo agevolato pensato per permettere alle imprese di superare eventuali tensioni di liquidità; un conto corrente dedicato a costo fisso; il servizio POS a commissioni basse con installazione e assistenza gratuite; uno specifico finanziamento per creare il proprio negozio virtuale. E le risposte non hanno tardato ad arrivare. «In poco meno di un mese, abbiamo già avuto più di una decina di richieste», ha concluso Barni.
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L’Agroecologia e la Vita
Pubblicato da fidest su martedì, 8 maggio 2012
La Costituzione italiana non è stata delegata ai trattati internazionali sul commercio, ne in materia di ambiente ne in quella di salute. Ed ogni stato può applicare livelli di sicurezza e precauzione superiori ai minimi europei. Con tutti gli studi indipendenti disponibili sul pericolo OGM per la salute umana ed animale e l’accertata contaminazione ambientale da polline e TGO (trasferimento genico orizzontale) del DNA e micro Rna transgenico, attraverso la flora intestinale e i microrganismi del terreno. il parlamento UE ha da poco approvato una risoluzione che ribadisce agli stati membri il diritto di vietare gli OGM, per la semplice ed accertata contaminazione ambientale (che può divenire irreversibile) oltre che per il rispetto della volontà popolare di non mangiare ne importare OGM.
E’ la stessa direttiva 2001/18 CE, sugli OGM che prevede l’obbligo di consultazione popolare (Referendum) in materia di OGM prima di ogni decisione, dal momento che tali decisioni possono diventare irreversibili. Dev’essere il popolo, nel caso, a decidere se rinunciare o meno, definitivamente, all’Alimentazione ed Agricoltura tradizionali italiane.
Gli OGM sono inutili e pericolosi per la salute e l’ambiente. E, contaminando tutte le altre filiere agroalimentari , contrastano anche l’Art. 41 della Costituzionein quanto rendono impossibile la libera attività economica di chi vuole continuare a produrre alimenti biologici, 100% liberi da OGM.
Gli OGM sono in contrasto, per lo stesso motivo, con gli accordi di libero commercio WTO, provocando il monopolio sementiero ed agroalimentare, che minaccia le sovranità alimentari dei popoli, le economie agricole locali e la loro salute. Bisogna adire alle corti costituzionali ed istituzionali nazionali ed europee da parte dei cittadini e delle associazioni del Biologico E’ necessario sostenere un ufficio tecnico giuridico di azione legale contro le Multinazionali dei Pesticidi (che vanno vietati in quanto non necessari e pericolosi per la salute) e degli OGM, che vengono utilizzati per alimentare miliardi di animali in allevamenti intensivi e senza terra, che consumano aòmeno come 20 miliardi di esseri umani equivalenti…
…mentre 1 miliardo di persone e bambini nel mondo soffre e muore di fame. (Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo)
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Comunicare l’Europa ai tempi della crisi: tavola rotonda a Bruxelles
Pubblicato da fidest su domenica, 29 aprile 2012
Bruxelles 8 maggio 2012. La Tavola rotonda si terrà dalle 18.15 alle 20.30 presso il Parlamento “Comunicare l’Europa ai tempi della crisi. Il ruolo dell’informazione tra istituzioni e cittadini” è la Tavola rotonda che l’Ansa organizza a Bruxelles, in collaborazione con l’Ufficio d’Informazione in Italia e la Direzione Generale per la Comunicazione del Parlamento europeo. Il Presidente dell’Ansa Giulio Anselmi e il Direttore Luigi Contu apriranno la tavola rotonda, che vede la partecipazione del Ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero Milanesi, dei vicepresidenti del Parlamento europeo Gianni Pittella e Roberta Angelilli, del vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, dell’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, del portavoce e direttore per i media Jaume Duch Guillot e dei rappresentanti delle delegazioni politiche del Parlamento europeo. europeo. (fonte: http://www.aiccre.it)
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L’OIM presenta una nuova pubblicazione sulla crisi libica del 2011
Pubblicato da fidest su domenica, 29 aprile 2012
Si inititola “Migrants Caught in Crisis: the IOM Experience in Libya” la nuova pubblicazione che l’OIM ha voluto dedicare agli eventi che hanno sconvolto il nord Africa nel corso dell’anno passato.Dalla fine del febbraio 2011, 790.000 lavoratori migranti hanno attraversato il confine libico verso i paesi limitrofi per fuggire al conflitto in Libia, dando luogo a una delle più grandi crisi migratorie nella storia moderna.
La dimensione della crisi libica ha portato al centro del dibattito politico la questione della protezione dei migranti e dei loro diritti in situazioni di crisi, il ruolo degli Stati e dei meccanismi di cooperazione internazionale, e le implicazioni di queste crisi sui paesi d’origine dei migranti e più in generale sui sistemi di gestione della migrazione.Alla luce dell’esperienza dell’OIM in materia di evacuazioni, ritorni e reintegri di lavoratori migranti dalla Libia, il volume prende in analisi l’effetto della crisi sui migranti e sui flussi migratori nella regione, contestualizzando la crisi in una prospettiva comparativa con i paesi confinanti, e dando un rapido sguardo indietro alla situazione migratoria prima della crisi, sia a livello socio-economico sia livello politico.La pubblicazione presenta un rapporto dettagliato delle evacuazioni dei lavoratori migranti dalla Libia e del ruolo centrale dell’OIM durante le operazioni, illustra gli effetti provocati dalla crisi sui paesi d’origine e le implicazioni di questo scenario sulla ricostruzione del paese.
Prima della crisi, la Libia basava infatti la maggior parte del proprio fabbisogno di mano d’opera sui circa 1,8 milioni di lavoratori migranti che risiedevano all’interno del proprio territorio. L’enorme movimento di persone delllo scorso anno non ha avuto solo un enorme impatto per le aree confinanti, ma sta tuttora influenzando in modo significativo anche questa fase di ricostruzione post-bellica del paese. Non manca un dettagliato resoconto delle sfide e degli insegnamenti appresi in materia di risposta internazionale alla crisi: il ruolo degli stati, i meccanismi di cooperazione, l’evacuazione come forma di protezione, sicurezza e accesso umanitario e mobilizzazione delle risorse.Infine, nonostante la situazione sia ancora in divenire dopo la caduta del regime di Gheddafi, il volume prende in considerazione anche gli scenari, le politiche e le sfide future per la migrazione in Libia. (migrants)
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Crisi: situazione drammatica
Pubblicato da fidest su venerdì, 6 aprile 2012
Troppi suicidi, troppi fallimenti economici familiari, troppa disoccupazione, troppe tasse rappresentano una miscela esplosiva – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale di Adiconsum – che rischia di portare il Paese sul crinale di una emergenza sociale ed economica sempre più drammaticamente tangibili.
La propensione al risparmio registra l’ennesimo record negativo attestandosi al 12% facendoci tornare indietro al 1995, cioè a 17 anni fa. L’inflazione erode il potere d’acquisto delle famiglie e le quote di profitto delle aziende non finanziarie, una donna su due ed un giovane su tre non ha occupazione.
Non è possibile – prosegue Giordano – continuare a passeggiare lungo quello che sempre di più appare come un baratro nel quale tantissime famiglie sono precipitate o rischiano di precipitare.
Adiconsum chiede al Governo ed alla maggioranza che lo sostiene:
1) l’immediata trasformazione in decreto legge del disegno di legge sul default dei consumatori;
2) il taglio delle accise sui carburanti e l’istituzione dell’Iva mobile;
3) il varo di una reale riforma fiscale che tagli le aliquote IRPEF dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, utilizzando le risorse recuperate con la lotta all’evasione fiscale e con l’aumento dell’IVA;
4) la cantierizzazione immediata di opere pubbliche capaci di iniettare risorse per lo sviluppo e creare occupazione diretta e da indotto produttivo.
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