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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Manovra: Il Parlamento delude

Pubblicato da fidest su martedì, 6 dicembre 2011

Non è la prima volta. Il tutto è iniziato circa un anno fa allorché si ebbe l’occasione di mandare a casa il governo Berlusconi e fu, invece, salvato con le stampelle dei cosiddetti “responsabili”, un piccolo manipoli di fuoriusciti da vari partiti d’opposizione. Se allora avessimo voltato pagina avremmo fatto esplodere le diverse contraddizioni che tiranneggiano il nostro sistema politico. Ora ci riprova il nuovo governo dopo mesi di stallo nei quali abbiamo dovuto pagare un costo salato di interessi sul debito pubblico primario. Gli esperti ci dicono che sono per lo meno 24 miliardi di euro, ovvero quanto ci costa oggi la quinta manovra che da luglio scorso siamo stati chiamati ad approntare nel tentativo di colmare la voragine che si era aperta sotto i nostri piedi e tale resta a tutt’oggi. In pratica l’acquiescenza di quel governo ci ha ridotti ad una serie ininterrotta di misure di emergenza e per chi è addentro alle segrete cose ci assicura che non finisce qui.
Dovremmo dire che da quando è entrato l’euro non abbiamo fatto altro che impoverirci. Abbiamo perso da subito il 50% del nostro potere d’acquisto e ora, per il colmo della beffa, dovremo affrontare probabilmente maggiori sacrifici per tenerlo in piedi. Ma chi ce lo fa fare? Ma chi sono i protettori di questa moneta tanto iellatrice? E’ il tam tam dell’alta finanza, degli interessi incrociati dei comitati d’affari, di coloro che sono adusi svernare nelle sedi borsistiche giocando al massacro dei titoli per specularvi e trarne profitti miliardari a spese dei piccoli azionisti, della povera gente che con un modesto gruzzoletto cerca di assicurarsi un futuro meno drammatico.
Ora per la seconda volta il Parlamento mostra tutta la sua debolezza al cospetto di una classe di tecnocrati che sono stati chiamati non per curare gli interessi dell’Italia come popolo ma per proteggere le ricchezze di chi ha senza essere. Dovrebbero fare come Scilipoti, dopo l’intervento in aula di Monti, alzarsi e andarsene “svergognati” perchè è la prima volta che accade nel mondo occidentale che un parlamento non riesce ad esprimere una sua volontà, a darsi un governo di sua espressione e consenso, ma deve ricorrere a chi usualmente è al suo servizio per dare pareri ma non per decidere al suo posto. E l’agonia continua. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Forum sul debito pubblico

Pubblicato da fidest su martedì, 13 settembre 2011

Lazio regional election, 2010

Image via Wikipedia

Roma, mercoledì 14 settembre 2011 – ore 16.00 Camera dei Deputati, Sala della Mercede
via della Mercede, 55 Forum organizzato da Quaderni Radicali e Club Ernesto Rossi Anatomia del debito pubblico italiano Origine storica e utilizzo politico-clientelare della spesa pubblica introduce Emma Bonino (Senatrice Radicale, vicepresidente del Senato) relazione di Daniele Bertolini (direzione Radicali Italiani e direttore scientifico del “Club Ernesto Rossi”) . comunicazioni di Antonio Marulo (caporedattore Quaderni Radicali e Agenzia Radicale) Alessandro Massari (direzione Radicali Italiani membro del comitato scientifico del “Club Ernesto Rossi”) . interventi di Marco Beltrandi (deputato Radicale, membro della Commissione di Vigilanza Rai Camera dei Deputati) Roberto Cicciomessere (direzione Radicali Italiani, ricercatore sui temi del mercato del lavoro) Marcello Crivellini (docente di Automazione e Organizzazione Sanitaria Ingegneria Biomedica Politecnico di Milano)
Michele De Lucia (tesoriere di Radicali Italiani) Oscar Giannino (editorialista de Il Messaggero, Panorama, Il Mattino, Il Gazzettino) Andrea Manzi (giornalista ) Enrico Morando (Senatore del Partito Democratico) Giuseppe Rippa (direzione Radicali Italiani, direttore Quaderni Radicali e Agenzia Radicale) Alfonso Ruffo (direttore del quotidiano economico “Il Denaro”)
Giulia Simi (presidente Comitato nazionale Radicali Italiani, docente matematica Università di Siena) Mario Staderini (Segretario nazionale Radicali Italiani ) conclude Marco Pannella (Presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartitico) . modera Silvio Pergameno (Presidente Club Ernesto Rossi)
La crisi economica e finanziaria che sta sconvolgendo con impressionante accelerazione l’economie occidentali vede come punto di acutizzazione della pressione speculativa proprio il debito pubblico italiano. I radicali sono stati tra i primi a denunciare l’irresponsabilità del parlamentarismo di spesa che nella prima metà degli anni 80 finanziava con quote consistenti di debito pubblico la stabilizzazione corporativa di una società attraversata da crescenti domande di assistenzialismo e da illusioni fiscali che annebbiavano il buon senso economico della società civile. La Costituzione contiene già nel testo del 1948 una norma che impone la copertura delle leggi di spesa. Tuttavia una serie di interpretazioni lassiste di questo disposto costituzionale e l’evoluzione delle procedure di bilancio a partire dagli anni settanta hanno di fatto reso inservibile l’art. 81 della Costituzione, lasciando campo libero all’irresponsabilità fiscale del regime consociativo dei partiti.
A partire dalla relazione introduttiva di Daniele Bertolini, dedicata alla dinamica politica ed economica del debito pubblico, sarà illustrato il contenuto ed il significato politico della proposta radicale di legge costituzionale elaborata da Alessandro Massari, Daniele Bertolini e Giuseppe Rippa in materia di riforma dell’art. 81 della Costituzione, già depositata in Parlamento a prima firma del deputato radicale Marco Beltrandi. Saranno presenti parlamentari, giornalisti economici ed economisti che da sempre si occupano di questi temi.

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Finanziaria: Tribufala

Pubblicato da fidest su lunedì, 18 luglio 2011

Ogni anno ho visto diffondere, con il nome di Finanziaria, una serie di numeri, insignificanti per due precisi motivi:
1) l’assenza di qualsiasi connessione fra la previsione di Bilancio e l’indirizzo delle risorse del Paese all’incremento del suo benessere, sia come ripartizione del prelievo sia come orientamento delle spese; e
2) l’inaffidabilità dei dati numerici esposti, aventi unicamente lo scopo di “ tranquillizzare l’opinione pubblica “ calando sistematicamente veli pietosi sul reale andamento dei flussi economici.
Per questi motivi, ho sempre definito tutte le Finanziarie bipartisan “ingannevoli bufale da operetta“, e ne spiego il perché premettendo che l’evoluzione del nostro debito pubblico è andato sempre peggio a partire dall’introduzione dell’euro che a suo tempo, 1998, tagliò di colpo ad un terzo gli oneri finanziari su qualsiasi debito accumulato, praticamente regalando l’annullamento del deficit, se solo lo si fosse voluto. In questi giorni abbiamo assistito alla sublimazione del prodotto finanziaria destinato non più ad ingannare solo gli Italiani per tenerli buoni con l’aiuto della Comunicazione Ufficiale, né solo l’Europa direttamente coinvolta, bensì ormai tutto il Mondo Occidentale messo in crisi dalle false teorie economiche imposte dal Potere Economico Privato dopo la scomparsa dell’U.R.S.S.: siamo quindi alla tribufala che parte ignorando i 50 mld già bruciati nel 2011. Per rimanere nell’aridità assolutamente inutile dei Contabili, questa pseudo-finanziaria, che per la verità non espone alcun numero sull’illusione di Debito pubblico progressivo a fine 2011, ma ipotizza un “risparmio totale dei conti pubblici nel quadriennio 2011 – 2014 “ di una settantina di miliardi, non coprirà nemmeno l’incremento del solo 2011 dovuto al deficit primario nonostante l’aggravio del malessere del paese dovuto all’assurda allocazione degli oneri aggiuntivi ai quali per i cittadini si sommeranno quelli, ancor più gravosi, dovuti all’inflazione assurdamente promossa addirittura dalle incredibili sciocchezze della cosiddetta finanziaria. Questa è la parte di bufala destinata agli Italiani, nascosta dal rullo di tamburi con cui si innalzano al Cielo le laudi per un’approvazione a velocità T.A.V. ( forse per stuzzicare i mohicani della val di Susa ), utilizzato anche per contrabbandare che in realtà i dati di bilancio preventivi (quei fantomatici 70 mld), non si materializzeranno mai, visto che tutti coloro che hanno aperto bocca finora, dicono che nel loro caso specifico valgono le esenzioni.
Il trucco è quindi progettato nei confronti di quegli addormentati a comando che fingono di essere Responsabili dell’Europa, nella speranza che le cose, fra Stati Uniti ed Europa, vadano talmente male da consentire, nel marasma generale, la giustificazione dell’inconsistenza delle nostre previsioni.
Sembra illecito domandarsi come mai si suppone esistano “risorse private“ prive di opportunità d’investimento, in attesa di acquistare prodotti “privatizzandi“ in quanto onerosi per lo stato (altrimenti sarebbe meglio che lo stato godesse dei relativi vantaggi economici), se non perché, una volta privatizzati (come nel passato), essendo non liberalizzati, essi garantiranno bilanci attivi ai nuovi acquirenti cui qualche authority di comodo garantirà prezzi da nababbi, come nel caso delle tariffe autostradali, a spese dei soliti più poveri Cittadini tartassati.
Chi si frega le mani sognando di offrire questo saccheggio ai fondi sovrani o patrimoniali per nulla interessati ad investire per produrre, ma solo per conquistare potere come in passato con le conquiste territoriali, o opportunità di spogli finanziari, come insegna all’inclito ed al volgo pretty woman? Come accade per l’energia che salassa oggi al Paese 70 mld di euro all’anno buttati negli yacht dei titolari delle terre petrolifere che ripagano a ricche tangenti in speculazioni chi in occidente decide a loro vantaggio invece di distribuire quelle enormi somme attraverso il Lavoro ai propri Cittadini che potrebbero dedicarsi alla costruzione ed esercizio delle Centrali ecologiche a tecnologia nucleare: cosa accadrà quando i nostri attuali concorrenti, Cina ed India, sostituiranno gli attuali bassi salari con energia nucleare pulita, ancor più sicura ed a bassissimo costo?
Ho scritto parecchie volte che Silvio Berlusconi va costretto a rimanere sulla graticola finché si esaurisca la montagna di errori che la sua incompetenza alla carica di Presidente ha accumulato in ormai quasi 20 anni, soprattutto perché un’alternativa di Governo con un minimo di decenza è ben lungi dall’apparire all’orizzonte, dato che Pierluigi Bersani non si decide ancora a dichiararsi indisponibile come capo di un governo, ma lo spettacolo finanziaria da operetta tribufala sta trasformando il futuro in una tale tragedia che sorge il dubbio sulla disponibilità di tempo per continuare a trastullarsi nelle feste di Palazzo Grazioli, di Arcore o della Certosa.
È ovvio che il trappolone mediatico in corso ha proprio lo scopo di sovraesporre il Cavaliere spaventandolo con il rischio di sorpassi interni per spingerlo a moltiplicare gli errori di cui si è sempre macchiato, nella speranza che il 30 – 40 % di Cittadini che votano da masochisti contro se stessi, finalmente si sveglino: ma qui riemerge il tema del dopo.
Tante sono le cose possibili da fare urgentemente per salvare non l’Italia, ma l’indispensabile Europa, però qualunque illusione appare impossibile se non si ripristina in Italia la democrazia, cioè il dovere per chi Governa di rispondere al Popolo per quanti imbambolati polinariciuti usino affollare le Piazze Venezia per applaudire i Pifferai.
Devo apprezzare questa volta il fondo di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi assieme alla solita, preziosa lezione di saggezza di Giovanni Sartori, ma devo anche insistere che non vedo alcun accenno ad interventi destinati a risolvere il dramma nostro (ma anche mondiale) nemmeno sull’oggetto fondamentale, la Legge Elettorale, credo perché la complessità dello stato del Terzo Millennio in presenza anche delle conseguenze delle illusioni del sessantotto e del ritardo nell’automaturazione sull’utilizzo razionale e responsabile delle risorse mediatiche, non consente tuttora la sinergia via internet fra la base e la struttura delegata a Governarla, prescindendo dal canale di Comunicazione formalizzato impersonato dai classici Partiti fatti di Uomini insostituibili dal computer nello sviluppare Ideologie, così come accade nell’immaginare l’innovazione tecnologica.In quest’area fondamentale, é necessario imporre lo “ satuto dei partiti “ e condizionare la loro partecipazione alle elezioni al rispetto rigoroso di quanto in essi sancito, con sbarramento definito sul numero degli iscritti e non dei voti raccolti, verificato ovviamente dalla magistratura tal quale, con esclusione di qualsiasi authority o consiglio superiore, o altro sunset boulevard per Politici pensionati-baby. (Pierpaolo Benni – EURITALIALIBERA 1)

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Il debito pubblico si può diminuire in altro modo

Pubblicato da fidest su mercoledì, 13 luglio 2011

L’Idv in un comunicato rende noto: “La nostra manovra 2012-2014 si propone di abbassare lo stock del debito per complessivi 95 miliardi (ad aprile 2011 lo stock del debito aveva raggiunto 1.890,6 miliardi di euro. Si prevede che esso sarà pari per l’anno 2011 al 120,2% del Pil). Tali misure ricondurrebbero tale percentuale ad un valore pari al 114,1 % del Pil.

PIANO QUADRIENNALE STRAORDINARIO PER LA RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

Misure straordinarie per riduzione dello stock del debito

2012

2013

2014

2015

1-Cartolarizzazione dei ruoli esattoriali non riscossi

5.000

10.000
+ 200*

15.000
+ 800*

15.000
+ 1.200*

2-Dismissioni di partecipazioni statali

1.000

2.000
+ 40*

5.000
+ 120*

5.000
+ 320*

3-Dismissioni di partecipazioni degli enti territoriali

100

500
+ 4*

1.000
+ 24*

1.000
+ 64*

4-Dismissioni di immobili

1.000

5.000
+ 40*

8.000
+ 240*

10.000
+ 260*

5-Contributo di solidarietà dello 7,5% sui capitali regolarizzati tramite lo scudo fiscale

7.500

300*

300*

300*

6-Recupero condono 2003

3.000

120*

120*

120*

Totale misure straordinarie

17.600

17.500

29.000

31.000

Totale risparmi permanenti aggiuntivi

-

+ 664

+ 1.594

+ 2. 144

(*) se le entrate straordinarie venissero utilizzate per abbattere lo stock del debito si otterrebbe l’effetto di ridurre il servizio del medesimo per un valore pari a circa il 4% delle riduzioni apportate al debito accumulato. Ad esempio, 45 miliardi di maggiore incasso dai ruoli esattoriali, producono una riduzione permanente della spesa per interessi pari a 1,8 miliardi di interessi in meno da pagare. A maggiore spiegazione degli interventi aggiungo quanto segue:
Cartolarizzazione dei ruoli esattoriali non riscossi: Oltre al fenomeno, noto, dell’evasione fiscale ne esiste un altro, meno noto, ma non per questo meno importante e cioè quello di coloro (persone e società) che producono reddito e lo dichiarano, ma poi non pagano le tasse. E’ stato recentemente reso pubblico il fatto che esistono cartelle esattoriali non pagate per 442 miliardi di euro. E’ una quantità enorme che comprende sicuramente i casi di società fallite (ed anche su questo bisognerà riflettere), ma anche casi in cui il fisco non è stato capace e non capace di incassare. Noi abbiamo pensato che una cartolarizzazione con una base d’asta pari al 10% del valore potrebbe dare come minimo 45 miliardi nell’arco di quattro anni.
1)    Dismissioni di partecipazioni statali: si possono dismettere partecipazioni in Enel, Finmeccanica, Eni, Poste italiane, Rai, Fintecna. (le partecipazioni statali in queste società ammontano a circa 40 miliardi di euro). La nostra ipotesi è di introitare 13 miliardi in quattro anni3-Dismissioni di partecipazioni degli enti territoriali: Dovrebbero essere dismesse tutte le partecipazioni degli enti locali, ad eccezione di tutto ciò che riguarda l’acqua come bene pubblico. Per prudenza prevediamo 2,6 miliardi in quattro anni.
2)    Dismissioni di immobili pubblicidal 2000 al 2005 si sono dismessi immobili di proprietà pubblica per un valore complessivo apri a 21,2 miliardi di euro (16,3 miliardi da parte dello stato e degli enti previdenziali; 5,1 miliardi da parte degli enti territoriali. Nei prossimi anni lo sforzo andrebbe concentrato sugli immobili di proprietà delle Regioni e degli Enti locali. Proponiamo didismettere o valorizza con diverse tecniche finanziarie parte degli immobili non strumentali degli enti territoriali (valore di mercato più di 100 miliardi di euro ai quali si aggiungono 193 miliardi del valore degli immobili strumentali);  delle amministrazioni statali (valore di mercato più di 20 miliardi di euro ai quali si aggiungono circa 60 miliardi del valore degli immobili strumentali).
3)    Contributo di solidarietà dello 7,5% sui capitali regolarizzati tramite lo scudo fiscale: Noi pensiamo che prima di togliere a pensionati, donne e lavoratori, non sia fuori luogo chiedere un contributo straordinario a coloro che hanno utilizzato lo “scudo fiscale” per riportare in Italia capitali esportati clandestinamente, pagando solo il 4% del loro valore. Si incasserebbero “una tantum” 7,5 miliardi di euro.
4)    6-Recupero condono 2003: vi è un’altra partita incredibile che la Corte dei Conti ha posto in luce. Nel condono 2003 di Tremonti rispetto ai 12 miliardi di incasso previsti ne sono entrati solo 6, poiché molti contribuenti si sono autodenunciati (acquisendo il beneficio del condono tombale), hanno chiesto la rateazione, hanno pagato la prima rata e poi non hanno più versato nulla. La stessa Corte di conti ha chiesto al governo di intervenire con mezzi adeguati. Noi pensiamo che almeno la metà della somma, cioè 3 miliardi possa essere recuperata.
5)    La realizzazione dell’abbattimento del debito pubblico per 95 miliardi avrebbe un effetto positivo sugli interessi sul debito, che potrebbero ridursi di oltre 2 miliardi all’anno a partire dal 2015

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Berlusconi ammette il suo fallimento

Pubblicato da fidest su giovedì, 17 febbraio 2011

“Ciò che più stupisce, tra le varie discutibili affermazioni di ieri del premier, è che abbia sostenuto che gli ostacoli principali alla crescita economica del Paese sono il debito pubblico più alto d’Europa e il gap infrastrutturale ereditati dal passato. E’ bene che Berlusconi si renda conto che la situazione di cui parla oggi era identica anche nel 94, quando lui stesso ha iniziato a governare ed anche dieci anni fa, quando è ritornato alla guida del Paese. Tutto questo, in pratica, ammesso dallo stesso presidente del Consiglio, è la prova del suo fallimento”. Lo dice in una nota il vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi.

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Berlusconi sul debito pubblico

Pubblicato da fidest su martedì, 1 febbraio 2011

Silvio Berlusconi, mi partecipa la lettera da lui inviata al Corriere della Sera, di oggi: Gentile direttore, il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione sul debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni, sul suo costo oneroso in termini di interessi annuali a carico dello Stato e sull’ostacolo che questo gravame pone sulla via della crescita economica del Paese. Sono d’accordo con le conclusioni di Dario Di Vico, esposte domenica in un testo analitico molto apprezzabile che parte dalle due proposte di imposta patrimoniale, diversamente articolate, firmate il 22 dicembre e il 26 gennaio da Giuliano Amato e da Pellegrino Capaldo. Vorrei brevemente spiegare perché il no del governo e mio va al di là di una semplice preferenza negativa, «preferirei di no», ed esprime invece un a irriducibile avversione strategica a quello strumento fiscale, in senso tecnico-finanziario e in senso politico.
Prima di tutto, se l’alternativa fosse tra un prelievo doloroso e una tantum sulla ricchezza privata e una poco credibile azione antidebito da «formichine», un gradualismo pigro e minimalista nei tagli alla spesa pubblica improduttiva e altri pannicelli caldi, staremmo veramente messi male. Ma non è così. L’alternativa è tra una «botta secca», ingiusta e inefficace sul lungo termine, e perciò deprimente per ogni prospettiva di investimento e di intrapresa privata, e la più grande «frustata» al cavallo dell’economia che la storia italiana ricordi. Il debito è una percentuale sul prodotto interno lordo, sulla nostra capacità di produrre ricchezza. Se questa capacità è asfittica o comunque insufficiente, quella percentuale di debito diventa ingombrante a dismisura. Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni, e i mercati capiscono che quella è la strada imboccata dall’Italia, Paese ancora assai forte, Paese esportatore, Paese che ha una grande riserva di energia, di capitali, di intelligenza e di lavoro a partire dal suo Mezzogiorno e non solo nel suo Nord europeo e altamente competitivo, l’aggressione vincente al debito e al suo costo annuale diventa, da subito, l’innesco di un lungo ciclo virtuoso.
Per fare questo occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro. La «botta secca» è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale. La Germania lo ha fatto questo balzo liberalizzatore e riformatore, lo ha innescato paradossalmente con le riforme del socialdemocratico Gerhard Schröder, poi con il governo di unità nazionale, infine con la guida sicura e illuminata di Angela Merkel. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la locomotiva è ripartita. Noi, specialmente dopo il varo dello storico accordo sulle relazioni sociali di Pomigliano e Mirafiori, possiamo fare altrettanto.
Non mi nascondo il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico. Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano. E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani. Lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil. Prima di mettere sui ceti medi un’imposta patrimoniale che impaurisce e paralizza, un’imposta che peraltro sotto il mio governo non si farà mai, pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all’investimento contro aumento della base impositiva oggi nascosta. Se a questo aggiungiamo gli effetti positivi, di autonomia e libertà, della grande riforma federalista, si può dire che gli atteggiamenti faziosi, ma anche quelli soltanto malmostosi e scettici, possono essere sconfitti, e l’Italia può dare una scossa ai fattori negativi che gravano sul suo presente, costruendosi un pezzo di futuro. (Silvio Berlusconi)

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Dati sul debito pubblico

Pubblicato da fidest su lunedì, 14 giugno 2010

Strasburgo Parlamento europeo 14/6/2010 (attività legislativa dal 14/6 al 18/6) I deputati discuteranno, durante la prossima plenaria, l’operato delle agenzie di valutazione creditizia (CRA) che, sottovalutando i rischi, hanno contribuito alla crisi del debito in Grecia, e, in un altro momento, la questione della qualità dei dati sui debiti pubblici trasmessi dagli Stati membri.

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Il rischio derivati per gli stati sovrani

Pubblicato da fidest su lunedì, 8 marzo 2010

Il grande Totò lo aveva pensato per primo: un contratto di vendita della Fontana di Trevi  ad un arricchito petroliere del Texas che in cambio di cash (l’upfront dei derivati moderni) gli garantiva il diritto sine die di imporre una tassa sulle fotografie scattate dai turisti.  La crisi greca ci ha infatti svelato che gli stati europei, ma non solo loro, hanno fatto uso dei servizi delle grandi banche internazionali per confezionare dei prodotti derivati ad hoc al fine di coprire i buchi di bilancio o di creare Pil virtuale aggiuntivo per aggiustare i propri libri contabili e superare gli sbarramenti e le regole di partecipazione ai club economici più esclusivi e all’Unione Europea.  La Goldman Sachs, per esempio, aveva ristrutturato parte del debito pubblico greco per la sanità in un derivato da ripagare salatamene ma in un periodo più lungo. Aveva cioè comprato il debito e lo stato greco in cambio aveva acquistato uno strumento finanziario confezionato non come credito ma come operazione monetaria. Il derivato veniva anche posto fuori bilancio. Per pagare, la Grecia ha concesso diritti di riscossione delle tasse aeroportuali o incassi delle lotterie per molti anni a venire.  Speriamo che ciò non abbia scalfito anche l’Italia. Sarebbe però opportuno che l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza controllassero come sono stati strutturati i derivati che grandi comuni come Milano e Roma o regioni come La Campania e la Lombardia hanno sottoscritto con le grandi banche internazionali e nazionali. Tempi lunghi di pagamento sono stati ottenuti in cambio di che? Della privatizzazione di servizi o altro?  Purtroppo la pesante situazione e i rischi non riguardano soltanto la Grecia. Certo essa ha obbligazioni per 300 miliardi di dollari, di cui 235 sono dovuti a istituzioni finanziarie europee, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea.  Ma l’Inghilterra per esempio ha un mercato ipotecario che è in uno stato peggiore di quello americano. Ben 470 miliardi di dollari devono trovare acquirenti o coperture di capitale privato in poco più di tre anni pena il collasso del suddetto mercato.  Uno degli effetti della crisi del debito greco, oltre agli attacchi speculativi contro l’euro, è quello di innescare gravi turbolenze sui mercati delle obbligazioni e del credito.   Infatti si sta già registrando un aumento generale del tasso di interesse sui bond pubblici.   Per l’Italia, con un debito pubblico vicino al 120% del Pil, ciò vorrà dire un costo aggiuntivo che andrà a sottrarre risorse agli investimenti e al welfare.   Inoltre si acuisce lo scontro per “accaparrarsi” i compratori di un debito pubblico globale enormemente aumentato.   Si sta già manifestando un effetto di contagio tra le turbolenze dei mercati del debito sovrano e quello dei titoli obbligazionari delle imprese (i corporate bond) la cui contrazione in Europa è stimata per il 2010 intorno ai due terzi.   Mentre si continua a discutere della Grande Riforma che trova forti ed evidenti resistenze dalla finanza più agguerrita e speculativa, riteniamo che due iniziali provvedimenti potrebbero essere attuati in tempi brevi.   Bisognerebbe anzitutto rendere “non convenienti” i derivati Over The Counter (OTC) con regole semplici ma restrittive. Bisogna bloccare l’attuale sistema di questi derivati che è drogato e necessita di un intervento  degli Stati per correggerlo, perché il solo mercato si è dimostrato incapace di farlo. Contemporaneamente c’è l’urgenza di attivare gli investimenti e nuovi strumenti finanziari capaci di accelerare la ripresa produttiva. Noi ribadiamo l’opportunità di un accordo in sede UE per la creazione di “Union Bond”, di obbligazioni europee per lo sviluppo, allo scopo di sostenere gli investimenti strategici nelle infrastrutture e nella modernizzazione dei settori energetici e tecnologici. Dovrebbero essere titoli di credito a lungo termine, senza alti profitti a breve, ma con una giusta e certa remunerazione e naturalmente con positivi riverberi di crescita economica e occupazionale. (Di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi  sottosegretario all’Economia nel governo Prodi economista)

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Debito pubblico: L’Italia affonda

Pubblicato da fidest su martedì, 15 dicembre 2009

Bankitalia comunica che il debito pubblico continua a salire: a ottobre ha raggiunto 1.801,635 miliardi di euro, contro i 1.786,842 miliardi di settembre. L’aumento è del 5,39% nei primi cinque mesi. Nello stesso periodo le entrate tributarie hanno avuto un calo del 3,2%.  “La ripresa appare sempre più dipendente dalla spesa pubblica – osserva Alessandro Massari, della direzione nazionale di Rqadicali Italiani – e questo, più in generale, è l’aspetto più grave del problema”.  Nel terzo trimestre di quest’anno, il PIL ha perso circa il 6% rispetto al primo trimestre 2008. Da quella data i consumi delle famiglie si sono ridotti del 2,2%, mentre sono crollati gli investimenti (-15,5%) e le esportazioni (-22%). Solo la spesa pubblica corrente, che comprende il sostegno al reddito e gli aiuti all’economia, è cresciuta del 2%. La spesa pubblica ha svolto quindi una funzione anticiclica, contribuendo a far crescere il PIL dello 0,6% rispetto al secondo trimestre, dopo 15 mesi di variazioni negative. Questo “topolino” è stato partorito dalla montagna del debito pubblico che, secondo dati, nel 2009 raggiungerà il 115% del PIL contro il 106% del 2008.  “Senza riforme strutturali – afferma Massari – come l’innalzamento dell’età pensionistica, l’abbandono del criterio della spesa storica per il finanziamento delle pubbliche amministrazioni, la razionalizzazione della spesa sanitaria, una manovra di bilancio che faccia capire (in primo luogo ai parlamentari) come e perché si spendono i soldi pubblici, l’Italia rischia di rimanere ai margini del corso economico, sociale e politica in atto nel mondo”.  “Si guardi agli USA – prosegue l’esponenete radicale – Obama ha prima sostenuto con denaro pubblico le banche, ma subito dopo ha iniziato un piano di rientro entro il 2012 e ha approfittato della crisi per governare davvero, ad esempio con la riforma epocale dell’assicurazione sanitaria per tutti, impensabile sino a pochi anni fa”  “Se in Italia non si troverà il coraggio per le riforme strutturali, non avremo mai quell’avanzo primario necessario alla riduzione del debito pubblico, con il rischio serio di perdere il treno verso il risanamento, il benessere, la modernità. Prevarranno i paesi più dinamici, non necessariamente le democrazie. Essi estenderanno la propria influenza sul mondo e gli altri saranno inevitabilmente destinati al declino”.  “Mentre tutti stanno a guardare – conclude Massari – l’Italia affonda”.

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Il debito pubblico è enorme e deve rientrare

Pubblicato da fidest su lunedì, 12 ottobre 2009

Il Presidente Napolitano ha affrontato una questione centrale nell’analisi politica radicale, mettendo il dito nella piaga degli effetti nefasti del regime partitocratico. In proposito il partito radicale ha emesso il seguente comunicato: “Le sue parole, piene di senso di responsabilità, sono state spese a vantaggio dell’universalità dei cittadini italiani: la spesa pubblica è “oltre i limiti di indebitamento tollerabile”. Ma il politico Napolitano, eletto deputato per la prima volta nel 1953, conosce bene meccanismi e le coazioni a ripetere del regime partitocratico che lo inducono correttamente a ritenere che “C’è una enorme difficoltà a modificare l’ordine delle voci della spesa pubblica, che si sono venute incorporando attraverso comportamenti pluridecennali” Ha riconosciuto che c’è stata un’alternanza, ma non una seria alternativa per un diverso governo del Paese. Ha descritto la partitocrazia. Senza la Riforma, non si potrà ottemperare ai più elementari bisogni di un Paese moderno, come ad esempio, nel settore della ricerca, settore al quale il Presidente da particolare rilevanza.  Parole opportune e in sintonia con i reali bisogni degli italiani.  Noi radicali da sempre su questi temi ed anche in questa legislatura, abbiamo fatto proposte (di legge), lasciando ad altri le sterili e spesso demagogiche promesse o proteste.  Valutazioni come queste rendono evidente quanto questo Governo e questo Parlamento siano del tutto inadeguati alle necessità del Paese”.

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