In periodo di piena campagna elettorale, l’associazione dei medici dirigenti Anaao-assomed torna a tuonare contro la politica di tagli messa in atto dal governo Monti e da quelli che lo avevano preceduto. In un comunicato pubblicato lo scorso venerdì sul proprio sito, il sindacato rileva la disparità tra gli atti governativi e le affermazioni che li hanno accompagnati, prendendosela, in particolare con il documento “Analisi di un anno di governo” comparso sul sito ministeriale.
«Come una stanca litania – osserva l’ Anaao – il testo ripete di avere operato senza conseguenze negative sull’erogazi one dei servizi ai cittadini. Una sorta di mantra che tradisce la falsa coscienza di un equilibrismo verbale, che ha distorto i vocaboli trasformando razionamento in razionalizzazione e tagli in miglioramento».
Secondo il sindacato, lo schema si è ripetuto nei diversi provvedimenti governativi, a partire dalla spending review ma anche con il regolamento sugli standard ospedalieri e con la revisione dei livelli essenziali di assistenza che la mancanza di fondi rischia di bloccare.
Una riduzione dei finanziamenti era già stata attuata da Tremonti ed è continuata con il successivo “governo dei tecnici”, producendo una situazione da molti giudicata insostenibile, a partire dalla Conferenza delle Regioni. Il rischio è che venga messo in pericolo l’universalismo del Sistema sanitario nazionale, la cui distruzione o privatizzazione avrebbe conseguenze nefaste, secondo l’Anaao, non solo sui livelli di salute della popolazione ma sull’intera economia , erodendo il potere d’acquisto di tutti i cittadini. I medici dirigenti rivolgono un appello ai partiti, ricordando che «la questione del finanziamento del Ssn è profondamente politica, prima che tecnica, e la scelta del modello di Welfare sanitario interessa la nostra concezione di democrazia».
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Monito Anaao a difesa del Ssn e della salute dei cittadini
Pubblicato da fidest su venerdì, 11 gennaio 2013
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Scienza per Amore: La realtà non va difesa ma raccontata
Pubblicato da fidest su lunedì, 14 maggio 2012
Torino nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino – Salone Off, presso la Biblioteca civica di Villa Amoretti, si è tenuta la conferenza Tecnologia HYST: dagli scarti, cibo ed energia per tutti.
Nell’occasione è stato presentato il libro Scienza per Amore. La realtà non va difesa ma raccontata, una finestra sulle vicende dell’Associazione che ha finanziato lo sviluppo della HYST: tecnologia potenzialmente in grado di risolvere i problemi di cibo ed energia a partire da materiali considerati “di scarto”.
L’incontro è stato aperto dalla dott.ssa Francesca Luciani, dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha descritto alcune applicazioni della tecnologia HYST in campo alimentare (umano e zootecnico). In particolare, per quanto riguarda l’alimentazione umana, la dott.ssa Luciani ha evidenziato come, attraverso un processo totalmente naturale, la lavorazione HYST consenta di ricavare – dalla crusca e da sottoprodotti dell’industria molitoria – farine di elevata qualità nutrizionale, ricche di proteine, vitamine e micronutrienti. “Con la sola crusca che si produce ogni anno nel mondo potremmo fornire oltre 2 tonnellate di farina altamente proteica ai 6.500.000 bambini sotto i 5 anni di età che ogni anno muoiono di fame” ha concluso la dott.ssa Luciani.L’intervento successivo è stato quello dell’ing. Pierpaolo Dell’Omo, del Dipartimento di Ingegneria Astronautica, Elettrica ed Energetica dell’Università La Sapienza. L’ing. Dell’Omo ha esposto i principi base del funzionamento della tecnologia HYST, sottolineandone le potenzialità nel campo delle energie rinnovabili. Infatti, pretrattando con la HYST materiali di scarto come la paglia di cereali, è possibile produrre biometano a prezzi estremamente bassi (circa 0,53 € a litro di benzina equivalente) e in quantità tali da soddisfare l’obbligo europeo di sostituire con biocarburanti il 10% del fabbisogno energetico del settore trasporti entro il 2020. Durante il suo intervento, l’ing. Dell’Omo ha inoltre presentato un esempio concreto di applicazione della HYST nei Paesi in via di sviluppo. Il progetto pilota presentato da Dell’Omo si inserisce nell’ambito di Bits of Future: Food For All, con cui ci si pro! pone di ottimizzare l’utilizzo delle risorse in aree con problemi legati alla carenza alimentare. Creando una sinergica integrazione tra attività agricole, industriali e allevamento, si realizza “un ciclo chiuso, in cui si usa praticamente ogni cosa e non c’è più alcun tipo di scarto”.
La responsabile delle Relazioni Esterne dell’associazione Scienza per Amore, Barbara Carrubba, ha infine raccontato la storia del progetto umanitario Bits of Future: Food for All (rivolto ai Paesi afrcani) presentando il libro Scienza per Amore. La realtà non va difesa ma raccontata. Il testo riporta le vicende dell’Associazione che ha sostenuto e finanziato la sperimentazione condotta dall’ing. Umberto Manola, inventore della HYST, e prelude a una seconda pubblicazione in cui saranno raccolte le testimonianze dirette degli associati: “persone che hanno dedicato la propria vita e le proprie risorse al finanziamento di questa tecnologia” come ha ricordato Barbara Carrubba. “Il nostro obiettivo non è alterare equilibri – continua Carrubba – ma mettere la tecnologia a disposizione dei Paesi africani [...] vogliamo fornire uno strumento con cui ogni Paese possa sfruttare le risorse di cui dispone”.Da tempo ci sono i presupposti per avviare Bits of Future: Food for All, ma l’arrivo della HYST in Africa è stato rallentato dalla vicenda mediatico-giudiziaria in cui sono stati coinvolti l’ideatore del progetto umanitario – Danilo Speranza – e gli associati di Scienza per Amore. Una vicenda che ha portato al sequestro degli impianti HYST e al conseguente blocco di tutte le attività a essi collegate.
Infatti, nel marzo del 2010, all’indomani dell’adesione al progetto Bits of Future del primo Paese africano, Danilo Speranza è stato coinvolto in un’inchiesta giudiziaria che gli è costata due anni di custodia cautelare. L’arresto è seguito a denunce presentate proprio il giorno prima della firma del contratto che sanciva l’acquisizione della tecnologia HYST da parte dei finanziatori. Contestualmente alle accuse mosse a Speranza, l’Associazione è stata oggetto di una campagna denigratoria che ne ha gravemente danneggiato l’immagine. Nel corso degli ultimi due anni gli associati si sono trovati in una situazione paradossale: da una parte l’entusiasmo dei media di settore (economia, nuove tecnologie, alimentazione ed energia), dei tecnici e dei rappresentanti di Paesi africani; dall’altra, la “gogna mediatica” messa in piedi dal momento dell’arresto di Danilo Speranza.
Recentemente, tuttavia, la stampa che si informa si è accorta delle innegabili evidenze scientifiche e ha smesso di considerare dati certi le sole parole.
Il prossimo 24 maggio la tecnologia sarà oggetto di un convegno organizzato dall’Università degli Studi della Tuscia in collaborazione con Scienza per Amore e BioHyst.
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Ministeri europei: quarta proposta
Pubblicato da fidest su martedì, 8 maggio 2012
L’Europa comunitaria costituita da tanti e diversi schemi nazionali tende ad accentuare i divari istituzionali, economici e sociali e ad accrescere la conflittualità e i distinguo. Su tre ministeri oggi è, invece, possibile operare un cambiamento. Parliamo del ministero degli affari esteri, della difesa e dell’istruzione. Se diventassero di competenza europea noi potremmo avere una politica estera, un sistema di difesa e un’istruzione sovranazionale unificati con significativi vantaggi sia in termini economici sia logistici e funzionali. D’altra parte un dibattito serio è stato già avviato per passare ad una politica estera che veda l’U.E., muoversi con una sola testa e ad un parlamento europea che possa ritrovarsi con poteri più ampi in materie d’interesse generale. La stessa difesa con l’attuale allargamento dei confini di “sicurezza” dei singoli stati sarebbe più credibile nei confronti di potenziali nemici esterni di quanto non possa fare un singolo Stato costretto, per giunta, a mantenere e aggiornare il proprio potenziale bellico e con spazi di bilancio limitati. L’istruzione, infine, permetterebbe ai giovani di trovare meno ostacoli alla loro mobilità ed impiego avendo la possibilità di costruire la propria istruzione su un modello unitario di accesso allo studio e ai conseguenti titoli professionali e accademici.
L’Italia per la sua vocazione europeistica, per essere tra le prime nazioni che hanno creduto in un’Europa comunitaria, dovrebbe farsi promotrice di questa evoluzione istituzionale dell’Europa e in un contesto nel quale sempre di più si punta su un mondo globalizzato e dove le realtà tendono a superare il frazionamento nazionale per esprimersi a livello continentale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Il supertecnico del governo tecnico
Pubblicato da fidest su mercoledì, 2 maggio 2012
L’ultima trovata del governo Monti è stata quella di nominare un “supertecnico” per razionalizzare la spesa dei ministeri e ridurre gli sprechi. Dobbiamo presumere che è solo una “mossa di facciata” perchè tutti noi sappiamo bene dove vi sono gli sprechi e conosciamo altrettanto bene le connivenze che hanno avallato questo malcostume. Non solo. Sino ad ora non sono stati penalizzati i perdigiorno ma, strano a dirsi, solo quelli che lavorano di più.
D’altra parte le maggiori economie d’esercizio possono essere realizzate solo se riusciamo a “scorporare” dai bilanci pubblici alcune spese che dovrebbero essere assunte dalla Commissione Europea come un “esercito europeo”. Lo stesso dicasi per l’istruzione superiore e universitaria e per la politica estera. Se questi tre dicasteri rientrassero nell’ambito delle competenze comunitarie permetterebbero una reale unificazione dei sistemi di difesa, della politica estera e dell’istruzione che per loro natura e per i fini che la comunità europea intende realizzare potrebbero configurare una crescita uniforme della sua entità sovranazionale e per meglio presentarsi al cospetto della comunità internazionale.
Ma se nel frattempo accantoniamo questo progetto che presenta tempi non certo brevi per realizzarsi dobbiamo considerare altre soluzioni praticabili nell’immediato. Pensiamo ai tanti uffici ministeriali sparsi per la capitale e altre sedi periferiche a partire proprio dalla presidenza del consiglio. Partiamo dall’eccesso di personale il cui esubero potrebbe essere utilizzato per altri compiti oltre alla possibilità di impiegarlo in homeworking e teleworking (e in proposito vi è già uno studio di fattibilità e che riguarda il 28% del personale attualmente in organico). Vi aggiungeremmo un nostro progetto inteso a costituire un “dipartimento per il recupero delle risorse umane e dei beni immobili e mobili” nell’ambito dei ministeri e delle amministrazioni locali. Lo abbiamo ideato a “costo zero” impiegando personale già in servizio o recuperato da altre funzioni. Una proposta che ha motivato una delle 15 lettere inviate alla presidenza del consiglio concernente le soluzioni pratiche da adottare per determinare economie di scala nell’ambito degli uffici pubblici, pur salvaguardando la qualità del servizio, anzi migliorandolo. La loro fattibilità è stata dimostrata, ma l’ostacolo a pervenirvi è stato prima politico ed ora “tecnico” in quanto di tecnico c’è poco e tutto è improntato alla logica gattopardesca del tutto cambiare per nulla mutare in specie se si tratta di toccare “le icone del privilegio” dei grand commis di Stato. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Esercito: Modello di difesa
Pubblicato da fidest su giovedì, 16 febbraio 2012
“Molte promesse e pochi impegni. Nell’audizione di ieri non c’è nulla di nuovo che il Ministro non abbia anticipato alla stampa.” E’ il commento del capogruppo IdV in Commissione Difesa Augusto Di Stanislao. “La montagna ha partorito il topolino. A cosa serve un’audizione se è già stato letto tutto sui giornali? Il Ministro predica, ma non pratica e quanto ha detto non chiarisce di fatto come il modello di difesa che lui lascia intravedere si relaziona e si immette nel processo di una cosiddetta “Maastricht della Difesa europea” spiega Di Stanislao.
“L’idea di una legge delega è assolutamente impraticabile e sembra una scorciatoia rispetto agli impegni assunti. Ricordo, infatti, che pochi giorni fa la Commissione Difesa ha votato all’unanimità la mia Risoluzione che ha impegnato il Governo a coinvolgere il Parlamento in una discussione ampia sulle scelte da intraprendere per un nuovo Modello di Difesa e in quel caso lo stesso Ministro ha dichiarato sempre alla stampa di aver salutato positivamente l’impegno” dice il capogruppo IDV in Commissione Difesa alla Camera che aggiunge: “eppure è su questioni estremamente delicate come questa il Governo ricorre puntualmente ad una sorta di delega in bianco come ha fatto per la riforma della 185/90 sulla questione degli armamenti che vede sempre meno controlli e pochissima trasparenza”.
“La rinuncia, poi, a qualche cacciabombardiere F-35 JSF, che altro non è che una conseguenza delle decisioni degli Stati Uniti di rallentare il programma per fare altri test, è uno specchietto per le allodole che a niente giova e che nulla ha a che fare con una reale ed efficiente razionalizzazione delle spese militari e una ridefinizione di un nuovo modello di difesa. E’ in Parlamento che si deve proporre, discutere ed elaborare soluzioni concrete degne di un Paese democratico” conclude Di Stanislao.
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Difesa: necessari altri tagli
Pubblicato da fidest su giovedì, 16 febbraio 2012
“Accogliamo con favore l’annuncio del Ministro Di Paola sui tagli al settore della Difesa, ma vogliamo credere sia solo l’inizio di un processo di riordino ed ottimizzazione di spesa che colpisca il cuore del problema e non la superficie” lo rende noto l’on. Americo Porfidia Presidente nazionale dell’NpS- Noi Sud-per il partito del Sud. “Così come da noi avanzato nella mozione presentata in merito alla situazione del comparto Difesa, il neoministro ha accolto le istanze relative alla riduzione delle spese di difesa, inclusi gli F-35, per venire incontro alle difficoltà finanziarie del paese. Tuttavia non vorremmo si trattasse di un provvedimento di facciata, con tagli sull’acquisto degli F-35 che vengono però recuperati con paralleli aumenti di spesa su altri armamenti.
Non possiamo far finta di non sapere che nel 2011 il Governo italiano ha stanziato oltre 20 miliardi di euro per l’acquisto di armamenti, con un aumento di 3 miliardi rispetto all’anno precedente. Nel complesso l’Italia spende quasi l’1,3% del Pil in armi. E’ su questa voce – conclude Porfidia – che ci aspettiamo uno segnale forte del Governo e del Ministro Di Paola”
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La difesa friulana della vite
Pubblicato da fidest su domenica, 8 gennaio 2012
Il modello di difesa integrata della vite, attuato da anni nei Colli Orientali del Friuli – Ramandolo, fa scuola in Europa. Infatti, lunedì 9 gennaio, a Bruxelles, si terrà un incontro tecnico di alto livello sul tema a cui parteciperà pure l’agronomo Giovanni Bigot, coordinatore del gruppo di assistenza tecnica dei Colli Orientali del Friuli – Ramandolo.Il meeting a livello europeo vede coinvolti 5 tra i più importanti Istitui di ricerca del bacino del Mediterraneo (Francia, Italia, Spagna e Portogallo), oltre ad altri 3 partners di Servizi specializzati in viticoltura. Il progetto è coordinato dal professor Vittorio Rossi, docente di patologia vegetale dell’Università Sacro Cuore di Piacenza. Bigot interverrà all’interno del Comitato scientifico e il suo intervento sarà incentrato sulla difesa e la gestione integrata dei patogeni e dei parassiti della vite, a partire proprio dall’esperienza friulana. L’obbiettivo del progetto europeo è quello di riuscire a produrre una serie di misure utili a ridurre l’impatto ambientale dei fitofarmaci, ad accrescere la qualità delle uve e ad aumentare così gli spazi di mercato per il vino. La difesa integrata della vite (che prevede un utilizzo razionale e monitorato dei fitofarmaci), è già prassi consolidata nei Colli Orientali, con molti anni di anticipo rispetto alla norma che la renderà obbligatoria per tutti i viticoltori italiani a partire dal 2014.
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La casta si difende
Pubblicato da fidest su giovedì, 5 gennaio 2012
Invece di tacere, la posizione espressa della Camera dei Deputati, ha quale unico scopo quello di alimentare ulteriori polemiche cercando di giustificare emolumenti e vitalizi, punta di diamante dei privilegi della politica italiana. Se confrontati con gli altri paesi, per indennità, diaria, portaborse, benefit, vitalizi ecc… Deputati e Senatori si mettono in tasca 60% in più rispetto alla media europea. Quanto poi al riferimento “al lordo” dell’indennità parlamentare ed ai differenti regimi fiscali, corre l’obbligo ricordare alla Presidenza della Camera che lo stesso metro non è stato utilizzato nei confronti degli assegni pensionistici. Sono infatti diversi milioni i pensionati che, con la manovra salva-italia del Professore SuperMario, hanno subito e/o subiranno, per ben ed almeno due anni, il blocco della perequazione della propria misera pensione avendo un reddito “lordo” di poco superiore a tre volte il minimo Inps. Dati inconfutabili che parlano chiaro, ma che vengono utilizzati a proprio piacimento. Se Fini e Schifani provvederanno autonomamente per Camera e Senato, perché mai tutti gli altri cittadini debbono subire le decisioni del palazzo? Non è forse anche questo CONFLITTO D’INTERESSE??? (fonte: Forum dei Pensionati C/O S.A.Pens. – Or.S.A. Via di Porta S. Lorenzo 8/15 Roma)
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Nuovo modello di difesa
Pubblicato da fidest su domenica, 18 dicembre 2011
A cura del T .Col. Guido Bottacchiari Qualcuno sobbalzerà sulla sedia esclamando: eccolo li il Presidente del Co.Ce.R. “c…….ista” dell’Aeronautica Militare che ci vuole ammannire una lezione anche su un tema riservato a ben altri intelletti. E difatti sulla necessità di creare un nuovo Modello di Difesa più piccolo, efficiente e soprattutto meno costoso, tutti dicono la loro: il Consiglio Supremo di Difesa, il Governo in carica con il nostro Ministro-Ammiraglio, come escludere poi gli Stati Maggiori, in testa quello della Difesa, e guai a pensare di tralasciare l’elevatissimo contributo concettuale di “maître a penser” presenti in rinomati “tink tank”. Tutti, ma proprio tutti, titolati, e ci mancherebbe, a predisporre analisi ed a formulare proposte per la ridefinizione e di un Modello di Difesa che toccherà decidere infine, speriamo, al Parlamento .…Sovrano…..luogo in cui invece naturalmente si dovrebbe sviluppare il dibattito.
L’agnello sacrificale è il Modello di Difesa così come definito concettualmente nel corso degli anni ’90. La legge 331 del 2000 ridefinì il nuovo modello professionale ed i compiti assegnati alle FF.AA. suddividendoli in: prioritari (difesa della Patria), sussidiari (operazioni di pace e sicurezza in conformità al diritto internazionale e delle determinazioni delle Organizzazioni Internazionali delle quali l’Italia fa parte) e complementari (concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgere compiti specifici in circostanze di pubblica calamità ed in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza). Tale legge fissò a 190.000 unità l’organico complessivo delle Forze Armate ora professionalizzate, nonchè i tempi e le risorse per la trasformazione dello strumento militare da “Esercito di popolo” a “Esercito di Professionisti”. Ora a distanza di poco meno di 10 anni monta l’urgenza, determinata in gran parte da esigenze finanziarie, di una rivisitazione in chiave riduttiva del citato modello.
Lungi da me addentrarmi in analisi e considerazioni di natura politica (esigenze del paese /risorse finanziarie), geopolitiche, geostrategiche, ovvero di ottimale definizione dei livelli di ambizione del Paese, piuttosto che dei livelli di forza, o delle poste di bilancio ottimali per uno strumento militare efficiente, efficace ed economico.
Penso però che sull’argomento alcune questioni, chiamatele pure provocazioni, dovranno pur essere formulate da qualcuno seduto tra il “pubblico”.Modello di Difesa da ridurre!! Dato per scontato che le necessità finanziarie del Paese impongono a tutti gli apparati dello Stato una rapida e corposa cura dimagrante oltre ad un miglioramento dell’efficienza, mi domando:
- perché l’attenzione è incentrata particolarmente sulla Difesa?
- E di quanto dobbiamo ridurlo questo modello?
- E perché i tagli debbono riguardare esclusivamente la componente umana?
- Ed in quanto tempo e con quali strumenti legislativi gestiremo le fuoriuscite del personale?
- Ma i compiti affidati in precedenza alle FF.AA. rimarranno gli stessi?
- In particolare, le funzioni complementari potranno/dovranno essere ancora espletate dalle Forze Armate?
- Le “interferenze d’ambito” tra le Forze Armate e le Forze di Polizia ad ordinamento militare e civile (compresi i carabinieri) rimarranno o vi sarà una chiara linea di demarcazione?….etc….
Per una più compiuta, ma non esaustiva, riflessione sul tema esplicito di seguito alcuni elementi e dubbi su parte delle questioni sopra tratteggiate che, so già, non mi garantiranno molte simpatie ….ma tant’è!!
1) Il Comparto Sicurezza e Difesa si compone di oltre 520.000 unità escluse le polizie locali. Le Forze Armate constano di 183.000 effettivi. Il resto (340.000 unità circa) è suddiviso tra cinque Forze di Polizia ad ordinamento Militare e civile con competenze teoricamente specifiche ma spesso sovrapposte.
Per la Difesa si parla di un nuovo modello oscillante tra le 120.000/160.000 unità. Un “Esercito” più piccolo ma più operativo….si dice!!.“Small defense” = “piccola difesa” …..speriamo non necessaria per grandi minacce.Ma il Comparto Sicurezza e Difesa è in equilibrio, verificato il livello di sicurezza nel paese? Trova analogie un siffatto bilanciamento tra Forze Armate e Polizie in Europa? Se si, come mai le Forze Armate vengono chiamate, giusto o sbagliato che sia, a compiti di ausilio alle cinque Forze dell’Ordine ad ordinamento generale (dai vespri siciliani, ai piantonamenti di siti sensibili in passato, fino ad oggi per “strade sicure” e per il controllo dell’immigrazione clandestina e qualcuno le invoca anche per l’emergenza carceraria).
Ora, che un necessario ed ulteriore processo di riorganizzazione serva alle Forze Armate è sacrosanto, ma serve solo ad esse e nei termini proposti?Tagliare numeri così alti di personale in breve tempo comporta costi iniziali altissimi a meno di rinunciare ai reclutamenti costruendo un “esercito” di “vecchi”. E poi, fissato il numero di forza del nuovo modello di Difesa ed il tempo per la sua completa realizzazione, come si gestiranno gli esodi del personale? Il personale che ha professionalità particolari, non facilmente riproducibili in ambito civile come sarà accompagnato al termine della vita professionale? Qualcuno parla di accettare ruoli ed impieghi i più vari, internamente ed esternamente alle Forze Armate. Io penso che sull’argomento serva una attenzione particolare ed un necessario confronto con le rappresentanze militari senza pregiudizi di alcuno o peggio presuntuosi atteggiamenti dirigisti.Come si può vedere la soluzione del rebus non è così semplice come si vuol far apparire.
2. Le funzioni dei Carabinieri (4^ Forza Armata dal 2000) sono svolte quasi esclusivamente nel campo della sicurezza come irrinunciabile presidio di legalità sul territorio. Ma è proprio necessario annoverare ancora i carabinieri tra le Forze Armate? E se si optasse per il si, le funzioni di Polizia Militare svolte dagli stessi all’interno e all’esterno del territorio nazionale, non sarebbe più razionale affidarle ai militari delle altre tre Armi (Esercito, Marina, Aeronautica) come avviene peraltro in altri Paesi Alleati liberando risorse umane da destinare alle attività proprie di una Forza di Polizia magari rinforzando la presenza nei territori più esposti alla criminalità organizzata?
3. Le funzioni complementari di intervento in caso di pubblica calamità o di straordinaria necessità verranno ancora mantenute tra i compiti delle FF.AA.? Credo che non sfugga a nessuno la importante opera svolta dai militari dietro il coordinamento della Protezione Civile e insieme a tante altre benemerite organizzazioni del volontariato, in occasioni di tali eventi – (terremoti e disastri ambientali compresa la “monnezza”). In ogni circostanza il militare è chiamato ad intervenire….e lo fa volentieri, con orgoglio e qualche riconosciuta capacità!! Ma se si ridurranno gli effettivi potremo, e soprattutto, dovremo ancora farlo?.La componente tecnico-logistica ed amministrativa delle Forze Armate massicciamente impiegata per tali necessità e su cui si puntano gli occhi per una riduzione del modello a tutto vantaggio della componente operativa, è così inutile o facilmente e semplicisticamente riducibile?? Basterà in futuro solo la struttura della protezione civile e delle organizzazioni di volontariato per assolvere tali gravosi compiti?? Credete di si?? Io non ne sono sicurissimo!!
4. Le funzioni strategiche di supporto tecnico-logistico ed operativo, specie alle operazioni fuori area oppure ai sofisticati sistemi di armamento delle Forze Armate, oggi svolte in maniera combinata tra militari e industria è opportuno, economico ed efficace trasferirle in “toto” a quest’ultima? E’ pagante ridurre tale componente militare, di tecnici altamente specializzati,?? Abbiamo pensato bene alle professionalità e competenze che si perderanno, per sempre, e ci siamo domandati se le ritroveremo allo stesso modo e prezzo sul “mercato” dove la stella polare è il profitto e non l’interesse generale dello Stato!!
5. Diceva qualcuno: “in guerra la metà di tutto è la fortuna” oltre a “alla lunga la spada viene vinta dallo spirito” .
Costui non era un verde pacifista dei nostri tempi ma un bellicoso generale….anzi il generale per antonomasia…….Napoleone. Ora se già a quel tempo emergevano tali pensieri mi domando perché mai nessun dubbio sfiori le menti di chi oggi spinge per una maggiore spesa per gli armamenti tradizionali ed il funzionamento a scapito della componente umana unica detentrice dello “spirito” inteso come intelligenza. Invito sommessamente costoro a leggere ed a prendere in considerazione anche altri pensatori che su scenari di guerra futuri hanno opinioni diverse da quelle tradizionali e forse più al passo con il tempo che stiamo vivendo.“Cyberwar” oppure “guerre finanziarie” come quella cui assistiamo in Europa in questi giorni difficilmente le vinceremo con carri armati, portaerei, caccia super tecnologici, tutti armamenti tradizionali costosissimi.Altri tagli e risparmi sono possibili anche sul versante immobiliare; perché non alienare e/o valorizzare vecchie caserme abbandonate, chiudere enti oramai inutili, puntare concretamente su un programma di vendita, agli attuali conduttori, degli alloggi che determinano più costi che ricavi e contenziosi infiniti magari destinando parte delle risorse così recuperate ad una nuova idea di politica alloggiativa per il personale più giovane e meno abbiente.Quindi perché privarci così a cuor leggero di risorse umane pregiate che invece potrebbero essere impegnate per coprire “nuovi spazi di Difesa” ove conta di più lo “spirito” umano??Se qualcuno ha dei dubbi veda un po’ cosa fanno gli Stati Uniti d’America sull’argomento. Detto dell’agnello sacrificale, nel “tacchino” invece identifico “il militare” che in ultima istanza subirà gli effetti del nuovo Modello di Difesa con tutte le sue positività o negatività.
Il tacchino militare non è una specie protetta, non può parlare, ne rappresentare o far rappresentare direttamente le proprie idee (è senza sindacato), le sue proposte, i suoi, dubbi, e sue perplessità sull’argomento. Non conta il suo giudizio!! Egli non è competente; cosa mai potrà sapere di concetti geopolitici, geostrategici, di “small defense”, di politica internazionale, di management, di processi e riforme strutturali, di termini come efficienza, efficacia, economicità, di programmi d’armamento, di interoperabilità, di visione “joint”, di forza bilanciata, di forza integrata, del cyberwarfare……e di tante altre cose.In realtà, forse dico forse, poco (siamo sicuri però??).Io di certo meno, moltissimo meno, di tantissimi ed autorevolissimi pensatori che ho letto ed ascoltato, proporre idee sul mondo della Difesa da qualche tempo a questa parte.E questo è sicuramente un bene….il dibattito è un segno di democrazia, segnala inoltre l’importanza dell’argomento, ed il fatto che la società civile e la politica finalmente ne parlino è una grande conquista. Ora come dicevo, io di sicuro non ho le giuste competenze su questi complessi argomenti, altri però dovrebbero ammettere, se non l’incompetenza come me, almeno in talune circostanze un “velato” conflitto d’interessi e la mancata “investitura popolare”, specie nel proporre soluzioni circa le questioni attinenti la riduzione del personale, la conservazione del posto di lavoro, la riqualificazione professionale ed il reinserimento nell’attività lavorativa. Questi argomenti sono, anche per legge, prerogativa delle Rappresentanze Militari!! E non mi si racconti della “favola ottocentesca” che il “Comandante” racchiude in se l’equilibrio, le capacità, le competenze ed il giusto “sentiment” per rappresentare le istanze del personale!! Son piene le fosse di buone intenzioni. Un esempio recente? Le promozioni bloccate economicamente per tutti i militari tranne che per i vertici!! E poi quando mai e perché un dirigente, anche militare, dovrebbe privilegiare una componente (quella umana) rispetto all’investimento ed al funzionamento compromettendo l’azione funzionale cui è stato preposto?? Non è neanche corretto, a guardar bene, chiederglielo. Quindi tocca a noi “Rappresentanze Sociali” parlare e spiegare le ragioni, le necessità, le paure, le pulsioni del personale che in questo momento è preoccupatissimo per queste continue esternazioni dei vertici istituzionali e politici per una ristrutturazione che si profila difficile e onerosa. Al tavolo nessuno ci ha invitato sin’ora a parlare di questo, di sicuro noi però faremo del tutto per dire la nostra, per portare in alto anche il punto di vista del “tacchino”!! Si, di quello che per tradizione deve essere cucinato in queste gloriose “feste di ristrutturazione”.
I tagli nel nuovo modello di difesa debbono, guarda caso, riguardare esclusivamente il personale che in ogni ristrutturazione che si rispetti è in esubero…!! E quale miglior tacchino di uno “uso ad obbedir tacendo…..”
Termino questa personale riflessione ponendo infine una domanda: chi è il premio Nobel che ha individuato nell’ormai famosissimo “trittico magico” 50/25/25 (personale / funzionamento / investimento) il perfetto equilibrio percentuale del Bilancio della Difesa di uno Stato?? Siccome di scienziato si deve trattare (altrimenti sono pensieri in libertà, magari eminentissimi, ma discutibilissimi) accanto al nome attendo una analisi strategica e una dimostrazione logico-matematica a supporto della tesi. Orbene credo che dovrò aspettare a lungo!!! Quel nome e quella dimostrazione tarderanno ad arrivare e caso maiMi auguro in conclusione, che la necessità di rivedere il modello di Difesa e renderlo meno costoso e più efficiente ed efficace sia la premessa per una discussione ampia e serena, aperta anche a chi come noi mena vanto di rappresentare il personale. Speriamo che al termine del processo coloro che son chiamati a decidere e che ora sembrano estromessi dalla discussione (Parlamentari) salvaguardino poi il “bene” più prezioso dell’organizzazione: “ il militare”.Discutiamo quindi pure di una Riforma del Modello di Difesa tenendo però in debito conto tutto quanto brevemente descritto ma soprattutto in gran considerazione il monito di un galantuomo già Ministro della Difesa (uno dei pochi ricordati con affetto) l’On.le Arturo PARISI: “….le Forze Armate sono la pre-condizione per l’esistenza dello Stato di diritto e per l’esercizio di ogni libera attività…..”. (Ten. Colonnello Bottacchiari Dr. Guido Presidente del Consiglio Centrale di Rappresentanza dell’A.M.*Presidente del Co.Ce.R. – A.M. X Mandato)
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Geologi e difesa territorio
Pubblicato da fidest su venerdì, 2 dicembre 2011
“I geologi sono disponibili ad un’ azione di “volontariato” in difesa dell’ambiente aderendo al progetto di Legambiente, a tutela del territorio e della sicurezza dei cittadini. E’ chiaro però che non possiamo dare ai giovani una sensazione di costante precariato, ma dobbiamo investire su di loro per formare una coscienza del territorio”. Lo ha affermato, Gian Vito Graziano , Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi , sposando pienamente il progetto di Legambiente riguardante la realizzazione del “Servizio volontario per la prevenzione del rischio idrogeologico” “In questi giorni , proprio dalle zone alluvionate , dalla Liguria , dalla Sicilia , dalla Toscana – ha proseguito Graziano – sono arrivate immagini particolarmente significative . Abbiamo visto tanti giovani che erano all’opera e abbiamo visto il come si sia mobilitata la parte migliore del Paese con volontari intervenuti per dare una mano . Questi ragazzi hanno scavato il fango , hanno aiutato a pulire e sono intervenuti anche nelle situazioni più delicate dando una mano importante . Credo che l’Italia debba cominciare da loro . Credo che questo Paese abbia il dovere di investire in questa nuova generazione, che vuole conoscere e sapere, ma che soprattutto è capace di creare nuovi modelli di comportamento che sensibilizzino tutta l’opinione pubblica al rispetto per l’ambiente. Dunque il Consiglio Nazionale dei Geologi aderisce al progetto di Legambiente di mobilitazione temporanea di 10.000 giovani in difesa e per la manutenzione dei nostri corsi d’acqua, necessariamente supportati e coordinati dagli esperti del territorio. Alluvioni , frane , dissesto idrogeologico : dovremo ormai convivere con questi eventi climatici estremi che come detto anche da Vittorio Cogliati Dezza, non sono più fenomeni eccezionali. Dovremo conviverci così come accade in altri Paesi. Dobbiamo iniziare dai giovani rendendoli parte attiva di una rete del volontariato in difesa del territorio”
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Luca Marco Comellini, ha scritto al Ministro della difesa
Pubblicato da fidest su martedì, 22 novembre 2011
“Ill.mo Sig. Ministro Di Paola, nell’esprimerLe il più cordiale augurio di buon lavoro mi permetto di rappresentarLe la prepotente esigenza di vedere effettivamente riconosciuti ai militari quei diritti e quelle prerogative che la Costituzione e le leggi già gli affidano in quanto cittadini italiani. Sono numerose le iniziative e le interrogazioni parlamentari presentate alla Camera dei Deputati per contrastare le negazioni del diritto e dei diritti che da anni si verificano nei confronti del personale militare, come ad esempio le continue richieste di proroga del mandato dei Consigli della Rappresentanza militare che gli attuali membri dei Cocer hanno rivolto al suo predecessore, privando così gli stessi loro colleghi del diritto di poter liberamente esprimere con il voto i loro rappresentanti.
Le chiedo, fin da ora, di avviare le procedure per il rinnovo dei Consigli della Rappresentanza militare al fine di rimettere il potere di rappresentanza nelle mani di tutti i militari titolari di quel diritto di voto che per ben due volte gli è stato negato al solo scopo di assecondare le ingiustificabili pretese degli attuali membri del Cocer a vantaggio esclusivo dei loro soli interessi personali.A seguire, inoltre, Le rappresento sinteticamente le proposte e le richieste che ritengo essere necessarie per portare le Forze armate e le Forze di polizia verso l’Europa, attraverso una attenta razionalizzazione delle risorse umane ed economiche che consentirebbero, inoltre, di ottenere non trascurabili risparmi valutabili in più di 7 miliardi di euro/anno:
1) unificazione delle Forze di polizia – smilitarizzazione dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza per ridurre la duplicazione delle spese che necessariamente si hanno quando sul territorio operano contemporaneamente le Forze di polizia a ordinamento civile e quelle a ordinamento militare;
2) sospensione dei programmi di acquisizione JSF e rimodulazione della spesa destinata all’acquisizione di nuovi armamenti in rapporto alla sostenibilità dell’attuale modello Difesa;
3) estensione dei diritti sindacali al personale delle Forze armate al fine di una completa integrazione nell’ambito dell’Unione Europea che oggi vede l’Italia ultima sul fronte dei diritti e delle tutele dei cittadini militari;
4) promozione in sede europea di una iniziativa per la creazione di un Esercito comune europeo con funzioni e organizzazione subordinate ai principi dell’Unione, secondo una logica di maggiore razionalizzazione delle risorse singole e collettive.
Nella convinzione che quanto precede riceverà da parte Sua la dovuta considerazione, resto a Sua disposizione per eventuali chiarimenti in merito. Cordiali saluti.” (Luca Marco comellini Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia)
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Difesa e i conti delle spese
Pubblicato da fidest su domenica, 6 novembre 2011
“Dopo le Maserati, le pulizie a casa dei generali, i trecentomila euro che secondo il Ministro della difesa sarebbe costata l’esposizione delle Forze armate al Circo Massimo sono comunque una spesa di cui si poteva fare a meno e che rappresenta uno schiaffo in faccia a quelli che oggi faticano ad arrivare alla fine del mese.” – Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Pdm – “Se solo a Roma sono stati spesi 300.000 euro – prosegue Comellini – questo vuol dire che la cifra complessivamente sprecata da La Russa, per tutte le feste organizzate nelle decine di città italiane, sarà sicuramente molto elevata e non mi meraviglierò se poi, a conti fatti, saranno più di 2 i milioni che alla fine di questa manfrina peseranno sulle tasche dei cittadini a cui certamente non importa se poi non graveranno direttamente sul bilancio della Difesa perché comunque a pagare saranno sempre loro. Lo scorso anno – conclude – La Russa ha speso 2,4 milioni, alla faccia della crisi economica e di quelli che hanno perso ogni cosa nella recente alluvione. ” Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm)
A stretto giro di posta il Ministero della difesa precisa circa le spese della manifestazione al circo Massimo a Roma: “In merito all’articolo pubblicato dall’Espresso che riferisce di costi pari a “mezzo milione di Euro per lo show” riferito all’evento al Circo Massimo, il Comando Militare della Capitale, Ente responsabile dell’organizzazione della manifestazione precisa quanto segue: “i dati sono liberamente desunti da una programmazione di spesa fornita all’articolista – la cui somma e’ comunque già decisamente inferiore di oltre 100 mila euro a quanto citato nel titolo – ma che in ogni caso, trattandosi di una previsione di spesa, non corrisponde agli oneri effettivamente sostenuti. Ad esempio, proprio nel caso del costo per il noleggio dei pullman e dell’acquisto di manichini enfatizzato nell’articolo, si tratta di spese mai appaltate e quindi mai sostenute. Inoltre, gli oneri per il nolo dei servizi igienici, peraltro, comprensivi della pulizia generale ed obbligatori per manifestazioni pubbliche, sono decisamente inferiori. Il totale della spesa a consultivo, dedotte le spese per il personale, e’ dell’ordine dei 300 mila euro. Naturalmente gli oneri comprendono le spese dirette ed indirette, ivi compresi i carburanti”.
Quanto alle notizie di agenzia concernenti un blitz pacifista, nulla risulta al riguardo al Comando Militare della Capitale e ai Carabinieri, a meno dell’esibizione di un foglio formato A 4 nel corso di una fotografia ricordo di un gruppetto di persone che non ha disturbato la serenità della manifestazione”.
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Difesa-sicurezza: tagli comparti
Pubblicato da fidest su sabato, 29 ottobre 2011
“La notizia che ieri il Ministro della difesa La Russa ha voluto anticipare sulla firma del dpcm con il quale dovrebbero essere – a suo dire – compensati i tagli di bilancio e i blocchi degli stipendi e degli avanzamenti di carriera del personale dei comparti difesa e sicurezza è solo l’ennesima “presa per i fondelli”.” – Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Pdm – “E’ da quando La Russa e il suo amico senatore Gasparri hanno inventato la “burla” del fondo perequativo facendolo passare come la grande soluzione per riconoscere la specificità dei militari e dei poliziotti che noi del Pdm gli ripetiamo che per escludere dall’ambito di applicazione dell’articolo 9, comma 1 del decreto-legge n. 78 del 2010, poi convertito nella legge n. 122 del 2010, le peculiari indennità e gli istituti di progressione economica correlati allo status e alla specificità del personale del comparto sicurezza e difesa del Corpo nazionale dei vigili del fuoco servirebbero più di 2 miliardi di euro per il triennio 2011-2013. Questi soldi – prosegue Comellini – sappiamo che non ci sono e che non ci potranno essere a meno che La Russa si convinca, per il bene del Paese, a rinunciare all’acquisto dei 131 caccia JSF, oppure ad attuare l’unificazione delle forze di polizia. Queste sono le due proposte costruttive che noi del Pdm gli sottoponiamo da tempo come valide soluzioni soluzioni, condivise dagli italiani e dal personale delle Forze di polizia perché, se attuate, renderebbero immediatamente disponibili importanti risorse economiche per circa 7 miliardi di euro, che sarebbero ampiamente sufficienti a coprire le necessità del personale dei Ministeri della Difesa e dell’Interno. Tuttavia però – conclude Comellini – continuo a notare che La Russa preferisce gli interessi e i vizi dei generali tanto a acquistargli delle Maserati blindate per farli scorrazzare più comodi e sicuri in giro per il Paese. Alla faccia della crisi e dei sacrifici che ogni giorno il Governo chiede agli uomini e donne in divisa.” Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm)
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Bilancio europeo
Pubblicato da fidest su giovedì, 15 settembre 2011
“Il bilancio dell’Unione Europea è fatto per il 95% di investimenti per lo sviluppo e per la coesione territoriale e non è gravato da debiti fuori controllo, invocare pesanti tagli in nome dell’austerità a cui sono costretti gli Stati Membri significa oggi colpire una delle pochissime leve rimaste per sostenere la crescita e l’innovazione nelle diverse realtà locali europee”. Così la Presidente del Comitato delle Regioni Mercedes Bresso, nel corso della riunione della commisione ad hoc sulle prospettive finanziarie, ha commentato la richiesta sottoscritta dal governo italiano insieme ad altri sette, di ridurre il budget dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020 di una cifra tra i 50 e i 100 miliardi di euro. Secondo la Presidente del CoR “colpisce che Paesi tradizionalmente europeisti come Italia e Francia, si schierino accanto ai governi più euroscettici nell’invocare tagli agli investimenti sul futuro in nome di vantaggi immediati e marginali. Nel caso dell’Italia è evidente che tali presunti vantaggi non hanno nulla a che vedere con gli sforzi richiesti per rispettare l’impegno del pareggio di bilancio entro il 2013, visto che in discussione ci sono le risorse per il periodo 2014-2020. Se la priorità, accanto alla crescita, è razionalizzare le spese, invece di togliere fondi alle politiche di sviluppo dei territori si proceda con determinazione nella revisione del sistema di finanziamento dell’Unione, puntando su strumenti come i project bond, la tassa sulle transazioni finanziarie, appoggiata anche da Francia e Germania, o quella sulle emissioni di anidride carbonica. Se proprio manca la capacità politica per fare questi fondamentali passi avanti, per risparmiare si affrontino nodi irrisolti come il rapporto tra la diplomazia europea e quelle dei Paesi membri, l’integrazione delle politiche di difesa e la cooperazione fiscale”. “Sarebbe gravissimo rivedere al ribasso – ha concluso Bresso –un bilancio che rappresenta la dotazione minima per non mortificare l’impegno dell’Europa al fianco di 500 milioni di cittadini colpiti dalla crisi”.www.cor.europa.eu
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