La notizia, per quanto non ufficialmente confermata, che l’aggressore di Berlusconi fosse un malato neurologico in cura presso una struttura ospedaliera milanese induce il dott. Franco Previte presidente dell’associazione “Cristiani per servire”, da poco reduce da una conferenza stampa svoltasi a Roma presso la Camera dei deputati sul tema dei disagio mentale, a richiamare di nuovo l’attenzione dei media su questo annoso problema sociale e anche di ordine pubblico che risulta, sia pure scremato a vari livelli di gravità, molto diffuso e che coinvolge non solo i diretti interessati ma anche le famiglie che devono farsene carico direttamente e senza sostegno pubblico. Qui, per il dott. Previte, parliamo di milioni di persone che in Italia a tutt’oggi, vanno dalla depressione, primo disordine funzionale della persona, alla schizofrenia grave. D’altra parte non si chiede di certo la luna nel pozzo né interventi repressivi ma solo che il disabile psichico, possa avere l’assistenza sanitaria adeguata secondo le più moderne metodiche terapeutiche già ampiamente illustrate nella stessa conferenza stampa romana dal prof. Giorgio Nardone, del centro di terapia strategica di Arezzo e uno dei più qualificati esperti in campo internazionale e ricercatore della scuola di Palo Alto in Usa. Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso l’on.le Carlo Ciccioli, vice presidente della XII commissione affari sociali Sanità della Camera dei deputati e tramite il quale si auspica si possa arrivare ad una legge quadro sul disagio mentale. Un altro prezioso contributo è venuto dall’Associazione amici di Totò di cui è presidente Alberto De Marco che è stata sempre attenta ai problemi sociali e nello specifico al disagio mentale e all’invalidità civile e vi ha profuso notevoli risorse. Ora ci chiediamo se quanto è accaduto al presidente Berlusconi, deplorevole in se, non se ne possa ricavare un bene nel ricercare di porre mano ad un aspetto, quello della salute mentale, che è stato troppo a lungo disatteso sia dal mondo medico sia da quello politico.
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La malattia mentale è una “mina vagante”?
Pubblicato da fidest su lunedì, 14 dicembre 2009
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Disagio mentale e budget del malato
Pubblicato da fidest su mercoledì, 25 novembre 2009
Roma 10 dicembre 2009 ore 16 Palazzo Marini “Sala Conferenze” della Camera dei Deputati Via del Pozzetto, 158 (angolo Piazza San Silvestro) si parlerà, in conferenza stampa, sullo stato dell’arte del disagio mentale e del budget del malato e per verificare come sta cambiando il paradigma della gestione dell’assistenza sanitaria in Italia. Hanno promosso l’iniziativa“ le Associazioni Amici di Totò” presidente dr. Alberto De Marco,“Cristiani per servire” presidente dr. Franco Previte, Onlus Nardone – Watzlawick presidente Dott.ssa Mariotti Roberta, “Un tetto insieme” presidente dr. Giancarlo Bernabei e l’Agenzia stampa Fidest Intervengono: Dr. Franco Previte presidente dell’Associazione “Cristiani per servire”, l’On. Carlo Ciccioli, Vice Presidente della XII Commissione Affari Sociali – Sanità e il Prof. Giorgio Nardone fondatore insieme a Paul Watzlawick del “Centro di Terapia Strategica” di Arezzo, psicologo e Docente di Tecnica di Psicoterapia Breve presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università di Siena. Testimonial: Prof. Rosanna Cerbo, Docente dell’Università “La Sapienza”, Dr. Domenico Famiglietti Vice Presidente e Responsabile delle Relazioni Esterne dell’Associazione Amici di Totò… a prescindere! Dott.ssa M. Cristina Nardone, Managing Director del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, Dr.ssa Simona De Antoniis, psicologa, psicoterapeuta, ricercatrice associata al Centro di Terapia Strategica di Arezzo e Titolare del Centro Evoluzioni a Roma Modera: Riccardo Alfonso direttore dell’agenzia stampa Fidest (www.fidest.it)
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Disagio mentale: costi sociali e budget del malato
Pubblicato da fidest su domenica, 22 novembre 2009
Il giorno 10 dicembre alle ore 16 presso la “Sala Conferenze” della Camera dei Deputati in Via del Pozzetto, 158 si terrà la Conferenza Stampa sul “Disagio mentale: costi sociali e budget del malato”. E’ organizzata dalle Associazioni: “Amici di Totò… a prescindere! – Onlus” ; dall’Agenzia Stampa Internazionale “Fidest”; dall’ Onlus Nardone – Watzlawick e da “Un tetto insieme”. Si gioverà delle relazioni: del Prof. Giorgio Nardone, fondatore insieme a Paul Watzlawick del “Centro di Terapia Strategica” di Arezzo, psicologo e Docente di Tecnica di Psicoterapia Breve presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università di Siena. E’ l’esponente di maggiore spicco tra i ricercatori della cosiddetta “Scuola di Palo Alto”. Al suo creativo e al tempo stesso sistematico lavoro s’ispirano studiosi e terapeuti di tutto il mondo; dell’On. Carlo Ciccioli, Vice Presidente della XII Commissione Affari Sociali – Sanità. Nei prossimi giorni presenterà una proposta di legge sul disagio mentale che coprirà il vuoto ed esautorerà le anomalie provocate dalla legge 180 (Basaglia); della Dott.ssa M. Cristina Nardone, Managing Director del Centro di Terapia Strategica di Arezzo; del Dott. Franco Previte, già Dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, impegnato da tempo nella battaglia tout – court sulle problematiche del disagio mentale; del Prof. Rosanna Cerbo, Docente dell’Università “La Sapienza”; della Dr.ssa Simona De Antoniis, psicologa, psicoterapeuta, ricercatrice associata al Centro di Terapia Strategica di Arezzo, Titolare del Centro Evoluzioni a Roma e del Dott. Domenico Famiglietti, Vice Presidente e Responsabile delle Relazioni Esterne dell’Associazione Amici di Totò…a prescindere! – Onlus. Moderatore e Coordinatore della Conferenza Stampa è Riccardo Alfonso, Direttore dell’Agenzia Stampa Internazionale “Fidest”. Al termine della Conferenza ci sarà una breve presentazione del film documentario, “Omaggio a Totò, Maschera, Principe e Poeta”, dedicato ad Antonio de Curtis, “Totò”. Il ricavato ottenuto dalla distribuzione del film nelle sale cinematografiche, unitamente al 5 per mille della prossima dichiarazione dei redditi, destinato all’Associazione Amici di Totò…a prescindere! – Onlus, Codice Fiscale 07013111005 (quale Onlus beneficiaria in alternativa allo Stato), saranno devoluti integralmente dal produttore “Associazione Amici di Totò” alla realizzazione di una Community Housing per sofferenti psichici allo scopo di garantire una residenza protetta; cure e riabilitazione; reinserimento sociale e lavorativo. Il tutto avverrà in assoluta trasparenza ed attraverso il controllo di un Comitato di garanti, che sarà scelto tra gli autorevoli personaggi di grande moralità, impegnati da tempo nelle attività culturali e sociali. Diversamente da quanto avviene anche nelle importanti organizzazioni istituzionali, come per la FAO, le spese organizzative non dovranno incidere in alcun modo sulle eventuali donazioni o entrate finanziarie di qualsiasi genere. (Alberto De Marco)
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I “desaparecidos della nostra civiltà”
Pubblicato da fidest su lunedì, 26 ottobre 2009
La costituzione europea come tutte le costituzioni del mondo, così detto civilizzato, si appagano con solenni richiami alla libertà, alla pace, alla giustizia e ribadendo con forza che va tutelata la dignità della persona umana “compresi i più deboli e bisognosi”. Si vuole in tal modo affermare che è la persona al centro dell’azione di una comunità che sa riconoscere i valori fondanti una civiltà e una cultura della solidarietà. Se poi scendiamo in quella che i giuristi definiscono la fattispecie pratica, ci accorgiamo ci esserci imbattuti in un profluvio di belle parole e tali restano, purtroppo. La prova provata, ammesso che ce ne fosse stato bisogno, è venuta nel momento in cui il dott. Franco Previte, presidente dell’Associazione “Cristiani per servire” ha posto il problema all’U.E., al governo e al parlamento italiano sulla triste condizione del disagio mentale. E’ un aspetto da non sottovalutare se “a monte”, ci riferiamo alla risoluzione non legislativa del Parlamento europeo (ENVI/6/65497 Bruxelles, giugno 2008), vi è stata una presa d’atto sulla Salute mentale e contro la discriminazione, e per il rafforzamento di azioni che favoriscono assistenza, fornitura di trattamenti adeguati per le persone che soffrono di problemi di salute mentale e sostegno alle famiglie e alle persone che si occupano dei malati. Questi appelli, suffragati dai richiami costituzionali per garantire “pari dignità sociale e di condizioni personali”, in specie ai disabili e tra questi il malato mentale che risulta tra i più bistrattati poiché ai fini di un ricovero o per un’assistenza domiciliare si trascura del tutto la sua particolare condizione, cadono sistematicamente nel vuoto. E si badi bene. Qui non parliamo di qualche caso isolato. Le cifre sono da capogiro. Ci troviamo al cospetto di un miliardo e mezzo di persone che soffre di disordini neuropsichiatrici di varia entità e che vanno dall’ansia al tono dell’umore, dai ritardi mentali alla schizofrenia grave. In Europa, una persona su 4 è affetta da patologie mentali gravi, 18,4 milioni di persone fra i 18 e i 65 anni sono colpiti da forme gravi di depressione. E questi dati ci pervengono dal Parlamento Europeo (John Bowis PPE/DE.UK Relazione sul miglioramento della salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per l’Unione Europea Strasburgo 6 settembre 2006). A questo punto o diciamo, per essere conseguenti, che la vita va tutelata in tutte le circostanze, e ne siamo conseguenti, o accettiamo l’eutanasia per quella che è. Ma non cercate di sfidare la nostra intelligenza venendoci a dire che la vita è sacra. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Disagio mentale
Pubblicato da fidest su sabato, 26 settembre 2009
Il presidente dei Cristiani per servire dr: Franco Previte ha scritto un’accorata lettera al Presidente Berlusconi riguardo il disagio mentale e il silenzio delle istituzioni. Si propone uno stralcio: “Signor Presidente, anche se si deve stendere il velo della pietà per l’episodio avvenuto in provincia di Bologna, dove una madre ha ucciso i figli di 5 e 6 anni e poi si è suicidata a causa, forse, del suo stato di depressione, ciò non toglie che questi episodi sono in parte devoluti a causa della carenza di strutture valide atte alla cura di questi sofferenti psichici. Mi rivolgo a Lei in tutta sincerità fiducioso che il mio appello rivolto alla Sua solidarietà non cadrà nel dimenticatoio Oramai è noto a tutti, grazie alla Sua manageriale attività politica nel campo internazionale l’apporto decisamente valido e positivo nell’aver collocato l’Italia nella migliore considerazione e rispetto, il tutto riconfermato ancora oggi (24 settembre 2009) all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Ma nel campo della disabilità e specialmente della sofferenza psichica, questo ambito sanitario e legislativo continua a gemere sotto il silenzio e l’indifferenza, relegandolo nell’angolo buio del Palazzo. Ma anche se è vero che solo il Parlamento deve legiferare in questa materia, ciò non toglie che il Suo Governo possa presentare disegni di legge atti alla riforma per il riconoscimento di questa tematica. La Commissione 12° Affari Sociali della Camera dei Deputati, ( misteriosamente fermata dall’aprile 2005 con la presidenza dell’Onorevole Pierferdinando Casini per il Testo Unificato Burani- Procaccini e dove era abbinata la mia petizione n.23) , ancora oggi è indifferente nel “trattare” questa riforma, né si vedono sintomi di iniziative. Vero che il dr. Gianni Letta all’epoca ed oggi attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su mio modesto suggerimento, aveva istituito una “Giornata di riflessione sulla depressione” il 17 aprile 2005 ed avvenuta nel Salone Verde di Palazzo Chigi in previsione della istituzione di un “Tavolo Tecnico” . Ma la speranza di arrivare ad una possibile proposta condivisa, è stata vana, perché quel Tavolo Tecnico non ha avuto un che minimo di partenza. La Finanziaria 2010, pare, ha continuato ad ignorare questo vero problema sociale, non ha attivato interventi, nè programmi adeguati a sostegno delle famiglie dove insiste il malato psichico, venendo meno a quei giusti indirizzi del Piano Sanitario 2003-2005 del Suo precedente Governo. Uno dei problemi più scottanti, Signor Presidente e più difficili di maggior rilievo che affliggono le famiglie dei disabili, soprattutto degli handicappati psichici, è l’incertezza del dopo la morte di colui/ei che sostengono il peso dell’assistenza, soprattutto per non avere ancora una ragionevole certezza di sicurezza sui vari tempi assistenziale che il proprio familiare orfano dovrà affrontare. Signor Presidente, bisogna guardare al silenzio di queste famiglie, che è un grande urlo inascoltato ! http://digilander.libero.it/cristianiperservire
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Gabbia per malati di mente
Pubblicato da fidest su domenica, 7 giugno 2009
Il responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti: ” Il malato di mente deve avere la stessa dignità, se non di più, degli altri malati” All’ospedale San Martino di Genova è in corso da alcuni giorni la protesta di infermieri e personale ospedaliero riguardo a quella che è stata definita una vera e propria “gabbia”, ovvero una recinzione posta all’entrata dell’ospedale dentro la quale sarebbero costretti a rimanere i malati psichiatrici per fumare, esposti all’ilarità e alle occhiate della gente. La recinzione infatti non si trova in un’area interna all’ospedale, bensì lungo il viale per accedere alla struttura e accanto al parcheggio di auto e scooter. “L’Italia dei Diritti si schiera totalmente dalla parte degli infermieri e dell’Ipasvi, il collegio degli infermieri professionali, che giudica assurda e tale da non garantire il diritto della diginità della persona, ed in questo caso dei malati, la creazione di una zona fumatori per i malati psichiatrici simile ad una gabbia all’interno dell’ospedale San Martino” commenta Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti. “I malati sono privati totalmente della propria dignità – continua l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – e del proprio diritto alla riservatezza. Pur comprendendo che esigenze di spazio ed economiche non consentano la creazione di ulteriori locali, resta lodevole l’iniziativa degli infermieri che continuano ad accompagnare fuori dal padiglione i malati che desiderano fumare, tenendoli quindi sotto la loro stretta sorveglianza personale. All’amministrazione ospedaliera chiediamo che sia identificato un locale all’interno del padiglione o quantomeno immediatamente adiacente dove sia attrezzato un sistema di filtraggio d’aria tale da renderlo idoneo ai fumatori. Ribadiamo che il privare queste persone del fumo, che seppur dannoso, concede loro un minimo sollievo, è sicuramente controproducente anche per le altre terapie”.
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Trent’anni dalla 180 e l’altro fa ancora più paura
Pubblicato da fidest su mercoledì, 13 maggio 2009
Intervento della senatrice Donatella Poretti parlamentare Radicali – Partito Democratico, segretaria della Commissione Sanita’ Era il 13 maggio del 1978 quando il presidente della Repubblica Giovanni Leone firmava la legge 180, più nota come Basaglia. Finiva un’era, si chiudevano i manicomi. La legge manicomiale del 1904 aveva segregato in lager persone con disagi psichici, messe dietro le sbarre, legate nei letti di contenzione e sottoposte all’elettroshock. Dal 1962 Franco Basaglia avviò una rivoluzione. Gli internati vengono così trattati come pazienti, eliminate le contenzioni, aperti i cancelli dei reparti, il dialogo diventa via d’uscita dal disagio psichico. Da quel momento parte una riflessione sociopolitica sul trattamento della follia, sul rispetto della dignità della persona e sui diritti dei malati. Una legge rivoluzionaria, approvata dal Parlamento con tempi sospetti: il 19 aprile è varata dal Consiglio dei Ministri, le due commissioni Igiene e Sanità approvano il testo in sede deliberante alla Camera il 2 e al Senato il 10 maggio. Una corsa contro il tempo per evitare il referendum convocato dai radicali. E la fretta non è mai una buona consigliera, basti ricordare l’intervento contrario di Marco Pannella nella Commissione della Camera: la mancanza di copertura economica sviliva la legge. Era il primo monito per i problemi che si sarebbero creati in seguito. A disconoscerla in parte fu anche lo stesso Franco Basaglia, che criticò i trattamenti sanitari obbligatori. Il fallimento di qualsiasi terapia è l’imposizione al paziente di una cura con la forza. La paura di una campagna referendaria fece approvare una norma rivoluzionaria nello spirito ma senza gambe per camminare. La fine dell’istituzionalizzazione dei matti, i folli come malati da curare, il riconoscimento dei loro diritti, come quello di rifiutare trattamenti nel rispetto della Costituzione, non riesce ancora oggi ad essere applicata completamente e in maniera omogenea. Negli anni Settanta erano i malati al centro del dibattito politico, soggetti a cui restituire dignità e diritti, oggi nelle proposte di legge depositate in Parlamento dalla maggioranza, l’attenzione è rivolta al “normale”, a chi deve difendersi dall’altro, dal diverso, dal soggetto presunto malato. Il compromesso dei trattamenti sanitari obbligatori, dall’eccezione che erano diventano, o peggio tornano ad essere, la norma. Rischia perfino di essere comprensibile che il disagio mentale è notizia solo quando è oggetto di cronaca nera. Difendersi da chi ci fa paura diventa l’imperativo e si traduce in leggi disumane: il clandestino si respinge alla frontiera, non importa se chi ci aiuta dall’altra parte è un regime totalitario, non importa se il respinto aveva diritto all’asilo; il rom è uno stupratore da carcerazione preventiva; il matto, perché non diventi un assassino, occorre segregarlo in casa o in un istituto, ben legato o stordito da farmaci per non turbare o disturbare.Prima di ripetere l’imposizione di una legge al Parlamento, proviamo a capire come e dove ha funzionato la legge 180. Conoscere dati e riferimenti precisi dal numero delle persone prese in carico ai Trattamenti Sanitari Obbligatori, dai ricoveri alle prescrizioni di psicofarmaci. Potrebbe sembrare velleitario parlare dell’articolo 32 della Costituzione dopo il dibattito sul testamento biologico: per il legislatore l’individuo nella sua complessità va sempre protetto, anche da se stesso, anche se non vuole; lo Stato lo fa in alcuni casi con il medico, in altri con le forze dell’ordine, in altri con entrambi. E’ lo Stato etico. Una scommessa: ripartiamo dai matti per riportare il Paese alla normalità?
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La situazione dei malati psichici in Italia
Pubblicato da fidest su giovedì, 7 maggio 2009
Riprendiamo il documento pubblicato dall’associazione Cristiani per servire per fare il punto della situazione in Italia: “In questi giorni ed in qualsiasi occasione troppo spesso si sentono ora facili, ma scarse “dichiarazioni” od “esternazioni” in conseguenza di approssimate valutazioni o da un preoccupante eccessivo protagonismo su un ”argomento” interessante la pubblica opinione. E’ buona norma che la capacità di ascolto e di analisi delle necessità della singola persona, soprattutto se sofferente di disagio mentale, siano tali per ottenere risposte confacenti da coloro che hanno responsabilità della res pubblica e che non hanno saputo o voluto interpretare questa “realtà” e mettere da parte ambizioni e litigiosità per dedicare con umiltà un po’ più di tempo ai problemi connessi con questo “popolo di sofferenti”. La società europea, in particolare quella italiana, è molto preoccupata per la carenza di interventi di natura legislativa, finanziaria e sanitaria dei servizi pubblici inerenti la salute ed in particolare il disagio mentale. I dati dell’ISTAT del progetto “Sistema di informazione statistica sulla disabilità” del 2004 derivato dalla collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, anche se possono sollevare dubbi o perplessità sulla loro veridicità, ci fanno conoscere che una buona parte dei disabili fisici insistono nelle famiglie, come pure una grossa percentuale di malati psichici e che tutti gravano sulla società in genere. I malati mentali che si aggirano in circa 10 milioni e le tragedie quasi quotidiane che ci fornisce la cronaca traggono le loro origini da una chiara sintesi di disagio interno e di un equilibrio mentale inesistente o quanto meno molto carente. Gli eventi delittuosi ci dovrebbero far riflettere e sperare che di fronte ai duri temi della vita dovrebbe emergere sempre più il rispetto della dignità della persona, mentre una cultura falsa e trasgressiva sta cercando di svuotare il vero significato del valore della vita. L’opinione pubblica si domanda come viene considerata l’esistenza dell’uomo visto che per un nonnulla si uccide? Quale valore viene dato alla vita? Perché il delirio per gli animali (che rispettiamo) è intenso e per converso non c’è delirio per quella umanità handicappata e sofferente che dovrebbe essere in vetta alle buone regole etiche e civili?
L’associazione Cristiani per servire è stata costituita nel maggio del 1994 non ha richiesto né gode di contributi economico-finanziari palesi od occulti. Oggi può, quindi, affrontare il tema del disagio psichico con tutta franchezza e senza concedere sconti a nessuno. Si ricorda che dal 1978 al 2009 ovvero a a 31 anni dalla legge Basaglia il bilancio è in “profondo rosso”. Il discorso merita, per meglio inquadrare tutta la materia un breve accenno dietrologico. Ricordiamo che la prima legge organica in materia di disturbi mentali fu approvata nel 1904 istituendo il “manicomio” (storicamente costituito da una buca sul terreno, una botola, dove venivano calati i “malati”) quale struttura cardine dell’assistenza ai malati mentali (legge n. 36 Art. 1°) La seconda legge n. 431 o legge Mariotti del 1968 introduceva il ricovero volontario in ospedale psichiatrico ed istituiva i Centri Igiene Mentale (CIM). La terza legge n. 180, o legge Basaglia, del 1978 determina il passaggio del “malato” dal concetto custodialistico a quello terapeutico. La quarta legge n. 833 del 1978 riporta in toto la 180, assimilando la malattia mentale alle altre patologie e la psichiatria è stata riconosciuta pari alle altre branche specialistiche. Poi il nulla! Il 13 maggio 1978 viene approvata la legge n. 180 o legge Basaglia, ispirata dallo psichiatra veneziano Franco Basaglia, dal titolo: “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”. Successivamente, il 23 dicembre 1978, la nuova disciplina viene recepita dalla legge n. 833 “Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale”, che rinnova il principio di garanzia. “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana”. La legge 180 o “legge Basaglia” I principali elementi che caratterizzano questa legge sono: – il divieto di costruire nuovi ospedali psichiatrici (art. 7 comma 6°); – il principio che “Gli interventi di prevenzione, cura, e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma dai servizi psichiatrici extra ospedalieri” (Art. 6° comma 1°. Quel di “norma” lascia lo spazio all’imprenditoria privata); – l’istituzione del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) “e che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiatriche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici” (Art. 2 comma 2°). Viene proposto da un medico e deve essere convalidato da un secondo medico dell’Unità Sanitaria Locale. Entro 48 ore dalla convalida viene disposto dal Sindaco e notificato al Giudice Tutelare (Art. 3° comma 1°). “Nei casi in cui il TSO debba protrarsi oltre il settimo giorno”(Art. 3 comma 4°) il medico psichiatrico deve motivare questo fatto al Sindaco, che ne informa il Giudice Tutelare “indicando la ulteriore durata presumibile del trattamento stesso”(Art. 3 comma 4°). Il principio basilare del Basaglia era quello di curare e non segregare il paziente.Viene approvata dal Parlamento Italiano sotto la spinta minacciosa di un referendum abrogativo nella convinzione che il “manicomio” avrebbe riportato una maggioranza schiacciante. Tutti volevano la riforma, votò contro il MSI , mentre i liberali si astennero. Questa legge ha determinato, ripeto, il passaggio dal concetto custodialistico a quello terapeutico
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