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Dolore cronico, 40% dei pazienti con cure inadeguate

Pubblicato da fidest su martedì, 4 dicembre 2012

In Italia 13 milioni di persone soffrono di dolore cronico, ma l’impatto della malattia è sottovalutato. Il 41% infatti dichiara di non essere trattato in maniera adeguata. Nonostante l’approvazione nel 2010 della Legge 38 che ci pone all’avanguardia in Europa, la risposta assistenziale in questo ambito è ancora incompleta. Per dare concreta attuazione alla legge e formare il medico di famiglia nasce il progetto Teseo, presentato al 29° Congresso nazionale della Società italiana di medicina generale (Simg) appena conclusosi a Firenze. L’iniziativa, promossa dalla Simg con il sostegno di Angelini, v ede la formazione dei generalisti come momento cruciale per la futura gestione del malato. «La Legge 38/2010 ha rappresentato un passo in avanti decisivo perché ha segnato il passaggio della concezione del dolore non più solo come sintomo ma come malattia» sottolinea Claudio Cricelli, presidente Simg. «Restano però ancora alcune criticità. La gestione del dolore è uno degli aspetti più importanti nella medicina generale. Dobbiamo avere le giuste conoscenze delle terapie per attenuare quanto più possibile le sofferenze del paziente, migliorandone la qualità di vita». In Italia 13 milioni di persone soffrono di dolore cronico (il 21,7% della popolazione), ma l’impatto della malattia è sottovalutato: il 41% dichiara di non essere trattato in maniera adeguata. «Il progetto Teseo» continua Pierangelo Lora Aprile, responsabile dell’area Cure palliative della Simg, «prevede un iniziale intervento formativo su un gruppo nazionale di 22 medici di famiglia con speciale interesse in cure palliative e terapia del dolore, che a loro volta hanno il ruolo di formare oltre 400 colleghi sul territorio. Segue una fase attuativa a livello locale, in cui viene valutato l’impatto dell’attività del medico di famiglia sui percorsi assistenziali e in particolare il miglior riconoscimento dei pazienti da inserire nelle reti di cure palliative e terapia del dolore, previste dalla Legge 38».

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L’impatto sociale del dolore cronico

Pubblicato da fidest su lunedì, 28 maggio 2012

Italiano: Dolore acuto e cronico

Italiano: Dolore acuto e cronico (Photo credit: Wikipedia)

Copenaghen dal 29 al 31 maggio p.v. si terrà il terzo Simposio Europeo sull’Impatto Sociale del Dolore Cronico – Societal Impact of Pain (SIP 2012). Il Simposio si svolge durante il semestre di presidenza danese del Consiglio d’Europa. Più di 300 tra medici, manager della sanità pubblica e privata, esponenti politici e di associazioni di pazienti, provenienti da tutta Europa, si incontreranno per portare all’attenzione dei governi Europei il problema dell’impatto sociale del dolore cronico. Si confronteranno sulle “best practices” per la cura del dolore presenti nelle rispettive nazioni, con l’obiettivo di promuovere l’attuazione della “Road Map for Action”, il piano d’azione risultato del secondo Simposio SIP, svoltosi a Bruxelles nel maggio 2011, presso il Parlamento Europeo. La “Road Map for Action” è il risultato più importante del SIP 2011. Individua i sette aspetti politici chiave che le istituzioni della UE e gli stati membri devono aver ben presenti per affrontare in modo efficace il problema del dolore cronico (la versione integrale del documento è disponibile nel sito http://www.sip-meeting.org/2011). Lo stato di attuazione della Road Map for action, nell’ambito delle politiche nazionali per la salute, sarà il tema centrale della discussione del SIP 2012.Particolare attenzione sarà rivolta al punto 1: riconoscimento del dolore come condizione che incide fortemente sulla qualità della vita dei pazienti e che deve essere tra le priorità di ogni sistema sanitario nazionale. Come spiega il Professor Hans Kress, presidente della Federazione Europea delle Associazioni per lo Studio del Dolore (European Federation of IASP® Chapters – EFIC®: “Mentre il dolore acuto, in seguito a lesione o intervento chirurgico, è direttamente correlato all’evento traumatico e quindi agisce come segnale utile che allerta di un pericolo imminente, il dolore cronico di solito persiste per un periodo di tempo più lungo, quando ha perso l’utilità di sintomo ‘segnale d’allarme’. Inoltre, il dolore cronico produce nel paziente un complicato insieme di cambiamenti fisici, psicologici e sociali tali da avere nella maggior parte dei casi rilevanti ricadute socio-economiche. Il dolore cronico grava pesantemente sull’individuo, ma anche sulla società, che si fa carico di enormi costi economici per il sistema sanitario. Tramite la piattaforma SIP stiamo cercando di far comprendere sempre di più queste conseguenze negative, e di sostenere e incoraggiare le politiche dell’Unione Europea e dei Paesi Membri per un miglioramento della percezione del dolore cronico e del trattamento dei pazienti in Europa”. Pia Frederiksen, presidente dell’Associazione Danese dei pazienti affetti da dolore cronico, FAKS, così esprime le sue aspettative riguardo al SIP 2012: “Vogliamo ottenere il riconoscimento del dolore cronico come condizione grave e debilitante e fare divulgazione sul trattamento del dolore, per poter aiutare ogni singolo paziente e i familiari a gestire al meglio la propria condizione. Come presidente dell’Associazione Danese dei pazienti affetti da dolore cronico, spero vivamente che la discussione all’interno del SIP 2012 contribuisca in maniera sostanziale a rendere visibile questo problema non soltanto in Danimarca, ma in tutti i paesi dell’Unione Europea. Insieme ad altre associazioni di pazienti, la FAKS continuerà a sensibilizzare politici e amministratori perché rivedano la loro percezione del dolore cronico e lo riconoscano come uno stato di salute a sé stante rispetto alle altre malattie croniche, con un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti, così come sul budget economico dei sistemi sanitari”.

 

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Combattere il dolore episodico intenso

Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012

Padova, Condividere le conoscenze, creare confronto, collaborazioni e sinergie tra professionisti, organizzazioni, aziende e istituzioni per valorizzare e consolidare la valutazione delle tecnologie per la cura del dolore episodico intenso. Con questi obiettivi ha fatto tappa lunedì scorso a Padova, presso l’Hotel Sheraton di Corso Argentina 5, il programma di formazione itinerante sull’HTA nel Breakthrough cancer Pain (BTcP) o dolore episodico intenso, ovvero gli accessi di dolore severo che colpiscono circa il 60% dei pazienti oncologici, benché già in terapia per il contenimento del dolore di base. L’iniziativa consiste in una serie di workshop che si svolgeranno in 8 città d’Italia, per illustrare i criteri dell’Health Tecnology Assessment (HTA) applicati, appunto, ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore neoplastico. L’HTA, strumento multidisciplinare di valutazione, è di grande attualità in tempi in cui è indispensabile ottimizzare la spesa sanitaria. La sua applicazione è necessaria per fornire ai decisori prove scientifiche, al fine di intraprendere le scelte migliori in termini di efficacia, efficienza ed equità nel contesto sanitario. Nello specifico caso del dolore episodico intenso, a due anni dall’entrata in vigore della Legge 38 che disciplina terapia del dolore e cure palliative, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha elaborato un modello farmacoeconomico per la gestione del BTcP, con la collaborazione di un panel di esperti della Società Italiana di HTA (SIHTA), della Società Italiana Cure Palliative (SICP), della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (SIFO) e della Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Nel tour formativo, che si svolge sotto l’egida del Ministero della Salute, prendendo le mosse dagli aspetti clinico-epidemiologici, farmacologici ed etici del dolore episodico intenso, un pool di esperti affronterà il tema dell’HTA, per stimolare un dialogo mirato al raggiungimento di un modello di gestione integrata delle cure palliative.
Il dottor Marco Spizzichino, Direttore dell’Ufficio di Cure Palliative e Terapia del Dolore del Ministero della Salute, si sofferma proprio sulla conformità dell’HTA alla filosofia di fondo della Legge 38 del 2010: “La grande innovazione della legge d’avanguardia su cui si fonda in Italia il contrasto alla sofferenza fisica del malato, è anzitutto quella di considerare il dolore non solo come un sintomo, ma come vera e propria patologia. L’HTA, analisi scientifica per l’individuazione di una terapia ottimale al servizio di pazienti lacerati da dolori spesso invalidanti, rappresenta quindi la miglior ricezione dei suggerimenti della Legge 38: combattere il dolore episodico intenso come patologia, per migliorare la qualità di vita dei pazienti e in primis ridare dignità alle persone che soffrono. Non a caso, uno dei più importanti profili di valutazione presi in esame dall’approccio HTA al dolore episodico intenso è proprio il parametro etico. Concludo con un riconoscimento a tutte le organizzazioni impegnate nella diffusione della cultura dell’HTA nel trattamento del BTcP: lunedì, nella sala conferenze di Padova, c’erano rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte, SIHTA, SICP, SIFO, SIMG, Università Cattolica, e un uditorio composto dagli attori più disparati del panorama sanitario, dai medici ai farmacisti, dai palliativisti ai farmacologi, sino agli economisti e ai decisori”.
Prossime tappe del Progetto, dopo la partenza da Roma, la giornata milanese della scorsa settimana e la tappa padovana di ieri, saranno Ancona, il 5 giugno, e poi Messina e Firenze. Seguiranno, dopo la pausa estiva, Bari e Novara.L’accesso ad un’adeguata terapia antalgica è uno degli obiettivi della Legge 38 del 15 marzo 2010, attraverso la quale l’Italia si è distinta per sensibilità e attenzione verso i diritti del paziente: la cosiddetta “legge 38 sul dolore” è infatti il primo sistema normativo, in ambito europeo, che riconosce al problema del dolore un’incidenza sulla qualità di vita del paziente e una capacità inabilitante che vanno arginate attraverso il riconoscimento e la tutela di veri e propri diritti fondamentali del malato. Si tratta di obiettivi ambiziosi, il cui raggiungimento appare un continuo work in progress soprattutto nell’ambito oncologico, nel quale il dolore può divenire uno dei principali problemi da fronteggiare. Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento del dolore oncologico, negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta nell’identificazione e gestione del BTcP, un tipo di dolore sottostimato e non trattato ancora in maniera appropriata.(Marco Giorgetti)

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Paolo Curtaz: Sul dolore

Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012

Parole che non ti aspetti 3ª edizione marzo 2012 Collana DIMENSIONI DELLO SPIRITO Formato 13,5 x 21 cm – BROSSURA Numero pagine 252 CDU 22H 226 ISBN/EAN 9788821572937 Prezzo copertina € 15,00 Al cuore del mistero del dolore e della sofferenza. Il saggio più intenso di Paolo Curtaz. Perché esistono il dolore e la sofferenza? Paolo Curtaz riflette su uno dei grandi misteri della vita di ogni persona. La sofferenza, specie la sofferenza dell’innocente, è l’unica seria obiezione all’esistenza di un Dio buono e compassionevole e, da sempre, rappresenta un problema serio per chi accoglie il volto del Padre che Gesù ci ha svelato. Perché soffriamo? A cosa serve il dolore? Questo saggio riflette, con semplicità , sulla sofferenza, interrogando la Parola di Dio, senza voler dare una risposta esaustiva che la Bibbia stessa non offre. Paolo Curtaz, uno degli autori spirituali più apprezzati e originali di questi anni, porta in questo volume intenso e profondo vicende personali e di altre persone segnate dal dolore, senza nessuna pretesa di dare risposte scontate, ma con il desiderio di seguire le poche tracce di luce che emergono dalla riflessione biblica e dall’esperienza di chi è passato attraverso la sofferenza riuscendo a scorgere una prospettiva di speranza.(paolo curtaz)

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Andrea Riccardi Dopo la paura la speranza

Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012

1ª edizione maggio 2012 Collana DIMENSIONI DELLO SPIRITO Formato 14 x 21,5 cm Numero pagine 120 CDU 22H 250ISBN/EAN 9788821574825 Prezzo copertina € 14,50 L’Italia, l’Europa, l’Africa, il mondo. Andrea Riccardi spiega perché, dopo la paura, è giunto il tempo della speranza. Il XXI secolo si è aperto nel segno della globalizzazione. Sono cadute barriere territoriali, doganali e politiche. Si verificano migrazioni di popoli e crisi economiche. Di fronte a questi eventi la paura blocca le energie e rende più deboli. Il nostro è un tempo complesso, ma non mancano le nuove possibilità. L’Italia ha un missione in Europa, nel Mediterraneo, in Africa e nel mondo; gli italiani possono operare per superare la crisi e integrare i migranti nel tessuto sociale del nostro Paese. La speranza è che ci sia un futuro degno per ognuno di noi, ma anche per le nostre famiglie e comunità e per quella comunità nazionale che si chiama Italia.(andrea riccardi)

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La lotta al dolore ancora non è vinta

Pubblicato da fidest su sabato, 26 maggio 2012

L’appello e l’impegno di Gigi Ghirotti è diventato azione, ma molto resta ancora da fare per arrivare ad una cultura nazionale che si esprima in modo concreto e soprattutto omogeneo. Non in tutti gli ospedali il dolore viene misurato e trattato, non tutti gli hospice previsti dal piano nazionale sono operativi, non tutti i malati ricevono terapie adeguate contro il dolore. Perché? Perché il problema resta la cultura. La Giornata del Sollievo ha dunque una funzione fondamentale, perché da undici anni si impegna proprio nella diffusione di una cultura del non-dolore. Tra gli eventi che si svolgono in tutta Italia quest’anno mi fa piacere ci sia anche il concorso “Un ospedale con più sollievo”, per i ragazzi che hanno vissuto o vivono in prima persona una situazione di ospedalizzazione. Sono loro a proporre, a partire dalla loro esperienza personale, strategie per il sollievo dal dolore e dal disagio della vita in ospedale. È interessante che questo tema arrivi anche ai giovani e li coinvolga, perché è un problema sociale: l’atteggiamento di un Paese verso chi soffre è una questione di civiltà. Dobbiamo perseverare nel grande progetto culturale volto a cambiare l’approccio al dolore, a considerarlo un’inutile aggravante delle condizioni cliniche del malato che perciò deve essere evitata.
Il dolore va combattuto con ogni mezzo, dentro e fuori l’ospedale. E vanno sostenute e diffuse tutte le iniziative concrete di aiuto ai malati sofferenti: una di queste è il Centro di ascolto psico-oncologico della Fondazione Ghirotti, che assicura ogni giorno il sostegno e la presa in carico a persone colpite da tumore e ai loro familiari. Il servizio è gratuito e risponde al numero 800301510. È anche grazie a iniziative come queste che si sta instaurando una nuova idea di sanità, basata sulla solidarietà e sulla condivisione della sofferenza, dove il paziente è seguito anche nel percorso più difficile della sua malattia e riceve quell’umanità e disponibilità che lo fanno sentire una persona rispettata, amata e accompagnata in qualunque momento della vita.

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Dolore episodico intenso

Pubblicato da fidest su domenica, 20 maggio 2012

Fa tappa oggi a Milano, presso lo StarHotels Echo di Viale Andrea Doria 4, il corso di formazione itinerante sull’HTA nel dolore episodico intenso. L’iniziativa consiste in una serie di workshop che si svolgeranno in 8 città d’Italia, per illustrare i criteri dell’Health Tecnology Assessment (HTA) applicati ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore che colpiscono i pazienti affetti da patologie oncologiche, appunto il Breakthrough cancer Pain (BTcP) o dolore episodico intenso. Il programma di HTA, che si avvale del sostegno incondizionato di Grünenthal Italia, ha il preciso obiettivo di condividere le conoscenze, creare confronto, collaborazioni e sinergie tra professionisti, organizzazioni, aziende e istituzioni per valorizzare e consolidare la valutazione delle tecnologie come patrimonio dei servizi sanitari. L’HTA, strumento multidisciplinare di valutazione, è di grande attualità in tempi in cui è indispensabile ottimizzare la spesa sanitaria. La sua applicazione è necessaria per fornire ai decisori prove scientifiche, al fine di intraprendere le scelte migliori in termini di efficacia, efficienza ed equità nel contesto sanitario. Nello specifico caso del dolore episodico intenso, a due anni dall’entrata in vigore della legge 38 che disciplina terapia del dolore e cure palliative, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha elaborato un modello farmacoeconomico per la gestione del BTcP, con la collaborazione di un panel di esperti della Società Italiana di HTA (SIHTA), della Società Italiana Cure Palliative (SICP), della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (SIFO) e della Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Nel tour formativo, che si svolge sotto l’egida del Ministero della Salute, prendendo le mosse dagli aspetti clinico-epidemiologici, farmacologici ed etici del dolore episodico intenso, un pool di esperti affronterà il tema dell’HTA, per stimolare un dialogo mirato al raggiungimento di un modello di gestione integrata delle cure palliative.
“L’Health Tecnology Assessment – spiega il professor Amerigo Cicchetti, dell’Unità di Valutazione delle Tecnologie del Policlinico Gemelli – è un approccio multidimensionale alla valutazione delle tecnologie sanitarie. Si basa su un metodo scientifico di analisi delle terapie, finalizzato al supporto delle decisioni da prendere nel contesto sanitario, e quindi a beneficio dei policy makers, sia a livello nazionale e regionale che a livello aziendale. Di qui la composizione dell’uditorio che sarà presente in aula: i pubblici decisori dei diversi livelli, ma anche coloro che contribuiscono alla creazione delle evidenze scientifiche da condividere con i policy makers, e quindi ricercatori, analisti economici, operatori sanitari e farmacisti. Per la valutazione della nuova terapia, infatti, prendiamo in esame molti parametri, che coinvolgono gli attori più diversi del panorama sanitario: anzitutto la sicurezza della nuova tecnologia, poi l’efficacia clinica, subito dopo l’impatto economico – la cosiddetta cost-effectiveness – e infine l’impatto organizzativo, sociale, etico e legale. Per quanto concerne l’HTA nella gestione del Breakthrough cancer Pain, ovvero il dolore severo che compare nei pazienti oncologici benché già in cura per il tamponamento del dolore di base, mi pare che abbia particolare rilievo il profilo valutativo che afferisce alla sfera etica. Le implicazioni equitative dell’introduzione di una terapia contro il dolore episodico intenso, infatti, coinvolgono aspetti di giustizia sociale che non possono rimanere sullo sfondo delle nostre valutazioni politico-economiche: per un paziente oncologico che soffra di dolore episodico severo, veder correttamente trattato questo sintomo significa avere accesso ad una qualità di vita di livello superiore, e ciò è tanto più apprezzabile quando si tratti, come purtroppo accade spesso, di un’esistenza cronologicamente limitata proprio dalla patologia che al dolore dà luogo. Emerge così che le valutazioni etiche, nel caso dell’HTA nel dolore episodico intenso, sono forse il profilo valutativo più importante tra quelli presi in considerazione”. Il professor Cicchetti conclude presentando il panel dei relatori della giornata di formazione milanese sull’HTA nel dolore episodico intenso: “Tra i relatori che prenderanno oggi la parola, avremo i rappresentanti della SIFO, della Società Italiana di Farmacologia, della SICP, del Ministero della Salute, nella persona del dottor Marco Spizzichino, e il dottor Marco Marchetti per la SIHTA”.
Prossime tappe del Progetto, dopo la partenza da Roma della scorsa settimana e la giornata milanese di oggi, saranno Padova 21 maggio, Ancona 5 giugno, Messina 11 giugno e Firenze 18 giugno. Seguiranno, dopo la pausa estiva, Bari 13 settembre e Novara (data in corso di definizione). Le 8 città toccate dall’iniziativa sono state scelte cecando di includere, in base alla posizione geografica, il maggior numero di stakeholder.
L’accesso ad un’adeguata terapia antalgica è uno degli obiettivi della Legge 38 del 15 marzo 2010, attraverso la quale l’Italia si è distinta per sensibilità e attenzione verso i diritti del paziente: la cosidetta “legge 38 sul dolore” è infatti il primo sistema normativo, in ambito europeo, che riconosce al problema del dolore un’incidenza sulla qualità di vita del paziente e una capacità inabilitante che vanno arginate attraverso il riconoscimento e la tutela di veri e propri diritti fondamentali del malato. Si tratta di obiettivi ambiziosi, il cui raggiungimento appare un continuo work in progress soprattutto nell’ambito oncologico, nel quale il dolore può divenire uno dei principali problemi da fronteggiare. Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento del dolore oncologico, negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta nell’identificazione e gestione del BTcP, un tipo di dolore sottostimato e non trattato ancora in maniera appropriata.

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Il dolore in ospedale

Pubblicato da fidest su sabato, 12 maggio 2012

Quasi quattro pazienti su dieci ricoverati in ospedale provano dolore. Le cause? Molteplici. Il cancro è solo una delle fonti di sofferenza fisica. I malati soffrono soprattutto di dolore alle ossa, alle articolazioni e ai muscoli. Ma anche il dolore addominale fa la sua parte. Il risultato emerge dalla prima ricerca sul dolore negli ospedali, svolta sul campo dai medici internisti della FADOI (lo studio si è avvalso di un grant di ricerca non condizionato da parte di Mundipharma).
L’indagine è stata effettuata nel periodo tra gennaio 2011 e marzo 2012. Obiettivi: fotografare lo stato dell’arte del dolore cronico, tracciando un identikit dei pazienti che necessitano di terapie ad hoc; capire in che misura fosse sentito e quanto fosse presente questo tema nei reparti di medicina interna; migliorare le performance e l’approccio terapeutico al dolore. Tre gli step attuati: analisi del decorso di 2.600 pazienti ricoverati; intervento formativo sulla gestione del dolore; analisi conclusiva dei dati di altri 2.600 pazienti per valutare i cambiamenti.
I risultati della ricerca. Ma quali sono i numeri emersi dall’indagine Fadoi? Intanto osserviamo le cause del ricovero. Dei 5.200 pazienti assistiti nei reparti di Medicina interna, l’11.2% soffre di una sola patologia (582 ricoverati), il 20.4% è affetto da due patologie e il 24% da tre patologie (in totale 1.064 pazienti). E poco meno di due pazienti su cinque (il 19.5% per un totale di 1.256 persone) sono colpiti da ben quattro patologie. Invece 688 ricoverati (il 13.2%) hanno fino a cinque patologie diagnosticate. L’ipertensione arteriosa è la causa più frequente di ricovero (31.1%) seguita dal cancro (30.3%). Artropatie acute o croniche, connettivopatie e fratture colpiscono il 25.5% dei ricoverati nelle medicine interne. Il 25% delle diagnosi sono relative a infezioni acute, seguite dal diabete (22.4%) e dalle Bpco (18.7%). Scompenso cardiaco e cardiopatia ischemica rappresentano rispettivamente il 15.4 e il 14.5% delle patologie.Passando invece alla rilevazione del dolore si registra che nel 37.5% dei pazienti è stata rilevata in cartella clinica una sintomatologia dolorosa. E se il cancro provoca dolore nel 24% dei casi, la parte del leone la fa però il dolore alle ossa, alle articolazioni e ai muscoli (52.8%). Mentre due pazienti su dieci lamentano dolori all’addome (il 20.5%). L’8,6% dei pazienti soffre di dolori legati a disfunzioni del sistema nervoso centrale e periferico. Il 5% lamenta sofferenza cardiologica.
Aumenta del 16% l’utilizzo di oppiacei forti e migliorano le performance nel Sud Italia. Lo studio Fadoi non solo ha contribuito a scattare una fotografia del pianeta dolore, ma ha anche portato ad un deciso cambiamento nel comportamento assistenziale nei reparti di medicina interna che ospitano pazienti “complessi”, anziani e non. Infatti, a pochi mesi di distanza dalle “lezioni sul dolore”, condotte dalla squadra di medici “teacher” che hanno sensibilizzato colleghi e infermieri indicando la rotta da seguire per contrastarlo, gli scenari sono mutati e decisamente in meglio. Obiettivi raggiunti anche grazie alla collaborazione con Mundipharma Italia.
Certo c’è ancora molto da fare, soprattutto per migliorare l’utilizzo dei farmaci per il dolore. E realizzare un ulteriore avanzamento nell’appropriatezza della terapia potrebbe essere il prossimo obiettivo della FADOI sul tema del dolore.
Infatti, come sottolinea Marta Gentili, Presidente dell’Associazione pazienti vivere senza dolore: “Ancora troppi malati non hanno un corretto monitoraggio del dolore e un adeguato trattamento terapeutico. Un altro importante aspetto emerso da questa analisi, e che meriterebbe di essere maggiormente sviluppato, riguarda l’interdisciplinarità delle figure che dovrebbero ruotare intorno al paziente: maggior coinvolgimento dei terapisti del dolore nei reparti e maggior formazione per gli infermieri che, da quanto l’indagine evidenzia, sono le figure professionali deputate alla misurazione e al monitoraggio del dolore”.

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Dolore episodico intenso

Pubblicato da fidest su martedì, 8 maggio 2012

Bologna. Formare e informare sul dolore oncologico e sulle possibilità di cure palliative: fa tappa oggi a Bologna il Progetto BEHTA, coinvolgendo oltre 40 specialisti che saranno destinatari di un corso specifico nella sala conferenze viaggiante, partita da Roma il 12 aprile e che toccherà complessivamente 14 città in tutta Italia.
Quella di Bologna è l’ottava tappa del tour nazionale promosso da Grünenthal; prossimo appuntamento a Genova, il 10 Maggio.
“Si tratta di un evento – spiega il dottor Giampiero Porzio, responsabile scientifico della tappa emiliana del Progetto Behta, Dirigente Medico presso l’Unità Operativa di Oncologia dell’Aquila e fondatore della Onlus ‘L’Aquila per la vita’, impegnata soprattutto nelle cure palliative e nella terapia domiciliare – che prende in esame uno dei problemi di maggior frequenza nei pazienti oncologici: quello che viene definito Breakthrough cancer Pain (BTcP), in italiano ‘dolore episodico intenso’. E’ il picco di sofferenza che compare in un contesto di dolore pur ben controllato. E’ quindi un problema che inficia la qualità della vita dei pazienti, che crea apprensioni ai familiari e che è spesso causa di accessi in ospedale: una problematica che presenta quindi diverse sfaccettature e che merita un approccio a trecentosessanta gradi, sia dal punto di vista della diagnosi che del trattamento. Obiettivo dell’iniziativa in generale, e quindi anche della giornata di Bologna, è quello di fornire a tutti gli specialisti che operano quotidianamente con i pazienti oncologici gli strumenti necessari per prevenire questo tipo di dolore e per risolverlo qualora compaia. Mi sembra valida anche la formula itinerante: grazie al Progetto Behta abbiamo modo di incontrare, formandoli, la maggior parte dei nostri colleghi sull’intero territorio nazionale. E’ naturale, infine, che il focus della giornata riguardi i farmaci oppioidi, che sono di gran lunga il rimedio più efficace contro il Btcp: le nuove formulazioni a base di Fentanyl ci consentono di avere maggiore rapidità di azione con la massima sicurezza. Occupandomi ogni giorno di cure domiciliari, vorrei sottolineare che questo tipo di farmaci ci permette, a casa del paziente, di avere la stessa rapidità di azione di un farmaco che si utilizzerebbe normalmente in ospedale, per di più in tutta sicurezza, senza alcun problema per i familiari. Mi sembra un bel passo avanti”.
Responsabile sul territorio della tappa bolognese del Progetto Behta è il professor Andrea Martoni, Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna, il quale ricorda il ruolo di precursore del capoluogo emiliano nella lotta al dolore neoplastico: “Già nel 1980, proprio nel mese di Maggio, Bologna ospitò per la prima volta un congresso sull’utilizzo della morfina per il trattamento del dolore nei pazienti oncologici. Si trattò senza dubbio di un summit d’avanguardia, in un’epoca in cui l’opinione degli specialisti intorno agli oppioidi era improntata ad una diffusa diffidenza. Nel nostro reparto, inoltre, già dal 2004 siamo soliti registrare l’intensità del dolore dei nostri pazienti, annotandola nella cartella clinica: una vera e propria anticipazione di una delle prescrizioni fondamentali della Legge 38 del 2010. In generale, quindi, Bologna e l’Emilia Romagna si posizionano nei primissimi posti in Italia per quanto concerne il trattamento del dolore oncologico. Qualche mancanza, tuttavia, va ancora rilevata e possibilmente rimossa: si tratta per lo più di carenze culturali da parte degli specialisti, che non sono ancora al corrente della complessità del problema del dolore in ambito oncologico e delle terapie necessarie a contenerlo. Proprio quei limiti culturali, in definitiva, che il Progetto Behta si propone di affrontare e risolvere attraverso una formazione a tutto campo sull’intero territorio nazionale”. Il professor Martoni sarà affiancato nel corso del pomeriggio di formazione dal dottor Marco Maltoni, responsabile dell’Unità Operativa di Cure Palliative dell’Ausl di Forlì e Consigliere Nazionale della Società italiana di Cure Palliative.
Il BTcP costituisce l’oggetto principale dei pomeriggi di formazione del programma Behta: raggiunge il picco della sua intensità a 3 minuti dall’esordio, dura mediamente 30 minuti e comunque non supera l’ora nel 90% dei casi. Il contrasto del BTcP è da considerarsi un ‘work in progress’: in letteratura, a seconda degli autori, è riconosciuta a questo tipo di dolore un’incidenza variabile, dal 25 al 90% del dolore neoplastico globale, ma un’approfondita analisi dei dati clinici fornisce il quadro di una patologia piuttosto diffusa, che colpisce circa 2 pazienti su 3 e rappresenta quindi una parte molto importante del dolore da cancro.

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Toscana, approvata legge su cannabinoidi contro il dolore

Pubblicato da fidest su giovedì, 3 maggio 2012

Facilitare l’accesso in Toscana ai farmaci cannabinoidi per combattere il dolore, nelle cure palliative e anche in altri tipi di terapie. È l’obiettivo di una legge, la prima del genere in Italia, approvata a maggioranza dal Consiglio regionale della Toscana. Il provvedimento prevede la somministrazione dei farmaci presso le strutture del servizio sanitario regionale, le Asl e le strutture private che erogano prestazioni in regime ospedaliero. Per garantire la continuità terapeutica è previsto che il trattamento possa proseguire anche in ambito domiciliare, dopo che il paziente viene dimesso. I farmaci sono acquisiti tramite le farmacie ospedaliere, «nei limiti del budget aziendale», e tramite le unità sanitarie locali. L’atto unifica due diverse proposte di legge e vede come primi firmatari Enzo Brogi (Pd) e Monica Sgherri (capogruppo Fds-Verdi), insieme, tra gli altri, a Pieraldo Ciucchi (Gruppo misto). Un decreto del ministro della Salute del 2007, è stato ricordato, rende possibile l’utilizzo dei principi attivi della cannabis nella terapia farmacologica, ma tali farmaci sono di difficile accesso per le procedure burocratiche richieste e perché è necessario acquistarli all’estero. L’approvazione è stata salutata con un applauso da parte del pubblico in aula appartenente ad alcune associazioni.(fonte farmacista33)

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Il dolore nei bambini

Pubblicato da fidest su domenica, 8 aprile 2012

Presentata a Milano l’iniziativa “Accendi un sorriso”, promossa dall’Associazione vivere senza dolore, con il patrocinio del Ministero della Salute. Al vaglio 59 pediatrie: a circa 2 anni dalla Legge 38, quasi il 60% dei reparti non ha ancora aumentato la misurazione del dolore e per 6 genitori su 10 il figlio ricoverato prova sofferenza. Necessarie terapie più appropriate e un ascolto più attento della “voce” dei bambini, affinché il dolore non lasci su di essi un segno che duri fino all’età adulta. Lampade colorate in dono ai piccoli pazienti delle pediatrie che hanno aderito al progetto.
Un dolore soprattutto di origine non oncologica, presente in più del 40% dei piccoli pazienti, misurato – nella metà dei casi – meno di 6 volte su 10 e gestito attraverso l’impiego di terapie che vedono al primo posto il paracetamolo (nel 34,2% dei casi). Sono alcuni dei numeri che descrivono la situazione dei reparti di pediatria in Italia, per quanto attiene il trattamento della sofferenza inutile. A redigere il quadro, l’Associazione pazienti vivere senza dolore, che oggi a Milano ha presentato l’iniziativa “Accendi un sorriso”, patrocinata dal Ministero della Salute. Cuore del progetto, un’indagine condotta su 59 pediatrie italiane, tra ottobre e dicembre 2011, per comprendere come in queste strutture il dolore venisse monitorato e trattato. I reparti sottopostisi alla survey riceveranno in dono variopinte lampade di cartapesta realizzate da bambini di scuole, ospedali, Comuni e laboratori artistici di varie zone d’Italia, nella speranza di “cambiare il colore al dolore”, illuminando le giornate dei piccoli pazienti ricoverati.
La survey ha coinvolto anche i familiari dei bambini ricoverati, attraverso la distribuzione di 722 questionari. È emerso come sia la mamma, nel 71,6% dei casi, a farsi carico del problema. I genitori hanno consapevolezza della sofferenza del figlio in oltre il 60% dei casi, così come ad oltre il 66% risulta che il dolore venga monitorato. Dell’avvenuta prescrizione e del tipo di terapia sono consapevoli rispettivamente il 56,4% e il 63,2% dei familiari. “Questi dati – aggiunge Marta Gentili – indicano che, in media, il 40-50% dei genitori dei bambini con dolore non viene informato in merito al problema”.
Tornando ai medici, le loro richieste per poter operare al meglio vanno dalla necessità di formazione (25%), alla dotazione di algometri pediatrici (16,7%), a una cartella clinica che riporti il parametro dolore (11,9%) e alla presenza nel prontuario farmaceutico dell’ospedale di farmaci adeguati per la cura del dolore nel bambino (7,1%). “Richieste condivisibili”, afferma Luca Bernardo, Direttore del Dipartimento materno-infantile e dell’U.O. di Pediatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, tra i reparti che hanno aderito al progetto. “Ma noi medici possiamo fare già molto con un approccio nuovo, che vada verso una migliore comunicazione con i pazienti. Ad esempio, può essere molto utile programmare all’interno della giornata il momento più consono per parlare del problema dolore con genitori e bambini, ovviamente secondo le modalità più opportune. Quando l’Associazione vivere senza dolore ci ha descritto il progetto ‘Accendi un sorriso’ – continua Bernardo – siamo rimasti entusiasti e abbiamo subito capito che non potevamo non partecipare. Il nostro reparto si è presto trasformato in una piccola fabbrica di lampade colorate, che siamo felici di donare ora ad altri piccoli pazienti”.
E proprio dalle pagine introduttive di questo volume arriva il messaggio di Marco Spizzichino, Direttore Ufficio XI, Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute. “Il percorso per il raggiungimento della tutela del diritto del cittadino ad accedere alle reti di cure palliative e di terapia del dolore è ancora molto lungo, in particolare per quanto riguarda l’assistenza dei piccoli pazienti, e solo l’assunzione di una precisa responsabilità degli attori coinvolti sarà garanzia del conseguimento di un totale successo” (Antonella Martucci in sintesi)

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Lettera dal deserto di Göran Tunström

Pubblicato da fidest su mercoledì, 21 marzo 2012

Il romanzo di uno dei più straordinari romanzieri svedesi del Novecento che ripercorre le tappe della formazione di Gesù, rileggendole secondo una nuova prospettiva umana, delicata e seducente.Traduzione dallo svedese e postfazione di Fulvio Ferrari pp. 235 – 16 euro “Göran Tunström regala la piacevole illusione di poter capire cos’è un uomo” – Corriere della Sera
Il libro – Questo è il deserto. Qui ho bussato per tutta la notte contro la sottile parete che mi separa dal divino.” Solo di fronte alla missione che lo attende, nel deserto in cui si ritira quaranta giorni prima di iniziare la sua predicazione, Gesù ripercorre in una lettera autobiografica tutta la sua infanzia e giovinezza, un periodo che non ha lasciato traccia nei Vangeli ma che qui trascende ogni dibattito storico-teologico per porre al centro l’uomo, il suo eterno interrogarsi sul bene e il male, sulle responsabilità individuali e collettive. Gesù è un bambino dall’insolita capacità di sentire quel legame profondo che unisce tutto il creato, è un adolescente così aperto al mondo e innamorato della vita che il cugino Giovanni, severo predicatore in cui “non c’è più nulla che sorride”, riconosce in lui il vero portatore di una nuova comunione tra gli uomini. Ma è anche un rivoluzionario che vede il suo popolo martoriato dalla dominazione romana, oppresso dal vuoto fanatismo della Legge del tempio e tradito dai sacerdoti corrotti. La ricerca di una nuova salvezza per i “cortili della fame” lo porta ad avvicinarsi alla guerriglia armata degli zeloti come ai “Messia” visionari che battono le strade della Palestina promettendo l’oblio dell’estasi, prima di rivelargli quel nuovo cammino di liberazione che lo condannerà alla solitudine, perché “chi si è liberato è un abominio agli occhi dell’oppresso”, finché l’uomo non capirà che “siamo noi stessi il regno che deve venire” e che per spezzare ogni giogo non servono miracoli, “è l’amore che manca”.
L’autore – Göran Tunström nasce nel 1937 a Sunne, nella regione svedese del Värmland. Il padre, pastore protestante, è appassionato di letteratura e organizza spesso serate dedicate alla lettura dei grandi classici per i borghesi colti della cittadina. Debutta negli anni Sessanta come poeta per affermarsi nel decennio successivo come uno dei più innovativi romanzieri svedesi. La sua sensualità e l’estro visionario e fantastico sono espressi pienamente nel capolavoro L’Oratorio di Natale (Iperborea 1996), con il quale ha raggiunto il successo, sancito dal Premio del Consiglio Nordico e dal Gran Premio del Romanzo. Per Il ladro della Bibbia (Iperborea 2006) ha ricevuto l’ambito Premio Selma Lagerlöf. Il “realismo magico” di Tunström comunica, tanto nella percezione del dolore quanto nella ricerca degli affetti, un caldo amore per la vita in ogni sua manifestazione. Iperborea ha pubblicato anche Uomini famosi che sono stati a Sunne (2003), vincitore del più importante premio letterario svedese, l’Augustpriset, come romanzo migliore dell’anno, Un prosatore a New York (2000), Chiarori (1999) e La vita vera (1998). Göran Turnström è scomparso nel febbraio 2000.

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Il dolore nella storia umana

Pubblicato da fidest su lunedì, 5 marzo 2012

E’ una condizione, quella della sofferenza, che è difficile d’accettare. Non mi riferisco di certo ad un banale mal di denti o ad un mal di pancia per una indigestione. La mia riflessione è rivolta al “grande dolore”, quello che per mesi, se non anni, attanaglia l’essere umano per un male incurabile, per una infermità debilitante. E’ un momento che la scienza e la fede hanno dedicato attenzioni di segno diverso. La scienza protesa a lenire il travaglio esistenziale con farmaci adeguati, mentre la religione, in senso lato, proclama il primato del sofferente come riscatto, come atto di santità e di fede. Un concetto, quest’ultimo, difficile da digerire. E’ come voler dire che la sofferenza è data al malvagio per punirlo e al giusto per premiarlo. Ma il dolore non è una merce per i buoni o per i cattivi. Esso fa parte della lotta che l’essere umano ingaggia con la natura, con le forze che cercano di sovrastarlo. Può colpire tutti, indistintamente e non c’entra con l’appartenenza o meno ad una religione né essa può arrogarsi il diritto di riscuoterne i meriti. Non è un sacrificio da offrire sull’altare della fede, ma è il prezzo del nostro essere e divenire a prescindere dai temi della rassegnazione, del “dono” da offrire ad un “signore offeso” per blandirne l’ira. Come potrebbe essere altrimenti se questo dolore profondo colpisce, ad esempio, un bambino? Chi mai, alla sua età, può aver provocato una offesa così grave da meritarsi una punizione così crudele? Ma se vi è un Dio che sa anche compiere il “miracolo” della guarigione dovremmo anche chiederci perché nel suo agire è tanto selettivo: a quello si e ad altri no. E non ci vengano a dire che la leva che smuove il sentimento della redenzione è dato dalla fede. Ognuno di noi crede e può anche pregare per un suo Dio, ma per il professante la sofferenza si trasforma in rassegnazione e anche in martirio in nome della fede, come il cilicio lo è per i fanatici e i masochisti, mentre per gli altri è la medicina del medico a fare da balsamo. Due diverse medicine, quindi, ma non frutto di una ricercata identità ultraterrena, per gli uni mentre manca agli altri, ma per il semplice motivo che la fede diventa un tramite per darci una ragione ed anche una speranza che la sofferenza possa tornarci un qualche modo utile per un premio di là della vita. Questa testimonianza, ad esempio, l’ho colta sul letto di un grande sofferente che mi diceva: “la vita è bella, va vissuta sino in fondo” E io pensavo, ascoltandolo stupito, è forse la paura di morire, dell’ignoto che lo attende a fargli dire queste parole? Ma potrebbe un vero credente pensarla seriamente e non chiedere al suo Dio di staccare la spina e di allontanare dalla propria bocca il calice con il veleno del duro travaglio? Dopo tutto l’essere umano è figlio del suo tempo mentre Dio lo è in tutti i tempi o, per meglio dire, è senza tempo e non ha, quindi, bisogno di mettere alla prova chicchessia, tanto già ne conoscezioni complessive del mercato del lavoro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Convivere nel rispetto e nella sicurezza per tutti

Pubblicato da fidest su venerdì, 16 dicembre 2011

I tragici fatti di Firenze, con l’assassinio di due senegalesi e il ferimento di altri tre, e pochi giorni prima quelli di Torino, dove un campo Rom è stato incendiato dalla folla, segnalano che la crisi italiana non é solo economica, ma più profonda. La tenuta stessa della nostra società è a rischio. La Comunità di Sant’Egidio esprime la sua partecipazione e il suo dolore alle vittime di questi fatti criminali, condanna questi gesti e richiama tutti gli italiani a un maggior senso di responsabilità. E’ urgente una riflessione sulla qualità del nostro tessuto sociale, così come una reazione forte e condivisa a questa violenza assurda e razzista. Italiani, immigrati e Rom: siamo tutti nello stesso Paese e legati a un comune destino. Ogni spirito di cieco antagonismo è distruttivo e sterile e mina le basi stesse della comunità nazionale. Non si pensi che in questo momento difficile la ricerca del capro espiatorio possa essere una soluzione: ci si salva solo insieme. Razzismo e antigitanismo sono malattie che deturpano l’immagine dell’Italia e la rendono più brutta e più invivibile per tutti. L’immagine di una folla urlante e insensata che brucia un campo di Rom, fa tornare in mente tempi bui della nostra storia che portarono solo dolore e distruzione.Ciò di cui ha bisogno il nostro Paese è di una nuova cultura del dialogo, non del disprezzo. Nessuno deve cedere alla rabbia, allo spirito di vendetta o a ulteriore violenza. Occorre soprattutto una rinuncia totale alla violenza verbale: troppo spesso in questi ultimi anni le parole hanno contribuito a creare quella cultura del disprezzo che ha prodotto l’attuale clima sociale contaminato e pesante. In questo momento di grave crisi del Paese la presenza dei cittadini stranieri in Italia è fondamentale: essi partecipano pienamente allo sviluppo economico e lo sostengono. Le comunità straniere in Italia sono laboriose e impegnate ad integrarsi nel tessuto sociale, non solo con il lavoro, ma con il loro contributo umano, culturale e di valori. La Comunità di Sant’Egidio rinnova il proprio impegno per un dialogo costruttivo e pacificatore, e rivolge un appello affinché si realizzi nel nostro Paese una cultura del vivere insieme, nel rispetto e nella sicurezza per tutti.

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Innovazione nel trattamento del dolore cronico severo

Pubblicato da fidest su venerdì, 2 dicembre 2011

Si terrà domani a Roma, un Convegno, presso il Centro Congressi Fontana di Trevi, Sala Loyola, che vedrà coinvolti oltre 200 medici tra ortopedici, fisiatri e reumatologi. Verranno approfonditi gli aspetti relativi all’attuale gestione e trattamento del dolore cronico in Italia e sarà anche l’occasione di approfondimento sulle caratteristiche farmacologiche e cliniche di Tapentadolo (Palexia®), la prima vera innovazione farmacologica, dopo 25 anni, in ambito di terapia del dolore. Il dolore cronico è una patologia che coinvolge una fetta rilevante della popolazione: secondo i risultati di una recente indagine, circa il 20% degli europei soffre di dolore cronico, di cui quasi un quarto in forma severa. In particolare in Italia si stima che la prevalenza del dolore cronico sia del 26%, percentuale cui corrispondono circa 15,6 milioni di persone, dove il mal di schiena (LBP) ha l‘incidenza più elevata, seguito dai dolori osteoarticolari. Come spiega Stefano Coaccioli, Professore Associato di Medicina Interna dell’Università di Perugia e Presidente della Fondazione Procacci “il dolore cronico degenerativo se non adeguatamente valutato e non opportunamente trattato, peggiora la qualità di vita del paziente, modificandone in peggio alcune funzioni d’organo e di apparato, impedendone la possibilità di fare fisioterapia e quindi riabilitazione”. Nonostante oggi, con la Legge 38/2010, la gestione del dolore cronico in Italia sia nettamente migliorata, la malattia è ancora sottostimata e spesso non adeguatamente trattata con pesanti ripercussioni sulla qualità di vita dei pazienti affetti. “L’arrivo di Tapentadolo è stato studiato specificatamente per i pazienti con artrosi, dolori osteoarticolari e lombalgie croniche, avendo un’ottima efficacia e profilo di tollerabilità, migliorando la compliance del paziente al trattamento”. Chiarisce Flaminia Coluzzi, Professore Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Mediche Chirurgiche Unità di Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore ‘Sapienza Università di Roma’. “I dati oggi disponibili dimostrano una spiccata attività analgesica di Tapentadolo, con il suo doppio meccanismo di azione (MOR-NRI) agisce contemporaneamente sul sistema oppioide e sul quello noradrenergico, avendo quindi la capacità di controllare entrambe le componenti del dolore cronico: nocicettiva e neuropatica”. Tiene a precisare la Professoressa Mariagrazia Grilli, Docente di Farmacologia presso la Facoltà di Farmacia dell’Università del Piemonte Orientale.
Il Gruppo Grünenthal è un’organizzazione indipendente, a conduzione familiare a carattere internazionale di ricerca farmaceutica con sede ad Aquisgrana, in Germania. Forte della sua posizione unica nel trattamento del dolore, ha come obiettivo quello di diventare l’azienda leader nell’innovazione terapeutica mantenendo sempre al centro le esigenze del paziente. Complessivamente, il Gruppo Grünenthal ha filiali in 36 paesi in tutto il mondo. I prodotti Grünenthal sono venduti in oltre 100 paesi e circa 4.900 sono i dipendenti che lavorano per il Gruppo a livello globale. Nel 2010, Grünenthal ha raggiunto un fatturato di circa 910 milioni di €. Per maggiori informazioni: http://www.grunenthal.com

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