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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Crisi: situazione drammatica

Pubblicato da fidest su venerdì, 6 aprile 2012

Troppi suicidi, troppi fallimenti economici familiari, troppa disoccupazione, troppe tasse rappresentano una miscela esplosiva – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale di Adiconsum – che rischia di portare il Paese sul crinale di una emergenza sociale ed economica sempre più drammaticamente tangibili.
La propensione al risparmio registra l’ennesimo record negativo attestandosi al 12% facendoci tornare indietro al 1995, cioè a 17 anni fa. L’inflazione erode il potere d’acquisto delle famiglie e le quote di profitto delle aziende non finanziarie, una donna su due ed un giovane su tre non ha occupazione.
Non è possibile – prosegue Giordano – continuare a passeggiare lungo quello che sempre di più appare come un baratro nel quale tantissime famiglie sono precipitate o rischiano di precipitare.
Adiconsum chiede al Governo ed alla maggioranza che lo sostiene:
1) l’immediata trasformazione in decreto legge del disegno di legge sul default dei consumatori;
2) il taglio delle accise sui carburanti e l’istituzione dell’Iva mobile;
3) il varo di una reale riforma fiscale che tagli le aliquote IRPEF dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, utilizzando le risorse recuperate con la lotta all’evasione fiscale e con l’aumento dell’IVA;
4) la cantierizzazione immediata di opere pubbliche capaci di iniettare risorse per lo sviluppo e creare occupazione diretta e da indotto produttivo.

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Bangladesh: situazione drammatica

Pubblicato da fidest su giovedì, 11 marzo 2010

Secondo i dati dell’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) da gennaio 2010 a oggi oltre 1.160 profughi Rohingya della Birmania sono stati arrestati in Bangladesh e per lo più espulsi verso la Birmania dove molti di loro sono nuovamente esposti a persecuzioni e violenze. Molti profughi detenuti sono esposti a maltrattamenti e almeno 366 profughi sono infatti stati consegnati direttamente alle forze di sicurezza birmane di frontiera. Nel campo profughi di Kutupalong è stato arrestato e picchiato anche un portavoce dei Rohingya per aver denunciato la difficile situazione dei profughi durante la visita di alcuni europarlamentari il 15 febbraio scorso.Gli appartenenti alla minoranza musulmana dei Rohingya non trovano protezione nemmeno nei campi profughi dove invece sono esposti ad aggressioni da parte delle forze di sicurezza e soffrono la fame a causa del rifiuto del Bangladesh di permettere alle organizzazioni umanitarie internazionali l’accesso ai campi profughi. L’ultimo rapporto dell’organizzazione statunitense “Physicians for Human Rights” (Medici per i Diritti Umani) mette in guardia da una tragedia umanitaria per quanto riguarda i circa 200.000 profughi Rohingya in Bangladesh. Se alle organizzazioni umanitarie non verrà permesso l’approvvigionamento alimentare, molti profughi rischieranno la morte per fame. Attualmente già il 18% dei bambini è gravemente malnutrito. La situazione umanitaria è resa difficile anche dal fatto che i campi profughi offrono un’adeguata sistemazione solamente per circa 75.000 persone mentre altri 125.000 profughi vivono in clandestinità, con la costante paura di essere aggrediti, arrestati ed espulsi verso la Birmania da cui sono dovuti fuggire. E’ evidente che alle autorità del Bangladesh manca la volontà politica di garantire la tutela dei profughi. In Birmania gli appartenenti alla minoranza musulmana dei Rohingya vengono privati di ogni basilare diritto. Così ad esempio fanno fatica a ottenere certificati di nascita, non possono sposarsi, non possono esercitare numerose professioni e lavori, sono fortemente limitati nella libertà di movimento e molta della loro terra è stata espropriata.Il 5 marzo 2010 un Rohingya è stato condannato a sei mesi di carcere per aver tentato di parlare con Tomas Ojea Quintana, inviato speciale dell’ONU per la Birmania che lo scorso 17 febbraio ha visitato la regione di Arakan in Birmania. Attualmente le unità di frontiera birmane costruiscono grazie al lavoro forzato dei Rohingya una rete di frontiera con il Bangladesh lunga 200 chilometri. In questo modo le autorità birmane vogliono impedire la fuga della popolazione musulmana Rohingya.

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Vaccino cinese contro influenza suina

Pubblicato da fidest su venerdì, 17 luglio 2009

L’allarme lanciato da Pietro Crovari, virologo di livello internazionale e docente di igiene generale e applicata presso l’Università di Genova, è inquietante. A breve, infatti, potrebbero venire commercializzati via internet vaccini contro l’influenza suina di produzione cinese che non rispetterebbero sufficienti criteri di qualità. In altri termini si profilerebbe all’orizzonte lo spettro di una drammatica ripetizione della recente disavventura del vaccino per l’epatite A prodotto in Cina, che generò la contrazione della malattia in quasi 3.000 persone. Sulla questione è intervenuto il responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti Manlio Caporale, che ha smorzato le polemiche circa la pericolosità dei vaccini contro l’influenza suina che a breve potrebbero essere importati dal mercato cinese: “La provenienza di un farmaco è un fattore dall’importanza irrilevante, purché questo rispetti tutti gli standard qualitativi del paese in cui verrà commercializzato. L’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia per il Farmaco devono vigilare sull’utilizzo di questi vaccini, visto che per essere commercializzati hanno bisogno di un’apposita autorizzazione. E’ ovvio che se il prezzo del vaccino è elevato ci saranno produttori in grado di produrlo a un prezzo più basso. In ciò non vedo nulla di male, purché il vaccino si veda riconosciuta l’autorizzazione internazionale e abbia un livello di purezza equivalente a quello prodotto in Europa”. Quanto al pericolo insito nell’acquisto del vaccino via internet, il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro non ha dubbi: “La rete sicuramente aumenta i rischi di assumere farmaci non autorizzati, ma questo è un fatto più culturale che sanitario. In Germania non comprerebbero mai farmaci via internet perché si ha la massima fiducia nell’istituzione sanitaria nazionale. Proprio per questo – conclude Caporale – ci si dovrebbe muovere per tempo con della pubblicità adeguata e oscurando i siti che commercializzano farmaci saltando i passaggi convenzionali”

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