Ashkelon, Israele e Houston, USA (NYSE: GE) ha annunciato la spedizione di dodici turbine a gas di derivazione aeronautica, modello LM-6000PC Sprint™, alla centrale elettrica Dorad Energy di Ashkelon, in Israele, per soddisfare parte del contratto da 200 milioni di dollari con Wood Group GTS. L’impianto svolgerà un ruolo determinante nell’innalzare i livelli di affidabilità del sistema elettrico nazionale israeliano, rappresentando uno dei primi e il più grande impianto energetico indipendente presente sul territorio da quando, alcuni anni fa, il mercato elettrico è stato deregolamentato.GE prevede l’avvio delle operazioni commerciali per la seconda metà del 2013. I generatori delle turbine a gas sono prodotti presso l’impianto di Veresegyház, vicino a Budapest, in Ungheria, attivo dal 2000 e base della produzione di componenti di turbine GE nella regione dell’Europa centrale.
Il sistema elettrico di Israele è caratterizzato da minimi margini di riserva o di capacità aggiuntiva per fare fronte ai periodi di picco; questo significa che in presenza di un forte aumento della richiesta vi è il rischio di interruzioni nella fornitura. Le turbine a gas aeroderivate LM6000-PC Sprint di GE sono delle unità a elevata potenza altamente efficienti la cui configurazione permetterà di attivarne e disattivarne intere sezioni in maniera molto rapida senza introdurre perdite in termini di efficienza energetica. Questo garantirà i massimi livelli di flessibilità ed efficienza dell’impianto in qualsiasi modalità operativa. La centrale utilizza un design a ciclo combinato: il calore generato dalle turbine a gas viene riutilizzato per produrre vapore e alimentare due generatori basati su turbina a vapore, a vantaggio di un ulteriore incremento dei livelli complessivi di output con percentuali di efficienza più elevate.
GE ha firmato l’accordo con Wood Group GTS, l’impresa EPC (engineering, procurement and construction) che si occupa della costruzione della centrale per conto di Dorad Energy. Divisione di John Wood Group PLC, Wood Group GTS fornirà inoltre i generatori con turbine a vapore e le relative attrezzature di supporto.Gli utenti finali di vari settori e la Israel Electric Corporation (IEC) acquisteranno l’energia prodotta dall’impianto, mentre la rete IEC si occuperà della trasmissione e distribuzione della stessa. Data la sua importanza, l’impianto potrà utilizzare due combustibili diversi, principalmente gas naturale ma anche distillati petroliferi se necessario.Molti clienti hanno scelto GE per supportare l’infrastruttura energetica di Israele. Negli ultimi sei mesi GE ha ricevuto, ad esempio, commesse per la fornitura di altre quattro unità LM6000 da destinare a diversi progetti di centrali elettriche situate a Ramle, Ashdod e Ramat Negev: con queste installazioni la base complessiva di potenza installata di turbine LM6000 in Israele arriverà alle 17 unità.In un mondo in continuo cambiamento e con esigenze energetiche diverse, il portafoglio di innovative soluzioni per l’energia distribuita di GE, che vanno da 100 chilowatt a 100 megawatt, offre alle aziende e alle comunità di tutto il mondo la capacità di generare energia affidabile ed efficiente utilizzando un’ampia varietà di combustibili ovunque, sia on-the-grid sia off-the grid. Le soluzioni per l’energia distribuita di GE offrono a clienti di tutti i tipi – dalle industrie alle comunità in via di sviluppo, fino ai funzionari governativi che gestiscono catastrofi e altre situazioni di emergenza – la capacità di generare energia affidabile e sostenibile quando e dove serve. L’offerta per l’energia distribuita di GE comprende turbine a gas di derivazione aeronautica, motori a gas Jenbacher e Waukesha e soluzioni per il recupero del calore di scarto.
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Turbine a gas per Israele
Pubblicato da fidest su venerdì, 25 maggio 2012
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Farmindustria: tassa su Aic serva per dare efficienza al sistema
Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012
L’introduzione di una quota annuale di 1.000 euro, a carico del titolare dell’Autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) da corrispondere all’Agenzia del farmaco, prevista dal nuovo regolamento Aifa, ha sollevato dissensi nel mondo della farmaceutica. «Si tratta di una nuova, ulteriore tassa che viene imposta sul nostro settore. Spero almeno che serva a recuperare efficienza» ha commentato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, a margine di un convegno sui medicinali generici tenutosi a Roma, e ha aggiunto: «Se questa tassa servirà a dare impulso allo sviluppo del farmaco, come previsto anche nello statuto dell’Aifa, e anche a dare efficienza al sistema, con tempi di autorizzazione e ispezioni più rapide, almeno avrà avuto un risultato utile». Ma di tutt’altro parere è Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, la tassa, ha detto, «peserà soprattutto su di noi, che siamo le industrie con il maggior numero di Aic. Quella che guido io, la Teva, ne ha circa 700. Questo significa dunque 700 mila euro l’anno di tasse». Ad alimentare le preoccupazioni di Farmindustria anche l’applicazione del pay back del 35% sull’eventuale sforamento della spesa per farmaci degli ospedali, prevista in una norma contenuta nella manovra di Luglio 2011, da ratificare entro giugno 2012. Scaccabarozzi auspica una deroga a tale norma sulla scia del rinvio a settembre del Patto per la salute: «Per noi diventa fondamentale che questo problema sia risolto prima di giugno a meno che ci sia una deroga anche per noi». D’altronde, conclude Scac cabarozzi, «se c’è stata una deroga del Patto per la salute, che ci sia una deroga anche della norma sul pay back, altrimenti le due cose non vanno in parallelo. In fondo credo che sia una cosa fattibile».(fonte farmacista33)
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Nuove farmacie, le Regioni tendono a contenere e i comuni a spingere
Pubblicato da fidest su sabato, 21 aprile 2012
È una scelta discrezionale dei comuni mettere o no in apertura le farmacie che scattano dall’eccedenza di abitanti prevista dal decreto liberalizzazioni. Questa almeno è l’interpretazione che con il passare delle settimane prende piede in un numero crescente di Regioni: la prima era stata la Lombardia, poi un paio di settimane fa si è aggiunto il Veneto (con una circolare che dà anche per «facoltativa» l’istituzione della prima farmacia nei paesi con meno di 3.300 abitanti), quindi il Lazio, l’Umbria e ora anche Piemonte.
Non sempre però i comuni rispettano le indicazioni. Anzi, i casi di sindaci che mettono in apertura pure le farmacie risultanti dai resti sono cons istenti anche dove le Regioni hanno fatto di tutto per “pilotare” le operazioni: nel Lazio, per esempio, gli uffici regionali hanno fatto i conti per i comuni e poi hanno trasmesso i totali (senza resti) per un riscontro; in diversi casi tuttavia le amministrazioni municipali hanno rifatto le somme e messo in apertura anche le farmacie risultanti dalle eccedenze. Anche in Umbria molti centri hanno fatto di testa propria, aiutati peraltro dalla Regione che ha comunicato solo nei giorni scorsi i criteri per il calcolo dei nuovi presidi.A giudicare da quanto raccontano i presidenti di ordine che a livello locale seguono lo svolgimento delle operazioni, questa “dissintonia” tra regioni e comuni non è frutto di capricci ma di preoccupazioni politiche divergenti: negli uffici di parecchi assessorati regionali si cerca in ogni modo di contenere il numero delle nuove aperture per gli oneri burocratici che ne deriveranno e i potenziali effetti sulla spesa farmaceutica regionale; tr a i sindaci, invece, l’apertura di nuove sedi è spesso un fiore all’occhiello da esibire alle prossime amministrative o comunque un segnale di attenzione nei confronti della comunità, quindi più ce ne sono e meglio è. Ed ecco allora spiegato perché altrove si preferisca temporeggiare: in Basilicata la Regione se ne rimarrà alla finestra fino alla scadenza del 26 aprile, quindi commissarierà per poi procedere ai conteggi secondo le proprie preferenze. Intanto procede anche l’applicazione del comma 17: lettere ai titolari over 65 in cui si chiede di indicare il nome del nuovo direttore (ma senza porre termini perentori) sono in distribuzione anche in Campania, con l’Asl di Avellino tra le più veloci a spedire. E qualche titolare a lamentarsi sui giornali per l’efficienza. «È l’unica azienda sanitaria della regione dove i ritardi si contano in giorni» commenta il presidente dell’Ordine provinciale, Ettore Novellino «l’effici enza non può essere a senso unico».(fonte farmacista33)
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Marino: destinare a prevenzione 10% del Fondo nazionale
Pubblicato da fidest su mercoledì, 14 marzo 2012
Dobbiamo lavorare per aumentare le risorse destinate alla prevenzione e passare dal 2%-5% del fondo sanitario nazionale al 10%. A lanciare l’appello, Ignazio Marino, presidente della Commissione per l’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, intervenuto alla presentazione in Senato dell’Italian Wellness Alliance, un’alleanza tra soggetti politici e universitari che segue la strategia globale dell’Oms, realizzando interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, con il coinvolgimento di istituzioni, federazioni sportive, Regioni e Comuni, che sostengano la diffusione di corretti stili di vita e alimentari e combattano la sedentarietà. «In molte città europee» è la riflessione di Marino «in materia di prevenzione, si è investito in iniziative che agevolano la mobilità dei cittadini per favorire l’attività fisica. In Italia stiamo lavorando, per esempio al Ddl sul fumo, quanto mai urgente, se si considera che, secondo dati di CittadinanzAttiva, l’8% degli studenti che fuma a scuola lo fa in classe. Ci sono degli stili di vita che devono essere cambiati, non con l’intento del proibizionismo ma con un cambiamento della cultura».(fonte farmacista33)
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Efficienza energetica
Pubblicato da fidest su giovedì, 8 dicembre 2011
Bruxelles sta varando una nuova direttiva sull’efficienza energetica il cui contenuto è stato oggetto di un dibattito nel forum promosso dalla FCS presso l’Auditorium del GSE . Il rappresentante della Direzione energia della Commissione Europea, la Dott.ssa Gergana Miladinova, ha sottolineato che la nuova direttiva prevede norme più vincolanti nei confronti degli stati e delle imprese, per realizzare entro il 2020 significativi miglioramenti di efficienza energetica nella produzione, trasmissione e consumo. L’ENEA è intervenuta presentando i risultati dell’utilizzo dello strumento delle detrazioni fiscali del55%. Tale strumento, a costo zero per lo Stato, ha permesso a migliaia di famiglie di fare investimenti per migliorare l’efficienza della propria abitazione (nuove caldaie, doppi vetri, coibentazione, etc), positivi i risultati sull’occupazione ed a far emergere il lavoro nero. La Fondazione Consumo Sostenibile ha evidenziato i “buchi neri” del 55% che hanno riguardato sia gli edifici pubblici, per mancanza di risorse, che i condomini, per le difficoltà a prendere decisioni unanimi. E’ stato, quindi, posto in evidenza che il ricorso ai cosiddetti “contratti servizio energia”, stipulati con le ESCO, possono rappresentare “l’uovo di colombo” per recuperare efficienza energetica anche negli edifici pubblici e nei condomini. Questa formula consente infatti alle ESCO di realizzare gli investimenti di riqualificazione degli edifici, il cui costo è ripagato dal risparmio conseguito in bolletta. Vari interventi hanno sottolineato di chiedere al Governo di valorizzare questo strumento, che consente di sbloccare consistenti investimenti per migliorare l’efficienza energetica negli edifici pubblici e nei condomini. Anche la rete di trasmissione deve essere ottimizzata con nuovi investimenti per produrre maggiore efficienza, perché sulla bolletta del consumatore ricadono sia i costi delle inefficienze che i costi dell’ energia elettrica prodotta, che non può essere distribuita per strozzature o inefficienze sulla rete. Di particolare rilievo è stato l’intervento del Sottosegretario Tullio Fanelli il quale ha sottolineato che il provvedimento del 55% rientra nelle priorità del Governo e che erano in corso gli approfondimenti per la messa a punto del provvedimento. Nel dibattito è intervenuto anche l’ex Presidente dell’Autorità dell’Energia Alessandro Ortis, che ha delineato il quadro delle problematiche del settore energetico ed i relativi provvedimenti che sarà opportuno prendere, nonché il ruolo che le associazioni consumatori devono svolgere in tema di proposte e di informazione ai consumatori. A conclusione del Forum, Paolo Landi, ha ricordato che la FCS intende svolgere attività di ricerca e di approfondimento sui grandi temi del consumerismo e della responsabilità sociale dell’impresa, con particolare attenzione al livello dell’Unione Europea. Ha sottolineato inoltre che qualora il costo delle detrazioni fiscali fosse scaricato dal Governo sulle bollette del gas, sarebbe una ulteriore tassa indiretta a carico delle famiglie, dopo che gli esorbitanti costi degli incentivi al fotovoltaico e delle altre fonti rinnovabili sono stati scaricati sulla bolletta dell’energia elettrica).
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Efficienza energetica
Pubblicato da fidest su lunedì, 5 dicembre 2011
La Fondazione Consumo Sostenibile, promuove un incontro per approfondire come l’Italia intende applicare la nuova direttiva sull’efficienza energetica. Al confronto sono presenti la Commissione Europea, Direzione energia, con la Dott.ssa Gergana Miladinova, il Sottosegretario all’Ambiente Tullio Fanelli, rappresentanti dei partiti On. Stefano Saglia e On. Federico Testa, rappresentanti dell’imprese, delle Associazioni dei Consumatori, dell’Autorità e del Ministero. L’incontro si terrà lunedì 5 Dicembre 2011 ore 14.30 presso il GSE viale maresciallo Pilsudsky, 91 ore 14.30.
Sull’efficienza energetica, sottolinea il Presidente della Fondazione Consumo Sostenibile Paolo Landi, siamo tutti coinvolti, lo sono le famiglie per contenere la spesa della bolletta energetica, lo sono le imprese e soprattutto lo sono gli edifici pubblici e condomini ove si registrano le maggiori inefficienze e sprechi sull’energia.
Sarà importante capire cosa intende fare il nuovo Governo, con quali incentivi e strumenti intende rispettare gli obiettivi della direttiva. Nell’incontro la FCS presenterà anche una proposta per conciliare la necessità di investimento sull’efficienza energetica e i vincoli e le difficoltà di bilancio, resi sempre più acuti dalla crisi economica. La Fondazione Consumo Sostenibile nasce, con la collaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori e Lega Consumatori, nel settembre 2011 da un idea di Paolo Landi con l’obiettivo di promuovere una cultura del consumo sostenibile, la responsabilità sociale d’impresa e la cooperazione internazionale. Prendendo ispirazione dal messaggio della lettera Enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” (n.66) si vuole sviluppare la creazione di un “centro”, di una “rete” (reale e virtuale allo stesso tempo) dove poter fare maturare i concetti di sostenibilità e responsabilità legati da una parte ai consumatori (un consumo responsabile) e dall’altra alle imprese (responsabilità sociale d’impresa) il tutto dentro la cornice dell’Unione Europea.
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Mediazione obbligatoria
Pubblicato da fidest su domenica, 6 novembre 2011
Il Governo accelera sulla mediazione obbligatoria in quanto non si dovrà aspettare marzo 2012 per passare necessariamente da un Organismo di mediazione per le controversie relative ai sinistri stradali e alle liti condominiali, prima di poter iniziare un giudizio presso il Giudice ordinario. Infatti, è quanto previsto dal maxiemendamento presentato dal Governo al ddl sulla stabilità tra le misure finalizzate all’efficienza e allo snellimento della giustizia.
Il maxiemendamento dispone che le controversie relative ai sinistri stradali e alle liti condominiali siano sottoposte a conciliazione obbligatoria (e cioè mediazione quale condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria ) da subito senza attendere la scadenza di marzo 2012, inizialmente stabilita dalla legge. E’ un’anticipazione importante che comporterà sicuramente una deflazione dell’attività dei Tribunali ed un aumento considerevole delle richieste di mediazione.
Il Governo completa l’opera iniziata con il D.Lgs. 28/2010 e con i provvedimenti successivi in tema di <favor mediationis>, completando le materie per cui è prevista la condizione di procedibilità. (a cura di Prof. D. Lenoci)
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Che succede nei labirinti della moneta?
Pubblicato da fidest su giovedì, 3 novembre 2011
Ancona 3 novembre alle 17 nella Sala del Consiglio della Facoltà di Economia. Il funzionamento dei sistemi monetari moderni è assai complesso: si basa su decisioni in condizioni di incertezza e su delicati rapporti fiduciari, deve tener conto delle aspettative di molteplici attori, viene condizionato da un’ampia gamma di rischi da valutare e gestire, pone alle autorità monetarie il difficile problema di equilibrare efficienza e stabilità, liberalizzazione e regolamentazione di mercati interdipendenti e innovativi. Per fare il punto su così complesso meccanismo, il professore Pietro Alessandrini ha scritto un libro che è una mappa per orientarsi nei meandri dell’economia e della politica monetaria, di cui fornisce il quadro teorico di riferimento, i concetti chiave, gli strumenti interpretativi, i fattori di crisi, le politiche di intervento con un costante riferimento alla realtà senza tralasciare i problemi più discussi e attuali.Il libro, dal titolo “Economia e politica della moneta” (Il Mulino), sarà presentato nel corso di un incontro, presieduto da Alberto Zazzaro, che prevede gli interventi di Angelo Baglioni dell’Università Cattolica, di Riccardo De Bonis della Banca d’Italia, di Marcello De Cecco della Normale Superiore di Pisa, di Marcello Messori dell’Università Tor Vergata.
Tirerà le conclusioni Tirerà le conclusioni l’autore stesso, Pietro Alessandrini, docente di Politica Economica, di Economia Monetaria e di Politica monetaria europea all’Università Politecnica delle Marche, che chiarisce: “Avrei voluto intitolare il libro “Nel labirinto della moneta”, proprio per indicare la necessità di procedere con cautela, per non sperdersi nella rete intricata di rapporti entro la quale va collocato lo studio dell’economia monetaria: una rete che si estende a tutto il sistema finanziario, all’interno del quale è sempre più difficile isolare i confini dell’analisi monetaria. Non è soltanto un problema di aggregati monetari, che tendono ad ampliarsi. Riguarda soprattutto la rapida diffusione delle informazioni e la complessa trasmissione degli effetti su mercati più efficienti e più integrati”.
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Tagli agli sprechi dello Stato
Pubblicato da fidest su sabato, 22 ottobre 2011
Ma se non si vuole incidere sugli aspetti fondamentali dell’apparato burocratico tra i quali spicca l’organizzazione della sicurezza in senso lato dei cittadini, non si comprende come mai nessuna manovra o decreto anticrisi abbia pensato a razionalizzare le decine di forze di polizia presenti sul Territorio nazionale che purtroppo si traducono in un inutile ed evidente duplicazione di servizi che potrebbero essere gestiti da un minore numero di questi apparati, garantendo comunque analoga o maggiore efficienza. Questi aspetti possono essere evidenziati da una serie di questioni pratiche che accadono quotidianamente ai cittadini. Per esempio in caso di qualsiasi emergenza, molto spesso ci troviamo nell’imbarazzo o meglio nell’incertezza su quale numero chiamare. Il 113 o 112, 115, 118, 1717 o 1515. E se si deve contattare una qualsiasi polizia locale a quale numero ci si deve rivolgere se non lo si conosce perché magari non si è del luogo.
Le polizie “ statali “ in Italia sono apparentemente sette: Polizia Di Stato, Arma Dei Carabinieri, Guardia Di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Penitenziaria, Capitaneria Di Porto, Corpo Nazionale Dei Vigili Del Fuoco. Già facendo la somma tra carabinieri, polizia e fiamme gialle, superiamo ogni record europeo.
Sommate le altre quattro, abbiamo mezzo milione di uomini. Un agente di polizia ogni 175 italiani, rispettivamente 50% e 20% in più rispetto a Gran Bretagna e Germania. Alle inevitabili duplicazioni di funzione dei ruoli delle varie polizie dell’ordinamento statale fanno da contraltare i doppioni di quelle locali.nSulle strade e non solo, infatti, accanto agli apparati dello Stato, troviamo anche la Polizia Municipale o locale, Provinciale, fino ad arrivare ai famigerati Ausiliari del Traffico. Così come sulla sicurezza alimentare, solo per fare qualche esempio, vigilano carabinieri, forestali dello Stato e delle Regioni, così come l’autorità di controllo sanitario di derivazione Asl. Quali sono i costi dipendenti da queste duplicazioni? Sarebbe forse opportuno che in un momento di crisi economica dello stato, forse qualcuno si decidesse a parlarne e prendesse gli opportuni provvedimenti per tentare una razionalizzazione delle risorse presenti.
E chi parla, – Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” – è un ufficiale in congedo dell’Arma Dei carabinieri, figlio di poliziotto, che è consapevole dell’autorevole ruolo e della tradizione delle varie forze di polizia a cui va il merito di garantire la sicurezza dei cittadini nonostante l’esiguità di mezzi e risorse. Si cominci, allora immediatamente ad unificare in un unico numero telefonico quello delle emergenze, dato che pare per tale ragione l’Italia paghi sanzioni pari a 30mila euro al giorno da parte dell’Unione Europea che raggiungeranno la quota di 90mila a breve, per poi passare ad una revisione generale dei ruoli e delle competenze delle forze di polizia. Si dimostri coraggio, nel rispetto dei contribuenti, ma garantendo gli stessi o superiori livelli di sicurezza per i cittadini.
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Commissione errori sanitari
Pubblicato da fidest su venerdì, 15 luglio 2011
“Uno straordinario lavoro che costituisce punto di riferimento per individuare nell’arco del decennio 2000-2010 sprechi, anomalie, disfunzioni e gravi lesioni del principi di legalità, trasparenza ed efficienza della spesa pubblica, con gravissimo nocumento per la salute dei cittadini e per la stessa professionalità degli operatori del settore”. E’ quanto dichiarato dal Presidente Orlando dopo la Presentazione della Relazione conclusiva sulla Sanità calabrese approvata oggi all’unanimità dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali. La mancanza di un processo di razionalizzazione della rete ospedaliera calabrese con conseguenti inappropriatezze nell’utilizzo delle risorse ed evidenti riflessi sui livelli di assistenza garantiti alla popolazione; un tasso di ospedalizzazione molto alto per sopperire, spesso, alla mancanza di risposte assistenziali alternative in strutture di lungodegenza; un elevato numero di dirigenti medici rispetto agli operatori del comparto. E’ il quadro della sanità calabrese, dal punto di vista della qualità del Servizio, evidenziato dalla Commissione nella relazione conclusiva. Ancor più grave quanto emerge dal punto di vista della situazione finanziaria della Sanità in Calabria, ovvero: dati contabili inaffidabili, carenza di un efficiente sistema di controllo, eccessivo ricorso alle anticipazioni di cassa, disarmonia tra programmazione annuale e budget. A questo si aggiungono illegittimità nell’acquisto dei farmaci; inosservanza delle norme in materia di appalti pubblici; mancata utilizzazione di strutture e apparecchi medico-sanitari; pagamento di fatture riferibili ad operazioni inesistenti; ritardato pagamento ai fornitori; illegittimo conferimento di incarichi professionali e consulenze. “La Commissione – ha proseguito Orlando – ha indicato con precisione quanto si può e si deve fare per una svolta, anche culturale, che recuperi la salute come un diritto e non come un favore e che rispetti le professionalità secondo i meriti e non secondo le appartenenze”. “La Commissione, che pure ha studiato e condannato il passato, che pure ha chiesto e chiede che vengano fatte valere tutte le responsabilità, senza sconti o inaccettabili difese corporative, intende dare il proprio contributo affinché in futuro tutti coloro che hanno responsabilità nel settore facciano ciò che dicono di voler fare e non dicano più con proclami e annunci ciò che sanno che non faranno o non potranno fare. Questo rigore, che ha ispirato la Commissione dovrà ispirare il comportamento di tutti e di ciascuno perché finalmente i calabresi smettano di esser discriminati con riferimento ad un diritto fondamentale come il diritto alla tutela della salute” ha concluso Orlando. Dati e considerazioni alla base della relazione della Commissione d’inchiesta, sono il frutto di un percorso di indagine iniziato nell’autunno 2009, a seguito del ripetersi, con frequenza, di casi di presunto errore sanitario tali da creare allarme sociale nella popolazione. Nel corso di questi mesi sono state effettuate missioni e sopralluoghi (presso l’Ospedale di Locri e gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria) e sono stati ascoltati gli amministratori locali (l’allora presidente della regione Agazio Loiero, il dirigente generale per la tutela della salute della regione,Andrea Guerzoni e l’attuale presidente, Giuseppe Scopelliti). Contributo fondamentale all’indagine è stato tratto dalla Relazione fornita dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e dall’acquisizione di atti e documenti dei due tavoli nazionali di controllo (Palumbo e Massicci, relativi, rispettivamente all’aspetto qualitativo ed economico del Servizio sanitario nazionale). Importanti elementi sono, infine, emersi dall’incontro con il Presidente e del Procuratore della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la Regione Calabria. (Livia Parisi)
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Disomogeneità del federalismo
Pubblicato da fidest su martedì, 28 giugno 2011
Da quando è entrato in vigore, il decentramento regionale delle competenze sulla sanità ha comportato un ampliamento significativo delle differenze fra Regioni, con un federalismo che rischia di travolgere i territori più deboli, perché è portato avanti senza fare sì che gli standard di costo e servizio delle eccellenze diventino un dato comune. La denuncia è di Paolo Tagliavini, presidente di Federfarma Servizi, intervenuto al convegno di giovedì scorso “Federalismo e distribuzione farmaceutica. I criteri di misurazione dell’efficienza”. «Come distribuzione farmaceutica» spiega Tagliavini, «ci auguriamo il superamento della frammentarietà dell’assistenza e degli squilibri territoriali, non solo tra regione a regione, ma anche tra le Asl». Frammentarietà di cui non mancano esempi: «Basti pensare che i farmaci a base del principio attivo bicalutamide, utilizzati per la cura del carcinoma alla prostata, vengono distribuiti per la quasi totalità in farmacia nel Lazio, in Puglia, in Lombardia e in Basilicata, mentre passano quasi totalmente per le Asl in Abruzzo e Molise. Per quanto riguarda poi i pazienti affetti da sindrome coronarica, una patologia in forte diffusione, possono curarsi quasi completamente nei presidi sul territorio in Piemonte, Val d’Aosta e Basilicata, mentre in Abruzzo e Molise devono recarsi presso le Asl, dove vengono distribuiti l’80% dei medicinali per questa malattia». E ancora: i farmaci a base di aripiprazolo, per il trattamento della schizofrenia, sono disponibili in farmacia per la quasi totalità in Liguria, Lazio, Abruzzo e Molise, mentre in Campania per oltre il 50% sono erogati dalle Asl. «È alla luce di questa situazione che riteniamo si debba fare ancora molto per garantire un accesso uniforme all’assistenza sanitaria su tutto il territorio nazionale, superando l’attuale frammentazione del sistema distributivo».
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Investimento Eli Lilly
Pubblicato da fidest su mercoledì, 8 giugno 2011
In riferimento all’annuncio fatto oggi dalla Eli Lilly secondo cui l’azienda ha confermato e aumentato gli investimenti italiani per raddoppiare la capacità produttiva del polo produttivo fiorentino, il Senatore Ignazio Marino, Presidente Commissione Parlamentare di Inchiesta sull’efficacia e sull’efficienza del Sistema Sanitario Nazionale, ha dichiarato: “Sono molto felice di apprendere che Eli Lilly ha annunciato l’ampliamento del sito produttivo di Sesto Fiorentino, a così breve tempo dalla sua inaugurazione. Questo premia l’impegno e la serietà di Lilly Italia e dimostra la lungimiranza della casa madre che, in un periodo di forte crisi internazionale, investe con convinzione rinnovata nel nostro paese. Ciò costituirà un vantaggio per i pazienti, per il territorio e per le professionalità italiane coinvolte nell’operazione. Sarò lieto di visitare la seconda linea di produzione di insulina da DNA ricombinante che verrà inaugurata nel 2012”. Anche il Senatore Antonio Tomassini, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato, ha commentato la notizia affermando: “Sono molto felice che si vada a concretizzare quanto fortemente speravamo, per cui ci siamo impegnati e abbiamo lavorato”.
Il Senatore Cesare Cursi, Presidente della Commissione permanente Industria, Commercio, Turismo ha dichiarato: “Queste sono le cose che fanno bene all’Italia e al nostro sistema economico, per questo vanno sostenute e incentivate. Le aziende come Eli Lilly danno l’esempio di come sia possibile investire in Italia e di come questa sia una scelta di successo”.
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Nasce “public affairs community of Europe”
Pubblicato da fidest su mercoledì, 18 maggio 2011
Su iniziativa dell’Associazione italiana Il Chiostro – per la trasparenza delle lobby, che raggruppa 130 professionisti delle relazioni istituzionali, nasce a Roma “Public Affairs Community of Europe” (PACE), il primo comitato che riunisce i lobbisti d’Europa, creato con l’obiettivo di dare vita ad un coordinamento costante tra le associazioni di lobbisti e professionisti di public affairs dei 27 Paesi dell’Unione Europea e degli stati non membri che operano a Bruxelles. I partecipanti hanno ringraziato Il Chiostro per la qualità e l’efficienza dell’organizzazione e per l’occasione di un incontro che ha posto la prima pietra per la costruzione di un ruolo più attivo del lobbismo inteso come pilastro della democrazia in Europa. La conferenza ha visto la testimonianza di Tony Podesta, tra i più autorevoli lobbisti degli Stati Uniti, presidente dell’omonimo Podesta group, che ha sottolineato l’importanza di un meeting internazionale sull’attività di lobbying e ha mostrato grande entusiasmo per l’arricchimento di idee ed esperienze avute dal confronto con le dinamiche europee.
Il Chiostro si pone fondamentalmente quattro obbiettivi: diffondere i valori e la cultura del pluralismo e di una democrazia aperta al dialogo con chiunque abbia legittimi interessi da rappresentare ai pubblici decisori; delineare una precisa identità dell’attività di lobbying, distinguendola da altre con cui è tuttora confusa e a cui è impropriamente assimilata e diffonderne le caratteristiche peculiari nell’opinione pubblica; ottenere una regolamentazione chiara, semplice e non viziata da pregiudizi; contribuire a un’adeguata formazione professionale interdisciplinare dei lobbisti, basata su solidi valori etici.
Giuseppe Mazzei, Presidente Il Chiostro. Giornalista e saggista, insegna Linguaggio giornalistico e Relazioni istituzionali alla Sapienza di Roma ed è stato responsabile dei rapporti con le Autorità indipendenti della RAI.
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Governo: rivedere programma nucleare
Pubblicato da fidest su martedì, 22 marzo 2011
«Sulla scia di quanto sta succedendo nella comunità internazionale, nella quale si distinguono Paesi dalla lunga “tradizione” nucleare che stanno rivedendo le proprie politiche energetiche riflettendo sull’opportunità di utilizzare il nucleare da fissione come forma di approvvigionamento, auspichiamo che il Governo italiano assuma una posizione netta, decidendo di non proseguire con il progetto di costruzione di quattro nuove centrali a tecnologia EPR. Una tecnologia che va consegnata definitivamente alla storia, per i problemi di sicurezza e smaltimento delle scorie che continua a generare». Lo dichiara in una nota il presidente della Commissione Ambiente di Roma Capitale, Andrea De Priamo. «Un deciso cambio di rotta – ha auspicato il presidente De Priamo – per far decadere l’imminente quesito referendario, dirottare risorse nella ricerca tecnologica sul nucleare di IV generazione e da fusione e rafforzare così l’impegno per una maggiore autonomia energetica del nostro Paese, possibile attraverso un mix di fonti inclusivo delle energie rinnovabili, di politiche a sostegno della riduzione degli sprechi e dell’efficienza energetica».
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L’autotrasporto in Italia
Pubblicato da fidest su venerdì, 4 marzo 2011
Roma 8 marzo, ore 9.30 Palazzo Marini – camera dei Deputati Sala delle Colonne, via poli Eccessiva la spesa, scarsa l’efficienza Prospettive di sviluppo per un settore da riformare Con Antonio Borghesi, vice capogruppo Italia dei Valori, Camera dei Deputati Giuseppina Della Pepa, segretario generale ANITA Riccardo Fuochi, presidente Confapi Trasporti Gian Maria Gros Pietro, presidente Federtrasporto Dringa Milito Pagliara, responsabile nazionale Trasporti Italia dei Valori Gianni Montali, segretario nazionale CNA-FITA Conclude Antonio Di Pietro, presidente Italia dei Valori
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