Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 170

Posts Tagged ‘europa’

Piano immigrazione

Posted by fidest on Saturday, 12 July 2014

labour-migration“Dopo l’accoglienza indegna dei minori migranti negli ultimi mesi, l’accordo raggiunto oggi alla Conferenza Stato-Regioni per il lancio di un Piano Immigrazione, in base alle prime informazioni circolate, rappresenta un passo avanti per garantire finalmente condizioni dignitose, in particolare per le migliaia di minori che devono essere adeguatamente protetti,” ha dichiarato Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children.Nell’attuazione del Piano, Save the Children raccomanda che si risponda prioritariamente ai bisogni dei più vulnerabili, e in particolare dei bambini più piccoli che giungono con le loro famiglie, per la maggior parte in fuga da situazioni di conflitto come i 3.091 arrivati dalla Siria tra il 1 gennaio e il 30 giugno del 2014, e dei minori non accompagnati, 6.498 giunti nello stesso periodo, dopo aver affrontato da soli viaggi estenuanti e spesso varie forme di violenza.“Anche se rappresenta una svolta dal punto di vista operativo, il Piano non risponde alla totale assenza di una legge organica specifica per l’accoglienza e la protezione dei minori stranieri non accompagnati, alla quale Save the Children ha voluto rispondere lo scorso ottobre 2013 con una proposta di disegno di legge, presentata dai principali partici politici dei diversi schieramenti e ora assegnata alla I° Commissione della Camera (C. 1658). E’ indispensabile che il disegno di legge venga discusso e approvato al più presto per consentire una vera svolta nella gestione di un fenomeno che rappresenta una costante nel flusso degli arrivi via mare.”Secondo le stime di Save the Children, dal 1 gennaio 2014 all’8 luglio 2014 sono arrivati via mare in Italia complessivamente circa 70.921 migranti, per la maggior parte eritrei, siriani, egiziani, somali e sub sahariani, di cui almeno 11.746 minori (4.812 accompagnati e circa 6.934 non accompagnati).Al 24 giugno 2014 erano almeno 780 i minori non accompagnati ospitati in centri di prima accoglienza in condizioni spesso inaccettabili, ancora in attesa di collocamento in comunità a volte anche da settimane o mesi (537 in Sicilia, 144 in Puglia, 82 in Calabria. In particolare, 18 minori erano ospitati in centri per adulti: 10 al CARA di Bari, 8 in Centri di Accoglienza Straordinaria CAS – di cui uno in Provincia di Catanzaro e due in provincia di Taranto).
Save the Children, l’Organizzazione che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti, è presente e opera nelle regioni di sbarco del Sud Italia in collaborazione con UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees), IOM (International Organization for Migration) e Croce Rossa Italiana nell’ambito del progetto Praesidium, coordinato dal Ministero dell’Interno e finanziato dal Ministero dell’Interno Italiano e dall’Unione Europea. A partire dal mese di maggio 2014, Save the Children è intervenuta, in alcuni casi dove le condizioni nei centri di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati in Sicilia erano particolarmente critiche, con la distribuzione di kit per l’igiene e beni di prima necessità. L’Organizzazione fornisce inoltre supporto e servizi ai minori migranti non accompagnati presso i 2 centri diurni Civico Zero a Roma e a Milano.

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Test clinici: maggiore trasparenza e una migliore protezione dei pazienti

Posted by fidest on Friday, 4 April 2014

Brafa 2011 - Musée Mayer van den Bergh - La Mise au Tombeau de Saint André, Bruxelles, vers 1510-1515Secondo un progetto legislativo informalmente concordato con i ministri europei e approvato mercoledì, le aziende farmaceutiche e i ricercatori universitari dovranno pubblicare i risultati di tutte le sperimentazioni cliniche europee in una banca dati pubblicamente accessibile.La normativa facilita anche la cooperazione transnazionale per condurre test clinici su larga scala così da incrementare, a sua volta, gli sforzi per sviluppare trattamenti speciali, ad esempio per malattie rare.”Sono lieto che la stragrande maggioranza dei deputati abbia sostenuto quest’accordo. I test saranno effettuati in maniera più trasparente, dando maggiore speranza ai pazienti che necessitano nuovi e migliori trattamenti e aumentando il numero di posti di lavoro qualificati e di ricerca in Europa”, ha detto Glenis Willmott (S&D, UK), relatrice. La sua relazione è stata adottata con 594 voti a favore, 17 contrari e 13 astensioni.”La nuova legge, inoltre, offre speranza alle milioni di persone in Europa che soffrono di malattie rare, permettendo test transnazionali molto più facili da svolgere. Semplicemente non ci sono abbastanza pazienti in un solo paese per sviluppare o migliorare nuovi trattamenti alle malattie rare. Lavorando a livello europeo, possiamo ridurre l’enorme costo e l’onere di condurre test al di la delle frontiere,”  ha detto il relatore.L’atto legislativo snellirà le norme in materia di test clinici in tutta Europa, agevolando la cooperazione transnazionale per consentire test su larga scala e più affidabili, così come quelli sui prodotti per le malattie rare. Ciò facilita la procedura di comunicazione e autorizza la Commissione europea a fare controlli. Una volta che uno sponsor di test clinici ha presentato un dossier di domanda a uno Stato membro, lo Stato membro dovrà rispondere entro i termini stabiliti.

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Il Parlamento sostiene il potenziamento del meccanismo comunitario di risposta alle catastrofi

Posted by fidest on Wednesday, 11 December 2013

English: Canadair I-DPCW -- 16 - Italian "...

English: Canadair I-DPCW — 16 – Italian “Protezione Civile” Italiano: Canadair I-DPCW — 16 – Protezione Civile Italiana (Photo credit: Wikipedia)

Le nuove regole che aggiornano il meccanismo di protezione civile dell’UE, che coordina gli interventi in risposta a catastrofi naturali e di origine umana come terremoti, perdite di petrolio in mare o incendi, sono state approvate martedì dai deputati. La proposta, già concordata con i governi nazionali, assicura maggiori finanziamenti e semplifica la procedura per mettere in comune risorse quali squadre di soccorso e aerei, facilitando interventi anche per catastrofi al di fuori dell’UE.”Oggi, abbiamo fatto un passo piccolo ma concreto per rendere la nostra Unione europea un luogo più sicuro”, ha dichiarato la relatrice Elisabetta Gardini (PPE, IT), dopo che la sua relazione è stata approvata con 608 voti favorevoli, 75 contrari e 10 astensioni.”Con questo meccanismo, gli Stati membri e le relative autorità possono lavorare insieme, attraverso le frontiere, per preparare al meglio e rispondere alle catastrofi in modo più efficiente ed efficace. Questa legislazione si occupa di un settore del nostro lavoro nel quale il cittadino UE medio vuole “più Europa””, ha concluso.Il bilancio della protezione civile per il 2014-2020 è stato aumentato a 368.428.000 di euro ai prezzi attuali.Per prevenire efficacemente le catastrofi, i paesi europei potranno coordinarsi meglio per rispondere ai disastri e condividere, su base regolare, le informazioni sulla valutazione dei rischi, sullo scambio di migliori pratiche nonché individuare congiuntamente i punti che richiedono ulteriori sforzi.Gli addetti alla protezione civile che operano al di fuori dei loro paesi d’origine potranno avvalersi di più formazione e saranno previste più esercitazioni per testare le capacità di reazione, quali squadre di ricerca e di soccorso e ospedali da campo.
Verrà inoltre creato un Centro europeo di risposta alle emergenze (CERE), che sostituirà le vigenti disposizioni ad hoc con un sistema più prevedibile e affidabile.

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Migrazione: l’UE deve agire per evitare ulteriori tragedie

Posted by fidest on Monday, 4 November 2013

Tragedie come l’annegamento dei migranti al largo di Lampedusa devono segnare un punto di svolta per l’Europa. Tali eventi possono essere evitati solo con sforzi coordinati a livello UE, ispirati dalla solidarietà e dalla responsabilità, ha dichiarato mercoledì l’Aula, nel dibattito sul Vertice UE del 24-25 ottobre. I deputati hanno reiterato che gli Stati membri hanno il dovere legale di assistere i migranti in difficoltà in mare e sottolineato che l’ingresso legale nell’UE è preferibile a quello più pericoloso da clandestino.Per il Parlamento, l’UE e i suoi Stati membri devono attivarsi maggiormente per evitare ulteriori perdite di vite umane in mare. I deputati esprimono profonda tristezza e rammarico per la tragica perdita di vite al largo di Lampedusa, indicando ancora una volta la necessità per gli Stati membri di rispettare i loro obblighi internazionali di soccorso in mare, per salvare la vita a persone in pericolo.Nel documento si ricorda che “Lampedusa deve rappresentare un punto di svolta per l’Europa” e “l’unico modo per evitare un’altra tragedia è di adottare un approccio coordinato, basato sulla solidarietà e sulla responsabilità, coadiuvato da strumenti comuni”. I deputati, inoltre, sottolineano che la ricollocazione dei richiedenti asilo “è una delle forme più concrete di solidarietà e di condivisione delle responsabilità”.Il Parlamento, inoltre, esorta i paesi terzi a rispettare il diritto internazionale per salvare vite in mare. Gli accordi per gestire la migrazione tra l’UE e i paesi di transito dovrebbero rappresentare “una priorità per l’Unione europea nel prossimo futuro” come pure l’assistenza ai paesi d’origine dei migranti. I deputati invitano l’UE a continuare a offrire assistenza umanitaria, finanziaria e politica nelle aree di crisi del Nordafrica e del Medio Oriente, per affrontare la migrazione e la pressione umanitaria alla radice.I deputati chiedono assistenza umanitaria per i sopravvissuti ed esortano l’UE e gli Stati membri a modificare o rivedere le normative per garantire che le persone non possano essere punite per aver prestato assistenza a migranti in difficoltà in mare.

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Le riforme costituzionali

Posted by fidest on Tuesday, 20 August 2013

Ancora una volta, in questi giorni, si celebra un rituale ben noto, almeno da venti anni, agli addetti ai lavori ed è messo in atto dai politici di oggi per la riforma della Costituzione italiana. E tutto questo accadde mentre essa ha compiuto 65 anni. Una nascita, a ben ricordare, non priva di contrasti, anche profondi, tra i nostri padri costituenti, tanto che ci vollero anni per renderla applicabile nelle sue parti più controverse. Ma una costituzione può durare mezzo secolo e restare d’attualità? Che cosa sono, in definitiva, questa manciata di anni rispetto alla esistenza uma-na e alle sue ben radicate tradizioni?
Se ci guardiano intorno ci accorgiamo che il XX secolo è stato il tempo dei più profondi ribaltamenti di posizioni che si siano mai verificati nel pas-sato. Tanto per cominciare siamo stati testimoni e vittime di due grandi e devastanti guerre mondiali e l’ultima è culminata, non dimentichiamolo, con l’assaggio degli effetti di un’arma distruttiva, quella ato-mica, che è stata capace di condizionare per anni le nostre scelte politiche ed ideologiche. Nel frattempo abbiamo avuto nella sola Europa quattro grandi dittature da Franco a Mussolini da Hitler a Stalin. Abbiamo visto nascere e consolidarsi il comunismo-leninismo e diventare una religione di stato con il suo socialismo reale e per settanta anni questa speranza/timore ha diviso il mondo intero. Poi di colpo tutto è crollato come un muro di terra e mattoni costruito sulla sabbia. Ma la rivoluzione, la vera grande mattatrice del nostro tempo, è un’altra e la stiamo vivendo con grande affanno: è quella tecnologica. Qui poggiano i limiti di tutte le costituzioni del mondo vecchie e meno centenarie, di tutte le regole che faticosamente ci siamo imposte nel nostro vivere comune. E’ un qualcosa che non riusciamo ancora a ben definire, ma che sta modificando in profondità il nostro modo di vivere. Ed è proprio questa la considerazione che dobbiamo trarre allorché siamo chiamati a decidere se alcune “regole” costituzionali siano diventate ob-solete o meno. Lo possiamo agevolmente notare sul piano dei rapporti politico/economici quando gli umori degli uni incidono sui comportamenti degli altri, sul sistema delle comunicazioni quando il filtro delle notizie è affidato al libero mercato degli affari ed ancora sugli effetti che possono derivare sul fronte di talune devianze ideologiche nei confronti di chi ha meno soli-de tradizioni culturali e di costume.
Proprio per questo motivo la costituzione è chiamata soprattutto a pronunciarsi sui principi, in al-tre parole su regole di comportamento più generali e di indirizzo lasciando poi alle leggi specifiche una sua adeguata regolamentazione e all’occorrenza permutabilità e soprattutto con procedure meno “so-lenni”. Se questo è il punto che intendiamo fissare ri-tengo che la parte più debole della costruzione costi-tuzionale vigente sia proprio quella “politica” rivolta alle scelte di governo del Paese e del come amministrarlo. Cosa ci aspettiamo ora da una costituzione che deve in primo luogo prendere atto dell’esistenza di un disegno “comunitario” volto alla perdita di una propria identità nazionale per sposare quella europea da una parte e regionale dall’altra? Quale utilità potrà assumere un Parlamento nazionale che diventasse solo un pallido riflesso di una “autorità” che gli è al di sopra con il Parlamento Europeo e al di sotto con quello regionale?
Ci sembra di vedere la stessa inutilità che esiste nel tenere in piedi le amministrazioni provinciali schiacciate come sono dalle realtà comunali sempre più autonome e decisive nel governo del territorio ad esse affidato e da quelle regionali che si muovono più agevolmente tra consorzi e associazioni ambientali, tra istituti di ricerca ed università, tra assetti territoriali più omogenei e caratterizzanti un certo modo di essere e di agire localmente.
E’ questo, ovviamente, l’alto profilo d’indiriz-zo che si chiede ad una norma costituzionale e cioè di capire e far capire che non è tanto il modo come andare a votare quello che conta ma ciò che si intende ottenere su un piano più generale e, per intenderci, essere un qualcosa che esula da una sem-plice contesa di “potere” volta ad assegnare agli uni, in luogo degli altri, le leve di comando.
Abbiamo una serie di bellissimi concetti quali: libertà, giustizia, eguaglianza, ma chiunque si accorge che la loro portata concreta è inferiore all’attesa; essi costituiscono la luce che illumina il cammino dei pensatori, degli statisti, degli educatori, ma in concreto la realizzazione che ne viene è sempre molto limitata ed imperfetta, e il nostro sguardo si posa colmo di speranza sul futuro, ma anche timoroso. Quindi esistono dei concetti che bisogna mantenere in vita, anche se la loro realizzazione è attuabile solo in diverse condizioni, perché togliere ad essi la loro attualità significherebbe eliminarli anche nel fu-turo. Si prenda, ad esempio, il concetto di eguaglianza. Oggi il significato è di carattere politico nel senso che non esistono, non sono ammissibili privilegi ufficiali e, soprattutto, di carattere giuridico.
L’affermazione che la legge è uguale per tut-ti, quale ne sia in effetti la sostanza concreta, pone una premessa molto chiara e precisa alla organizza-zione e allo svolgimento della vita associata. Ci rendiamo, però, conto che la eguaglianza, a prescindere dai diritti fondamentali, al di fuori del campo costituzionale, ha avuto un’attuazione molto modesta.
Ciò perché il principio astratto non è riuscito ad informare e permeare completamente di se la realtà concreta. Tanto per essere chiari, vediamo che uguali non siamo, nella realtà umana, sociale, culturale. L’integro funzionario, o il ricercatore instancabi-le, il serio professionista, non possono sentirsi eguali al disadatto sociale, al criminale, al mentecatto, né obiettivamente, secondo la logica esistenziale, lo so-no. Nonn di meno se pure oggi non siamo effettivamente uguali, dobbiamo diventarlo. Fino a che tale traguardo non si raggiunge, ognuno cercherà di porre delle barriere tra se e gli altri, di selezionare le proprie compagnie, di creare dei club esclusivi. E’ ciò che dobbiamo evitare.(Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Nuove centrali nucleari in Europa?

Posted by fidest on Wednesday, 31 July 2013

Una notizia shock a livello europeo che potrebbe mettere a dura prova il risultato del referendum italiano contro il nucleare e la politica tedesca per le rinnovabili. A denunciare pubblicamente in Italia lo scempio ambientale che si sta paventando in Europa è lo “Sportello dei Diritti”, nella persona del presidente e fondatore Giovanni D’Agata, dopo aver appreso da fonti estere dell’esistenza, e in particolare a seguito di uno scoop apparso mercoledì scorso sul quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, di un documento comunitario che annuncia finanziamenti a nuovi impianti nucleari.
La Commissione UE, dunque, nonostante Fukushima, il referendum italiano, l’aumento delle misure di sicurezza delle centrali già esistenti sul territorio dei 28 stati membri, e i forti dubbi espressi in seno al consesso europeo anche da membri importanti come la Germania, avrebbe intenzione di incentivare la costruzione di nuove unità di produzione di energia atomica.
L’atto in questione porta la firmato di Joaquin Almunia, Commissario europeo alla concorrenza, e riporterebbe la circostanza che la produzione energetica nucleare risulta essere ancora tra gli obiettivi strategici dell’Unione Europea, e in futuro gli stati nazionali potranno finanziare nuovi impianti. Anche con il sostegno finanziario di contributi europei, che oggi sono riservati alle fonti di energia rinnovabili. Per il giornale teutonico, Gran Bretagna, Francia, Lituania, Repubblica Ceca e Polonia sarebbero d’accordo con questa scelta che riteniamo distruttiva per l’ambiente e non in linea con la necessità di puntare sulle rinnovabili per il futuro energetico dell’intera Unione. Peraltro, sono tutti stati membri nei quali è in programma la costruzione di nuove centrali nei prossimi anni. La Germania avrebbe espresso contrarietà a questa “nuova” strada energetica essendo stata dopo Fukushima, uno degli alfieri mondiali della denuclearizzazione, avendo optato per una diffusione capillare delle energie rinnovabili e una politica ambientale avanzata.
Vale la pena ricordare che la politica energetica è di competenza principalmente degli stati membri, non dei burocrati UE, ma il documento mostrerebbe una direzione abbastanza delineata verso l’affiancamento del nucleare alle fonti energetiche rinnovabili, il cui sviluppo è orientato dalla politica Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e solidale. Per Giovanni D’Agata è il momento che l’Italia faccia sentire la sua voce esprimendo forte contrarietà al documento in questione soprattutto in ragione della manifesta volontà popolare espressasi solo due anni fa nuovamente contro il nucleare senza se e senza ma, con il successo nel referendum abrogativo. Se il governo non dovesse esprimere, al contrario, una forma di dissenso, avallerebbe di fatto la strategia portata in Commissione, ponendosi nuovamente così un nuovo muro tra Palazzo e Popolo e l’Italia potrebbe ritrovarsi ancor più circondata dalle centrali nucleari degli stati vicini.

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Nuove centrali nucleari in Europa?

Posted by fidest on Monday, 29 July 2013

Una notizia shock a livello europeo che potrebbe mettere a dura prova il risultato del referendum italiano contro il nucleare e la politica tedesca per le rinnovabili. A denunciare pubblicamente in Italia lo scempio ambientale che si sta paventando in Europa è lo “Sportello dei Diritti”, nella persona del presidente e fondatore Giovanni D’Agata, dopo aver appreso da fonti estere dell’esistenza, e in particolare a seguito di uno scoop apparso mercoledì scorso sul quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, di un documento comunitario che annuncia finanziamenti a nuovi impianti nucleari.
La Commissione UE, dunque, nonostante Fukushima, il referendum italiano, l’aumento delle misure di sicurezza delle centrali già esistenti sul territorio dei 28 stati membri, e i forti dubbi espressi in seno al consesso europeo anche da membri importanti come la Germania, avrebbe intenzione di incentivare la costruzione di nuove unità di produzione di energia atomica.
L’atto in questione porta la firmato di Joaquin Almunia, Commissario europeo alla concorrenza, e riporterebbe la circostanza che la produzione energetica nucleare risulta essere ancora tra gli obiettivi strategici dell’Unione Europea, e in futuro gli stati nazionali potranno finanziare nuovi impianti. Anche con il sostegno finanziario di contributi europei, che oggi sono riservati alle fonti di energia rinnovabili. Per il giornale teutonico, Gran Bretagna, Francia, Lituania, Repubblica Ceca e Polonia sarebbero d’accordo con questa scelta che riteniamo distruttiva per l’ambiente e non in linea con la necessità di puntare sulle rinnovabili per il futuro energetico dell’intera Unione. Peraltro, sono tutti stati membri nei quali è in programma la costruzione di nuove centrali nei prossimi anni. La Germania avrebbe espresso contrarietà a questa “nuova” strada energetica essendo stata dopo Fukushima, uno degli alfieri mondiali della denuclearizzazione, avendo optato per una diffusione capillare delle energie rinnovabili e una politica ambientale avanzata.
Vale la pena ricordare che la politica energetica è di competenza principalmente degli stati membri, non dei burocrati UE, ma il documento mostrerebbe una direzione abbastanza delineata verso l’affiancamento del nucleare alle fonti energetiche rinnovabili, il cui sviluppo è orientato dalla politica Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e solidale. Per Giovanni D’Agata è il momento che l’Italia faccia sentire la sua voce esprimendo forte contrarietà al documento in questione soprattutto in ragione della manifesta volontà popolare espressasi solo due anni fa nuovamente contro il nucleare senza se e senza ma, con il successo nel referendum abrogativo. Se il governo non dovesse esprimere, al contrario, una forma di dissenso, avallerebbe di fatto la strategia portata in Commissione, ponendosi nuovamente così un nuovo muro tra Palazzo e Popolo e l’Italia potrebbe ritrovarsi ancor più circondata dalle centrali nucleari degli stati vicini.

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La fisionomia dell’Europa di domani

Posted by fidest on Saturday, 8 June 2013

Quando i media ci riportano con una costanza, senza soluzione di continuità, la notizia che una massa crescente di migranti fuggono dai loro paesi e si rivolgono all’Europa come l’ultima sponda che possa riscattarli dalle loro miserie, dobbiamo chiederci se tutto ciò non ci porterà una sorta di rivoluzione copernicana nel nostro modo di vivere da qui a qualche anno. Vengono dalla lontana Cina, dalle Filippine, dall’India e dalle più svariate regioni asiatiche. Sono milioni di persone che si aggiungono ai curdi, agli albanesi, agli zingari ed agli slavi e che fuggono dalla guerra e dai suoi orrori. Tutti, o quasi, cercano scampo in Europa. Sta di fatto che oggi su quest’onda migratoria sono proprio le regioni del Mezzogiorno d’Italia a caricarsi di questo peso in prima battuta a fronte della loro già non facile storia. Con una disoccupazione altissima (ed in essa quella giovanile a livelli assolutamente intollerabili) capace di spegnere anche la speranza. A ciò dobbiamo aggiungervi l’emigrazione che porta con sé l’acuirsi della diffusione della criminalità, frutto anche del malessere sociale. Non è esagerato affermare che buona parte delle famiglie meridionali vive a carico delle pensioni dei più anziani, del lavoro nero o comunque precario e sottopagato o del contrabbando, o ancora, della criminalità micro e macro che sia. L’insufficienza della politica nazionale, la modesta presenza dell’Europa, impe-gnata ormai quasi esclusivamente a proteggere gli interessi industriali e finanziari delle economie forti quali la Germania, la Gran Bretagna e la Francia sono i temi che la politica italiana dovrebbe affrontare più urgentemente invece di trastullarsi sulla cultura delle riforme istituzionali pur importanti ma decisamente meno di quelle che l’oppongono all’U.E.(Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La sfida dell’Europa è il sociale

Posted by fidest on Saturday, 8 June 2013

Moneta unica, patto di stabilità ed altri impegni internazionali sono altrettante pietre miliari nella storia europea, ma non sufficienti a garantire una pax sociale che sia in grado di conciliare lo sviluppo con la piena occupazione ed un benessere sociale diffuso. Esistono ancora delle aree specu-lative che vanno a incidere negativamente sulle risorse umane e le rendono fragili di fronte a valori quali l’assistenza, la previdenza, il risparmio, la sicurezza sanitaria. Se noi non sottraiamo queste voci, dalle competenze dei singoli Stati, e le rendiamo a tutti gli effetti materia di natura europea, è ben difficile crescere tutti insieme e parlare la stessa lingua nel sociale.
D’altra parte questo aspetto è nella sua naturale evoluzione. Pensiamo, ad esempio, all’U-nione monetaria. Al suo ingresso gli stessi rapporti tra sindacati e Confindustria sono mutati perché oggi non è più possibile negoziare, anche nei settori esposti alla concorrenza, forti incrementi salariali senza perdite occupazionali. Al calmierare il tutto ci avrebbe pensato la svalutazione della moneta. Ciò avrebbe impedito alle nostre imprese di perdere quote di mercato ed occupazione. Oggi gli aumenti salariali superiori all’aumento dei prezzi dei prodotti non sono eludibili a posteriori con una svalutazione. E se la leva salari/prezzi si sta bloccando è giunto il momento di rivedere dall’interno tutto il complesso articolato che si rifà ai servizi resi al cittadino attraverso l’assistenza e la forma del risparmio previdenziale. I suoi costi/benefici devono diventare una materia di natura comunitaria sottraendoli in via definitiva dalla competenza dei singoli Stati per offrire uno standard medio di prestazioni uniformi su tutto il territorio dell’Unione. In questo modo si possono ridurre gli sprechi e concentrare le risorse in benefici diretti per gli assistiti ed anche favorire meglio la mobilità delle risorse umane senza penalizzarle nel sociale offrendo loro aree di privilegio e altre svantaggiate.(Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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L’Europa e la contrarietà italiana

Posted by fidest on Friday, 7 June 2013

Questa volta ha ragione Berlusconi: l’Europa com’è non va e la prova provata l’abbiamo avuto con la Grecia che è stata messa in ginocchio senza che ci fosse un motivo tanto grave per farlo. Si poteva procedere con minore rigore. E i casi Spagna e Italia? La perplessità è d’obbligo.
Se andiamo tra la gente e chiediamo cosa si aspettano dal Parlamento europeo, dalla Commissione e dagli altri organi rappresentativi comunitari, la risposta, se la sgrossiamo dalle varie possibili puntualizzazioni, possiamo così sintetizzarla: “manca un maggiore potere decisorio”. In altri termini si avverte chiara la convinzione che ci troviamo ad avere un’Europa stentatamente unitaria, sia pure con qualche illustre defaillance, solo con la moneta unica. Per il resto si è divisi su tutto. L’ultimo, e parimenti eclatante, caso è stato quello della guerra in Iraq. Gran Bretagna, Italia e Spagna interventiste e gli altri di segno opposto, sia pure con qualche sfumatura. La verità è che per almeno due secoli abbiamo cercato di costruire stati di diritto, sancire regole democratiche, nelle costituzioni nazionali, ma abbiamo dimostrato con i fatti che sappiamo solo predicare bene, ma razzolare molto male. Abbiamo dimostrato che i principi si possono anche applicare alle fattispecie concrete, nell’ambito delle sovranità nazionali europee, ma sono difficilmente esportabili ai paesi terzi. E questa cultura del “doppio binario” ci ha impedito di vedere le realtà che ci circondano, le necessità che si impongono e le giustizie che vanno rispettate ed esaltate ovunque si manifestino, ovunque ci richiedono una forte affermazione e una doverosa considerazione. E alla fine ci siamo ritrovati con la cultura dell’ipocrisia, della negazione di quella verità che nelle menti distorte genera solo odio (veritas odium parit) ed abbiamo lasciato incancrenire i grandi temi che attraversano emblematici la nostra esistenza: povertà, malattie, disoccupazione, schiavismo, antisemitismo, ecc. Oggi ci meravigliamo che, di tanto in tanto, vi è qualcuno, che ci ricorda, persino con il terrorismo e il genocidio di Stato, che la strada da noi imboccata è quella sbagliata. E’ ciò che diventa più grave è che il cosiddetto mondo civilizzato non si rende ancora conto che non si può continuare a sfornare principi ed ideali di pace e di giustizia tra i popoli, se non diamo ad essi in pasto qualcosa di concreto. Abbiamo mai pensato che dovremmo smantellare le fabbriche di armi? Abbiamo mai pensato che occorre una equa distribuzione delle risorse per sconfiggere alla fonte le miserie che oggi annientano milioni di esseri umani e li portano ad una morte fatta di stenti, di miserie, di fame e di sete? Ci rendiamo conto, nello stesso tempo, che l’Europa è solo una parte, e nemmeno in tutte le sue componenti, di quei paesi considerati economicamente industrialmente e tecnologicamente più evoluti. E l’Europa, quindi, da sola non può determinare un cambiamento radicale per dare sostanza a chi parla di giustizia, di democrazia e di civiltà. Ma può, per lo meno, mostrare consapevolezza di una realtà che cambia e cercare, per quanto le compete, di spronare gli altri partner verso soluzioni più coerenti con i principi che pur sostengono e professano ma per i quali non riescono ad essere conseguenti.
La strada, ovviamente, non è facile, ma è percorribile sia pure con qualche affanno, sia pure facendo violenza agli interessi di parte, ai lauti profitti di chi continua a speculare sulle miserie altrui. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il Parlamento condanna le leggi omofobiche e la violenza in Europa

Posted by fidest on Sunday, 27 May 2012

Bruxelles, Parlamento europeo. In una risoluzione adottata giovedì da un’ampia maggioranza, il Parlamento afferma che gli Stati membri dovrebbero dare l’esempio nella lotta contro l’omofobia. I deputati condannano le leggi omofobiche e la violenza e invitano i governi e i parlamenti nazionali a considerare la possibilità di fornire l’accesso a istituti giuridici, quali le unioni registrate, la coabitazione o il matrimonio, a gay, lesbiche, bisessuali e transgender. I Paesi europei, anche se non sono Stati membri dell’UE, come Russia, Ucraina e Moldova, dovrebbero garantire che lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), siano protetti da discorsi omofobici di incitamento all’odio e dalla violenza. Nella risoluzione presentata dai gruppi PPE, S&D, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL, approvata con 430 voti a favore, 105 contrari e 59 astensioni, si ribadisce che le coppie dello stesso sesso devono godere del medesimo rispetto riconosciuto al resto della società.
Gli Stati membri dovrebbero dare l’esempio
Il Parlamento “condanna con forza tutte le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e deplora vivamente che tuttora, all’interno dell’Unione europea, i diritti fondamentali delle persone LGBT non siano sempre rispettati appieno”. I deputati esprimono la loro preoccupazione per “gli sviluppi che limitano la libertà di espressione e di associazione” in base a “idee infondate in materia di omosessualità e transessualità”. Ritengono che “gli Stati membri dell’UE debbano essere esemplari” nella protezione dei loro diritti fondamentali. Prendendo in considerazioni le leggi approvate o in corso di esame in sei paesi (Russia, Ucraina, Moldova, Lituania, Lettonia e Ungheria) la risoluzione critica che leggi di questo tipo “siano già state usate per arrestare e multare i cittadini, compresi i cittadini eterosessuali che esprimono sostegno, tolleranza o accettazione verso lesbiche, gay, bisessuali e transgender”. Tali normative “legittimano l’omofobia e, a volte, la violenza”.

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Omofobia in Europa

Posted by fidest on Saturday, 26 May 2012

Bruxelles, Parlamento europeo.I deputati discuteranno la lotta contro l’omofobia in Europa con rappresentanti del Consiglio e della Commissione e voteranno una risoluzione giovedì. Una proposta di legge UE per garantire la parità di trattamento fra le persone indipendentemente dall’orientamento sessuale, l’età, la religione o la disabilità è stata approvata dal Parlamento nell’aprile del 2009, ma è da allora bloccata dal Consiglio dei Ministri. La Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia (IDAHO), che ha avutoluogo il 17
maggio, mira a promuovere il rispetto dei diritti di gay e lesbiche in tutto il mondo. La commissione per le libertà civili ha tenuto un’audizione su questo tema a marzo

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Europa: indicazioni salutiste

Posted by fidest on Saturday, 26 May 2012

Pubblicato il Registro europeo delle indicazioni salutiste (health claims, come tecnicamente li definisce il Regolamento UE 1924/06) che potranno essere riportate su integratori ed alimenti. Un procedimento complesso, impegnativo, durato 6 anni e non ancora terminato, a termine del quale risultano autorizzate 222 indicazioni sulla salute. Ne erano state proposte quasi 5 mila al vaglio iniziale di EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare. Risultato? “Lo zinco contribuisce al metabolismo acido base” oppure “la betaina contribuisce al metabolismo dell’omocisteina”.
Queste sono alcune delle indicazioni salutiste valutate positivamente che si potranno presto leggersi sulle etichette degli integratori.“Ci chiediamo anzitutto se sia stato fatto un buon lavoro per il consumatore” dichiara Germano Scarpa Presidente FederSalus, Associazione che rappresenta le aziende italiane operanti nel settore degli integratori e dei prodotti salutistici “temiamo che l’acquirente, a fronte di simili indicazioni, resti perplesso e confuso e finisca per abbandonare i nostri prodotti. Ne avrà così un danno tanto il consumatore quanto l’industria”. Le perplessità suscitate dai lavori sono infatti numerose ed arrivano anche da Bruxelles “Il metodo di valutazione delle prove scientifiche su alcuni health claims sembra essere sproporzionato” ha pubblicamente dichiarato Renate Sommer, eurodeputata del Gruppo PPE. “Come risultato, i criteri risultano essere in contraddizione con quelli rispettati a livello internazionale. La procedura di valutazione impone dei criteri che difficilmente possono essere soddisfatti da parte delle Piccole e Medie imprese”. Infatti, secondo una stima elaborata da uno studio inglese (GBC Ltd, Study on NHCR Economic Impact Assesment), l’impatto del Regolamento UE 1924/2006 avrà esiti devastanti proprio sulle piccole e medi imprese, ricordate dall’europarlamentare, che producono e commercializzano integratori alimentari. Questi prodotti, senza possibilità di comunicare il loro valore salutistico, verranno penalizzati negli acquisti di almeno il 25 % con una conseguente perdita di 13.300 posti di lavoro. I dati sono tanto più preoccupanti se inseriti nel contesto di grave crisi economica ed occupazionale che l’Italia e la Ue stanno attraversando.
Ad alimentare dubbi sugli esiti del processo di autorizzazione contribuiscono anche esponenti della ricerca scientifica. Diversi ricercatori europei hanno dichiarato in un documento di consenso scientifico (Scientific substantiation of health claims: Evidence-based nutrition” Elsevier Nutrition Journal – 2011) che il lavoro svolto da EFSA “non è appropriato per la valutazione di claims per gli alimenti” in quanto sarebbero stati assunti parametri idonei a misurare l’efficacia dei farmaci ma totalmente inadeguati ad appurare l’attività benefiche di sostanze alimentari. Ma allora, a che giova l’applicazione in questi termini del Regolamento sugli health claims? “Crediamo a nessuno” risponde Germano Scarpa “pensiamo anzi che, così come attuato, finisca per alimentare una serie infinita di ricorsi alla Corte di Giustizia contraddicendo in tal modo le sue premesse inziali: chiare informazioni al consumatore e sviluppo della ricerca industriale”.

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La Grecia e l’austerità tedesca

Posted by fidest on Thursday, 24 May 2012

La Germania continua ad imporre politiche di austerità, ciò provoca spinte deflazionistiche e porta a pensare tutti gli europeisti che l’Euro stia per implodere. O il tasso di sconto della BCE scende alla pari di quello della FED allo 0,25% trascinando verso il basso il valore dell’Euro o si adotta una politica di intervento diretto della BCE nel debito degli stati . Non si vive di sola Europa e nel sistema globalizzato o si fanno scendere i prezzi o le imprese chiudono favorendo, ulteriormente, l’ingresso delle merci asiatiche. Valore alto dell’Euro e tassi di interessi bassi,temporaneamente , favoriscono solo la Germania. Il risentimento (non giustificato quando le risorse si sprecano con la corruzione, l’evasione, le assunzioni clientelari ecc) nei confronti di questo stato sta dilagando tanto da poter far naufragare l’unità europea. “Possiamo far senza la Grecia” dicono. “Vero “, ma sarebbe solo l’inizio della fine. La Grecia avrebbe solo da perdere nell’uscita ! Ciò solo se dovesse responsabilmente rispondere alle obbligazioni assunte. Ma se seguisse l’esempio, deprecabile, dell’Argentina i problemi li creerebbe agli altri alleggerendosi di un debito di 400 MLD . Il governo olandese è collassato per non essere riuscito a decidere ulteriori manovre di austerità, la Grecia appena uscita da elezioni non riesce ad esprimere un nuovo governo, la Francia non sosterrà più la cancelliera nella politica di rigore. La spirale recessiva si auto – rafforza attraverso la riduzione dei redditi e delle entrate fiscali. Un circolo vizioso che ha trasformato un problema economico in un problema politico, che mette molti governi europei in una situazione insostenibile. La seconda soluzione per il salvataggio dell’Europa passa per l’adozione dell’eurobond o in interventi diretti della BCE nell’aiuto agli stati e non alle banche : prestando agli stati denaro all’1% e non alle banche che poi li girano agli stati al 5-9%. Questa misura potrebbe essere straordinaria e limitata nel tempo per trovare un accordo unitario. L’Europa senza una di queste due misure , non può reggere alla politica di pura austerità, senza saper come potersi finanziare . (Orlando Masiero)

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Europa: gioco d’azzardo online

Posted by fidest on Monday, 21 May 2012

“L’Europa ha perso una preziosa opportunità per contrastare il fenomeno dilagante del gioco d’azzardo online”. Così Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commenta l’incontro tenutosi a Bruxelles tra i funzionari dell’Ue e i rappresentanti degli enti regolatori nazionali, conclusosi con un nulla di fatto. “Sarebbe stato importante -spiega Dona- mettere le basi per una regolamentazione comune del gioco online: si sarebbe potuto intervenire con fermezza per tutelare i minori e i consumatori più vulnerabili, vincolando gli Stati membri attraverso l’emanazione di una direttiva comunitaria in grado di armonizzare gli aspetti più delicati, come la tutela dell’integrità dei consumatori, la dipendenza e il contrasto del mercato nero”.
“Da parte nostra -prosegue Dona- siamo impegnati da tempo in una campagna finalizzata ad informare i cittadini delle derive patologiche del gioco d’azzardo. Attraverso la presentazione di una mozione parlamentare, inoltre, abbiamo chiesto alle Istituzioni italiane di prendere atto del problema e regolamentare il settore per vietare la pubblicità commerciale di tutte le attività legate ai giochi e rendere trasparenti le informazioni fornite ai giocatori, in primis quelle relative alle reali possibilità di vincita”.
“Nel nostro Paese il gioco d’azzardo ha raggiunto proporzioni tali da rappresentare la terza industria per fatturato (arrivando a far spendere ad ogni cittadino quasi 1300 euro ogni anno), ma nel resto d’Europa la situazione non è meno preoccupante. L’anno scorso infatti il settore ha generato un giro d’affari di oltre 10 miliardi di euro e parte consistente delle attività si è svolta su internet, telefoni cellulari e piattaforme di TV interattiva”.

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