Le malattie cardiovascolari rappresentano la maggior causa di morbilità e mortalità dei paesi industrializzati con elevati costi per sistemi sanitari. Se si considera la sola ipertensione arteriosa, in numeri sono impressionanti. L’Oms considera questa patologia come la principale causa di decessi e come fattore chiave nel 49% delle malattie coronariche e nel 62% dei casi di ictus e di malattie cerebrovascolari. Colpisce ormai quasi il 30% degli italiani, soprattutto nelle fasce di età dai 45 ai 75 anni con un’incidenza maggiore in quest’ultima fascia di età. Per questa patologia disponiamo di numerosi farmaci molto efficaci. Diuretici, beta-bloccanti, Ace-inibitori, Sartani, Calcio-antagonisti da soli o in combinazione offrono possibilità di controllare la pressione arteriosa in pressoché tutti i pazienti. A fronte di questo vasto armamentario terapeutico si assiste ad un con trollo insufficiente della patologia per la scarsa aderenza dei pazienti alla terapia. Secondo recenti dati (Health Search 2010), l’aderenza alla terapia antipertensiva in Italia è pari al 53,7% dei casi!. le ragioni della scarsa aderenza sono molteplici . Molto importante è la percezione sintomatologica della malattia. L’ipertensione è chiamata “the silent killer”, (il killer silenzioso) perché raramente causa sintomi; solo in alcuni casi possono manifestarsi cefalea, vertigini, emorragie nasali, sudorazione. Pertanto a lungo andare il paziente tende ad assumere i farmaci con meno frequenza. Altre ragioni di scarsa aderenza sono gli effetti collaterali dei farmaci o eventuali interazioni . La scarsa aderenza può derivare anche da un uso non attento dei farmaci generici. Se il paziente non è ben informato, può avere una percezione del farmaco generico come un farmaco di minore qualità. Inoltre se in un trattamento cronico si continua a sostituire tra “brand” e generico ma anche tra generico e generico si possono ottenere variazioni delle concentrazioni ematiche del principio attivo che può indurre sintomi che inducono il paziente a ridurre la’assunzione dei farmaci. La differenza, inoltre, di confezioni può indurre rischio di confusione nel paziente nell’assunzione quotidiana dei farmaci. Con farmaci cosi efficaci nel controllare la pressione arteriosa, l’aderenza alla terapia dovrebbe essere altamente considerata sia dal medico sia dal paziente.
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Gb, e-Cigarettes saranno farmaci dal 2016
Pubblicato da fidest su sabato, 15 giugno 2013
L’agenzia regolatoria britannica (Medicines and healthcare products regulatory agency – Mhra), in seguito ai dubbi sorti sulla qualità delle sigarette elettroniche, ha decretato che a partire dal 2016 saranno registrate come medicinali non da prescrizione. «Metterle al bando non ci è sembrata un’opzione, dal momento che l’alternativa per gli utenti sarebbe continuare o ricominciare a fumare le sigarette tradizionali» ha detto Jeremy Mean, a capo del gruppo di vigilanza e gestione del rischio dei medicinali dell’Mhra. Per registrare le sigarette elettroniche i produttori dovranno certificarne la qualità e dimostrare che rilasciano la quantità corretta di nicotina, ma non dovranno effettuare trial clinici; in cambio potranno riportare sui loro prodotti claim per la disassuefazione dal fumo e i medici potranno prescriverli per questo scopo. Intanto pare che alcuni farmacisti abbiano fatto scorte di e-Cig contenenti nicotina, non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito, ma la Royal pharmaceutical society suggerisce alle farmacie di attendere l’arrivo sul mercato dei prodotti regolarmente registrati prima di procedure con eventuali approvvigionamenti. La normativa apporterà modifiche sostanziali all’attuale regime di libera vendita, come spiega Mean «una volta registrate le e-Cig potranno essere pubblicizzate solo per la disassuefazione o la riduzione del fumo di tabacco e non più come “scelta di stile”. Inoltre dal 2016 i farmacisti che sceglieranno di vendere le sigarette elettroniche potranno essere certi della loro sicurezza e qualit&agrav e;». Al momento c’è già chi si è portato avanti: Nicoventures, una compagnia del gruppo British american tobacco, ha presentato una domanda di registrazione all’Mhra. Critico, invece, Michael Ryan, presidente di Zandera, uno dei maggiori venditori di sigarette elettroniche che si è detto «favorevole alle misure per rinforzare gli standard dei prodotti…purchè si continui a riconoscerne la libera vendita»; nello specifico sarebbe opportuno registrare le e-Cig come Gls (general sales list), per consentirne la vendita anche negli esercizi privi di un farmacista, piuttosto che come Pharmacy medicine, «perché per noi i fumatori non sono malati, ma solo persone con un’abitudine» ha concluso Ryan.(fonte farmacista33)
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Debiti Pa, le farmacie aspettano 800 milioni di euro
Pubblicato da fidest su mercoledì, 17 aprile 2013
Circa dieci miliardi di euro per la sola fornitura di farmaci e dispositivi medici ad alta tecnologia. A tanto ammonta il credito che vantano farmacie e imprese farmaceutiche e del biomedicale dalla pubblica amministrazione, mentre proprio la sanità nel suo complesso sarebbe la voce che pesa per circa il 50% sul totale dei debiti della Pa (stimati dalla Banca d’Italia intorno ai 90 miliardi di euro). Soldi che le Regioni e le Asl pagano con ritardi che sfiorano anche i due anni, mettendo a rischio migliaia di attiv ità private. L’esposizione di Asl e Regioni, come si legge anche nelle analisi del servizio studi della Camera sul decreto che sblocca i pagamenti della Pa, nel 2010 (ultimo dato disponibile) si attestava sui 35,6 miliardi di euro. Di sicuro però, i privati hanno fatto i conti: le farmacie, ad esempio, registrano ritardi di qualche mese nel rimborso e attualmente aspettano circa 800 milioni di euro, concentrati in Calabria, Campania, Lazio, Piemonte, Sicilia come spiega Federfarma. Se il Piemonte e nel Lazio ci si attesta su ritardi di massimo un paio di mesi, così come in Sicilia, in Calabria il ritardo medio è di tre mensilità, con un picco di 4 a Crotone, dove le farmacie aspettano anche rimborsi relativi al 2011. In Campania, dove già qualche farmacia è fallita, il ritardo medio è di 5 mensilità con un picco di 7 a Napoli. Ma a subire pagamenti troppo dilazionati nel tempo sono soprattutto le imprese: Assobiomedica as petta circa 5 miliardi di euro, soprattutto dalla Campania, con cui è stato siglato un protocollo d’intesa per lo sblocco di 585 milioni ma lo “scoperto” a febbraio 2013 era stimato in circa 824 milioni. Ma tra i peggiori ci sono anche Lazio (565 milioni), Piemonte (480 milioni) e Calabria (458 milioni). Le industrie farmaceutiche, secondo le stime di Farmindustria, aspettano circa 4 miliardi di euro, con una media nazionale di ritardo nei pagamenti di 236 giorni negli ultimi 4 trimestri, che vedono in prima fila il Molise con 749 giorni, seguita a stretto giro dalla Calabria (672 giorni) e con un margine di distanza dalla Campania, che paga i produttori di farmaci con circa un anno di ritardo. Ma è lunga la lista dei creditori per i quali il decreto sblocca-pagamenti mette a disposizione in due tranche 14 miliardi di euro, più di un terzo del totale: oltre alle imprese del farmaco e del biomedicale ci sono infatti le altre forniture (a partire dagli appalti per la gestione di mense, servizio rifiuti, lavanderia), ma anche le imprese che si occupano della manutenzione e della ristrutturazione di ambulatori e ospedali e tutta la galassia delle strutture private ma convenzionate con l’Ssn. Solo gli ospedali privati aderenti all’Aiop, aspettano, secondo le stime circa 4 miliardi di euro. Ma poi ci sono anche le strutture a cavallo tra il “socio” e il “sanitario”. Senza dimenticare le migliaia di ambulatori accreditati che offrono prestazioni specialistiche, esami diagnostici, medicina fisica e riabilitativa e visite specialistiche.(fonte farmacista33)
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Antidepressivi alias depressivi
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
È di questi giorni la notizia che l’uso di alcune tra le più diffuse classi di antidepressivi utilizzati anche in Italia per combattere la depressione può provocare un paradossale aggravamento della depressione stessa e causare vari effetti avversi anche gravi. E’ quello che hanno scoperto i ricercatori della McMaster University – la prestigiosa università canadese fondata a Ontario 130 anni fa – i quali hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista scientifica “Frontiers In Evolutionary Psychology”.
La ricerca è stata effettuata paragonando gli effetti dei più moderni e diffusi antidepressivi, gli “inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina” (SSRI) a un gruppo trattato con placebo. I livelli di serotonina alterati dai farmaci possono produrre tutta una vasta gamma di effetti indesiderati: tra questi si va dai più “semplici” problemi digestivi a effetti collaterali più seri come difficoltà nella sfera sessuale, ictus e morte prematura. Diversi tra gli psicofarmaci esaminati nello studio offrono pochi benefici per la maggior parte delle persone affette da depressione da lieve a moderata, mentre offrono un aiuto attivo solo ad alcuni tra i pazienti più gravemente depressi. In alcun casi si sono addirittura riscontrati effetti positivi più marcati con l’uso di un placebo rispetto al farmaco. Gli antidepressivi SSRI interferiscono con l’attività cerebrale, lasciando il paziente vulnerabile a una depressione di “rimbalzo” che spesso si presenta con intensità ancora maggiore rispetto a prima dell’inizio della terapia. A seguito di una sospensione dai farmaci SSRI «dopo un uso prolungato, il cervello compensa la presenza in eccesso del neurotrasmettitore riducendone automaticamente i livelli di produzione – sottolinea il Dott. Paul Andrews, coordinatore della ricerca – e questo cambia il modo in cui i recettori nel cervello rispondono alla serotonina stessa, rendendo alla fine il cervello meno ‘sensibile’ a questa sostanza». Allo stato attuale, i ricercatori ritengono che detti cambiamenti possano essere reversibili, tuttavia diversi studi suggeriscono che gli effetti indesiderati possano permanere fino a due anni, aumentando significativamente il rischio di scompenso psichico. Oltre a ciò, i farmaci SSRI possono interferire con tutti i processi fisici che di norma sono regolati dalla serotonina: per esempio, quantità significative di questa sostanza sono presenti nell’intestino, in quanto essa è utilizzata per controllare la regolarità della digestione, formare coaguli di sangue nei punti di cicatrizzazione e anche regolare la riproduzione e la crescita dell’organismo, e questa è la ragione per la quale queste classi di psicofarmaci possono causare problemi di sviluppo nei minori.
Proprio quello dell’utilizzo di antidepressivi in fascia pediatrica e adolescenziale è il problema che maggiormente preoccupa gli esperti di “Giù le Mani dai Bambini”, la più visibile campagna italiana di farmacovigilanza in età pediatrica e di sensibilizzazione sul tema dell’uso disinvolto di psicofarmaci (www.giuelmanidaibambini.org). Sul punto è intervenuto Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale del Comitato: “Da anni, specie da quando l’EMA – l’Agenzia Europea regolatoria per i farmaci – ha autorizzato l’uso degli antidepressivi anche su bambini di soli otto anni, denunciamo i pericoli insiti nell’uso di queste sostanze su organismi e cervelli ancora in via di sviluppo. Molte volte sedicenti esperti hanno sostenuto che ‘non è lo psicofarmaco che fa male, dipende da come lo si usa’: questa ennesima ricerca scientifica, ultima di una serie, prova che non è assolutamente vero. Questi prodotti sono inutili nella maggior parte dei casi, e spesse volte anche dannosi e pericolosi: a quando delle nuove linee guida nell’utilizzo da parte del Ministero della Sanità? Forse è opportuno riflettere una volta per tutte – conclude Poma – sul fatto che gli interessi finanziari delle multinazionali farmaceutiche devono passare necessariamente in secondo piano rispetto al diritto alla salute dei nostri bambini e dei nostri ragazzi”.
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Farmaci illegali importati dalla Cina e dall’Albania
Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012
English: Guardia di Finanza (Italian finance police) sign. Italiano: Stemma istituzionale della Guardia di Finanza, presente all’entrata di tutte le caserme. (Photo credit: Wikipedia)
Tutti farmaci per i quali è rigorosamente obbligatoria la prescrizione medica. Fiale contenenti sostanze liquide per il trattamento terapeutico intensivo di importanti patologie di natura cardiaca, neurologica, renale, epatica e virale sequestrate in queste ultime ore dalla Finanza alla dogana di alcuni aeroporti, trasportati senza né prescrizioni né autorizzazioni all’importazione. Secondo gli agenti i prodotti acquistati in Cina e nell’est europa dovevano essere consegnati, come lasciano ragionevolmente ipotizzare le indagini tuttora in corso, a medici senza scrupoli, verosimilmente di etnia asiatica, che li avrebbero somministrati ai loro pazienti in cambio di lauti compensi. L’ultima operazione è stata effettuata dai funzionari dell’Ufficio delle dogane di Bari. Durante i normali controlli finalizzati alla repressione di traffici illeciti nell’aeroporto di Bari- Palese hanno scoperto, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza, tre tentativi di illecita introduzione di farmaci privi della necessaria registrazione del Ministero della Salute.
In due casi i farmaci, confezionati in blister, flaconi e bustine, per un peso complessivo di 3,7 chilogrammi, erano nascosti nei bagagli di due cittadine cinesi, residenti in Italia, provenienti dalla Cina rispettivamente via Monaco e via Roma/Fiumicino. Nel terzo, invece, il sequestro di farmaci ha riguardato un cittadino italiano proveniente da Tirana. I trasgressori sono stati denunciati alla Procura della Repubblica del Tribunale di Bari. Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” esprime grande preoccupazione, evidenziando come tra i principi attivi contenuti nei farmaci sequestrati spiccano l’adrenalina, il raceanisodamine cloridrato, il ribavirine ed il citicoline. Sostanze che avrebbero potuto causare gravissime patologie fino a diventare letali.
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Cancro: farmaci nuovi
Pubblicato da fidest su giovedì, 17 maggio 2012
Vanno assicurate a tutti i pazienti oncologici pari opportunità di cura, assistenza e trattamento. Persistono ancora nel Paese diversità di accesso ai “nuovi” farmaci antitumorali tra le Regioni, dovute a differenti meccanismi di valutazione per l’inserimento nei Prontuari Terapeutici Regionali (PTR). Oggi solo in quattro Regioni (Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia-Giulia e Marche) e nella Provincia autonoma di Bolzano vengono recepite immediatamente le indicazioni registrative dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). In tutte le altre, dotate di un proprio Prontuario, i farmaci “nuovi” non vengono resi disponibili ai malati fino a quando, e solo se, vengono esaminati e approvati anche da Commissioni tecnico-scientifiche regionali. La denuncia è avanzata dalla FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) nella VII Giornata nazionale del malato oncologico e contenuta nel IV Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici presentato oggi al Senato. “Insieme all’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e alla Società Italiana di Ematologia (SIE) abbiamo inviato una lettera al Ministro della Salute Renato Balduzzi per evidenziare questa situazione preoccupante – afferma il prof. Francesco De Lorenzo, presidente FAVO -. Dall’autorizzazione internazionale di un farmaco alla delibera che ne permette l’immissione in commercio in Italia trascorrono in media dai 12 ai 15 mesi. E ulteriori ritardi sono determinati dai tempi di latenza per la messa a disposizione a livello regionale dopo le approvazioni degli enti regolatori internazionali e nazionali. Le lentezze del sistema rischiano di creare disparità tra i pazienti italiani e quelli di altri Paesi europei e tra i malati che risiedono in Regioni diverse”. In Italia nel 2011 sono state circa 420.000 le nuove diagnosi di tumore, 230.000 (55%) fra gli uomini e 190.000 (45%) fra le donne. “Se la Commissione regionale ha dato parere favorevole, il farmaco antitumorale è introdotto nel PTR dopo un tempo che può raggiungere anche i 50 mesi per alcuni farmaci in alcune Regioni – sottolinea il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM, che ha sottoscritto, insieme al prof. Fabrizio Pane, presidente SIE, la lettera indirizzata al Ministro -. Con rammarico constatiamo che l’accordo della Conferenza Stato-Regioni del novembre 2010 non ha contribuito al raggiungimento dell’obiettivo di sanare le inaccettabili disuguaglianze tra i malati italiani”. “È pertanto necessario stabilire – si legge nella lettera indirizzata al prof. Balduzzi – nel nuovo patto per la salute che per ‘specifiche fattispecie’ (come i tumori) il parere dell’AIFA sia da ritenere non derogabile ed immediatamente valido in tutte le Regioni del Paese, ed individuare criteri condivisi per definire il grado di innovatività di un ‘nuovo’ farmaco in oncologia”.
I ritardi burocratici compromettono le possibilità di cura dei pazienti. Un’analisi condotta dall’AIOM nel marzo 2011 ha evidenziato una “non uniformità” nell’inserimento nei PTR dei 18 farmaci antitumorali ad alto costo autorizzati da AIFA prima del novembre 2010. Dai risultati dell’analisi, ripetuta dalla società scientifica nel febbraio 2012, emerge un miglioramento rispetto all’anno precedente con l’inserimento di quattro farmaci in quattro Regioni (lapatinib nel Lazio, everolimus in Val d’Aosta, temsirolimus in Sardegna, trabectidina in Veneto). Tuttavia permangono ancora alcune criticità, in particolare un ostacolo è rappresentato dai tempi a volte molto lunghi tra le discussioni in Commissione regionale e le effettive pubblicazioni delle delibere, fondamentali per la concreta messa a disposizione del farmaco per i pazienti. “Compito del Sistema Sanitario Nazionale – afferma l’Avv. Elisabetta Iannelli, Segretario FAVO – è garantire un accesso equo a trattamenti efficaci e sicuri, in grado di soddisfare le richieste dei pazienti ed il cui utilizzo deve tradursi in un miglioramento dello stato di salute generale della comunità, nel rispetto del principio di sostenibilità. Nel contempo, occorre che il sistema sia in grado di recepire sollecitamente ogni reale innovazione che emerga nel campo farmaceutico per garantirne una pronta disponibilità sull’intero territorio nazionale”. AIOM ha definito in un documento come interpretare il concetto di innovatività. “Un nuovo prodotto – conclude il prof. Cascinu – può essere considerato veramente innovativo in particolare se possiede un meccanismo d’azione innovativo e/o utilizza un meccanismo di veicolazione innovativo che si rifletta sulle modalità di diffusione nei tessuti e sull’attività antitumorale, se risponde ad una esigenza di salute ancora insoddisfatta e se ha dimostrato una superiorità significativa rispetto allo standard di cura non solo dal punto di vista statistico ma soprattutto da quello clinico”
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Epatite C: Italia in ritardo su autorizzazione nuovi farmaci
Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012
C’è un «grave ritardo accumulato da parte dell’Agenzia italiana del farmaco» sull’approvazione all’immissione in commercio della nuova classe di farmaci inibitori della proteasi per la cura dei pazienti che soffrono di epatite C. Lo denuncia Alleanza contro l’epatite (Ace), l’associazione che riunisce medici e pazienti in Italia, con riferimento a telaprevi r e boceprevir, considerati come «un cambio epocale» nella cura di questa patologia infettiva. I due farmaci sono stati autorizzati al commercio nel 2011 in diversi Paesi, tra i quali Usa, Canada, Germania, Francia, Spagna e Inghilterra, ma non ancora in Italia. «Desideriamo sottolineare che sono già trascorsi diversi mesi dall’approvazione delle nuove molecole da parte della Fda e di Ema» spiega Ivan Gardini, presidente dell’Associazione pazienti Epac onlus «ma l’Italia è uno dei pochi paesi occidentali in cui si è costretti a usare le terapie senza i nuovi inibitori della proteasi con tassi di risposta di circa il 40-50%». Mentre ci sono, come ricorda Antonio Gasbarrini, presidente Fire Onlus, Fondazione italiana per la ricerca in epatologia, «chiare evidenze scientifiche di efficacia e di costo-efficacia di questi farmaci». Per questi motivi, Ace ritiene «non accettabile il fatto che l’Aifa non abbia ancora terminato il processo valutati vo degli stessi e non abbia quindi ancora concesso la rimborsabilità».(fonte farmacista33)
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I farmaci arrivano al mini-market
Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012
Puoi trovare un antinfiammatorio o un mucolitico, così come un gelato o un sushi freschissimo appena arrivato da Milano. Il tutto in qualsiasi momento della giornata e della settimana, visto che l’esercizio è aperto h24 e sette giorni su sette. Si chiama city store, un nuovo modello di parafarmacia, ma in futuro probabilmente anche di farmacia, che coniuga l’offerta di farmaci sop, otc e prodotti per il benessere a quella di generi di prima necessità, dal pa ne, al latte, dalla frutta, alla verdura, senza disdegnare libri e giornali. È stato aperto a Roma (a pochi passi da ben due farmacie) dalla catena Essere Benessere lo scorso sabato ed entro luglio ne verranno inaugurati altri 86 su tutto il territorio nazionale, ridando vita così ai locali dei vecchi negozi Blockbuster rilevati negli scorsi mesi e portando per la prima volta in Italia una tipologia di attività tipicamente anglo-americana. La rivoluzione nella vendita dei medicinali, dunque, non è alle porte ma è ormai una realtà, per iniziativa di un gruppo che ha investito nel progetto 40 milioni di euro, con 500 assunzioni, di cui 300 farmacisti e 200 ex dipendenti Blockbuster.
«Stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti e di grandi incertezze» dice Danilo Salsi, presidente di Essere Benessere. “Una cosa, però, deve essere chiarissima: nulla sarà più come prima. Se è vero che la farmacia non po trà più reggersi economicamente sul farmaco etico, l’unica strada è cimentarsi nell’arena competitiva del prodotto commerciale. Questo, però, significa fare un altro mestiere e molti farmacisti non sono preparati. Il mercato offre oggi un’occasione forse unica. Se il cliente cerca servizi sotto casa, quale realtà è più prossima della farmacia? Se la Gdo può vendere l’aspirina, perché la farmacia non può migliorare la propria offerta commerciale in modo da soddisfare sempre di più i bisogni dei propri clienti?
Molti farmacisti troveranno queste parole provocatorie ma, signori, la farmacia come l’abbiamo conosciuta non esiste più, almeno da un punto di vista economico. Delle due l’una: o si opta per una farmacia dispensatrice di solo farmaco, ultimo terminale di un Ssn sempre più povero, o ci si lascia il passato alle spalle e si pensa con coraggio a una o più nuove formule». < BR>di Nicola Miglino (fonte farmacista33)
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Resistenze ai farmaci antimalarici
Pubblicato da fidest su lunedì, 30 aprile 2012
Una ricerca internazionale ha scoperto che il farmaco più efficace contro la malattia infettiva che uccide un milione di persone all’anno in un futuro prossimo potrebbe non funzionare più. Il parassita resiste per effetto di mutazioni geniche. Lo studio su Malaria Journal.
Un team di ricerca internazionale coordinato dalla St George University of London in collaborazione con il gruppo di Biologia Computazionale della Sapienza di Roma, ha scoperto che i parassiti della malaria (plasmodi) stanno sviluppando una crescente resistenza all’arthemeter, uno dei derivati dell’artemisina, il farmaco più efficace contro la malattia. Il morbo infettivo uccide ogni anno nel mondo un milione di persone, il 90% delle quali si trova in Africa sub-sahariana. I derivati dall’artemisina usati in terapie combinate con altri farmaci (ACT, Artemisin-based Combination Therapy) sono attualmente somministrati in circa 300 milioni di dosi annue.
Sarebbe proprio l’uso crescente e non corretto di questo tipo di terapie a indurre la selezione di plasmodi resistenti all’artemether. I ricercatori hanno dimostrato che il fenomeno è collegato a mutazioni geniche nel parassita, a carico di uno dei sistemi di trasporto del calcio, la cosiddetta pompa del calcio (fig.1).
Lo studio, pubblicato su Malaria Journal, è coordinato da Sanjeev Krishna della St George University e, per la Sapienza, da due ricercatrici del Gruppo di Biologia Computazionale diretto da Anna Tramontano del dipartimento di Fisica. Le alternative alle terapie antimalariche sono attualmente limitate. “Lo sviluppo di nuovi farmaci – afferma Anna Tramontano – è di primaria importanza, ma è anche fondamentale saperne di più su come le artemisinine funzionano per poter adattare le terapie ACT in modo che siano efficaci il più a lungo possibile”.
Il gruppo di Biologia Computazionale della Sapienza e’ un team internazionale e interdisciplinare che utilizza metodi computazionali per lo studio di importanti problemi biomedici lavorando in stretta collaborazione con ricercatori delle Scienze della Vita.
Lo studio Artemether resistance in vitro is linked to mutations in PfATP6 that also interact with mutations in PfMDR1 in travellers returning with Plasmodium falciparum infections è a firma di:
Dylan R. Pillai,1 Rachel Lau,2 Krishna Khairnar, 2 Allegra Via, 3 Rosalba Lepore, 3 Henry M. Staines,4 and Sanjeev Krishna4* Department of Pathology and Laboratory Medicine, Medicine, and Microbiology & Infectious Diseases, University of Calgary, Alberta, Canada 1; Public Health Laboratory, Toronto, Ontario, Canada 2; Department of Physics, Sapienza University of Rome, Rome, Italy 3; and Centre for Infection and Immunity, Division of Clinical Sciences, St. Georgès, University of London, London SW17 0RE, United Kingdom 4
I ricercatori hanno testato parassiti provenienti da 28 pazienti infettati da Plasmodium falciparum, causa della forma più letale di malaria e responsabile di 9 su 10 decessi per malaria. Tutti i pazienti erano da poco rientrati in Southern Ontario da viaggi all’estero e la maggior parte proveniva dall’Africa sub-sahariana, dove avevano contratto il parassita. I plasmodi sono stati esaminati per verificare la loro sensibilità all’artemisina e a tre suoi derivati: l’artemether, la diidroartemisina e l’artesunato. I parassiti prelevati da 11 dei 28 pazienti mostravano mutazioni genetiche in uno dei sistemi di trasporto del calcio (chiamato pompa del calcio, Fig. 1), una proteina vitale per il plasmodio. Queste mutazioni sono state collegate dai ricercatori a una maggiore resistenza dei parassiti all’artemether. In particolare si è visto che l’efficienza dell’artemether contro i plasmodi che hanno queste mutazioni è ridotta del 50% o più quando sono presenti mutazioni anche in un altro sistema di trasporto.I ricercatori già sospettavano che la pompa del calcio – che essi stessi avevano individuato nel 2003 come un bersaglio per l’azione delle artemisinine – potesse mutare e conferire quindi resistenza a questi composti. Lo studio pubblicato su Malaria Journal conferma questo sospetto.
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Corsia preferenziale per i farmaci innovativi
Pubblicato da fidest su venerdì, 13 aprile 2012
«Per alcune patologie gravi, come il melanoma, credo sia necessario prevede un percorso preferenziale» per l’approvazione di farmaci particolarmente innovativi. Lo ha sottolineato Maurizio de Cicco, amministratore delegato di Roche Spa, alla presentazione alla stampa dello stabilimento di Segrate, dove verrà prodotto per tutto il mondo il vemurafenib, farmaco personalizzato per il trattamento del melanoma metastico. «Ancora non siamo in grado di dire esattamente quando il farmaco sarà disponibile in Italia» spiega «perché non abbiamo ancora ricevuto la prima convocazione. Il farmaco &egr ave; stato registrato in Europa a fine 2011, e i tempi medi in Italia sono abbastanza lunghi, visto che oscillano tra i 9 e 12 mesi. A questi vanno aggiunti i tempi delle Regioni, che costituiscono una vera barriera. In alcuni casi, infatti, ci mettono anche un anno per rendere disponibile ai cittadini il medicinale». Ma per patologie dove i pazienti hanno un periodo di vita limitato, secondo de Cicco «servirebbe una corsia preferenziale». Il vemurafenib attualmente è già disponibile in Germania, Gran Bretagna, Svizzera e presto in Francia. «Il nostro rammarico è che invece i cittadini italiani ancora non possano beneficiare di questa terapia» conclude l’Ad di Roche.(fonte farmacista33)
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Farmaci online
Pubblicato da fidest su domenica, 25 marzo 2012
La vicenda della donna morta per somministrazione di un farmaco acquistato online ci riporta ad una vicenda che abbiamo sollevato da anni.Ricordiamo che vendere farmaci online e’ vietato dalla legge italiana. Chi acquista online lo fa illegalmente a proprio rischio e pericolo, come se acquistasse un farmaco sul mercato nero. L’Italia e’ uno dei Paesi dove la vendita (illegale) online di farmaci e’ maggiormente diffusa anche grazie all’attuale normativa. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, contrariamente all’Italia, le compagnie farmaceutiche possono vendere medicinali direttamente ai pazienti tramite consegna a domicilio. Questa pratica e’ utilizzata in gran parte per pazienti affetti da malattie croniche che richiedono la somministrazione continuata e regolare di medicinali su ricetta, come Hiv, artrite reumatoide, emofilia e sclerosi multipla. Sarebbe quindi, opportuno legalizzare e controllare la vendita online di farmaci, affinche’, i milioni di italiani che oggi non rinunciano all’acquisto via internet abbiano la possibilita’ di farlo in modo sicuro e controllato sulla base di quanto gia’ esposto dall’Aduc in una audizione al Senato
http://www.aduc.it/articolo/farmaci+online+audizione+aduc+senato+dilagano_15962.php (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)
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Rapporto Onu su farmaci illegali: vendita sfrutta social media
Pubblicato da fidest su venerdì, 2 marzo 2012
Le farmacie illegali su internet sfruttano sempre di più il canale dei social media per vendere e distribuire farmaci ai giovani. L’evidenza emerge dal rapporto 2011 dell’agenzia International narcotics control board (Incb), dell’Onu secondo cui farmaci illegali e prescrizioni di medicine vengono fatte online, agganciando un elevato numero di ragazzi. «Le farmacie illegali online hanno iniziato a usare i social media per pubblicizzare i loro siti web, esponendo una platea molto ampia di persone a prodotti pericolosi» spiega il presidente dell’Incb, Hamid Ghodse «farmacisti disonesti si servono di YouTube o Facebook per avvicinare persone in chatroom attirandole in modi diversi, senza far capire all’inizio che stanno cercando di vendere farmaci all’inizio, e poi finiscono per bombardarli di annunci». L’Incb ha contato oltre 12 mila sequestri di sostanze controllate a livello internazionale e spedite per posta nel 2010, di cui 6.500 legali e 5.500 di origine illecita. L’India è il principale Paese da cui hanno origine queste sostanze illegali, per circa il 58%. A seguire ci sono Usa, Cina e Polonia. L’agenzia Onu ha pubblicato delle linee guida per i governi per la prevenzione della vendita illegale di sostanze via internet, ma «bisogna fare di più» conclude Ghodse «ci sono ancora carenze tecnologiche, regolatorie e di personale nei Paesi e la cooperazione internazionale e’ fondamentale».(fonte farmacista33)
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Farmindustria e Aduc: monodose non risolve i problemi
Pubblicato da fidest su giovedì, 1 marzo 2012
Fa discutere la norma inserita nel decreto sulle liberalizzazione che introduce i farmaci in monodose. «Mi sembra un falso problema, ma oramai siamo abituati, ogni volta sulla farmaceutica ne esce una nuova, come se fosse la causa di tutti i mali» ha commentato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Secondo il presidente, la possibilità di rivedere le modalità di confezionamento dei farmaci, introducendo farmaci monodose in funzione di alcune tipologie, introdotta dalla riformulazione dell’articolo 11 porterà «costi aggiuntivi a carico delle imprese», che in alcuni casi dovranno «variare le linee di produzione, con conseguenti costi aggiuntivi di adeguamento». Tuttavia, conclude: «Il fatto che questa revisione delle confezioni avverrà sotto il controllo dell’Agenzia italiana del farmaco, ci dà la garanzia che tutta l’operazione sarà gestita in maniera seria e trasparente». La norma non è vista di buon occhio nemmeno da Vincenzo Donvito presidente dell’Aduc, associazione consumatori che la considera «l’ennesima fregatura economica per il consumatore e il Servizio sanitario nazionale». In una nota, l’associazione spiega che nel decreto sarebbe stato più corretto parlare di «farmaci venduti sfusi, cioè esatti rispetto alla terapia. Non è una novità, infatti, che per quasi tutti i prodotti la confezione costi e venga pagata più del prodotto stesso e così potrebbe accadere anche per molti farmaci in confezione monodose, aggravio che sarebbe per il singolo consumatore come per il Servizio Sanitario Nazionale». In sintesi, conclude Donvito, «la cosa migliore sarebbe la vendita del prodotto sfuso che, con le dovute accortezza sanitarie che proprio in una farmacia non dovrebbero essere assenti, darebbe un colpo secco a sprechi e prezzi».(fonte farmacista33)
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Liberalizzazioni: farmacie
Pubblicato da fidest su mercoledì, 29 febbraio 2012
“L’attuale versione del decreto non cambia sostanzialmente il quadro che si era delineato nelle scorse settimane” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, a commento del testo dell’articolo 11 uscito dalla Commissione Industria del Senato. “Individuavamo nelle misure di liberalizzazione un oggettivo indebolimento del servizio farmaceutico senza vantaggi per l’economia italiana, visto che siamo in presenza di un mercato in cui la domanda non può crescere in funzione dell’offerta, e confermiamo questo giudizio. Allo stesso modo il decreto non risolve nemmeno la questione della sostenibilità economica delle parafarmacie rette dai singoli colleghi. La Federazione ha sempre sostenuto che il servizio farmaceutico andasse ammodernato ma di questo non v‘è traccia”. Il decreto prevede infatti solo un forte aumento delle sedi ma senza nessuno degli interventi per lo sviluppo del servizio che la Federazione ha da tempo indicato: dispensazione dei farmaci innovativi in farmacia, riforma della remunerazione del farmacista, sviluppo dei nuovi servizi, integrazione nell’assistenza territoriale. ”Insomma senza una riforma organica e condivisa che avrebbe, questa sì, aumentato l’occupazione e il servizio reso ai cittadini” sintetizza Andrea Mandelli. E’ emblematica, in questo senso, la liberalizzazione degli orari che, di fatto, porterà alla scomparsa del servizio notturno, sostituendo un sistema che permetteva di individuare con certezza le farmacie aperte con un altro in cui il cittadino dovrà cercare volta per volta chi è aperto. Rimangono dunque intatte tutte le anomalie che negli ultimi anni hanno minato il servizio farmaceutico, dalla presenza di un secondo canale per la distribuzione del farmaco all’indiscriminato ricorso alla distribuzione diretta da parte di ASL e ospedali di tutti i farmaci innovativi. “Visto che l’Europa deve essere la stella polare delle riforme italiane, sarebbe il caso di considerare anche questo aspetto: il cittadino europeo trova in farmacia tutti i farmaci. Ci auguriamo” conclude il presidente della FOFI “che si voglia mettere mano anche a questi capitoli in un clima di confronto costruttivo con tutte le parti interessate”.
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Governo favorevole a farmaci monodose
Pubblicato da fidest su lunedì, 27 febbraio 2012
Il decreto liberalizzazioni potrebbe essere un’occasione per il via libera alla distribuzione di confezioni monodose di farmaci. La proposta sarebbe contenuta in un emendamento presentato giovedì dal terzo polo, che avrebbe già ricevuto l’ok dal Governo. Il provvedimento, secondo il terzo polo, potrebbe portare risparmi non indifferenti visto che «ogni anno vengono sprecati medicinali per 4 miliardi». Stando a quanto riporta Agenparl, il relatore Giuseppe Valditara ha spiegato che mediamente ogni famiglia ha in casa una giacenza di 200 euro annui di farmaci inutilizzati, mentre la norma potrebbe far sì che il cittadino acquisti direttamente la dose di farmaco prescritta dal medico. L’emendamento prevede anche che la metà dei risparmi ottenuti venga destinato alla ricerca farmaceutica.(fonte farmacista33)
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