Roma 15 maggio ore 9,30 Sala Protomoteca Campidoglio “Racconti, testimonianze, sfide, sofferenze e rinascite” delle persone sofferenti di disturbi di panico (DP) dal titolo “Fuori dal panico”, promosso dall’Istituto di Neuroscienze Globale (ISNEG), diretto dal neuroscienziato Rosario Sorrentino, in collaborazione con il Presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori. L’evento sarà moderato dalla giornalista RAI Alda D’Eusanio ed è stato organizzato dal blog “Fuori dal panico” e dai gruppi Facebook “La solidarietà nel panico” e “Affrontare e vincere il panico”. L’incontro fa seguito a quello promosso nel marzo del 2011 in cui furono presentati i dati commissionati dall’ISNEG all’istituto di rilevazione statistica Swg sul “Panico a Roma” che mostravano un fenomeno, quello degli attacchi di panico, in costante crescita con dati attorno ai 350mila cittadini colpiti in maniera cronica nella fascia di età tra i 18 e i 60 anni. Ad essere più colpite risultavano le donne laureate di età compresa tra i 25 e i 54 anni, seguite dai lavoratori autonomi romani tra i 35 e i 44 anni. L’analisi si concludeva con il preoccupante dato di un romano su quattro che soffriva di attacchi di panico.
“Quello che abbiamo avuto fortemente sostenere per il 15 Maggio – dichiara il Prof. Rosario Sorrentino – è un incontro voluto da chi soffre di attacchi di panico, desiderosi di uscire allo scoperto per non essere più discriminati come malati immaginari, ma soprattutto per lanciare un segnale di fiducia e speranza su scala nazionale e cioè che dal tunnel del panico si può uscire. La giornata nasce come momento di incontro e di confronto tra gli esperti dell’ISNEG e i pazienti che con i loro racconti, le loro testimonianze e il loro ritorno alla normalità rappresentano i veri protagonisti di questa giornata. Questa formula innovativa sarà quella del botta e risposta tra esperti del panico e coloro che soffrono di attacchi di panico affiancati per combattere un comune nemico”.
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Primo incontro nazionale “Fuori dal panico”
Pubblicato da fidest su martedì, 15 maggio 2012
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Il processo di pace nelle Filippine
Pubblicato da fidest su lunedì, 9 aprile 2012
É stato da poco diffuso il report annuale 2011 della missione NP nelle Filippine. Si tratta di un agile documento con gli avvenimenti chiave e l’analisi del processo di pacificazione tutt’ora in corso tra il Governo delle Filippine (GPH) e il Moro Islamic Liberation Front (MILF).
Da maggio 2007 NP e´attivo in prina linea nel delicato processo di pace, garantendo sicurezza alla popolazione locale e supportando gli attori della siocietaº civile locale con modalitá nonviolente. Dall’analisi tracciata nel report appare chiaro come il 2011 sia stato un anno centrale per i negoziati, portando ad una quasi totale cessazione del conflitto armato. In questo anno chiave NP ha consolidato i suoi due programmi principali “Conflict Prevention” e “Civilian Protection Component”, entrambi gestiti assieme ai partner locali e alle altre grandi organizzazioni internazionali. I due programmi hanno notevolmente contribuito a rafforzare i meccanismi di monitoraggio dei diritti umani e di protezione civile, riducendo la violenza e aumentando il dialogo sia tra comunita´ostili, sia tra i pubblici funzionari e gli altri attori ufficiali.
In partnership con l’UNICEF, NP ha anche lanciato un nuovo propgramma di implementazione della Risoluzione ONU 1612 relativo ai meccanismo di monitoraggio sulla violazione dei diritti dei bambini. Inoltre, l’inclusione (supportata sia dal GPH che da MILF) di NP all’interno del International Monitoring Team e’ un ulteriore segnale della fiducia riposta da entrambe le fazioni nell’ approccio di NP al processo di pace.
Lo stesso sottosegretario filippino alle politiche estere, Rafael E. Seguis, ha espresso formalmente il suo “apprezzamento per l’esemplare lavoro portato avanti da NP. La sua oggettivita´e imparzialitá ha reso effettivamente possible il suo mandato di protezione dei civili”. (fonte:Centro Studi Difesa Civile (CSDC)
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Monti, fiducia, garanzie costituzionali
Pubblicato da fidest su venerdì, 30 marzo 2012
“Ci rivolgiamo a Lei in quanto garante della Costituzione della Repubblica Italiana, nella piena consapevolezza di quanti sforzi Ella stia facendo perché la sua difesa sia effettiva e non meramente formale. Abbiamo personalmente apprezzato come Ella non abbia mai mancato di far osservare al Governo ed al Parlamento come “i principi fondamentali della Costituzione repubblicana sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli”. Non possiamo non ricordare altresì i frequenti richiami al rispetto dei requisiti che l’articolo 77 della Costituzione richiede per l’esercizio di un provvisorio potere legislativo da parte del governo attraverso i decreti legge ed in particolare il suo più recente intervento al riguardo”. Questo è un estratto della lettera che abbiamo inviato la settimana scorsa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che incontreremo oggi al Quirinale. Abbiamo sentito forte l’urgenza di un incontro con il presidente, massimo garante della Costituzione. ll governo Monti esagera con decreti e fiducie, mortificando il ruolo del Parlamento e impedendo ai partiti di opposizione di intervenire sui provvedimenti di fatto blindati. Non è più tollerabile una situazione in cui il governo sembra conoscere il decreto legge come unica forma di legificazione e il ricorso alla fiducia come unico percorso parlamentare.Non solo. La Ragioneria generale dello Stato, durante l’esame del provvedimento sulle liberalizzazioni, ha detto forte e chiaro che su 5 articoli mancava e manca la copertura finanziaria. Il governo ne era a conoscenza fin dal 15 marzo. Eppure, nonostante le nostre puntuali denunce in commissione e in Aula, si è andati avanti, ignorando i giusti rilievi mossi dal massimo organo che controlla coperture economiche dei decreti del governo che parla esplicitamente di nuovi maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, “non quantificati, né coperti”. In parole povere, la Ragioneria ha bollato i 5 articoli: respinti.L’articolo 81 della Costituzione dice che “ogni legge che comporti nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”. Pd, Pdl e Udc hanno votato a favore del provvedimento, solo per “ragioni politiche”. Il sottosegretario Giarda, che avevamo investito della questione, ha sostenuto in Aula la tesi fantasiosa che i giudizi della Ragioneria dello Stato potrebbero essere oggetto di “gradazione” e quindi suscettibili di una “difforme lettura anche in caso di parere negativo”. Noi riteniamo che l’approvazione di un provvedimento sui cui penda il giudizio negativo della Ragioneria rappresenti un precedente preoccupante, così come l’eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza. Questa è la preoccupazione che esprimeremo oggi al presidente della Repubblica.
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Art. 18: spezzare la fiducia
Pubblicato da fidest su domenica, 25 marzo 2012
Français : Le Palazaccio à Rome siège de la Cour supreme de cassation italienne (Photo credit: Wikipedia)
Se il Pd avesse realmente a cuore non solo l’interesse primario dei lavoratori e maggiore rispetto per l’art. 1 della costituzione che sancisce il diritto al lavoro, dovrebbe uscire dalla maggioranza che sostiene questo infausto governo che non è fatto per risanare i conti dell’Italia ma per tutelare chi ha già e, semmai, di incrementarne le ricchezze come è stato fatto “alla chetichella” reintroducendo le spese di conto per i pensionati con rendite inferiori ai mille euro che sono stati costretti ad aprire un conto per percepire la pensione dopo che era stato promesso dallo stesso governo che ne sarebbero stati affrancati. Non solo. La dirigenza del Pd deve riconoscere che si è infilato in un gioco al massacro che con la scusa di salvare l’Italia dal default finanziario, ha aderito a far parte di una coalizione che è l’esatta fotocopia del precedente governo. Ora con l’art.18 che regolamenta le controversie sui licenziamenti si sta giocando una partita oltremodo pericolosa perché si sta minando il diritto dei lavoratori ad avere un impiego stabile.
E’ proprio di questi giorni la notizia che la Corte di Cassazione qualifica in maniera inequivocabile l’importanza dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nella forma in cui è in vigore attualmente. “Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza del 23 marzo 2012 rubricata al numero 4709 da parte della sezione Lavoro della Suprema Corte. I giudici di piazza Cavour nel respingere il ricorso di un azienda hanno, infatti, confermato la sentenza della Corte d’Appello di Venezia che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento del dipendente che aveva rifiutato di eseguire la prestazione a seguito di un trasferimento in altra sede che era constato in un’autentica dequalificazione ai suoi danni. L’azienda è stata così condannata alla reintegra del lavoratore che si era messo comunque a disposizione dell’impresa restando nella propria abitazione in attesa che la stessa procedesse a trovargli un posto adeguato rispetto alle mansioni che aveva espletato prima del trasferimento.
Secondo gli ermellini, sono due le ipotesi principali da considerarsi in caso di trasferimento e mutamento di mansioni. Ed infatti, se dopo il trasferimento intimato dall’azienda le mansioni del dipendente non cambiano radicalmente, allora il dipendente è tenuto a non rifiutare del tutto l’esecuzione della prestazione ma può limitarsi ad evitare di porre in essere quella parte di attività che ritiene non del tutto rispondente alla sua qualifica. Nel caso in cui, invece, la dequalificazione è totale perché il dipendente sarebbe costretto ad effettuare mansioni inferiori che con le incombenze precedenti hanno poco o nulla a che fare, allora lo stesso può rifiutarsi di eseguirle in attesa che il datore gli offra prestazioni adeguate alle precedenti. Nel caso in cui dovesse essere licenziato per tale motivo, tale recesso è da considerarsi illegittimo con la conseguenza, ovvia a norma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori della condanna alla reintegra e come nel caso di specie anche alle spese processuali. In base ad un orientamento costante, sostiene la Corte, infatti, che è da escludersi la configurabilità di una presunzione di legittimità dei provvedimenti aziendali che, in effetti, non devono per forza essere ottemperati in ogni caso fino al contrario accertamento in giudizio. Peraltro, rilevano i giudici del Palazzaccio che non conta che l’azienda abbia dedotto a sua discolpa l’esigenza organizzativa determinata dall’introduzione delle «nuove tecnologie». Nella circostanza giova alla difesa del lavoratore aver addotto che, dopo il licenziamento, lo stesso era stato sostituito, solo a distanza di ben diciotto mesi, da un altro dipendente assunto secondo un contratto part-time”. Questo e molte altre situazioni, sia pure diverse ma al tempo stesso conflittuali con il datore del lavoro, non saranno giuridicamente contestabili dopo la reintroduzione dei correttivi introdotti dal governo nell’art.18. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Governo sanguisuga
Pubblicato da fidest su giovedì, 22 marzo 2012
Horse Leech, Haemopis sanguisuga, family: Haemopidae, location: Southern Germany, Torfgrube Deutsch: Pferdeegel, Haemopis sanguisuga, Familie: Haemopidae, Fundort: Süddeutschland, Torfgrube (Photo credit: Wikipedia)
“Ormai è chiaro a tutti che questo Governo si sta muovendo come una vera e propria sanguisuga nei confronti del corpo socioeconomico dell’Italia nel solo interesse delle grandi lobby finanziarie con l’aggravante di abbandonare il Sud del Paese al suo destino, mercé della disoccupazione e del carovita” lo dichiara l’on. Americo Porfidia Presidente nazionale dell’NpS- Noi Sud-per il partito del Sud “Di fonte alle parole di crescita e salva Italia dette dal Premier tecnico ci sono i dati Istat che disegnano un paese a picco con crescita sotto lo zero ed un Pil che continua a calare seguendo le tendenze negative di fine 2011. Insomma una situazione catastrofica caratterizzata dal calo drammatico dei consumi, inevitabile conseguenza del taglio progressivo del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Accanto a questi dati troviamo tagli alla spesa pubblica, la riforma del sistema pensionistico e del mercato del lavoro che nell’insieme umiliano l’Italia ed i lavoratori. Questo Governo sanguisuga – conclude Porfidia – continua inoltre ad ignorare irresponsabilmente il Sud e le popolazioni meridionali, anche per questo non merita la nostra fiducia”
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Politica: ridare fiducia ai giovani
Pubblicato da fidest su mercoledì, 14 marzo 2012
“Il nodo principale nel nostro Paese è la mancanza di speranza e di fiducia dei giovani. E’ grave che la politica non capisca ciò, perché è il punto da cui partire per far uscire l’Italia da questa spirale pericolosa”. E’ quanto dice in una nota Antonio Borghesi, vicepresidente dell’Italia dei Valori alla Camera. “Il calo dei mutui, l’indietreggiare dei consumi, il fatto che l’11% delle famiglie dica di vivere costantemente con l’acqua alla gola, sono dati allarmanti – aggiunge Borghesi – Il governo fino ad ora non ha tenuto conto della fascia di popolazione medio bassa, che risentirà in modo sempre più pesante dei provvedimenti adottati”.“Bisogna cambiare rotta – conclude Borghesi – partire dal ridare fiducia alla popolazione, speranze soprattutto ai giovani e pari opportunità, che, già da sole, rappresentano l’ascensore sociale in grado di far ripartire un paese su basi democratiche”.
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Liberalizzazioni: class action e Rc-Auto
Pubblicato da fidest su martedì, 21 febbraio 2012
Roma, 21 febbraio 2012 – “Più tutela per i consumatori grazie agli interventi parlamentari sul decreto liberalizzazioni”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), esprimendo apprezzamento per alcune modifiche apportate in Commissione Industria del Senato su class action e assicurazioni.“Sull’azione di classe siamo favorevoli alla decisione di escluderla dalla competenza del Tribunale delle Imprese -afferma Dona- augurandoci che sia così più facile l’accesso dei cittadini a questo importante strumento di tutela giuridica”.“In materia di RC auto -sostiene l’avvocato Dona- abbiamo apprezzato l’esclusione della norma che imponeva una decurtazione del 30 per cento sul risarcimento al consumatore che intenda far riparare l’auto dal proprio carrozziere di fiducia”. “Bene anche la conferma degli sconti sui premi assicurativi previsti per chi installerà la scatola nera sulla propria autovettura -commenta Massimiliano Dona- nella prospettiva di contrastare le frodi e aumentare la sicurezza di chi guida anche se sarebbe auspicabile chiarire la portata di questo sconto”.
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Berlusconi e la grande coalizione
Pubblicato da fidest su lunedì, 6 febbraio 2012
“Dalle lusinghe di Berlusconi ci si deve guardare come da un abbraccio mortale”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando le ipotesi di Grande Coalizione cui starebbe lavorando l’ex premier Silvio Berlusconi.
Secondo Serracchiani “bisogna intanto ricordare e far ricordare con tenacia che il governo Monti è stato subito da Berlusconi e da moltissimi dei suoi, che l’attuale clima di collaborazione istituzionale e parlamentare si deve al senso di responsabilità del Pd, il quale ha anteposto il Paese all’interesse elettorale, e che le priorità di questo scorcio di legislatura sono senz’altro allontanarci dal baratro del default e uscire dalla vergogna del porcellum.E’ ovvio che le riforme elettorali bisogna condividerle, tuttavia – osserva l’esponente democratica – la storia recente ci insegna a essere assai cauti e chiari nel sederci al tavolo col Cavaliere, perché lui è bravissimo a mettere tutto nello stesso calderone: legge elettorale, Grande Coalizione, primo ministro… Ma un’ipoteca sul 2013 – conclude Serracchiani – è chiaramente inaccettabile”. (Giancarlo Lancellotti)
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Roma: emergenza rifiuti
Pubblicato da fidest su martedì, 24 gennaio 2012
“L’emergenza rifiuti a Roma è dovuta ad una serie di errori amministrativi ed industriali, ad un approccio culturale sbagliato ma anche ad inerzie ed omissioni incomprensibili. Con un’interrogazione parlamentare ho chiesto al ministro Clini di fare chiarezza su tutto questo”. E’ quanto dichiara in una nota Andrea Sarubbi (Pd), deputato del Partito democratico. “Come dimostra impietosamente la trasmissione “Presa diretta” andata in onda ieri sera, e come da tempo denuncia il Pd Roma, all’improvvisazione nella gestione della differenziata, si aggiunge il dubbio che l’impegno quotidiano dei cittadini romani venga buttato letteralmente nel secchio a causa dell’incapacità del Comune di gestire il sistema dei rifiuti. I numeri già scarsi della differenziata a Roma rischiano quindi di essere anche inutili: per questa ragione ho chiesto al ministro dell’Ambiente di rendere pubbliche le cifre reali del materiale recuperato dalla raccolta differenziata e di quello effettivamente riciclato nell’anno passato. Proprio in un momento di crisi come questo, la fiducia dei cittadini è una risorsa che non deve essere in alcun modo sprecata.
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Pensionati: andare al voto
Pubblicato da fidest su sabato, 31 dicembre 2011
L’asta dei Btp è stata un mezzo fallimento, con gli interessi vicini al 7% e lo spread viaggia sopra quota 500 : sono la prova più evidente che il governo tecnico, non ha fatto alcun miracolo e che la strada giusta erano e sono le elezioni – ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati ,Carlo Fatuzzo . La Spagna, in una situazione economica simile alla nostra, è andata al voto – ha proseguito il leader del Partito Pensionati – ed i suoi titoli vengono collocati con circa due punti in meno dei nostri ,evidentemente un governo che dura cinque anni e che è legittimato dalla forza del voto , viene visto più positivamente e da maggiore fiducia, di un governo tecnico dal futuro incerto . Il Partito Pensionati – ha concluso Fatuzzo – ritiene che prima si va al voto, meglio è per il popolo italiano e per la nostra economia.
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Sondaggio: fiducia al premier
Pubblicato da fidest su mercoledì, 14 dicembre 2011
Secondo i dati diffusi dall’istituto Crespi Ricerche, diretto da Luigi Crespi, la fiducia degli Italiani nel Premier Mario Monti è al 56%. Le preferenze per il Governo sono al 60%. Alla domanda “Lei crede che mario Monti, con il suo Governo, sia la persona giusta per risolvere la crisi del nostro Paese” ha risposto in modo affermativo il 54,2% degli intervistati, un calo rispetto al 58,4% del 2 dicembre e all’86,8% del 18 novembre. Per quanto riguarda i ministri, ad occupare il podio delle preferenze sono tre donne: Elsa Fornero al 56%, Anna Maria Cancellieri al 56% e Paola Severino al 50%.
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I mercati danno fiducia a Monti
Pubblicato da fidest su domenica, 13 novembre 2011
“I mercati ci danno fiducia e, grazie all’ipotesi – che da lunedì potrebbe essere realtà – del governo tecnico guidato dall’ex commissario Ue, Mario Monti, e dopo il via libera del ddl di stabilità ieri al Senato, Piazza Affari è maglia rosa d’Europa: in rialzo del 3,68% il Ftse Mib e del 3,36% il Ftse All Share.” Lo ha detto il parlamentare di Grande Sud, Marco Pugliese, componente della Commissione Finanze della Camera dei deputati, intervenendo questa mattina nell’Aula di Montecitorio.“Dalle 15 di ieri – ha aggiunto Pugliese- lo spread è sceso da quota 500, a 456 punti base e anche il rendimento dei Btp a 10 anni, è sceso al 6,45%, quindi sotto la fatidica soglia del 7%.” “Questo non fa altro che accrescere in noi, gente del Sud, la nostra fiducia, e il nostro ottimismo verso una ripresa economico-finanziaria che possa dar credibilità al Paese Italia.” “La crisi italiana è molto grave – ha concluso Pugliese – però, non siamo in condizioni proibitive. Al netto degli interessi, godiamo di un surplus primario e, l’atteggiamento fiducioso che mi contraddistingue, da buon meridionale, mi fa pensare che non siamo lontani dalla possibilità di risolvere positivamente l’emergenza debito pubblico.”
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Italia: Una crisi senza precedenti
Pubblicato da fidest su domenica, 13 novembre 2011
Da come sono stati affrontati i tempi che hanno segnato la fine di questa esperienza politica del governo Berlusconi e della sua maggioranza ci restano non poche perplessità. Credo che l’errore che ha segnato il declino parta dal 14 dicembre del 2010 allorché, dopo una affannosa campagna “acquisti”; si riuscì a raggiungere una fiducia fondata su una manciata di numeri. Fu una vittoria di Pirro poiché se allora fosse stata sancita la crisi gli scenari del “dopo” avrebbero assunto una colorazione diversa considerando che l’acuirsi della crisi era ancora lungi dal verificarsi. D’altra parte non si può dire che gli addetti ai lavori non sapessero le difficoltà oggettive del sistema paese e la sua immanenza. Il fatto è che allora, come oggi, la preoccupazione del cavaliere era solo personale per i processi in corso e il rischio di una condanna era alquanto concreto, se non altro nel primo grado di giudizio. Ora mi chiedo se l’attuale appoggio alla formazione di un nuovo esecutivo, reso inevitabile con l’acuirsi della crisi economica e la palese incapacità del governo dimissionario di mantenere le promesse assunte a livello internazionale per rimettere in carreggiata l’economia italiana, non sia dettato dalle stesse ragioni che l’hanno spinto in passato a “resistere, resistere, resistere”. Si dice che abbia sollecitato la neutralità del premier in pectore Mario Monti per i suoi guai giudiziari raccomandando la presenza, alla guida del Ministero di Grazia e Giustizia, di un uomo di sua fiducia. Ma vi è anche un altro aspetto che lascia molte ombre al suo passaggio: si tratta di “un cedimento” che taluni vedono legato all’andamento negativo in borsa delle azioni Fininvest. La discontinuità, quindi, si legava non certo allo spread dei nostri titoli del tesoro, pur fortemente negativo rispetto ai bond tedeschi, ma a qualcosa di più personale. D’altra parte questo “cedimento” solo in apparenza strutturale nasconde un altro calcolo che è quello di allontanare lo spettro delle elezioni anticipate, anche se formalmente auspicate solo per gettare fumo sul popolo degli allocchi, perchè come ha insegnato il referendum sul nucleare, l’onda emotiva dell’elettore avrebbe provocato una inevitabile debacle del suo partito e di conseguenza personale. In prospettiva, invece, potrebbe persino sperare in un recupero di consensi forte dell’idea che in Italia non esiste una opposizione credibile ma solo un’armata Brancaleone. E le opposizioni lo hanno assecondato perchè, sotto sotto, sono consapevoli dei loro limiti. D’altra parte l’attuale compromesso di un governo tecnico è solo un espediente legato alle reciproche e condivise convenienze. Se si ragionasse senza calcoli e tatticismi di maniera la strada più giusta sarebbe quella di andare subito al voto, possibilmente con una legge elettorale diversa, e in questo modo far esplodere le contraddizioni che attraversano tutti i partiti e metterli davanti alle loro responsabilità rispetto alle attese del Paese. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Berlusconi: come volevasi dimostrare
Pubblicato da fidest su venerdì, 14 ottobre 2011
Due giorni fa, e l’ho scritto in un mio editoriale, ho ampiamente previsto l’esisto scontato del voto di fiducia alla Camera per l’attuale governo e la sua leadership. I fatti oggi lo hanno dimostrato. Ma non ho doti precognitive. Ho semplicemente preso atto della realtà che segna una inevitabile spaccatura nel paese non tanto e non solo tra il parlamento e il cosiddetto “popolo sovrano” ma è trasversale a tutto e a tutti. Lo possiamo leggere nei sondaggi con il più grande spostamento di consensi non con un travaso di voti dal centro-destra al centro-sinistra ma tra gli scontenti che preferiscono andare sull’Aventino. E rappresentano, è bene ricordarlo, il 30% dell’elettorato nazionale. Ecco perché Berlusconi tentenna. Ecco perché si spinge a giocare sino in fondo la sua partita. Ai suoi ha detto che è da folli lasciare la strada vecchia per la nuova: si sa quel che si lascia ma non si sa ciò che si potrà trovare. E l’essere prigionieri di un destino politico senza vie d’uscita è l’atto più angoscioso per l’uomo che ne è il protagonista ma anche per il popolo che lo osserva alla finestra. E’ il dramma di una democrazia che sta vivendo il momento più critico della sua identità poichè non si esce dal pantano se non si stabilisce un nuovo sistema mondiale. A questo punto non è Berlusconi il nostro problema ma lo è il capitalismo così com’è concepito. Finchè non siamo in grado di prendere atto che esistono due diritti, legati indissolubilmente tra loro, e sono quelli della vita e del vivere non riusciremo ad andare da nessuna parte, Non basta garantire la vita se non sappiamo, allo stesso modo, assicurare ai nuovi venuti il rispetto per se stessi, e ciò significa avere un’assistenza, un lavoro, un tetto sotto cui ripararsi, la possibilità di alimentarsi, una vecchiaia serena e il libero accesso all’istruzione. E tutto questo di là dello status sociale dei nostri genitori e del paese che ci da i natali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Il sospetto
Pubblicato da fidest su mercoledì, 27 marzo 2013
L’incontro tra i capigruppo del M5S e Bersani si è tenuto per la prima volta, in assoluto in Italia, in diretta streaming. Un fatto che ci saremmo aspettati ricco di apprezzamenti ed invece i maggiori commentatori politici, della carta stampata, hanno avanzato il sospetto che si trattasse poco meno di una sceneggiata dove sarebbe prevalso il preconfezionato rispetto ai possibili accordi sottobanco. E’ un passaggio che la dice lunga sul modo di pensare di un certo ambiente giornalistico abituato da qualche tempo a giudicare il pensiero politico non per quello che si dice ma per quello che si fa, ovvero il contrario delle dichiarazioni di facciata. Qui ci riporta, inevitabilmente il discorso sulla “fiducia” che i partiti tradizionali hanno persa proprio per i loro “vuoti di memoria” e il malessere, che ne è derivato, degli italiani. Anche l’affannarsi di Bersani nel contattare le parti sociali è un’altra concitata ricerca di trovare il consenso mentre ha finto di non sapere che sull’altro versante esiste un movimento che, elettoralmente parlando, ha espresso proprio quelle parti sociali dando loro voce sul tema della fiducia e della credibilità. E’ un indubbio fatto culturale. E’ mancata troppo a lungo la coerenza tanto che se si vuole realisticamente tirarne le somme non indugerei, se fossi il capo dello stato, ad affidare il mandato pieno al movimento cinque stelle. Lui ci mette la credibilità e gli altri, alias Pd, il voto considerato che molti punti dei rispettivi programmi sono affini. Il resto è aria fritta. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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